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	<title>teatro lgbt Archivi &#8212; Toh! Magazine</title>
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		<title>WHO’S IN CONTROL? Nik Rajšek ci racconta il suo assolo &#8220;KINK&#8221;</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 11:08:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[kink]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>KINK di Nik Rajšek arriva al Romaeuropa Festival 2026: un solo sul controllo, tra danza, musica, desiderio, tensione e dinamiche di potere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/">WHO’S IN CONTROL? Nik Rajšek ci racconta il suo assolo &#8220;KINK&#8221;</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa significa avere il controllo? E, soprattutto, cosa succede quando decidiamo di perderlo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È attorno a questa tensione che si muove KINK, l’assolo di Nik Rajšek, performer e autore sloveno classe 1993, presentato in prima nazionale il 9 ottobre al Mattatoio di Roma, all’interno di Dancing Days, la sezione del Romaeuropa Festival curata da Francesca Manica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Desiderare il controllo, opporgli resistenza, lasciarlo andare. KINK si muove in quello spazio ambiguo in cui potere e vulnerabilità finiscono per incontrarsi, mettendo al centro <a href="https://toh-magazine.com/2022/05/lunga-vita-al-kink-la-fotografia-secondo-paco-y-manolo/">il corpo </a>e la relazione con chi lo osserva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rajšek arriva a <a href="https://romaeuropa.net/festival-2026/kink/">questo lavoro</a> dopo una lunga esperienza come performer al fianco di importanti coreografi, tra cui Ann Van den Broek, con cui ha collaborato per quasi dieci anni, e dopo aver iniziato a sviluppare una propria ricerca autoriale. Nel 2025 è entrato a far parte di Station Noord, network dedicato agli autori emergenti del nord dei Paesi Bassi. KINK è stato inoltre selezionato da Aerowaves, piattaforma europea dedicata alla danza e cofinanziata dal programma Creative Europe dell’Unione Europea.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="111931" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/whatsapp-image-2026-10-07-at-07-52-38-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.38-1.jpeg" data-orig-size="1364,2048" data-comments-opened="0" data-image-title="KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;KINK &amp;#8211; All Photo by Jelmer Buitenga&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Ma parlare di KINK significa inevitabilmente parlare anche del corpo: di come lo abitiamo, di come lo guardiamo e di come immaginiamo che venga guardato dagli altri. Di ciò che scegliamo di mostrare e di ciò che, invece, preferiremmo tenere nascosto.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo incontrato Nik Rajšek per parlare di controllo e abbandono, desiderio e vulnerabilità, dello sguardo del pubblico e di quella sottile linea che separa il sentirsi esposti dal sentirsi finalmente liberi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il controllo è il punto di partenza di KINK: volerlo, perderlo, resistergli. Ma il controllo è anche qualcosa di molto presente nella nostra quotidianità, nelle relazioni, nel sesso e nel modo in cui scegliamo di mostrare il nostro corpo. Quando hai iniziato a chiederti cosa succede quando smettiamo di avere il controllo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho cominciato a chiedermelo quando la mia vita e il mio lavoro hanno cominciato a sembrarmi una routine. Mi sentivo fermo, stagnante, e poi un infortunio mi ha fatto letteralmente perdere il controllo del mio corpo. Mi ha forzato a chiedermi quanto controllo avessi davvero sulla mia vita, sul mio corpo e sulle scelte che facevo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho iniziato a creare questo assolo, sentivo un forte bisogno di quella sensazione di controllo. Ero l’unica persona a prendere le decisioni necessarie alla creazione del lavoro, e anche l’unica a doverne sostenere le conseguenze. All’inizio è stato qualcosa di nuovo e di molto potente. Ma ben presto mi sono reso conto che, in realtà, mi piace ancora di più lasciare andare quel controllo. Ho iniziato così a cercare una sorta di punto di equilibrio tra il controllare e l’abbandonarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono anche reso conto che c’è una cosa che davvero non posso controllare: il pubblico. Posso guidarlo verso una determinata esperienza, ma alla fine è completamente fuori dalle mie mani il modo in cui ogni persona percepirà e vivrà il lavoro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’incertezza è diventata una parte importante di KINK. