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	<title>Francesco Mascolo &#8211; Toh! Magazine</title>
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	<title>Francesco Mascolo &#8211; Toh! Magazine</title>
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		<title>Immanuel Casto: Adult Music dieci anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mascolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 12:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[adult music]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cantante italiano e icona gay Immanuel Casto ci parla del suo album di debutto Adult Music in occasione della ristampa per il suo decimo anniversario. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2021/08/immanuel-casto-adult-music-anniversario-intervista-escort-sesso-gay-lgbt/">Immanuel Casto: Adult Music dieci anni dopo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h5>Dieci candeline per Adult Music di Immanuel Casto. Il re del Porn Groove ci racconta questi dieci anni dal suo debutto: dalle provocazioni duchampiane alla sua definitiva satira di costume.</h5>



<h5>Adult Music, il disco di debutto di Immanuel Casto compie dieci anni. Dieci anni celebrati con una ristampa in vinile arancione, in edizione limitata e autografata, con un inedito, una rivisitazione del classico “Escort 25”.</h5>



<p><strong> Ma cos’è cambiato per il Casto Divo in tutti questi anni? Sicuramente diversi album in studio e raccolte, un’etichetta, la Freak&amp;Chic, ma anche un percorso che l’ha tenuto molto impegnato al di fuori del mondo musicale: game designer, un ruolo sempre più di punta come attivista <a href="https://toh-magazine.com">LGBTQIA+</a>, il suo ruolo direttivo nell’Associazione Mensa Italia. </strong></p>



<p><strong>Ne abbiamo parlato con Manuel, prendendo spunto da alcuni brani contenuti proprio in Adult Music, attraverso una chiacchierata per parlare dell’oggi, tra politica, temi caldi d’attualità, società e i social, l’irresistibile attrazione per la marcescenza, la morale, il sesso e il bivio dell’artista tra il mainstream e libertà artistica.</strong></p>



<h6>Ciao Manuel, “Adult Music” compie 10 anni, celebrati con una ristampa in vinile e la rivisitazione di un tuo grande classico “Escort 25”. Questi ultimi dieci anni a me sembrano essere passati in modo velocissimo. Qual è la tua percezione e perché hai scelto di celebrare questo classico con “Escort 35”?</h6>



<p>Percezione simile anche alla mia, devo dire, per quanto al tempo stesso se poi vado a vedere cosa ho fatto in questi dieci anni, c’è dentro il mondo! A livello artistico, ma anche poi a livello personale, di altre attività legate ai miei progetti, molto diverse dall’ambito artistico, mi riferisco in particolare a Mensa Italia, l’associazione di cui faccio parte da tanti anni, ora sono nel direttivo. </p>



<p>Quindi, in realtà, in concreto, in questi dieci anni c’è stato dentro tantissimo. Ho vissuto all’estero, in Australia, a San Francisco. </p>



<p>E Perché celebrarlo? In generale è una cosa che mi sto imponendo di fare: di celebrare gli anniversari, i traguardi. Perché io per forma mentis appena faccio una cosa me ne dimentico, mi concentro subito sulle altre dieci che voglio fare; però in questo modo non mi godo neanche niente. Quindi è un proposito mio. </p>



<p>E poi perché ritengo genuinamente, è chiaro se lo dico io conta poco, che, come prodotto artistico, sia ancora estremamente valido. Per me non è invecchiato affatto. Mi riferisco ai singoli estratti, ma anche proprio al disco dal punto musicale.</p>



<p> L’unica cosa in cui sono nettamente migliorato e sul cantato (Ride, NdA). Per me rimane un buon prodotto, per via di scelte artistiche che ho sempre fatto e continuo a fare. Soprattutto per che chi come me fa satira di costume.</p>



<p>Sarebbe molto facile e anche efficace, fare riferimenti nominali alla qualità, cioè metterci dentro proprio il tema caldo del dibattito social. Fatto sta, che poi il prodotto invecchia, invecchia già dopo due settimane, figuriamoci dopo mesi, figuriamoci dopo dieci anni. </p>



<p>Mentre un concetto artistico sempre molto vero, non mi invento niente eh, psicologia junghiana, cioè quando scavi abbastanza fondo, la verità che trovi in realtà è la verità di tutti.</p>



<p>Quando riesci ad essere universale a livello artistico, poi vieni capito anche millenni dopo, questo senza paragonarmi ad autori di quel calibro, però per capirci. Avendo mantenuto fede a quel proposito, per me questo disco rimane assolutamente attuale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="16557" data-permalink="https://toh-magazine.com/immanuel-casto-icona-gay/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/08/immanuel-casto-icona-gay.jpg" data-orig-size="640,640" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="immanuel-casto" data-image-description="&lt;p&gt;immanuel-casto&lt;/p&gt;
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<h6>Anche quella “Escort 25”, faceva riferimento a certe pagine della politica che forse viviamo anche un po’ con nostalgia alle volte, escort che probabilmente quest’estate andrebbe ai covid party in Sardegna alla faccia del Green Pass!</h6>



<p>Esatto, proprio così! Proprio così! Il Green Pass non c’è, non è citato, ma perché ancora non c’era quando ho registrato “Escort 35”.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/08/immanuel-casto-adult-music-anniversario-intervista-escort-sesso-gay-lgbt/"><img src="//i.ytimg.com/vi/zDGAB4vztWU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption><sup><sub>Immanuel Casto</sub></sup></figcaption></figure>


<h6>Come dici tu, ci sono certe cose che rimangono universali. Tra i brani di Adult Music c’è anche <em>“Killer Star”</em>, che vivisezionava un po’ quella morbosità televisiva &#8211; <em>«La pornografia dei sentimenti drammi catodici per deficienti»</em>. Oggi gran parte della morbosità si è un po’ spostata sui social. Qual è il tuo rapporto con i social? Quanto lo trovi impegnativo?</h6>



<p>Innanzitutto, guarda, concordo in pieno. L’epoca d’oro della televisione da cronaca nera… ora, non è che sia finito come fenomeno, esiste ancora, anche perché è un po’ di tempo che non c’è qualche caso di cronaca che appassioni così l’opinione pubblica. </p>



