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	<title>New Cover &#8211; Toh! Magazine</title>
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		<title>Kostis Fokas: tra controllo e abbandono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 07:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle immagini di Kostis Fokas, i corpi non sono mai semplicemente rappresentati ma messi in gioco. I modelli diventano complici: si muovono, reagiscono, partecipano.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/">Kostis Fokas: tra controllo e abbandono</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Ci sono artisti che, più che passare, restano. Kostis Fokas è uno di quelli. Il ritorno di Kostis su TOH! ha il sapore di qualcosa di familiare: non tanto un comeback, quanto il proseguimento naturale di un dialogo iniziato tempo fa. Negli anni, Kostis ci ha affidato due immagini che abbiamo fatto nostre, trasformandole in sticker iconici con il logo TOH!: piccoli frammenti visivi che hanno continuato a circolare, a vivere, a farsi riconoscere.</h4>



<p>Nato ad Atene e oggi diviso tra Grecia e Londra, Kostis costruisce una pratica fotografica che ruota attorno al corpo come campo di tensione: tra desiderio e controllo, identità e proiezione, presenza e assenza. Il lavoro di Kostis ha attraversato istituzioni e piattaforme molto diverse — dai musei alle riviste internazionali — senza mai perdere una qualità profondamente intima, quasi diaristica.</p>



<p>Nelle immagini di Kostis, i corpi non sono mai semplicemente rappresentati ma messi in gioco. I modelli diventano complici: si muovono, reagiscono, partecipano. Non c’è rigidità nella messa in scena, ma un’apertura al momento, all’imprevisto, a ciò che accade tra realtà e fantasia. Oggetti quotidiani, elementi low-fi e dettagli inattesi entrano nella composizione senza gerarchie, contribuendo a costruire il linguaggio visivo di Kostis, insieme diretto e stratificato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111359" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2.jpg" data-orig-size="958,1276" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1633812636&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;12&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un2" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-769x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111359" width="840" height="1119" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-769x1024.jpg 769w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-768x1023.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-900x1199.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-450x599.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-350x466.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2.jpg 958w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Frammenti di corpi, pose innaturali, gesti sospesi: tutto contribuisce a creare immagini che oscillano tra vulnerabilità e distanza, tra erotismo e astrazione. Per Kostis, il corpo diventa superficie da attraversare, ma anche strumento di indagine — un modo per interrogare non solo chi è davanti all’obiettivo, ma anche chi guarda e, inevitabilmente, chi scatta.</p>



<p>Con il suo primo <a href="https://www.instagram.com/kostis.fokas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">libro</a> e con <em>Boys with Feelings</em>,<strong> </strong>Kostis porta questo approccio verso una forma più estesa, quasi narrativa. Il <a href="https://toh-magazine.com/2022/02/psychosomatic-di-kostis-fokas-il-personale-viaggio-nellesistenza-umana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritorno</a> di Kostis su TOH! segna così non solo un nuovo capitolo del suo lavoro, ma anche il riaffiorare di una relazione: uno scambio continuo, fatto di immagini che restano e di sguardi e rispetto che evolvono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111361" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un1-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-rotated.jpg" data-orig-size="958,1276" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1618347579&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;12&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un1-1" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-769x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111361" width="840" height="1119" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-769x1024.jpg 769w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-768x1023.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-900x1199.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-450x599.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-350x466.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-rotated.jpg 958w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>Torni su TOH! dopo anni. Quando ti abbiamo intervistato per la prima volta eri in una fase diversa del tuo percorso. Cosa è cambiato nel tuo sguardo e cosa è rimasto ostinatamente uguale?</strong></p>



<p>Sicuramente molte cose sono cambiate negli ultimi anni della mia vita. Ho riflettuto più attentamente su ciò che voglio esprimere attraverso la mia fotografia. Mi sono preso una pausa per un po’, sentivo di aver bisogno di questa distanza.</p>



<h4>È cambiato anche il mio modo di avvicinarmi all’arte: ho sviluppato un’attenzione per il minimalismo e la semplicità, abbracciando l’idea che “less is more”.</h4>



<p>Quello che è rimasto lo stesso è il lavoro come forma di autoanalisi, un modo per osservare, riflettere ed evolvere. Allo stesso tempo, il mio lavoro dialoga con il momento presente e cerca di risuonare con l’attualità. Rimango interessato all’esperienza collettiva, all’ispirare gli altri e a far parte di una voce più ampia che invoca il cambiamento.</p>



<p><strong><em>Boys with Feelings</em> nasce dalla solitudine, eppure celebra il contatto. Come si passa dall’isolamento al desiderio di intreccio?</strong></p>



