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	<title>Salvami mostro Archivi &#8212; Toh! Magazine</title>
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	<title>Salvami mostro Archivi &#8212; Toh! Magazine</title>
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		<title>Lorenzo Balducci: La comicità è il racconto della frattura tragica dell’esistenza umana</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/11/lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 16:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[attore lgbtq]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Balducci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con "Salvami, mostro", Lorenzo Balducci porta in scena personaggi grotteschi, sospesi tra comicità e dramma, lo abbiamo intervistato.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/11/lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana/">Lorenzo Balducci: La comicità è il racconto della frattura tragica dell’esistenza umana</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla recitazione al suo universo di personaggi, passando per Madonna, gli algoritmi e le contraddizioni della comunità gay. A dodici anni dalla sua prima cover e intervista su Toh! Magazine, Lorenzo Balducci torna a raccontarsi con la libertà di chi ha smesso di cercare una definizione rassicurante di sé. E che, soprattutto, non ha nessuna intenzione di chiedere il permesso.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 Lorenzo Balducci era già passato da <a href="https://toh-magazine.com/2021/12/lorenzo-balducci-nudo-sexy-toh-magazine/">Toh!</a>, con una copertina e un’intervista che oggi appartengono a un’altra stagione della sua vita. Dodici anni dopo, ritrovarlo significa fare i conti con tutto quello che è cambiato nel frattempo: il percorso artistico, la percezione di sé, il rapporto con il pubblico e la nascita di un immaginario comico che ha progressivamente smontato l’immagine dell’attore con cui molti lo avevano conosciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con<a href="https://www.instagram.com/lorenzobalducci82/?hl=it"> <em>Salvami, mostro</em></a>, Lorenzo Balducci porta in scena un universo di personaggi grotteschi, attraversato da una comicità che non rinuncia alla dimensione drammatica. Sui social, invece, si diverte a giocare con identità, generi e riferimenti pop, senza fare della rincorsa all’algoritmo una strategia di sopravvivenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conversazione parte da una vecchia copertina e finisce per attraversare temi meno leggeri di quanto prometta l&#8217;apertura: la mediocrità come standard culturale, la mancanza di empatia, il rapporto della comunità gay con l&#8217;età, l&#8217;omofobia interiorizzata e il rischio di sostituire un modello di conformismo con un altro. In mezzo, naturalmente, c&#8217;è Madonna. Perché alcune fedeltà, a quanto pare, non sono negoziabili.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111971" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/11/lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana/img_2826/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2826.jpeg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 17 Pro&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1766946092&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;16.890625&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0098039215686275&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Lorenzo Balducci" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Fotografie di Valentina Di Palma&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima di cominciare, come stai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sto abbastanza bene. Mi sono versato addosso del tè bollente in maniera assurda e mi sono ustionato il naso. La pelle sta lentamente tornando a posto, anche se per un po&#8217; sembravo uno dei cattivi di Batman.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su TOH! ci eravamo incontrati nel 2014. Sono passati dodici anni, e nel frattempo sono cambiate molte cose, sul piano personale e culturale. Se oggi guardi quelle fotografie, riconosci ancora quel Lorenzo? E soprattutto, cosa gli diresti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo ancora il servizio fotografico, l&#8217;ambientazione, gli abiti. Era sicuramente un Lorenzo più inquieto di quello che sono oggi, anche se una buona dose di inquietudine mi è rimasta. All&#8217;epoca ero in una fase di esplorazione piuttosto disordinata: cercavo di capire che cosa volessi essere, non soltanto artisticamente, ma anche come persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavo gettando le basi per uno dei periodi più complicati della mia vita. Me ne sono andato, ho cercato altrove una stabilità che pensavo di poter trovare. Ho