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	<title>Dior &#8211; Toh! Magazine</title>
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		<title>La moda delle debuttanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 14:43:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo stantio e ormai anacronistico della moda, tra settembre e ottobre 2025 andrà in scena non solo la Fashion Week, ma anche una sorta di ballo delle debuttanti. Solo che, al posto dei valzer, qui si danza su un campo minato</p>
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<h3>Nel mondo stantio e ormai anacronistico della moda, tra settembre e ottobre 2025 andrà in scena non solo la Fashion Week, ma anche una sorta di ballo delle debuttanti. Solo che, invece del valzer, qui si danza su un campo minato.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110418" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-moda-delle-debuttanti%ef%bf%bc/208_jh26189/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/208_JH26189.jpg" data-orig-size="1280,853" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="la_moda_delle_debuttanti" data-image-description="&lt;p&gt;la_moda_delle_debuttanti&lt;/p&gt;
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<p><a href="https://www.cameramoda.it/it/milano-moda-donna/calendario/">Milano</a> apre le danze con <strong>Demna da Gucci</strong> (il suo debutto era previsto con una sfilata a marzo 2026) e invece, visti i risultati in forte perdita di <a href="https://toh-magazine.com/2022/11/alessandro-michele-gucci-raf-simons-balenciaga-kering/">Kering</a>, si è optato per una presentazione. Ora, già il fatto che si parli di una presentazione e non di una sfilata dice tutto: paura, tentennamenti, ansia da prestazione. Gucci mette Demna e la sua estetica in vetrina ma col paracadute pronto.</p>



<p>Poi arriva <strong>Simone Bellotti da Jil Sander,</strong> catapultato dal caos calmo di Bally al centro del minimalismo. Se non dimostra precisione, know-how e pezzi desiderabili rischia di essere inghiottito da un silenzio glaciale, di quelli che uccidono più di qualsiasi recensione negativa. La moda non aspetta nessuno.</p>



<p>Tra i debutti c’è anche quello di <strong>Dario Vitale da Versace</strong>. Niente sfilata, anche qui, solo presentazione. Tradotto: non ci credono nemmeno loro. È evidente che Prada Group stia aspettando/pregando/leccando i piedi a Francesca Bellettini per il colpo grosso, magari con Vaccarello in dote. Nel frattempo, Vitale, che ha vestito Julia Roberts sul red carpet di Venezia come una segretaria part-time, resta lì come un Sabato De Sarno 2.0: parcheggiato a scaldare la poltrona, in attesa del prossimo cognome pesante.</p>



<p><strong>Louise Trotter da Bottega Veneta </strong>porta disciplina e freddezza, ma il confine tra lusso silenzioso e coma irreversibile è sottile come un filo di pelle intrecciata.</p>



<h3>Insomma per la prossima fashion week, Milano prepara i cadaveri, Parigi aspetta di esporli al pubblico, come ne&nbsp;<em>Il racconto dell’ancella</em>. Il tappeto rosso è già pronto per le teste che cadranno.</h3>



<p><strong>Jonathan Anderson arriva da Dior Donna</strong>, dopo il debutto che ha diviso in due il pubblico: tra chi lo ama e chi già lo definisce distruttore del brand più francese che ci sia con tutta la sua visione. Ma qui l’archivio pesa più del culo rifatto di una qualsiasi Kardashian. Credo che se non osa davvero, l’archiviato sarà lui.</p>



<p><strong>Miguel Castro Freitas debutta da Mugler.</strong> Mugler non è Photoshop, è sesso, dramma, artigli. Se non ringhia, resta solo una pussycat da passerella, perché si sa che non c’è posto per la gentilezza in questa giungla. Mark Thomas proverà a resuscitare Carven, brand che nessuno ricorda se non qualche influencer accompagnata dalla scritta adv. Il rischio è quello di farlo sparire senza lasciare traccia.</p>



<p><strong>McCollough &amp; Hernandez (quelli di Proenza Schouler) prendono in mano Loewe</strong> dopo dieci anni di Anderson. Cosa succederà? Spero bene, ma già sembrano i supplenti dell’ora di ginnastica.</p>