<p>È proprio questo desiderio. Le mie fotografie fanno parte delle mie stesse mancanze. Sono attratto dalla bellezza del corpo, ma anche dalla spiritualità che contiene e dalla connessione essenziale. Ciò che conta di più per me è l’unione.</p>



<h4>Attraverso il mio lavoro cerco di connettermi con il mondo, di raggiungere gli altri, mantenendo però un senso di sicurezza e distanza che permette all’intimità di esistere secondo i propri termini.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111362" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;20&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1684691050&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un3" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg" alt="" class="wp-image-111362" width="841" height="1261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p><strong>I corpi nel libro sono acrobatici, quasi scultorei. Hai coreografato queste pose o hai lasciato che fosse l’intimità a generare la forma?</strong></p>



<p>Amo il balletto, gli acrobati e la scultura. Mi influenzano molto, ognuno per motivi diversi: a volte è la precisione, altre il fluire, altre ancora la capacità del corpo di raccontare una storia.</p>



<p>Questa sensibilità guida il mio modo di lavorare con il corpo, il mio approccio alla forma, al movimento e alla relazione tra le forme. L’intimità modella la forma finale, anche se la mia attenzione alla composizione e al gesto orienta il processo.</p>



<p><strong>I volti sono quasi sempre assenti. Rimangono solo occhi isolati che guardano direttamente nell’obiettivo. È un modo per rimuovere l’identità o per renderla universale?</strong></p>



<p>C’è una sensazione di proiezione ma anche di trattenimento. Forse anche vergogna, gioco o mistero. L’occhio funziona come punto d’ingresso, un modo per mostrare che anch’io sto osservando lo spettatore.</p>



<h4>Nascondere o isolare il volto crea uno spazio in cui il corpo comunica in modo più universale, permettendo allo spettatore di entrare nell’immagine e riconoscersi in essa.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111363" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg" data-orig-size="1003,669" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763485086&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un4" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg" loading="lazy" width="1003" height="669" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg" alt="" class="wp-image-111363" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg 1003w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure>



<p><strong>In molte immagini è impossibile capire dove finisca un corpo e inizi un altro. Ti interessa sfumare i confini dell’individualità?</strong></p>



<p>Sì, mi interessa come i corpi interagiscono e si fondono, come i confini fisici possano dissolversi senza perdere identità. Questa ambiguità permette alle immagini di esplorare l’esperienza condivisa, la memoria collettiva e la connessione umana in modo più fluido ed espanso rispetto a un singolo ritratto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111372" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un13/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg" data-orig-size="1003,669" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763485805&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un13" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg" loading="lazy" width="1003" height="669" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg" alt="" class="wp-image-111372" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg 1003w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure>



<p><strong>Le tue fotografie trasformano il corpo in paesaggio: braccia che diventano gambe, torsioni, mani che affondano nella carne come fosse materia astratta. È un gesto di desessualizzazione o una nuova forma di erotismo?</strong></p>



<p>Voglio che lo spettatore percepisca l’erotismo come sensazione, non necessariamente come rappresentazione sessualizzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111364" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763486136&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un5" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg" alt="" class="wp-image-111364" width="841" height="1261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p>Il corpo diventa materia di esplorazione, un modo per vivere intimità, tatto e forma. In questo senso è sia astratto che presente: l’erotismo emerge dalla naturalezza e dall’attenzione che gli dedichiamo.</p>



<p><strong>Fotografare il nudo maschile oggi significa inevitabilmente confrontarsi con secoli di sguardo patriarcale. Come hai lavorato per liberartene o sabotarlo?</strong></p>



<p>Quando fotografo cerco di partire dall’osservazione e dalla sensazione, non dal bisogno di aderire a ideali storici o a idee di “mascolinità”.</p>



<h4>Non mi interessa il potere o l’esibizione; mi interessano la vulnerabilità e il senso di presenza.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111371" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;22&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1689965217&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un14" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg" alt="" class="wp-image-111371" width="840" height="1259" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>I tuoi modelli non sembrano mai performare virilità. Appaiono vulnerabili, a volte persino cedevoli. Che tipo di mascolinità immagini?</strong></p>



<p>La mascolinità che immagino non riguarda l’esibizione. È tenera e giocosa.</p>



<p>Mi interessa come la forza possa coesistere con l’apertura, come desiderio e fiducia modellino il corpo e come queste qualità creino una presenza che non è né imposta né performata. </p>