<p>Però io credo, che in realtà, che quel tipo di offerta assolvesse al bisogno umano di schifezze, sostanzialmente. E tale bisogno ora è ampiamente soddisfatto dai social network. </p>



<p>Credo molto nel gusto dell’orrido, penso che comunque noi cerchiamo, abbiamo bisogno, anche di vedere cose orrende, è parte della nostra natura umana, sarà per esorcizzarle, sarà per il nostro sadismo. </p>



<p>Che è molto sano sfogare nella finzione ovviamente. Il social esplica questa funzione. Se uno ha voglia di fare un viaggio nella marcescenza umana va in certi gruppi, guarda il seguito di certi esponenti politici e lì fa il pieno.</p>



<p>Può serenamente soddisfare il suo gusto dell’orrido. Qual è il mio rapporto con i social oggi? Domanda complicatissima perché sarebbe un po’ com’è chiedere qual è il mio rapporto con la realtà. </p>



<p>Perché fino a relativamente poco tempo fa, mi sistemavo sulla differenza – “Attenzione una cosa sono la realtà e una cosa i social!”. </p>



<p>E per certi versi è verissimo. Io ad esempio, in questa rubrica che tengo per <a href="https://www.gay.it/tag/ce-posta-per-casto">Gay.it, <em>“C’è posta per Casto</em></a><em>”</em>, consiglio sempre alle persone che si sentono magari sole, di non escludere, covid a parte ovviamente, le frequentazioni dal vivo, cioè frequentare associazioni, frequentare delle realtà concrete, conoscere davvero le persone; perché sì, ad esempio le app di dating danno enormi possibilità a chi magari è molto timido e introverso, ma al tempo stesso prevengono invece dei rapporti reali che possono esser punti di partenza per un’amicizia, che per certi versi per me è molto più importante delle relazioni romantiche. </p>



<p>Detto questo, però, questa dicotomia tra realtà e <a href="http://www.instagram.com/tohmagazine">social</a>, ormai sta svanendo. Il processo ovviamente è stato accelerato dalla pandemia, in cui ci siamo ritrovati a vivere sui social in riunioni telematiche. </p>



<p>Ormai è così, cioè che avviene sui social ha impatto politico. E questo ci dove porre delle riflessioni molto importanti su dove stiamo andando. Serve fare tantissima informazione, tantissima educazione sui bias cognitivi, sull’utilizzo consapevole dei social network, nozioni di psicologia emotiva, comportamentale, la ricerca delle fonti, pratiche di fact-checking.</p>



<p>Ormai la nostra realtà è questa, è importante formare le nuove generazioni sull’uso consapevole del mezzo. Perché poi, sarà una banalità, ma il mezzo per me è sempre neutro. Il male è un’epoca in cui le persone utilizzano i social prive di consapevolezza, perché ancora da formare.</p>



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<h6>Senza poi contare che poi chi probabilmente sembra avere la consapevolezza alle volte si accanisce su personaggi che se li lasciassimo lì, probabilmente scivolerebbero nell’oblio dell’algoritmo…</h6>



<p>Assolutamente. Anche questa è una cosa che le persone hanno bisogno di capire. Ciò che conta unicamente è la rilevanza. E per certi versi avere supporters o haters è un po’ la stessa cosa, l’importante è avere i numeri.</p>



<h6>Ritorniamo su Adult Music. Cantavi “Il sesso vende sempre”. È una mia impressione o abbiamo ancora paura del sesso?</h6>



<p>È curiosissima questa cosa,e va al cuore di uno dei paradossi della mentalità italiana. Siamo un po’ un popolo, oltre che ovviamente disomogeneo, con dei conflitti di fondo, delle contraddizioni molto, molto forti.</p>



<p>Si vede nella tendenza che abbiamo a celebrare un certo tipo di retorica educata, c’è l’Italia che canta sui balconi, per intenderci, e poi questa continua aspirazione al fascismo che abbiamo proprio intrinseca.</p>



<p>Ecco, questa è una di queste contraddizioni. Ossia, la sessualità, come immagine, ha permeato la nostra società. La sessualizzazione. </p>



<p>Pensa ad esempio alle pubblicità, un tipo di immagine, sempre presente, Il sesso sempre messo lì, però deve essere inconsapevole; non ne puoi parlare, non puoi fare educazione sessuale, non puoi fare educazione emotiva, soprattutto non ai minori che invece sono quelli che ne necessiterebbero. Il sesso vende sempre come immagine, ma non come contenuto, soprattutto se emotivo.</p>



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<h6>Secondo te c’è un ritorno all’arte morale?</h6>



<p>Quella è una cosa che a me spaventa molto. Cioè questa espressione che tu hai usato. Per me l’arte non deve essere morale. L’arte deve essere libera. </p>



<p>Può avere assolutamente un ruolo morale, ci sono delle opere artistiche che hanno un valore altamente morale. Ma mi spaventa la pretesa che tutta l’arte debba essere morale, perché poi diventa un approccio repressivo, e di per sé, la repressione, è un atto violento.</p>



<h6>Se penso alla tua musica, ci sono alcune canzoni, come quelle contenute nella raccolta “Porn Groove 2004 / 2009”, che probabilmente oggi non uscirebbero più. Segno dei tempi o percorso artistico?</h6>



<p>Il punto è proprio questo. La risposta più onesta che ti posso dare è che – “Ci sono cose che adesso non rifarei, ma che se ritornassi indietro rifarei”. Non so se ha senso. Oggi non la farei, e ci sono tanti fattori. La mia evoluzione, come hai detto tu, e il fatto che in quel momento era un’operazione artistica dadaista, dai, passami il termine, cioè un’operazione <em>duchampiana</em>, del prendere il cesso, te lo metto in un museo d’arte e dico che è arte.</p>



<p>Io allo stesso modo prendevo dei contenuti fortissimi, andando proprio al cuore degli elementi concernenti la sessualità, più disturbanti della sessualità, con tematiche pesantissime, ne confezionavo una canzone pop, con un video pop, per generare un effetto straniante.</p>