<p>Poi arriva il big match: <strong>Pierpaolo Piccioli da Balenciaga</strong>. Il santino romantico di Valentino catapultato nel covo tossico di Demna. Se riesce, gloria eterna. Se fallisce, tonfo da manuale.</p>



<p><strong>Glenn Martens da Margiela </strong>dovrà dimostrare di non essere solo teatro e costumi. O ridà sostanza al nome Margiela o lo trasforma nel più grande circo post-moderno mai visto. </p>



<p><strong>Duran Lantink prova a rilanciare il prêt-à-porter di Jean Paul Gaultier</strong> dopo dieci anni di pausa. Se non riesce a ridere di sé stesso, sarà il pubblico a ridere di lui.</p>



<p>Infine, <strong>Matthieu Blazy da Chanel,</strong> il debutto più carico di aspettative: scrivere il nuovo Vangelo dopo Lagerfeld. Anche qui… se qualcosa dovesse andar male, resterà solo quello delle borse intrecciate.</p>



<p>E poi ci sarà <strong>Dell’Orco da Armani</strong>, anche se non lo vedo come un debutto dal momento che da un paio di stagioni fa le veci del Signor Armani alias “ha fatto anche cose buone”.</p>



<h3>Alla fine, a pensarci bene, settembre e ottobre non sono un debutto. Sono un massacro. Un ballo delle debuttanti in cui le teste rotolano più velocemente dei look su Instagram. </h3>



<p>Qualcuno uscirà incoronato, gli altri finiranno nella cronaca nera della moda. Benvenuti al ballo delle debuttanti: la musica è già partita, e la lama è affilata. E fidatevi: non tutti sopravviveranno al valzer, sarà come vedere il film&nbsp;<em>Non si uccidono così anche i cavalli?</em>, ma in versione lustrini e paillettes.</p>
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		<title>Made in Italy? Non credo proprio!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 15:54:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Dior]]></category>
		<category><![CDATA[loro piana]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale di milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nevrosi ha invaso il sistema moda: chiamare Made in Italy un prodotto cucito con stipendi da fame, turni da lager e manodopera invisibile</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Oggi sempre di più si parla di moda anche se molti in realtà parlano solo di vestiti, ma quello che non si dice è che c’e una nevrosi che ha invaso il sistema moda: chiamare “Made in Italy” un prodotto cucito con stipendi da fame, turni da lager e manodopera invisibile.</h3>



<p>È un potere magico: scrivi quelle due parole sull’etichetta e giustifichi qualsiasi prezzo, anche 3.000 €, anche se dietro c’è un laboratorio dove dormi in piedi e lavori 90 ore a settimana. Il caso Dior nel giugno 2024 e quello esploso giusto pochi giorni fa con Loro Piana, brand simbolo del cashmere italiano, e del quiet luxury hanno spaccato l’immagine patinata, ma anche un po’ sbiadita, di un intero comparto.</p>



<p>Per chi non lo sapesse&nbsp;Il &#8220;quiet luxury&#8221;, o lusso discreto, è una tendenza che valorizza la qualità, la sobrietà e la raffinatezza senza ostentazione,contrapponendosi al lusso sfarzoso.&nbsp;Si concentra sull&#8217;artigianalità, i materiali pregiati e la durata nel tempo, piuttosto che su loghi vistosi o design alla moda.&nbsp;In pratica, si tratta di un approccio all&#8217;eleganza che privilegia la sostanza alla forma, la discrezione all&#8217;esibizione.&nbsp;</p>



<p>Ma la verità è un’altra: Dior-Manufactures Italia è stata commissariata a giugno 2024 dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano. Alla base della scelta: operai cinesi impiegati in opifici italiani (Scandicci, Monza, Fosso) con condizioni disumane, pagati poche decine di euro, turni massacranti, assenza di sicurezza, residenze abusive dentro i capannoni. </p>



<h3>Ecco le cifre registrate: borse vendute a 2.600 €, prodotte per 53 €. Un profitto che macchia e definisce il “lusso italiano”. Il trucco? L’ultima cucitura, magari fatta in Italia, trasforma l’ignoranza operativa in Made in Italy legale.</h3>