vissuto a Madrid per un periodo lungo e frammentato, ho provato anche a vivere a Los Angeles, ma poi la vita mi ha riportato qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quel Lorenzo direi di non avere così tanta paura delle proprie insicurezze, delle difficoltà e di quelli che considera difetti. Spesso non sono difetti, ma semplicemente le tante sfaccettature di una personalità. Oggi riesco ad accoglierle con molta più serenità e consapevolezza. Ci vuole tempo, naturalmente, e ognuno ha i propri ritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando ci incontrammo nel 2014 avevi già fatto coming out pubblicamente, da due anni. Sembrava quasi l&#8217;inizio di una nuova fase, quella in cui presentavi al mondo una parte di te che prima era rimasta privata. Oggi, cosa è cambiato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coming out pubblico era avvenuto nel 2012, quindi nel 2014 ero già abbastanza sereno sotto quel punto di vista. Ma il percorso privato era iniziato molto prima, nel 2002. Prima con me stesso, poi con le persone più importanti della mia vita e, soltanto molto tempo dopo, pubblicamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è stato un prima e un dopo così netto, né un ritorno indietro. È stato un percorso lungo, fatto di passaggi e di consapevolezze che sono arrivate gradualmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con <em>Salvami, mostro</em> hai costruito un universo di personaggi che sembrano raccogliere molte delle contraddizioni dell&#8217;essere umano. Da dove nasce questo immaginario?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ambiguità, l&#8217;arroganza, la prevaricazione e tutte quelle caratteristiche che possiamo ritrovare negli esseri umani si concentrano nei personaggi dello spettacolo. È questo che lo rende surreale e grottesco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Per me la comicità, come per molti altri, è il racconto della frattura tragica dell&#8217;esistenza umana. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La base deve essere profondamente drammatica, proprio perché l&#8217;elemento comico possa funzionare. A un certo punto lo spettacolo prende una direzione più amara e il finale ha un sapore diverso rispetto all&#8217;inizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la cosa che mi affascina di più, sia come spettatore sia come autore: riuscire a far convivere due realtà, quella drammatica e quella comica, che nella vita quotidiana sono continuamente intrecciate. Poco prima ti raccontavo di mia madre che cade, ma posso anche raccontarti qualcosa di assolutamente comico che mi è successo due ore prima. È un&#8217;oscillazione costante tra tragedia e comicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È più difficile interpretare Aurelia, Basileo o tua madre, oppure interpretare Lorenzo senza alcuna protezione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dipende. In <em>Salvami, mostro</em> la parte in cui interpreto me stesso è comunque legata al contesto dello spettacolo. Il Lorenzo che porto in scena è molto simile a un altro personaggio grottesco e comico, quindi, paradossalmente, entrare nei miei panni mi viene abbastanza naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista tecnico, invece, è molto più impegnativo interpretare un personaggio che, alla fine del monologo, mi lascia completamente esausto. Parla velocemente, con una forza e una violenza verbale molto intense. Ci sono mia madre, mio padre, mia sorella e poi Victoria Beckham, che ha un aplomb completamente diverso e che, da questo punto di vista, è più semplice da interpretare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo dura un&#8217;ora e mezza ed è intervallato da video che mi permettono di passare da un personaggio all&#8217;altro. Ma il personaggio di Lorenzo chiude lo spettacolo e quella parte è probabilmente la più difficile sul piano emotivo. Non si tratta di sudore o di fatica fisica: è uno sforzo per raggiungere determinate corde. Mi tocca sempre, anche perché mi riguarda direttamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo lavoro sui social nasce da un&#8217;esigenza creativa, ma inevitabilmente ti confronti con gli algoritmi. Quanto devi negoziare con il sistema per non diventare prigioniero del personaggio che funziona meglio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo è molto semplice: non me ne importa niente e non seguo gli algoritmi. Ci sono alcune occasioni, come Halloween o Natale, in cui può venirmi naturale pensare a un video legato al periodo. Ma soltanto se ho un&#8217;idea che mi diverte. Non è un obbligo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;anno seguo quello che mi va di fare. Il desiderio creativo non ha necessariamente a che vedere con l&#8217;algoritmo. Di recente ho pubblicato un video sulle chat delle mamme, un tema che è stato affrontato e rifatto moltissime volte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno mi ha anche detto che lo avevano già fatto tutti. Va bene, ma non vado a guardare quello che fanno gli altri per replicarlo. Mi documento sull&#8217;argomento e realizzo la mia versione.Lo stesso vale per i lip-sync sulle cantanti, da Whitney Houston a Madonna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Voglio divertirmi. Nessuno mi paga per fare quei video: diventa un lavoro quando ci sono collaborazioni o contenuti pubblicitari, ma non succede sempre. Per mantenere vivo questo percorso, l&#8217;unica possibilità è non trasformarlo in una rincorsa alle tendenze.