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	<title>Hai cercato queer &#8212; Toh! Magazine</title>
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		<title>BIRTHH cambia lingua e prospettiva: la crisi che diventa musica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[alice bisi]]></category>
		<category><![CDATA[Birthh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nuovo album&#160;Senza fiato,&#160;BIRTHH&#160;sceglie per la prima volta l&#8217;italiano come lingua espressiva e segna una svolta radicale nel suo percorso artistico. Dopo anni a New York e una crisi identitaria profonda, l&#8217;artista ritrova nella musica italiana, nella scrittura diretta e in una nuova consapevolezza personale il senso stesso del fare musica. Con&#160;Senza fiato,&#160;BIRTHH, nome d&#8217;arte&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/">BIRTHH cambia lingua e prospettiva: la crisi che diventa musica</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel nuovo album <em>Senza fiato</em>, BIRTHH sceglie per la prima volta l’italiano come lingua espressiva e segna una svolta radicale nel suo percorso artistico. Dopo anni a New York e una crisi identitaria profonda, l’artista ritrova nella musica italiana, nella scrittura diretta e in una nuova consapevolezza personale il senso stesso del fare musica. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <em><a href="https://www.instagram.com/woabirthh/?hl=it">Senza fiato</a></em>, <strong>BIRTHH</strong>, nome d’arte di <strong>Alice Bisi</strong>, cantautrice fiorentina, cambia pelle senza rinnegare il proprio percorso. Dopo anni di scrittura in inglese e una lunga parentesi a New York, l’artista sceglie per la prima volta l’italiano come lingua espressiva, segnando una svolta netta radicata nella sua storia personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio non nasce da un’operazione estetica, ma da una fase di<a href="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%EF%BF%BC/"> crisi e ridefinizione</a>: sei anni vissuti negli Stati Uniti, la sensazione di alienazione, e la domanda fondamentale sul senso stesso del fare musica. In questo percorso, la riscoperta della musica italiana, da Mina a Battisti, da Gino Paoli fino alle canzoni ascoltate in famiglia, diventa una forma di riconnessione emotiva e identitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne nasce il suo <strong>quarto album in studio</strong>, che arriva a coronare <strong>dieci anni di carriera</strong>, e che non cerca mediazioni: diretto, essenziale, costruito in italiano per parlare in modo più immediato a una generazione frammentata, con particolare attenzione alle componenti creative e alle comunità queer che l’artista osserva e racconta nel suo immaginario. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Senza fiato</em> diventa così un gesto di contatto, quasi un “segnale di fumo” contemporaneo: 31 minuti in cui ansia e meraviglia, corsa e contemplazione convivono senza soluzione di continuità.</p>


<div class="wp-block-image">
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Partiamo da questa tua svolta in italiano. Cosa ti ha portato a cantare nella tua lingua? Arriva in modo molto più diretto. Mi sembri anche più decisa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un po&#8217; più dritta, sì. Se devo dire una cosa, la dico e basta. Questa è stata sicuramente una svolta inaspettata, che nasce anche da una crescita personale. Forse dal fatto di non avere più molto da perdere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è uscito il disco precedente ho attraversato un periodo di crisi. Ho fatto molta fatica a rispondere a una domanda che, secondo me, per un artista è fondamentale:&nbsp;<em>perché lo sto facendo?</em>&nbsp;Perché ha senso raccontare i fatti miei alle persone, pubblicare dischi, fare concerti, coinvolgere etichette? Che senso ha? Perché devo farlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa domanda nasceva anche dal senso di alienazione che provavo vivendo a New York. È stata una ricerca lunga, ma col tempo ho trovato una risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando mi sono trasferita lì ho iniziato ad ascoltare tantissima musica italiana. Io sono sempre stata molto esterofila nei gusti musicali, fin da quando alle medie ho scoperto MTV. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Invece a New York mi sono ritrovata a innamorarmi di nuovo di Mina, Lucio Battisti, Gino Paoli, di tutta quella musica con cui sono cresciuta e che ascoltava mia madre.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa riscoperta mi ha restituito una gioia enorme. Mi colpiva vedere anche l&#8217;entusiasmo degli americani quando ascoltavano brani come&nbsp;<em>Se telefonando</em>. Mi chiedevo: com&#8217;è possibile che io abbia sempre considerato questa musica come &#8220;quella che ascolta mia madre&#8221; senza rendermi conto di quanto mi emozionasse?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensa a un brano come&nbsp;<em>Senza fine</em>: è incredibile, con arrangiamenti d&#8217;archi meravigliosi. Così ho riscoperto il valore della musica italiana proprio mentre mi interrogavo sul senso del fare musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto queste due cose hanno iniziato a convergere. Sentivo un bisogno enorme di appartenenza, di comunità, di trovare persone simili a me. La musica è sempre stata il luogo in cui mi sono sentita capita e meno sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato a sperimentare. Io scrivo molto in freestyle e ogni tanto mi usciva una frase in italiano, poi due, poi tre. Finché ho detto: &#8220;Ok, proviamo a scrivere una canzone in italiano&#8221;. Mi ha emozionato tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì è nata l&#8217;esigenza di parlare direttamente alle persone della mia generazione, cresciute nel contesto in cui sono cresciuta io. Volevo abbattere, nel mio piccolo, le barriere tra me e loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Penso soprattutto alle persone queer della mia generazione. Siamo tante, ma spesso frammentate. Anche in una città come Milano, che dovrebbe essere molto aperta, esistono tanti piccoli gruppi che raramente si incontrano davvero.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse una volta era meno così.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forse perché c&#8217;erano meno luoghi. Sapevi che andando in certi posti trovavi tutti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso invece ci sono molti più spazi e opportunità. Ed è una cosa positiva, assolutamente. Però ha creato anche una maggiore frammentazione. Io sento molto il bisogno di una comunità che non sia soltanto queer, ma che includa anche persone creative, artiste, musiciste, persone fuori dagli schemi. Gente che vuole vivere attraverso la creatività. Per questo ho fatto questo disco: come un segnale di fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E questo segnale dice: &#8220;Senza fiato&#8221;. Perché questo titolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella interpretazione. Per me&nbsp;<em>Senza fiato</em>&nbsp;è un&#8217;espressione che contiene due immagini quasi opposte. Da una parte c&#8217;è l&#8217;idea di correre, di annaspare, di cercare di raggiungere qualcosa senza sapere esattamente cosa. Viviamo in una società che ci spinge continuamente a fare, produrre, inseguire obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io mi sento spesso indietro. Corro da anni e, se devo essere sincera, non saprei nemmeno dire rispetto a cosa. Però quella sensazione esiste. È l&#8217;ansia del futuro, il tentativo di costruire qualcosa che in fondo non dipende mai completamente da te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra parte, però, c&#8217;è il momento in cui qualcosa ti lascia senza fiato per la sua bellezza.Oggi considero questa sensibilità una fortuna, anche se in passato mi ha fatto soffrire. </p>


<div class="wp-block-image">
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<h2 class="wp-block-heading">Mi emoziono con pochissimo. Ieri sera, per esempio, erano le otto e mezza, avevo appena comprato un pollo allo spiedo e sono uscita dal negozio. C&#8217;era una luna brillantissima in un cielo blu profondo e ho pensato: &#8220;Che bello essere un essere umano con degli occhi&#8221;.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E anche con le papille gustative, perché il pollo era buonissimo. Mi piace che due parole riescano a racchiudere entrambe queste dimensioni e tutto ciò che c&#8217;è in mezzo. In fondo raccontano perfettamente gli ultimi tre anni della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi&nbsp;<em>Senza fiato</em>&nbsp;è stata la prima canzone che ho scritto in italiano. Non sapevo che sarebbe finita in un disco, né tantomeno che sarebbe diventata il titolo dell&#8217;album. Ma alla fine tutto ha trovato il suo senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti ha fatto &#8220;scappare&#8221; da New York?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che New York sia cambiata tantissimo negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto tempo ci hai vissuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei anni. Ho iniziato a viverla davvero dall&#8217;estate del 2018. Il problema principale sono i costi. Sono diventati così proibitivi che oggi è molto più difficile per la cultura e l&#8217;arte prosperare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti artisti che conosco devono fare due o tre lavori per mantenersi. Non hanno quasi il tempo di fare arte. La fanno con le unghie e con i denti, per puro amore. E in fondo è stato così anche per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Però tu hai sempre continuato. Non era scontato. Avresti potuto mollare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero. E devo essere sincera: ci sono andata molto vicina più volte. Per questo oggi non sento più che New York sia una città in cui sto bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è un peccato, perché ci sono tantissime cose che amo di quella città. Però ho anche riscoperto che l&#8217;Italia non è affatto un brutto posto in cui vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forse perché arrivi dall&#8217;America e il confronto ti cambia la prospettiva.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sì. A volte bisogna allontanarsi per rendersi conto di quello che si ha.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei sempre stata un&#8217;artista indipendente, libera di fare quello che volevi. È dura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì e no. Da una parte è sicuramente impegnativo, perché la vita dell&#8217;artista indipendente significa lavorare praticamente sempre. Io lavoro tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però allo stesso tempo c&#8217;è anche qualcosa di molto bello nel sentirsi piccoli, quasi insignificanti. Ci pensavo proprio oggi: </p>



