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	<title>Giuseppe Di Rosalia &#8211; Toh! Magazine</title>
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	<title>Giuseppe Di Rosalia &#8211; Toh! Magazine</title>
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		<title>Arisa e la verità instabile di Fotomosse.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:03:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Fotomosse Arisa abbraccia il cambiamento: tra emozioni instabili e libertà, l’intervista che racconta il suo momento.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3><strong>Appare tutto leggermente fuori fuoco, in&nbsp;<em>Fotomosse</em>, <a href="https://open.spotify.com/album/1ojLCqMPY82wmoI49yHw7e?si=t8YfK7oaReediwkCDfGOug">il nuovo disco</a> di Arisa, uscito oggi dopo cinque anni dall&#8217;ultimo, ingiustificatamente dimenticato, <a href="https://toh-magazine.com/2021/11/arisa-ero-romantica-nuovo-disco-nuda/">lavoro dell&#8217;artista</a>.<br>Ascoltando le quattordici tracce (quasi tutte scritte da Rosalba e prodotto da Mamakass (Fabio Dalè e Carlo Frigerio) i sentimenti arrivano prima delle spiegazioni, le relazioni non stanno mai ferme, e l’identità cambia mentre provi a raccontarla.</strong></h3>



<p>C’è sempre uno scarto: tra quello che senti e quello che dici, tra chi eri e chi stai diventando. Un continuo andare e tornare, cercarsi, perdersi, ricominciare. Senza mai davvero risolversi. </p>



<h3>Arisa non prova a mettere ordine ma senza mai sistemare davvero, lei si lascia attraversare. Dall’amore quando è storto, dalle emozioni quando sono troppe, dai pensieri quando non tornano.</h3>



<p><em>Fotomosse</em>&nbsp;è un disco che accetta il movimento, e dentro quel movimento, a tratti confuso, a tratti lucidissimo, c’è qualcosa di raro: una verità che non pretende di essere definitiva.</p>



<p>L’abbiamo incontrata esattamente lì. Nel momento in cui smetti di controllarti e inizi, finalmente, a vivere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img data-attachment-id="111328" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/arisa-fotomosse-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp" data-orig-size="696,696" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="arisa-fotomosse-2" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-300x300.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp" width="696" height="696" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp" alt="" class="wp-image-111328" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp 696w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-300x300.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-150x150.webp 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-450x450.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-350x350.webp 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-50x50.webp 50w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure></div>



<p><strong>Fotomosse” è un titolo visivo, ma anche emotivo. Cosa stai cercando di mettere a fuoco?</strong><br>Sto cercando di raccontarmi, di comunicarmi. Raccontare la mia vita attraverso dei fermo immagine che poi, in realtà, così fermi non sono. Si spera sempre che le situazioni possano evolversi, magari in meglio. E che quelle belle possano restare.</p>



<p><strong>Mi sembra che questo disco metta al centro l’instabilità emotiva. È una scelta artistica o la fotografia di un momento in cui non riesci più a controllarti?</strong><br>È la verità. Io non ho fiducia in chi pensa di sapere tutto, in chi crede di avere la verità assoluta. Non credo nell’equilibrio come stato permanente. Credo nei momenti di equilibrio, ma non in un equilibrio assoluto.</p>



<p><strong>Se questo disco fosse davvero una fotografia, quale sarebbe?</strong><br>Sarebbe una rotaia. La rotaia di un treno.</p>



<p><strong>Dici di abitare le contraddizioni: non è anche un modo per non prendere mai una posizione netta?</strong><br>Io sono una persona che cambia idea molto velocemente, quindi non prendo posizioni nette. Chiedo scusa, torno sui miei passi, riconosco le cose per quello che sono, quando sono buone e quando sono negative.</p>



<p><strong>Negli ultimi anni sei cambiata molto anche pubblicamente. Questo disco è una sintesi o un’ennesima trasformazione?</strong><br>È l’inizio di una trasformazione. Voglio capire dove mi porterà. Però adesso ho iniziato a vivere, davvero. E questa è una cosa bellissima.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/"><img src="//i.ytimg.com/vi/8HmFzxJ_a3I/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>Il tuo pubblico spesso sembra chiederti coerenza, ma tu ogni tanto sembri rifiutarla. È una forma di libertà o una fuga dalle aspettative?</strong><br>Il mio pubblico non mi chiede coerenza, non mi chiede niente. Mi chiede solo di stare bene. Vuole che io sia felice, che canti, che faccia cose. Vuole contenuti, vuole sapere come sto.<br>È un rapporto molto familiare. Siamo una famiglia. E non in senso costruito: lo sento davvero. Al di là delle vendite, dei concerti.<br>I miei fan sono anche i vecchietti sotto casa che mi invitano a mangiare una fetta di torta. Non sono fan della musica, sono fan della persona. Ed è la cosa più importante.</p>



