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	<title>ZEGNA &#8211; Toh! Magazine</title>
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	<title>ZEGNA &#8211; Toh! Magazine</title>
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		<title>MILANO MODA UOMO FW 2026: TRA CONTINUITÀ E RIMASTONI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 15:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[armani]]></category>
		<category><![CDATA[LESSICO FAMILIARE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre meno sfilate e sempre meno effetto wow, a Milano sfilano pochi ma buoni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>In un sistema moda, ormai al tracollo, che vive di interruzioni forzate, reboot isterici e storytelling da LinkedIn, nei giorni della fashion week (che ormai è solo un weekend)<strong> Armani resta uno dei pochissimi megabrand immediatamente riconoscibili senza bisogno di</strong> grandi forzature. È una lingua visiva autonoma, fluente, che non ha mai avuto bisogno di sgomitare. E infatti, anche oggi, Armani non interrompe: <strong>continua</strong>.</h4>



<p>La collezione presentata da <strong>Leo Dell’Orco</strong>, storico braccio destro del fondatore per quarant’anni, ha il sapore di un esercizio di fedeltà e misura. Liscia, morbida, profondamente Armani. Sartoria ampia, fluida, tessuti accoglienti, pantaloni pieni che si appoggiano sulle scarpe in suede come se fosse sempre domenica pomeriggio.<br>C’è qualche segnale di movimento: trame iridescenti, tocchi di ametista, ma sempre filtrati da quella compostezza quasi allergica allo strappo. Persino il velluto blu più acceso flirta con l’appariscente senza mai concederglisi davvero.</p>



<p>I bomber carnosi, le giacche da aviatore, i maglioni larghi con spalle cadenti infilati in pantaloni enormi parlano a una giovinezza possibile, mai inseguita. In totale <strong>136 uscite</strong> che ribadiscono una verità semplice: Armani non sceglie tra monopetto e doppiopetto, tra collo a scialle o a fascia. Sceglie la languidezza. E basta.</p>



<p>Due show, zero scenografia nella pista sotterranea di Via Borgonuovo, modelli storici che sfilano con quell’andatura ventilata, mento alto, aria di chi non deve dimostrare nulla perché ha già dimostrato tutto. Continuità e nonchalance come manifesto politico.<br>Gli anni ’80 e ’90 stanno tornando ovunque, e Armani è paradossalmente in pole position proprio perché da li <strong>non se n’è mai andato</strong>. Il vero punto interrogativo è: cosa potrebbero fare i giovani designer interni se qualcuno li lasciasse davvero pescare nell’archivio, come accaduto da Paul Smith?</p>



<p>Il finale con le coppie uomo-donna ribadisce il ruolo pionieristico del fondatore nel riscrivere la sartoria come <strong>stile di vita totale</strong>, mentre la collaborazione con <strong>Alanui</strong>  (cardigan geometrici per lui e per lei) è forse l’unico vero segnale di un sentiero nuovo.<br>Dell’Orco saluta alla maniera di Giorgio, inchino misurato, poche mosse. Giustissimo</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/M359I4gJ9Os/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Milano moda uomo fw 26: Prada: l’inquietudine come alibi (e Raf Simons come rimastone)</h3>



<p>Da <strong>Prada</strong>, invece, l’asticella delle intenzioni viene fissata altissima: “valori umani universali, civiltà, cultura, intelligenza, cura”. Tutto affidato a camicie con taglio francese stirato a ferro e pantaloni di lana asciutti come se da un minuto all&#8217;altro avessero preso  l&#8217;Ozempic e l&#8217;avessero prescritto a tutto il <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">guardaroba maschile.</a></p>



<h3>La scenografia che vuole essere un condominio sventrato, modanature borghesi superstiti, caminetti appesi alle pareti, forse funziona più dei vestiti. La colonna sonora (Virgin Prunes, Suicide) ringhia il disagio. L’atmosfera è volutamente scomoda e  qui arriva il punto: <strong>Prada parla di “scomodità” come categoria esistenziale</strong>, ma la traduce in una forma ormai rassicurante che sinceramente non sorprende più.</h3>