<h4>Le mie immagini esplorano una mascolinità umana, fluida, sensibile e viva.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111365" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8.jpg" data-orig-size="958,1276" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1595532366&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;32&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un8" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-769x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111365" width="839" height="1117" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-769x1024.jpg 769w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-768x1023.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-900x1199.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-450x599.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-350x466.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8.jpg 958w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p><strong>Hai detto che questo progetto segna il tuo ingresso nell’età adulta, “forse un po’ tardi”. Cosa significa diventare adulti quando si lavora con desiderio e memoria?</strong></p>



<p>Questo lavoro segna davvero il mio ingresso nell’età adulta, forse un po’ tardi, perché per me l’età adulta è consapevolezza.</p>



<p>È responsabilità verso il mio desiderio e la mia memoria e verso il modo in cui li trasformo in immagini. Lavorare con desiderio e memoria richiede onestà. Crescendo nel lavoro, ho smesso di romanticizzare questi elementi.</p>



<p>Li ho visti come materia: fragile, a volte scomoda, ma autentica. Essere adulto ha significato accettare che ciò che desidero e ricordo non è separato dal mio lavoro: ne è il fondamento.</p>



<h4>Invece di nascondermi dietro l’estetica, mi espongo in questa vulnerabilità e la rivendico come mia voce.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111366" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1666193359&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un7" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg" alt="" class="wp-image-111366" width="837" height="1255" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 837px) 100vw, 837px" /></figure>



<p><strong>Nel libro c’è un equilibrio molto preciso tra gioco e formalismo. Quanto controllo c’è nelle tue immagini e quanta resa?</strong></p>



<p>Per me sono entrambe le cose. Ho bisogno di controllo: preparo con cura, penso alla composizione e all’intenzione prima dello scatto.</p>



<p>Ma quando il processo inizia, subentra qualcos’altro. C’è improvvisazione, gioco. Lascio che i modelli partecipino attivamente, senza dirigere ogni movimento. Diventa uno scambio, un dare e avere di energia. Io guido, ma lascio spazio affinché il modello si abbandoni fisicamente e mentalmente al momento. L’immagine si costruisce insieme.</p>



<h4>Il controllo fornisce la struttura, ma è l’abbandono che le dà vita.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111367" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;7.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763481229&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;55&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un6" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg" alt="" class="wp-image-111367" width="839" height="1258" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p><strong>In un mondo sempre più digitale e disincarnato, <em>Boys with Feelings</em> insiste sul contatto, sulla pelle, sulla pressione. Il corpo è ancora uno spazio politico?</strong></p>



<p>Sì, il corpo rimane uno spazio politico.</p>



<p>In un mondo sempre più digitale e distaccato, insistere sul contatto e sulla presenza è quasi un atto di resistenza. Soprattutto per il corpo maschile, vulnerabilità e tenerezza mettono in discussione aspettative radicate di mascolinità, controllo e repressione emotiva.</p>



<h2>Esporre la sensibilità non è neutrale, ha un peso politico.</h2>



<p>Allo stesso tempo, per me è qualcosa di profondamente esistenziale e personale. Il mio lavoro nasce dalle mie esperienze e dal mio bisogno di connessione e riconoscimento. L’intimità è centrale: voglio che le mie immagini risuonino con i ricordi, i desideri e le emozioni dello spettatore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111368" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un9/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9.jpg" data-orig-size="1276,958" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1595534984&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;12&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un9" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-300x225.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1024x769.jpg" loading="lazy" width="1024" height="769" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1024x769.jpg" alt="" class="wp-image-111368" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1024x769.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-300x225.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-768x577.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1000x751.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-900x676.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-450x338.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-350x263.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9.jpg 1276w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Le tue immagini parlano di desiderio, fantasia, sottomissione. Quanto di queste dinamiche è autobiografico?</strong></p>



<p>Il mio lavoro è sicuramente autobiografico.</p>



<p>Attraverso le immagini mi espongo, non letteralmente ma emotivamente. Comunico esperienze personali, fantasie e vulnerabilità, anche ciò di cui mi vergogno. La fotografia mi permette di affrontare invece che nascondere.</p>



<p>Non esiste una linea netta tra personale e costruito: tutto è interconnesso e si alimenta reciprocamente.</p>



<p>Per me la sottomissione non significa debolezza ma fiducia. La fiducia è essenziale nelle mie relazioni personali e lo diventa anche nelle immagini.</p>



<p>Le dinamiche di desiderio, abbandono e intimità riflettono il mio bisogno di superare paura e vergogna. Attraverso il lavoro cerco di non nascondermi e di lasciare che queste parti di me esistano apertamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111369" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg" data-orig-size="667,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3200&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1591474537&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;220&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.02&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un10" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg" alt="" class="wp-image-111369" width="840" height="1263" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg 667w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-450x677.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-350x526.jpg 350w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>C’è una fotografia nel libro che ti ha messo a disagio, non per ciò che mostra ma per ciò che rivela di te?</strong></p>