<p>Quella era la mia operazione artistica. Non è che non ci sia più questo elemento, però ha lasciato più spazio a quello che dicevo prima della satira sociale. Quindi adesso non avrebbe senso anche perché è diversa la cultura. No, in questo momento non farei allo stesso modo, però, per dire, ai concerti sono cose che propongo ancora.</p>



<h6>Un pezzo che non può mancare in scaletta in tuo concerto?</h6>



<p>Maledizione son troppi, son troppi, troppi.</p>



<h6>Mi vuoi dire allora quello a cui vuoi meno bene?</h6>



<p>Non ce la faccio. Posso dirtene tre che non possono mancare, per piacere?</p>



<h6>Certo, quanti ne vuoi.</h6>



<p>Facciamo così, allora. Per quanto riguarda il messaggio non può mai mancare <em>“Da grande sarai fr**io”</em>, per quanto riguarda l’arrangiamento, non può mancare <em>“Deepthroat Revolution”</em>, perché è diventata un inno alla fine, la amo come conclusione, e per quanto riguarda la melodia <em>“Tropicanal”</em>: è proprio una festa quando parte.</p>



<p>Ho una grandissima fortuna. Allora, da un lato è vero che non ho mai avuto quel brano che veramente sia esploso al di là della bolla alternativa e che sia finita in rotazione sulle radio, per intenderci. </p>



<p>Allo stesso tempo non soffro nemmeno il problema di artisti che sono strettamente legati ad un titolo, ad un tormentone. In realtà brani considerati importanti che il mio pubblico vuole sentire ai concerti, se proprio deve ridurre all’osso, non riesco scendere sotto i quindici, che son tanti, cosa che mi fa molto piacere.</p>



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<h6>Una delle mie canzoni preferite di Adult Music e senza dubbio <em>“Crash”</em> <em>&#8211; «Montami la ram / Riempimi di spam / Il mio sistema è in crash»</em>, canzone che segnava il tuo incontro con Romina Falconi, vero?</h6>



<p>Esattamente! Noi ci siamo proprio conosciuti sul set del video, abbiamo registrato a distanza. E lì è che iniziato un profondissimo rapporto di stima e amicizia, ora siamo molto legati.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/08/immanuel-casto-adult-music-anniversario-intervista-escort-sesso-gay-lgbt/"><img src="//i.ytimg.com/vi/Ysn2Tt75fOg/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption><sup><sub>Immanuel Casto</sub></sup></figcaption></figure>


<h6>Romina Falconi è tra le artiste che orbitano intorno alla Freak &amp; Chic: etichetta che è andata in scena anche con un festival che ha ospitato anche stand-up comedy e fumetto. In che modo questi mondi, apparentemente lontani, influenzano quello che fai e perché rientrano nel festival?</h6>



<p>Sono mondi, è vero, distanti tra di loro, ma c’è un elemento comune. Andando a identificare l’elemento trasversale ai fumetti, alla stand-up comedy, alle proposte musicali della Freak &amp; Chic, c’è quest’elemento di satira che credo che sia un po’ il<em> fil rouge</em>.</p>



<p>Una forte ricerca di autenticità, poi ognuno a suo modo perché siamo molti diversi come artisti. Proprio detto con grandissima onestà, io credo che tutti gli artisti lottino tutta la loro vita per ottenere due cose, ossia: quanti più mezzi e quanta più libertà. Gli artisti vorrebbero tutto. Vuoi decidere tu in autonomia cosa fare e che ti mettano a disposizione tutti i mezzi possibili. </p>



<p>Cioè, questo è proprio <em>il desiderata</em>. È che il mercato, solitamente, e le occasioni della tua vita, ti mettono di solito di fronte a una forbice. Un’idea che puoi avere solo una delle due cose. </p>



<p>Con la libertà senza mezzi non vai da nessuna parte. Sarà un bilanciamento dei due elementi. Ma nella mia esperienza, o si va più da una parte o dall’altra.</p>



<p>Mettiamola così. Noi siamo dalla parte della libertà, a livello della libertà artistica; sì certo, a livello promozionale non abbiamo gli stessi mezzi che si possono trovare nel mainstream, ma per contro abbiamo una libertà quasi assoluta. E questo vale per la stand-up comedy, i fumetti e la musica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="16559" data-permalink="https://toh-magazine.com/adultmusic_cover_10years/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/08/ADULTMUSIC_Cover_10Years-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="immanuel-casto_ADULTMUSIC_Cover_10Years" data-image-description="&lt;p&gt;immanuel-casto_ADULTMUSIC_Cover_10Years&lt;/p&gt;
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<h6>E da qui l’importanza, per le piccole realtà, di fare rete. Senti, tra le tue passioni non possiamo non citare i giochi da tavolo e il tuo gioco di carte, “Squillo”, con il grande successo che ha ottenuto. Ti parlo da amante dei giochi da tavolo, devo dire che in questa pandemia il non poter giocare insieme è una delle cose che ho sofferto di più. È stato così anche per te? Qual è il gioco che più ti è mancato o forse il tuo preferito?</h6>



<p>È stato assolutamente così. Come stile di vita io sono uno che sta chiuso in casa, cioè ho bisogno di stare solo la maggior del mio tempo. L’unica cosa che mi è mancata sono i giochi da tavolo. </p>



<p>Io ho fatto momenti della mia vita in cui giocavo sei sere a settimana, ora beh, son scese a due per via dei miei impegni. Ero in gravissime crisi d’astinenza. Scegli una cosa… io non riesco, non riesco, perché sono appassionatissimo di tantissime tipologie di gioco, ne ho una collezione enorme.</p>



<p>Dai però, ti dico l’ultimo che mi ha assorbito di più, almeno per l’elemento temporale, un cooperativo, <em>“Arkham Horror: il gioco di carte”</em>.</p>



