Dall’immaginario anni 90′ di MTV alle nuove traiettorie della sua etichetta Latinambient: Andrea Mangia ci racconta il suo presente
Dall’ombrosa Lanzarote di Isla Diferente (2025), uno dei lavori più affascinanti della sua discografia recente, Andrea Mangia cambia scenario ma non profondità.
Con Chill Out Zone, pubblicato sulla sua label Latinambient, l’artista pugliese firma un EP breve ma densissimo, emblematico già dal titolo: un richiamo diretto allo storico programma notturno di MTV, luogo di formazione per un’intera generazione di ascoltatori.
Due soli brani: Undine e Hora Dorada, bastano per costruire un universo sonoro fatto di arpeggi esotici, beat dub, percussioni latine filtrate e una psichedelia ambient capace di trasformare ogni dettaglio in materia fluida. Un lavoro che non è solo nostalgia, ma rielaborazione consapevole di un’estetica che continua a generare nuove possibilità.

Ciao Andrea, non è passato nemmeno un anno dal tuo ultimo album e hai pubblicato l’EP Chill Out Zone, immagino il titolo sia un omaggio al celebre programma notturno di MTV, è così?
Assolutamente, quando ho scoperto Chill Out Zone è stato un impatto fortissimo, quasi identico a quando da ragazzino ho scoperto le chitarre distorte. La mia band del cuore restano i Sonic Youth, ma poi è arrivata questa svolta in aspettata.
Passavo le notti davanti a MTV a guardare con Chill Out Zone, e oggi sono consapevole di quanto quel tempo sia stato decisivo per la mia musica.
Lì ho scoperto Björk, Aphex Twin, Future Sound of London, Tricky, Massive Attack, Portishead, mi si scoperchiò un mondo.
Ricordo che stavo da solo sul divano, mentre tutti dormivano, a segnarmi i nomi degli artisti che non avevo mai sentito. È stato l’inizio di tutto.

Come nasce l’esigenza di questo EP?
Cercavo un modo per dare slancio alla mia label Latinambient, ma anche per tornare a un gesto creativo immediato dopo il disco e sono nati due pezzi.
Ricordo che Hora Dorada nacque così: tornavo dal mare, accendevo il computer e in pochi minuti buttavo giù delle idee. Difatti dentro c’è immortalato quel momento preciso del crepuscolo, sospeso, quasi immobile. Undine invece ha un’origine particolare, nasce da un episodio assurdo. Ero in Salento, frequentavo una spiaggia naturista.
Una sera, attraversando una pineta al tramonto con degli amici, ci troviamo davanti questa figura incredibile: un uomo enorme, completamente nudo, con barba e capelli turchesi.
Un mio amico dice: “Sembra un’Undine”. Poi ho scoperto che sono divinità legate all’acqua, delle ninfe mitologiche della tradizione folcloristica europea. Io in quel momento stavo ascoltando la demo del pezzo ed è stato naturale chiamarlo così.

In tutti i tuoi lavori l’artwork ha un ruolo importante, quasi evocativo del suo contenuto, questo come nasce?
L’ha realizzato Carlo Alberto Giardina, un artista che seguo da anni. Un giorno pubblica un acquerello e io gli scrivo subito: “Questa è la copertina”. Lui non voleva che lo utilizzassi inizialmente, perché era un esercizio fatto per i suoi studenti in Cina. Ma ho insistito.
La cover è un acquerello vero, analogico. Solo leggermente trattato dopo, ma la materia è reale. Mi interessava proprio quella ambiguità tra naturale e digitale che è presente anche nella mia musica.

La tua label sta diventando sempre più centrale. Che direzione sta prendendo?
È tanto lavoro, ma è una scelta precisa. Sai quelle cose che ad un certo punto ti dici ok, ho 40 anni: se non lo faccio adesso, quando?
Poi mi piace anche pubblicare la mia musica lì, anche per dimostrare che ci credo davvero.
L’etichetta Latinambient sta diventando sempre più concreta e sto iniziando a lavorare con altri artisti come Modis dall’Argentina o Secret Bisou da Parigi.
È anche un modo per reinvestire quello che guadagno in qualcosa che ha senso per me.

Che programmi hai per i prossimi mesi?
Sto portando in giro i live audiovisivi di Isla Diferente e continuo con i DJ set.
Farò anche una sessione di Ecstatic Dance a Lanzarote: sarà la prima volta per me in quel formato. È interessante perché chiude un cerchio con tutto il percorso fatto finora.

Ultima domanda: cosa stai ascoltando ultimamente?
L’ultimo singolo di Lana Del Rey White Feather Hawk Tail Deer Hunter, l’ho ascoltato tantissimo. Poi molto Ravel, soprattutto le composizioni per piano solo.
E artisti meno noti ma incredibili: Ghost Dubs o Cola Ren mi piacciono molto.
Non mi interessa quanto uno sia famoso: a volte trovi una perfezione stilistica incredibile in artisti completamente fuori dai radar.

Con Chill Out Zone, Populous conferma la sua capacità di trasformare suggestioni personali in linguaggi universali.
Un EP che guarda agli anni ’90 senza nostalgia sterile, ma come archivio vivo da cui attingere per costruire nuovi paesaggi sonori.
Nel frattempo Latinambient cresce come spazio curatoriale e piattaforma indipendente, rafforzando una visione in cui produzione, ricerca e comunità si intrecciano.
E se il viaggio iniziato tra le notti di MTV continua oggi tra Lanzarote e le piste da ballo europee, è chiaro che la traiettoria resta la stessa: esplorare, con lucidità e sensibilità, tutto ciò che sta tra ascolto e immaginazione.
Foto Alex Vaccani