<p>In passerella cappotti tubolari, alti, abbottonati fino al collo ma portati con l’attitudine disinvolta di un bomber; linee asciutte, quasi ascetiche; una palette di rosa antico, malva, verde anice, viola profondo che sorprende senza mai diventare folkloristica.<br>doveroso sottolineare che la silhouette snella resta impressa perché diversa dal resto di Milano, non perché “rivoluzionaria”. come non sono rivoluzionarie le tecniche d&#8217;invecchiamento dei capi utilizzate da Miuccia e Raf, e Simons questo lo sa molto bene dal momento che fruga nel passato e nell&#8217;archivio immaginario e immaginifico di Margiela facendo sue, alcune delle tecniche più riconosciute e utilizzate da Martin come  il <strong>memory of</strong>, ovvero la rivelazione di ciò che c’era prima: cuciture abrase, strati precedenti che riaffiorano, tessuti sottostanti che diventano parte del disegno; e il <br><strong>décortiqué</strong>, con capi “scorticati”, consumati, smontati per mostrare la loro costruzione e il loro passato.</p>



<p>In Martin Margiela queste pratiche erano atti radicali: mettevano in crisi l’idea di lusso, di novità, di perfezione industriale. Erano gesti concettuali, spesso violenti, che parlavano di memoria, lavoro, anonimato, sistema. In Prada diventano <strong>linguaggio raffinato</strong>, colto, controllato. Funzionano, sì. Ma non destabilizzano.</p>



<p>Ed è qui che Raf Simons si rivela per quello che è: <strong>un rimastone</strong>, musicalmente e concettualmente: non perché sia fermo, Simons è lucidissimo, ma perché continua a muoversi dentro un’estetica e un immaginario formatisi negli anni ’90 e 2000, quando la reference sapeva ancora di trauma, sottocultura, tensione reale. Oggi quelle stesse coordinate vengono riproposte come grammatica consolidata.<br>Il disagio diventa stile, l’imperfezione diventa codice, la citazione diventa comfort zone.</p>



<p>Il risultato è una collezione riuscita, quantomeno nell&#8217;intenzione ma <strong>non rivoluzionaria</strong>. E va benissimo così. Prada non deve essere ogni volta un evento salvifico. Può essere, come qui, una prova di intelligenza sartoriale e culturale, senza bisogno di urlare al genio perché tanto di geniale non c&#8217;è niente. Anzi!</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/J1GCDcbYIRI/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Milano Moda uomo FW26: L&#8217;Armadio di famiglia di Zegna rivela la bravura di Sartori.</h3>



<p>Con Zegna Alessandro Sartori conferma qualcosa di semplice ma raro: è veramente bravo. Cappotti ampi che cadono naturali, trench fluidi, pantaloni morbidi, lane lavate che sembrano già vissute senza essere stanche. È un’idea di modernità sobria e concreta che respira sul corpo, senza tanti teatrini. Tra le pieghe ci sono richiami a Hermès by Margiela, sartoria invisibile e precisa, cuciture e volumi studiati per far emergere la memoria del capo, ciò che c’era prima senza essere pedante. I colori restano sobri, con qualche lampo di verde oliva e blu profondo. Sartori mescola rigore e leggerezza, memoria e innovazione, senza perdere personalità. Zegna ti ricorda che il mestiere conta ancora, che il lusso vero è invisibile e che l’armadio di famiglia può essere rivoluzionario quando è fatto bene.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/MfBhx8Al0_s/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Milano moda uomo fw26: Lessico Familiare e Simon Cracker: quando il discorso è ancora aperto</h3>



<p>Fuori dai palazzi istituzionali, <strong>Lessico Familiare</strong> continua a lavorare sul linguaggio come atto politico. Il vestito non è mai solo vestito, ma frase, grammatica, relazione. Senza nostalgia, ne citazioni sterili: c’è un pensiero sul corpo contemporaneo e sul modo in cui abita il mondo. La collezione di Lessico Familiare unisce codici dello spiritualismo metropolitano e riferimenti storici in silhouette cocoon, sottovesti preziose e capispalla rielaborati.Bellissima la scelta musicale (più o meno hanno suonato l&#8217;album ray of light di Madonna) e ambizioso e credibile tutta la parte finale. Bravi</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/bWd-jp3xuPg/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong><a href="https://www.simoncrackermilano.com">Simon Cracker</a></strong>, invece, resta uno dei pochi a praticare davvero l’upcycling come gesto culturale e non come greenwashing. Casting inclusivo, costruzione sbilenca, layering caotico ma lucidissimo: qui il sistema viene guardato di sbieco, smontato, ricomposto in modo lento, come un piatto che ha bisogno di tempo per regalare sapore, stupore ed emozioni sincere. Da Cracker le cose da mettere a posto sono veramente tante ma nel frattempo Simone Botte sta già compiendo una piccola rivoluzione perché mentre i grandi parlano di valori universali, <strong>sono spesso i piccoli a praticarli davvero</strong>. E lui oggi è il primo che mi viene in mente. </p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/SFKirdAvquw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p>Milano, ancora una volta, si muove tra continuità rassicuranti, rimastoni illustri e isole di resistenza creativa. Sta a noi decidere cosa vogliamo ricordare. E soprattutto, cosa vale davvero la pena tramandare.</p>



