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		<title>Gira la moda: Il gioco delle sedie non finisce più.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 08:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Michele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova rubrica dove svuotiamo il sacco anziché riempirlo di stronzate che il circolino della moda ci propina giorno dopo giorno. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2025/06/gira-la-moda-toh-parla-di-moda-il-gioco-delle-sedie/">Gira la moda: Il gioco delle sedie non finisce più.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Nel 2025, ma forse dovrei dire negli ultimi 10 anni, la moda ha avuto più direttori creativi che idee. Il calendario degli annunci è pieno raso un po’ come quello delle capsule (orrende) di Jacquemus, ma con meno leggerezza e più angoscia da trimestrale.</h3>



<p>I CEO giocano a Risiko con gli stilisti e i consumatori seguono il via vai come le signore di una certa guardano beautiful dopo pranzo, ma con la stessa sensazione che tutto cambi perché nulla cambi davvero.</p>



<p><strong>Alessandro Michele, il mistico visionario con la sindrome di D’Annunzio che ha preso l’MDMA, è arrivato da Valentino</strong>, brand che aveva appena trovato una specie di equilibrio con Piccioli e che ora si ritrova a fare da palcoscenico a un’estetica che conosciamo fin troppo bene: drappeggi, poesia a caso, tappeti orientali, e perché no una passerella che pareva il bagno di un night di Amsterdam. </p>



<p><strong>Genio? Forse per chi non ha referenze. Innovatore? Non più. Ma nel vuoto d’immaginario collettivo attuale, meglio una copia di sé stessi che il nulla cosmico. </strong>Ed è forse per paura che il vecchio Valentino venga dimenticato per sempre che il fondatore Garavani insieme al suo partner di vita Giammetti ha allestito una mostra tutta rossa, tutta Valentino, <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">tutta moda</a>, tutta vera.&nbsp;</p>



<p><strong>Pierpaolo Piccioli, l’ultimo romantico, ha preso il posto più radioattivo dell’intero sistema: Balenciaga</strong>. Lì dove l’estetica post-umana, post-bellezza, post-tutto di Demna aveva creato un culto, Piccioli porterà il suo umanesimo sartoriale? Sicuramente proverà a far dimenticare gli scandali di certe adv, ma non è detto che non verrà fagocitato dal sarcasmo nero pece che aleggia ancora su quel marchio. Lo scopriremo a Ottobre. Intanto, ci si chiede se abbia accettato per passione o per spirito di martirio. (Lasciatemi sognare, lo so che ha accettato solo per soldi).</p>



<p><strong>Nel frattempo Demna è volato da Gucci. E se vi sembra una barzelletta, è solo perché lo è.</strong> Dopo aver reso Balenciaga il brand più controverso (e redditizio) del decennio, Demna resta alla corte di Kering, ma in una casa — Gucci — che non sa più se essere sexy, popolare, intellettuale o tutto questo insieme. Il rischio? Che diventi una nuova Balenciaga, ma con il logo più leggibile.</p>



<p>Intanto, il brand che non fa mai notizia ma che detta ancora legge, Chanel, ha scelto Matthieu Blazy. Una decisione precisa: dopo la morte creativa (e commerciale) dell’era Viard, serve un volto pulito, serio, autorevole. <strong>Blazy ha il gusto e la disciplina per evitare scivoloni, ma anche l’aria di uno a cui la parola cambiamento mette più paura che voglia.</strong> Chanel non rischia, non l’ha mai fatto, ma nemmeno sogna, fa sognare noi una fottutissima collezione maschile che mai e poi mai arriverà. Ma in di questi tempi dove tutto è il contrario di tutto, aver preso Blazy è già una strategia.</p>



<p>Glenn Martens, invece, sfida la logica e i turni di lavoro: sarà a capo di <a href="https://www.maisonmargiela.com/it-it/?utm_source=google&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=STO_MM0_[SEA_BRA_ACQ_IT]_a-01_EXA_BrandExact&amp;utm_content=1.0_Exact&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=19423886765&amp;gbraid=0AAAAAowROtzJhSsYL6prguF1_Mra-kjGb&amp;gclid=Cj0KCQjwgIXCBhDBARIsAELC9ZhqySZfpqZ-1KmTHKLzrZ0bbIfjSi7x_s_JCHQc0pq1q-7581GCVeEaAlgSEALw_wcB">Margiela</a> pur restando da Diesel. Margiela, ovvero il tempio del silenzio, della sottrazione, del pensiero critico, del non logo, ora nelle mani di un designer noto per denim industriali, show spettacolari e dichiarazioni forti. Sarà interessante vedere come gestirà la schizofrenia. <strong>L’importante è non aspettarsi il fantasma di Galliano che negli uffici di&nbsp;Place des États-Unis ci andava solo quando se lo ricordava e tanto meno quello di Martin. Non c’è più. Anche se tutti ne sentiamo la mancanza.</strong>&nbsp;</p>



<p>Ma il vero colpo di scema arriva da Versace, dove Prada ha calato l’asso. Mossa fredda, da vero killer, spietata: <strong>Donatella fuori, Dario Vitale dentro.</strong> E se non sapete chi sia, è perché non dovete. Prada non sceglie per hype, ma per strategia. In un mondo in cui tutto urla, loro sussurrano. E poi colpiscono. Versace ora è parte del “sistema Prada” — leggasi: meno trash, più margini. Addio paillettes? Non subito. Ma a Donatella, se non altro, non toglieranno mai il mito.</p>



<p>Chi invece ha tolto il disturbo senza troppi drammi è Dries Van Noten. Un addio elegante, senza caos né gossip. L’uscita di scena di chi sa che la moda non è più il posto per chi vuole creare con lentezza, bellezza, e una certa forma di poesia. Rimarrà il marchio, certo, ma l’anima è uscita con lui. E forse è meglio così.</p>



<p>E infine, Maria Grazia Chiuri lascia Dior. Dopo anni di t-shirt femministe, frasi ricamate e passerelle che sembravano simposi ONU, la designer abbandona il campo lasciando Dior senza una voce fintapolitica. Il bilancio? Diviso. Ha portato il femminismo sulla passerella, ma spesso l’ha ridotto a merchandising. Adesso che se n’è andata, la domanda è: chi si prenderà la responsabilità di raccontare il femminile? Ma JW Anderson ovviamente, che dopo l’operazione difficilissima di rianimare lo spagnolo LOEWE (che con il duo di Proenza Schouler è pronto a tornare in cantina) è stato chiamato da Dior prima uomo e ora anche donna. Ma non sono sicuro resti li per molto tempo.. sarà un raf simons bis?</p>



<p>Insomma in un mondo sempre più dominato da uomini, quasi tutti quarantenni e quindi per la moda appena maggiorenni, a parte Miuccia con a seguito il suo badante e Louise Trotter da Bottega Veneta, siamo tutti in attesa di tornare a vedere collezioni disegnate da chi sa farlo, da chi ha studiato e non dalla Bellettini ne tanto meno da Cantino o qualche altro direttore marketing, perché se è vero che il&nbsp;sistema moda è ormai un palcoscenico instabile dove le direzioni creative cambiano più in fretta delle tendenze, e mentre gli stilisti si passano il testimone come in una staffetta ad alto rischio reputazionale, i brand e i loro CEO inseguono l’illusione che un solo nome possa salvarli. Ma la verità oggi sembra un’altra: la moda ha smesso di cercare idee, ora cerca solo colpevoli.</p>



<p>gira la moda gira la moda gira la moda gira la moda</p>
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