<h6>Consigli per l’estate, serie TV da recuperare?</h6>



<p>Assolutamente, per chi non l’ha ancora visto,&nbsp;<em>“The Handmaid&#8217;s Tale”</em>, visione obbligata, non propriamente leggera. Qualcosa di totalmente opposto, qualcosa di leggero su Netflix,&nbsp;<em>“Atypical”</em>. E ancora, sempre su Netflix,&nbsp;<em>“Special”</em>: uno dei pochi prodotti scritto, diretto e interpretato da una persona disabile. Molto interessante vedere la prospettiva originale, anziché il tema interpretato e spiegato da persona non disabile.</p>



<h6>A proposito di scelte per l’estate, il tuo ultimo singolo <em>“D!CK PIC”</em>, non è per nulla estivo, hai scelto una ballatona dark per andare controtendenza. È un assaggio del prossimo disco?</h6>



<p>Farà parte sicuramente del prossimo disco. Il bello dei dischi è che proprio possono essere un mondo, è uno degli aspetti. È una decisione che abbiamo preso quasi all’ultimo, un po’ perché non sapevamo cosa sarebbe successo, un po’ perché avevo questo pezzo in canna e mi sono detto, &#8211; usciamo! A me piace tantissimo come pezzo, non è per niente estivo, ma penso sia stato apprezzato anche per quello.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/08/immanuel-casto-adult-music-anniversario-intervista-escort-sesso-gay-lgbt/"><img src="//i.ytimg.com/vi/yCbSzvUMjvM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption><sup>Immanuel Casto &#8211; Dick Pic</sup></figcaption></figure>


<h6>In tema per il ritorno ai dating estivi e alla consapevolezza della foto hot in chat.</h6>



<p>Io credo tantissimo al messaggio. È buffissimo perché in realtà le recensioni negative, alcune positive eh, però l’elemento ricorrente, più che recensioni risposte, diciamo – “Che banalità, un’altra canzone sul sesso”. </p>



<p>Questo mi ha proprio fatto riflettere. La cosa mi colpisce perché <em>“D!CK PIC”</em>, a parte la parola cazzo, non parla di sesso; parla di relazioni, di comportamenti, di vulnerabilità, cioè non è una canzone che parla di sesso in nessun modo; mentre curiosamente, andiamo a prendere i tormenti estivi di questa estate, se vai a sentire il testo è un baciami, voglio l’uomo, voglio le tue labbra, che non c’è assolutamente nulla di male eh.</p>



<p>Ma ti cosa parlano quelle canzoni? Parlano di sesso e magari torniamo a quel paradosso, quella contraddizione di termini. Dove in quel caso, di fatto stai parlando di sesso ma nella forma che va bene, io utilizzo un’immagine precisa, ma in concreto non parlo di sesso, ma la percezione risulta invertita.</p>



<h6>Manuel, ci salutiamo con un’ultima domanda a proposito del futuro. Il tuo prossimo grande evento sarà l’epifania all’Alcatraz con l’evento appunto Epifaniah programmato per il 6 gennaio 2022. Cosa dobbiamo aspettarci?</h6>



<p>Sarò lo show più musicale realizzato fino ad adesso. Cosa vuol dire? Io da quando ho iniziato ho puntato più su show all’americana, magari più incentrati sulle coreografie, mentre progressivamente ho virato di più su una dimensione rock o unplugged e ci sarà una formazione musicale estesa, rivista e potenziata. </p>



<p>Sarà più un concerto e ci voglio mettere qualche sfumatura di stand-up comedy perché sto iniziando ad appassionarmi. </p>



<h6>Perfetto allora, alla tua prossima Epifania Manuel, intanto, buona estate!</h6>



<p><span class="has-inline-color has-white-color">Immanuel Casto Immanuel Casto</span></p>
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		<title>Serpentwithfeet canta la voglia di spensieratezza.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mascolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 16:59:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[deacon]]></category>
		<category><![CDATA[lgbtiq]]></category>
		<category><![CDATA[secretly canadian]]></category>
		<category><![CDATA[serpentwithfeet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Serpentwithfeet, nome d’arte di Josiah Wise, è un artista che gravita tra le orbite R&#038;B, soul e gospel. L’abbiamo raggiunto a Los Angeles per parlare del nuovo album DEACON.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/">Serpentwithfeet canta la voglia di spensieratezza.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3><strong>Serpentwithfeet, <a href="https://www.instagram.com/serpentwithfeet/">nome d’arte dietro il quale si cela Josiah Wise</a>, è un artista che gravita tra le orbite R&amp;B, soul e gospel. L’abbiamo raggiunto a Los Angeles, grazie a una videochiamata su Zoom, per farci parlare del suo ultimo disco intitolato <em>DEACON</em>, composto da undici nuove canzoni, in uscita per l’etichetta Secretely Canadian. </strong></h3>



<p><strong>Durante la nostra chiacchierata una delle parole che è emersa più spesso è stata “spensieratezza”: quella voglia di leggerezza, piuttosto comune di questi tempi, a cui si è concesso, abbandonando la gravità tipica dei pianeti gospel e soul, già esplorati in maniera più esoterica nei dischi e negli EP precedenti. </strong></p>



<h4>Un disco di calma e serenità, come quella che può infondere un diacono, ma l’ascolto di <em>DEACON</em>, invero, a qualcuno potrebbe a momenti rievocare quei pomeriggi davanti alla rotazione videomusicale di MTV marchiata dalle sonorità R&amp;B di fine anni ‘90. Certo, in una versione apertamente e serenamente <a href="https://toh-magazine.com">gay</a>, piuttosto inedita rispetto al passato, in cui pure tutti ci siamo immedesimati, in coreografie tra divani, astronavi, savane e metropoli lontanissime. </h4>