<h2 class="wp-block-heading">a volte c&#8217;è una forma di libertà nel sapere che, in fondo, non hai nulla da perdere. Ti dici: &#8220;Faccio quello che mi pare, tanto non cambia il mondo&#8221;. E allora almeno provo a fare davvero quello che sento.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che comunque è un privilegio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. È un privilegio riuscire a fare quello che si vuole fare. Ed è anche un privilegio potersi fare tutte queste domande esistenziali da artista. Certo, questa vita ha le sue sfide, ma ti dà anche la possibilità di esplorare continuamente te stessa e il mondo. E questa è una cosa importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da dove arriva l&#8217;estetica del disco? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non c&#8217;è stata un&#8217;ispirazione precisa. Io e Giulia Mai, che ha curato con me praticamente tutti gli aspetti visivi del progetto, abbiamo ragionato molto su cosa volevamo costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo gusti molto simili e negli ultimi due anni ci siamo viste una quantità assurda di film. Tipo uno al giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C&#8217;era qualche riferimento preciso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono una fan assoluta di Richard Linklater. In realtà è anche il motivo per cui ho iniziato a suonare:&nbsp;<em>School of Rock</em>&nbsp;è uno dei film che ho visto più volte nella vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi mi sono recuperata tutta la sua filmografia:&nbsp;<em>Dazed and Confused</em>, la trilogia di&nbsp;<em>Before Sunrise</em>,&nbsp;<em>Before Sunset</em>,&nbsp;<em>Before Midnight</em>. Quello che amo dei suoi film è il modo in cui racconta la realtà senza filtri, ma riuscendo comunque a renderla bellissima. </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Credo che l&#8217;arte abbia una responsabilità: non dare mai per scontata l&#8217;attenzione di chi guarda. Deve creare una forma di magia, trovare la bellezza nelle cose più semplici. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo è una cosa che ho cercato anche nella musica. Non mi piace usare parole auliche o costruire concetti troppo complessi. Nella vita sono una persona complicata, spesso non mi capisco nemmeno da sola, ma nelle canzoni cerco sempre di essere il più diretta possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo i visual hanno seguito lo stesso principio delle canzoni. C&#8217;è sempre questo incontro tra qualcosa di senza tempo come la melodia italiana, il canto italiano e qualcosa di molto urbano: l&#8217;asfalto, New York, una certa pesantezza quasi hip hop. Sono due mondi che convivono continuamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto io e Giulia abbiamo iniziato a chiamare questa estetica&nbsp;<em>Sweaty Y2K</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bellissimo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché io sono figlia dello Y2K, ma quell&#8217;immaginario molto freddo, lucido, quasi chirurgico, non si sposava con il calore italiano, con qualcosa di più sporco, umano, vissuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui l&#8217;idea di uno Y2K &#8220;sudato&#8221;. C&#8217;è sempre questo equilibrio tra eleganza e imperfezione. Poi abbiamo preso una decisione molto semplice: lavorare quasi esclusivamente con rosso, bianco e nero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Adesso che lo dici mi vengono in mente i White Stripes.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci avevo mai pensato! Però quando hai poche risorse devi trovare dei modi per creare coerenza. Limitare la palette ti aiuta tantissimo. Restringi il campo e tutto acquista una sua identità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In fondo questo disco parla anche di capitalismo, di precarietà, quindi ci sta raccontare che molte cose sono state fatte con pochissimi mezzi, ma con tanta passione.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cosa bella è che non si percepisce come un progetto &#8220;DIY&#8221;. Anzi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio quello che volevamo ottenere. Pensa che per il video di&nbsp;<em>Little Rat</em>&nbsp;eravamo praticamente solo io e Giulia, sempre in giro per New York a fare riprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">mi viene naturale. Altre fasi, come la pre-produzione o immaginare gli shot prima di girare, mi risultano molto più difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Bene da sola&#8221; è uno dei miei pezzi preferiti. A un certo punto sembra quasi un mantra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo dici perché stai davvero bene da sola o perché hai bisogno di ricordartelo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi entrambe le cose. Ci sono momenti in cui sto benissimo da sola e altri in cui non ci riesco affatto. Come tutti, credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale sto bene con me stessa, ma volersi bene non è sempre semplice. A volte è persino più facile voler bene agli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi canzoni come questa servono anche a ricordarmi determinate cose, ad esempio che posso sentirmi completa anche da sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Truman&#8221; mi piace tantissimo, è uno dei miei pezzi preferiti. Mi racconti un po&#8217; come è nato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Truman</em> è stato uno degli ultimi brani che ho scritto per il disco. A un certo punto avevo già sette canzoni che poi sono finite nell&#8217;album e, insieme a Veronica Pivetti, con cui ho lavorato ai testi, abbiamo iniziato a guardare la tracklist nel suo insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei era venuta a New York un paio di settimane prima di entrare in studio e abbiamo fatto un lavoro molto simile a quello del disco precedente: guardare i brani nati da un impulso, da un&#8217;esigenza, e capire che storia stavano raccontando.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111522" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b12-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B12-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315891&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Avevo già&nbsp;<em>Little Rat</em>,&nbsp;<em>Terminal</em>,&nbsp;<em>Bene da sola</em>&nbsp;e altri pezzi, però sentivo che tra alcuni di loro mancava un passaggio. C&#8217;era qualcosa che poteva spiegare meglio il percorso emotivo che stavo raccontando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, nel giro di due giorni, abbiamo scritto&nbsp;<em>Terminal</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Truman</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Truman</em>&nbsp;è nato letteralmente la sera prima di entrare in studio. Quelle serate un po&#8217; magiche in cui una canzone arriva quasi tutta insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;idea era molto semplice: parlare delle cose che mi piacciono davvero.&nbsp;<em>Little Rat</em>&nbsp;racconta New York e il mio senso di alienazione;&nbsp;<em>Terminal</em>&nbsp;è la confusione di chi non sa bene cosa vuole e chi è;&nbsp;<em>Truman</em>&nbsp;invece rappresenta il momento in cui capisco chi sono, perché mi accorgo che la risposta sta semplicemente nelle cose che mi piace fare quando nessuno mi guarda.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E poi&nbsp;<em>Bene da sola</em>&nbsp;arriva come celebrazione di quella consapevolezza. Magari detta in modo molto diretto, ma dentro c&#8217;è tantissima vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti senti più esposta cantando in italiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma non me l&#8217;aspettavo. Anche solo il fatto che mia madre possa capire tutti i testi cambia tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però non mi sono autocensurata, racconto anche di guardare porno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vabbè, ci sta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se conoscessi mia madre capiresti meglio. <strong>Non credo che a</strong>bbia mai guardato un porno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi sembra di capire che hai dato molta importanza all&#8217;ordine delle canzoni, quasi come se raccontassero una storia. Per esempio il passaggio da &#8220;Total Black&#8221; a &#8220;Inferno&#8221; e poi &#8220;Sogno&#8221;.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. Per me quelle tre canzoni formano proprio un trittico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Total Black</em> è la sera: esco, vado a ballare, incontro qualcuno che mi piace. Poi arriva <em>Inferno</em>, che è quel momento di presa male che secondo me esiste in tantissime notti. Soprattutto se non sei proprio lucidissimo. E infine c&#8217;è <em>Sogno</em>, che è l&#8217;alba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;alba reale, ma anche quella metaforica. Può essere la persona che hai appena incontrato. Può essere il momento in cui torni a casa e tutto sembra avere un senso. Io me le immagino proprio così: una persona che cammina verso casa mentre fa giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi sono collegate anche temporalmente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, moltissimo. Poi ovviamente parlano di cose diverse, ma cronologicamente per me sono una sequenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Inferno</em>, ad esempio, racconta una presa male molto generazionale. A me capita continuamente: magari sono con una persona che mi piace, sto benissimo, e all&#8217;improvviso penso: &#8220;Madonna, devo pagare l&#8217;affitto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cinque minuti dopo sto di nuovo bene. La vita non è lineare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capita anche a me. Un attimo prima sei felice, un attimo dopo ti arriva un pensiero e vai nel panico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Poi magari un secondo dopo passa tutto. È un&#8217;altalena continua. E questo disco è costruito proprio così, perché io vivo tantissimo gli alti e bassi. Ho momenti molto luminosi e momenti molto bui. Quindi era inevitabile che il disco finisse con una luce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai aggiunto da poco un nuovo brano al disco <em>Più in alto</em>, un episodio che definirei romantico. Sei d’accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono una persona abbastanza romantica. Questa è una canzone d’amore, anche con un approccio un po’ pragmatico: racconta come i rapporti umani possano trasformarsi nel tempo, ma anche quanto sia importante restare nel presente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Credo che in amore capiti a tutti di essere attraversati dalla paura che tutto quel bene possa finire da un momento all’altro.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un pensiero che spesso ci allontana dall’altro invece di avvicinarci. Per questo ho scritto una canzone d’amore con un ritornello un po’ catastrofico: per dare forma a quella paura e provarla ad affrontare insieme, con il giusto groove.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda. Qual è l&#8217;ultimo disco di cui ti sei innamorata? Nuovo, vecchio, non importa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti direi due dischi. Il primo è <em>Afim</em> di Zé Ibarra, che tra l&#8217;altro sarà al MI AMI quest&#8217;anno. È un album meraviglioso. Parte dalla musica popolare brasiliana ma affronta temi contemporanei e ha una scrittura che adoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, negli ultimi mesi, ho ripreso in mano <em>La voglia, la pazzia, l&#8217;incoscienza, l&#8217;allegria</em>. E qui rischio di sembrare monotona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è un disco incredibile. Ne sono completamente innamorata. Pensa che poco prima di Sanremo mi avevano chiesto con chi avrei voluto collaborare e io avevo risposto: Gino Paoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervista è uscita pochissimo dopo la sua scomparsa e mi sono sentita malissimo. Ma la verità è che mi sarebbe piaciuto tantissimo poterlo incontrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era uno di quegli artisti che sentivo vicinissimi, anche senza averli mai conosciuti davvero. E credo che certi dischi restino importanti proprio per questo: perché continuano a parlarti anche quando tutto il resto cambia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111523" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b18-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B18-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777316109&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Foto <a href="https://www.alexvaccani.com">Alex Vaccani</a> + <a href="https://www.instagram.com/alessandro_marzo/">Alessandro Marzo</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111571" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/birthh-tour-ig/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Birthh-tour-ig" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg" alt="BIRTHH, torna con il quarto album Senza fiato: un lavoro in italiano che segna una svolta dopo New York, una crisi creativa e una rinascita" class="wp-image-111571" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1638x2048.jpg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>
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		<title>Milano Pride compie 25 anni: una città in rivolta per i diritti</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:52:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[chi c'è al pride di milano]]></category>
		<category><![CDATA[date pride]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[milano pride]]></category>
		<category><![CDATA[pride 2026]]></category>
		<category><![CDATA[toh! magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano Pride spegne 25 candeline. Ma non aspettatevi una festa nostalgica. Il tema scelto per l&#8217;edizione 2026,&#160;&#8220;Corpi in Rivolta, in lotta per i diritti&#8221;, lascia poco spazio alle celebrazioni autoreferenziali e riporta il Pride alla sua natura pi&#249; autentica: quella di una manifestazione politica, sociale e culturale che nasce dalla necessit&#224; di esistere, resistere e&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Milano Pride spegne 25 candeline. Ma non aspettatevi una festa nostalgica. Il tema scelto per l&#8217;edizione 2026,&nbsp;<strong>“Corpi in Rivolta, in lotta per i diritti”</strong>, lascia poco spazio alle celebrazioni autoreferenziali e riporta il Pride alla sua natura più autentica: quella di una manifestazione politica, sociale e culturale che nasce dalla necessità di esistere, resistere e rivendicare.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111509" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/dcim100mediadji_0959-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Milano-Pride-2025-visto-dal-drone-Cortesia-di-CIG-Arcigay-Milano-01.jpg" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;FC7303&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;DCIM100MEDIADJI_0959.JPG&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1656774424&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.49&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;DCIM100MEDIADJI_0959.JPG&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="" data-image-description="&lt;p&gt;Milano Pride Ph. courtesy of CIG Arcigay Milano&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Per tutto il<a href="https://www.milanopride.it/it/"> mese di giugno</a>, Milano sarà attraversata da oltre cento eventi tra incontri, spettacoli, arte, sport, musica e attivismo, fino alla grande parata di sabato 27 giugno e al concerto finale all&#8217;Arco della Pace. Un programma diffuso che coinvolge quartieri, associazioni, istituzioni e cittadini, trasformando la città in un laboratorio permanente di inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutto il mese di giugno, Milano sarà attraversata da oltre cento eventi tra incontri, spettacoli, arte, sport, musica e attivismo, fino alla grande parata di sabato 27 giugno e al concerto finale all&#8217;Arco della Pace. Un programma diffuso che coinvolge quartieri, associazioni, istituzioni e cittadini, trasformando la città in un laboratorio permanente di inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le richieste non riguardano soltanto la comunità LGBTQIA+. Il Pride rivendica una visione più ampia di società, fondata sull&#8217;inclusione, sull&#8217;autodeterminazione e sul rispetto delle differenze. Perché una società che discrimina qualcuno finisce inevitabilmente per essere meno libera per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni Milano Pride è diventato molto più di una manifestazione. Attraverso il Rainbow Social Fund sostiene progetti sociali, culturali e artistici attivi durante tutto l&#8217;anno: dall&#8217;assistenza legale alle vittime di violenza omotransfobica ai programmi di housing per richiedenti asilo LGBTQIA+, passando per iniziative dedicate alla salute, alla prevenzione e alla cultura queer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il calendario 2026 riflette questa dimensione sempre più ampia. Si va dalle mostre d&#8217;arte contemporanea agli incontri culturali, dalle visite guidate nel quartiere di Porta Venezia alle attività sportive della Pride Sport Arena ospitata dalla Triennale Milano. Tornano le Pride Square con talk, dibattiti e concerti, mentre il MiX Festival celebra quarant&#8217;anni di cinema LGBTQIA+ e cultura queer.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="773" data-attachment-id="111511" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/milano-pride-2024-foto-di-alice-redaelli-cortesia-di-cig-arcigay-milano/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Milano-Pride-2024-Foto-di-Alice-Redaelli-cortesia-di-CIG-Arcigay-Milano.jpg" data-orig-size="1920,1450" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ALICE REDAELLI&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D800&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1624721588&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Alice Redaelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Milano Pride 2024 &amp;#8211; Foto di Alice Redaelli, cortesia di CIG Arcigay Milano" data-image-description="&lt;p&gt;Milano Pride 2024 &amp;#8211; Foto di Alice Redaelli, cortesia di CIG Arcigay Milano&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Il momento più atteso resta naturalmente la parata del 27 giugno. Oltre 350.000 persone sono attese per un corteo che attraverserà il cuore della città partendo dalla Stazione Centrale per raggiungere l&#8217;Arco della Pace. Una marcia aperta a tutti, indipendentemente da età, orientamento sessuale, identità di genere, provenienza o credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la giornata sarà il grande evento finale con gli interventi delle associazioni e un cast musicale che comprende, tra gli altri, <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/">Arisa</a>, Anna Tatangelo, Ditonellapiaga, Paola Turci, Romina Falconi, Senhit e Orietta Berti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venticinque anni dopo il primo Pride milanese, il messaggio rimane sorprendentemente attuale. Perché se è vero che molti passi avanti sono stati compiuti, è altrettanto vero che nessun diritto è definitivo. E che ogni conquista va difesa, raccontata e, quando necessario, riportata in piazza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Milano Pride 2026 non celebra soltanto un anniversario ma ricorda a tutti che la rivolta dei corpi continua.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Masseria Wave, nel cuore del Salento, una geografia chiamata dancefloor</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pratolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 08:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[daniele pratolini]]></category>
		<category><![CDATA[estate2026]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[Masseria Wave]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Masseria Wave torna con l&#8217;edizione 2026 dedicata alla &#8220;Catarsi&#8221;, trasformando una masseria salentina in uno spazio di musica, relazioni e comunit&#224;. C&#8217;&#232; qualcosa di molto umano nel dancefloor, perch&#233; a un certo punto smette di essere soltanto una pista da ballo e diventa una specie di geografia emotiva in cui persone arrivate da luoghi diversi&#8230;</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Masseria Wave torna con l’edizione 2026 dedicata alla “Catarsi”, trasformando una masseria salentina in uno spazio di musica, relazioni e comunità.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di molto umano nel dancefloor, perché a un certo punto smette di essere soltanto una pista da ballo e diventa una specie di geografia emotiva in cui persone arrivate da luoghi diversi finiscono per condividere lo stesso tempo, lo stesso ritmo, a volte persino la stessa sensazione di libertà. È forse da questa idea semplice che nasce <a href="https://masseriawave.larestuccia.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Masseria Wave</a>, il progetto che nel cuore del Salento continua a immaginare nuovi modi di stare insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" data-attachment-id="111475" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/copia-di-copia-di-2c7180f0-f7a4-4a5e-81ab-e09eaf6ca929/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-Copia-di-2C7180F0-F7A4-4A5E-81AB-E09EAF6CA929.heic" data-orig-size="" data-comments-opened="0" data-image-meta="[]" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 20 giugno al 29 agosto 2026, negli spazi de La Restuccia – Masseria Urban, torna la sesta edizione del progetto ideato da Gilberto Genco, che quest’anno sceglie una parola precisa come filo conduttore della stagione: “Catarsi”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Non semplicemente un tema, ma un modo di guardare alle relazioni, alla musica e alla possibilità di sentirsi parte di qualcosa.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo Masseria Wave è riuscita a trasformare una storica masseria salentina in uno spazio culturale aperto e contemporaneo, in cui convivono musica elettronica, performance, editoria indipendente, arte e pratiche di cura. Un luogo in cui l’ospitalità non riguarda soltanto il soggiorno, ma soprattutto l’incontro umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Restuccia, masseria fortificata del 1724 immersa nelle campagne tra Adriatico e Ionio, dal 2020 è diventata il primo esperimento di “Masseria Urban”: una realtà capace di mettere in dialogo il paesaggio rurale pugliese con sensibilità e linguaggi internazionali.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ed è forse proprio questa la forza più bella del progetto: essere nato in provincia senza mai sentirsi periferia.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" data-attachment-id="111476" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/copia-di-06b820ba-b996-4a1c-b46b-b45bb6be24cf/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-06B820BA-B996-4A1C-B46B-B45BB6BE24CF.heic" data-orig-size="" data-comments-opened="0" data-image-meta="[]" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Anche la line up 2026 attraversa culture e geografie differenti, ospitando artisti come BASHKKA, Severino Panzetta, Paurro, il collettivo brasiliano Chernobyl e la label tedesca Toy Tonics. Ma ciò che colpisce davvero non è soltanto la dimensione internazionale del programma. È il modo in cui Masseria Wave riesce a costruire connessioni tra persone, territori e immaginari diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche un altro Salento che negli ultimi anni sta provando a emergere. Un territorio che non vuole essere soltanto una destinazione da attraversare d’estate, ma un luogo capace di creare cultura, relazioni e nuove visioni. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Masseria Wave sembra nascere proprio da questo desiderio: immaginare, nel cuore della provincia, uno spazio aperto al mondo.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111477" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/processed-with-vsco-with-al1-preset/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-hardcore-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with al1 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1691878663&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2023. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;12800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with al1 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Negli anni il progetto ha sviluppato una forte identità inclusiva e queer-friendly, trasformandosi in uno spazio sicuro in cui libertà di espressione, ascolto e comunità diventano parte integrante dell’esperienza. Non a caso, tra i progetti di questa edizione ci saranno anche “Dear Wavers”, short movie realizzato con Crema Studio per raccontare l’impatto umano e culturale di Masseria Wave sul territorio salentino, e Wave Zine, la fanzine indipendente del progetto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">In un momento in cui il turismo rischia spesso di diventare qualcosa di veloce e impersonale, Masseria Wave prova invece a rallentare. A creare relazioni. A ricordare che anche una notte, una conversazione o una canzone possono lasciare qualcosa dentro.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111478" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/copia-di-img_5507/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-IMG_5507-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Claudio Ermi&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1465909342&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Claudio Ermi&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;65&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">In fondo Masseria Wave sembra nascere proprio da questo desiderio: creare uno spazio in cui le persone possano sentirsi libere, accolte e parte della stessa storia. Anche solo per una notte d’estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Francamente: «Bitte Liben», il movimento come forma di vita</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 19:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[bitte lieben]]></category>
		<category><![CDATA[francamente]]></category>
		<category><![CDATA[intervista a francamente]]></category>
		<category><![CDATA[sirene sulla luna]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle biciclette di Milano alle notti di Berlino: Francamente racconta un disco nato attraversando città, identità e libertà di cambiare</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/">Francamente: «Bitte Liben», il movimento come forma di vita</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalle biciclette di Milano alle notti di Berlino: Francamente racconta un disco nato attraversando città, identità e libertà di cambiare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di profondamente fisico dentro&nbsp;<em>Bitte Liben</em>. Si sente nelle immagini, nei movimenti continui che attraversano il disco, nelle città che entrano ed escono dalle canzoni come fossero stati emotivi prima ancora che luoghi reali. Berlino, Milano, Torino, Palermo: ogni spazio sembra lasciare addosso una lingua diversa, un ritmo diverso, perfino una versione diversa di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare con Francamente significa entrare dentro questo flusso continuo senza mai avere la sensazione di un discorso costruito. Si passa dalle biciclette usate come test definitivo per capire se una canzone funziona davvero, ai club berlinesi che le hanno cambiato il modo di vivere la musica, fino alla politica intesa come cura quotidiana e comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Bitte Liben</em>&nbsp;è un invito ad accettare il cambiamento, il movimento, la possibilità di diventare altro senza viverlo come una perdita, un album che nasce dal bisogno di attraversare le cose invece che fermarle.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111444" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-3-10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3.jpg" data-orig-size="720,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="francamente" data-image-description="&lt;p&gt;francamente &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Franca come stai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma bene! Emozionata per l&#8217;uscita del disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Intanto volevo dirti una cosa: hai fatto un album fighissimo. Mi piace davvero tanto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo stavo ascoltando in bicicletta prima di venire qui. E devo dirti che&nbsp;<em>Sirene sulla Luna</em> in bici funziona da dio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa cosa mi rende felicissima, perché io adoro la bicicletta. Per me è importantissimo capire se le canzoni funzionano pedalando: è un reality check fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È bello perché anch’io ci stavo pensando mentre pedalavo ascoltandoti. Una volta, quando arrivavano i promo dei dischi, il modo migliore per ascoltarli era in macchina: mettevi il CD e ti facevi il viaggio. Oggi invece sono cuffie e bicicletta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, anche perché ormai la macchina è quasi diventata più una fonte di stress. Questa cosa dell’ascolto “in movimento” io la vivevo già da ragazzina, ma in campagna. A Milano non mi verrebbe mai da prendere la macchina per ascoltare un disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Assolutamente in campagna!</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">“Bitte Leben” nasce da una vita diventata improvvisamente più intensa</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="111447" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-6-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6.jpg" data-orig-size="1080,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-6" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-300x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1024x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111447" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-768x768.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1000x1000.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-900x900.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco c’è quasi un interrogativo esistenziale continuo a parte dal titolo. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di vivere la vita in modo così intenso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è successo il processo inverso. Quando mi sono trasferita a Berlino, nel 2021, era la prima volta che uscivo davvero di casa. Mi sono ritrovata in una città enorme, nuova, piena di esperienze e possibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La densità della vita, se dovessi descriverla fisicamente, è aumentata a dismisura. Nuovi incontri, nuove sfide quotidiane, un’altra lingua, un’altra cultura. Tutto questo hummus, questo friccicorio,  mi ha fatto nascere l’esigenza di trovare delle parole per raccontare quella sensazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco si sente un continuo attraversamento di città, lingue e relazioni. Quanto il movimento ha influenzato il tuo modo di scrivere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tantissimo. Ha influenzato le canzoni tanto quanto il mio modo di vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono una grandissima fan del movimento. Amo la bicicletta perché per me è il mezzo di libertà autonoma per eccellenza. E adoro sentire che la mia identità cambia a seconda dei luoghi in cui mi trovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mio paese natale mi sento in un modo, in una città dove non conosco nessuno mi sento diversa, a Berlino poi sento un&#8217;altra ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento molto privilegiata perché posso muovermi liberamente. Essere nata in Europa mi permette una libertà che purtroppo non è scontata. E ogni volta è anche un reality check: è assurdo che la libertà di movimento non venga ancora riconosciuta come un diritto fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Torni spesso a Berlino?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì. Tornare a Berlino per me è una sorta di ritorno a casa. Berlino per me è davvero un amore. È la casa che ho scelto. Ed è diverso dalla casa in cui sei nata: è come tornare dagli amici più cari, da relazioni che coltivi senza obbligo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È quella sensazione per cui magari vedi certe persone una volta all’anno ma le conosci così bene che ti sembra di averle viste il giorno prima.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Sono persone che continuano a far parte della tua quotidianità anche a distanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un album nato come un laboratorio quotidiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sembra che in studio con i tuoi collaboratori tu abbia trovato la tua dimensione. Hai raccontato che il processo creativo del disco è stato molto spontaneo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. Ci sono due persone che cito sempre parlando del disco. La prima è Diego Montanaro, in arte Gudi, diventato ormai un fratello. Ci siamo conosciuti a Milano durante San Nolo 2024. Dovevamo fare solo un pezzo insieme, ma dopo poche sessioni ci siamo detti: “Perché non facciamo direttamente un album?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì è nato tutto. Mi sono trasferita a Milano proprio per lavorare quotidianamente al progetto. Per un anno intero ci siamo visti quasi ogni giorno in studio, sperimentando continuamente come fossimo in un laboratorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altra persona fondamentale è Carmine Calia, musicista incredibile e amico prezioso, che ci ha aiutati tantissimo nelle sessioni con intuizioni e competenze musicali enormi. Con loro esiste un rapporto di fiducia totale. Abbiamo fatto una specie di patto: non essere permalosi con le idee e mettere sempre davanti la musica, non l’ego.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111446" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-5-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5.jpg" data-orig-size="720,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="francamente" data-image-description="&lt;p&gt;francamente &lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Berlino, Torino, Palermo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra Berlino, Palermo e Torino: quale di queste città oggi senti più necessaria?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà per me sono tutte e tre necessarie, ma in modo diverso. Berlino lo è per la mia identità: in un certo senso mi ricorda l&#8217;adulta che sono diventata. Ci sono arrivata da studentessa e proprio a Berlino ho iniziato a lavorare, quindi ho cominciato a provare quella dimensione dell’età adulta dove ti paghi le bollette e tutto il resto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Torino invece è casa, nel senso più comune del termine: la mia famiglia, i miei affetti, l’amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Palermo invece è stata una dimensione di intersezionalità e stratificazione allo stato puro, perché è una città che, proprio a livello storico… è una questione di cuore, è unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed ora stai a Milano!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì, da un anno sto proprio a Milano, in zona Crescenzago. Per me è stato necessario, nel vero senso della parola, venire qua per il tipo di lavoro che abbiamo deciso di fare. Perché poi potevamo anche dire: “Vabbè, ma tu resta a Berlino, vieni a Milano ogni tanto a registrare”, che magari per molte persone funziona anche meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io invece avevo l’esigenza di provare a fare qualcosa di quotidiano e che seguisse i movimenti del progetto e anche le intuizioni che arrivavano dai live, che poi ho iniziato a fare da marzo dell’anno scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E ti piace vivere in questa tanto amata e odiata Milano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà sì. Mi trovo bene a Milano. Lo diceva prima anche il tassista che ci ha portato qua: è un luogo che ho trovato molto accogliente. Chiaramente è una città molto bella, ma non facilissima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però io a Milano ho ritrovato, in modo paradossale, e non me lo sarei mai aspettata, la dimensione di quartiere. Nel luogo dove vivo ho il mio panettiere, la pizzeria, il posto dove vado a prendere il pane e scambio due chiacchiere con tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle volte vado a fare colazione al bar sotto casa proprio perché mi piace parlare con le persone che lo frequentano. Commentare le notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi provo a fare quei discorsi da bar: “Ah, ma Trump ha detto questa cosa…”. Per me è un balsamo per iniziare bene la giornata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La musica come linguaggio spirituale</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In brani come</strong><strong> “</strong><strong>Zagara</strong><strong>” </strong><strong>mescoli </strong><strong>sacr</strong><strong>o</strong><strong> e profan</strong><strong>o</strong><strong>. Pensi che oggi la musica abbia ancora questa funzione spirituale, al di fuori ovviamente della religione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io penso che abbia anche questa funzione. La musica è veramente espressione allo stato puro e ha la capacità di esprimere ciò che sfugge alla parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo che mi ha sempre affascinato. Perché le parole, per quanto possiamo conoscerle, hanno un perimetro: sono nel mondo del finito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece quello che proviamo alle volte è qualcosa di infinito, che non riesci a delimitare. Una canzone riesce a farlo. Io ricordo quando ascoltavo canzoni in inglese o spagnolo di cui ancora oggi non capisco tutte le parole, ma che erano in grado di racchiudere quel mio sentire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto che quando le riascolti funzionano come macchine del tempo: ti riportano esattamente a quando ascoltavi quella canzone dieci volte al giorno, e a quel sentire lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa secondo me è la potenza incredibile della musica, come di ogni forma d’arte. Anche un dipinto. I sentimenti umani e le nostre esperienze non sono mai solo un fatto concreto: dietro ci sono tutti quei significati che incidono sull’universo dell’infinità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sirene sulla luna</h2>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/Ts08ZNc0RTk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è nato il testo di “Sirene sulla Luna”? È un po’ “Euphoria” meets “Thelma &amp; Louise”!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, però amore, così mi fai sentire veramente la regina di Nolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti vado a prendere lo scettro!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E una corona di nachos, prepariamola subito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ahahahahahaha!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È nata da un’esperienza molto bella. Io andai a questo festival ad Aliano che si chiama “La Luna e i Calanchi”. Non avevo mai visto questi famosi calanchi di cui tutti parlavano: e sono bellissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pezzo nasce proprio con questa filastrocca che poi portai in studio, e che ripeto sia all’inizio sia a metà brano. Portai questa idea e dissi: “Vorrei provare a parlare di queste sirene, però sulla luna”, perché il paesaggio mi ricordava proprio quello lunare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi fa ridere perché “sirene” ha anche un doppio significato: erano pure quelle della Guardia di Finanza che fermava e controlllava.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si capisce quando canti: &#8220;Una volante, due ragazzi. Cinque grammi nelle calze, io e te&#8221; </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi puoi immaginare: Festival di Taranta, gente con i taralli e l’anguria…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però, di nuovo, era un modo per mescolare sacro e profano. È stata una notte magica per me e volevo provare a restituire quella magia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambiare è necessario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>Bitte Lebben” è un invito ad amare. Cosa speri che chi ascolta ci trovi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che trovarci qualcosa, spero che colga la forma di cui parlavamo prima. Spero colga il movimento. Perché tutto ciò che mi spaventa del mondo in cui viviamo è la pretesa che nulla cambi, o che ci sia una qualche forma di staticità. Ma non è possibile, perché noi siamo fatti della stessa sostanza del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro che chi ascolta possa dire: “Ah, ok, quindi là fuori c’è qualcun altro che la pensa come me”. Qualcuno che pensa che il mondo cambi e che sia necessario abbracciare questo cambiamento. Dal cambiare il proprio quartiere, al capire cosa si può fare, fino ad accogliere il cambiamento di un amico, di un’amica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però non perdere la staticità… cioè, le persone spesso sono molto rigide davanti al cambiamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politica, comunità e cura</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ultima volta che ci siamo visti abbiamo parlato un po’ di politica e di quanto tutto facesse abbastanza schifo. Però forse negli mesi un po’ di speranza l’abbiamo respirata.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, devo dire che alcune cose possono portarci a fare <a href="https://toh-magazine.com/2025/03/francamente-quando-la-musica-abbraccia-la-queerness/">un piccolo respiro</a> di sollievo. Però per me la politica è soprattutto una dimensione pre-partitica. La politica è prendersi cura del proprio quartiere, essere rispettosi delle persone che lavorano con te, concepire quello del musicista come un mestiere e regolarti di conseguenza, senza cedere a gare e competizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avere una visione orizzontale, plurale. Sapere che senza gli altri quanto valgono le tue azioni, se non c’è nessuno che le guarda? Quanto valgono le tue parole se cadono nel vuoto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un continuo ricordarci che siamo animali sociali, animali politici, e che senza gli altri non siamo nulla. Questa per me è la politica inevitabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli ascolti che hanno influenzato il disco</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tanti. C’è tutto il blocco del cantautorato anni Ottanta: Battiato, Alice, Giuni Russo. Penso sia abbastanza evidente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tanto nella scrittura c’è anche qualche vena di Carmen Consoli. C’è tanta Kate Bush, che per me è stata un’ispirazione costante. E poi nell’album c’è anche tanta Lola Young. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è un’ispirazione enorme per come scrive e per come sta sul palco. Ha questa capacità di dire cose con immagini di una semplicità disarmante. Mi ricorda quasi la scuola indie romana del 2015, quella semplicità lì che però ti disarma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi chiaramente ci sono tantissime ispirazioni che arrivano dai miei colleghi e colleghe. Ogni volta che posso ci tengo a dirlo: secondo me l’Italia, dal punto di vista musicale, sta vivendo una fioritura incredibile di cantautori e cantautrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chiudo sempre con la domanda qual è l’ultimo disco che ti ha fatto innamorare, ma forse mi hai appena risposto&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto! Lola Young “This Wasn’t Meant for You Anyway”. Già il titolo è meraviglioso: “Questo comunque non era fatto per te” cioè, sei una grande!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.otrlive.it/tour-dates/francamente-bitte-leben-summer-tour/"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111443" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-2-18/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2.jpg" data-orig-size="864,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="francamente" data-image-description="&lt;p&gt;francamente &lt;/p&gt;
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		<title>Cavetown e la bellezza di non avere tutte le risposte</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%25ef%25bf%25bc</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[cavetown]]></category>
		<category><![CDATA[cavetown interview]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[running gwith scissor]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cavetown eiflette su identità, crescita e collaborazione, interrogandosi su cosa resti intatto mentre evolve, anche nel suo percorso di artista queer.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/">Cavetown e la bellezza di non avere tutte le risposte</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>In&nbsp;<em>Running With Scissors</em>, Cavetown esplora il cambiamento come processo inevitabile e necessario. Nell’intervista riflette su identità, crescita e collaborazione, anche in relazione al suo percorso come artista queer, chiedendosi cosa debba restare intatto mentre tutto il resto evolve.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cavetown, nome d’arte di Robin Skinner, è un cantautore e produttore britannico diventato una delle figure più riconoscibili della scena indie e bedroom pop degli ultimi anni. Ha iniziato giovanissimo pubblicando musica su YouTube, costruendo nel tempo un linguaggio sonoro intimo, fatto di melodie delicate e testi profondamente personali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111386" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-1-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-1-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966080&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">La sua discografia si è sviluppata in modo graduale e coerente, a partire dai primi lavori autoprodotti fino ad album come&nbsp;<em>Lemon Boy</em>,&nbsp;<em>Sleepyhead</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Worm Food</em>, in cui ha consolidato uno stile che unisce sensibilità acustica, sperimentazione soft e una forte dimensione emotiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<em>Running With Scissors</em>&nbsp;(2026) ha intrapreso una nuova fase più espansiva e collaborativa, segnando un’evoluzione rispetto alle sue origini più solitarie e lo-fi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cavetown è apertamente queer e la sua identità LGBTQ+ è una parte importante del suo percorso artistico e personale, spesso riflessa nei temi di accettazione, vulnerabilità e crescita che attraversano la sua musica.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111387" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-3-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-3-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966093&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è la sensazione che&nbsp;<em>Running With Scissors</em>&nbsp;stia cercando di liberarti da qualcosa — quel “qualcosa” era più musicale o più personale/identitario?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che sia iniziato come qualcosa di musicale, ma è difficile separarlo dal resto.<br>Per molto tempo ho fatto musica in un modo molto specifico perché mi faceva sentire al sicuro — come se sapessi cosa le persone si aspettavano da me, e sapessi come darglielo. Ma a un certo punto inizi a sentirti un po’ bloccato in una versione di te che non è più completamente reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi sì, è musicale nel senso che volevo provare suoni nuovi e lavorare con altre persone, ma sotto sotto è decisamente più personale. Si tratta di permettermi di cambiare, anche se questo significa che le persone non mi riconosceranno più allo stesso modo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111388" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-7-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-7-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966557&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai parlato del sentirti incasellato in un pubblico più giovane, pensi che gli artisti queer vengano più facilmente rinchiusi in identità o narrazioni fisse?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, penso di sì. E non credo nemmeno che venga sempre da un posto negativo — le persone vogliono semplicemente capirti in fretta, e le etichette rendono tutto più facile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando sei queer, a volte quelle etichette diventano tutta la storia. Non sei più solo un artista, sei “l’artista queer che rappresenta questa cosa specifica”, e può diventare limitante. Soprattutto quando cresci e il tuo rapporto con la tua identità cambia.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La parte difficile è che quelle identità sono comunque importanti per me — semplicemente non voglio che siano l’unica lente attraverso cui vengo visto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111389" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-5-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-5-copia.jpg" data-orig-size="925,1296" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966219&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La collaborazione sembra averti aperto una nuova fase — cosa è cambiato emotivamente quando hai permesso ad altre persone di entrare in uno spazio che prima era così privato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio è stato sinceramente spaventoso. Ero così abituato a fare tutto da solo, e questo veniva sia dal voler controllare tutto sia dal sentirmi più al sicuro così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciare entrare altre persone ha significato essere vulnerabile in un modo diverso — non solo condividere canzoni finite, ma idee che magari non funzionano ancora. Però ha anche reso tutto meno pesante. La musica ha smesso di essere qualcosa che dovevo portare completamente da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emotivamente è passato dall’essere qualcosa di molto isolato a qualcosa di più condiviso e vivo. Mi ha ricordato che creare può essere anche divertente, non solo intenso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111390" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-4.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966118&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai composto parte di questo album isolato in un Airbnb dove hai pianto, ti sei sentito vuoto, e poi improvvisamente hai cominciato a creare. Pensi che la creatività nasca spesso da questo tipo di estremi emotiv</strong>i?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se debba per forza essere così, ma penso che molti di noi imparino presto a stare dentro emozioni molto grandi. E quando non hai sempre un posto dove metterle, tendono ad accumularsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me, quei momenti in cui tutto sembra un po’ troppo… a volte si trasformano nel creare qualcosa. Non è molto controllato, succede e basta. Però non vorrei romanticizzarlo troppo. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Penso che la creatività queer possa nascere anche dalla gioia, dalla dolcezza, o semplicemente dal sentirsi al sicuro. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sì, quei momenti intensi hanno sicuramente fatto parte del mio processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Diventare un fratello maggiore ha chiaramente cambiato la tua prospettiva, in che modo questa esperienza ha influenzato il tuo modo di vedere l’identità, la cura e la persona che vuoi essere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha reso tutto un po’ più reale. All’improvviso c’è questa persona che crescerà guardandoti, e inizi a chiederti cosa significhi davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che mi abbia reso più gentile, o almeno più consapevole di come mi muovo nel mondo. Conta meno definire perfettamente la mia identità, e di più essere qualcuno di buono, qualcuno di sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha anche fatto pensare alle cose che non avevo o non capivo da piccolo, e a come potrei essere quella cosa per qualcun altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111391" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-8-.jpg" data-orig-size="821,1150" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966640&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto della tua musica oggi riguarda la guarigione, e quanto il diventare qualcuno di nuovo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che siano entrambe le cose, e che si sovrappongano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nel disco c’è sicuramente molta guarigione; tornare indietro e cercare di confortare parti di me che si sentono ancora molto giovani. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma allo stesso tempo non sono più quella persona, e non voglio restare lì per sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi forse la musica è una specie di ponte tra queste due cose. È come dire: “capisco perché ti sentivi così”, ma anche: “possiamo crescere e diventare qualcosa di diverso adesso”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111392" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-6-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-6-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966317&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se&nbsp;<em>Running With Scissors</em>&nbsp;parla di cambiamento, cosa speri che resti uguale  sia nella tua musica che in te</strong>, <strong>indipendentemente da quanto evolverai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso di sperare di non perdere mai quella parte di me che fa le cose perché ha bisogno di capirle. Anche se il suono cambia, o il modo in cui lavoro cambia, voglio che continui a venire sempre dallo stesso posto: quel tentativo di dare senso a emozioni per cui non ho ancora davvero le parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E a livello personale, spero di restare morbido. Non nel senso di fragile, ma nel senso di rimanere aperto alle persone, al cambiamento, al non sapere. Non voglio mai sentire di aver capito tutto. Penso che la musica sia migliore quando non l’ho fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fotografie <a href="https://www.instagram.com/alexvaccani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani</a></p>
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		<item>
		<title>WHOLE Festival 2026: il dancefloor come spazio politico e collettivo</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 14:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[cruising]]></category>
		<category><![CDATA[cruising village]]></category>
		<category><![CDATA[enter the whole]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[whole festival]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111355</guid>