<p>Ci sono diverse fotografie che, una volta realizzate, ho capito essere molto personali.</p>



<p>A volte questo mi mette a disagio, ma quel disagio è importante. L’essenza del mio lavoro sta proprio nella capacità di comunicare queste immagini nonostante la paura di espormi.</p>



<h4>Credo che alcune immagini funzionino come un confine, uno che scelgo di attraversare. Voglio andare oltre ciò che è sicuro.</h4>



<p>Quando un’immagine mi mette leggermente a disagio, so di aver raggiunto qualcosa di vero. È lì che sento di aver centrato l’obiettivo: esprimere oltre il comfort e spingere i miei limiti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111370" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un12-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg" data-orig-size="1003,669" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;7.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1670002010&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un12-copia" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg" loading="lazy" width="1003" height="669" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg" alt="" class="wp-image-111370" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg 1003w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure>



<p><strong>Scegliere di nascondere i volti sposta l’attenzione sulla pura fisicità. È un modo per proteggere i soggetti o te stesso?</strong></p>



<p>Nascondere i volti offre una certa protezione, ma per me la cosa più importante è che il corpo non prenda identità dal volto.</p>



<h4>Diventa più intimo e allo stesso tempo più universale. L’immagine smette di essere il ritratto di una persona specifica e diventa una situazione, una narrazione, un’esperienza che potrebbe appartenere a chiunque.</h4>



<p>In questo modo lo spettatore può riconoscersi più facilmente nell’immagine.</p>



<p>Eliminando l’identità individuale, le fotografie enfatizzano l’esperienza condivisa e il desiderio, creando un dialogo tra immagine e osservatore che non è limitato a una sola prospettiva.</p>



<p></p>
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		<title>Marc Martin: il corpo come campo di battaglia tra nudità e resistenza</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 11:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[gay photography]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Martin]]></category>
		<category><![CDATA[Mathis Chevalier]]></category>
		<category><![CDATA[New Cover]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel lavoro di Marc Martin, il corpo di Mathis Chevalier è una soglia: tra il visibile e l’invisibile, tra la sua epifania e la sua cancellazione, tra il desiderio e la censura. Non esiste una nudità che non sia, allo stesso tempo, un mistero e una rivelazione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Nel lavoro di Marc Martin, il corpo di Mathis Chevalier è una soglia: tra il visibile e l’invisibile, tra la sua epifania e la sua cancellazione, tra il desiderio e la censura. Non esiste una nudità che non sia, allo stesso tempo, un mistero e una rivelazione.</h4>



<p>Con queste immagini Marc Martin è come se portasse a riconsiderare lo sguardo, a chiederci cosa significhi vedere davvero, quando vedere è sempre anche un toccare.</p>



<p>Marc Martin non si limita a catturare il corpo di <a href="https://www.instagram.com/mathis_chevalier_/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chevalier</a>: lo interroga, lo disfa, lo ricompone. Non lo celebra nella sua semplice esistenza, ma lo trasforma in scenografie viventi, in parabole carnali che parlano di desiderio, di potere e di vulnerabilità. Il corpo di Chevalier nelle sue immagini di Matias, non è mai un oggetto muto, ma una superficie di scrittura dove si stratificano memorie, tabù e atti di resistenza.</p>



<h3>Se nella storia dell&#8217;arte il nudo maschile ha oscillato tra il sublime e l&#8217;invisibilità, Marc Martin lo restituisce al nostro sguardo senza le ipocrisie della contemporaneità. In Tomber des Nu(e)s, la sua collaborazione con Mathis Chevalier si fa esercizio di svelamento: un atlante visivo che smonta la rigidità dei canoni, che esplora la nudità con la stessa tensione di un gesto teatrale. Qui il corpo non è solo esposto, ma offerto alla luce come un territorio da attraversare, un campo di battaglia dove bellezza e imperfezione, forza e fragilità convivono in un equilibrio instabile.</h3>



<p>Mathis Chevalier non è soltanto un modello, ma un co-autore dell&#8217;immaginario che si costruisce scatto dopo scatto. Ex campione di MMA, si porta addosso il peso di un certo sguardo sociale sulla mascolinità, ma davanti all&#8217;obiettivo di Martin il suo corpo si ammorbidisce, si espande, accetta di abbandonare la corazza della performance per accogliere il dubbio, l&#8217;incertezza. Così, nella reinterpretazione della Venere Rokeby di Velázquez, il classico e il contemporaneo collidono: la pelle liscia del modello originale lascia il posto a una peluria che diventa segno politico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109580" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-dou-viens-tu/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1690985954&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;105&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc-Martin-Dou-viens-tu" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-1024x683.jpg" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-1024x683.jpg" alt="Mathis Chevalier" class="wp-image-109580" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Dou-viens-tu.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Marc Martin &#8211; D&#8217;ou viens-tu</em></figcaption></figure>