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ho seguito un trend di recente, per la prima volta in sei anni, ma era un&#8217;idea che sentivo mia. Deve essere qualcosa che nasce da dentro, che senti anche fisicamente. Può arrivare da un film, da un cartone animato, da una canzone. L&#8217;importante è seguire il proprio istinto.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111970" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/11/lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana/img_2775/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775.jpeg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 17 Pro&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1766944700&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;16.890625&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;320&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0098039215686275&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Lorenzo Balducci" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-768x1024.jpeg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-768x1024.jpeg" alt="Lorenzo Balducci" class="wp-image-111970" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-768x1024.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-225x300.jpeg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-1152x1536.jpeg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-1000x1333.jpeg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-900x1200.jpeg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-450x600.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775-350x467.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/IMG_2775.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mediocrità è diventata una forma di potere? Basta guardare chi occupa certi spazi pubblici per avere qualche sospetto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, credo che abbia delineato uno standard sempre più consistente, e non in senso positivo. C&#8217;è un livello di mediocrità piuttosto diffuso, che non è nemmeno quello più evidente, quello che riconoscono come tale anche le persone che lo producono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo vedo nel cinema, in televisione e sui social. Mi rendo conto di quanto piaccia e di quanto potere abbia. Così crea un precedente e diventa ancora più difficile proporre qualcosa di diverso, perché una proposta alternativa può perfino sembrare strana rispetto a quel flusso continuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi magari una proposta diversa viene riconosciuta per la sua qualità, ma il danno è stato fatto. E va avanti da anni. È una dinamica che può verificarsi in qualunque contesto, non soltanto in quello artistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tornando a <em>Salvami, mostro</em>: se potessi salvare il mondo da un solo difetto umano, quale elimineresti? E, soprattutto, saresti disposto a rinunciare a una parte di te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mancanza di empatia. Secondo me è collegata a moltissime altre cose. L&#8217;incapacità di mettersi nei panni dell&#8217;altro è alla base di una quantità di comportamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E a quale parte di te rinunceresti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrei rinunciare a qualcosa che mi rende felice. Forse a uno dei cinque sensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passiamo a qualcosa di più leggero, almeno nelle intenzioni. Qual è la diva che difenderesti davanti a un tribunale internazionale immaginario della comunità gay? E chi, invece, consideri sopravvalutata nonostante il consenso generale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho dubbi su chi difenderei. Quando ho ascoltato Frozen, nel 1998, è iniziato un percorso di amore e fedeltà assoluta. Da allora, indipendentemente da tutto, anche dagli errori che altri possono considerare tali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso artistico non può essere una linea costante e perfetta. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">È fatto di tentativi, esperimenti, cambiamenti di tono, album che magari non raggiungono la perfezione che qualcuno si aspetta. Si può prendere le distanze da un lavoro, dire che non è nelle proprie corde, ma non capisco il livello di aggressività che si scatena contro un artista quando prova a fare qualcosa di diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio quella mancanza di empatia di cui parlavamo. Perciò sì, difenderei Madonna in qualunque contesto immaginabile. Per quanto riguarda la seconda domanda, stavo cercando un altro nome, ma non mi viene, anzi si, Pink.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A proposito di empatia: esiste ancora una cultura gay condivisa oppure siamo diventati tante piccole tribù che si detestano reciprocamente su Instagram?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho la tendenza a credere che ci siano tante tribù, anche se non tutte si detestano. All&#8217;interno della mia sento di dare e ricevere amore dalle persone che fanno parte della mia vita, e anche da quelle che la attraversano. Ci sono rapporti basati sul rispetto, sulla tolleranza e sull&#8217;empatia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che rende più sbiadita l&#8217;idea di comunità è proprio la mancanza di empatia, che si è allargata molto e ha danneggiato il nostro senso di appartenenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte la comunità sembra ricomporsi in occasione di alcuni appuntamenti, ma ognuno arriva con la propria tribù e i propri obiettivi. Va benissimo avere un&#8217;identità, siamo tutti diversi, ma resta quella grande ombra del giudizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardo con nostalgia, pur non avendola mai vissuta, a certe immagini del passato. Penso anche a Stonewall: pagherei per poter vivere un giorno in quella realtà e assaporare quel senso di appartenenza che non ho mai conosciuto davvero. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è capitato di pensare di appartenere a qualcosa perché sarei disposto a espormi, a metterci la faccia, a difendere qualcuno in difficoltà. Ma il giudizio ha contaminato profondamente il senso di comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano queste piccole isole, queste tribù che si incontrano ogni tanto per ballare o fare festa. Naturalmente non è tutto così. Ci sono persone da cui prendo ispirazione e verso cui provo un profondo rispetto, soprattutto per il loro attivismo. Penso a Mariano Gallo, una delle nostre drag migliori, ma anche un attivista con una grande forza e una notevole capacità di comunicare e sensibilizzare. E penso a Pietro Turano, per cui ho una stima enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono tantissime, ma ci sono persone che fanno davvero la differenza. Sarebbe bello averne molte di più all&#8217;interno della comunità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="681" data-attachment-id="111968" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/11/lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana/_dsc0065-copy/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy.jpg" data-orig-size="1920,1277" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON Z 6_2&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1645152678&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;40&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.002&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Lorenzo Balducci" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-1024x681.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-1024x681.jpg" alt="Lorenzo Balducci" class="wp-image-111968" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-1024x681.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-768x511.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-1536x1022.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-1000x665.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-900x599.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-450x299.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/11/DSC0065-copy.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo te il mondo gay ha un problema con l&#8217;età? Sembra che, superata una certa soglia anagrafica, si debba scegliere tra diventare invisibili e fingersi eternamente venticinquenni. Tu hai 44 anni, quindi non fai più parte della categoria dei forever young. Come vivi questa cosa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa domanda mi piace molto, perché il tema dell&#8217;età mi tocca particolarmente. Da quando ho compiuto 38, 39 anni ho iniziato a essere un po&#8217; ossessionato dall&#8217;invecchiamento e dai primi cambiamenti. Adesso che ne ho 44 mi ritrovo spesso a pensare al prima e al dopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un&#8217;ossessione che a volte riesco a dissimulare, altre volte mi dico semplicemente: chi se ne