					<description><![CDATA[<p>WHOLE Festival 2026 torna a Ferropolis con line-up globale, sei stage e il tema “Enter The Whole”, tra musica, cultura queer e comunità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 17 al 20 luglio 2026 torna WHOLE Festival, giunto all’ottava edizione, nella suggestiva cornice di Ferropolis, la celebre “città di ferro” a pochi chilometri da Berlino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni estate, questo ex sito industriale si trasforma in uno degli appuntamenti più distintivi della nightlife <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/">queer </a>globale: tre giorni in cui musica, performance e comunità ridefiniscono lo spazio, creando una dimensione collettiva unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE non è semplicemente un festival: è un ecosistema temporaneo dove dancefloor, corpi e relazioni diventano strumenti di espressione e libertà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111336" data-permalink="https://toh-magazine.com/inigoroncal_-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;X-S10&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753046068&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;33&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@inigoroncal_-4" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-683x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111336" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/inigoroncal_/">@inigoroncal_</a></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Enter The Whole: il tema 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il concept scelto per il 2026 è&nbsp;<strong>“Enter The Whole”</strong>, un invito a entrare pienamente nello spazio del festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meno spettacolo, più presenza.<br>Meno fuga, più connessione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE viene immaginato come un portale: un passaggio intenzionale dal mondo esterno a uno spazio condiviso costruito su cura, partecipazione e libertà queer. In un contesto globale segnato da frammentazione sociale, il festival rimette al centro la collettività, dove:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>i corpi occupano spazio senza ridursi</li><li>l’appartenenza non chiede permesso</li><li>la gioia diventa un’esperienza condivisa</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista visivo, il tema evolve l’estetica iconica del festival: collage iperpop, surrealismo post-internet, futurismo Y2K e immaginari queer che intrecciano passato e futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="111344" data-permalink="https://toh-magazine.com/tinadubrovsky_photography_83/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83.jpg" data-orig-size="1280,853" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;11&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1752876296&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@tinadubrovsky_photography_83" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1024x682.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111344" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/tinadubrovsky_photography/">@tinadubrovsky</a></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Line-up WHOLE Festival 2026: artisti e palchi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’edizione 2026 presenta una line-up globale distribuita su sei stage: Arena, Beach, Crane, Forest, Ambient e Performance (quest’ultimo ancora da annunciare).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Arena (main stage)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i nomi più attesi:<br><strong>Miss Kittin</strong>,&nbsp;<strong>Freddy K</strong>,&nbsp;<strong>Juliana Huxtable</strong>, D.Dan, Hyperaktivist, Nazira, Quelza, Bashkka, Valentina Spirito e molti altri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Forest</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una selezione potente tra techno e bass:<br><strong>SHERELLE</strong>,&nbsp;<strong>HAAi</strong>, Parfait, Schacke, Tati Magik, Sara Dziri, Lola Edo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Beach</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Vibrazioni house e disco con artisti come:<br><strong>Octo Octa</strong>,&nbsp;<strong>Tama Sumo</strong>,&nbsp;<strong>Gerd Janson</strong>, Massimiliano Pagliara, Gabrielle Kwarteng, Lakuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Crane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Suoni globali e sperimentali con:<br><strong>Ms Nina</strong>, Authentically Plastic, Isa GT, Mina Galán, Nsasi, Pvssy Divx.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ambient</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio immersivo tra elettronica e sound art con progetti come:<br>The Soft Archive, AV Freya, Erika, Majdolen, coloray.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111342" data-permalink="https://toh-magazine.com/06_lisa_syndrolin/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin.jpg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753036167&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="06_lisa_@syndrolin" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111342" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/syndrolin/">@syndrolin</a></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I collettivi: il cuore pulsante della scena queer</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli artisti definiscono il suono, i collettivi costruiscono lo spirito del festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE 2026 riunisce crew provenienti da tutto il mondo, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Herrensauna</strong></li><li><strong>Gegen</strong></li><li><strong>Cocktail d’Amore</strong></li><li><strong>Pornceptual</strong></li><li><strong>MARICAS</strong></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una rete viva che connette dancefloor da Berlino a Bogotá, da Kampala a Tbilisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre la musica: talk, workshop e Cruising Village</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>WHOLE non è mai stato soltanto clubbing o programmazione musicale</strong>, <strong>ma un ecosistema culturale </strong>che si espande oltre il dancefloor e che ogni anno apre spazi di confronto, apprendimento e relazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai set e alle performance, <strong>il festival costruisce infatti un programma di talk e workshop dedica</strong>ti ai temi dell’intimità, della cura queer, dell’organizzazione collettiva e delle diverse forme di relazione tra corpi e comunità. Sono momenti in cui la dimensione teorica e quella esperienziale si intrecciano, dando vita a un dialogo continuo tra pensiero e pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno di questa cornice si inserisce anche il <strong>Cruising Village</strong>, che nel 2026 si amplia ulteriormente diventando una costellazione di ambienti differenti, pensati per accogliere modalità diverse di incontro e di esplorazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111339" data-permalink="https://toh-magazine.com/01_lisa_syndrolin/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin.jpg" data-orig-size="1536,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753033542&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111339" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/syndrolin/">@syndrolin</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ac<strong>canto a spazi dedicati a esperienze pansessuali e a zone FLINTA*, il villaggio introduce nuovi formati di partecipazione, i cosiddetti “hosted slots”, curati direttamente da collettivi e comunità invitate, che propongono rituali, pratiche di connessione e attivazioni condivise.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo intreccio di pratiche, WHOLE continua a esplorare la cultura del cruising non solo come immaginario, ma come linguaggio sociale e relazionale, aprendo anche a esperienze sober-curious e a nuove modalità di presenza consapevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Community e accessibilità al WHOLE</h2>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE continua a investire in accessibilità e inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma prevede:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Community Tickets</strong>&nbsp;(già sold out), con il 50% riservato a persone FLINTA*</li><li><strong>Solidarity Program</strong>, che offre accesso gratuito a persone marginalizzate</li><li>priorità a rifugiati, persone Black e POC, persone trans e gender-expansive, persone con disabilità</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, l’Open Call per volontari rimane centrale per costruire lo spirito collettivo del festival.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111337" data-permalink="https://toh-magazine.com/queergarden_250718-berlin-whole-festival_h2i3831/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;www.nigelw.com&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1024x683.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111337" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Photo <a href="https://www.instagram.com/queergarden/">@queergarden</a></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un’esperienza che va oltre il festival</h2>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE Festival 2026 si conferma come uno degli eventi più rilevanti della cultura queer contemporanea: non solo una line-up di livello globale, ma un’esperienza immersiva che ridefinisce il concetto stesso di comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Enter The Whole</strong> non è solo un tema, ma un invito:<br>entrare davvero, esserci pienamente, costruire insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.wholefestival.com/"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111356" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/whole-2026_full-line-up_poster_001-static_4x5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5.jpg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="WHOLE FESTIVAL" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111356" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption><strong>WHOLE FESTIVAL 2026</strong></figcaption></figure>
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		<title>All about Ivan</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=all-about-ivan</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Ugrin]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111221</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ivan Ugrinè una presenza che attraversa i linguaggi — danza, moda, performance — con una naturalezza disarmante, come se non esistessero confini, solo variazioni di intensità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/">All about Ivan</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">C’è qualcosa in Ivan Ugrin che sfugge alla definizione, e forse è proprio lì che inizia il suo fascino.<br>Forse è per questo che continui a guardarlo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ivan non è solo il corpo che si muove, né un’immagine da guardare, anche se il corpo è lì, evidente, disponibile.&nbsp; È il modo in cui sfugge proprio mentre pensi di aver capito cosa sta facendo. Un gesto che sembra spontaneo e invece no, uno sguardo che non si concede mai fino in fondo.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ivan Ugrin è una presenza che attraversa i linguaggi — danza, moda, performance — con una naturalezza disarmante, come se non esistessero confini, solo variazioni di intensità. Ivan invita e trattiene qualcosa. E proprio in quella sottrazione si apre una tensione sottile, quasi magnetica, tra vulnerabilità e controllo, desiderio e autonomia.&nbsp;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ivan Ugrin è cresciuto tra l’Europa dell’Est e Berlino, porta addosso una stratificazione precisa: disciplina, club culture, una certa idea di libertà che non ha bisogno di essere dichiarata. Arriva dalla danza, ma non ci è mai rimasto dentro in modo ordinato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni ha attraversato set, passerelle e performance seguendo una traiettoria tutta sua, istintiva, difficile da incasellare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111222" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007739ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007739ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773832593&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Poi, a un certo punto, un’immagine.<br>Quella che inizia a circolare ovunque, che resta, che si fissa. Non tanto per quello che mostra, ma per quello che trattiene. Da lì in poi qualcosa cambia — visibilità, sguardi, possibilità — ma senza spostarlo davvero dal suo asse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">É come se per Ivan non ci fosse niente da dimostrare. E infatti non dimostra. Fa. E basta.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><br>E in quel “basta” succede qualcosa di raro: non stai guardando qualcuno che vuole essere visto, ma qualcuno che decide quanto farsi vedere. E resta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è una qualità rara nel suo lavoro: quella di far sembrare tutto istintivo, anche quando è profondamente consapevole. Possiede una forma di libertà che non ha bisogno di dichiararsi, perché si percepisce. Una autenticità che non ha bisogno di essere dichiarata. Che si intravede, si sposta, cambia forma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111223" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007786ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007786ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773832790&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">C’è desiderio, sì. Ma non è mai completamente accessibile.<br>C’è controllo, ma non è mai rigido.<br>C’è libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora resti lì, un secondo in più del necessario.<br>A chiederti cosa hai appena visto.<br>Forse è per questo che continui a guardarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111224" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007842ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007842ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773833771&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo corpo sembra pensare ancora prima di muoversi. Ricordi quando hai capito per la prima volta che il movimento poteva essere una forma di coscienza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corpo in realtà ricorda. Conserva tutta la nostra storia. Non riesco davvero a ricordare la prima volta in cui me ne sono resə conto, ma posso dirti che ancora oggi il mio corpo ricorda spettacoli che ho fatto 5 o 10 anni fa. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando ho bisogno di richiamare i passi con la mente, spesso è il mio corpo a prendere il sopravvento e a ricordarmi cosa viene dopo.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111226" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007878ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007878ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773834205&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come danzatore e movement director, lavori su quel confine sottile tra controllo e abbandono. Ti interessa di più costruire un gesto o lasciarlo accadere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adoro improvvisare movimenti. Sul momento, lasciando che il mio corpo informi i miei movimenti in base a come mi sento quel giorno, in quell’istante, alla musica che sto ascoltando, all’ambiente che mi circonda, alla stanza in cui mi trovo.<br>Amo la libertà che questo mi dà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111227" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008022ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008022ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773835727&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti muovi tra danza, moda e performance come se fossero lo stesso linguaggio. Vedi davvero una differenza, oppure è solo una questione di contesto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, non vedo una differenza tra essere sul palco a esibirmi/danzare, essere su un set durante uno shooting, o camminare su una passerella. Per me è tutto performance.<br>Quello che succede nella mia testa è: mi sento leggermente nervoso perché voglio fare bene, ma mi fido completamente di me stesso e delle mie capacità. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Sono nervoso nei primi 5 minuti, ma poi mi concentro subito sulla performance e diventa solo divertimento!</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111230" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007946ok-small/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007946ok-small.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773834818&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come modello, il tuo corpo viene costantemente interpretato dagli altri. Dove collochi la tua voce all’interno di un’immagine che è già stata costruita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono consapevole che le persone interpretano me, la mia personalità o il mio corpo, ma non mi disturba davvero. Cerco semplicemente di essere me stesso, autentico e a mio agio in qualsiasi tipo di performance che verrà condivisa online. Do molta importanza alla buona comunicazione e alle intenzioni delle persone.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111233" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008041ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008041ok-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773836092&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella campagna di Loewe, la tua immagine risultava quasi iconica — intima, sensuale, ma anche narrativa. Che tipo di spazio è diventato quel set, e cosa ci hai portato tu?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Drink Your Milk” è stata la mia primissima campagna di moda. Ero molto nervoso nel viaggiare da solə a Madrid per lo shooting. Entrando sul set, però, tutti erano estremamente gentili, accoglienti e affettuosi. Scattare la campagna è stato davvero divertente. Ho sentito di poter essere al 100% me stesso.<br>Per me, su un set, è molto importante avere una buona connessione con il/la fotografo/a. E questo è successo con la fotografa Angela Suarez. Sapeva cosa voleva ed era molto chiaro nelle indicazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111234" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008102ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008102ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773836854&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’immagine di “Drink Your Milk” sembra uno di quei momenti di moda che restano impressi. Com’è stato lavorare con Jonathan Anderson?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non ho incontrato Jonathan durante lo shooting della campagna “Drink Your Milk”.<br>L’ho conosciuto quando mi ha invitato a partecipare al lookbook di JW Anderson. Nutro enorme rispetto e gratitudine nei suoi confronti. È stato molto gentile e generoso con me. Sono qui grazie a lui, perché la campagna è diventata virale, dandomi molta visibilità e, successivamente, altre opportunità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111238" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008166ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008166ok-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773837546&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In un sistema che estetizza continuamente i corpi, come preservi — o reinventi — la verità di un gesto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che la chiave sia l’autenticità. Liberarsene dallo sguardo degli altri. Cosa è vero per te? Cosa ti rende felice? Come ti piace muoverti? Cerco sicuramente di fare questo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111236" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008093ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008093ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773836721&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>All’interno della comunità LGBTQI+, il corpo è spesso uno spazio politico oltre che personale. Il tuo lavoro parte da questa consapevolezza o ci arriva in un secondo momento?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo fortemente che tutta l’arte sia politica, anche quando cerca di essere distante dalla politica.<br>Come persona queer, creo qualcosa dal nulla. E quel “qualcosa” passa attraverso il mio corpo. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La mia esistenza è politica, quindi tutto ciò che creo lo è a sua volta. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, per rispondere alla tua domanda: sì, questa consapevolezza è sempre presente, anche se in secondo piano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111237" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008257ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008257ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773838401&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti è mai capitato di trattenerti, per paura di essere frainteso, o hai sempre seguito l’istinto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, mi è capitato.<br>Sono una persona che pensa troppo e non mi è estraneo dubitare di me stesso, ma sono anche molto intuitivo e percettivo. Quando si tratta delle persone di cui mi circondo o di scelte di vita/lavoro, mi affido alla mia intuizione e al mio istinto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111239" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008316ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008316ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773838972&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle immagini, il tuo corpo sembra abitare uno spazio molto esposto al desiderio — ma mai del tutto accessibile. Ti senti mai più guardato che veramente visto? E che tipo di potere c’è, per te, nel restare leggermente fuori portata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, penso che non sia possibile conoscere davvero una persona solo guardando il suo account social. Siamo tutti individui molto complessi, con le nostre storie ed esperienze.<br>Quindi, per me, chiunque online è “leggermente fuori portata”. Ho capito che non puoi controllare come gli altri ti vedono, e come gli altri vedono me non ha nulla a che fare con me, ma tutto a che fare con loro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111240" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008367ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008367ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773839530&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">All’inizio, i miei social erano un esercizio personale di autostima.<br>Volevo pubblicare quella foto in cui penso di apparire bene, perché nella vita reale dubitavo molto di me.<br>Per me <a href="https://www.instagram.com/ivancidrian/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram</a> era uno spazio sicuro, dove col tempo l’online ha iniziato a influenzare la vita reale e viceversa. Attraverso la “validazione degli sconosciuti” ho acquisito sempre più sicurezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111243" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008014ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008014ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773835611&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un filo di ironia nel tuo lavoro — come una piccola crepa nella superficie dell’immagine. È istinto o un modo per controllare come vieni percepito?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lavoro, sia su un set che durante una performance, entro in una modalità performativa.<br>Direi che quelle piccole crepe di ironia sono scorci del mio io più autentico.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><br>Dico sempre che non mi prendo troppo sul serio e cerco di affrontare la vita con umorismo.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><br>È anche il mio meccanismo di difesa, ah!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111244" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008409ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008409ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773839767&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fotografarti è davvero divertente. Cosa ti è rimasto della giornata sul set con TOH!?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oh, sono davvero felice di sentirlo. Mi sono divertito molto durante lo shooting. Ho amato gli outfit. Ho amato l’energia sul set. Siete statə molto dolci, calorosi e accoglienti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111245" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008186ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008186ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773837978&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dai l’impressione di essere una persona molto libera — di quelle con cui è facile entrare subito in connessione. Da dove nasce questa apertura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono molto felice che questa sia la vostra prima impressione di me. Credo che sia semplicemente ciò che sono. Amo connettermi con gli altri, ascoltare le persone, e aiutare chi posso.<br>Il nostro tempo su questa terra è molto limitato, quindi perché essere stronzi quando si può semplicemente essere gentili? </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111246" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008108ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008108ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773837137&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Photography and Styling&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/alexvaccani/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani&nbsp;</a>with&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/alessandro_marzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Marzo</a></em><br><em>Grooming <a href="https://www.instagram.com/floriannacappucci_hair/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Florianna Cappucci</a> @ <a href="https://greenappleitaly.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Greenappleitalia</a></em></p>
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		<title>Chorus of Body: Politiche dell’intimità</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=chorus-of-body-politiche-dellintimita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 17:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[body]]></category>
		<category><![CDATA[Chorus of Body]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[gay sex]]></category>
		<category><![CDATA[Istambul]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111095</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Istanbul, dove la libertà è sempre una negoziazione e il corpo non è mai neutro, Chorus of Body dipinge in scala ridotta ciò che altrove viene urlato o censurato. I suoi oli su cartone sono frammenti intimi: corpi maschili senza volto, gesti sospesi, superfici che riflettono e disturbano lo sguardo. Qui l’identità non si dichiara, si contrae. Si trattiene. Resiste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/">Chorus of Body: Politiche dell’intimità</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A Istanbul, dove la libertà è sempre una negoziazione e il corpo non è mai neutro,&nbsp;Chorus of Body&nbsp;dipinge in scala ridotta ciò che altrove viene urlato o censurato. I suoi oli su cartone sono frammenti intimi: corpi maschili senza volto, gesti sospesi, superfici che riflettono e disturbano lo sguardo. Qui l’identità non si dichiara, si contrae. Si trattiene. Resiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <a href="https://chorusofbody.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro</a> di Chorus of Body  il corpo diventa un campo di tensione — tra desiderio e controllo, vulnerabilità e potere, piacere e sorveglianza. L’assenza del volto non è una sottrazione, ma una strategia: libera il corpo dal giudizio immediato e lo restituisce come superficie politica, collettiva, instabile. In un contesto in cui i corpi queer sono costantemente etichettati e disciplinati, l’anonimato si trasforma in atto di sfida.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="828" height="635" data-attachment-id="111098" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3985/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985.jpg" data-orig-size="828,635" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427190&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Chorus of Body" data-image-description="&lt;p&gt;Chorus of Body &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Il sesso attraversa queste immagini senza spettacolarizzarsi. È quotidiano, osservato da vicino, quasi trattenuto. Nato dall’esperienza personale e da una pratica fotografica intima, diventa pittura e linguaggio. Non per provocare, ma per rivelare. Perché, come suggerisce l’artista, il sesso non fa girare il mondo — ma spiega perché si muove in un certo modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardare le opere di Chorus of Body richiede attenzione. Sono piccole, ma non chiedono distanza. Al contrario, costringono ad avvicinarsi, a restare, a non fuggire. A volte, lo sguardo finisce nel palmo di una mano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111097" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/jasper/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Jasper.jpg" data-orig-size="1108,1483" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Chorus of Body" data-image-description="&lt;p&gt;Chorus of Body &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è vivere come artista gay a Istanbul?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere come artista gay a Istanbul significa restare costantemente all’erta. La città è caotica, emotiva, bellissima e violenta allo stesso tempo. Una notte puoi sentirti incredibilmente libero, circondato dalla tua gente, dalla tua comunità, dai tuoi desideri… e il giorno dopo ti vengono ricordati tutti i limiti tracciati attorno al tuo corpo, alla tua voce, alla tua esistenza, attraverso implicazioni politiche. Questa tensione alimenta il mio lavoro. Qui gli istinti di sopravvivenza si apprendono molto presto. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Istanbul non ti permette mai davvero di rilassarti, ma allo stesso tempo non ti lascia mai smettere di produrre. Siamo come due fratelli: non ti lascia chiudere gli occhi.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111099" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3988/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988.jpg" data-orig-size="828,1089" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427243&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3988" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-228x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-779x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-779x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111099" width="839" height="1103" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-779x1024.jpg 779w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-228x300.jpg 228w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-768x1010.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-450x592.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-350x460.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988.jpg 828w" sizes="auto, (max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è la comunità LGBTQ+ lì? Ti senti parte di essa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho costruito con molta cura la mia famiglia scelta e per me è fondamentale proteggerla e tenerla stretta. Per questo non sono profondamente inserito in una comunità specifica, ma non direi nemmeno di esserne fuori. Esisto in una zona intermedia: abbastanza vicino da sentirmi connesso, abbastanza distante da poter respirare. Questa distanza mi dà spazio e mi permette di restare più onesto nelle relazioni, sia con gli altri che con me stesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111100" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3991/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991.jpg" data-orig-size="828,1084" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427286&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3991" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-229x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-782x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-782x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111100" width="840" height="1100" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-782x1024.jpg 782w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-229x300.jpg 229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-768x1005.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-450x589.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-350x458.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991.jpg 828w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Puoi raccontarci qualcosa del corpo maschile senza volto come soggetto della tua arte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando interagiamo con qualcuno, la prima cosa che facciamo è stabilire un contatto visivo. In quel momento entrano già in gioco una serie di assunzioni e pregiudizi, che lo vogliamo o no. Voglio eliminare completamente questo livello e dirigere l’attenzione direttamente sul corpo. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Il corpo senza volto è una scelta consapevole. Rimuovere il volto sposta il focus dall’identità intesa come qualcosa di fisso o facilmente leggibile, e lo riporta sul corpo come superficie politica. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto in cui i corpi queer sono costantemente categorizzati, etichettati e controllati, l’anonimato diventa sia una forma di protezione sia una forma di resistenza. Senza un volto, il corpo rifiuta di essere consumato facilmente o ridotto a una sola storia. Diventa più collettivo, più instabile.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il volto quindi non è importante, o è più l’azione del corpo? Un po’ come quando, guardando porno, ci si concentra più su una parte del corpo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volto non è mai neutro. Porta con sé codici sociali, aspettative e giudizi immediati. Questo mi interessa meno rispetto a ciò che il corpo sta facendo: come si muove, come trattiene la tensione, come performa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111103" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/sadik-batin/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin.jpg" data-orig-size="1206,1480" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Sadik-Batin" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-244x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-834x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-834x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111103" width="840" height="1031" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-834x1024.jpg 834w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-244x300.jpg 244w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-768x942.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-1000x1227.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-900x1104.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-450x552.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-350x430.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin.jpg 1206w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è molto sesso nel tuo lavoro. Quando hai capito di avere il bisogno di mostrare il sesso gay maschile nelle tue opere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scattavo moltissime fotografie. Dopo l’inizio della mia relazione, la mia macchina fotografica ha iniziato naturalmente a concentrarsi su di lui e sui momenti che condividevamo. Con il tempo, quelle immagini hanno smesso di essere semplice documentazione e sono diventate una delle principali fonti di ispirazione per i miei dipinti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111104" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3984/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg" data-orig-size="828,613" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427176&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3984" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-300x222.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg" alt="" class="wp-image-111104" width="841" height="623" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-300x222.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-768x569.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-450x333.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-350x259.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È il sesso che fa girare il mondo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sesso non fa girare il mondo, ma rivela perché si muove nel modo in cui lo fa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111106" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/ghusl/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl.jpg" data-orig-size="1206,1487" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ghusl" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-243x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-830x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-830x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111106" width="841" height="1038" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-830x1024.jpg 830w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-243x300.jpg 243w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-768x947.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-1000x1233.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-900x1110.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-450x555.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-350x432.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl.jpg 1206w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché hai deciso di lavorare su formati così piccoli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace poter cogliere l’intero dipinto in un solo sguardo. Non solo la scala, ma anche la superficie su cui lavoro fa parte di questa esperienza. Dipingo su cartone metallico e, quando guardi l’opera, alcune piccole aree non dipinte riflettono la luce e disturbano leggermente lo sguardo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le immagini in sé mettono già a disagio molte persone, che tendono a distogliere lo sguardo. Con quei riflessi voglio interrompere quella fuga e disturbarli ancora una volta.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111107" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3989/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989.jpg" data-orig-size="828,1027" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427262&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3989" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-242x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-826x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-826x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111107" width="839" height="1040" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-826x1024.jpg 826w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-242x300.jpg 242w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-768x953.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-450x558.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-350x434.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989.jpg 828w" sizes="auto, (max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Essendo così esplicito nel tuo lavoro, senti il peso della censura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio account Instagram è stato più volte minacciato di chiusura. Inoltre, ci sono stati momenti in cui il mio lavoro non è stato accettato in mostre collettive a causa del contenuto. La cosa divertente è che a volte il problema non era nemmeno il contenuto, ma la scala: l’opera veniva considerata troppo piccola. Immagino che la censura non sappia sempre a cosa stia reagendo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">E poi, onestamente… non avevamo già stabilito che le dimensioni non contano?</h4>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="828" height="815" data-attachment-id="111109" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3996/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg" data-orig-size="828,815" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427381&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3996" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-300x295.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg" alt="" class="wp-image-111109" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-300x295.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-768x756.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-450x443.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-350x345.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-50x50.jpg 50w" sizes="auto, (max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi sono i modelli delle tue opere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni modelli sono amici, altri provengono da fotografie che scatto io stesso, e a volte contatto persone attraverso i social media. Di solito parto da un concetto e lavoriamo attorno a quello: esplorando insieme le pose oppure chiedendo loro di produrre immagini specificamente per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Pillion: un coming of age estremo e romantico</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 10:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander Skarsgård]]></category>
		<category><![CDATA[bdsm]]></category>
		<category><![CDATA[Box Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Harry Lighton]]></category>
		<category><![CDATA[Harry Melling]]></category>
		<category><![CDATA[pillion]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=110979</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Pillion, debutto di Harry Lighton con Alexander Skarsgård e Harry Melling: un coming of age BDSM tra desiderio, potere e scoperta di sé.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/">Pillion: un coming of age estremo e romantico</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><em>Alexander Skarsgård e Harry Melling nel debutto alla regia di Harry Lighton, una storia d’amore BDSM tra potere, identità e libertà</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima regia di&nbsp;Harry Lighton,&nbsp;<em>Pillion</em>, in uscita il 12 febbraio</strong> grazie a <a href="https://www.instagram.com/iwonderpictures/">I Wonder Pictures</a>, è un racconto di formazione intenso e sorprendente che attraversa desiderio, potere e scoperta dell’identità, trasformando una relazione BDSM in un viaggio emotivo profondamente umano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonisti&nbsp;<strong>Alexander Skarsgård</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Harry Melling</strong>, al centro di una storia d’amore atipica, esplicita ma mai gratuita, capace di parlare di intimità, consenso e trasformazione senza cedere al sensazionalismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110987" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_7_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="IWP_Pillion_foto_7_web" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-110987" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Si spengono le luci e il rombo di una motocicletta invade la sala, sovrastando le note di&nbsp;<em>Chariot (Sul mio carro)</em>&nbsp;cantata da Betty Curtis: «Se verrai con me sul mio carro tra le nuvole / più avanti del caldo del sol / sull’ultima stella lassù / se verrai / tu vivrai con me / in un’isola fantastica…»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada scorre veloce oltre il casco, il paesaggio muta forma e colore, è notte. Le parole della canzone evocano un altrove, una promessa di fuga e abbandono. È un inizio fortemente suggestivo, che anticipa fin da subito la traiettoria del film:&nbsp;<em>Pillion</em>&nbsp;è un viaggio, prima ancora che una storia d’amore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“Pillion”: essere passeggeri della propria vita</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo&nbsp;<em>Pillion</em>&nbsp;indica il sedile posteriore della motocicletta, il posto del passeggero, di chi si affida completamente a chi guida. Una metafora che non riguarda solo la dinamica tra i protagonisti, ma una condizione esistenziale più ampia: quella sensazione, comune a molti, di vivere la propria vita aggrappati a qualcun altro, cercando sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trama: desiderio, BDSM e scoperta dell’identità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il protagonista è&nbsp;<strong>Colin</strong>&nbsp;(Harry Melling), un ragazzo timido, introverso e poco esperto, che nel percorso di scoperta della propria omosessualità entra in contatto con il mondo del&nbsp;<a href="https://toh-magazine.com/2020/11/deej-amago-art-illustration-interview/">BDSM</a>&nbsp;grazie all’incontro con&nbsp;<strong>Ray</strong>&nbsp;(Alexander Skarsgård), carismatico e affascinante leader di un gruppo di biker. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dal primo momento, la loro relazione si struttura secondo dinamiche di dominio e sottomissione ben definite: Ray assume il ruolo del dominante, Colin quello del sottomesso devoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quello che potrebbe apparire come un rapporto sbilanciato si rivela invece un percorso condiviso di crescita.</strong> In&nbsp;<em>Pillion</em>, il BDSM non è provocazione fine a se stessa, ma linguaggio emotivo: un modo per dare forma a desideri, paure e bisogni che faticano a trovare parole.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110989" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_19_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_19_web.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Pillion_movie_clip" data-image-description="&lt;p&gt;Pillion_movie_clip&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Contrasti visivi e narrativi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il gioco dei contrasti è centrale fin dalle prime immagini. Quando incontriamo per la prima volta Colin e Ray, i due sono diretti verso lo stesso luogo, ma arrivano da mondi opposti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ray sfreccia per le strade in sella alla sua moto, avvolto nel cuoio,</strong> il casco a coprire un volto impenetrabile; <strong>Colin è seduto sul sedile posteriore dell’auto dei genitori</strong>, osservatore silenzioso, ancora protetto — e limitato — da un contesto familiare che non riesce più a contenerlo. Il loro incontro innesca una collisione emotiva che cambierà entrambi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una storia romantica BDSM senza scandalo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pillion</em>&nbsp;è una storia romantica a tematica BDSM, ribattezzata &#8220;DomCom&#8221;, esplicita, diretta e sincera.  Lighton nel suo essere diretto non cerca mai lo scandalo: le sequenze più intime sono sempre integrate nel percorso dei personaggi e diventano strumenti narrativi per raccontare il consenso, la fiducia e la vulnerabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il film invita a osservare senza giudicare, lasciando che siano i corpi e le emozioni a guidare la narrazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111065" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_22_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web.jpg" data-orig-size="1620,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="IWP_Pillion_foto_22_web" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1024x683.jpg" alt="Pillion_movie_clip" class="wp-image-111065" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web.jpg 1620w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Personaggi e interpretazioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il</strong> p<strong>ercorso di Colin è il cuore pulsante del film.</strong> Dalla timidezza iniziale, fatta di posture chiuse e paura del giudizio, il personaggio attraversa una progressiva presa di coscienza del proprio corpo e dei propri desideri. La sottomissione, scelta e non subita, non annulla l’identità ma diventa uno strumento di introspezione e affermazione di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, Ray è costretto a mettere in discussione l’immagine di leader invulnerabile che ha costruito, lasciando emergere fragilità e paure che rendono il rapporto più complesso e autentico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alexander Skarsgård</strong>&nbsp;è magnetico nel ruolo, capace di unire carisma, controllo e vulnerabilità;&nbsp;<strong>Harry Melling</strong>&nbsp;sorprende con un’interpretazione delicata e misurata, costruita su silenzi, esitazioni e una progressiva apertura al mondo. La loro chimica sostiene l’intero film.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da segnalare anche la presenza di <a href="https://toh-magazine.com/2023/05/jake-shears-lultimo-party-boy/">Jake Shears</a>, storico frontman degli <strong>Scissor Sisters</strong>, qui al suo <strong>primo ruolo cinematografico</strong>. Una partecipazione che aggiunge ulteriore stratificazione queer al film e che conferma l’attenzione di <em>Pillion</em> nel raccontare identità e desideri fuori dai percorsi più convenzionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Clip esclusiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A confermare questo approccio c’è anche una clip esclusiva del film, che presentiamo in anteprima.</strong> Un frammento essenziale, che mostra sia il lato intimo che quello ironico del film. Un assaggio ideale per entrare nell’universo emotivo di <em>Pillion</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-instagram wp-block-embed-instagram"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DUnUmcUiOAS/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/DUnUmcUiOAS/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Regia e atmosfera</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La regia di&nbsp;<strong>Harry Lighton</strong>&nbsp;si muove con discrezione, lasciando spazio ai corpi, ai silenzi e ai contrasti. L’ambientazione nel mondo ruvido e maschile dei biker amplifica la tensione emotiva del racconto, mentre la macchina da presa sa quando avvicinarsi e quando fare un passo indietro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune sequenze chiave, lo sguardo dello spettatore coincide con quello di Colin, rendendo Ray una presenza insieme rassicurante e misteriosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un debutto promettente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Liberamente ispirato al romanzo&nbsp;<em>Box Hill</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Adam Mars-Jones</strong>,&nbsp;<em>Pillion</em>&nbsp;è una commedia romantica atipica, intensa ma sorprendentemente lieve. Un film che ricorda come una delle grandi contraddizioni dell’amore sia che spesso non possiamo restare per sempre con le persone che ci insegnano a conoscerci davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pillion</em>&nbsp;non è un film sullo scandalo, ma sul&nbsp;<strong>coraggio di accettarsi e di sedersi finalmente al posto di guida della propria vita</strong>. Un debutto maturo e sensibile, che conferma Harry Lighton come una voce da seguire nel nuovo cinema europeo e consegna al pubblico una storia d’amore imperfetta, autentica e profondamente contemporanea.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/lNaq9XV0FFA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-110979 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Nathaniel Ivy e la politica dell&#8217;intimità</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 08:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[canvas]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[Nathaniel Ivy]]></category>
		<category><![CDATA[queer art]]></category>
		<category><![CDATA[queer artist]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nathaniel Ivy in un panorama artistico che oscilla tra intimità brutale e costruzione dell’immagine, emerge come una delle voci più lucide e vulnerabili della sua generazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">In un panorama artistico che oscilla tra intimità brutale e costruzione dell’immagine, Nathaniel Ivy emerge come una delle voci più lucide e vulnerabili della sua generazione.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La pittura di Nathaniel Ivy non racconta storie: le espone. Corpi maschili, desiderio queer, momenti che normalmente restano a porte chiuse vengono portati sulla tela con una chiarezza disarmante, dove l’erotismo non è mai decorativo ma profondamente incarnato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavorando con la figurazione, Ivy usa la mascolinità come linguaggio visivo e politico — piegandola, rendendola permeabile, lasciandola scoperta. Nei suoi dipinti, l’intimità è sempre attraversata da una tensione sottile tra controllo e vulnerabilità: lo sguardo diretto delle figure, il corpo come superficie esposta e dettagli ricorrenti — come i calzini bianchi Nike, segno ironico e feticcio quotidiano — trasformano lo spettatore da osservatore a presenza coinvolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra riferimenti alla pornografia, alla cultura digitale e all’immaginario maschile contemporaneo, il suo lavoro si muove sul confine instabile tra performance e verità, interrogando il modo in cui il desiderio viene costruito, mostrato e vissuto oggi.<br>Appena uscito dall’università, Nathaniel Ivy dipinge il piacere come uno spazio lento, intimo e inevitabilmente politico — un luogo in cui il corpo non chiede permesso e l’immagine diventa atto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="670" data-attachment-id="110897" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-1-13/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-1-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1675" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Ivy" data-image-description="&lt;p&gt;Ivy&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando qualcuno guarda il tuo lavoro, che cosa speri che non capisca immediatamente di te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una domanda difficile per me: quasi spero che non sappiano nulla di me finché non decidono di cercarlo. Il mio pubblico è in gran parte queer, quindi spero che, guardando il mio lavoro, possano vedere un’estensione di se stessi o sentirsi visti attraverso le proprie esperienze. Ma forse non voglio che sappiano che, in fondo, sono un “theatre kid” e che probabilmente stavo ascoltando un nuovo cast album mentre dipingevo scene così esplicite.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110898" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-2-1-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-2-1-scaled.jpg" data-orig-size="1703,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Ivy" data-image-description="&lt;p&gt;Ivy&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti definisci un artista queer o un artista che usa la queerness come materiale visivo e politico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi definisco decisamente un artista queer, ed è qualcosa in cui sono cresciuto molto mentre studiavo arte alla Miami University. Sono entrato all’università sapendo di voler lavorare direttamente con la figura umana e, da uomo queer, ho sempre trovato la forma maschile bellissima. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Col tempo sono arrivato a usare direttamente nel mio lavoro il mio punto di vista queer sull’intimità e sull’autoerotismo. Nell’ultimo anno ho sentito il mio lavoro diventare più politico, per quello che è, a causa dell’attuale amministrazione negli Stati Uniti. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mi ha sicuramente spinto a dipingere di più e a condividere di più: non desidero essere messo a tacere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="686" data-attachment-id="110899" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-3-9/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-3-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1716" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Ivy" data-image-description="&lt;p&gt;Ivy&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo corpo — o i corpi che lo rappresentano — è spesso al centro della scena. È uno spazio di controllo, esposizione o vulnerabilità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I corpi nel mio lavoro sono sicuramente in uno spazio di esposizione o vulnerabilità. I momenti che rappresento di solito avvengono a porte chiuse e trovo che passare tempo a dipingerli sia molto vulnerabile e renda visibili queste azioni intime. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Mi piace anche far sentire lo spettatore incluso nell’attività, attraverso elementi come il contatto visivo o una composizione in primo piano che sembra quasi “saltare addosso” a chi guarda. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questa interazione sposta quasi il controllo nel dipinto e trasferisce la vulnerabilità sullo spettatore e sui suoi desideri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110902" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-4-11/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-scaled.jpg" data-orig-size="1896,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-4" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-222x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-758x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-758x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110902" width="841" height="1136" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-758x1024.jpg 758w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-222x300.jpg 222w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-768x1037.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-1137x1536.jpg 1137w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-1517x2048.jpg 1517w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-1000x1350.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-900x1215.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-450x608.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-350x473.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-4-scaled.jpg 1896w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /><figcaption><em><em>Nathaniel Ivy, 10 Minutes, 2024, Acrylic on Paper, 9” x 12”&nbsp;</em></em><br><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I calzini in spugna Nike ricorrono come un segno quasi ossessivo. Sono un feticcio, un’icona di classe o un modo per rendere il desiderio immediatamente leggibile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I calzini Nike nel mio lavoro compaiono già nel 2022 con un progetto di fotorealismo intitolato <em>Masquerade</em>. Questo dipinto esplora la mia visione della mascolinità attraverso una maschera flamboyant al centro della composizione, circondata da oggetti che consideravo maschili: una banana infilata in una scarpa, una bottiglia di birra vuota e dei calzini Nike. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della mascolinità è riemerso nel 2023 in un dipinto chiamato <em>No Cold Feet</em>, dove il titolo stesso fa riferimento ai calzini indossati dalle figure. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Inizialmente erano calzini generici, ma il mio professore mise in discussione il genere della figura che stava assumendo il ruolo passivo; in qualche modo, l’aggiunta dello swoosh Nike sui calzini rese assolutamente chiaro che si trattava di un momento intimo tra due uomini.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’aggiunta dei calzini è anche legata all’umorismo da spogliatoio del tipo “non è gay se tieni i calzini”, e volevo appropriarmi di quella battuta. Col tempo ho imparato ad amare il processo di resa pittorica dei calzini insieme ai corpi nudi: adoro il contrasto tra il tessuto morbido e la carne.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="800" data-attachment-id="110904" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-14-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2000" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-14" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-300x234.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-1024x800.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-1024x800.jpg" alt="" class="wp-image-110904" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-1024x800.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-300x234.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-768x600.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-1536x1200.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-2048x1600.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-1000x781.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-900x703.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-450x352.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-14-350x273.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Footsies, 2025, Acrylic on Canvas Board, 8” x 10”&nbsp;</em><br><em><br></em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è importante il piacere personale nel tuo processo creativo? Crei per eccitarti, per provocare o per prendere distanza da ciò che desideri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei dipinti, pur essendo intrinsecamente sessuali, mi appagano in modo molto più profondo. Creo l’arte che ho sempre desiderato vedere, quindi mi sento realizzato quando un’opera arriva a compimento. Nulla mi dà più soddisfazione di un dipinto finito. Amo studiare i miei lavori dopo: guardarli da diverse angolazioni, persino tenerli davanti a uno specchio per vederne una versione completamente ribaltata. Il desiderio sessuale viene meno e tutto ciò che vedo è un’opera che sono felice di aver creato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110906" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-5-7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-scaled.jpg" data-orig-size="1913,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-5" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-224x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-765x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-765x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110906" width="841" height="1126" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-765x1024.jpg 765w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-224x300.jpg 224w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-768x1028.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-1148x1536.jpg 1148w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-1530x2048.jpg 1530w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-1000x1338.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-900x1205.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-450x602.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-350x468.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-5-scaled.jpg 1913w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Self Pleasure, 2024, Acrylic on Paper, 9” x 12”&nbsp;<br></em><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo lavoro c’è sempre una tensione tra intimità e posa. Dove finisce la performance e dove inizia la verità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che la posa sia molto importante nel mio lavoro. A volte una figura o una foto mi colpiscono in modo tale da attrarmi esteticamente e soddisfare il mio desiderio di iniziare un nuovo dipinto. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Prendo riferimenti dalla pornografia e dai social media, che di per sé sono già una forma di performance. È qualcosa che mi interrogo spesso vivendo in un’epoca dominata dai social e crescendo con una costante interazione con essi: dov’è il confine tra performance e verità?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Esploro questo tema nel dipinto <em>Reminisce</em>, dove un autoritratto si intreccia con un’immagine intima: la verità si trova nel mio passato e nelle mie esperienze sessuali, ma l’immaginario è appropriato dalla pornografia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110907" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-6-5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-scaled.jpg" data-orig-size="1667,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-6" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-195x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-667x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-667x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110907" width="839" height="1288" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-667x1024.jpg 667w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-195x300.jpg 195w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-768x1180.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-1000x1536.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-1333x2048.jpg 1333w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-900x1382.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-450x691.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-350x538.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-6-scaled.jpg 1667w" sizes="auto, (max-width: 839px) 100vw, 839px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Contact, 2024, Acrylic on Canvas, 24” x 36”&nbsp;</em><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Instagram è semplicemente un archivio o una parte integrante del lavoro? Ti senti più libero o più esposto lì?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, Instagram per me è una sorta di trampolino di lancio. Sono appena uscito dall’università e sto cercando di far circolare il mio nome, quindi i social media mi sembrano un passo naturale. C’è sempre il timore che lavori come i miei vengano rimossi o censurati, ma questo rende ancora più importante, per me, condividerli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="963" height="1024" data-attachment-id="110909" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-7-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-scaled.jpg" data-orig-size="2408,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-7" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-282x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-963x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-963x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110909" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-963x1024.jpg 963w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-282x300.jpg 282w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-768x817.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-1445x1536.jpg 1445w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-1926x2048.jpg 1926w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-1000x1063.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-900x957.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-450x478.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-7-350x372.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 963px) 100vw, 963px" /><figcaption><em>Nathaniel ivy, Reminisce, 2024, Acrylic on Canvas, 48” x 50”&nbsp;</em><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti dei tuoi riferimenti sembrano provenire dalla cultura maschile contemporanea — sport, streetwear, codici di virilità. Ti interessa smontarli o appropriartene?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei riferimenti sono decisamente un’appropriazione di immagini provenienti dalla cultura queer online. Alcune immagini mi “grattano” dentro qualcosa e sento il bisogno di dipingerle. Uso anche immagini tratte dalla pornografia: faccio screenshot e le ritaglio in modi che le rendano più vaghe o più esplicite, oppure sovrappongo selfie statici da Instagram a immagini pornografiche. Trovo questa interazione molto interessante: mi piace il tira e molla tra il sesso e un semplice selfie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110914" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-13-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-scaled.jpg" data-orig-size="2043,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-13" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-239x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-817x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-817x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110914" width="839" height="1052" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-817x1024.jpg 817w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-239x300.jpg 239w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-768x962.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-1226x1536.jpg 1226w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-1635x2048.jpg 1635w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-1000x1253.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-900x1128.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-450x564.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-13-scaled.jpg 2043w" sizes="auto, (max-width: 839px) 100vw, 839px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Foot Rest 2, 2026, Acrylic on Canvas Board, 8” x 10”&nbsp;</em><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>In passato ho persino utilizzato pubblicità prese da siti porno e messaggi di app di incontri direttamente nei miei lavori. Mi sembrano aggiunte divertenti nel processo di stratificazione, perché mettono in contrasto le figure con il testo ma allo stesso tempo sono profondamente legate alla cultura queer online, un territorio che vorrei esplorare ancora di più in futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110910" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-8-5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-scaled.jpg" data-orig-size="2022,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-8" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-237x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-809x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-809x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110910" width="841" height="1065" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-809x1024.jpg 809w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-237x300.jpg 237w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-768x972.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-1213x1536.jpg 1213w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-1617x2048.jpg 1617w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-1000x1266.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-900x1140.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-450x570.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-350x443.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-8-scaled.jpg 2022w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Leverage, 2025, Acrylic on Canvas, 11” x 14”</em>&nbsp;<br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il feticismo nel tuo lavoro è mai nostalgico? O è sempre qualcosa di presente, urgente, quasi compulsivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che il mio lavoro sia il risultato di una sessualità repressa. Di recente ho giocato con la nostalgia in un’opera chiamata <em>Action Figure</em>, in cui compare un G.I. Joe con caratteristiche umanizzate come peli corporei, capezzoli, piercing, calzini e un pene. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Questo dipinto esplora il gioco nell’infanzia queer e il fatto che non mi fosse permesso avere bambole Barbie, quindi mi venivano dati oggetti considerati maschili. Per curiosità, però, feci baciare due G.I. Joe e qualcosa scattò dentro di me.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sono cresciuto in un contesto religioso e ho provato a lungo a “pregare via” l’omosessualità — ovviamente senza successo. Alla fine ho imparato ad amare ogni parte di me e non provo rancore verso la religione, ma oggi mi sento così aperto in ogni aspetto della sessualità da non voler annacquare ciò che sento di dover creare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110911" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-9-5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-scaled.jpg" data-orig-size="2024,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-9" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-237x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-809x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-809x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110911" width="841" height="1065" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-809x1024.jpg 809w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-237x300.jpg 237w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-768x972.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-1214x1536.jpg 1214w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-1619x2048.jpg 1619w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-1000x1265.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-450x569.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-350x443.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-scaled.jpg 2024w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Kiss It, 2025, Acrylic on Canvas, 11” x 14”&nbsp;</em><br><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti avvicini al tuo lavoro più come a un processo di costruzione o come a qualcosa che si rivela nel tempo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dipende molto dal fatto che stia lavorando con un’unica reference o con più immagini. Se ho l’intenzione di stratificare più figure, è un processo che si rivela nel tempo, con felici incidenti, e cerco di non essere troppo prezioso o rigido. Se invece lavoro su una singola reference, il processo è piuttosto lineare: griglia, disegno/sottopittura e poi resa finale. Mi piacciono molto entrambi i processi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110912" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-10-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-scaled.jpg" data-orig-size="1989,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-10" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-233x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-795x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-795x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110912" width="839" height="1081" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-795x1024.jpg 795w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-233x300.jpg 233w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-768x989.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-1193x1536.jpg 1193w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-1591x2048.jpg 1591w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-1000x1287.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-900x1159.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-450x579.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-350x451.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-10-scaled.jpg 1989w" sizes="auto, (max-width: 839px) 100vw, 839px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Action Figure, 2025, Acrylic on Canvas, 11” x 14”&nbsp;</em><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è qualcosa che non mostreresti mai nel tuo lavoro, anche se fa parte di te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo che riuscirei mai a dipingere immagini del mio corpo completamente nudo o me stesso in atti sessuali: sarebbe troppo personale. Preferisco esplorare quelle idee e le mie esperienze attraverso metafore e immagini che già esistono su internet.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110913" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-11-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11.jpg" data-orig-size="1170,1489" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-11" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-236x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-805x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-805x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110913" width="840" height="1069" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-805x1024.jpg 805w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-236x300.jpg 236w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-768x977.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-1000x1273.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-900x1145.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-450x573.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11-350x445.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-11.jpg 1170w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /><figcaption><em>Nathaniel Ivy, Worship, 2025, Acrylic on Canvas,11” x 14”</em>&nbsp;<br><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa ti permettono di esplorare queste immagini che non potresti raggiungere in nessun altro modo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sedermi davanti a immagini così intime e creare qualcosa di lento e altrettanto intimo per me è quasi magico. Amo stare dentro questi momenti e portare attenzione a forme maschili nel piacere che probabilmente verrebbero ignorate. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110915" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/nathaniel-ivy-e-la-politica-dellintimita/unnamed-12-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-scaled.jpg" data-orig-size="1994,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-12" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-234x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-797x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-797x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110915" width="840" height="1079" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-797x1024.jpg 797w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-234x300.jpg 234w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-768x986.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-1196x1536.jpg 1196w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-1595x2048.jpg 1595w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-1000x1284.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-900x1156.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-450x578.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-350x449.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-12-scaled.jpg 1994w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /><figcaption>Nathaniel Ivy, Smile, 2026, Acrylic on Canvas, 11” x 14”&nbsp;<br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Mi affascinano anche le domande che il mio lavoro solleva in me stesso: perché mi sento attratto dal rappresentare queste azioni sessuali e in che modo la cultura online — social media, pornografia, hook-up culture — influisce sulle comunità queer. Sono molto curioso di vedere dove mi porteranno queste domande e come si svilupperà il mio lavoro nel corso della mia carriera artistica.</p>
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		<title>Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 13:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Our Picks]]></category>
		<category><![CDATA[ftm]]></category>
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		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[un fantastico altrove]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=110804</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un libro fotografico ma anche diario visivo di due anime che hanno scelto di vivere libere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/">Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è chi racconta l’amore con fiocchi e metafore innocue, e chi invece decide di farlo per ciò che è davvero: un territorio politico, un campo di forze, un altrove possibile.&nbsp;<em>Un Fantastico Altrove</em>&nbsp;nasce proprio qui, nella frizione tra intimità e gesto pubblico, tra pelle e linguaggio, tra archivio privato e immaginario collettivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nel suo diario visivo, che è insieme racconto autobiografico, mappa queer e dichiarazione di esistenza, Silvia Clo Di Gregorio, attraversa fotografia, scrittura e attivismo con una sincerità disarmante: corpi non conformi, chat d’archivio, cartoline con un dead name che non chiede permesso per essere guardato, e un amore che diventa spazio politico senza mai trasformarsi in slogan.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La sua pratica non solo documenta ma costruisce. Un luogo, una geografia, una possibilità. Un altrove che è privato ma non esclusivo, vulnerabile ma non fragile, profondamente personale e inevitabilmente universale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In questa conversazione, entriamo dietro le quinte di un progetto che non vuole “rappresentare” <a href="https://toh-magazine.com/category/culture/">la comunità queer</a>, ma abitare la complessità dei suoi corpi e dei suoi legami. Un lavoro che non chiede di essere capito: chiede di essere visto. E, soprattutto, di essere immaginato.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110816" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/14-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="14" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-110816" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Un Fantastico Altrove è stato definito un “diario visivo e politico” che racconta la relazione fra te e Samuele Galli, attraversando distanza, ritorni e trasformazioni. Quale momento della vostra storia senti che incarna meglio quella tensione tra intimità personale e atto politico?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sam stava seguendo un workshop di scrittura creativa e un esercizio da fare era di prendere una corda (un oggetto concreto) e di oltrepassare i propri limiti figurativi, andando oltre la propria <em>comfort zone</em>. Così Sam ha scelto di mettersi a nudo. Io l’ho seguito e gli ho scattato questa foto, lasciandogli spazio e sapendo quanto per lui fosse importante e difficile quel momento, andando oltre la disforia di genere. Per me questa foto è una sorta di viandante sul mare di nebbia ma in versione nuda, libera.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110811" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/13-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-682x1024.jpg" alt="toh magazine 
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<h3 class="wp-block-heading">Hai scelto il formato del diario fotografico, un “visual diary”, invece di un racconto puramente testuale. Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia attraverso immagini, e non solo con le parole?<br></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva riprendere la mia passione per la fotografia e l’archivio visivo che abbiamo tra me e Sam, focalizzandoci non solo sulla nostra relazione, ma anche su come si è costruito il nostro rapporto, prima di amicizia e poi di amore. Essendo cresciuti nella stessa via, la nostra prima foto insieme è datata 2003. Le nostre foto d’infanzia, le cartoline che gli inviavo, sono parti del nostro immaginario visivo comune e volevo fossero presenti in Un Fantastico Altrove.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110807" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/1-2-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg" alt="toh magazine intervista silvia clo di Gregorio" class="wp-image-110807" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading"><br>In Un Fantastico Altrove compaiono cartoline con il dead name, fotografie a volto coperto, frammenti di archivio privato. Quanto è stato complesso confrontarti con la vulnerabilità e con la responsabilità di rendere pubblica una storia così intima e queer?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di mostrare e di raccontare è stata condivisa, senza che diventasse didascalica o stereotipata. Infatti,<em> Un Fantastico Altrove </em>non è un libro sulla transizione di genere, non ho uno sguardo pietistico: è più un’euforia, un gioco, un prendere per mano il lettore e invitarlo a tuffarsi nelle nostre vite. Per quanto riguarda mettere a nudo l’altro, non solo me, va di pari passo con il lavoro che sta facendo Samuele negli ultimi anni come attore e come advocate per i diritti trans, nel suo TEDx del 2024 parla di sé con il cuore aperto. Entrambi siamo allineati su questo, alla fine il nostro intento è di raccontare storie.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Parlando del progetto, hai detto di voler “reinventare un luogo inclusivo, queer”, una sorta di altrove personale e collettivo. Che cos’è per te questa “geografia dell’altrove”? Una fuga, una conquista, un orizzonte politico?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginazione è fondamentale per inventare spazi e luoghi. Virginia Woolf diceva che era l’unica vita eccitante, quella immaginativa e, in qualche modo, <em>Un Fantastico Altrove</em> è quella scintilla. Non volevo però che rimanesse tutto nella mia mente, per questo la geografia dell’altrove è ricreare questi spazi nel mondo. Che sia poi politico perché mostrare le nostre identità e i nostri corpi non conformi, sia considerato un atto sovversivo in Italia, è una conseguenza.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110808" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/7-19/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg" alt="libro  silvia clo di Gregorio " class="wp-image-110808" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Un Fantastico Altrove è un libro bilingue e pubblicato da un editore italo-canadese. Dopo averlo portato anche all’estero, quale idea di “altrove” speri rimanga a chi lo legge?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro in Canada, a Toronto e a Montreal, è stato accolto bene. C’è un’apertura all’ascolto dell’altro concreta, attenta, interessata anche verso un&#8217;artista italiana, che non stereotipa l’Italia ma in parte la critica. Spero che chi lo sfogli, ovunque sia, leggendo le parole di Micaela, assaporando la grafica ma anche solo osservando le foto, le cartoline degli anni 2000 e le chat tra me e Sam, trovi un orizzonte di possibilità. Ma anche intimità, dolcezza e una devozione all’onestà.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110812" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/attachment/62/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110812" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Nel tuo lavoro attraversi fotografia, performance, scrittura e attivismo. Quando hai capito che la tua pratica artistica non sarebbe stata solo estetica, ma anche uno spazio politico?<br></h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho capito iniziando a lavorare, scegliendo cosa mostrare e chi mettere in primo piano. Nei miei videoclip musicali, più di 20 video dal 2016 al 2020 ho sempre scelto persone comuni, donne, corpi non conformi e antieroi come protagonisti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa cosa è avvenuta e sta avvenendo nel cinema, con <em>Love Club </em>(2023, Prime Video Italia), la prima serie TV italiana scritta e interpretata da persone queer, che ho co-creato e scritto, ha come protagonisti storie inascoltate, intersezionali di persone comuni, che sì sono anche queer, ma sono anche altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la fotografia, invece, <em>T-Boy</em>, l’opera che nel 2021 è stata esposta a <em>Ultraqueer</em> al Palazzo Merulana di Roma, presente anche nel libro, è stata scelta da Michela Murgia come sua opera preferita di quella mostra collettiva, si è scattata una foto davanti e poi ha scritto un post a riguardo. La mia fotografia così sincera e intima era stata legittimata da una voce così potente nel panorama culturale e intellettuale italiano, e non solo mi ha fatto piacere, ma mi sono sentita capita. Al di là dell’estetica, ma per il messaggio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110809" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/8-11/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110809" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">C’è una prima immagine, fotografica o mentale, in cui hai riconosciuto per la prima volta la tua voce autoriale e il tuo modo di guardare il mondo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato a scattare quando ero molto piccola,  lavorando con l’autoscatto nella mia adolescenza, poi l’analogico è diventato la mia ossessione. Ho ritrovato poco tempo fa il mio Tumblr e, al suo interno, alcune fotografie in cui riconosco la stessa visione con cui guardo ora il mondo. Con <em>Un Fantastico Altrove</em> il mio autoritratto e la mia fotografia è più libera, anche dalla visione degli altri: ho meno paura di come appaio, se appagante per uno sguardo altrui. Metto in relazione ciò che significa per me essere una persona non binaria: giocare con il mio corpo, con il mio nudo, travestendomi come in un gioco d’infanzia in cui puoi diventare tutto quello che vuoi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110813" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/attachment/58/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110813" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">La tua produzione è autobiografica ma mai autoreferenziale: sembra piuttosto un modo per comprendere e decodificare la realtà. Quanto del tuo lavoro nasce dall’istinto, e quanto è invece il risultato di una costruzione meditata?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambi i processi fungono da bilanciere nel mio lavoro. In primis perché è un lavoro personale che poi viene mediato e costruito in maniera collettiva. Sono abituata a lavorare sempre in gruppo, come nei set, così ho creato una mia squadra anche per il libro con Micaela Flenda, la curatrice e autrice dei testi, lo stesso Sam, Giuliano Iacobelli l’editore e Giovanni e Cecilia dei Paper Paper. Credo molto nella costruzione di un’opera collettiva insieme, partendo dalla mia materia prima, come accade sul set, con la mia sceneggiatura.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110810" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/12-12/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110810" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Una parte del pubblico ti considera una voce necessaria della narrativa queer contemporanea. Come vivi questa percezione? Ti responsabilizza, ti pesa o semplicemente ti attraversa mentre continui a creare?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sono grata di questi pensieri, che non solo mi attraversano ma mi riempiono. So quanto sia difficile portare avanti le proprie voci: da una parte mi responsabilizza, e allo stesso tempo sono io stessa a responsabilizzarmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho creato, insieme a un gruppo di persone bellissime. il primo Pride nella mia provincia, ma è nato proprio perché sono stata criticata pubblicamente dalle istituzioni locali, hanno sbattuto il mio volto in prima pagina perché osavo portare della cultura queer (che per loro non esiste) con storie come quelle di Valentina Petrillo e Lucy Salani in occasione del Tdor 2024. Ma questa rabbia e ingiustizia è stata trasformativa: abbiamo preso il nostro spazio, anche in quell’occasione, creando neanche un anno dopo, nella stessa provincia, il primo VCO Pride. Ho imparato che quando cercano di colpirti sul personale, togliendoti dalla forza della collettività per depotenziarti, è proprio quello il momento di fare unione e reagire, senza paura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110814" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/37-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110814" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Il tuo percorso ti ha portato spesso a vivere e lavorare fuori dall’Italia. Cosa hai scoperto di te guardandoti da lontano? E cosa hai ritrovato tornando “a casa”, qualunque significhi per te questo concetto?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento più libera qui in Canada, lo vedo in quello che scrivo, come vedo il mio riflesso nel telefono quando chiamo i miei genitori. Ho scoperto che c’è tanto valore in quello che faccio. Non sono ancora tornata a “casa”, per ora ne sto costruendo una qui, con Sam. E guardandomi da lontano ho capito anche quanto, in Italia, il mio percorso fosse stato in passato appesantito da fardelli: persone che mi dicevano che mi avevano inventata o che pretendevano di definirmi. Qui ho potuto scrollarmeli di dosso. Un Fantastico Altrove è libero da quegli sguardi. È uno spazio che mi sono costruita e dove posso essere libera, molteplice e complessa.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Tutte le foto sono di Silvia Clo Di Gregorio e Samuele Galli</h5>