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quel momento in cui devo accettare di non poter controllare tutto, soprattutto il modo in cui vengo visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che il desiderio di lasciare andare il controllo vada di pari passo con il bisogno di controllare. In qualche modo, le due cose convivono. Più cerco di controllare qualcosa, più a volte sento il desiderio di lasciarla andare. E penso che sia proprio questa contraddizione a essere interessante: puoi desiderare il controllo e la libertà nello stesso momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il titolo KINK è una parola che evoca immediatamente sesso, desiderio e fantasie. Ti interessava giocare con ciò che il pubblico avrebbe potuto immaginare ancora prima di vederti sul palco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo! Anche se, in realtà, la storia da cui è nato questo titolo è molto più semplice e innocente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dicevo prima, qualche anno fa ho avuto un grave infortunio alla parte bassa della schiena e i medici mi dissero che stavo forzando la colonna vertebrale in un “kink”, una torsione molto accentuata che premeva sui nervi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la riabilitazione ha iniziato a svilupparsi un vocabolario di movimento intorno alla colonna vertebrale. Per la fluidità dei movimenti e per il modo in cui la colonna era coinvolta, tutto questo finiva per avere anche una certa connotazione sessuale. E da lì ho semplicemente seguito il flusso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111933" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/whatsapp-image-2026-10-07-at-07-52-38/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.38.jpeg" data-orig-size="2048,1366" data-comments-opened="0" data-image-title="KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga" data-image-description="&lt;p&gt;KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Ogni volta che qualcuno sente la parola “kink”, spesso emergono sensazioni come vergogna, disagio, curiosità, o qualcosa di cui non ci sentiamo immediatamente a nostro agio nel parlare. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ho trovato questa sensazione molto vicina a ciò che provo a volte quando devo stare sul palco: essere esposto, osservato, sentirmi leggermente a disagio rispetto al modo in cui vengo percepito, e a volte provare vergogna senza una vera ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora ho cominciato a chiedermi: come posso trasformare questa sensazione nel mio KINK personale? E come posso fare in modo che anche il pubblico provi almeno un po’ di quel disagio, di quella curiosità, di quella tensione?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei da solo, quindi tutto passa attraverso il tuo corpo. Quanto è stato difficile trasformare qualcosa di astratto come il “controllo” in qualcosa di fisico, visibile, tangibile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo in cui ho affrontato il tema del controllo è stato, in realtà, piuttosto semplice. Per me il controllo è qualcosa di estremamente pulito. Dal punto di vista fisico e spaziale, volevo che tutto fosse estremamente preciso e misurato. Ho creato dei pattern sul palco, fissi e ripetuti, costruendo una struttura molto chiara che dovevo seguire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In un certo senso, mi sono diviso in due: il coreografo e il danzatore. Una parte di me creava le regole, l’altra doveva rispettarle.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ho lavorato sulla musica insieme al compositore in modo simile. Volevo che fosse il movimento a controllare la musica, quindi la musica è arrivata per ultima ed è stata dettata da ciò che accadeva nel corpo e nella coreografia. Ma solo fino a un certo punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo momento ero pronto a lasciare andare quel controllo, e quella sensazione è diventata più importante di qualsiasi movimento o coreografia. E, a dire il vero, è ancora una sensazione che continuo a inseguire ogni volta che porto questo assolo in scena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel corso della tua carriera hai lavorato con coreografe e coreografi come Ann Van den Broek e oggi stai sviluppando sempre più un tuo linguaggio artistico. C’è qualcosa che hai imparato lavorando per gli altri e che oggi senti profondamente tuo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come danzatore e performer, sono ancora profondamente grato per aver avuto l’opportunità di lavorare così a stretto contatto con Ann per quasi dieci anni. Ha un modo incredibile di ampliare l’idea che hai di te stesso come danzatore, ma soprattutto come persona. Con lei non esiste una vera separazione tra le due cose quando sei in scena.