<p>P.S. scrivere due righe su Dolce&amp;Gabbana non mi costava nulla ma penso che il tempo da dedicare a quei due nazi almeno su TOH! MAGAZINE è finito.</p>



<p class="has-white-color has-text-color">MILANO MODA UOMO 2026 MILANO MODA UOMO 2026 MILANO MODA UOMO 2026</p>
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		<item>
		<title>Milano moda uomo: resoconto di una moda che non c&#8217;è.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2021/01/milano-moda-uomo-fashion-week-fw-21-giuseppe-di-rosalia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-moda-uomo-fashion-week-fw-21-giuseppe-di-rosalia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 16:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[FASHION WEEK]]></category>
		<category><![CDATA[fendi]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[MILANO MODA UOMO]]></category>
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		<category><![CDATA[Prada]]></category>
		<category><![CDATA[ZEGNA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La settimana della moda maschile a Milano è terminata, dunque potete leggere il punto di vista di Giuseppe Di Rosalia. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>La Milano Moda Uomo è ufficialmente finita e questo significa che è il momento del mio pippone non richiesto di una settimana della moda povera di stimoli e di emozioni, fatta eccezione per Prada e pochissimi altri.&nbsp;</h3>



<p>Di bello c’è che è stato dato il giusto spazio a brand sconosciuti ai più, che hanno avuto l’occasione di farsi conoscere come <a href="https://www.instagram.com/children_of_the_discordance/">Children of the discordance</a>, <a href="https://www.instagram.com/apersonalnote73/">APN73</a> e <a href="https://www.instagram.com/hankjobenhavn/">Han Kjøbenhavn</a>.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center">Ma partiamo dall’inizio</p>



<p>Zegna ha aperto il calendario portando in scena un discorso sull’importanza dell’adattamento dell’essere umano (in questo caso l’uomo) alle situazioni che vive.&nbsp; Così il direttore artistico del brand, Alessandro Sartori, fa reset discostandosi dalla formalità più assoluta, ma non da una sartorialità riflessiva, per scrivere una nuova grammatica dello stile Zegna.&nbsp;</p>


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<h4>Giudizio: Zegna è uno di quei brand intoccabili, e nonostante non mi ritrovi nel gusto del brand, penso che ultimamente si stia svecchiando tantissimo. Bravo Sartori.</h4>



<p>N21 ha disertato il calendario della moda ma ha comunque presentato la collezione maschile all’interno della collezione donna pre-fall 21 che richiama il concetto di femminilità e sensualità di Marilyn Monroe. Per l’inverno prossimo Alessandro Dell’Acqua gioca con materiali e riferimenti e dunque ingrandisce i cardigan lavorati in jacquard che si aggiungono ai gilet in mohair, al cappotto in panno a forma di camicia allungata, ai pantaloni, alle polo e all’anorak in pizzo grigio, alle camicie doppiate in popeline bianco e tulle con le bocche rosse stampate o in tartan sfumato, al parka in eco montone dal check maschile doppiato.&nbsp;</p>



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<h4>Giudizio: Secondo me Alessandro Dell’Acqua da quando ha messo su N21 vive uno stato di grazia eterno. Mi piace ogni volta di più.&nbsp;</h4>



<p>Children of the discordance è un brand giapponese diretto da Hideaki Shikamai fondato nel 2011 e questa è la sua seconda volta in calendario. Dawn, il nome scelto per la collezione, scaturisce un senso diffuso di confronto e conflitto per comunicare un forte sentimento di speranza, come a voler ricordare che non può piovere per sempre. Le parole del designer tradotte in moda diventano pezzi sportivi con riferimenti militari che si inseriscono perfettamente nel filone genderless grazie anche all’utilizzo di materiali come il denim e la lana double. Da tenere d’occhio.&nbsp;</p>


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<h4>Giudizio: Un po’ urban un po’ centro sociale. Però mi piace.</h4>