<h5 class="wp-block-heading"><a href="https://www.lyricalmyricalbooks.com/product/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio">Clicca qui per comprare Un Fantastico Altrove </a></h5>
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<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/">Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>R.F. Alvarez: la tenerezza selvaggia.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 11:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[cowboy]]></category>
		<category><![CDATA[lgbtq]]></category>
		<category><![CDATA[R.F. Alvarez]]></category>
		<category><![CDATA[texas]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=110769</guid>

					<description><![CDATA[<p>cene che paiono sospese tra ricordo e desiderio, tra il rumore sommesso di una conversazione e il crepitio flebile di una candela. </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/">R.F. Alvarez: la tenerezza selvaggia.</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Nel cuore dell’Austin notturna, tra luci spente e ombre che si allungano, R.F. Alvarez dipinge scene che paiono sospese tra ricordo e desiderio, tra il rumore sommesso di una conversazione e il crepitio flebile di una candela. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le<a href="http://www.rfalvarez.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> sue</a> tele, stese con la tecnica antica del dry-brush su lino grezzo, custodiscono un universo fragile e potente: un dialogo segreto tra machismo texano, tenerezza queer e nostalgie che attraversano generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di quasi vertiginoso nella sua capacità di trasformare la quotidianità—un tavolo apparecchiato all’aperto, un letto disfatto, il profumo del Texas dopo il sole— in una forma di intimità che tocca chi guarda. La sua voce emerge tra le righe delle sue opere e delle sue parole: una voce che non vuole spiegarsi, ma evocare. Che sfida il machismo con la grazia di un dettaglio. Che parla di padri, di corpi mancati e immaginati, di ciò che resta quando la notte si ritira.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è un’intervista fatta di rivelazioni gridate. È piuttosto un invito a entrare in punta di piedi nel mondo di un artista che usa il tratto come una carezza e la memoria come un fuoco lento. Un mondo dove la bellezza non consola, ma rivela.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110770" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2025_theboys_60x48_shadow-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2025_TheBoys_60x48_Shadow.jpg.webp" data-orig-size="2500,1957" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se il tuo dipinto fosse una colonna sonora, quali tre brani non potrebbero mancare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Un Sospiro</em>&nbsp;di Liszt,&nbsp;<em>Southside of Heaven</em>&nbsp;di Ryan Bingham,&nbsp;<em>Home</em>&nbsp;degli LCD Soundsystem.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Usi un’antica tecnica (il dry-brush) per raccontare storie molto contemporanee. Ti senti più un “Vecchio Maestro sotto mentite spoglie” o un “cowboy futuristico”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se prendo in prestito qualcosa dalla loro tecnica, non credo diventerò mai davvero un vecchio maestro, mascherato o meno. Di certo non oserei definirmi così. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma “cowboy futuristico” mi piace molto. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi direi questo: un cowboy futuristico. Un cowboy del futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110771" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/1-30/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/1.webp" data-orig-size="750,905" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un gesto quotidiano di vulnerabilità maschile che ti commuove più degli altri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tocco. L’altro giorno uno sconosciuto mi ha messo una mano sulla spalla mentre mi ringraziava. All’improvviso è stato come se lo conoscessi da anni. Gli uomini americani hanno particolarmente paura di toccarsi tra loro. E c’è qualcosa in quel gesto che sembra fraterno, o forse persino paterno. Un’azione così semplice — una mano su una spalla — eppure capace di richiamare tutte le relazioni che abbiamo avuto con gli altri uomini nella nostra vita. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ci ricorda che facciamo parte di un tessuto più grande. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti desideriamo l’approvazione di nostro padre, tutti desideriamo riconoscimento, gentilezza, tenerezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110772" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2023_hewakesbeforeme_9x12_icon3-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2023_HeWakesBeforeMe_9x12_icon3.jpg.webp" data-orig-size="750,527" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110776" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2025_selfportraitwithmask_24x30_shadowig-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2025_SelfPortraitWithMask_24x30_ShadowIG.jpg.webp" data-orig-size="750,937" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se potessi dipingere una sola scena per il resto della tua vita, quale sarebbe?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo da pranzo nel mio giardino, sotto la grande quercia accanto all’orto di mio marito. Potrei dipingerlo all’infinito, come i covoni di Monet. Una sera calda, con amici, candele, vino versato e risate. E poi di nuovo, quieto e vuoto, al mattino presto. E ancora, nel pomeriggio, mentre mio marito lavora in giardino e il sole si riversa sul prato. </p>