<p>Poi Loro Piana, il 14 luglio 2025: il Tribunale di Milano ordina un anno di amministrazione giudiziaria sul brand. Il motivo? Aver “colposamente agevolato” lo sfruttamento. E qui fatalmente cambia poco l’elegante narrativa dei filati pregiati italiano. </p>



<p>Le indagini rivelano filiere di cartiera – Evergreen Fashion Group e Sor‑Man –, subappaltate a laboratori cinesi (Clover Moda a Baranzate, Dai Meiying a Senago) dove operai clandestini erano costretti a dormire dentro gli stabilimenti, lavorare fino a 90 ore settimanali per 4 € all’ora, senza ferie, tutele, corsi o sindacati. </p>



<p>Uno di loro ha denunciato di essere stato pestato con tubi perché aveva chiesto pagamenti arretrati. Forse dovrei fermarmi qui perché il limite della dignità è già superato. Ma c’è di più: Il costo di produzione pattuito era 118 € a giacca, pagato al fornitore italiano; loro lo compravano per 80 € dai cinesi. Poi lo vendevano tra 1.000 e 3.000 €. Un’impronta di bugia lucida, pagabile con carta di credito ma anche cash (gli arricchiti amano avere le mazzette in tasca tenute da elastici gialli)</p>



<p>La giurisprudenza parla chiaro: Loro Piana non ha crimini diretti, ma ha permesso che il sistema si radicasse, dimostrando di non avere alcun modello organizzativo credibile. Uno streaming aziendale fatto di audit formali, controlli allo specchio, rescissioni tardive.</p>



<h3>Ora, più o meno, è chiaro a tutti che è tutto il sistema moda che mente, LVMH incluso. Armani, Valentino e Dior: tutti sotto amministrazione tra il 2023 e il 2025. Le denominazioni, il made in, il saper fare… sono diventati sinonimi di evasione, silenzi di ufficio stampa, adv che tengono le redazioni in ostaggio.</h3>



<p>I giornali di settore, si anche quelli indipendenti, continuano a raccontare sfilate, sostenibilità, heritage. Non dicono niente del sangue che c’è sotto. Perché “non conviene”, perché dietro ogni review c’è un viaggio stampa, un regalo, un contratto pubblicitario. Il <a href="https://toh-magazine.com/2025/07/alessandro-michele-valentino-jacopo-venturini/">sistema </a>regge perché nessuno rompe davvero le palle, se no si corre il rischio di perdere tutto.</p>



<p>Eppure, esistono ancora brand che puntano davvero sul Made in Italy, marchi come Brunello Cucinelli, che ha fatto della dignità del lavoro una bandiera concreta, non solo estetica.&nbsp;</p>



<p>Cucinelli, con la sua fabbrica e scuola a Solomeo, offre salari veri e storie di dignità. Slowear, Herno, Vitelli, Il Bisonte, Alberta Ferretti, alcune linee di Zegna: realtà che producono internamente, con lavoratori regolari, tutele e trasparenza. Ma sono eccezioni anche se il loro silenzio facilita il mitomane signor marketing del lusso mainstream.</p>



<p>In questa narrazione, il Made in Italy è diventato un “brand estetico, non produttivo”, una barzelletta che non fa ridere, un paravento da boutique che nasconde scheletri in magazzini fatiscenti. Una truffa consensuale: il cliente paga l’immagine, non il lavoro. E l’etichetta? Serve a coprire un sistema di caporalato legalizzato, ottimizzazione dei costi, profitto sopra ogni cosa.</p>



<h3>È tempo di fare ciò che i giornalisti dovrebbero fare: raccontare quel che sanno, senza censure, senza paura. È tempo che i consumatori chiedano trasparenza sul chi, come, dove. Solo così il Made in Italy potrà (forse) tornare a significare qualcosa. </h3>