<p>Da Fendi ci si chiede cosa sia normale oggi, la risposta la conosciamo tutti o forse non la conosce nessuno. Ad ogni modo la moda di Silvia Venturini Fendi torna ad essere desiderabile, curiosa e divertente come la colonna sonora creata da Alessio Natalizia spudoratamente <a href="">copiata da Junior Vasquez</a>. Tornando allo show cromoterapeutico, Fendi, con la sua sfilata, vuole indirizzare alla molteplicità, all&#8217;accettazione del fatto che non esistano generi, colori giusti e colori sbagliati, abiti da passerella o da passeggiata, esiste l’essere se stessi, la comodità, la voglia di vivere, l’umanità, come più volte ricorda la voce in sottofondo. Propone, in tal senso, vestiti che diano modo a ciascuno di esprimere la propria personalità, di sentirsi al sicuro nell’incerto, senza mai perdere l’eleganza.</p>


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<h4>Giudizio: Mi ha messo di buon umore e per almeno 3 uscite ho detto: “wow, che cool”</h4>



<p>Se non conoscete APN73 è arrivato il momento di farlo, perchè questo brand cinese vede la collaborazione di Andrea Pompilio. Profondamente radicata nella cultura anni 60, e ispirata ai film di Bertolucci, la f-w 2021/22 di Apn73 è un mix di tonalità audaci accostate a colori più naturali. La collezione co-ed è caratterizzata da volumi oversize e da colori accesi come il blu elettrico, il giallo limone, l’arancio, il verde ma a prevalgono le tinte smorzate come cioccolato, caffè e antracite. Molti quadretti e righe, una caratteristica di Andrea Pompilio. Molto molto interessante.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/01/milano-moda-uomo-fashion-week-fw-21-giuseppe-di-rosalia/"><img src="//i.ytimg.com/vi/WaQYITmEnV8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h4>Giudizio: A me Pompilio piace da sempre, anche se non ho mai capito bene perchè. Spero che con APN73 vada tutto come deve andare.</h4>



<p>Perché tutti, nella moda, guardano da oltre 20 anni con attenzione cosa ha sfilato in passerella da <a href="https://toh-magazine.com/2020/12/prada-adidas-sneakers-p-a-luna-rossa-21-review/">Prada</a>? La risposta sta, nella sfilata di questo autunno/inverno 2021, la prima maschile creata dai congiunti Miuccia/Raf:&nbsp;Sta nei cappotti e nelle scarpe e nel fit dei pantaloni, nelle stampe.</p>



<h4>Perché Prada ha lasciato a altri il branding più immediatamente comprensibile dello chic, del sexy, del rilevante, e ha assunto su di sé la responsabilità di presentarsi come la casa che indica cosa è contemporaneo, mescolando l’avanguardia alle necessità commerciali di un enorme gruppo globalizzato.</h4>



<p>Ci si può avvitare, elegantemente, in discussioni sui riferimenti della collezione, sul senso di quel long-john proposto con insistenza. Si può prendere atto del restyling della sala dove sfilano le collezioni, trasformata questa volta in stanze-scatole dove si muovono i modelli, i quali capita che interrompano la loro camminata per ballare sulle note della colonna sonora di Plastikman (Richie Hawtin, collaboratore e amico di Raf Simons), sono però una buona rappresentazione dello spazio mentale che molti di noi hanno abitato nell’ultimo anno, chiuso ma allo stesso tempo votato all’aperto, duro e morbido, caldo e freddo, claustrofobico ma rassicurante. <strong>Perché da Prada sanno da tempo che la realtà non è più quella di una volta</strong>, e se il new normal è sempre più difficile da definire ecco con una delle collezioni più forti</p>



<h4>non diciamo «bella»: la bellezza, per Prada, è un parametro per definizione ambiguo, ideologicamente sospetto e non necessariamente desiderabile di questi ultimi anni. </h4>



<p>Sfilano modelli, tutti al loro debutto, con indosso una collezione fatta di abiti dal tailoring perfetto dal quale sbuca l’ormai ricercatissimo long-john. I cappotti over con i bottoni sbagliati. Capi e accessori non proprio nuovi ma desiderabilissimi: la quadratura del cerchio, quando si parla di moda, e il motivo del successo ultraventennale di Prada.</p>



<h4>I ricordi di un passato troppo recente (vedi alcune giacche a cui sono state sostituite le etichette Calvin Klein by Raf Simons per metterci quelle di Prada) &nbsp;</h4>