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ho imparato a essere me stesso sul palco, ma anche a permettermi di aprirmi e di essere visto in modi che, normalmente, forse non avrei il coraggio di mostrare.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona ha così tanti livelli: quelli positivi e quelli negativi, le parti di cui siamo orgogliosi e quelle che preferiremmo nascondere. Nella vita di tutti i giorni scegliamo spesso di mostrare le parti che ci sembrano più accettabili e di tenere per noi quelle più scomode. Lavorare con Ann mi ha insegnato che anche quelle parti possono avere un valore sulla scena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha dato il permesso di accedere a emozioni, personalità e personaggi diversi che esistono dentro di me, anche quelli che normalmente preferirei non mostrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che questo sia diventato un elemento fondamentale del mio linguaggio artistico: non cercare di nascondermi dietro il movimento o la performance, ma permettere alla persona che esiste dietro di loro di essere presente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="673" height="1024" data-attachment-id="111932" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/whatsapp-image-2026-10-07-at-07-52-38-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.38-2.jpeg" data-orig-size="1208,1838" data-comments-opened="0" data-image-title="KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga" data-image-description="&lt;p&gt;KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>KINK è un solo, ma il pubblico finisce inevitabilmente per entrare nella relazione. Ti interessa sedurlo, metterlo a disagio, provocarlo o semplicemente renderlo consapevole del fatto che anche guardare può essere una forma di potere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto quanto! Quando lavori a un assolo e lo porti in scena, la sensazione in studio e sul palco può essere molto solitaria. Ho sempre trovato strano questo sentimento, perché in realtà non sono solo: ci sono delle persone sedute proprio lì, davanti a me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Volevo che KINK fosse un assolo molto onesto e sentivo di non riuscirci mantenendo una quarta parete tra me e il pubblico, facendo finta di non vederlo. Il pubblico è lì. So che mi sta guardando e voglio riconoscere questa relazione invece di nasconderla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella relazione dà anche al pubblico un certo potere nell&#8217;influenzare il lavoro in tempo reale. Uno di noi può decidere di distogliere lo sguardo, oppure possiamo ritrovarci coinvolti in una sorta di gara a chi sostiene più a lungo lo sguardo dell’altro. Qualcuno potrebbe persino decidere di andarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lascio che tutto questo influenzi il mio modo di esibirmi in quel momento. Quindi, anche se ho il controllo su molte cose che accadono sul palco, il pubblico può sempre cambiare ciò che sta succedendo semplicemente attraverso la propria presenza e le proprie scelte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In un certo senso, anche questo è il mio KINK: giocare con il pubblico e con il potere che esiste tra chi viene guardato e chi guarda.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il corpo può essere uno strumento di libertà, ma può anche essere uno spazio pieno di aspettative: come dovremmo apparire, come dovremmo desiderare, quanto ci è concesso mostrare. Qual è stata l’aspettativa sul tuo corpo che hai sentito più forte durante la creazione di questo lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando a quello che dicevo prima, questo lavoro è nato durante la mia riabilitazione dopo un infortunio alla colonna vertebrale. All’inizio dovevo semplicemente imparare di nuovo a camminare dritto, e poi a sentirmi nuovamente a mio agio nel movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il processo è cominciato ponendomi parecchi dubbi su me stesso e con poca fiducia nel mio corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo circa una settimana in studio, ho guardato alcuni video delle mie improvvisazioni e ho pensato: perché tutto sembra così sessuale e seducente? Non era assolutamente quello a cui stavo pensando. </p>