<p>Perché oggi, se vedi una giacca da 3.000 € con su scritto Made in Italy, chiediti: Italia di chi? Forse quella della Santanchè che alimenta più di tutti il fuoco del contraffatto ma fatto comunque bene, in Italia, che per citare una canzone mai presa troppo sul serio, è il paese delle mezze verità. </p>
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		<title>Come è andata la Paris Fashion Week uomo?</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 16:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Dior]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[Paris fashion week]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le sfilate di Parigi sono finite, potete dunque leggere le review di Giuseppe Di Rosalia.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h5>Chiusa la <a href="https://toh-magazine.com/2021/06/milano-moda-uomo-ss-22-review-prada-toh-magazine-lgbt-fashion-week/">Milano Fashion Week</a> dove a quanto pare i designer hanno pensato al guardaroba per uomini che vanno in vacanza, la Paris Fashion Week Men appena conclusa torna alla realtà.</h5>



<p><strong>La modalità è fatta di presentazioni digitali mixate a show dal vivo e ibridi tra virtuale e reale, sotto forma di micro film e altri contenuti.</strong></p>



<h5>Al contrario di <a href="http://www.instagram.com/tohmagazine">Milano</a>, a Parigi i designer hanno messo al centro di tutto gli abiti e le collaborazioni.</h5>



<h5>A partire da Kim Jones per Dior, che ha realizzato a 4 mani una collezione intera con Travis Scott; JW Anderson ha presentato gli occhiali da sole creati con Persol e molti altri ancora. </h5>



<p><strong>La condivisione, negli ultimi anni solo virtuale, a Parigi torna sul piano del reale. A sfilare sono vestiti creati soprattutto per essere indossati (e comprati).</strong></p>



<h5>Tanta maglia, ma anche tanta pelle; una sartorialità rinfrescata da stilemi Coconut Boy anni Duemila, con la camicia bowling che la fa da padrona tra le tendenze menswear primavera estate 2022; e un casualwear a tutto colore, per un uomo che si stiracchia dal torpore e torna a mostrarsi con una rinnovata energia.</h5>



<h5>Paris Fashion Week: il passaporto universale di Burberry&nbsp;</h5>



<p>Partiamo da Burberry che ha presentato una sfilata digitale, per la prima volta all’interno del calendario della Paris Fashion Week, filmata però sul set del Millennium Mills nei Royal Victoria Docks, East London: questa la location desertica e surreale che accoglie il défilé.</p>



<h5>La collezione, dal titolo Universal Passport, va in scena sulle note di Strangle Planet di Shpongle, punto di riferimento globale nel campo della <a href="https://toh-magazine.com/category/musica/">musica elettronica</a>. </h5>



<p>Tisci, per la prossima primavera-estate, scompone e ricompone i simboli, i pezzi iconici del brand inglese per ottenere un risultato diverso con gli stessi elementi.</p>



<p>Si va dal classico trench proposto in versione smanicata alle t-shirt stampate con ombre di teschi decostruiti, che mixano la gamma di neutri con accenti metallici e tocchi di rosso, presenti anche nelle uscite donna. </p>



<h5>Tisci è uno che ne sa, ha imparato tantissimo negli anni e con questa collezione è come se avesse messo a frutto le lezioni di decostruzione di Martin Margiela dei primi anni Novanta e le scarnificazioni del post atomico di Rei Kawakubo, avviandosi su una strada di lettura analitica degli elementi sia di Burberry sia dell’abito borghese e, facendoli a pezzi, li ricostruisce conservandone parte della forma ma stravolgendoli nel significato.  Insomma, una linea energica e dinamica, che sintetizza il lavoro di Riccardo Tisci alla guida negli ultimi tre anni del brand.</h5>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/ZhxkVtAAcHY/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5>Paris Fashion Week: Dior Homme a 4 mani</h5>



<p>In un paesaggio a metà tra i quadri di Georgia O’ Keefe, il Paese delle Meraviglie un roseto parigino e il deserto degli States arriva la sfilata di <a href="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/">Dior Homme by Kim Jones</a>, che insieme a Travis Scott, firma la collezione dal nome Cactus Jack.</p>



<p>Condivisione, dicevo prima, che questa volta si concretizza in un’intera linea che rivisita in chiave artistica e musicale i codici del brand.</p>



<h5>Ci sono il completo suit in versione corta e total black e le camicie bowling a schizzi di colore. I testi musicali si stagliano sulla maglieria in jacquard, riprodotti &nbsp;insieme al&nbsp;motivo <em>Dior Oblique</em>,&nbsp;in versione macro o traforato.&nbsp;</h5>