<p><strong>Il tuo rapporto con la <a href="https://toh-magazine.com">comunità LGBT</a> è stato spesso letto come ambiguo. È una libertà che rivendichi o senti il bisogno di chiarire da che parte stai?</strong><br>Io non devo chiarire niente, perché è tutto talmente palese. È evidente cosa penso, come vivo, quanto ami l’umanità.<br>E più l’umanità si allontana dai canoni prestabiliti, più io la amo.<br>Non posso raccontare tutte le persone di cui mi sono innamorata, ma posso dire che mi sono innamorata spesso dell’imperfezione più assoluta.<br>L’essere umano è imperfetto, ed è proprio lì che sta la sua perfezione. Nella sfaccettatura, nella diversità, nel gusto differente. È questo che fa andare avanti il mondo.<br>Io non posso pensare diversamente. E, a differenza di quello che si pensa, mi sono battuta per certe cause senza bisogno di manifesti. L’ho fatto nella vita reale, chiamando le persone. Non solo a parole.</p>



<p class="has-white-color has-text-color">arisa fotomosse arisa fotomosse </p>
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		<title>Raye – This Music May Contain Hope.: review dell’album più ambizioso del 2026</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 14:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo disco di RAYE è una perla rara in un mondo di perle fake. Leggi la review</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE. è un’opera ambiziosa e profondamente personale</strong> che mostra RAYE nella sua forma più audace e intensa sul piano emotivo. Segna una nuova, decisa evoluzione per l’artista del sud di Londra, che <strong>trasforma dolore, insicurezze e conflitti interiori in un racconto sonoro dal respiro cinematografico, incentrato su resilienza e rinascita.Tra pop, R&amp;B, jazz, big band, soul e suggestioni orchestrali, i 17 brani dell’album si sviluppano come un dramma contemporaneo dai colori vividi, in equilibrio tra momenti di oscurità e una costante tensione verso un ottimismo combattivo</strong>. Il risultato è un lavoro <strong>immersivo e carico di emozione</strong>, <strong>che restituisce alla speranza un significato lontano da ogni ingenuità: qualcosa di conquistato con fatica, fragile e, proprio per questo, profondamente trasformativo.</strong></p>



<p>In un momento dove l&#8217;industria premia la sintesi, RAYE sceglie l’espansione e costruisce un disco che difficilmente passerà inosservato poiché va consumato e vissuto. </p>



<p>73 minuti. Diciassette tracce. <a href="https://toh-magazine.com">Un concept album</a> diviso in quattro atti, o “stagioni”, che raccontano un percorso emotivo dalla rottura alla ricostruzione, dalla depressione alla felicità, dai paragoni con altri artisti (inevitabile) fino alla consapevolezza di sè. This Music contains hope. è, senza giri di parole, il disco dell&#8217;anno e difficilmente lo troveremo sotto la prima posizione degli album più venduti in Inghilterra almeno fino all&#8217;estate. </p>



<h3><em>This Music May Contain Hope.</em> è costruito come un musical contemporaneo: jazz, soul, big band, elettronica, orchestrazioni cinematografiche, spoken word. Tutto insieme, come insegna il jazz, espressione musicale che RAYE ha interiorizzato e non solo ascoltato.</h3>



<p>Su 17 pezzi forse solo tre o quattro possono essere etichettati come singoli che funzionano, perfetti per la radio ma in questo disco c&#8217;è una struttura da grande musicista e soprattutto una cosa che nel pop si sta perdendo quasi completamente: Esiste una narrazione e vi dirò di più questo album  va ascoltato dall’inizio alla fine, pensiero ormai bandito, nell&#8217;era degli hook da 15 secondi. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img data-attachment-id="111156" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026/schermata-2026-03-28-alle-15-05-42/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" data-orig-size="601,600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-300x300.png" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" loading="lazy" width="601" height="600" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" alt="" class="wp-image-111156" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png 601w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-300x300.png 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-150x150.png 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-450x449.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-350x349.png 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 601px) 100vw, 601px" /></figure></div>



<p>RAYE canta come se fosse su un palco, non in uno studio e questa cosa si percepisce in ogni brano, da quello più difficile a quello più catchy, passando da un registro jazz anni ’50 a momenti quasi da showgirl tragica, con un controllo vocale che oggi nel pop mainstream semplicemente non esiste, si perchè Adele fa parte di un&#8217;altra era e perchè Amy Winehouse è morta. Le influenze sono evidenti: da Shirley Bassey a certa tradizione soul orchestrale, fino ad alcuni pezzi dance che ricordano la RAYE vocalist dell&#8217;inizio carriera ma non diventano mai imitazioni perchè RAYE è unica e sa come citare restando se stessa. </p>