<h2 class="wp-block-heading">E lo ammetto, la mia prima reazione è stata: non c’è modo che io possa muovermi così per l’intera durata di un assolo. È troppo. Sarà troppo per il pubblico. È troppo gay. Sembra troppo arrogante, troppo esibizionista.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è così che lo sento dentro il mio corpo. Per me, quel movimento è incredibilmente vulnerabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho dovuto quindi chiedermi da dove venissero quelle aspettative, perché stessi già giudicando il mio corpo sulla base di come immaginavo che altre persone potessero guardarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine ho semplicemente pensato: fanculo, andiamo fino in fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è diventato qualcosa di molto importante per me. Invece di cercare di rendere il mio corpo più accettabile o meno provocatorio, ho deciso di fidarmi di come lo sento realmente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111930" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/whatsapp-image-2026-10-07-at-07-52-37/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37.jpeg" data-orig-size="2048,1366" data-comments-opened="0" data-image-title="KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga" data-image-description="&lt;p&gt;KINK &amp;#8211; Photo by Jelmer Buitenga&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-1024x683.jpeg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-1024x683.jpeg" alt="KINK - Photo by Jelmer Buitenga" class="wp-image-111930" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-1024x683.jpeg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-300x200.jpeg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-768x512.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-1536x1025.jpeg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-1000x667.jpeg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-900x600.jpeg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-450x300.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37-350x233.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-07-at-07.52.37.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti lascio con una domanda che forse riguarda KINK tanto quanto il modo in cui viviamo: se il controllo è una forma di potere, cosa succede quando scegliamo consapevolmente di rinunciarvi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo che la sensazione di avere il controllo completo arrivi mai davvero. Nel momento in cui pensi di averla raggiunta, compare qualcos’altro e all’improvviso ti ritrovi di nuovo a cercare di riprendere il controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventa un ciclo continuo di raggiungere, perdere e raggiungere di nuovo, come se il controllo fosse sempre un po’ fuori dalla nostra portata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, però, tutti viviamo il controllo in modo diverso. Per me è importante sentire di avere il controllo fino al punto in cui mi sento al sicuro e protetto. Ed è proprio da quella sensazione di sicurezza che posso accedere a qualcos’altro: il potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Per questo, per me, il controllo non è necessariamente una forma di potere, ma uno strumento che mi permette di sentirmi potente.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Credo anche che ci sia qualcosa di quasi dipendente nel desiderio di mettere alla prova cosa succede quando lasciamo andare. È un po’ come giocare d’azzardo: sai che c’è un rischio, ma vuoi comunque fare quella puntata, semplicemente per vedere cosa succede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto posso lasciar andare? Cosa succede se smetto di cercare di controllare il risultato?</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di eccitante nel non sapere. E forse anche nel mettere a rischio quella sensazione di sicurezza che hai lavorato così duramente per costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse non esiste sensazione di potere più grande del sentirsi abbastanza al sicuro, abbastanza protetti, da poter scegliere consapevolmente di cedere una parte di quel controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E vedere semplicemente cosa succede dopo.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/0NsRtsUlRJc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><br>Lo spettacolo è stato selezionato da <a href="https://mailstat.us/tr/t2/6f4a0ad/j9nxkubwtkmsch/2/https://aerowaves.org" target="_blank" rel="noopener">Aerowaves</a>, piattaforma europea dedicata alla danza cofinanziata dal programma dell&#8217;Unione Europea &#8216;Europa Creativa&#8217; (Creative Europe).</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/10/whos-in-control-nik-rajsek-ci-racconta-il-suo-assolo-kink/">WHO’S IN CONTROL? Nik Rajšek ci racconta il suo assolo &#8220;KINK&#8221;</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Pierluca Mariti non ha paura delle definizioni</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 11:51:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[comedian gay]]></category>
		<category><![CDATA[gdg pr]]></category>
		<category><![CDATA[pierluca mariti]]></category>
		<category><![CDATA[piuttosto che]]></category>
		<category><![CDATA[teatro lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=105846</guid>