<p>Deuxième Round prosegue questa indagine con una libertà ancora più esplicita. Se Tomber des Nu(e)s evocava la scultura e la pittura del passato, qui il linguaggio visivo si emancipa dal riferimento per esplorare territori inediti.</p>



<p>I corpi diventano fluidi, la fotografia si avvicina quasi alla coreografia, in un gioco costante tra composizione e spontaneità.</p>



<p>C&#8217;è qualcosa di cinematografico nell&#8217;estetica di Marc Martin, un gusto per la costruzione dell&#8217;immagine che trascende la semplice documentazione. Il suo teatro è spoglio di artifici: la luce naturale, i dettagli imperfetti, gli spazi scelti con cura raccontano storie di esistenze vissute, di un corpo che non è mai sono anonimo ma sempre specifico, segnato da esperienze, da desideri, da memorie incise su di esso.</p>



<p>Le fotografie di Martin, in fondo, parlano di libertà. </p>



<h4>Libertà di mostrarsi senza filtri, di sottrarsi allo sguardo normativo, di affermare la propria presenza senza doverla giustificare. In un&#8217;epoca in cui la nudità è stata addomesticata dai social network e relegata a un&#8217;estetica asettica, Marc Martin ci ricorda che il corpo è ancora un campo di battaglia, un luogo di lotta e di riconquista. E che la bellezza, quando sfugge al controllo, diventa un atto rivoluzionario.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109505" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-poete-et-boxeur/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Poete-et-boxeur.jpg" data-orig-size="1200,969" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Il tuo lavoro esplora spesso la vulnerabilità e l’intimità. Qual è il confine tra ciò che scegli di mostrare e ciò che preferisci tenere nascosto?</strong><br>Nel mondo di oggi, spogliarsi significa decidere di esporre la propria vulnerabilità. Ma nonostante i continui richiami alla “libertà di espressione”, mostrare vulnerabilità e intimità sta diventando sempre più difficile. Poiché il sesso è intrinsecamente legato alla vulnerabilità e all’intimità, viene sempre più ridotto a una questione individuale, privato delle sue dimensioni sociali e politiche. </p>



<h4>Eppure, ai miei occhi, il sesso è indecente solo se si sceglie di guardarlo in quel modo. </h4>



<p>Per questo considero rappresentare sessualità non egemoniche un atto politico. Che sia in modo esplicito o meno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109506" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-sur-la-route-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Sur-la-route-3.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>I tuoi ritratti sembrano raccontare storie complesse in un unico scatto. Quanto spazio lasci all&#8217;improvvisazione rispetto alla pianificazione?</strong><br>In realtà, pianifico raramente i dettagli. Ciò che mi interessa è che i miei modelli trasmettano una parte della loro autenticità nell&#8217;immagine finale. La mia prima fonte di ispirazione è spesso il luogo dello shooting: l’ambientazione aiuta a definire un’intenzione. Ma la vera storia, quella che regge, nasce dalla storia personale del modello. Una storia che sceglie di raccontare alla macchina fotografica. O di nascondere. Trovare la verità in un ritratto è un lavoro a quattro mani. Può emergere da uno sguardo, da una postura inaspettata. Le mie foto raccontano mezze verità, se non altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109507" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-sur-la-route-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Sur-la-route-6.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Qual è stata l’ispirazione principale per il progetto&nbsp;<em>Tomber des Nu(e)s</em>? Ci sono stati eventi o influenze specifiche che hanno guidato il suo processo creativo?</strong><br>Questo progetto ruota attorno a un unico modello, per permettere di esplorarne ogni sfaccettatura.<br><em><a href="https://www.marcmartin.paris/?p=5672" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tomber des Nu(e)s</a></em>, si concretizza in un libro fotografico di 300 pagine e in una mostra alla <a href="https://www.galerie-obsession.com/expositions/marc-martin-mathis-chevalier-tomber-des-nues/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Galerie Obsession</a> di Parigi, è stato ovviamente influenzato dalla personalità del suo protagonista: Mathis Chevalier, un atleta e attore di 25 anni, perfettamente a suo agio nel proprio corpo e con una forte curiosità esplorativa. Avevo appena terminato la regia di&nbsp;<em><a href="https://www.marcmartin.paris/?page_id=3555" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mon CRS</a></em>, un cortometraggio sensuale (ma pensato per un pubblico ampio) in cui Mathis interpretava un poliziotto che si innamora di una donna trans. Credo che, conoscendo bene il mio lavoro, Mathis sentisse che non avevamo ancora davvero sfidato i tabù né spinto i confini del pudore. È stato lui a voler andare oltre, dando così inizio a un’avventura umana condivisa…</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109508" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-la-maison-de-fous/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-la-maison-de-fous.jpg" data-orig-size="1200,969" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Come descriveresti la collaborazione con Mathis Chevalier? In che modo il suo background da atleta ha influenzato il lavoro fotografico?</strong><br>Mathis e io proveniamo da contesti e generazioni completamente diverse. Ci ha uniti un’attrazione comune per lo spettacolo e il senso del grandioso. Come atleta ed ex campione di MMA, Mathis aveva un’attitudine naturale a mettersi in mostra. Ma ciò che mi ha colpito di più sono stati i suoi momenti di dubbio. Anche dal punto di vista fotografico. </p>