<h3 class="wp-block-heading">E poi ancora, nella notte quasi buia, quando si intravede noi due a letto dalla finestra della camera. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora e ancora e ancora: la cadenza di una vita quotidiana che un giorno sarà semplicemente scivolata via.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110773" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2023_eros_24x18_shadow-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2023_Eros_24x18_shadow.jpg.webp" data-orig-size="750,554" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre alla pittura, sei entrato anche nel mondo della profumeria. La tua fragranza&nbsp;<em>Carrasco</em>&nbsp;prende il nome dal cavallo di tuo nonno. Quale ricordo legato a lui — una scena, un odore, una sensazione — ti ha ispirato di più nella creazione del profumo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Volevo catturare un odore che avevo quasi dimenticato dopo aver lasciato il Texas: il pascolo, l’erba seccata dal sole, il sudore di un cavallo, il vento che solleva il profumo dei cedri nella Hill Country, il vano portaoggetti del pickup di mio nonno. È profondamente legato a un senso del luogo. Ma c’è anche un aspetto selvatico, quasi sensuale, nella fragranza. Qualcuno l’ha descritta come “sesso in stalla”, e credo calzi a pennello.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110774" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/dclassic2025-03-11140209-719-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/dclassic2025-03-11140209.719.jpg.webp" data-orig-size="1000,1333" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se&nbsp;<em>Carrasco</em>&nbsp;potesse parlare, cosa direbbe di te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ricorderebbe di me come un ragazzino magro che non riusciva a sollevare la sella, e che una volta è caduto da cavallo quando dei cinghiali selvatici li hanno spaventati. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Credo direbbe che mio nonno era felice di avermi con sé al ranch, anche se non lo dimostrava sempre.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://www.rfalvarez.com/store/carrasco" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il profumo</a> direbbe che, con il tempo e con impegno, impariamo ad amare le nostre imperfezioni; che la fiducia non nasce dalle capacità o dai riconoscimenti, ma è più una scelta di accettazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110775" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2024_watchingtherain_48x60_shadow-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2024_WatchingTheRain_48x60_Shadow.jpg.webp" data-orig-size="750,827" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se potessi dipingere l’intimità senza mostrare un corpo, come lo faresti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un milione di modi. Un letto sfatto nella luce del mattino. Una peonia che appassisce, aprendosi in modo scandaloso. Un comò con gli oggetti di una vita condivisa. Una stanza vuota di una casa. Il cielo notturno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intimità è ovunque.</p>
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		<title>Protopapa: chi ha paura del sesso?</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=protopapa-chi-ha-paura-del-sesso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 13:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[fluidostudio]]></category>
		<category><![CDATA[gay singer]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[orrore]]></category>
		<category><![CDATA[protopapa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nuovo singolo Orrore! (FLUIDOSTUDIO), prodotto da Hey Cabrera!, Protopapa fonde dark italo-disco e introspezione queer per raccontare il lato più disturbante e magnetico del sesso moderno</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/">Protopapa: chi ha paura del sesso?</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Nel nuovo singolo&nbsp;<em>Orrore!</em> , prodotto da Hey Cabrera!, Protopapa fonde dark italo-disco e introspezione queer per raccontare il lato più disturbante e magnetico del sesso moderno — tra chat, corpi anonimi, kink e alienazione post-orgasmo.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<em>Orrore!</em>&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/protopapa/">Protopapa</a> apre una porta su una stanza buia, dove pulsioni e paure si intrecciano al ritmo di synth spettrali e una bassline ossessiva. Il brano — estratto dall’atteso album in uscita a gennaio 2026 per <a href="https://www.instagram.com/fluidostudio/">FLUIDOSTUDIO </a>— è un racconto personale e generazionale sull’intimità digitale, sull’ansia dell’incontro e sulla libertà (ancora scomoda) dei corpi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110643" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/7F225E1E-983B-4ECD-8DB5-F72E618C818A-1-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1704" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725919381&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Protopapa" data-image-description="&lt;p&gt;Protopapa&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Più che una canzone, <em>Orrore!</em> è un rituale: un viaggio dentro il lato oscuro del desiderio, dove il piacere è anche vertigine.  Per l’occasione lo abbiamo intervistato per parlare di sesso, paura e libertà queer, mentre <a href="https://www.instagram.com/pizzakinky_spicy">@pizzakinky_spicy</a> ha realizzato una serie di scatti esclusivi che raccontano, con il suo immaginario sensuale e ironico, l’universo visivo di <em>Orrore!</em> — tra maschere, corpi e ombre che si muovono all&#8217;unisono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Orrore!” esplora il lato oscuro e istintivo del sesso contemporaneo. Cosa ti spaventa — o ti affascina — di più di questa dimensione fatta di corpi anonimi, chat e incontri fugaci?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur avendo iniziato da molto, forse fin troppo giovane a usare le chat per incontri, non ho ancora smesso di provare una discreta dose di ansia, sia da prestazione che dovuta all’incontro con uno sconosciuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi spaventa tutt’ora il momento subito precedente a un date per sesso, un mix di agitazione, paura e eccitazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110646" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725919181&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;560&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110646" width="840" height="1259" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/491DBCE8-6312-4DFF-B658-68229ACE545B-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Mi affascina molto il sexting, flirtare con uno sconosciuto o anche con una persona amica o con cui ho collaborato.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle chat gay e kinky spesso si alternano desiderio e alienazione. Quanto c’è di te e delle tue esperienze reali in questo brano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono sia esperienze personali che fantasie ancora inesplorate – come in tutti i miei brani – questo perchè mi piace tanto sperimentare in ogni ambito. Le chat mi hanno insegnato molto su kink e pratiche tra le più assurde e mai sentite prima, sono state il mezzo per incontrare tanti amanti e persone che sono tutt’ora parte della mia vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110647" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725918958&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;55&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-110647" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/ACE77C44-88B8-4E00-9985-4A5B4E2CD391-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E, chissà se è capitato anche a voi, le serate finite a dormire col telefono in faccia con le chat aperte e una mano nelle mutande sono state tante, dopo ore di vuoto e alienazione pura. Confermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il titolo “Orrore!” è fortissimo. L’orrore sta nel sesso o nel modo in cui la società continua a giudicarlo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma grazie, questa domanda è molto a fuoco con il mondo di questo singolo appena uscito. Il titolo nasce dal terrore che ho provato fin troppe volte prima di un incontro, ma anche dalle tante volte che un semplice scambio di messaggi è letteralmente finito in&nbsp;<em>orrore</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sono un curioso per natura quindi ho provato qualsiasi dating app o sito per incontri ed è come se fossero un mondo parallelo, una dimensione in cui ci comportiamo in modo del tutto scollato dalla realtà e spesso anche dalla civiltà, dando sfogo puro agli istinti animali e primordiali; possono diventare dei luoghi molto violenti, purtroppo.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110648" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725920249&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;360&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-110648" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/59891322-39F2-4033-B0C6-79DC7F354595-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’orrore è questo, ma è anche l’eccessivo tabù sociale riguardo sesso, kink e libertà dei corpi, anche all’interno della stessa comunità LGBTQ+.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Viviamo in un’epoca iper-sessualizzata ma allo stesso tempo moralista. Pensi che oggi abbiamo davvero più libertà sessuale, o solo più modi per nasconderci dietro uno schermo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mancando le basi di educazione sessuale durante l’adolescenza, cresciamo imparando cos’è il sesso, come si fa e come ci si relaziona al nostro corpo e a quello dell’altrə tramite i canali sbagliati: porno, dating app e incontri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo sicuramente la libertà di poter sperimentare in tanti modi e luoghi, prima però dovremmo imparare a dialogare col nostro corpo e a praticare il consenso verso gli altri… Vedo troppo spesso tanti amici lasciarsi andare sessualmente solo dopo aver preso droghe, questo penso sia sinonimo di una chiusura emotiva e relazionale molto poco sana e sintomo anche più grande di una società che ci vuole iper-performanti, anche nel sesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110649" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725920068&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;22&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110649" width="840" height="1259" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/A31DD83A-FA12-4F6A-839F-82AC3F3EDD6B-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella tua musica c’è sempre una riflessione sulle maschere e sull’identità. Come si intrecciano kink, fetish e libertà queer nel tuo immaginario artistico e personale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono da sempre in fissa con le maschere, sia come oggetto che come mezzo di espressione, sperimentazione e amplificazione di sé.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’espediente della maschera, per me, serve a indagare tratti della nostra identità dei quali non siamo ancora sicuri.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110650" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725936791&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;20&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;720&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110650" width="841" height="1261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/33808C60-9A52-40D4-BA5F-65EAC12FD18E-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Come persona queer avevo pochi modelli aspirazionali e ho dovuto sperimentare parecchio per scoprire la mia vera essenza, le maschere mi hanno aiutato ad arrivarci proteggendomi come uno scudo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi quanto è bello fantasticare così tanto da diventare chi vuoi per 5 minuti, un giorno o ogni volta che lo vuoi…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Orrore!” arriva dopo “Croccante”, che celebrava la chosen family e la libertà dei corpi. È come se ora ci portassi nel retro di quella festa, in una stanza più buia. Che tipo di dialogo c’è tra i due brani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone queer hanno, per scelta e quasi per definizione, una traiettoria di sperimentazione di identità di genere e sessuale più amplificata del “normale”, un perpetuo viaggio alla scoperta del proprio corpo e delle proprie preferenze, una festa di esperienze e fantasie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me quella stanza non è più buia, è solo un po’ più lontana dal dance-floor.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110651" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725920110&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;22&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-110651" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BBFA9390-70B7-461C-8E21-0DA7CA49B834-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi ha paura del sesso, oggi? E tu, hai ancora paura di qualcosa nel desiderio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è chi strumentalizza il sesso e la liberazione dei corpi per fare propaganda conservatrice e antica, pensando di proteggere quei fantomatici bambini che però un giorno saranno adulti sessualmente disfunzionali che dovranno destrutturare anni di terrore sul sesso, una delle cose più belle e incredibili che l’essere umano possa vivere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Negli ultimi 10 anni ho affrontato tanti preconcetti legati ai desideri che avevo, sicuramente frequentare un porno attore e sex worker per 2 anni mi ha fatto scoprire mondi che ignoravo e che in gioventù ho giudicato con superficialità.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sono più che mai curioso sessualmente e pronto a qualsiasi fantasia, è un gioco molto divertente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110652" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-9/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725919987&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;22&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;3200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-110652" width="841" height="1261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/FF376B1A-3E2C-4349-A858-C5CF285C73C8-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questi singoli che stai pubblicando convoglieranno in un album?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">SPOILER: sì (ma non posso dire né la data né il titolo, per ora… Ma, indizio: non vedo l’ora di accogliervi nella mia casa!)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi 4 anni di lavoro minuzioso su testi, suoni, visual e tantissime collaborazioni, anche internazionali, stanno per arrivare al culmine: il mio primo album.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono carico, emozionato e molto, molto orgoglioso. Sarà come una grandissima festa!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110653" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/processed-with-vsco-with-hb2-preset-10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3100&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1725918959&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2025. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;55&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.066666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with hb2 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Processed with VSCO with hb2 preset" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-110653" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/B628AD3B-843A-4136-A3F7-0FDC66673EF5-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultimo disco di cui ti sei innamorato:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Te ne dico tre:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1) Discoteca Vivace di Valentino Vivace</p>



<p class="wp-block-paragraph">2) ELASIR di <a href="https://toh-magazine.com/2025/03/elasi-un-elasir-onirico-di-suoni-e-visioni/">ELASI</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">3) E poi il disco di un artista appena firmato per FLUIDOSTUDIO: Alec Temple, stay tuned! </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto e styling: </strong><a href="https://www.instagram.com/pizzakinky_spicy">@pizzakinky_spicy</a></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/ZzhPIy6sydE/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>O</em>rrore! Release Party:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> 27 ottobre at Soho House,&nbsp;Roma </p>



<p class="wp-block-paragraph">1 novembre at Le Bain, NYC </p>



<p class="wp-block-paragraph">2 novembre at Animal, Parigi </p>



<p class="wp-block-paragraph">7 novembre at LaCasbah</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="716" height="716" data-attachment-id="110658" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/protopapa-chi-ha-paura-del-sesso/41unzhck2ll-_ux716_fmwebp_ql85_-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg.webp" data-orig-size="716,716" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg-300x300.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg.webp" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg.webp" alt="" class="wp-image-110658" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg.webp 716w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg-300x300.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg-150x150.webp 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg-450x450.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg-350x350.webp 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/41UnZhck2LL._UX716_FMwebp_QL85_.jpg-50x50.webp 50w" sizes="auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure>
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		<title>MILLE: &#8220;Risorgimento è il mio cambiamento, la mia evoluzione&#8221;</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%25ef%25bf%25bc</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 14:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[intervista a mille]]></category>
		<category><![CDATA[mille]]></category>
		<category><![CDATA[rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[xfactor]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=110576</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra influenze punk, introspezione e ironia, Mille firma un disco che celebra la rinascita senza rabbia, ma con luce e consapevolezza. </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/">MILLE: &#8220;Risorgimento è il mio cambiamento, la mia evoluzione&#8221;</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Con il nuovo album&nbsp;<em>Risorgimento</em>, MILLE racconta il proprio cambiamento personale e artistico. Dalla scoperta di una voce nuova alla forza gentile della trasformazione, la cantautrice romana parla di libertà, appartenenza e resistenza attraverso la musica. Tra influenze punk, introspezione e ironia, MILLE firma un disco che celebra la rinascita senza rabbia, ma con luce e consapevolezza. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mille è una di quelle artiste che sembrano arrivare da un’altra epoca ma parlano perfettamente la lingua di oggi. Chioma rossa, spirito libero e una scrittura che intreccia ironia, fragilità e resistenza, la cantautrice romana torna con&nbsp;<em>Risorgimento</em>, un album che racconta il bisogno di ricominciare. Dopo i singoli <em>UMPM</em>,&nbsp;<em>Il tempo, le febbri, la sete</em>&nbsp;e&nbsp;<em>C’est Fantastique</em>, Mille firma un album di debutto che è insieme personale e universale: un invito a rinascere, a rimettersi in cammino, a riprendersi la propria vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già nota al pubblico per la sua partecipazione a&nbsp;<em>X Factor</em>&nbsp;con la band Moseek, Mille (al secolo Elisa Pucci, da Roma) ha costruito negli anni un percorso solido e coerente, fatto di curiosità e sperimentazione. Nelle sue canzoni convivono passato e futuro, la grazia degli anni Sessanta e l’energia elettrica dei Duemila, tra lampi rock, pulsazioni punk ed elettronica minimale. Ma più di tutto, c’è una voce che sa essere intima e potente, capace di trasformare la vulnerabilità in forza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Risorgimento</em>&nbsp;non è un ritorno alle origini, ma un passo avanti: la conquista di un linguaggio nuovo, luminoso, in cui la libertà non è uno slogan ma una pratica quotidiana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="110584" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/03-mille-il-tempo-le-febbri-la-sete-2025/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/03-MILLE-IL-TEMPO-LE-FEBBRI-LA-SETE-2025-e1768233665735.jpg" data-orig-size="1000,1500" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;CLAUDIO&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D Mark II&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1744750378&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;160&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Mille_Toh_magazine_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;Mille_Toh_magazine_intervista&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come ti senti ora che è uscito finalmente il tuo album?</strong><br>Concentrata. La verità è che ho toccato oggi i vinili per la prima volta, è stato emozionante. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai scelto come titolo&nbsp;<em>Risorgimento</em>, un titolo molto evocativo. È una rinascita personale o lo hai scelto per un altro motivo?</strong><br>Il termine è nato durante una chiacchierata con una persona con cui parlavo dei cambiamenti della mia vita in atto. In quel periodo avevo rivoluzionato tutto: lavoro, sentimenti, casa. E questa persona mi fa: “Ma non stai facendo un risorgimento della tua vita?”. E lì ho pensato: “Ecco il titolo del disco”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una parola che se vado a scavare nella mia memoria, intanto mi è cara per un ricordo scolastico: avevo un maestro bravissimo alle elementari e mi è rimasto impresso e mi ha insegnato quel senso di movimento e trasformazione di quel periodo storico. È proprio quello che è accaduto dentro di me mentre scrivevo queste canzoni. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è quindi un parallelismo tra storia e vita personale.</strong><br>Sì, perché la storia è fatta di cicli, come le persone. Tutti conosciamo la necessità di cambiare, di rinascere. Questo disco è il risultato delle scelte che ho fatto, guardato da ogni punto di vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’intro del disco è molto cinematografica. Volevi creare un effetto preciso?</strong><br>Sì, volevo dare l’idea dell’ingresso in casa, di un nuovo inizio. È anche un modo inedito per me di cantare: quella voce l’ho scoperta crescendo. Era già lì, ho solo imparato ad accoglierla.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110583" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/screenshot-2025-10-14-alle-15-26-08/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/Screenshot-2025-10-14-alle-15.26.08.jpg" data-orig-size="1442,1444" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Mille_Toh_magazine_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;Mille_Toh_magazine_intervista&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parliamo di&nbsp;<em>UMPM (un maledettissimo posto migliore</em>). Suona come un inno generazionale. Pensi che la musica possa ancora essere una forma di resistenza?</strong><br>Assolutamente sì. L’arte lo è sempre, ma la musica in particolare ha una forza enorme. Anche quando non è una colonna sonora, in realtà lo è: accompagna la vita delle persone, rappresenta epoche, sentimenti, rivoluzioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai canti di protesta alle ninna nanne, ai canti del 25 Aprile, la musica ci racconta sempre qualcosa, è culturale, le canzoni e la musica ci accompagnano davvero tutta la vita; c&#8217;è la marcia funebre, la marcia cerimoniale, la musica ha una grande forza intrinseca.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai detto che spesso le tue canzoni nascono già “musicate” nella tua testa. Com’è questo processo?</strong><br>È molto istintivo. Le melodie intrecciate alle parole arrivano da sole, in modo completamente spontaneo — “a cazzo di cane”, come dico io (ride). Se ho il telefono a portata di mano mi registro, altrimenti devo fare un grande sforzo per ricordare quella melodia o quel testo, ed è un esercizio molto faticoso perchè devo andare a ritroso e ricordarmi cosa ha scaturito quell&#8217;idea. È un processo naturale, come la vegetazione spontanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In questo album usi la voce in modi diversi. È stato un lavoro voluto o spontaneo?</strong><br>Spontaneo. Mi sono data anche la possibilità di sbagliare. Hai presente&nbsp;<em>Sister Act</em>? Quando suor Maria Claretta spinge l’altra suora giovane a tirare fuori la voce? Ecco, quella spinta che lei le da, io me la sono data da sola. È più facile cantare davanti a tanta gente che da soli, ma ho imparato anche quello. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai una formazione teatrale. Ti è servita nei live?</strong><br>Molto. Il teatro insegna disciplina, non solo fisica ma mentale. Ti abitua a replicare, a mantenere viva ogni sera la stessa emozione. E poi c’è la passione, che ti spinge a dire ogni volta: “Che bello, lo rifaccio”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono così, se una cosa mi piace, la voglio rifare mille volte. Poi il teatro t&#8217;inculca la disciplina mentale perché replichi la stessa cosa più volte nello stesso posto, e devi ricordarti i movimenti e le battute, ma è la passione che mi guida e io sono un&#8217;ingorda, di un piatto di pasta faccio sempre il bis. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110581" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/cover_mille_il-tempo-le-febbri-la-sete/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/Cover_Mille_Il-tempo-le-febbri-la-sete.jpeg" data-orig-size="1280,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1717430236&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Mille_Toh_magazine_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;Mille_Toh_magazine_intervista&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riprenderai a teatro a gennaio?</strong><br>Sì, con il CTB – Centro Teatrale Bresciano, riprendiamo La Locandiera con la direzione di Paolo Bignamini. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il brano&nbsp;C&#8217;est Fantastique&nbsp;mi sembra quasi un tuo inno queer.</strong><br>Sì, lo è. Ho una famiglia queer che ha preso parte al video, siamo una piccola parata queer di quartiere: camminiamo, balliamo, insieme. Era proprio quello che volevo, dare il senso di una comunità unita che difende i propri ideali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il<strong> testo che mi ha toccato di più personalmente è Una Lama, </strong>s<strong>ento un&#8217;urgenza dietro quelle parole, me ne parli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; il mio testo preferito perché mi sfoga tantissimo. C&#8217;è dolora già dal titolo. È la più difficile da cantare, ma anche la più urgente. È nata di getto, con un arrangiamento punk — basso, batteria e un <a href="https://toh-magazine.com/2025/06/rhumba-club-nostalgia-synth-e-orgoglio-queer/">sintetizzatore</a> che abbiamo suonato divertendoci come dei ragazzini, io e Umberto Primo, il produttore e batterista. Lui fa parte della mia famiglia artistica, siamo cresciuti insieme, lui e la sua compagna sono la mia famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un pezzo che non vedi l’ora di suonare dal vivo?</strong><br><em>Una Lama</em> e <em>Posologia</em> che è un’esclusiva del vinile, che arriverà dopo. Per il resto, li ho già suonati tutti in studio per arrangiarli e registrarli e non vedo l&#8217;ora di farveli sentire live. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali donne ti hanno insegnato di più la libertà?</strong><br>Raffaella Carrà. Con il suo esempio, senza slogan o proclami, solo essendo se stessa. Mi ha insegnato la libertà e la comunicazione della libertà, con grazia ed eleganza. Sapeva parlare e unire le persone anche se non la pensavano come lei, arrivava al grande pubblico, anche a quello più ottuso senza dirgli che lo fosse.. Se tu chiedi ad un omofono se lo è, non ti risponderà mai di sì perché probabilmente nemmeno ha la coscienza di esserlo. È una lezione che porto con me.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110588" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/01-mille-il-tempo-le-febbri-la-sete-2025-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/01-MILLE-IL-TEMPO-LE-FEBBRI-LA-SETE-2025-1.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;CLAUDIO&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D Mark II&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1744726063&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;38&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Mille_Toh_magazine_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;Mille_Toh_magazine_intervista&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardando al futuro, cosa ti aspetti? Ti manca qualcosa?</strong><br>Mi manca tutto, ma non mi manca niente. Ho cose importanti che mi fanno stare in pace, ma ho voglia di lavorare e di crescere. Voglio accumulare vita, esperienza, non sento di dover colmare un vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Viviamo un periodo difficile per i diritti delle minoranze. Ti auguri un “Risorgimento” anche in questo senso?</strong><br>Sì, lo spero. Mi auguro un cambiamento non arrabbiato, ma evolutivo, che non spaventi chi teme l’evoluzione. Spesso chi si oppone lo fa per paura. Vorrei un risorgimento che sia vita per tutti anche a chi è spaventato, mi auguro un evoluzione coscienziosa generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco parli spesso di gentilezza, anche quando dici cose forti.</strong><br>Sì, credo che ci siano molti modi per dire le cose. A volte, se le dici con gentilezza, vieni ascoltato di più che se urli. È qualcosa che cerco di imparare ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda: com’è nata <em>Tour Eiffel </em> il duetto con Rachele Bastreghi dei Baustelle?</strong><br>Sono sempre stata una sua fan. Quando ho scritto la canzone ho pensato che sarebbe stato bellissimo se avesse cantato la seconda strofa. Il mio produttore mi ha detto: “Ma chiamala, abita qui!”. L’ho invitata in studio e lei ha accettato subito. Mi ha fatto un regalo enorme, e ho voluto chiudere il disco con questo dono che mi ha fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un album recente che ti ha colpita?</strong><br>Ho riscoperto&nbsp;<em>Relax</em>&nbsp;di Calcutta. Un disco è bellissimo.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/10/mille-risorgimento-e-il-mio-cambiamento-la-mia-evoluzione%ef%bf%bc/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/pZiucReWnfg/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>UN MALEDETTISSIMO POSTO MIGLIORE TOUR</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">7 Novembre 2025&nbsp;<br>Bergamo – DRUSO&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">11 Novembre 2025&nbsp;<br>Milano – SANTERIA TOSCANA 31</p>



<p class="wp-block-paragraph">12 Novembre 2025&nbsp;<br>Roma – MONK&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">14 Novembre 2025&nbsp;<br>Parma – BAREZZI FESTIVAL&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">15 Novembre 2025&nbsp;<br>Torino – SPAZIO 211&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">28 Novembre 2025&nbsp;<br>Napoli – TEATRO BOLIVAR&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">29 Novembre 2025&nbsp;<br>Molfetta (BA) – EREMO CLUB&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">17 Gennaio 2026&nbsp;<br>Bologna &#8211; LOCOMOTIV</p>



<p class="wp-block-paragraph">Biglietti in vendita&nbsp;<a href="https://ponderosa.it/artist/mille/">qui</a>.</p>
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		<title>Renan Estivan crea arazzi hard di fili, corpi e desideri</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 13:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[patestry]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[Renan Estivan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le mani di Renan Estivan scorrono veloci con la tufting gun, ma quello che produce non è semplice artigianato: sono corpi maschili sensuali, intrecciati in lana, morbidi da accarezzare e impossibili da ignorare. </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/">Renan Estivan crea arazzi hard di fili, corpi e desideri</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Le mani di Renan Estivan scorrono veloci con la tufting gun, ma quello che produce non è semplice artigianato: sono corpi maschili sensuali, intrecciati in lana, morbidi da accarezzare e impossibili da ignorare.&nbsp;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Tra selfie erotici trasformati in tessuto e gonne di 50 chili che sfilano sulle passerelle, Renan porta il sesso e l’intimità dentro un medium che di solito associamo ai salotti borghesi.<br>Qui ci racconta come un gesto antico come il ricamo, imparato dalla madre, possa diventare queer, carnale e spudoratamente contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Renan Estiva cresciuto tra il ricamo materno e i disegni anatomici del nonno, ha trasformato quell’eredità familiare in un linguaggio sensuale che scuote lo sguardo contemporaneo.<br><br>Le opere di Renan raccontano corpi maschili desideranti, morbidi eppure inaccessibili, che chiedono di essere toccati, accarezzati, consumati con gli occhi e con le mani. <br>In questa intervista Renan ci parla di come la pandemia lo abbia spinto verso <a href="https://www.renanestivan.com/shop" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’arazzo</a>, del peso emotivo della memoria, delle collaborazioni con la moda e del sogno di trasformare le gallerie in stanze immersive di piacere tessuto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110528" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/selfportrait_sp_2025_renan_estivan-09/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/selfportrait_SP_2025_Renan_Estivan-09-scaled.jpeg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 12&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1720456119&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.2&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei partito come designer e ti sei avvicinato all’arazzo durante la pandemia. Come hai vissuto emotivamente quel passaggio, in un momento così sospeso nel tempo?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia è stata un periodo di grande instabilità emotiva, ma anche un momento in cui avevo molto tempo libero. È allora che ho iniziato a creare i miei arazzi come un modo per attraversare quell’incertezza. Il cambiamento di carriera è avvenuto quando ho capito che esisteva la possibilità di lavorare con l’arte in maniera sostenibile, ma questo percorso è stato piuttosto complesso.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Viviamo in una società instabile per gli artisti indipendenti, e sul piano economico è sempre difficile sopravvivere solo grazie alla propria creazione.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per molto tempo ho usato la professione di designer come una sorta di sostegno, che mi permetteva di mantenere un’attività lavorativa mentre costruivo un ambiente che potesse consentire alla mia arte di sostenersi. Ci sono volute molte sedute di analisi per acquisire la sicurezza necessaria ad alzarmi ogni giorno e credere che la mia arte fosse preziosa e sufficiente per darmi un posto nel mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110529" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/martt_sp_2025_renan_estivan-02/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/martt_SP_2025_Renan_Estivan-02.jpg" data-orig-size="2361,2361" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tufting gun è diventata uno strumento chiave nel tuo processo creativo. In che modo questa tecnica ha trasformato il tuo rapporto con il materiale e con il gesto manuale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La tufting gun ha cambiato radicalmente il mio rapporto con il lavoro perché è una macchina, e usarla mi mette nel ritmo della macchina. Diversamente dal filo e dall’ago, che sono strumenti manuali e contemplativi, la tufting gun è un dispositivo semi-industriale, veloce e d’impatto, che mi fa sentire accelerato nei giorni di produzione. Allo stesso tempo, mi permette di produrre più rapidamente, favorendo i miei esperimenti tessili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo ammettere che questa macchina introduce anche una dimensione performativa che non ho mai trovato con ago e filo. </p>