frega. Dipende anche da quello che faccio artisticamente. Mi sono accorto abbastanza tardi di ciò che volevo fare. Non parlo del desiderio di fare l&#8217;attore, ma di quella parte surreale e comica che sapevo di avere dentro da anni e che è uscita davvero allo scoperto nel 2020, durante la pandemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho accettato che questa epifania sia arrivata a 38 anni, ma avrei preferito che succedesse prima, per potermi godere più a lungo questa possibilità. Non perché oggi non sia in grado di farlo, ma perché una parte di me sembra avere sempre presente una specie di conto alla rovescia. Come se aspettassi il momento in cui guardarmi da fuori e pensare di non essere più adatto, di non andare più bene per quello che faccio. È un pensiero sbagliato, ma esiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna ho dei riferimenti e delle lezioni di vita che cerco di non dimenticare. Negli ultimi due anni questi pensieri non mi hanno mai impedito di andare avanti. Ogni anno, però, mi chiedo cosa succederà quando ne avrò 45, 46. Potrei svegliarmi tra tre anni e sentirmi ridicolo, e non vorrei arrivare a quel punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso ad attori come Jim Carrey, ma anche a Marcello Cesena, che interpreta Jean-Claude da tanti anni. È più grande di me e ho un grande rispetto per lui, oltre a essere un suo fan. È una comicità che va oltre il tempo.La questione riguarda anche la vita privata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna non ho un&#8217;ossessione per i venticinquenni, anche se può capitare di essere attratti da qualcuno più giovane, e viceversa. Mi piace ancora andare a ballare, anche se lo faccio molto meno rispetto a vent&#8217;anni fa. A volte mi chiedo: fino a quando?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi mi torna in mente una scena di Berlino, di due anni fa. Ero in fila per entrare in un locale e c&#8217;era una signora di circa settant&#8217;anni, da sola, elegantissima, con una pelliccia. Era in mezzo a una fila piena di persone giovani e meno giovani. Mi è rimasta impressa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non servono cento persone per creare un precedente. Ne basta una. Per questo sono totalmente in disaccordo con l&#8217;idea che, a una certa età, bisogna diventare invisibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando vedo Madonna esibirsi sul palco alla sua età, non so se mi faccia più ridere o arrabbiare il fatto che riesca a infastidire così tanta gente. Mi fa ridere chi spreca energie per sminuire un altro essere umano. È probabilmente lo sport più triste che esista.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di Madonna: ha costruito una carriera enorme e tu sei a casa sul divano a criticarla. È chiaro che non abbia la stessa mobilità di vent&#8217;anni fa, ma sa come riempire un palco. Se non può farlo nello stesso modo, usa le guest star, le immagini, gli elementi scenici. Fa quello che sa fare meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c&#8217;è chi si concentra sul fatto che sia stata aiutata a salire per ritirare un premio, magari perché indossava i tacchi o c&#8217;erano delle scale. Intanto è salita sette volte a prendere un premio. E tu eri a casa sul divano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Poco fa parlavamo di empatia e di persone che giudicano gli altri. Nei tuoi personaggi il genere sembra quasi scomparire: a volte interpreti uomini, a volte donne, madri, figure completamente diverse da te. Mi chiedo se esista una forma di omofobia interiorizzata che si manifesta proprio nel disprezzo per tutto ciò che viene considerato troppo effeminato, troppo vistoso, troppo gay. Quella vecchia idea per cui qualcuno sarebbe accettabile finché non esagera, finché non dà troppo nell&#8217;occhio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo. È una cantilena estenuante che esiste da prima dei social: «Va bene tutto, però perché essere così gay? Perché esagerare?». È una cosa che viene ripetuta da sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle frasi più classiche è: «Non l&#8217;avrei mai detto di te». Come se tu avessi fatto centro perché non mostri quella stranezza che qualcuno si aspetta. Ma da dove arriva questa idea di ciò che è giusto e di ciò che non lo è? Da quello a cui siamo stati abituati, dai prototipi che la televisione ci ha presentato per anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono fortunato, perché ricevo pochi commenti negativi. A volte non ce ne sono proprio. C&#8217;è una persona che ogni tanto mi scrive che le piace vedermi vestito da donna, ma non rispondo quasi mai. Ho imparato che certe persone aspettano soltanto una replica per continuare la discussione.