<h4>Inoltre, non credo che essere attratti dagli attributi maschili sia un problema. I problemi iniziano quando si comincia a credere che essere uomo significhi essere superiore.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109509" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-la-feria/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-La-feria.jpg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>La mostra sfida i tabù legati alla nudità e alla mascolinità. Quali reazioni speri di suscitare nel pubblico?</strong><br>Mi piacerebbe cambiare la percezione degli uomini come meri oggetti di desiderio. La nudità di Mathis Chevalier nelle mie fotografie è uno strumento per andare oltre, per superare i cliché e gli stereotipi binari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109510" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-franc-jeu/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Franc-Jeu.jpg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1705664248&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;46&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>L&#8217;aspetto teatrale e cinematografico è molto presente nelle tue immagini. Come bilanci poesia e provocazione nel tuo lavoro?</strong><br>Non traccio una linea tra chi diffonde masturbazione e la masturbazione intellettuale. Trovo che poesia e pornografia si combinino perfettamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109511" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-mathis-au-miroir/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Mathis-au-miroir.jpg" data-orig-size="1200,842" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1705251256&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.02&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Qual è il ruolo del patrimonio artistico e delle citazioni visive nella tua fotografia, e in che modo contribuiscono alla decostruzione degli stereotipi di genere?</strong><br>Nella nostra reinterpretazione della&nbsp;<em>Venere Rokeby</em>&nbsp;di Velázquez, Mathis Chevalier incarna l’odalisca languida, offrendo allo sguardo dello spettatore i suoi glutei. A differenza di quelli lisci della Venere originale, i suoi sono ricoperti di peli, un dettaglio sottile che richiama il diktat imposto alle donne sulla depilazione. Anche il simbolo del campione di MMA, disciplina spesso criticata per il suo machismo e l’omofobia, viene messo in discussione. In questo scatto, Mathis si espone—letteralmente e metaforicamente.</p>



<p>In un’altra foto, scattata in una palestra dall’estetica rétro alla&nbsp;<em>Rocky Balboa</em>, solleva Jona James, un giovane pugile trans, portandolo sul ring come un vincitore. Le cicatrici della mastectomia visibili sul petto nudo di Jona decostruiscono l’immagine della virilità classica negli sport da combattimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109512" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-victoria/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Victoria.jpg" data-orig-size="1200,969" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Qual è, secondo te, il significato della libertà corporea e dell’espressione attraverso la nudità nel contesto culturale e sociale odierno?</strong><br>I social network, basati su valori puritani dominanti negli Stati Uniti, hanno degradato la nudità. Stiamo vivendo un’epoca di grandi regressioni, sia dal punto di vista umano che sessuale. </p>



<h4>Il mondo della cultura, in generale, è più vincolato che mai: inserire scene di sesso non simulato in un progetto significa automaticamente relegarlo alla categoria dell’oscenità. </h4>



<p>Eppure, ai miei occhi, la vera oscenità si trova altrove: nella mentalità ristretta e nella mancanza di tolleranza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109513" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-cabosses-a/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Cabosses-A.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1692440342&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109514" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-cabosses-b/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Cabosses-B.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1692440342&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Durante gli shooting ci sono stati momenti inaspettati o situazioni divertenti che hanno influenzato il risultato finale delle foto?</strong><br>Volevo rendere omaggio a Madonna con questo progetto, perché la venero come simbolo di liberazione femminile. Nel suo libro&nbsp;<em>SEX</em>&nbsp;(pubblicato nel 1992), faceva l’autostop nuda per le strade di Miami. Mathis ha ripreso quella posa iconica, nudo e sui tacchi a spillo, ma nei sobborghi in cui è cresciuto e dove è diventato campione.</p>