<h4 class="wp-block-heading">C’è qualcosa nell’atto di usare una macchina semi-industriale che dialoga direttamente con la mia poetica dell’oggettivazione e, perché no, con l’idea di strumentalizzare il corpo maschile. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">È stato interessante rendermi conto che, attraverso questo gesto ripetitivo, diventavo una sorta di manovale. Mi piace pensare all’artista come a un lavoratore manuale; inserire il mio corpo nel processo è il modo più diretto di collocare me stesso in ciò che creo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110530" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/es-tapestry-g_tapestry_002/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-G_TAPESTRY_002.png" data-orig-size="1512,2016" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua biografia rivela forti influenze familiari — un nonno che disegnava, una madre che ricamava. Come hai fatto dialogare queste abilità tradizionali con una sensibilità queer contemporanea?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che il principale punto di convergenza tra l’eredità artistica della mia famiglia e la mia sensibilità queer sia l’immaginare come i miei antenati mi percepiscano attraverso il mio lavoro. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Finché mio nonno è stato in vita, rimaneva colpito dal mio entusiasmo e dalla mia naturalezza nel disegnare corpi maschili, così come dal mio interesse per i disegni anatomici. Ho trovato quello scontro molto stimolante.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Con mia madre, che era la ricamatrice che mi ha insegnato l’arte dell’arazzo, la prospettiva era completamente diversa. Tutto ciò che creavo prima della sua morte, anche se esplicitamente sessuale, era sempre visto da lei come bello e unico. Mi ha sempre incoraggiato ed era orgogliosa dell’artista che suo figlio stava diventando. Porto con me il ricordo di queste due lezioni distinte — l’orgoglio e lo scontro — e credo siano strumenti essenziali per affermarmi come l’artista queer che sono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110531" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/martt_sp_2025_renan_estivan-01/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/martt_SP_2025_Renan_Estivan-01.jpg" data-orig-size="2369,2369" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le tue opere esplorano i “contrasti delle culture sessuali” e la performance del genere nel corpo maschile. Cosa cerchi di evocare, sovvertire o rivelare attraverso queste immagini tessili?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che cerco di evocare nei miei pezzi è la rappresentazione del corpo maschile come tangibilità del desiderio, creando immagini che invitano al tatto, quasi a una oggettivazione imminente del corpo omosessuale. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Questo approccio nasce dal desiderio di sovvertire la cultura dell’inaccessibilità che stiamo costruendo attorno alle nostre stesse immagini. Questi corpi, sempre più idealizzati e irraggiungibili, circolano come ideali lontani.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che ciò che manca alla nostra comunità non sia solo una rappresentazione veritiera, ma anche la tattilità. Mi piace pensare ai miei arazzi, e ai personaggi che vi abitano, come a calamite che attirano mani curiose — inviti al contatto che solo la complessità della tessitura può trasmettere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110532" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/es-tapestry-manscaping/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-MANSCAPING.png" data-orig-size="1647,2527" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando progetti un nuovo pezzo, quanto la qualità “morbida” del filato naturale — dalla texture alle scelte cromatiche in gradiente — influenza il lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto il mio lavoro è guidato dalla morbidezza del materiale. La composizione cromatica, soprattutto nelle figure e nei corpi, è concepita per creare un contrasto tra comfort e disagio, invitando lo spettatore a vivere tensione e intimità simultaneamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110533" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/martt_sp_2025_renan_estivan-04/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/martt_SP_2025_Renan_Estivan-04.jpg" data-orig-size="2433,2433" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai menzionato che spesso i tuoi pezzi nascono da scene quotidiane o da ricordi. Ricordi un’immagine particolare che ha dato origine a un arazzo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa che mi viene in mente è la galleria dei miei selfie erotici in Photo Booth, che ha dato vita alla serie CAMBOY. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato attraverso l’atto di documentare la mia stessa sessualità che è emerso il desiderio di esprimere questo sentimento nell’arazzo — un’esperienza molto personale che credo molti di noi condividano: l’impulso a mostrarsi sinceramente a un pubblico.<br>Questa serie rappresenta una fase più intima del mio lavoro, incentrata sull’autoritratto. Un altro esempio di scena quotidiana tradotta in arazzo è la mia opera <em>Maresia</em>, ispirata a un bagnante incontrato casualmente su una spiaggia di Bahia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110534" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/es-tapestry-g_tapestry-001/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-G_TAPESTRY-001.png" data-orig-size="2374,3561" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La gonna “Saia Território-Real”, del peso di 50 kg, presentata a SPFW, potrebbe essere il tuo lavoro più ambizioso finora. Che sensazioni hai provato vedendola sfilare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato un momento di catarsi. Non avevo idea di cosa avrei provato nel vedere quel pezzo in passerella. Non sapevo se tutto quel lavoro infinito sarebbe valso la pena, ma quella sfilata è diventata una pietra miliare della mia carriera, perché da quel giorno nulla è stato più lo stesso.<br>È stato affascinante osservare le reazioni del pubblico, che non poteva aspettarsi una simile imponenza sulla passerella. La copertura della stampa e i commenti durante la fashion week hanno reso ogni notte insonne passata tra i gomitoli di filo degna di essere vissuta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110535" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/es-tapestry-dendezeiro-04/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-DENDEZEIRO-04.jpg" data-orig-size="1080,1367" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua collaborazione con Dendezeiro ti ha portato nel mondo della moda. Che nuova prospettiva ha portato la tua arte tessile sul modo in cui il corpo viene percepito in passerella?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho apprezzato molto le creazioni sviluppate in collaborazione con Dendezeiro. <br>Credo che la moda sia un terreno fertile per lo sviluppo dell’arte tessile. I miei arazzi hanno introdotto in passerella una percezione tattile e scultorea del corpo maschile, mettendone in risalto forma e sensualità in maniera artistica. <br>Sono aperto a nuove collaborazioni con altri brand che desiderino esplorare estetiche interessanti attraverso il mio lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110536" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/martt_sp_2025_renan_estivan-06/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/martt_SP_2025_Renan_Estivan-06.jpg" data-orig-size="2218,2219" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi arazzi sono dichiaratamente omoerotici e provocano una ridefinizione della mascolinità. Dove vedi il confine tra seduzione visiva e politica estetica nel tuo lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che la presenza della seduzione nelle opere d’arte sia intrinsecamente politica quando si tratta di desiderio omoerotico. La seduzione, in questo contesto, non è soltanto una dimensione estetica ma una strategia di affermazione e visibilità. Sfida gli standard normativi del corpo e del desiderio, aprendo spazi per immaginare forme alternative di intimità e piacere.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Mobilitando il desiderio omoerotico come forza creativa, la mia arte mette in luce tensioni sociali e culturali, rivelando come questi corpi e affetti siano stati storicamente marginalizzati. La seduzione diventa così un atto di resistenza: invita lo spettatore ad avvicinarsi, mentre lo costringe a confrontarsi con la propria posizione rispetto al desiderio. È in questo gioco di attrazione e disagio che risiede il suo potenziale politico.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="110537" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/es-tapestry-the_hermit/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-THE_HERMIT.png" data-orig-size="3024,3780" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai descritto i tuoi lavori come “atti di una storia”. Come costruisci quella narrazione attraverso materiali, forma e scala nell’arazzo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso agli “atti di una storia” attraverso gli ambienti e le sensazioni che creo nei miei arazzi usando forma, colore e scala. C’è una chiara distinzione tra le storie ambientate all’aperto, in spazi pubblici con figure anonime, e quelle narrate entro quattro mura, segnate da maggiore intimità e prospettiva personale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">I colori giocano un ruolo centrale nella creazione di questa atmosfera, generando al tempo stesso comfort e tensione. Allo stesso modo, il focus e l’inquadratura delle figure guidano il modo in cui questi scenari vengono presentati e vissuti dallo spettatore, modellandone il coinvolgimento in ciascun atto narrativo.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110538" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/martt_sp_2025_renan_estivan-09/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/martt_SP_2025_Renan_Estivan-09.jpg" data-orig-size="2254,2254" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il filato Paratapet ha per te un peso emotivo perché usato da tua madre. Come vedi intrecciarsi memoria e materiale nelle tue opere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La memoria è con me in ogni momento. La mia pratica è, di per sé, un recupero della memoria e dell’artigianato che ho ereditato da mia madre. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Poter lavorare con lo stesso tipo di materiale che lei usava vent’anni fa è un privilegio immenso. Non solo mi fortifica, ma eleva il mio lavoro a uno stato emotivamente sublime.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110539" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/es-tapestry-weekend/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND.png" data-orig-size="2873,4032" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-214x300.png" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-730x1024.png" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-730x1024.png" alt="" class="wp-image-110539" width="840" height="1178" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-730x1024.png 730w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-214x300.png 214w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-768x1078.png 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-1094x1536.png 1094w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-1459x2048.png 1459w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-1000x1403.png 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-900x1263.png 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-450x632.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ES-TAPESTRY-WEEKEND-350x491.png 350w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei cresciuto in una zona rurale dello stato di San Paolo e ora vivi a Salvador. Come questi luoghi influenzano i tuoi soggetti, i colori o le scelte atmosferiche?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho vissuto a Salvador per sette anni e ora risiedo a San Paolo. Trasferirmi a Salvador è stato fondamentale per la mia creazione artistica, così come per la mia formazione e consapevolezza come artista. Salvador è una città che respira arte; oltre a essere una delle capitali più belle del Brasile, ha un ritmo unico e un’energia incomparabile. Lì ho imparato a fermarmi, osservare e ascoltare ciò che sento. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Questo mi ha permesso di connettermi con la materialità del mio lavoro, con la percezione del colore e della texture nella creazione di scene e atmosfere, affinando il mio sguardo verso una sensibilità più collettiva.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ora a San Paolo, mi confronto con le sfide di una megalopoli intensa, con poco tempo per la contemplazione. Questo ha spostato il mio lavoro verso l’interiorità, concentrandomi sull’auto-osservazione e sulla mia sessualità come oggetto di studio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110540" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/martt_sp_2025_renan_estivan-07/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/martt_SP_2025_Renan_Estivan-07.jpg" data-orig-size="2257,2257" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua presenza sui social media — mostrando il tuo processo e il tuo micro-atelier nel quartiere Dois de Julho — sembra rafforzare la narrazione visiva che proponi come artista queer contemporaneo. Quanto è intenzionale questo storytelling?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Considero la mia presenza online un aspetto molto contemporaneo del mio lavoro. Viviamo in un’epoca di esposizione massiva delle immagini artistiche, dove chiunque può accedere a contenuti e narrazioni diverse. Tuttavia, questa mediazione è filtrata dalle Big Tech attraverso la moderazione algoritmica e il lavoro esternalizzato, che operano secondo criteri conservatori e orientati al mercato di ciò che è accettabile e digeribile per occhi normativi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Condividere il mio lavoro online come artista che affronta l’omoerotismo — una forma di relazione spesso marginalizzata ed esclusa dalle narrazioni storiche — mi consente di navigare attraverso queste barriere. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Mi permette di raggiungere persone in tutto il mondo interessate non solo a seguire il mio processo creativo, ma anche a sostenere e acquistare la mia arte. In questo modo, sovverto contemporaneamente le aspettative censorie e commento la visibilità contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="809" data-attachment-id="110541" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/screenshot-2025-09-24-alle-15-28-09/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-24-alle-15.28.09.png" data-orig-size="1450,1146" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai citato ispirazioni come Alair Gomes, Leonilson, Hudinilson Júnior, oltre agli arazzieri del tropicalismo bahiano. Come si intrecciano queste eredità visive nelle tue texture e nei tuoi corpi intrecciati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace pensare al mio lavoro come a un crocevia di eredità visive fondamentali dell’arte brasiliana, che furono contemporanee ma, in un certo senso, non dialogarono mai pienamente. L’arazzo bahiano fu un ramo forte di un movimento culturale centrale nell’arte brasiliana, il Tropicalismo, che riunì artisti dissidenti nel confronto con l’autoritarismo del regime militare degli anni Sessanta.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gli artisti omoerotici della nostra storia, come Alair, Leonilson e Hudinilson, hanno sfidato le norme sociali e politiche esplorando sessualità, affettività e soggettività nelle loro opere, creando forme sottili di resistenza e aprendo spazi per rendere visibili esperienze marginalizzate durante periodi di censura. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Queste eredità informano le texture che creo e la costruzione di corpi intrecciati, che navigano nella tensione tra tradizione ed esperienza queer contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110542" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/renan-estivan-crea-arazzi-hard-di-fili-corpi-e-desideri/screenshot-2025-09-24-alle-15-29-24/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-24-alle-15.29.24.png" data-orig-size="908,1148" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Renan Estevan" data-image-description="&lt;p&gt;Renan Estevan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardando al futuro, immagini di realizzare una mostra personale in galleria o museo, o forse installazioni immersive? Quali tensioni o corpi vorresti reintrecciare in quei contesti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho un’idea molto ambiziosa: creare uno spazio espositivo immersivo, una stanza piena di arazzi che narrano storie omoerotiche ambientate tra quattro mura. La narrazione sovverte le idee di intimità e delicatezza, facendo riferimento a testi erotici di Georges Bataille e Jean Genet. Anche se non ho ancora trovato lo spazio per realizzare pienamente questo progetto, resto aperto a partecipare a mostre e presentare la mia collezione di arazzi in giro per il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di <a href="https://www.instagram.com/analog.martt/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Martt </a></p>
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		<title>Corpi, eros e politica: la pittura radicale di Yisrael</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 10:27:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[gay art]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[resistence]]></category>
		<category><![CDATA[Yisrael Dror Hemed]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca dominata da immagini veloci e digitali, Yisrael dipinge lentamente, stratificando il tempo e le emozioni, opponendo alla velocità dell’istantaneo la densità del tocco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/">Corpi, eros e politica: la pittura radicale di Yisrael</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Tre anni fa, sulle pagine di <a href="https://toh-magazine.com/2022/04/yisrael-dror-hemed-ritrae-gli-uomini-che-incontra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">TOH! </a>Magazine, avevamo già incontrato Yisrael: un artista che aveva scelto di abbandonare la legge per consegnarsi totalmente alla pittura, trasformando il corpo e l’intimità in materia viva di ricerca. Oggi lo ritroviamo in un tempo diverso, attraversato da ferite collettive e da un’urgenza espressiva che non ammette più censure.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">La pittura di Yisrael si è spinta oltre, diventando radicalmente erotica, esplicita, vulnerabile. Ma non si tratta solo di rappresentare corpi: ogni tela è un habitat in cui vivere e riconoscersi, un ambiente che ci invita a sperimentare nuove forme di intimità e di libertà. In un’epoca dominata da immagini veloci e digitali, Yisrael <a href="https://www.yisraeldrorhemed.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dipinge</a> lentamente, stratificando il tempo e le emozioni, opponendo alla velocità dell’istantaneo la densità del tocco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa intervista con Yisrael è un viaggio dentro la sua pratica: tra eros e politica, desiderio e resistenza, Tel Aviv e la memoria del trauma, in cui la pittura diventa ancora una volta gesto necessario per restare vivi, qui e ora.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110487" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/a-picnic-2024-oil-on-linen-160x120-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/A-Picnic-2024-Oil-on-linen-160x120-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1913,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1731077731&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono passati tre anni dalla nostra ultima conversazione con TOH! Magazine. Cosa è cambiato per te — sia professionalmente che personalmente — da allora a oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In seguito agli eventi infernali del 7 ottobre, tutto è cambiato completamente. Quei fatti hanno toccato la vita di tutti, compresa la mia, sia sul piano personale che professionale. La sensazione era che la vita stessa fosse appesa a un filo e che le cose non fatte oggi forse non sarebbero mai state fatte. Per me questo ha abbattuto ogni barriera artistica. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Ho deciso di immergermi completamente nella pittura, senza più alcuna autocensura. Molte persone hanno perso la vita, i loro sogni e le loro speranze sono rimasti irrealizzati, e io ho pensato che fosse arrivato il momento di esprimermi nel modo più libero possibile. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ho trasferito il mio studio a Tel Aviv e ho iniziato a ritrarre intimamente la comunità gay della città. I soggetti della mia pittura sono diventati l’intimità maschile, drag queen e persone trans nude, incontri erotici e, in generale, la sessualità esplicita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1018" data-attachment-id="110489" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/at-the-concert-2024-oil-on-linen-110x110-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/At-the-Concert-2024-Oil-on-linen-110x110-cm-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2545" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1738504397&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.021739130434783&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passare dal diritto alla pittura era già stato un cambiamento radicale. Come si è evoluto nel tempo il tuo rapporto emotivo con quella scelta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Passare dalla legge alla pittura a tempo pieno ha significato rinunciare a una sicurezza economica, cosa da tenere in considerazione quando si sceglie di diventare artista. Tuttavia, sono ancora profondamente convinto di aver fatto la scelta giusta. In effetti, l’idea di quello che si potrebbe definire un “sacrificio” non scompare mai del tutto: le persone con cui ho studiato diritto stanno avanzando nelle loro carriere e costruendo famiglie. Ma so che non scambierei mai la mia vita con la loro. Ognuno dovrebbe vivere secondo la propria vocazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="766" data-attachment-id="110492" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/friends-2024-oil-on-linen-120x160-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Friends-2024-Oil-on-linen-120x160-cm-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1914" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1738500821&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.023255813953488&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi ritratti nascono ancora spesso da incontri casuali per strada. Il tuo modo di approcciare gli sconosciuti — e l’intimità di quelle prime conversazioni — è cambiato con il tempo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, il mio modo di avvicinare le persone per strada non è cambiato molto, ma lo faccio meno di prima. Ora la maggior parte dei miei quadri si basa su immagini di amici che posano per me o di persone che generosamente si propongono da sole come modelli. Ultimamente alcuni lo fanno persino dall’estero, e creiamo insieme immagini che poi dipingo grazie alle moderne telecomunicazioni. Di conseguenza, il numero di ritratti basati su incontri casuali per strada è purtroppo diminuito notevolmente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110493" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/friendship-2024-oil-on-linen-160x120-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Friendship-2024-Oil-on-linen-160x120-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1903,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1738494302&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell’epoca delle immagini digitali senza fine, il tuo lavoro sembra una ribellione silenziosa. La tua idea di “preservare l’effimero” è cambiata da quando hai iniziato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il momento fugace è più difficile da catturare con la pittura quando si raffigurano scene erotiche. Le immagini digitali, e ancor più i video, sembrano avere un vantaggio intrinseco: sono nitidi, chiari e vividi. Ma credo che l’immagine dipinta offra qualcosa che la tecnologia moderna non può dare: attraverso il lungo processo dell’applicazione del colore sulla tela, l’attimo fugace acquista profondità e stratificazione, trasmettendo una sensibilità emotiva ed estetica più profonda, grazie alle capacità concettuali e visive del pittore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110494" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/getting-dressed-2024-oil-on-linen-160x120-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Getting-Dressed-2024-Oil-on-linen-160x120-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1909,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1730548336&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.027777777777778&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai spesso parlato della carica erotica tra artista e modello. Come gestisci quello spazio oggi, rispetto a quando hai iniziato a dipingere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ho già accennato, i miei dipinti stanno diventando sempre più erotici, e la carica erotica in essi è cresciuta nel tempo, mostrando uomini, e più recentemente anche nudi femminili e fiori. Le immagini sessuali sono diventate molto più esplicite e includono nudità frontale e intimità sessuale. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Quando mi dipingo insieme al mio partner, la carica erotica è evidente e autoesplicativa. Ma quando fotografo modelli che eseguono scene erotiche da trasformare in dipinto, pur essendo consapevole della tensione sessuale nell’aria, il mio ruolo resta quello di un osservatore esterno, concentrato su colore, luce e composizione. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’erotismo diventa più presente durante il processo pittorico stesso, quando guardo contemporaneamente l’immagine fotografata e la tela che sto dipingendo. È lì che si forma un rapporto completamente intimo con il soggetto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110495" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/having-a-bath-2025-oil-on-linen-160x120-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Having-a-Bath-2025-Oil-on-linen-160x120-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1922,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1748520824&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua pratica bilancia realismo figurativo e intimità. Senti che questo equilibrio oggi si stia spostando in una nuova direzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sento che la mia comprensione di entrambi si approfondisce col tempo e che si alimentano reciprocamente. Lo stile figurativo nutre visivamente l’intimità, mentre le emozioni intime si esprimono attraverso le pennellate. L’equilibrio tra i due è sempre presente e contribuisce allo sviluppo della mia pittura, in modi che a volte comprendo solo a posteriori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110497" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/in-the-miror-2025-oil-on-looking-glass-32x23-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/In-the-Miror-2025-Oil-on-Looking-Glass-32x23-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La materialità del tuo lavoro — olio su lino grezzo, juta, sfumature delicate — crea una presenza tattile. Hai sperimentato recentemente nuove texture o superfici?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La pittura a olio su lino è sempre stata il mio medium preferito, e questo non è cambiato. Amo la sua texture e la sua tangibilità. Tuttavia, sono sempre aperto a nuove sfide con superfici diverse. Dopo aver dipinto con olii su una parete della Biblioteca Municipale, di recente un amico mi ha chiesto di dipingere un ritratto su uno specchio, lasciando lo spazio intorno alla figura scoperto. Applicare l’olio su una superficie simile richiede un approccio diverso affinché il colore aderisca, ma il risultato è stato unico: lo spettatore può vedersi riflesso accanto alla figura dipinta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110498" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/inner-space-2025-oil-on-linen-170x130-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Inner-Space-2025-Oil-on-linen-170x130-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1916,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1754739245&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 2022 hai riflettuto sulla mascolinità del XXI secolo. Tre anni dopo, quali nuovi strati o contraddizioni hai scoperto in questa esplorazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non essendo sociologo, posso solo dare il mio punto di vista artistico sulla mascolinità che mi circonda oggi. La percepisco in continua espansione. Incontro forme sempre più varie: ho visto, ad esempio, uno stilista indossare una collana di perle che ricordava lo stile di Jacqueline Kennedy, oppure ho dipinto una drag queen in parrucca bionda sdraiata sul divano del mio studio, o ancora un modello transgender maschile che ha posato per me. Tutti loro mi ispirano a mostrare quanto vario e bello possa essere il nostro mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110500" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/jerome-and-peppe-2024-oil-on-linen-90x70-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Jerome-and-Peppe-2024-Oil-on-linen-90x70-cm-scaled.jpg" data-orig-size="2000,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1741244808&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.038461538461538&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conversazioni globali come #MeToo e Black Lives Matter ti influenzavano già allora. Quali movimenti o cambiamenti socio-politici stanno plasmando oggi il tuo lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, in relazione alla mia risposta precedente, il mondo negli ultimi anni è diventato sempre più conservatore, anche qui in Israele. Credo che la mia arte sia diventata più esplicita e diretta proprio per affrontare questi cambiamenti politici. Vedo i miei quadri come una cartina di tornasole dell’esistenza del liberalismo nella società in cui viviamo. In un certo senso, potrei dire che i miei dipinti erotici sono anche una dichiarazione politica, un invito all’amore e al calore umano, a prescindere da nazionalità, religione o colore della pelle, con la speranza che un giorno non ci sia più sofferenza in questo mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110502" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/just-the-two-2024-oil-on-linen-90x70-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Just-the-two-2024-Oil-on-linen-90x70-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1959,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1738499986&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo te, cosa rende oggi un ritratto “degno dello sforzo”? Questa soglia è cambiata per te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che, a priori, quando un dipinto è significativo per me, ciò basta già a renderlo degno dello sforzo. Di solito so in anticipo che sarò soddisfatto del risultato quando sono davvero entusiasta e impaziente di iniziare a dipingere, subito dopo aver scattato l’immagine. Dal momento che oggi sento di spingermi un po’ oltre i limiti, per così dire, penso di poter dire che anche la mia soglia si è spostata di conseguenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="930" data-attachment-id="110504" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/reading-a-book-2024-oil-on-linen-100x110-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Reading-a-Book-2024-Oil-on-linen-100x110-cm-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2324" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 12 Pro&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1728984654&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.2&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.020833333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La musica — dal pop anni ’60–’80 all’Eurovision — aveva un ruolo nel tuo processo creativo. La colonna sonora del tuo studio è cambiata, e come influisce sulle tue pennellate?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascolto un po’ di più brani recenti (come <em>Yamore</em> o <em>La La La</em>, per citarne alcuni), ma in generale i miei gusti musicali e la playlist in studio restano più o meno gli stessi. Tuttavia, li ascolto soprattutto durante le pause. Ho scoperto ultimamente di aver bisogno di essere completamente concentrato quando ho un pennello in mano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110506" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/red-gloves-2023-oil-on-linen-140x90-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Red-Gloves-2023-Oil-on-linen-140x90-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1617,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1730547611&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In passato hai realizzato un libro d’artista di collage che univa ritagli di riviste e Michelangelo. Stai ancora esplorando questo tipo di stratificazione visiva parallelamente alla pittura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto vorrei tornare a fare collage… Ma è un’arte che richiede una certa destrezza: tagliare con le forbici le parti delle riviste e incollarle tutte insieme in modo perfetto, per creare un’illusione di realtà. Per ora mi accontento di realizzare le mie idee con modelli dal vivo, location reali e oggetti esistenti. Anche i miei dipinti sono stratificati, ma solo attraverso il colore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="767" data-attachment-id="110507" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/regina-geonge-at-the-studio-2024-oil-on-linen-120x160-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Regina-Geonge-at-the-Studio-2024-Oil-on-linen-120X160-cm-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1918" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1732188224&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pandemia ha influenzato il tuo modo di dipingere, spesso riportandoti a autoritratti o persone a te vicine. Come si è evoluto da allora il tuo rapporto con l’autorappresentazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, dalla pandemia non ho più dipinto alcun autoritratto, anche se ora intendo farne uno. Oggi mi accorgo di guardare oltre la mia stessa immagine. Penso che la situazione attuale ci spinga a cercare connessioni sociali, dialoghi, collaborazioni, a uscire dalla nostra pelle. Dipingere altre persone mi permette di entrare in contatto con gli altri e di trovare conforto in questi incontri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110508" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/tenderness-2024-oil-on-linen-110x75-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Tenderness-2024-Oil-on-linen-110x75-cm-scaled.jpg" data-orig-size="1750,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1738500601&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Vivi e lavori tra Netanya e Tel Aviv. La luce, i corpi o le narrazioni di questi luoghi sono cambiati per te artisticamente negli ultimi anni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Netanya e Tel Aviv non sono troppo lontane, e le amo entrambe, ma si può dire che abbiano atmosfere diverse. L’apertura e il liberalismo di Tel Aviv attraggono giovani da tutto il Paese e conferiscono alla città le sue caratteristiche speciali, che hanno influenzato i miei lavori più intimi sugli uomini. Non sono sicuro che avrei potuto creare immagini simili nella mia città natale. A volte persino il paesaggio urbano di Tel Aviv diventa sfondo per i miei dipinti. L’anno scorso, ad esempio, ho dipinto un giovane nudo in piedi su un tetto, con le torri della città sullo sfondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle tue ultime mostre, quali nuovi fili emotivi o concettuali stai intrecciando nei tuoi ritratti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia più recente mostra personale a Tel Aviv, all’inizio del 2023, ha messo sotto i riflettori il rapporto tra l’uomo e i suoi vestiti: ho dipinto, ad esempio, un giovane che allunga la mano verso un maglione appoggiato su una sedia, oppure con scarpe e biancheria intima sparse sul pavimento. Questo mi ha dato l’opportunità di dipingere nature morte come parte della vita quotidiana di un uomo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="685" data-attachment-id="110509" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/corpi-eros-e-politica-la-pittura-radicale-di-yisrael/yellow-sweater-2025-oil-on-linen-75x110-cm/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Yellow-Sweater-2025-Oil-on-linen-75x110-cm-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1713" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1746104900&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Yisrael" data-image-description="&lt;p&gt;Yisrael&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardando alla scena artistica europea contemporanea — e ad artisti come Hockney, Richter o Borremans che ammiri — come vedi oggi il tuo lavoro in dialogo con il loro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Trovo sempre incoraggiamento nella loro arte, e in un certo senso anche un sostegno emotivo. Se mettiamo da parte le opere erotiche del mondo antico (come gli affreschi romani di Pompei), possiamo dire che lavori rivoluzionari di artisti come Picasso, Freud, Hockney e Mapplethorpe hanno aperto la strada a pittori come me. Sono anche molto entusiasta di trovare ispirazione nell’arte queer che arriva da New York negli ultimi anni. Porta con sé un messaggio di liberalismo, compassione umana e libertà — valori di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno.</p>
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		<title>39° MIX FESTIVAL:  i must-see secondo TOH!</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 12:43:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[cinema gay]]></category>
		<category><![CDATA[diritti lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[festival cinema lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[gay culture]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[trans]]></category>
		<category><![CDATA[valeria bruni tedeschi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 18 al 21 settembre Milano celebra il 39° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.  Qui i nostri consigli: </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/">39° MIX FESTIVAL:  i must-see secondo TOH!</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Dal 18 al 21 settembre Milano celebra il 39° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer. Toh! Magazine, storico media partner del festival, seleziona i titoli imperdibili di questa edizione.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dal Piccolo Teatro Strehler al Cinema Arlecchino, passando per la Casa di Quartiere Garibaldi, il <strong>39° MiX Festival</strong> trasforma Milano in un laboratorio di cinema, musica e cultura queer. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto la nuova direzione artistica di <strong>Lara Vespari </strong>e <strong>Federico Manzionna</strong>, l’edizione 2025 si muove all’insegna del claim-manifesto&nbsp;<em>“ACTION!”</em>: una parola chiave che è insieme invito e atto di volontà, guida di una quattro giorni fatta di grandi pellicole, anteprime esclusive da tutto il mondo, incontri con artistə, registə, scrittori e scrittrici, dj set, musica live e stand up comedy; quì spettacolo e comunità si incontrano per raccontare il presente e immaginare nuovi mondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La redazione di Toh! Magazine, rinnova la sua <a href="https://toh-magazine.com/2024/09/osama-chami-il-suo-una-pelicula-barata-e-unode-allamicizia-queer/">partnership</a> decennale per l’edizione del 39° MIX Festival, scegliendo i film da non perdere, dalle anteprime italiane di “Dreams in Nightmares” di Shatara Michelle Ford, &#8220;Cherub&#8221; di Devin Shears e &#8220;Somewhere in Love&#8221; di Morgan Simon con protagonista una fantastica Valeria Bruni Tedeschi, ai documentari che raccontano storie di identità, coraggio e comunità, come “Niñxs” e &#8220;Fatherhood&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle proiezioni, il 39° MiX Festival invita a vivere l’esperienza queer anche attraverso la musica tutti i giorni sul sagrato del Piccolo Teatro Strehler dalle 20:30 con dj set e performance tra cui venerdì 20 settembre alle 22 il dj set di Marco Cresci aka <a href="https://www.instagram.com/marcocresci_dj412/">DJ412</a>, fondatore di Toh! Magazine. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Special guest della cerimonia di apertura – giovedì 18 settembre alle 20.30 al Piccolo Teatro Strehler, condotta da Manola Moslehi – sarà Paola Iezzi, premiata con il&nbsp;<em>More Love Award</em>, riconoscimento che il MiX assegna a chi si distingue per l’impegno nel dare voce e visibilità alle tematiche LGBTQ+</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con quasi quattro decenni di storia, il MIX Festival rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la cultura LGBTQ+ italiana e internazionale. Fin dal 1986 ha acceso i riflettori sul cinema indipendente queer, offrendo spazio a storie capaci di celebrare, interrogare e reinventare le identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <a href="https://mixfestival.eu/il-tuo-account/partecipa">TESSERATI QUI</a>! </p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovedì 18 sett: </h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DREAMS IN NIGHTMARES di Shatara Michelle Ford, Stati Uniti, Taiwan – Regno Unito, 2024, 128’ &#8211; ore 21:30 Piccolo Teatro Strehler </strong>&#8211; <strong>ANTEPRIMA ITALIANA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="578" data-attachment-id="110439" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/screenshot-2025-09-15-alle-15-15-26/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-15-alle-15.15.26-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1444" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Il film d&#8217;apertura di questa edizione è della regista Shatara Michelle Ford. che con&nbsp;<em>Dreams in Nightmares</em>, conferma di essere una delle voci più originali del cinema indipendente americano contemporaneo. A partire da un canovaccio familiare — tre amiche in viaggio alla ricerca di un’amica scomparsa — la regista scardina i cliché del road movie per costruire un’opera stratificata, poetica e profondamente politica, senza mai cadere nella didascalia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Z (Denée Benton), Tasha (Sasha Compère) e Lauren (Dezi Bing) intraprendono un percorso che è tanto geografico quanto interiore, attraversando paesaggi, incontri e ostacoli che rispecchiano le contraddizioni dell’America contemporanea. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte e quattro le protagoniste, inclusa la “fuggitiva” Kel (Mars Storm Rucker), condividono un’identità queer vissuta senza proclami, come parte integrante di esistenze fatte di amore, desideri e fragilità. È in questo gesto di normalizzazione che Ford compie un atto politico radicale: mostrare corpi e vite nere queer che semplicemente&nbsp;<em>esistono</em>&nbsp;e si permettono di fiorire.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>Dreams in Nightmar</em> si distingue per la scrittura generosa e per le interpretazioni sfumate: Benton regala un’intensità silenziosa che si imprime nello spettatore, mentre Compère dosa ironia e vulnerabilità con grande equilibrio. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Rucker porta calore e leggerezza, e Jasmin Savoy Brown, in un ruolo minore ma dirompente, regala momenti comici di precisione chirurgica. La fotografia luminosa di Ludovica Isidori e la colonna sonora di Lia Ouyang Rusli completano un mondo visivo-sonoro sospeso tra realismo e sogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dreams in Nightmares</em>&nbsp;è un film che osa. Ford manipola tempo e spazio, mescola commedia e dramma, infonde leggerezza nei momenti più cupi. L’opera diventa così un invito a immaginare altre possibilità di vita, a credere che anche in un contesto ostile possano nascere comunità solide, creative e gioiose. Un viaggio imperfetto ma necessario, che restituisce al cinema indipendente la sua capacità di stupire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Venerdì 19 Sett: </h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SAD JOKES di Fabian Stumm, Germania, 2024, 96′</strong>&#8211; <strong>ore 10:00 e ore 20:00, Piccolo Teatro Strehler Lungometraggi</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="110452" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/screenshot-2025-09-15-alle-16-08-26/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-15-alle-16.08.26-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1440" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><em><a href="">SAD JOKES</a></em> di Fabian Stumm è un film che sembra respirare con la stessa fragilità dei suoi personaggi. Ambientato in una Berlino sospesa, lontana dalle cartoline da club e più vicina a un’intimità quotidiana fatta di incomprensioni, desideri taciuti e battute che non fanno ridere, il film costruisce un ritratto generazionale disarmante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Stumm, già noto per un cinema che ama l’incompiuto e l’imperfetto, orchestra una commedia nera che si muove come un collage emotivo: conversazioni spezzate, silenzi lunghi, micro-drammi che esplodono con la leggerezza di un sorriso amaro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il titolo è un manifesto: le barzellette tristi sono quelle che raccontiamo a noi stessi per sopravvivere. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il riso non libera, ma graffia, eppure da questa ferita si apre un gesto di verità. I personaggi oscillano tra la paura di restare soli e la necessità di riconoscersi vulnerabili, e il regista li accompagna con una macchina da presa che non giudica, ma osserva, come fosse un amico che resta fino a tardi dopo una festa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Girato con un’estetica minimale, tra interni claustrofobici e squarci di luce improvvisa, il film sembra dialogare tanto con la tradizione indie europea quanto con la sensibilità queer contemporanea: intimo, diretto, capace di ridere del dolore senza ridurlo. Sad Jokes non è solo un film, ma un invito a prendersi cura della propria tristezza — come fosse la battuta più sincera mai raccontata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FATHEROOD di G. Benestad e August B. Hanssen – Norvegia, Islanda, Germania, 2025, 77′ </strong>&#8211; <strong>Cineteca Milano Arlecchino &#8211; Documentari</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANTEPRIMA ITALIANA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="110456" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/fatherhood-01/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Fatherhood-01.jpg" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><a href=""><em>FATHERHOOD</em></a> di G. Benestad e August B. Hanssen è un documentario che rimescola le immagini canoniche della paternità e le ricompone in un mosaico intimo, vulnerabile, queer. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra Norvegia, Islanda e Germania, il film segue la traiettoria di un padre trans che prova a riscrivere il proprio ruolo al di fuori di ogni binarismo, trasformando l’esperienza personale in un atto politico di radicale tenerezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con una durata asciutta di 77 minuti, Fatherhood vibra come un diario visivo:  frammenti di vita quotidiana, conversazioni, momenti di silenzio che diventano rivelatori. Lo sguardo dei registi non è mai invadente: accompagna, accoglie, lascia spazio, come se l’obiettivo fosse quello di aprire un varco nell’immaginario collettivo e mostrarci che la genitorialità può avere infinite forme.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’estetica è sobria, quasi scarnificata, e proprio per questo potente: corpi filmati nella loro verità, paesaggi nordici che diventano specchio di solitudini e resistenze. In filigrana, c’è sempre l’idea che la paternità non sia solo un ruolo sociale, ma un terreno di affetti, cura e possibilità di reinventarsi.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Fatherhood è un invito a immaginare nuovi futuri, dove le parole “padre” e “madre” si contaminano, si trasformano, diventano spazi aperti. Un film che, più che raccontare, accompagna chi guarda a domandarsi cosa significhi davvero amare e prendersi cura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sabato 20 Sett: </h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CHERUB di Devin Shears, Canada, 2024, 73′ &#8211; ore 16:00 Piccolo Teatro Strehler, Lungometraggi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANTEPRIMA ITALIANA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="761" data-attachment-id="110435" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/vlcsnap-2025-09-12-20h44m57s249/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/vlcsnap-2025-09-12-20h44m57s249.png" data-orig-size="1024,761" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><em><a href="">Cherub</a></em>&nbsp;è un film piccolo, silenzioso eppure capace di farsi spazio dentro lo spettatore con una delicatezza disarmante. Il regista Devin Shears, al suo esordio, racconta una storia apparentemente minima, ma che nasconde una profondità emotiva rara: quella di Harvey (Benjamin Turnbull), uomo grasso e solitario, intrappolato in una quotidianità fatta di gesti ripetuti e di invisibilità sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta stilistica di girare in formato 4:3, con un uso attentissimo dell’inquadratura, restituisce un senso costante di isolamento, come se Harvey fosse sempre al centro ma al tempo stesso escluso dal mondo che osserva. L’assenza quasi totale di dialoghi e la colonna sonora dalle corde percussive amplificano questa condizione sospesa, trasportandoci in una dimensione intima e fragile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Turnbull tratteggia il protagonista con una delicatezza struggente: il suo sguardo curioso, quasi timido, sugli altri — la ragazza con la mela rossa che pranza accanto a lui, le coppie che si baciano con passione nei giardini botanici, i volti anonimi dei pendolari — diventa lo specchio di un desiderio urgente e profondo: quello di essere visto, amato, riconosciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La svolta arriva quando Harvey, per caso, scopre in un sexy shop la rivista&nbsp;<em>Cherub</em>, dedicata a uomini grossi e ai loro ammiratori. Quelle immagini, lontane dai cliché e piene di corpi che si mostrano senza vergogna, aprono uno spiraglio di possibilità: che anche lui possa avere un posto nello sguardo degli altri, e che il suo corpo non sia solo invisibilità ma anche forza, desiderio, identità. L’atto di inviare un proprio autoritratto diventa così un gesto di liberazione e di empowerment, il primo passo verso una vita meno silenziosa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>Cherub</em>&nbsp;si distingue per la sua grazia visiva: i colori caldi, le luci soffuse, la cura del dettaglio trasformano il film in un piccolo gioiello di umanità. Con soli 10.000 dollari di budget, Shears riesce a creare un’opera che supera in vitalità e precisione formale molti film ben più costosi.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva,&nbsp;<em>Cherub</em>&nbsp;è una storia intima, ma universale: un inno alla possibilità di trovare amore e dignità fuori dai modelli canonici di bellezza e desiderio. Un film breve, essenziale, che parla piano ma lascia un’eco potente. Uno dei film imperdibili di questo 39° MIX Festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NIÑXS di Kani Lapuerta – Messico, Germania, 2025, 93′- ore 19:00 Cineteca Milano Arlecchino &#8211; Documentari</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> ANTEPRIMA ITALIANA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="530" data-attachment-id="110443" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/09dd91_d38646fb76a440d5b5b5933df3fbc338mv2-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/09dd91_d38646fb76a440d5b5b5933df3fbc338mv2-1.jpeg" data-orig-size="1920,994" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<em><a href="https://vimeo.com/1068771960?fl=pl&amp;fe=vl">Niñxs</a></em>, presentato in anteprima al Mix Festival, Kani Lapuerta firma un documentario intimo e radicale che ribalta la rappresentazione abituale delle persone trans al cinema. Protagonista è Karla, seguita dal regista per otto anni, dagli esordi dell’adolescenza fino all’ingresso nell’età adulta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sin dall’inizio, Karla pone la questione centrale: «Vorrei che il pubblico ridesse, che non fosse il solito film tragico in cui i trans vengono uccisi o compatiti». È una dichiarazione d’intenti che segna l’intera opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lapuerta, anche lui trans, sceglie un dispositivo narrativo innovativo: non un voice over unico, ma un “dialogue-over”, un commento a due voci, in cui regista e protagonista discutono, scelgono, talvolta non sono d’accordo su come raccontare la storia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa forma conferisce freschezza e sincerità, trasformando il film in un laboratorio di autorappresentazione. Il tono resta prevalentemente leggero: vediamo Karla e le sue amiche truccarsi, ballare, girare video su TikTok, vivere momenti di spensieratezza. Ma a spezzare l’idillio interviene l’altra faccia della realtà: la paura concreta di “essere uccisa”, detta da Karla con una naturalezza disarmante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La forza di&nbsp;<em>Niñxs</em>&nbsp;sta proprio in questa oscillazione tra sogno e minaccia, speranza e vulnerabilità. Lapuerta evita accuratamente di cedere al pietismo, concentrandosi sulla costruzione di una comunità fatta di amore, amicizia e sostegno familiare. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">I genitori di Karla, ex punk e spiriti liberi, incarnano una presenza rara e preziosa: adulti che accettano, accompagnano e incoraggiano la figlia. Alcune sequenze, come il dialogo tra madre e figlia su cosa significhi davvero essere donna, possiedono una forza politica quanto poetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Niñxs</em>&nbsp;diventa un atto di resistenza cinematografica: mostrare la gioia, la crescita e l’immaginazione di una ragazza trans come una vita possibile e degna, lontana dal sensazionalismo. È un ritratto intimo e collettivo al tempo stesso, che al Mix Festival porta una ventata di freschezza e un invito: imparare a guardare la felicità come strumento politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MIX FESTIVAL MUSIC &#8211; DJ SET by TOH! Magazine by DJ412 &#8211; ore 22:00, Sagrato del Teatro Strehler </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://open.spotify.com/playlist/5qxP49bMPDTg4ey8XPcu8v?si=032616b4adff4091"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="800" data-attachment-id="110448" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/dj_412_mix/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/dj_412_Mix.png" data-orig-size="640,800" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!_dj412" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!:dj412&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Domenica 21 Sett: </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>THE NATURE OF INVISIBLE THINGS</strong> &#8211; <strong>Rafaela Camelo, Brasile – Cile, 2025, 90′ </strong>&#8211; <strong>Piccolo Teatro Strehler &#8211; lungometraggi </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANTEPRIMA TALIANA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="110457" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/anc17/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/ANC17.jpg" data-orig-size="1920,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><a href=""><em>THE NATURE OF INVISIBLE THINGS</em></a> di Rafaela Camelo è un film che sembra inseguire ciò che sfugge allo sguardo: desideri, assenze, presenze fantasmatiche che abitano i corpi e i paesaggi. Coproduzione tra Brasile e Cile, il lungometraggio costruisce un universo sospeso, dove l’intimità si mescola al mistero, e dove il quotidiano viene attraversato da un senso di magia discreta, quasi impercettibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Camelo lavora per sottrazione: dialoghi minimi, gesti che restano a metà, scene che sembrano dissolversi prima di compiersi. È proprio in questi vuoti che emerge la forza del film: gli “invisible things” del titolo diventano i segreti che ogni personaggio custodisce, ma anche gli affetti e le fragilità che resistono, pur senza mai mostrarsi del tutto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La fotografia, calda e materica, alterna interni intimi e paesaggi naturali che sembrano respirare insieme ai protagonisti, trasformando lo spazio in un personaggio a sé. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’atmosfera richiama certo cinema sudamericano che ama i silenzi e le ellissi, ma Camelo riesce a imprimere una firma personale: sensuale, poetica, a tratti ipnotica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">The Nature Of Invisible Things è un viaggio nella parte sommersa dell’esperienza umana, dove le relazioni non si spiegano ma si intuiscono. Un film che invita a rallentare, a lasciarsi attraversare, a credere che ciò che non si vede possa avere la forza di cambiare il nostro modo di stare al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SOMEWHERE IN LOVE di Morgan Simon, Francia, 2024, 97′′ &#8211; 21:45 Piccolo Teatro Strehler &#8211; Fuori Concorso </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANTEPRIMA TALIANA</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="639" data-attachment-id="110446" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/une_vie_revee_8-webp_/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/une_vie_revee_8.webp_.jpg" data-orig-size="1200,749" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!" data-image-description="&lt;p&gt;39_MIX_FESTIVAL_le_recensioni_di_TOH!&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Con<em>&nbsp;<a href="">SOMEWHERE IN LOVE</a> </em>(Une vie rêvée), Morgan Simon firma un secondo lungometraggio presentato in anteoprima italiana al Mix Festival, che affronta un tema poco frequentato dal cinema francese contemporaneo: il declino sociale e personale di una donna di oltre cinquant’anni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonista è Nicole, interpretata da una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi, madre single, disoccupata e sommersa dai debiti, che vive in una banlieue parigina insieme al figlio Serge, ormai insofferente nei suoi confronti. L’esistenza della protagonista sembra un lento scivolare verso il nulla, ma Simon costruisce una traiettoria narrativa che, pur partendo dal buio, cerca spiragli di luce, amore e resilienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il film colpisce per la delicatezza con cui affronta il tema del&nbsp;<em>déclassement</em>, radicato anche nella biografia del regista. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Simon non si limita a una denuncia sociale, ma trova nell’intimo, nell’affettivo, il terreno più fertile: la solitudine, il rapporto conflittuale con il figlio, la dignità ferita di chi deve ricominciare da capo. Bruni Tedeschi, lontana dalle caricature, restituisce un ritratto autentico, fragile e potente al tempo stesso, capace di incarnare un mondo che non è il suo ma che riesce a far vibrare con verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mancano i rischi: in alcuni momenti, la sceneggiatura indulge in passaggi prevedibili, e l’evoluzione verso un lieto fine rischia di attenuare la forza drammatica iniziale. Tuttavia, la regia sobria e rispettosa, unita alla capacità di lasciare spazio agli attori, conferisce al film una sincerità rara. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di dare centralità a una donna non più giovane, proveniente da un ambiente popolare, è un gesto politico oltre che narrativo, che dialoga con la letteratura di Édouard Louis e con un cinema che prova a raccontare “dal basso” senza paternalismi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Une vie rêvée</em>&nbsp;non è un film perfetto, ma è necessario: mescola autobiografia e invenzione per restituire dignità a un’esperienza spesso invisibile, quella del declino sociale. È una storia di cadute e resurrezioni, che ricorda come anche nei luoghi più grigi possa germogliare la possibilità di una nuova vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://mixfestival.eu/programma2025">QUI IL PROGRAMMA COMPLETO</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://mixfestival.eu"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="853" data-attachment-id="110468" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/39-mix-festival-i-must-see-secondo-toh/screenshot-2025-09-16-alle-12-58-54/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54.jpg" data-orig-size="1626,1354" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-300x250.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-1024x853.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-1024x853.jpg" alt="" class="wp-image-110468" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-1024x853.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-300x250.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-768x640.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-1536x1279.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-1000x833.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-900x749.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-450x375.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54-350x291.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/Screenshot-2025-09-16-alle-12.58.54.jpg 1626w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>La Ballroom è casa: intervista a Gorgeous Gian Gucci</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 20:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[ballroom]]></category>
		<category><![CDATA[Gorgeous Gian Gucci]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[teatro principe milano]]></category>
		<category><![CDATA[vogue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima Ball italiana firmata House of Gorgeous Gucci e in programma il 13 settembre al Teatro Principe di Milano, ne abbiamo parlato con Gian. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">In vista di&nbsp;<em>The Gorgeous Evolution Ball Vol.1</em>, la prima Ball italiana firmata&nbsp;<em>House of Gorgeous Gucci</em>&nbsp;e in programma il 13 settembre al Teatro Principe di Milano, Gian racconta il suo percorso: dalla danza come linguaggio di libertà al valore politico della Ballroom, fino all’emozione di guidare una comunità in continua evoluzione.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con la prima edizione di&nbsp;<em>The Gorgeous Evolution Ball Vol.1</em>, la cultura <a href="https://toh-magazine.com/2022/09/yishun-is-burning-fonde-la-sua-spiritualita-carnale-con-la-scena-ballroom/">Ballroom</a> scrive una nuova pagina in Italia. A portarla sul palco del Teatro Principe di Milano sono Gian e Morgan Gorgeous Gucci, Godfathers della&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/gorgeousgucci.italy/"><em>House of Gorgeous Gucci</em>,</a> che da anni lavorano per far crescere una scena ancora giovane ma già vibrante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa intervista, Gian ripercorre il suo incontro con la Ballroom, riflette sul suo significato come spazio di espressione e resistenza, e condivide la visione che lo guida: trasformare la passerella in un luogo di libertà, famiglia e affermazione queer.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110403" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/l1006441/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/L1006441-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753370380&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani" data-image-description="&lt;p&gt;ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani&lt;/p&gt;
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<h3 class="wp-block-heading">Ciao Gian, come ti sei avvicinato per la prima volta alla ballroom e cosa ti ha fatto capire che era il tuo spazio?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono avvicinato per la prima volta alla Ballroom attraverso la danza, che per me è sempre stata un mezzo di espressione. In quel contesto ho trovato la possibilità di dare voce a ciò che nella vita di tutti i giorni, e persino in ambito lavorativo, mi veniva spesso negato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho capito che la Ballroom è davvero il mio spazio: un luogo di libertà, in cui poter esprimere pienamente me stesso e incontrare persone che condividono la mia stessa visione e il mio stesso bisogno di autenticità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa significa per te portare in Italia il primo Ball firmato House of Gorgeous Gucci?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Portare in Italia la prima Ball firmata GG insieme a godfather Morgan Gorgoeus Gucci , siamo cresciuti insieme in ballroom , è per me/noi il risultato di tanti anni di lavoro, impegno e dedizione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta solo di un traguardo personale, ma di un momento di condivisione che testimonia come la scena Ballroom nel nostro Paese stia diventando sempre più viva, riconosciuta e valorizzata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono davvero felice di vedere che in tantissime persone stanno aderendo e non vedo l’ora di vederle competere con talento e creatività nelle varie categorie. Con questa serata, il nostro desiderio è contribuire in modo concreto alla crescita e alla celebrazione della cultura Ballroom in Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110405" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/l1006504/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/L1006504-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753371302&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani" data-image-description="&lt;p&gt;ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani&lt;/p&gt;
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<h3 class="wp-block-heading">Se dovessi descrivere la tua personalità in passerella con tre parole o immagini, quali sceglieresti e perché?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">•⁠ &nbsp;⁠Irriverente, perché nella vita di tutti i giorni questo lato mi permette di camminare a testa alta e di sfidare il concetto patriarcale secondo cui un ragazzo debba per forza aderire a un modello maschile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•⁠ &nbsp;⁠Audace, perché nella ballroom, come “butch queen”, il mio modo di vivere la vita è molto glam ma sempre radicato nella realtà sociale che ci circonda.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">•⁠ &nbsp;⁠Creativo, perché nella ballroom posso esprimere la mia creatività senza limiti: è un gioco che mi mette costantemente alla prova e mi permette di confrontarmi con me stesso in modo stimolante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché avete scelto il tema dell’“evoluzione” per questa prima edizione?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho iniziato la Ballroom in Italia era molto diversa: non esisteva ancora una vera e propria community LGBTQIA+, era tutto più frammentato e meno strutturato. Col tempo, grazie a tanto lavoro e all’impegno di tante persone, le cose sono cambiate e oggi stiamo vivendo una vera e propria evoluzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo il senso della Ballroom: un continuo movimento, una trasformazione costante che rispecchia anche il nostro percorso umano, perché, in fondo, siamo sempre in evoluzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110406" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/l1006478/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/L1006478-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753370843&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani" data-image-description="&lt;p&gt;ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani&lt;/p&gt;
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<h3 class="wp-block-heading">In un momento storico in cui i diritti LGBTQIA+ sono minacciati in molte parti del mondo, qual è secondo te il ruolo della Ballroom come spazio di resistenza e affermazione?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La Ballroom ha un ruolo fondamentale come spazio di resistenza: è un luogo che sceglie consapevolmente di non aderire alle regole imposte dalla società e alle visioni di un mondo patriarcale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, propone un’alternativa, uno spazio libero in cui esprimersi senza dover sottostare a quei modelli. In questo senso, la Ballroom diventa non solo una forma di espressione artistica, ma anche una presa di posizione politica e culturale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qual è stata la sfida più grande nell’organizzare un evento di questa portata a Milano?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tante le sfide nell’organizzare un evento del genere, ma ci terrei invece a sottolineare la grande opportunità che abbiamo avuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con DOOM, infatti, è stato fondamentale: una realtà così strutturata, innovativa e influente che ha creduto fin da subito nel progetto, offrendoci un supporto concreto a 360° e una visione strategica che hanno reso possibile trasformare un’idea in un evento di rilievo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutta la comunità Ballroom è un segnale potente: vedere un player di questo calibro investire e valorizzare la nostra cultura è un riconoscimento che ci riempie di orgoglio e ci sprona a fare sempre di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110408" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/l1006672/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/L1006672-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753373710&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani" data-image-description="&lt;p&gt;ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani&lt;/p&gt;
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<h3 class="wp-block-heading">La Ballroom spesso viene descritta come una chosen family: che significato ha per te questa espressione e come la vivi nella House of Gorgeous Gucci?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per me la cultura Ballroom rappresenta ciò che sono. È il risultato del lavoro e delle lotte di tante persone che hanno difeso e affermato le nostre usanze, i nostri modi e i nostri costumi. Il ball è l’evento in cui ci ritroviamo e dove le house si sfidano, ma è anche molto di più. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia house è la mia famiglia: è lì che ho imparato, che ho scoperto parti di me che mi appartenevano da sempre. Con la mia house so di avere accanto persone che mi fanno sentire al sicuro, qualunque cosa accada, nella vita come nella ballroom.</p>