<p>A testimoniarlo videoclip come “Fellowship” e “Same Size Shoe” o l’abbraccio della fotografia di copertina; antipasti di un disco di queer e black, sulle conquiste sessuali e d’amore da cantare, sulla voglia di radunarsi e di fare coreografie di festa in celebrazione dell’amicizia. Cose, che ci mancano un po’ a tutti, ma proprio tutti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="14928" data-permalink="https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/serpentwithfeet_2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/03/serpentwithfeet_2.jpg" data-orig-size="1800,1350" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Hasselblad X1D&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="serpentwithfeet_2" data-image-description="&lt;p&gt;serpentwithfeet&lt;/p&gt;
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<h4><strong>Che “Deacon” sarebbe stato una bellissima ode all’amicizia, alle relazioni e all’amore, si intuiva dalla sua copertina. Hai lasciato la gravità dei pianeti per un candido abbraccio. Ti va di parlarci di questo scatto di Braylen Dion?</strong></h4>



<p>Non c’è molto da dire in realtà, Braylen è un fotografo incredibile. Volevo solo avere un’immagine di copertina che evocasse qualcosa di molto caldo, delicato.</p>



<h4><strong>Anche “Fellowship”, il primo singolo estratto, è un delicato, bellissimo, inno all’amicizia. Hai collaborato con tantissimi artisti (ricordiamo, tra gli altri, Björk e Ellie Goulding, NdA) e producer, spesso appartenenti al mondo dell’elettronica più di nicchia, come sei finito a lavorare con Lil Silva e Sampha?</strong></h4>



<p>È stato grandioso lavorare con loro. Sono un loro grandissimo fan da tanto tempo in realtà. Ed è successo. Eravamo a Londra a lavorare insieme e sono contento che siamo riusciti a farlo funzionare. Abbiamo lavorato insieme su tre canzoni del disco: “Fellowship”, “Amir” e “Woodboy”.</p>



<h4>“<strong>Deacon” è un disco di uomini, ma in questo trova comunque spazio NAO (l’artista inglese compare in “Heart Storm”, NdA). Come vi siete conosciuti? Te l’hanno presentata Lil Silva e Sampha?</strong></h4>



<p>Ci conosciamo da tantissimi anni! Direi che siamo proprio&nbsp;<em>buddies</em>.</p>



<h4><strong>Canzoni come “Malik” e “Amir”, mi hanno rievocato certi momenti della mia giovinezza R&amp;B dei tardi anni novanta e primi duemila. Quella vera spensieratezza dei pomeriggi davanti alla rotazione videomusicale di MTV, tipo davanti ai videoclip di Brandy e tanti altri. Succedeva anche a te?</strong></h4>



<p>Sì, certo succedeva anche a me. Adoro le prime cose di Brandy. Se ti rievoca quelle sensazioni mi fa piacere.</p>



<h4><strong>Sì, proprio quelle sonorità e atmosfere, poi rievocate dal videoclip di “Same Size Shoe”: vivere il momento in serenità, in questo caso con il proprio partner. Il videoclip riveste ancora importanza? Qual è uno degli ultimi videoclip che ti sono piaciuti di più?</strong></h4>



<p>Sì, penso che i videoclip abbiano ancora un peso e siano importanti. Per fortuna ci sono ancora tanti video fatti bene. Penso all’ultimo short film di Solange per “When I Get Home”. Visual splendidi. Lei è fantastica. O altrimenti penso ancora a “Motivation” di Normani. Anche lei è meravigliosa. Styling, coreografia, lighting. Il videoclip può venire in grandissimo aiuto per tradurre nuove idee della tua <a href="https://toh-magazine.com/category/musica/">musica</a>.</p>



<h4><strong>Sempre in “Same Sime Shoe” canti&nbsp;</strong><em><strong>«</strong></em><em><strong>I&#8217;m always gon&#8217; be from Baltimore</strong></em><em><strong>»</strong></em><strong>. Ora che vivi a Los Angeles, quali sono le cose che ti mancano di più di Baltimora?</strong></h4>



<p>Ho degli amici, che mi mancano. Mi piacerebbe vederli di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="14932" data-permalink="https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/serpentwithfeet_1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/03/serpentwithfeet_1.jpg" data-orig-size="1350,1800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Hasselblad X1D&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="serpentwithfeet_1" data-image-description="&lt;p&gt;serpentwithfeet&lt;/p&gt;
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<h4><strong>A proposito di passato, il titolo del disco, DEACON, che hai anche tatuato sul collo, richiama il tuo passato. Sei cresciuto in un ambiente cristiano?</strong></h4>



<p>Sì, sono cresciuto in chiesa. C’era sempre quest’essenza di calma attorno ai diaconi. Volevo utilizzare un po’ di quella calma propria del diacono per il disco. (Aggiungerei dei trascorsi con la chiesa e il coro, c’è sicuramente l’influenza gospel sulla sua musica, ma quella è già nota per chi lo segue da tempo, NdA).</p>



<h4><strong>DEACON, rispetto ai tuoi dischi precedenti, è ricco di motivi da canticchiare, chi pensi che ti abbia dato questa confidenza pop?</strong></h4>



<p>È successo solo vivendo. Non credo stessi cercando di provare qualcosa, o non stavo cercando di essere nessuno, stavo solo cercando di essere onesto. Sì, sicuramente sono stato attorno a meravigliosi artisti pop e ho imparato tante cose intorno a loro. E poi, dovremo vedere se le persone lo considereranno un disco pop! Ho inseguito solo me stesso, mi volevo documentare, accuratamente, e tradurmi in un disco.</p>



<h4><strong>Qual è la prima e l’ultima canzone che hai scritto per DEACON? Analogie e, semmai, differenze?</strong></h4>



<p>La prima che ho scritto è “Dawn”, mentre l’ultima “Woodboy”. Penso che siano entrambe molto ariose. Penso che siano entrambe piuttosto spensierate, cosa di cui sono molto orgoglio. Sì, ecco, entrambe sono ariose e spensierate, ed era quello che volevo per il disco.</p>



<h4><strong>Com’è nata la collaborazione con Virgil Abloh per la sua “Delicate Limbs”?</strong></h4>



<p>Mi ha contattato dicendomi che aveva un’idea per una sua canzone. E così abbiamo iniziato a mandarci avanti e indietro queste idee. Penso sia davvero un grande: una mente brillante, di conoscenza e informazioni. È stato davvero un piacere lavorare con lui. Sì, mi sento davvero fortunato ad aver collaborato con lui.</p>