<p>Un’estetica da Coconut Boy si concretizza nelle uscite rosa e animalier, nei gioielli a forma di cactus, nei maglioni intarsiati di fiori hawaiani dalle tonalità fluo. </p>



<p>Destinazione vacanze, non senza gli accessori: le case da esploratore stampate con il monogramma di diamanti Dior, ripreso dagli archivi degli anni ‘60; le <em>Saddle bag</em> in versione bracciale da polso; le sneakers ispirate allo skate, con suola plateau inclinata; il cappello mix di baseball e bucket hat.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/0dl927GDRRA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5>Paris Fashion Week: JW Anderson, un nostalgico kitsch</h5>



<p>«Guardare indietro per guardare avanti». Con queste parole Jonathan Anderson descrive la collezione primavera estate 2022 (e Resort donna 2022) presentata alla Paris Fashion Week Uomo. </p>



<p>Lo stilista ha scelto di ritornare a collaborare con Jurgen Teller, il fotografo di moda tedesco, per la terza volta. Il risultato? Delle fotografie, scattate in una casa nel sud-est di Londra, racchiuse in una preziosa box con 33 look, in cornici free-standing. Protagonisti, giovani collegiali ritratti in modo realistico, in abiti scolastici ma caleidoscopici, saturi.</p>



<p>Ogni foto è avvolta in una carta da regalo personalizzata con un dipinto del XVIII secolo di uno scoiattolo che mangia una ghianda, accanto a una ciotola di fragole: motivi e simboli che si rincorrono sulla maglieria, sulla giacca antivento e le tute con la zip, coloratissimi e a tratti kitsch. «Total vibe più che total look», sempre per dirla con le parole dello stilista: a risvegliarsi i suoi ricordi d’infanzia («Mi piaceva l’idea di creare qualcosa che sembrasse un po’ come tornare a scuola») ma anche l’identità tutta dell’individuo. E a completare la collezione, gli occhiali da sole firmati con Persol.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/hEih4H0UOyQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5>Paris Fashion Week: L’edonismo libero di Loewe</h5>



<p>Jonathan Anderson, alla guida anche di Loewe, per la stagione estiva pensa ad una moda che ruota intorno al contatto fisico. Tutta la collezione si racconta attraverso trench con logo, parka in pelle, cappotti con cerniere e coulisse in vita, pantaloncini cargo ampi indossati con tuniche drappeggiate, maglioni multistrato cut-out, tute, top a fazzoletto e pantaloni sportivi in colori acrilici. </p>



<p>Sembrano tutti elementi di base di un guardaroba, ma il loro modo di stare insieme appare  nuovo, libero, spensierato e nudo dai canoni della mascolinità.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/ksTfP-2m1Z8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5>Paris Fashion Week: Lanvin e l’estetica anni Duemila</h5>



<p>L’immaginazione come veicolo di un nuovo futuro, a partire da un nostalgico passato. Potrebbe essere questo il messaggio codificato nel video di Lanvin per presentare la collezione primavera estate 2022 uomo e donna.&nbsp;</p>



<p>Una modella al trucco che chiude gli occhi e si ritrova bel mezzo di un party, al ritmo di <em>Pure Shoes</em> delle All Saints. (Adoro quella canzone)</p>



<p>Il corto è ispirato a un videoclip musicale, ambientato in una casa in una località tropicale. Persone che ballano, bevono e giocano al telefono senza fili, vestiti di camicie hawaiiane, pezzi d’evasione con stampe all over, ma anche tailleur bouclé per lei.&nbsp;</p>



<p>Un insieme di pezzi pratici per un guardaroba in bilico tra il dovere e il piacere, l’ufficio e la vacanza, la nostalgia e il glamour, quello creato da Bruno Sialelli. Infatti, sul finale, la modella si risveglia e torna alla sua normalità.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/XWQe9WsH_M8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5>Rick Owens, la nebbia di Venezia</h5>



<p>È un uomo avvolto dalla nebbia, quello della collezione Rick Owens primavera estate 2022 dal titolo programmatico&nbsp;<em>Fogachine Men’s</em>.&nbsp;</p>