<h3 class="wp-block-heading">C’è una categoria o un momento della ball a cui tieni particolarmente?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, le categorie dedicate alle Femme Queen hanno per me un significato davvero speciale.<br>Nella cultura Ballroom, “Femme Queen” indica le donne transgender che partecipano e competono: figure storiche e fondamentali di questa scena, che hanno aperto la strada e continuano a ispirare con il loro talento ed eleganza. Essere un parent significa accompagnare queste persone non solo nella loro vita personale, ma anche nel loro percorso artistico e performativo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere le Femme Queen intraprendere un cammino, lavorare duramente, crescere e poi brillare in una Ball è qualcosa che mi riempie di orgoglio. L’ho imparato grazie alle mie “sorelline” e alle mie “figlie”, che mi hanno mostrato quanto sia prezioso questo ruolo e quanto valore ci sia nel sostenere e celebrare la loro forza e autenticità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qual è la canzone su cui ami sfilare oggi, quella che più ti fa sentire “Gian” in passerella?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">THE LANGUAGES OF CUNT “ by Kevin jz prodigy&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110409" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/l1006652/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/L1006652-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753373534&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani" data-image-description="&lt;p&gt;ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani&lt;/p&gt;
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<h3 class="wp-block-heading">Come pensi che la ballroom possa influenzare la cultura queer e il dibattito sociale in Italia oggi?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra scena può risultare scomoda, perché mette in discussione tanti schemi e certezze, ma allo stesso tempo è capace di dare una forza enorme al mondo queer. In particolare, nel contesto politico e sociale italiano, la Ballroom rappresenta uno spazio di resistenza e di espressione che diventa fondamentale per affermare la nostra presenza e i nostri diritti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qual è il messaggio che speri arrivi al pubblico, dentro e fuori dalla comunità?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La vita, per me, è un po’ come un Ball: ci sono giorni in cui vinci e altri in cui perdi. Ma quello che conta davvero è che, indipendentemente dal risultato, non perdi mai il tuo valore, né l’essenza di chi sei realmente.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.ticketone.it/artist/the-gorgeous-evolution-ball/?fbclid=IwY2xjawMnwY9leHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmTWxaN2RKNFFSMFg2bkJLAR4atPk6ELRa0nAFUiqYNx1pykRGei7dpDh6ebqw6BTxEngdfsH_oC0d2qmgTQ_aem_9DVaLWbKOVG3rdWINny8cw"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="110398" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-ballroom-e-casa-intervista-a-gorgeous-gian-gucci/ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-ph_alexvaccani/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/0.png" data-orig-size="1080,1350" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani" data-image-description="&lt;p&gt;ballroom_gorgeous_house_of_gucci_italy_giam-Ph_alexvaccani&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Foto <a href="https://www.alexvaccani.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani</a></p>
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		<title>Matteo Sedda: la danza come atto di radicale visibilità</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 06:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
		<category><![CDATA[Fuck Me Blind]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Sedda]]></category>
		<category><![CDATA[romaeuropa festival]]></category>
		<category><![CDATA[UltraREF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo lavoro di Matteo Sedda nasce come omaggio a Derek Jarman, alle sue visioni e al lascito degli artisti che l’AIDS ha portato via,</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/">Matteo Sedda: la danza come atto di radicale visibilità</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Con Fuck Me Blind, Matteo Sedda porta in scena un corpo che non rappresenta ma vive, un corpo che sceglie la visibilità, il sudore, la vicinanza, trasformando la danza in un gesto politico e intimo allo stesso tempo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo lavoro di Matteo Sedda nasce come omaggio a Derek Jarman, alle sue visioni e al lascito degli artisti che l’AIDS ha portato via, ma si nutre anche del legame personale con Marco, amico e compagno di scena, con cui Sedda costruisce un duetto fatto di rotazioni infinite, abbandoni e rinascite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua <a href="https://www.matteosedda.com/matteo-sedda.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricerca</a> attraversa attivismo, identità queer, simboli e memorie, ma approda a una dimensione universale: quella in cui la danza diventa linguaggio carnale ed esistenziale, capace di interrogare chi guarda e di restituire un’esperienza di verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È all’interno di <a href="https://romaeuropa.net/wp-content/uploads/2022/05/PDS-DD01-1.pdf">Dancing Days</a>, rassegna curata da Francesca Manica e ospitata da <a href="https://romaeuropa.net/festival/ultra-ref/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">UltraREF </a>al Mattatoio di Testaccio, che questo lavoro trova la sua cornice. Una sezione del <a href="https://romaeuropa.net" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Romaeuropa Festival</a>, giunto quest’anno alla quarantesima edizione, dedicata alla creatività emergente e ai nuovi linguaggi coreografici italiani ed europei.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110358" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/1_fuck-me-blind_ccb-2025_bruno-simao_/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/1_Fuck-me-Blind_CCB-2025_©Bruno-Simao_-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1747942160&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;38&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0015625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>“FUCK ME BLIND” prende ispirazione da un’opera radicale come Blue di Derek Jarman. Cos’hai voluto custodire del suo spirito e cosa invece hai voluto sovvertire nel tuo lavoro?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutta la produzione di Derek Jarman, come quella di molti altri artisti legati al movimento &#8220;visual AIDS&#8221;, è stata per me un punto di riferimento fondamentale nel momento in cui ho dovuto affrontare il periodo difficile subito dopo la scoperta del mio status di persona che vive con l’HIV. Ed è per questo che vedo FUCK ME BLIND come un omaggio a Jarman e alla sua esperienza personale e al modo in cui è riuscito a trasformarla in un gesto artistico e profondamente umano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante tutto il processo di creazione (uso il plurale perché i miei collaboratori sono una parte fondamentale di questo lavoro) abbiamo compiuto uno sforzo costante per tenere come stella polare il potere estetico di Blue. Per estetico intendo non solo la dimensione poetico-simbolica ma anche quella omoerotica, anzi quest’ultima in modo particolare. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Sono interessato al fatto che Jarman abbia scelto non un blu qualsiasi ma l&#8217;International Klein Blue. Un colore che per Yves Klein porta una qualità spirituale e metafisica, una profondità di cielo e mare, dove l&#8217;infinito può diventare tangibile. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è il monocromo definitivo, e Jarman ha scelto questo colore per tingere la sua oscurità che lo perseguitava. Ed è proprio su questa sottile linea tra il visibile e l&#8217;invisibile che trovo che la (mia) danza possa manifestarsi pienamente in tutto il suo linguaggio. Blue è l&#8217;ultima opera del regista, realizzata in un periodo in cui l’AIDS aveva segnato la sua vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Jarman dedica il film al suo partner Keith Collins e descrive questa sua ultima creazione come il film di tutti i veri amanti. Perché sì, racconta della morte imminente, ma la morte ha bisogno dell&#8217;amore e dell&#8217;eros per esistere. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Per Jarman, quell&#8217;amore era per l&#8217;altro, per la vita e l&#8217;arte. E per me diventa lo stesso, traduco in scena Blue come duo. Un duo che danzo insieme al mio migliore amico, Marco. Con lui condivido una lunga relazione, fatta di amore, odio, distruzione e riunione e ora, attraverso questo lavoro, è emersa una nuova forza: un legame profondo che è diventato il motore stesso dello spettacolo. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli elementi che invece abbiamo deciso di sovvertire è il rapporto con l’immagine. Jarman, reso cieco dall&#8217;AIDS, ha trasformato la sua cecità in un gesto radicale: una critica all’immagine, che iniziò a considerare come un limite per l’anima. Nel suo film il corpo sparisce, lasciando solo il colore, una metafora per la sua condizione invisibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti di noi che vivono con l’HIV sperimentano ancora oggi questa invisibilità sociale. Ma mentre Jarman ha scelto l&#8217;immaterialità come atto poetico e politico, noi abbiamo scelto l’esatto opposto: visibilità, presenza, sudore, fatica e vicinanza. </p>