<p>E poi, con nostra sorpresa, i camionisti di passaggio hanno iniziato a suonare il clacson in modo che ci è sembrato davvero amichevole e divertito. Questa sessione ci ha lasciato ricordi bellissimi. E una sola fotografia, perché non ci siamo trattenuti a lungo. Non volevamo nemmeno finire in commissariato!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109515" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-on-ma-traite-e-de-pute/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-On-ma-traite-e-de-Pute.jpg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1692808366&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;105&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0003125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Qual è stata la reazione più sorprendente o inaspettata che hai ricevuto da qualcuno che ha visto il progetto?</strong><br>Mi ha colpito profondamente la reazione delle donne. Molte di loro ci hanno ringraziato per aver proposto una nuova visione della nudità maschile.</p>



<p>Ricordo anche Enrico, un visitatore italiano presente all’inaugurazione a Parigi. Ha predetto che la mostra sarebbe arrivata in Italia e che avrebbe avuto un grande successo. Chissà, magari qualcuno che legge TOH!&nbsp;possiede una galleria in Italia e questa intervista gli farà venire voglia di ospitarci. Sarebbe la mia prima mostra in Italia. D’altronde, c’è qualcosa di molto romano nei tratti di Mathis Chevalier, specialmente quando reinterpreta il&nbsp;<em>Fauno Barberini</em>…</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109516" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-faune-s/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Faune-s.jpg" data-orig-size="1200,969" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>E riguardo&nbsp;<em>Deuxième Round</em>, puoi dirci cosa troveremo al suo interno?</strong><br>In&nbsp;<em>Tomber des nu(e)s</em>, abbiamo preso molta ispirazione dalle pitture e sculture antiche. In&nbsp;<em>Deuxième Round</em>, siamo andati oltre, nel senso di &#8220;più liberi&#8221;, distaccandoci da queste referenze.&nbsp;<em>Deuxième Round</em>&nbsp;è un’opera complementare al primo libro, con un tocco più contemporaneo. Si concentra meno sulla sua bellezza classica e più sul suo lato poliedrico. Esploriamo nuovi territori, inclusa la rappresentazione del nudo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109518" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-les-jeux-interdits-b-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Les-jeux-interdits-B-1.jpg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1705664248&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;46&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Il tuo stile sembra sovvertire il concetto tradizionale di bellezza. Qual è il tuo rapporto con le imperfezioni e come influenzano il tuo processo creativo?</strong><br>L&#8217;imperfezione ha a che fare con l’essere disobbedienti. Oggi tutto deve brillare di una lucentezza perfetta. </p>



<h4>Mi piace mettere in luce cose che sono svalutate e sottovalutate. Per esempio, viviamo in un’epoca tirannica di pulizia e igiene. Nessun odore è consentito! Laviamo e lucidiamo tutto finché non sembra impeccabile. </h4>



<p>Ma cosa stiamo cercando di nascondere dietro tutta questa brillantezza? Il mio profilo Instagram si chiama&nbsp;<em><a href="https://www.instagram.com/things_that_stink/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">things_that_stink</a></em>, e non è un caso. Amo tutto ciò che emana vita. Nella nostra società piena di oscenità nauseante, chiediamoci veramente cosa è disgustoso!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109519" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-lhomme-aux-bains/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Lhomme-aux-bains.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Molti dei tuoi progetti sembrano essere legati alla memoria e al desiderio. Qual è il ricordo più vivido che hai catturato attraverso l’obiettivo?</strong><br>Le generazioni precedenti hanno lottato per la nostra libertà. O per una maggiore libertà. Valutiamo il loro lascito, e dobbiamo continuare quella lotta. Il mio progetto sulla storia dei bagni pubblici come luoghi di &#8220;cruising&#8221; gay, prima che bar e app diventassero un&#8217;opzione (<a href="https://toh-magazine.com/2021/06/public-toilets-private-affairs-marc-martin-toh-magazine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Public Toilets, Private Affairs</a>), mi ha fatto (e ha fatto agli altri) riflettere su come i nostri predecessori stessero resistendo alla norma. </p>



<h4>L’omosessualità era considerata un reato, ma il desiderio di questi uomini di incontrarsi con altri uomini li portava a sfidare le regole in questi spazi pubblici. Preparando questo progetto, ho avuto accesso a gabinetti ancora esistenti ma ormai chiusi da tempo nella metropolitana di Parigi. </h4>



<p>Ho portato il mio amico Jean-Pierre, che allora aveva 75 anni, a visitarli con me. Lui era stato un frequentatore abituale e questo era il posto dove aveva imparato a scoprire la sua sessualità.&nbsp;</p>