<p>La sfilata va in scena&nbsp;sulla&nbsp;spiaggia di fronte a casa sua, al Lido di Venezia dove ha trascorso la maggior parte della pandemia. Si tratta del quarto e ultimo show ambientato in Italia.&nbsp;</p>



<p>Le uscite si susseguono sul bagnasciuga, tra camicie bowling, definite dallo stesso Owens, &#8220;i blazer di questa generazione&#8221;, e pantaloni a zampa, spalle scultoree, completi bianchi e canotte, oltre a una capsule di jeans prodotti con un tessuto speciale giapponese, fino ai giubbotti con le piume ricamate da Maison Février.</p>



<p>Abiti che rappresentano un ricordo ricorrente, abbinati agli stivaloni che crescono in altezza. La nebbia è ricreata grazie a piccole macchine poste su di essi, e avvolge la collezione, come a voler simbolizzare un desiderio di purificazione e lenta rinascita.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/hwaaoofrwNo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h5>Paris Fashion Week: il white noise di GmbH</h5>



<p>Serhat Isik e Benjamin Huseby, talentosissimi designer di GmbH immaginano un dialogo culturale contemporaneo che si traduce in smanicati in knitwear che si sviluppano con dinamiche coulisse, camicie in popeline e in denim legate sopra alla vita, un approccio di genere sovversivo che smuove un dialogo tra masse ed etnie.&nbsp;</p>



<p>Il titolo White Noise, fa riferimento al libro di Don DeLillo e al rumore bianco che viene usato per rilassare e aiutare a dormire, che va forse letto in riferimento alla frequenza che emettono questi look, alla loro leggerezza soprattutto nei capi finali, con una serie di pellicce in colori pastello, un soffice piumaggio sopra i jeans lacerati nel quale adagiarsi lasciando le spalle scoperte.</p>



<p>I jogger felpati vengono portati con una camicia lilla allacciata sopra l’ombelico e una catena a ciondoli (i frequenti gioielli sono il frutto di una collaborazione con Nhat-Vu Dang) che solca il corpo come una danzatrice del ventre. Le culture si mescolano, una T-shirt è realizzata in collaborazione con il fashion label queer palestinese Trashy Clothing.</p>



<p>Lo show, girato a Berlino, rivela la seconda parte della collezione di demi-couture presentata nell’aprile scorso. La collezione, e il pensiero riportano anche al libro, che vi consiglio, di Bauman &#8220;Società Liquida&#8221; che dice: <em>&#8220;La vacuità del luogo è negli occhi di chi la guarda è nelle gambe o nelle ruote di chi procede. Vuoti sono i luoghi in cui non ci si addentra”.</em></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2021/06/paris-fashion-week-man-uomo-2022-spring-summer-jw-anderson-moda-toh-magazine-gmbh-vuitton-nike-virgil/"><img src="//i.ytimg.com/vi/5NLMPddg5hU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-16112 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Kim Jones ci spiega come vestirci in smartworking</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 13:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Dior]]></category>
		<category><![CDATA[fendi]]></category>
		<category><![CDATA[kim jones]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[vuitton]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kim Jones ha creato una capsule collection per Dior che fa venir voglia d'indossarla anche in lockdown. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Kim Jones ha creato una capsule collection per Dior che fa venir voglia d&#8217;indossarla anche in lockdown.</h3>



<p>Da quando Kim Jones ha fatto il suo esordio come <a href="https://i-d.vice.com/it/topic/direttore-creativo">direttore artistico</a> della collezione uomo di <a href="https://i-d.vice.com/it/topic/dior">Dior</a>, sostituendo&nbsp; Kris Van Assche, ha dimostrato un&#8217;abilità senza precedenti nel calare l’amato savoir-faire della casa di moda francese all’interno della contemporaneità.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="13018" data-permalink="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/dior_men_modern-tailoring_jeremie-laheurte_brett-lloyd-820x1024-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1.jpg" data-orig-size="820,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820&#215;1024-1" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1.jpg" alt="Kim Jones dior toh magazine" class="wp-image-13018" width="820" height="1024" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1.jpg 820w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1-768x959.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1-450x562.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_JEREMIE-LAHEURTE_©BRETT-LLOYD-820x1024-1-350x437.jpg 350w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<h2>Ma chi è Kim Jones?</h2>