					<description><![CDATA[<p>Leggi l'intervista a @piuttosto_che </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/">Pierluca Mariti non ha paura delle definizioni</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Definire Pierluca Mariti, meglio conosciuto come <a href="https://www.instagram.com/piuttosto_che/">@piuttosto_che</a>, sembra facile ma non lo è anche se ci abbiamo provato lo stesso.</h2>



<h5 class="wp-block-heading">Giurista pentito, project manager per sette anni di una grande multinazionale (Ikea) oggi è comedian, influencer, speaker radiofonico, podcaster e attore. Fino alla fine di Febbraio porta nei teatri&nbsp;&#8220;Ho fatto il Classico&#8221;, uno show senza pretese letterarie o filologiche in cui molti potranno riconoscersi, ma anche un modo per Pierluca di sfondare la quarta parete rappresentata dallo schermo dello smartphone per raccontarsi anche dal vivo, parlando di diritti e temi urgenti.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo abbiamo deciso di intervistarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="692" data-attachment-id="105901" data-permalink="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/210a0906/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1729" data-comments-opened="0" data-image-title="pierluca_mariti_intervista_2" data-image-description="&lt;p&gt;pierluca_mariti_intervista_2&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Foto di Alessia D&amp;#8217;Orsis&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-1024x692.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-1024x692.jpg" alt="pierluca_mariti_intervista_2" class="wp-image-105901" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-1024x692.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-300x203.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-768x519.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-1536x1037.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-2048x1383.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-1000x675.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-900x608.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-450x304.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0906-350x236.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading">Chi è Pierluca Mariti e chi è Piuttostoche?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Pierluca è una persona che ha fatto e che fa un sacco di cose e che nell’ultimo periodo si è esposto a tanti cambiamenti pertanto dirti un lavoro o un tratto della personalità caratterizzante mi risulta difficile. In questo momento sto.. boh non lo so, non so rispondere a questa domanda se penso a Socrate che diceva conosci te stesso, io ti rispondo Pierluca sono io. Scusa ma non ero pronto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque Pierluca è un Millennial che in questo momento sta scoprendo la parte artistica di se, una parte fatta di comicità, racconto, intrattenimento che per lungo tempo ha riservato al mondo del possibile ma non al mondo del reale perchè nel frattempo ha seguito un percorso più tradizionale poiché ha fatto giurisprudenza, ha lavorato in azienda e tante altre cose.. Piuttosto che è il mezzo con cui Pierluca è riuscito a fare il salto che voleva.</p>



<h5 class="wp-block-heading">So che il lavoro di comedian non è sempre stato il tuo mestiere, cosa ti ha portato qui?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che in lockdown avevo iniziato a creare contenuti online più che altro come passatempo, perchè non avevo molto da fare, solo che poi la cosa è diventata più grande e quindi ho iniziato a vedere davanti a me la possibilità di farlo più concretamente. Questo ha fatto si che per un anno e mezzo ho portato avanti una vita parallela come Clark Kent e Superman solo che io non avevo i superpoteri quindi a un certo punto ho dovuto fare una scelta e mi sono detto.. “se non ci investi ora, non lo fai più” e dunque ho mollato l’azienda che seguivo da sette anni ed eccomi qua.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Di che lavoro si trattava?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Ero un project manager per una multinazionale.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Quindi anziché fare la pizza o la pasta in casa hai deciso di diventare un comedian.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Beh si, anche perchè ci ho provato a far delle pizze in casa ma erano delle mattonelle dure o altrimenti mollissime e siccome ho grande rispetto per la professione ho pensato che le pizze le compro e io mi metto a fare quello che so fare.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Mi sembra un’ottima riflessione.&nbsp;</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Lo penso anch’io.</p>