<p>Vedere i suoi occhi soddisfatti nel trovare questo luogo intatto mi ha toccato profondamente: &#8220;Ricordo tutto, anche l&#8217;odore&#8221;, mi ha detto. Un odore di urina che ovviamente era sparito mezzo secolo dopo. Questo ha rafforzato la mia convinzione che il sesso abbia a che fare con la liberazione, che è un tema centrale nel mio lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109520" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-larmes-dachille/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Larmes-dAchille.jpg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1705664248&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;46&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Se potessi immortalare un momento o una persona del passato, chi o cosa sceglieresti e perché?</strong>Scelgo l&#8217;amore! Tutto il mio lavoro riguarda l’amore. Le persone innamorate, che siano coperte di fango o di merda, sono sempre più forti e più belle degli odiatori. Trovo molto difficile comprendere l&#8217;odio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109521" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-le-coach-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Le-coach-2.jpg" data-orig-size="1200,969" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Parigi sembra essere una parte integrante della tua identità artistica. In che modo la città influisce sul tuo lavoro? Ci sono luoghi che ti ispirano particolarmente?</strong><br>Lavoro sia a Parigi che a Berlino. Le città eleganti o pittoresche non mi impressionano affatto. Mi piacciono la patina, le piastrelle giallastre e le pietre antiche. Amo i luoghi che non cedono facilmente alla modernità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109522" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-ni-queue-ni-tete/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Ni-queue-ni-tete.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Come percepisci l&#8217;equilibrio tra fotografia analogica e digitale nel tuo lavoro? Ti affidi ancora alla pellicola o preferisci la flessibilità del digitale?</strong><br>Entrambe le tecniche si combinano bene, e le ho già utilizzate entrambe in&nbsp;<em>Beau Menteur</em>. Attualmente sto esplorando una serie intera utilizzando pellicole Polaroid obsolete. Il risultato è completamente casuale, è proprio per questo mi piace tanto degli snapshots: non riuscire a controllare tutto.</p>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column">
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109523" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-troisieme-mi-temps-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-1024x683.jpg" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-109523" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-3.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Marc Martin &#8211; Troisième mi-temps 3</em></figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column">
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109524" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-troisieme-mi-temps-b/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Troisieme-mi-temps-B.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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</div>
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<p><strong>C&#8217;è un progetto futuro o un tema inesplorato che ti piacerebbe affrontare, qualcosa di completamente diverso da ciò che hai fatto finora?</strong></p>



<p>In un momento in cui molte persone si chiudono in se stesse, quando i governi cercano di minare i diritti fondamentali, quando le minoranze sono sempre più minacciate, la mia nuova mostra&nbsp;<em>Mauvaises Vies</em>&nbsp;esplora l&#8217;idea di un &#8220;luogo sicuro&#8221; e della felicità negli spazi pubblici e privati. Ho progettato una scenografia a LaVallée a Bruxelles, una ex fabbrica trasformata in uno spazio di creazione artistica, composta da una serie di alcove in cui persone con background, storie e esperienze diverse si godono la vita insieme. Trans e cis, bianchi e razzializzati, giovani e anziani, si ritrovano in un miscuglio di vite visibilmente felici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109526" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-sans-titre-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-Sans-titre-3.jpg" data-orig-size="1200,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5DS&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1657829480&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p>Nel mondo della moda si dice che la felicità non sia fotogenica; si racconta che insegnano alle modelle a sembrare altezzose e disinteressate, a fare il broncio per sembrare sexy. In questa mostra, mostro esattamente l&#8217;opposto: mostro la felicità come una potente arma contro i guastafeste di questo mondo.</p>



<p>Liberi dal body shaming e dalle regole estetiche, liberati dal giovanilismo e dall&#8217;ageismo, mostro feticisti, sex workers, persone con disabilità, ecc., che fioriscono nel loro auto-realizzarsi. Perché tutte le vite sono uguali e contano. Non vedo l&#8217;ora di vedervi tutti a LaVallée il 9 maggio per l&#8217;inaugurazione. La mostra coincide con la settimana del Pride belga.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109525" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/marc-martin-il-corpo-come-campo-di-battaglia-tra-nudita-e-resistenza-mathis-chevalier/marc-martin-sans-titre-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/Marc-Martin-sans-titre-4.jpg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Marc Martin" data-image-description="&lt;p&gt;Marc Martin&lt;/p&gt;
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<p class="has-white-color has-text-color">Mathis Chevalier Mathis Chevalier Mathis Chevalier Mathis Chevalier Mathis Chevalier</p>
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