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;omofobia interiorizzata esiste sia fuori sia dentro la comunità. E si collega a tutto quello di cui parlavamo prima. Il mio universo di personaggi è nato in maniera molto spontanea, non c&#8217;era una strategia. Però mi rendo conto che possa fare un certo effetto vedere una persona che ha avuto un passato da attore drammatico, con un&#8217;immagine e una mascolinità piuttosto canoniche, smontare completamente quell&#8217;etichetta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi i miei personaggi hanno un&#8217;identità multiforme, in cui l&#8217;elemento femminile si mescola a quello maschile senza filtri, regole o limiti. Non dico che sia meglio o peggio, non è un merito. È semplicemente qualcosa di diverso.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace mettere in discussione il fastidio che questa libertà può provocare. Una cosa può non piacermi, e allora non la guardo. Ma perché dovrei essere così infastidito o arrabbiato da dover rompere le scatole a chi la fa? Questa è una cosa che continuerò a combattere. Non ti devi permettere di imporre agli altri il modo in cui devono essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La comunità gay ha passato decenni a combattere per il diritto di essere diversa. Oggi, invece, sembra impegnatissima a diventare identica a tutti gli altri. Abbiamo conquistato la libertà o abbiamo semplicemente cambiato il modello di conformismo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Capisco il desiderio di conformarsi. In fondo vogliamo conquistare alcune cose che sono concesse a tutto il resto del mondo. Non credo che il desiderio di ottenere questi diritti sia di per sé una forma di omologazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Per esempio, io non ho mai sentito il desiderio di sposarmi o di unirmi civilmente. Non so se lo sentirò mai. Ma darei un braccio perché qualcun altro possa conquistare questa possibilità. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, secondo me, non è il desiderio di ottenere quei diritti. Lo vedo però in determinati contesti della comunità. C&#8217;è un certo tipo di atteggiamento, di status, che rischia di appartenere a un&#8217;idea di conformismo. Mentre mi facevi la domanda ho pensato al passato, agli anni Settanta e Ottanta, a una realtà che non ho vissuto. A Stonewall, nel 1969.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da allora sono state conquistate moltissime cose, per fortuna. Ma sicuramente all&#8217;epoca non si parlava di conformismo. Mi fa un po&#8217; tristezza pensare che quella mancanza di appartenenza di cui parlavamo prima ci abbia resi più simili a tutto il resto, e forse anche un po&#8217; più spenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A molti manca l&#8217;idea di lotta. È faticosa, è una lotta costante e probabilmente continuerà anche quando non ci saremo più. Ma se penso a ciò che stimola la mia vita, a quello che mi ispira come persona e come artista, mi sento più vicino all&#8217;idea di un passato anticonvenzionale che a un presente stabilito, incorniciato in una sorta di conformismo anche estetico. È quello che mi interessa meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;ultima domanda, davvero stupida: chi ha più potere nella comunità gay? Madonna, Beyoncé, Cher o l&#8217;algoritmo di Grindr?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Temo molto la minaccia di Grindr, e su questo potremmo fare un intervista a parte, ce l’ho avuto per un lungo periodo ogni tanto torno ad averlo però penso che questo potere se lo contendano Madonna e Grindr perché il potere distruttivo di quest app è veramente potente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso a quando però Madonna ha utilizzato Grindr per lanciare il suo ultimo disco e questa cosa l’ho trovata geniale, in quel periodo non la usavo ma i miei amici mi dicevano: ogni tot arriva madonna su Grindr e quindi l’ho scaricato e l’ho vista anch’io. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A 68 anni avere un’idea del genere è pazzesco. Tornando alla domanda penso che si, Grindr abbia un forte potere, purtroppo in negativo, perché ha contribuito a dividere più che ad unire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Salvami, mostro</em> i prossimi appuntamenti:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">4 Novembre Torino <a href="https://www.instagram.com/teatrogioiellotorino/?hl=it">@teatrogioiellotorino</a><br>5-6 Novembre Milano <a href="https://www.instagram.com/teatrodelborgo_mi/?hl=it">@teatrodelborgo_mi</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/11/lorenzo-balducci-la-comicita-e-il-racconto-della-frattura-tragica-dellesistenza-umana/">Lorenzo Balducci: La comicità è il racconto della frattura tragica dell’esistenza umana</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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