<h4><strong>Ti reputi un amante della moda?</strong></h4>



<p>Ne vorrei sapere di più. Se devo essere sincero non so molto di moda. So quello che mi sta bene e quello che non mi sta bene. Ma se dovessi parlare di brand, di annate, collezioni o di sfilate, beh…</p>



<h4><strong>Tre cose che non possono mancare nella tua valigia?</strong></h4>



<p>Miele di Manuka, acqua, una bottiglietta d’acqua e… il mio telefono.</p>



<h4><strong>Torniamo alla musica. Mi piacciono molto le vibrazioni di “Sailor’s Superstition”. Ci vedrei molto ben una coreografia su una nave per il videoclip. Se dovessi scegliere due artisti con cui ballare?</strong></h4>



<p>Lo trovo divertente! Janet Jackson e Beyoncé. Ma non c’è storia! Non riuscirei a tenergli testa. Potrei ballare dietro di loro. Guarda, non sai quanto mi piacerebbe trovarmi in una stanza con loro. Sono delle leggende. Sarebbe comunque un traguardo, ma non per un videoclip dai! Se dovesse mai succedere penso che non mi presenterei per il video, ma solo per guardarle!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="14929" data-permalink="https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/serpentwithfeet_3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/03/serpentwithfeet_3.jpg" data-orig-size="1350,1800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="serpentwithfeet" data-image-description="&lt;p&gt;serpentwithfeet&lt;/p&gt;
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<h4><strong>Dai, eppure ci hai dato dentro con “Same Size Shoe” o in passato con “Cherubim”…</strong></h4>



<p>Oh, grazie. Ma continuo a pensare che siano delle leggende. Ovviamente se dobbiamo sognare, noi, nella stessa stanza, nello stesso momento, pfiù: che regalo fantastico che sarebbe!</p>



<h4><strong>Prima parlavamo di quei pomeriggi su MTV e devo dire che in effetti, ascoltando il tuo disco, ho avuto alcune vibrazioni e ricordi di Janet Jackson. Senti, ma cosa ti manca più del mondo là fuori?</strong></h4>



<p>Mi mancano i party con gli amici. Sì, la cosa che mi manca di più sono loro. E il radunarsi in gruppo. La festa, quello, quello. Mi manca davvero tanto. Ma, che ti devo dire, va così. Non siamo in controllo, nessuno è solo in questa cosa, lo stiamo vivendo tutti. Va bene, è un casino, ma ce la faremo!</p>



<h4><strong>Nel frattempo, c’è un tuo disco. Possiamo trovare un po’ di calore nel suo abbraccio. Un disco che tra l’altro parla della voglia di fare festa con gli amici, di conoscere qualcuno, incontrare qualcuno, scopare con qualcuno, amare qualcuno. È piuttosto incoraggiante per quanti non vedono l’ora di andare fuori e, finalmente, divertirsi.</strong></h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="14923" data-permalink="https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/serpentwithfeet-deacon-1024x1024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/03/serpentwithfeet-DEACON-1024x1024-1.jpg" data-orig-size="1024,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="serpentwithfeet-DEACON-1024&#215;1024" data-image-description="&lt;p&gt;serpentwithfeet-DEACON&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/03/serpentwithfeet-deacon-canta-la-voglia-di-spensieratezza-lgbt-interview-new-disc/"><img src="//i.ytimg.com/vi/Rld75JvoN48/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><span class="has-inline-color has-white-color">Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet Serpentwithfeet</span></p>
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		<title>Rhye: lodi mattutine e disco music domestica</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2021/01/rhye-intervista-mike-milosh-toh-magazine-music/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rhye-intervista-mike-milosh-toh-magazine-music</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mascolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 10:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[Toh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel terzo disco dei Rhye di Mike Milosh ritroviamo il canzoniere pop sensuale e gentile che abbiamo sempre amato.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3><a href="https://www.instagram.com/rhye/">Nel terzo disco</a> dei Rhye di Mike Milosh ritroviamo il canzoniere pop sensuale e gentile che abbiamo sempre amato che abbraccia sonorità <a href="https://toh-magazine.com/2021/01/album-2021-toh-magazine-music/">disco</a> da dimensione domestica, da interno giorno, ma con una grande finestra sul mondo là fuori, alle prime luci dell’alba. </h3>



<p>Chissà se ultimamente vi è capitato di svegliarvi molto presto destati dall’insonnia? “Home” allora è un respiro da meditare, un flusso distensivo. E l’amore per la luce e i colori delle prime ore del giorno, ci restituiscono le immagini e la musica, in una sinfonia sinestetica.</p>



<p>Come lo scatto di copertina, con la sua doppia esposizione, le canzoni di “Home”, ascolto dopo ascolto, ci avvolgono con le loro sfumature, come linee del corpo della propria amata che diventano sensuali groove di benessere. Queste e altre suggestioni sono emerse dalla chiacchierata da zona rossa con Mike Milosh, che ci ha rivelato molte cose, tra musica ambient e meditazione, opere monumentali, fotografia, vasche da bagno, cervi; elementi preziosi per avventurarci con il disco dell’artista canadese, che ormai ha trovato dimora nei dintorni di Los Angeles, nuovo epicentro creativo, in attesa che la sua casa sia nuovamente il viaggio e il palco di un concerto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="14088" data-permalink="https://toh-magazine.com/rhye-by-emma-marie-jenkinson-2-scaled/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/Rhye-by-Emma-Marie-Jenkinson-2-scaled-1.jpg" data-orig-size="2088,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Rhye-by-Emma-Marie-Jenkinson-2-scaled" data-image-description="&lt;p&gt;Rhye-by-Emma-Marie-Jenkinson&lt;/p&gt;
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<h4><strong>Ciao Milosh, spero tutto bene, l’ultima volta ci siamo salutati con le parole di “Stay Safe” &#8211; «You wanna lay low, you wanna stay safe, let&#8217;s make a home», alla fine hai messo su casa, anche in un disco.</strong><br></h4>