<p>Kim Jones nasce a Londra nel 1979, per questioni familiari si trova sin da subito a girare il mondo e questo lo porterà a mutuare il suo interesse per la diversità: tra culture, mondi, persone, un tema spesso presente nelle sue collezioni a partire dal debutto con il marchio omonimo nel 2002, dopo il diploma alla Central Saint Martins, di cui John Galliano comprò metà della sua <a href="https://toh-magazine.com/2020/11/rob-tennent-fashion-graduate-grindr/">graduate collection</a>, in seguito, ha lavorato per Dunhill e Louis Vuitton.</p>



<p>Oggi Kim Jones è desiderato dalle più grandi case di moda, Silvia Venturini Fendi l’ha chiamato a sostituire Karl Lagerfeld alla guida di Fendi, alimentando il mito del designer contemporaneo più cool del mercato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="13019" data-permalink="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/kimjones/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones.jpg" data-orig-size="768,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="kimjones" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones.jpg" alt="Kim Jones dior toh magazine" class="wp-image-13019" width="768" height="960" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/kimjones-350x438.jpg 350w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h3>Perchè Kim Jones è così desiderato?</h3>



<h5>Credo fortemente che la sartoria e il tailoring costituiscano il suo linguaggio, che utilizza per conferire un nuovo valore e significato all&#8217;abbigliamento per l&#8217;uomo moderno.</h5>



<p>Per la sua collezione AW20, ispirata a Judy Blame, abbiamo visto l&#8217;abbigliamento maschile impregnarsi di una rara poesia e di un romanticismo che continua a vivere e a moltiplicarsi nelle nostre menti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="13020" data-permalink="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/dior_men_modern-tailoring_babacar-ndoye_brett-lloyd-768x960-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1.jpg" data-orig-size="768,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768&#215;960-1" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1.jpg" alt="Kim Jones dior toh magazine" class="wp-image-13020" width="768" height="960" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/DIOR_MEN_MODERN-TAILORING_BABACAR-NDOYE_©BRETT-LLOYD-768x960-1-350x438.jpg 350w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h5>Adesso, in un&#8217;esclusiva capsule collection intitolata Modern Tailoring, Kim propone una nuova interpretazione del tailoring maschile, lavorando con i codici di Dior per creare abiti adatti alla vita degli uomini di oggi e di domani.</h5>



<p><strong>La capsule include</strong> tre diversi completi giacca-pantalone in misto lana e mohair e in micro pied de poule e Principe di Galles, look intercambiabili che abbracciano l’intera gamma delle silhouette su misura. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="13023" data-permalink="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/gf/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf.jpg" data-orig-size="768,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="gf" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf.jpg" alt="Kim Jones dior toh magazine" class="wp-image-13023" width="768" height="960" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/gf-350x438.jpg 350w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Per i più formali, c&#8217;è una giacca doppiopetto dalla struttura e confezione impeccabile, completa di un cinturino incrociato, vera e propria firma di Kim Jones. Immancabili e meravigliose anche la silhouette da lavoro button-down e la Harrington con cerniera. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img data-attachment-id="13021" data-permalink="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/fff/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff.jpg" data-orig-size="768,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="fff" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff.jpg" alt="Kim Jones dior toh magazine" class="wp-image-13021" width="768" height="960" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2020/11/fff-350x438.jpg 350w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h5>Il mix di classico e casual viene ripreso anche nei pantaloni, con un completo formale, un chino e un paio di jogger lounge-friendly. </h5>



<p>Se anche tu sei in attesa di ammirare il suo lavoro da Fendi, e non vedi più l’ora di rivoluzionare il tuo look da smartworking, ora sai cosa fare.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2020/11/kim-jones-dior-review-tailoring-modern-lockdown/"><img src="//i.ytimg.com/vi/v-neJmOnr1w/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p>photographer Brett Lloyd&nbsp;courtesy of <a href="https://www.dior.com/it_it/moda-uomo/uomo">Dior</a>.</p>
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