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		<title>Luzai – Corpo, suono e identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 08:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[intervista a luzai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Artista, performer e autrice, Luzai porta avanti un linguaggio personale che unisce musica, danza e immagine, in un’unica visione sensoriale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2025/05/luzai-corpo-suono-e-identita/">Luzai – Corpo, suono e identità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Con il nuovo EP&nbsp;<em>Estranea</em> (Asian Fake), Luzai conferma la sua natura ibrida e in continua trasformazione.&nbsp;</h2>



<h3>Artista, performer, autrice e producer, Luzai porta avanti un linguaggio personale che unisce musica, danza e immagine, in un’unica visione sensoriale. Cresciuta tra due culture, ha trovato nella musica uno spazio autentico in cui raccontarsi. In attesa del suo tour, in partenza dal <a href="https://toh-magazine.com/2025/04/mi-ami-festival-2025-milano-idroscalo/">MiAmi</a>, abbiamo parlato con lei di caos mentale, corpi che parlano, guarigione e ispirazioni radicali, in un viaggio che è prima di tutto una dichiarazione di esistenza. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109826" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/05/luzai-corpo-suono-e-identita/attachment/003/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;EPSON NX330\/SX430\/TX430\/ME570&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1744028110&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="003" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-1024x683.jpg" width="1024" height="683" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-109826" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/003.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Ciao, ci racconti cosa ti ha avvicinato alla musica, cosa ha fatto scattare il clic?</strong></p>



<p>È successo durante il lockdown. Credo sia stata più una necessità che una scelta. Avevo appena finito gli studi e non mi sentivo me stessa. Crescendo tra due culture, quella camerunese e quella italiana, spesso mi sembrava di non avere uno spazio mio, dove potermi esprimere liberamente. La musica è diventata quel luogo. </p>



<p>Il clic è scattato quando ho capito che con il suono riuscivo a raccontare cose che con le parole non trovavano voce. È stato terapeutico prima ancora che artistico. Ho iniziato guardando tutorial su YouTube per capire come si fa musica, e poi ho cominciato. Ho avuto anche la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me e mi hanno aiutata a crescere.</p>



<p><strong>Hai intrapreso un percorso che è un viaggio alla scoperta di te stessa, e mi sembra in costante evoluzione.</strong></p>



<p>Assolutamente. Ogni progetto, ogni brano è una tappa. Non penso mai di essere &#8220;arrivata&#8221;, piuttosto continuo a scavare. La mia identità è fluida, come il mio suono. E anche le domande che mi faccio cambiano. Il viaggio artistico e quello personale coincidono, e l’evoluzione è naturale, quasi inevitabile.</p>



<p><strong>Parliamo di “Testa”, un brano cerebrale, ipnotico. Dici che non prendi pillole, ma ascoltarlo è come averne presa una. Poi parte quel beat drum’n’bass che ti tira dentro, quasi trip-hop. Come nasce?</strong></p>



<p>“Testa” è nata in studio. Avevo bisogno di rappresentare quel caos mentale, ma senza moralismi. La frase sulle pillole è ovviamente una provocazione: nel brano poi dico chiaramente che le ho prese. </p>



<h3><em>Testa</em> è un pezzo sul disturbo, sull’implosione, ma anche sulla resistenza. Quel beat drum’n’bass rappresenta l’esplosione dopo la compressione, l’urlo dopo il silenzio. </h3>



<p>L’ho prodotto insieme a Francesco Fantini, lavorando su stratificazioni sonore che ipnotizzano e destabilizzano.</p>



<p><strong>“Humana” è stato il primo tassello di un EP, il tuo secondo. Come ti vedi cambiata artisticamente?</strong></p>



<p>Mi sento più consapevole. Con “<a href="https://open.spotify.com/artist/76tW4wf0r1CYkHwsYSFihB?si=qsuDwRuqT2S2BqMaDJ7DBw">Humana</a>” ho scelto di mostrare la mia vulnerabilità, ma con forza. Nel primo EP&nbsp;<em>Uzay</em>cercavo uno spazio. </p>



<p>Con <em>Estranea</em>, invece, ho deciso di occuparlo. Ho smesso di chiedermi se quello che facevo andava bene, ora mi chiedo solo se è vero. La scrittura è diventata più viscerale, la produzione più solida.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109825" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/05/luzai-corpo-suono-e-identita/attachment/001/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;EPSON NX330\/SX430\/TX430\/ME570&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1744027495&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="001" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-109825" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/05/001.jpg 1536w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p><strong>Luzai è un progetto che va di pari passo con le immagini, ma anche con la tua danza. Sei molto performativa. Come gestisci la parte artistica? C’è un lavoro notevole dietro, si vede…</strong></p>



<p>Sì, per me il corpo è parte del racconto. La danza, la postura, la gestualità… tutto comunica. Lavoro con un team visivo e coreografico, ma tutto parte sempre da una visione mia.</p>



<p> Il colore viola, che è anche il mio preferito, le texture, i movimenti… sono estensioni del suono. Ogni performance è pensata come un rito sensoriale, tattile, emotivo.</p>



<p><strong>Parlami dell’artwork di “Testa”, con la scala usata come stampella. È molto suggestiva. È dura, è oscura, come il pezzo.</strong></p>



<h3>La cover rappresenta frattura e guarigione insieme. Quella scala-stampella è una provocazione: ti sostiene, ma ti limita. È il peso della mente e allo stesso tempo il desiderio di camminare nonostante tutto. </h3>



<p>Un’immagine dolorosa e fiera, come me in quel momento. Fa parte di un immaginario visivo che vuole essere diretto, simbolico, a volte disturbante. Per me scrivere è anche un percorso di autoguarigione.</p>



<p><strong>Quali sono gli artisti che ti hanno aperto questo mondo?</strong></p>



<p>Tantissimi, ma sicuramente SOPHIE, FKA twigs, Arca ma anche Charli XCX, Sevdaliza, Doechii… E ovviamente Björk, che per me è una maestra nel concepire l’arte come un’esperienza sensoriale completa.</p>



<p><strong>L’ultimo album di cui ti sei innamorata?</strong></p>



<p><em>Alligator Bites Never Heal</em>&nbsp;di Doechii.&nbsp;Lo amo.</p>


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<p><strong>LUZAI DAL VIVO: </strong></p>



<p>23.05 &#8211; MI AMI &#8211; MILANO&nbsp;</p>



<p>31.05 &#8211; POPLAR UTOPIA &#8211; ROVERETO (TN)</p>



<p>14.06 &#8211; PARADISO FESTIVAL BY MONINGA&nbsp;&nbsp;&#8211; MODENA&nbsp;</p>



<p>20.06 &#8211; TRANSATLANTICA FESTIVAL &#8211; ANDORA (SV)</p>



<p>04.07 &#8211; VIDEOCITTÀ &#8211; ROMA</p>



<p>19.07 &#8211; DIORAMA FESTIVAL &#8211; PARCO COLLE DEL TELEGRAFO &#8211;&nbsp;PESCARA&nbsp;</p>



<p>24.07 &#8211; RIVEROCK &nbsp;FESTIVAL &#8211; ASSISI (PG)</p>



<p>25.07 &#8211; NEXT&nbsp;PLEASE! FESTIVAL &#8211; SCHIO (VI)&nbsp;</p>



<p>31.07 &#8211; RESET FESTIVAL &#8211; BELLUNO</p>



<p>12.09 &#8211; LIVE ROCK FESTIVAL &#8211; ACQUAVIVA (SI)</p>
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