<p>Sì, è stato malauguratamente singolare direi. Chi l’avrebbe mai detto? “Stay Home” profetizzava il fatto che avremmo dovuto ripensare la casa in maniera diversa, come un bastione dove ricreare la propria sicurezza.<br>Una strana connessione con questo disco e il suo titolo.</p>



<h4>Com’è stata la tua dimensione domestica, la creatività, la convivenza con Geneviève?</h4>



<p>Mi rendo conto che per noi è stato un anno incredibilmente fortunato: abbiamo comprato casa a febbraio e ci ho costruito uno studio di registrazione. Viviamo in cima a una montagna, poco distanti da Los Angeles. In un certo senso ho dato forma alla mia casa con l’idea in testa di uno spazio pensato per la creatività: tra fotografia, spazi per girare i video e ovviamente per registrare. Abbiamo acquistato casa prima della<br>pandemia e siamo stati davvero fortunati: anche perché non ho mai comprato una casa in vita mia! Sono sempre stato abituato ad essere un viaggiatore a tempo pieno, facendo molti concerti.</p>



<h4>A proposito del tuo rapporto con Geneviève come musa e soggetto dei tuoi scatti fotografici, i tuoi primi dischi erano avvolti in una copertina in bianco e nero, ora la tua musica è a colori?</h4>



<p><br>I primi due dischi dovevano essere in bianco e nero. Da “Spirit” ho sentito che doveva subentrare il colore.<br>E poi questo disco è molto di più sul modo in cui i raggi del sole illuminano una montagna. E ci sono stati tanti giorni in cui mi sono svegliato alle tre, alle quattro o alle cinque, per fotografare l’alba. I colori in questo disco sono proprio relativi all’alba. E poi sì, c’è la copertina: abbiamo una vasca da bagno fuori e ho immortalato Geneviève mentre esce dall’acqua, ed è diventato un livello su cui lavorare per la copertina del<br>disco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="13957" data-permalink="https://toh-magazine.com/2021/01/album-2021-toh-magazine-music/rhye_home_cover_digital/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital.jpeg" data-orig-size="600,600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital-300x300.jpeg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital.jpeg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital.jpeg" alt="Rhye INTERVISTA MIKE MILOSH" class="wp-image-13957" width="600" height="600" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital.jpeg 600w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital-300x300.jpeg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital-150x150.jpeg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital-450x450.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital-350x350.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/RHYE_HOME_cover_Digital-50x50.jpeg 50w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<h4><br>Dalle fredde acque islandesi della copertina di “Blood” a quelle miti losangeline per “Home”, insomma! Pur con tutti i locali chiusi, il 2020 è stato un anno segnato musicalmente da un revival disco in ambito<br>mainstream. Pensi che “Home” sia la tua visione disco adatta per le mura domestiche?</h4>



<p><br>Già, una disco per il giorno! Non so se sia realmente un lavoro disco. Di sicuro c’è un’unione di molti generi: musica classica, cori gregoriani, elementi del rock classico &#8211; penso a T-Rex e Fleetwood Mac &#8211; e ovviamente<br>qualche beat per la pista da ballo, soprattutto in “Sweetest Revenge” e ovviamente “<a href="https://toh-magazine.com/2020/11/chi-non-vorrebbe-ballare-cone-aaron-taylor-johnson-nel-nuovo-video-di-rhy/">Black Rain</a>”. Ecco, a dire il vero, quegli archi ‘tararararà’ (accenna al motivo di archi, NdA), sono proprio una cosa così disco! In<br>realtà la mia idea era quella di un disco eclettico. E forse la dimensione disco, a differenza di quella techno o di altri generi da due di notte in un club, tra edonismo e oscurità, è un po’ più giocosa e luminosa.</p>



<h4>Hai menzionato “Black Rain”, come sei finito a lavorare con la coppia Aaron e Sam Taylor-Johnson per il videoclip?</h4>



<p>Siamo molto amici, passiamo molto tempo insieme! Quando ho chiesto ad Aaron del video ero parecchio nervoso al riguardo, perché comunque parliamo di un grande attore! Ma mi sono fatto forza e gli ho<br>chiesto – «Hey, ti andrebbe di apparire in un mio videoclip?» – «Certo che mi piacerebbe!» E poi mi dice &#8211; «Che ne dici se a dirigerlo ci fosse Sam?» &#8211; «Ma ovvio! Sarebbe fantastico!». Amo il lavoro di Sam, così come amo Aaron. Il giorno delle riprese dovevamo fare un semplice di test della camera e Aaron ha fatto due take. Guardandoli, ci siamo resi conto che quello sarebbe stato il video fatto e finito, ci è sembrato che evocasse molta energia, quella voglia di ballare e lasciare andare via i problemi. Una camera, un take, una danza!</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/01/rhye-intervista-mike-milosh-toh-magazine-music/"><img src="//i.ytimg.com/vi/0fizVDRsvOI/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5><br>È molto bello perché c’è una certa simmetria nel lavoro artistico di coppia. Così come Geneviève prende parte al tuo lavoro con la regia dei videoclip. In quello di “Helpless”, un giovanotto, interpretato da Xuly Williams, non sembra molto contento di andare in questo centro di meditazione, eppure sembra trovare gioia &#8211; e forse l’amore. Ci racconti di una cosa che hai fatto con poca spinta, o magari paura, che è finita per diventare una cosa grandiosa?</h5>



<p>Oh, penso ai miei esordi in cui avevo molta paura di salire sul palco. Ricordo uno dei primi concerti da solo come Milosh in Spagna. Doveva essere il duemila… forse il 2007. Pensavo si trattasse di un minuscolo<br>concerto e quando arrivo scopro che ci sono tipo 2500 persone. Non mi sarei mai immaginato così tante persone, ma avevo preso l’impegno e non potevo certo tirarmi indietro! Ero terrorizzato, sentivo una<br>grandissima paura. Piano piano, concerto dopo concerto, recensione dopo recensione, inizi a costruire la tua confortevolezza sul palco e non ti resta che abbracciarla. Se qualcosa va storto, accettalo! Se il tuo amplificatore ti molla a metà concerto, ridici su, stai al gioco! Realizzi che nulla di tutto ciò è fatto per metterti paura, ma è una circostanza di divertimento. E allora ho ripensato alla mia dimensione dal vivo.</p>