<h5 class="wp-block-heading">In giro dicono di te che sei la nuova stella della comicità italiana piuttosto che infuencer o addirittura simpatico anche offline. Che ne pensi?&nbsp;</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Scusa ma per un momento ho sentito “sei il nuova Mastella” e ho riso tantissimo, la userò in futuro. Grazie per i complimenti, ad ogni modo in qualsiasi modo la gente mi definisca a me va bene, nel senso che non devo fare grandi battaglie identitarie.. ad esempio ci sono persone che mi chiedono se mi dia fastidio l’etichetta di Influencer, e se ci penso dico no poiché alla fine rappresenta un lavoro, un’attività riconoscibile poi per tanti motivi sono diverso da altri e per altri sono uguale. Sono contento del fatto che la community mi riconosca come una persona simpatica oltre al lavoro che faccio non solo sul palco.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="105904" data-permalink="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/210a0330/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0330-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5D Mark IV&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1635537340&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1600&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="pierluca_mariti_intervista_4" data-image-description="&lt;p&gt;pierluca_mariti_intervista_4&lt;/p&gt;
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<h5 class="wp-block-heading">A proposito di stare sul palco volevo chiederti che differenza c’è tra fare un reel un podcast e uno show a teatro?&nbsp;</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo me hanno in comune l’esigenza di dover dire qualcosa, che sia una battuta scema, che sia un luogo comune che vuoi prendere in giro, o fai un tweet, o racconti una storia su un podcast. L’unica differenza sta nel fatto che a teatro hai un feedback istantaneo perchè li hai tutti li davanti, online non lo sai mai a meno che non vedi le reaction e quindi a teatro è tutta un’altra cosa.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Che tipo di pubblico hai? </h5>



<p class="wp-block-paragraph">Da premettere che a Teatro non faccio indagini di orientamento all’ingresso quindi non so se sono tutti gay o meno. Posso dirti però che tra il pubblico ci sono tanti fidanzati delle mie followers e tanti genitori quindi tanti boomer che ogni tanto dal palco li prendo in giro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque il pubblico è abbastanza vario ci sono quelli che mi conoscono e quelli che non mi hanno mai visto live e che poi mi dicono.. ora inizio a seguirti.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Come prepari uno show? I testi, le battute da scegliere… sei un tipo tranquillo o sei indeciso su cosa portare sul palco?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio grande problema è la mancanza di concentrazione pertanto prima di scrivere qualcosa devo avere l’illuminazione, non è così istantaneo dunque il processo non è così regolare. Una volta creato il processo mi lancio e sento il feedback del pubblico.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Ho fatto il classico è il titolo del tuo spettacolo, per esperienza vissuta quelli che fanno il classico si sentono i più fighi e intellettuali di tutti, puoi smentire questa cosa o è davvero così?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che chi ha fatto il classico non è il più figo e intellettuale di tutti però si, un po’ ci si sente e non si capisce perchè. Secondo me è sta cosa del greco che da alla testa un po’ a tutti ed io ovviamente prendo in giro questo pensiero.&nbsp;</p>



<h5 class="wp-block-heading">Tu perchè dopo il classico hai fatto giurisprudenza?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Eh perchè mia madre mi ha detto.. bello tu non lo fai l’attore, vai all’accademia di arte drammatica se vuoi come hobby, però mi porti a casa una vera laurea e quindi non avendo inclinazioni scientifiche ho scelto giurisprudenza ed è stata una tortura per cinque anni.&nbsp;</p>



<h5 class="wp-block-heading">Alla fine però la laurea l’hai presa.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Si, e come tutti quelli che si laureano il giorno dopo ho iniziato a cercare lavoro in altri ambiti.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Mi racconti a parole tue il tuo spettacolo?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">“Ho fatto il classico” è uno spettacolo leggero, divertente dove si ride. Uno spettacolo che, nonostante il titolo, non vuole insegnare niente a nessuno, non è didattico in alcun modo piuttosto è uno spettacolo che unisce grazie ai miei monologhi o letture di testi come Orlando Furioso o Petrarca che attualizzo. Perchè secondo me i testi classici possono aiutarci a leggere il presente.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://wereading.it" target="_blank" rel="https://wereading.it noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" data-attachment-id="105898" data-permalink="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/r2_digitaltour_piuttostoche_generico_tour2022_ise/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/Cover-tour.jpeg" data-orig-size="1920,1005" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1666267960&quot;,&quot;title&quot;:&quot;r2_DigitalTour_PiuttostoChe_GENERICO_Tour2022_ISE&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="PiuttostoChe_Tour2022_" data-image-description="&lt;p&gt;PiuttostoChe_Tour2022_&lt;/p&gt;