<h4 class="wp-block-heading">FUCK ME BLIND vuole onorare un desiderio che arriva dal passato, offrendo in cambio un corpo vivo, un corpo presente.&nbsp;</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110359" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/2_fuck-me-blind_ccb-2025_bruno-simao_/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/2_Fuck-me-Blind_CCB-2025_©Bruno-Simao_-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1747942230&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;200&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0015625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In scena il corpo è immerso in una tensione continua tra abbandono e rotazione, come se cercasse un punto d’equilibrio nell’infinito. Che tipo di allenamento emotivo e fisico richiede questa condizione? Come si prepara un corpo a diventare materia fluida e mutante?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è stato facile. Abbiamo impiegato due anni di allenamento per poter portare il nostro corpo a un livello superiore di equilibrio. Un corpo, anzi i nostri corpi, che solo adesso sono pronti a mantenere uno stato di tensione a lungo termine tra abbandono e rotazione. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Fisicamente è fondamentale sviluppare una forte indipendenza tra la parte inferiore e quella superiore del corpo. I piedi devono girare a un ritmo preciso e costante, mentre busto e braccia si muovono liberamente e in modo imprevedibile. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Questo richiede molta concentrazione, mantenere il controllo e una grande resistenza, e una buona consapevolezza costante della distanza spaziale per continuare a mantenere la corretta posizione con il partner. Anche lo sguardo ha una specifica funzione. Anche se resta centrato su noi stessi, dobbiamo orientarci con la visione periferica per muoverci nello spazio. Sembra facile dall&#8217;esterno ma non lo è affatto. Emotivamente, l’allenamento consiste nell&#8217;essere autentici. Non interpretiamo un personaggio o non rappresentiamo delle azioni. I gesti sono vissuti per davvero e le emozioni che emergono sono genuine e non forzate. Non c&#8217;è modo per il pubblico di sentire veramente qualcosa di significativo, personale e reale senza quella verità condivisa tra Marco e me. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Forse la sfida più grande è stata trovare un equilibrio tra la rigida tecnica appresa e la libertà di abbandonarsi al momento presente. Solo quando la tecnica diventa parte del corpo, può apparentemente essere dimenticata, lasciando spazio all’esperienza che si svolge nella mente e ai ricordi immagazzinati nei muscoli. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">La chiave di accesso a questo meccanismo è stata la relazione fortissima tra me e Marco. È questo legame a trasformare la coreografia in un qualcosa di più potente e autentico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo lavoro la danza sembra uscire dalla dimensione estetica per entrare in quella esistenziale, carnale, politica. Pensi che oggi la danza abbia ancora paura di essere scomoda?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non credo che oggi la danza abbia paura di essere scomoda. Vediamo molte performance che trattano temi politici o sociali con coraggio. Ma quello che vedo spesso è una mancanza di sincerità. Viviamo in un sistema in cui artisti e istituzioni sopravvivono grazie al supporto dello Stato, con una connessione che si traduce presto in sovrapproduzione e conseguentemente in una predominanza di criteri più economici che artistici. Oggigiorno si è quasi costretti a fare più di uno spettacolo all&#8217;anno. Ma come può, soprattutto un giovane artista, capire davvero chi è, che cosa vuole dire, che relazione ha con ciò che crea, se non ha nemmeno il tempo di fermarsi a riflettere? </p>



<h4 class="wp-block-heading">Essere scomodi oggi non significa solo toccare temi forti. Significa prendersi il tempo. Con <em>FUCK ME BLIND </em>ho deciso di rallentare, ho deciso, semplicemente, di fregarmene di tutto e di tutti. Questa dimensione mi dà una libertà che non ho mai sperimentato prima come coreografo. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non devo dimostrare niente a nessuno e tutto ciò che mi interessa è crescere come coreografo e divertirmi con esso. In questo modo non diventa più un lavoro, ma torna ad essere una passione. Duchamp diceva di non considerarsi un artista, ma piuttosto un giocatore di scacchi. Per lui gli scacchi erano una vera e propria forma d’arte, più autentica dell’arte stessa. Questo modo di vedere il mondo, dove l’importante è il gioco e la libertà di muoversi senza dover dimostrare nulla, è adesso per me un paradigma che applico al mio percorso artistico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei continuare a costruire la mia carriera tenendo ben fermo questo punto. Oggi ho la consapevolezza e la forza che anche se non avessi avuto il sostegno delle strutture che oggi producono e sostengo lo spettacolo (e che non mi stancherò mai di ringraziare per la fiducia data!) sarei riuscito in ogni caso a scavare dentro di me per farlo a tutti i costi. Sarebbe uscito in un’altra forma, certo, ma questo non mi avrebbe fermato. Così come era successo per il mio primo spettacolo POZ! che era totalmente autofinanziato. </p>



<h4 class="wp-block-heading">In questo momento della mia carriera artistica sto iniziando a vivere una certa maturità e a ricevere un riconoscimento pubblico che mi fa molto piacere e mi sta dando gratificazioni. Ma non dimentico mai il potere dirompente della libertà e dell’underground di certi spettacoli o di artisti che scelgono vie totalmente indipendenti. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Lì capisco come la scomodità e il materiale grezzo e impetuoso possano trasudare creatività e sconvenienza. A volte mi capita di vedere in queste opere alcune venature delle opere di Derek Jarman, che è sempre stato un riferimento per me, un pioniere del cinema indipendente, capace di inventare un linguaggio poetico e politico al di fuori di qualsiasi schema.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110360" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/44_fuck-me-blind_ccb-2025_bruno-simao_/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/44_Fuck-me-Blind_CCB-2025_©Bruno-Simao_-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1747943918&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;200&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.002&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il colore International Klein Blue è stato per Jarman una scelta estrema, assoluta. Che rapporto hai tu con i simboli? E come li attraversi senza restarne imprigionato?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sempre stato molto affascinato dai simboli e dal loro potere evocativo. Da bambino rimasi incantato dai simboli che si trovano all’interno delle Domus de Janas in Sardegna. Le tombe scavate nella roccia del periodo Neolitico. In particolare, ricordo un omino a testa in giù, chiamato antropomorfo capovolto, che simboleggia il regno dell’oltretomba. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Noi, esseri umani, abbiamo un relazione innata con la simbologia. È ciò di cui il corpo ha bisogno per formare nuovi universi, proprio come nel mondo del teatro o della danza. Nel creare FUCK ME BLIND, abbiamo trasformato il potere dell&#8217;International Klein Blue in una pratica fisica concreta: la rotazione. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è una forma semplice ed essenziale, che rappresenta un’azione potenzialmente infinita. In questo processo, la rotazione diventa più importante del simbolo stesso, che si scioglie nel suo significato. È solo da qui che inizia il lavoro di scrittura coreografica. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Non voglio sovraccaricare i gesti, che si genereranno successivamente, di simbolismi: preferisco che queste azioni vivano nel presente scenico, senza cercare di controllarli. Per questo, c&#8217;è un lungo processo di ricerca all&#8217;inizio della mia pratica ma poi quando arriva il momento di creare e di tradurre la ricerca in scena, il corpo e la sua esperienza prendono il sopravvento, regnano in modo incontrastato. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">E’ un momento incontrollabile, spontaneo e diretto. Il corpo in scena, attraversando momenti reali e vivendoli davvero, ha la possibilità di evocare universi più profondi. Ed è qui che entra in gioco la drammaturgia, che guida lo spettatore in un percorso preciso senza però impedirgli di leggere liberamente ciò che vede.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110361" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/47_fuck-me-blind_ccb-2025_brunosimao_/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/47_Fuck-me-Blind_CCB-2025_©brunosimao_-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1747944211&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;70&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.2&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo percorso artistico c’è un filo che unisce danza, attivismo, identità queer. Hai trovato un punto in cui questi aspetti non si scontrano più, ma si potenziano a vicenda?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. Assolutamente, c’è un filo conduttore nel mio percorso. Soprattutto a partire dal mio primo lavoro in cui ho usato la scena come spazio per fare coming out come persona che vive con l’HIV. </p>



<h4 class="wp-block-heading">In quel progetto intrecciavo la danza, l&#8217;attivismo e l&#8217;identità queer. Da un po&#8217; di tempo, però, ho la necessità di abbandonare l&#8217;aspetto più apertamente militante a favore di un approccio più universale. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Già in POZ! ho cercato di creare un linguaggio che fosse pop, accessibile e che non escludesse nessuno. Con FUCK ME BLIND, questo intento si approfondisce. Voglio creare uno luogo in cui chiunque possa affacciarsi, riconoscersi, sentirsi parte. La mia ricerca inizierà sempre attraverso una visione politica e identitaria, ma si trasforma attraverso la creazione. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Non c&#8217;è un messaggio diretto sul palco e il pubblico non è costretto a leggere l&#8217;AIDS o una politica del corpo. La necessità primaria di FUCK ME BLIND è onorare gli artisti che abbiamo perso a causa dell&#8217;AIDS. In questo caso, Derek Jarman. Ma è solo il primo passo di un percorso più ampio.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"> Il mio prossimo lavoro, The Perfect Moment, sarà un omaggio a Robert Mapplethorpe e quello successivo esplorerà l’universo di Félix González-Torres. Quindi sì, il mio lavoro continuerà ad avere una forte componente queer, ma cercherò di farla risuonare in modo più essenziale, simbolico e intimo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110362" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/sedda_fuck-me-blind_3_fotovibe-stalpaert/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/Sedda_FUCK-ME-BLIND_3_foto©VIBE-STALPAERT.jpg" data-orig-size="9504,6336" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7RM4&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1727456444&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;105&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;12800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai lavorato con artisti come Jan Fabre, Enzo Cosimi, Aïda Gabriëls — ognuno con una relazione viscerale con la materia performativa. Cosa ti hanno insegnato questi incontri? E in che modo ti sei poi liberato dalle loro influenze?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaramente questi artisti mi hanno dato tanto: ciascuno di loro costituisce una parte significativa della mia vita artistica e personale. Mi hanno fatto riflettere profondamente su cosa significhi il teatro contemporaneo oggi. Mi hanno mostrato che il teatro non è anarchia, al contrario, ha delle regole ben precise. Fondamenta importantissime che bisogna conoscere a fondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo una volta conosciute e introiettate allora si possono e si devono distruggere per creare qualcosa di nuovo dalle loro macerie. Inoltre, ho imparato proprio da loro che luce e suono sono più che semplici «supporti», sono elementi viventi che hanno un proprio linguaggio e che sono in grado di dialogare alla pari con il corpo sul palco, proprio come attori in carne e ossa. Riuscire a distaccarmi da figure artistiche che hanno segnato il mio percorso non è stato facile per nulla. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Credo in qualche modo che prendendo spunto dagli studi psicologici sia un po’ come “uccidere i propri genitori” per poter nascere come individuo maturo. Soprattutto quando vivi quella zona di passaggio tra la vita da danzatore e quella da coreografo. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Col tempo, grazie anche alla distanza da alcuni di loro (pur continuando a collaborare con Aïda, ad esempio) ho avuto la possibilità di ascoltarmi e capire cosa desidero, fidarmi del mio istinto e sul perchè voglio creare. È stato un processo necessario per costruire uno sguardo che fosse più personale.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110363" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/sedda_fuck-me-blind_4_fotovibe-stalpaert/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/Sedda_FUCK-ME-BLIND_4_foto©VIBE-STALPAERT.jpg" data-orig-size="9148,6099" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7RM4&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1727453018&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.2&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che idea hai del “coreografo” oggi? È ancora una figura autoritaria, o diventa piuttosto un medium, un ascoltatore, un sabotatore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedo il coreografo come un medium, un ascoltatore, qualcuno che ha il compito di riuscire a creare connessioni. Ascolta il mondo e lo traduce in un linguaggio tangibile, fisico. Non per consegnare al pubblico ciò che vuole (questo lo fa per esempio la televisione), ma piuttosto consegnare qualcosa di cui potrebbe non sapere di aver bisogno. </p>



<h4 class="wp-block-heading">La danza è un mondo a parte. E in quanto tale non fa parte del teatro, ne è piuttosto un’alterità, il potenziale cortocircuito. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Così come è anche vero che nel mio mondo ideale il coreografo deve essere anche un sabotatore: rompere le convenzioni e le aspettative che sostengono il teatro stesso, usare la danza per scardinarne i codici e per aprire altre possibilità di percepire la realtà. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Provo ogni giorno a darmi delle risposte a domande ma non sempre riesco a tradurle in pratica. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto dopo aver lavorato e aver incontrato artisti che hanno davvero cambiato il modo di fare teatro. A volte cerco un punto d’appoggio, ma non riesco a trovarlo. E allora mi chiedo costantemente: come posso io, oggi, sabotare, frantumare, riscrivere, partendo proprio da quell’eredità?&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110364" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/sedda_fuck-me-blind_fotovibe-stalpaert/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/Sedda_FUCK-ME-BLIND_foto©VIBE-STALPAERT-scaled.jpg" data-orig-size="1974,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;6.3&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7RM4&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1727455790&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;73&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;12800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei nato in un’isola, e in qualche modo questo ti ha dato un corpo già separato, già in ascolto del silenzio. Quanto conta per te l’idea di isolamento, margine, distanza? La porti in scena o cerchi di combatterla?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono una persona che ama stare da sola. Non esco molto, preferisco invitare gli amici a casa o andare da loro, mi piace stare insieme in modo semplice e intimo. Quindi spesso mi rivolgo verso l&#8217;interno per riflettere, per creare e per ascoltarmi. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Ma alla fine della giornata, per sentirmi felice, veramente felice, so che ci devono essere alcune persone nella mia vita, non molte e devono essere fidate. È con loro che lavoro, che costruisco i miei progetti e con cui cresco. Do un grandissimo valore alle relazioni affettive, che sono state fondamentali nei momenti più difficili della mia vita. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, FUCK ME BLIND è ciò che è grazie in gran parte a questo nucleo di persone con cui condivido un’intimità profonda. La collaborazione e la relazione per me sono una chiave importante, anzi forse LA chiave. Non solo per creare, ma perché queste relazioni mi spingono a riflettere su me stesso e su ciò che faccio. Penso che un artista debba prima di tutto sapersi mettere in discussione e le persone che ti conoscono davvero sono quelle che possono farlo nel modo più sincero. Anche se mi piace moltissimo stare da solo in scena, tuttavia sto scoprendo il potere del duo attraverso la collaborazione con Marco. È un formato che trovo davvero eccitante e che intendo esplorare ulteriormente nei miei lavori futuri. Quindi forse sì, sto cercando di combattere quel sentimento di isolamento? Di sicuro voglio tornare anche a lavorare da solo in scena, ma sempre con volti familiari al mio fianco.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="110366" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/matteo-sedda-la-danza-come-atto-di-radicale-visibilita/sedda_fuck-me-blind_1_fotovibe-stalpaert/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/Sedda_FUCK-ME-BLIND_1_foto©VIBE-STALPAERT.jpg" data-orig-size="6336,7920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7RM4&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1727432848&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;105&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;4000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Matteo Sedda" data-image-description="&lt;p&gt;Matteo Sedda&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti tiene fedele a questo mestiere, nonostante la fatica, la marginalità, la precarietà? Cosa ti costringe ancora oggi a tornare al corpo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho iniziato a danzare, c’era la passione. Quel fuoco dentro, che non puoi spiegare, un mistero che ti muove. È un pò un cliché, ma era esattamente ciò che Billy Elliot diceva, un&#8217;energia elettrica. Un qualcosa che non puoi controllare e che attraversa tutto il corpo. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Quella forza mi ha reso così testardo che andai contro tutto e tutti, persino la mia stessa famiglia, fino a lasciare la Sardegna e trasferirmi in Belgio. Non so da dove venisse, ma era lì ed era più forte di qualsiasi cosa. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ora che sto intraprendo la carriera come coreografo quella stessa forza è con me ancora oggi ma in un senso molto diverso e ne riconosco l’origine. Io posso esistere, posso essere qui a fare questo mestiere e a scrivere queste risposte, grazie a tutte le persone e artiste che sono morte durante l’epidemia di AIDS. Grazie alla loro lotta e alla loro presenza io posso continuare a fare ciò che più mi piace e ciò per cui ho lottato quando ero più giovane. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Questa forza generativa oggi ha il volto di una devozione. Non un obbligo, ma una sorta di impegno profondo, una responsabilità verso chi è venuto prima. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che sia il mio modo con cui dico grazie. E anche se non li ho mai incontrati, sono la ragione per cui adesso il mio corpo infetto esiste e può creare. Vive. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di apertura di Marcel Lennartz</p>
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		<title>Nel blu sospeso di Kimz Kimz</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 10:26:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[Kimz Kimz]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kimz Kimz ha scelto l’anonimato, ma la sua voce emerge nelle sua arte con forza, come fenditure, crepe e strappi che diventano linguaggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/">Nel blu sospeso di Kimz Kimz</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Scorrere l’Instagram di Kimz Kimz è come sfogliare un diario visivo intimo e sfuggente: immagini che oscillano tra crudezza e delicatezza, corpi che si disfano e si ricompongono, sospesi in un’estetica che tiene insieme innocenza ed erotismo nello stesso respiro.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Kimz Kimz ha scelto l’anonimato, ma la sua voce emerge nelle sua arte con forza, come fenditure, crepe e strappi che diventano linguaggio. Ha trasformato il vuoto in casa e il colore in confessione, facendo della vulnerabilità non un difetto ma un gesto radicale. La sua <a href="https://www.instagram.com/kimzkimzkimzkimzkimz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pittura</a> — tra cieli mutevoli, pugnalate improvvise e un blu che vibra di sogno e memoria — è un atto di disobbedienza poetica silenziosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla nei suoi lavori è statico o definitivo: tutto è poroso, instabile, sempre in dialogo con il desiderio e con lo sguardo di chi osserva. Più che un racconto, l’opera di Kimz Kimz è un invito a restare sospesi, ad abitare le stratificazioni e i bagliori, ad accogliere il silenzio che grida e l’intimità che non si spiega, ma si vive.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110332" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-13-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-13.jpg" data-orig-size="1287,1713" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando hai capito che l’arte non sarebbe stata solo un linguaggio, ma la tua casa?</strong><br>Quando le parole mi sembravano insufficienti, ho trovato rifugio nelle immagini. L’arte è diventata lo spazio in cui finalmente il silenzio poteva parlare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110336" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-2-14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-2.jpg" data-orig-size="931,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali rituali privati ti accompagnano prima di iniziare a creare?</strong><br>Lavoro sul pavimento. Di solito in sottofondo c’è un documentario — ultimamente mi sono immerso nell’architettura palladiana. Ho visitato Villa Barbaro a Maser, che è stata divina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110337" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-3-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-3.jpg" data-orig-size="930,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In che modo la tua esperienza queer ha trasformato il tuo modo di vedere il mondo e di rappresentare i corpi?</strong><br>L’essere queer mi ha insegnato che i corpi non sono mai fissi — sono porosi, stratificati, in costante negoziazione con il mondo. Questa fluidità dissolve i confini ed è diventata centrale nel mio modo di rappresentare presenza, intimità e desiderio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110338" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-4-10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-4.jpg" data-orig-size="963,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vulnerabilità attraversa la tua opera: per te è più una forza o una fragilità?</strong><br>Entrambe. La vulnerabilità è la crepa attraverso cui entra la luce, ma anche il punto tenero che ci rende umani. La forza — e la performance della forza — spesso maschera la fragilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="710" data-attachment-id="110339" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-5-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-5.jpg" data-orig-size="1290,895" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali frammenti della tua quotidianità senti di aver tradotto direttamente nel tuo lavoro?</strong><br>Il cielo che cambia. Guardo sempre in alto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110340" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-6-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-6.jpg" data-orig-size="1164,1604" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un ricordo d’infanzia che ancora oggi risuona nella tua pratica?</strong><br>Alle elementari sono stato bullizzato per mesi da un ragazzo molto più grande. Un giorno ne ho avuto abbastanza e gli ho trafitto la mano con una matita. Non mi ha più tormentato. Nell’arte spesso faccio lo stesso: pugnalo un’immagine rapidamente, con decisione, e non mi volto indietro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110341" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-7-5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-7.jpg" data-orig-size="1331,1855" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In una scena artistica che spesso corre verso velocità e visibilità, come coltivi silenzio e intimità?</strong><br>Attraverso stratificazioni e sfocature, lascio che le immagini esistano su più livelli. Possono apparire crude o esplicite a prima vista, poi dissolversi in un sogno. Voglio che restino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="699" data-attachment-id="110342" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-8-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-8.jpg" data-orig-size="1792,1224" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali artisti – o anche figure al di fuori del mondo dell’arte – hanno plasmato la tua immaginazione?</strong><br>Richard Diebenkorn, per la luminosità dei suoi colori. David Park, Yannis Tsarouchis, Jean Cocteau sono fonti di ispirazione. Possiedo un disegno di John Milton che continua a generare idee.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">I film con Takeshi Kaneshiro, c’è qualcosa di innocente e insopportabilmente sexy in lui. Di recente mi ha colpito molto la mostra di Louis Fratino a Prato: esplicita eppure tenera. Per anni sono stato ossessionato da Frank Auerbach, la sua dedizione instancabile e il modo mellifluo in cui parla.<br></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la quiete di Giorgio Morandi. La tonalità dei suoi dipinti evoca i colori degli affreschi di Tiepolo, ma in scala molto più piccola e tuttavia piena di grandezza. Nel mondo di Instagram, gli artisti <a href="https://www.instagram.com/wilfridwoodsculptor/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wilfrid Wood </a> e <a href="https://www.instagram.com/punktormo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovanni Wetzl</a> hanno influenzato e incoraggiato il mio lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="732" data-attachment-id="110343" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-9-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-9.jpg" data-orig-size="1925,1377" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il blu ricorre spesso nel tuo lavoro: per te è un codice, un’emozione o un atto politico?</strong><br>Il blu è sia il colore del cielo che del mare. Annegare in esso sembrerebbe pacifico; esservi sparati dentro con un razzo, violento. </p>



<h4 class="wp-block-heading">È un colore di contraddizioni — desiderio, scomparsa, trascendenza. I blu nei dipinti di Piero della Francesca sono così pacifici, così divini. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ho avuto la fortuna di vedere la <em>Resurrezione</em> a Sansepolcro e gli affreschi di Arezzo. A Londra abbiamo il <em>Battesimo</em>, a cui torno ancora e ancora.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110344" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-10-5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-10.jpg" data-orig-size="1320,1934" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In che modo il pubblico influenza o riscrive il significato del tuo lavoro?</strong><br>Lo lascio fare. Non sono sicuro che la mia opera abbia significati fissi. Una volta che lascia me, appartiene a loro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110345" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-11-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-11.jpg" data-orig-size="1432,1980" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti senti più vicino a chi si accosta al tuo lavoro con empatia o a chi ne resta turbato?</strong><br>Entrambi. L’empatia somiglia a un riconoscimento, ma il disagio segnala un cambiamento. Le mail di odio, quando arrivano, mi fanno quasi ridere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è stata l’opera più difficile che hai creato, e perché?</strong><br>Non ho mai realizzato un autoritratto. Ci ho provato una volta, ma non ci sono riuscito.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110346" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-12-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-12.jpg" data-orig-size="1290,1856" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto del tuo lavoro nasce dall’istinto e quanto dalla disciplina?</strong><br>Quasi tutto dall’istinto. Lavoro velocemente, pugnalo l’immagine, la lascio asciugare. L’unica disciplina è che lo faccio ogni giorno, anche mentre guardo la TV o qualcosa su Internet.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se dovessi descrivere la tua pratica in una sola parola, quale sarebbe?</strong><br>Blu.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="723" data-attachment-id="110347" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/08/nel-blu-sospeso-di-kimz-kimz/unnamed-14-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/08/unnamed-14.jpg" data-orig-size="1864,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Kimz Kimz" data-image-description="&lt;p&gt;Kimz Kimz&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa sogni per il futuro dell’arte queer nei prossimi dieci anni?</strong><br>In quest’epoca di omologazione indotta dagli algoritmi, spero in voci più uniche. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Più artigianalità. Più incidenti. Più fluidi corporei. Più buchi.</h4>
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