<h4>Sei un multistrumentista e sul disco suoni quasi tutto tu, ma non sapevo che avessi praticato anche il violoncello!</h4>



<p>Sì, ho iniziato davvero da piccolo. Mio padre è un violinista e mi ha iniziato al violoncello quando avevo tre anni con il metodo Suzuki. Poi ho iniziato a prendere lezioni e suonare con mio padre nel suo quartetto, fino a unirmi a un’orchestra quando avevo undici, dodici anni. Ero molto connesso con il mondo del violoncello classico, poi a quindici, sedici anni, ho iniziato a suonare la batteria e fare rock psichedelico, cose Motown, fino ad approdare in una scuola jazz e poi di produzione. Sicuramente la mia formazione mi ha permesso di comprendere molti aspetti del songwriting e della produzione. Ora non suono più il violoncello, ma mi piace sempre scrivere gli arrangiamenti d’archi. Di solito suono tastiere o piano e le parti<br>di batteria. L’unico strumento che non mi piace suonare è il basso: quando suono il basso non esce mai niente di buono! Faccio sempre in modo che qualcun altro suoni il basso.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/01/rhye-intervista-mike-milosh-toh-magazine-music/"><img src="//i.ytimg.com/vi/cG2SFddXgBk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h4>Il tuo disco si apre e si chiude con un coro. Come sei riuscito nell’anno della pandemia ad avere il Danish National Girls’ Choir nel tuo disco?</h4>



<p>Abbiamo fatto un concerto insieme tre anni fa. È stata, dal punto di vista musicale, una delle notti più belle della mia vita. Ho continuato a parlarne e sognare di averle su disco. E poi è una di quelle cose che è successa. A forza di insistere le porte si aprono!</p>



<h4>Ci racconti della vostra esperienza con i Secular Sabbaths che organizzate e come avete fatto quest’anno?</h4>



<p>Prima della pandemia facevamo eventi di 12 e 24 ore, siamo arrivati anche a due giorni. Chiamiamo artisti differenti che eccellono nel loro ambito per fare set di musica ambient. Di solito ciascuno fa un’oretta, io sono arrivato a farne due, quattro. Succedono tante cose. Nell’ultimo che abbiamo fatto a Los Angeles, uno chef che preparava cena e colazione, c’erano persone che venivano giorno e notte e si fermavano a dormire: c’erano 300 persone a dormire in questo tempio! E poi c’è la musica che va avanti tutta la notte, è<br>davvero folle! Abbiamo centri meditazione, massaggi, cerimonie del tè. È un’esperienza dolce e psichedelica. L’anno scorso ne abbiamo fatta qualcuna minuscola per piccoli gruppi di amici. Probabilmente la più bella<br>del 2020 è stata quella in cui siamo riusciti ad andare al Roden Crater: l’opera monumentale vulcanica di James Turrell nel deserto dell’Arizona. Ho fatto una performance veramente stupenda sul fondo del cratere. È stato davvero magico!</p>



<h3>Wow! Che meraviglia! Avete fatto qualche registrazione?</h3>



<p>Sì, ma penso che non renda veramente l’esperienza, sono eventi che necessitano di essere vissuti in prima persona. Ma una cosa che faremo sicuramente sarà di rilasciare qualche pubblicazione di musica ambient,<br>mia e di altri musicisti.</p>



<h4>Sono molto curioso perché sono un grande fan dell’ambient music. A proposito di ambiente, tre cose che non possono mancare nel tuo ambiente domestico?</h4>



<p>Intendi eccetto Geneviève, i miei gatti e il cane? (Ride, NdA). Adoro il mio studio di registrazione. Il modo in cui l’ho pensato per il fluire del mio lavoro: riesco ad essere davvero creativo e produttivo. Amo i due alberi<br>di sicomoro che abbiamo e l’enorme quercia. Sotto la quercia abbiamo messo una vasca così che si possa fare il bagno, ovviamente non tutti i giorni, ma capita. E poi il selvaggio! Alle volte sono seduto là fuori a<br>suonare e appare un cervo e mi osserva. È davvero strano, ho notato che se te ne stai tranquillo si spaventano e se ne vanno, ma se continui a cantare, fare umore e comportarti come se nulla fosse restano a guardarti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="14090" data-permalink="https://toh-magazine.com/2021/01/rhye-intervista-mike-milosh-toh-magazine-music/mike_rhye-30_byemma-marie-jenkinson-1609346534/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534.jpg" data-orig-size="1000,876" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534-300x263.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534.jpg" alt="RHYE MIKE MILOSH INTERVISTA" class="wp-image-14090" width="1000" height="876" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534-300x263.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534-768x673.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534-900x788.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534-450x394.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2021/01/mike_rhye-30_byEmma-Marie-Jenkinson-1609346534-350x307.jpg 350w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<h4>E una cosa che ti manca della vita prima di questa pandemia?</h4>



<p>Mi manca la musica dal vivo.</p>



<h4>Stavo giusto per aggiungere, a parte la musica dal vivo? Sei ancora amante del cinema?</h4>



<p>Sì, sicuramente. Mi manca andare al cinema. Probabilmente la mia cosa preferita da fare non inerente alla musica. I film sono meravigliosi, ma al cinema, non è la stessa cosa guardarli al proprio laptop. Meglio di<br>niente eh, ma mi manca stare in una sala con il grande schermo e il mondo intero che si dissolve dentro il film.</p>



<h4>Ah, come ti capiamo! Speriamo di tornare presto in sala, ma soprattutto spesso alla musica dal vivo. Speriamo di vederti presto in Italia. Grazie per questa chiacchierata, a presto!</h4>



<p><span class="has-inline-color has-white-color">Rhye intervista Mike Milosh Rhye intervista Mike Milosh Rhye intervista Mike Milosh Rhye intervista Mike Milosh Rhye intervista Mike Milosh </span></p>



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