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<h5 class="wp-block-heading">Che musica ascolti?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Mi muovo tra diversi generi, sono un grande fan del pop anche se non sempre sono al passo con i tempi e poi amo il jazz e il blues, sarà che suonavo il pianoforte quando andavo al liceo. Poi sono un madonnaro della prima ora.&nbsp;</p>



<h5 class="wp-block-heading">Spesso una cosa che dimenticano gli artisti, in questo caso i comedian, quando salgono sul palco è la loro relazione con la moda, magari non ci fanno caso, non lo so.. quindi ti chiedo tu cherelazione hai con la moda?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Io vorrei che la <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">moda</a> mi scoprisse, posso dire? Mi ricordo di una battuta che facevo quando ero ancora un po’ Clark Kent e un po’ Superman e dunque non raccontavo molto del mio lavoro e la gente mi chiedeva che lavoro facessi io rispondevo: sono un ex modello di gomiti. Ora io non sono uno che quando mi vedi pensi subito.. uh madonna che stile, che eleganza però non mi vesto manco in tuta quindi la moda mi diverte, quindi non mi dispiacerebbe un giorno diventare come Jared Leto per Alessandro Michele, ma il fatto è che la moda non mi si fila, anche se mi vesto di fuxia.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Del contesto storico che stiamo vivendo cosa pensi?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Oddio questa si che è una domanda impegnativa. Io mi sento una persona di una generazione che fa parte di grandi cambiamenti questo in maniera generica, quello che stiamo vivendo è un tempo di grandi rivoluzioni che non necessariamente sono create dalle persone. Spero che fra tutte queste cose ci sia spazio per l’ascolto, per l’empatia l’ambiente e l’amore.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Chi sono i comedian che ti piacciono e altri che invece proprio non sopporti?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">A parte la devozione per i mostri sacri della comicità italiana come Proietti e Marchesini c’è Paola Cortellesi che per me è iconica poi mi piacciono i nuovi come Lundini, Giraud, e poi c’è Giorgia Fumo che mi piace tanto perchè è brillante. In sintesi mi piacciono le donne che fanno comicità. Quelli che non mi piacciono sono quelli che manifestano un certo tipo d’ironia o che trattano temi passati che non mi fanno ridere.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Quali sono le differenze tra Roma e Milano viste da te?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciando stare gli stereotipi posso dirti che a Milano non ci sono i Cinghiali per strada e questa cosa mi delude, te lo dico! Milano è un posto dove se vuoi far accadere una cosa stai tranquillo che accade, mi piace molto questa cosa e poi ho scoperto che Milano è una città molto accogliente. Roma invece è magica, e quella magia non la trovi da nessun’altra parte al mondo anche se stai seduto da solo sulla scalinata di una fontana ti senti il Re del mondo mentre a Milano devi prenotare nel posto cool e cose così.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Ecco che posti frequenti a Milano?</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Io non sono un grande mondano però vivendo a Nord-est frequento spesso NoLo, Porta Venezia. Mi hanno detto che quella è la Milano che esiste perchè Milano Nord-Ovest non esiste. C’è anche una pagina Instagram che si chiama così e io comunque ci credo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="105902" data-permalink="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/210a0939/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2023/01/210A0939-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-title="pierluca_mariti_intervista_3" data-image-description="&lt;p&gt;pierluca_mariti_intervista_3&lt;/p&gt;
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<p class="has-white-color has-text-color wp-block-paragraph">Pierluca Mariti piuttostoche Pierluca Mariti piuttostoche Pierluca Mariti piuttostoche  Pierluca Mariti piuttostoche </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/">Pierluca Mariti non ha paura delle definizioni</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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