<p>Ragazzi dai cappelli alla Willy Wonka di Tim Burton, che potrebbero ricordare la lezione di David Bowie — va bene essere extraterrestri, si può tranquillamente essere strani in un mondo così preoccupante e insicuro di sè. In che era siamo, con questa sfilata? La linea cross-temporale ci dice che siamo negli anni ’60 secondo le forme geometriche ma anche negli anni ’90 se guardiamo le forme. Su quale pianeta? Sul pianeta Prada, nell’era di Miuccia e Raf. Nelle stanze-scatole della Signora Prada sfila la collezione che ripete, a chi nell’ultimo anno ne avesse dubitato, che l’innovazione della moda mondiale passa ancora da qui. Non soltanto da qui, ovviamente, ma Prada — con il suo intimo esibito — continua a offrire un punto di vista precisissimo, soluzioni non banali e un punto di riferimento importante nelle acque confuse della moda.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/01/milano-moda-uomo-fashion-week-fw-21-giuseppe-di-rosalia/"><img src="//i.ytimg.com/vi/kzLstA2lQm4/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h4>Giudizio: Ve lo dico non sono felicissimo di questa condirezione perchè Miuccia è il sole e Raf è un pianeta stupendo che gli gira intorno, e così doveva restare. Però che bella collezione.</h4>



<p>Etro, pervaso da un irresistibile «desiderio di cambiamento, di uscire vestiti e non travestiti. Pronti a esprimere la nostra personalità, a far vivere noi stessi oltre i confini, in modo iconoclasta» presenta una collezione che mai come questa volta si concede divagazioni allo statement del brand, creando un nuovo vocabolario fra classicità e ironia: i bermuda di cashmere sulla giacca-camicia e il pullover a trecce; il gilet maschile ma fluo; il cargo stampato; il blazer di velluto floreale; la camicia di raso-fodera; il cappotto perfetto portato a vestaglia; il maglione tatoo. «Abbiamo avuto tanto tempo in questi mesi per mettere a posto gli armadi e scoprire nuove identità, mescolando giorno e sera, dentro e fuori, e scoprendo che si può. Continuiamo allora». Nel finale lo stilista apre le porte del suo show (chiuso) e manda per strada i modelli: ed è subito i wanna be free in a red zone.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/01/milano-moda-uomo-fashion-week-fw-21-giuseppe-di-rosalia/"><img src="//i.ytimg.com/vi/BzSPwNAAwiE/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h4>Giudizio: Se non ci si prende troppo sul serio alla fine risulta pure simpatico. Seguirò il brand su Instagram.</h4>



<p>Massimo Giorgetti per me è come quei compagni di scuola che hanno un potenziale enorme ma che anziché usarlo si dimenticano di averlo, come direbbero a scuola: è intelligente ma non si applica. Se l’anno scorso la collezione era ispirata ai film di Dario Argento e non a Prada, la nuova collezione MSGM, vertigini, è ispirata alle sensazioni e alle emozioni che la montagna può regalare, ma anche a Bonatti, quindi non a Prada. Così i modelli sono i nuovi alpinisti vestiti di giacche di tweed classiche o pantaloni cargo, felpe o camicia stampa cartoline da Chamonix a Courmayeur. Peccato, davvero peccato.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/01/milano-moda-uomo-fashion-week-fw-21-giuseppe-di-rosalia/"><img src="//i.ytimg.com/vi/wIHtBVru538/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h4>Giudizio: Un po’ gli voglio bene a Giorgetti, solo vorrei fosse se stesso. Completamente.</h4>



<p>La visione del prossimo autunno/inverno secondo Jannik Wikkelsø Davidsen, il direttore creativo del marchio danese Han Kjøbenhavn è un po’ dark. La collezione intitolata «Sweet Melancholia» è un insieme di visioni mistiche ma anche di una certa eleganza dove si intravedono capi ricamati, cappotti dalle silhouette allungate e materiali come la pelle, il cotone e la pelliccia ecologica. Interessante la linea di gioielli, metallici e gotici anche quelli.&nbsp;</p>



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<h4>Giudizio: Ahimè, in Italia non lo capiranno mai uno così.</h4>



<p>Sunnei mi interessava tantissimo, ora non più. </p>



<p><span class="has-inline-color has-white-color">Milano Moda Uomo Milano Moda Uomo Milano Moda Uomo Milano Moda Uomo Milano Moda Uomo Milano Moda Uomo Milano Moda Uomo</span></p>
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