<h3>Ci sono momenti in cui il disco si compiace e mi riferisco agli  intermezzi parlati di alcune tracce troppo lunghe, di idee che avrebbero avuto bisogno di essere tagliate senza pensarci due volte. Non tutto è necessario, a volte l&#8217;artista sembra più interessata a dimostrare quanto è capace, piuttosto che a lasciare respirare le canzoni.</h3>



<p>Ma, ed è un “ma” enorme, è un difetto che deriva da un eccesso di visione, non dalla sua assenza. </p>



<p>In un momento storico in cui il pop è diventato prudente, algoritmico, quasi vigliacco, questo disco fa una cosa rarissima: rischia davvero.</p>



<p>RAYE prende il dolore e lo rende spettacolo, lo trasforma in qualcosa che ha più a che fare con il teatro che con <a href="https://www.tiktok.com/@raye?lang=it-IT">TikTok</a>. E sì, a volte sbaglia ma almeno prova a fare qualcosa che non sia già stato approvato da un team marketing,</p>



<p><em>This Music May Contain Hope.</em> non è un capolavoro perfetto e forse per questo è molto più interessante di così. È un disco disordinato, eccessivo, a tratti autoindulgente.<br>Ma è anche uno dei pochi lavori recenti che sembrano avere <strong>un’identità reale</strong>, non costruita. E oggi, nel mondo sempre più omologato del pop, è già una rivoluzione.</p>



<p class="has-white-color has-text-color">Raye This Music May Contain Hope recensione Raye This Music May Contain Hope recensione</p>



<p>Ph. credits: Aliyah Otchere</p>



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		<title>SCAR: canzoni utili per vivere all&#8217;inferno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 14:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[maciste dischi]]></category>
		<category><![CDATA[massimo scarabaggio]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[SCAR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SCAR, cantautore pugliese, scrive canzoni per sopravvivere all'inferno. Leggi l'intervista su TOH! Magazine</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/02/scar_cantautore_intervista_massimo_scarabaggio_musica_toh_magazine/">SCAR: canzoni utili per vivere all&#8217;inferno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel panorama della nuova <a href="https://toh-magazine.com/category/musica/">musica</a> italiana, se nuova si può chiamare, c’è chi sceglie la forma-canzone come diario intimo e chi invece abbraccia l’estetica del pop contemporaneo. SCAR è uno di questi. </p>



<p>Classe 1994, nato in Puglia e come millesima altri pugliesi si è trasferito a Milano dove ha iniziato a fare l’Artista con le sue sonorità che guardano alla semplicità dei ricordi e all’essenzialità delle emozioni quotidiane. Nei suoi brani più recenti, tra cui <em><a href="https://open.spotify.com/track/28qlSHoWtOMl0EPIv1a5vb?si=1919bfa753e24085">Ancora</a></em> (Maciste Dischi), SCAR tratta temi come la trasformazione personale, il fare pace con sé stessi e la scelta consapevole di percorsi fuori traiettoria, con una scrittura emotiva che racconta la possibilità di perdersi e ricominciare senza smettere di essere fedeli a ciò che si è.</p>



<h3>In questa intervista, SCAR, o meglio Massimo Scarabaggio, ci parla del tempo che passa, della scrittura come necessità di vita più che come mestiere e del suo pubblico che lui dice non essere una fan base ma con cui ha una vera relazione e ovviamente di Milano, il suo inferno utile.</h3>



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<p><strong>Partiamo dal tuo nome: SCAR. Cosa rappresenta per te e quanto racconta il tuo modo di scrivere canzoni?</strong><br>In realtà non è altro che l’abbreviazione del mio cognome, Scarabaggio. Io lavoro anche con i videoclip musicali e quando ho iniziato, ormai una decina d’anni fa, mi facevo chiamare Massimo Scar. Da lì il nome d’arte è rimasto. Molti ragazzini pensano derivi dal fucile che si chiama SCAR, ma non c’entra nulla: non è un’arma, è solo la radice del mio cognome.</p>



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<p><strong>Nelle tue canzoni c’è spesso una nostalgia molto concreta, quotidiana. Da dove nasce questa esigenza di raccontare il tempo che passa e le cose che cambiano?</strong><br>Sono una contraddizione: ho iniziato il mio percorso musicale relativamente tardi, ma ho superato i trent’anni. Non posso non guardare quello che faccio con un certo distacco. Intorno a me ci sono persone molto più giovani e io cerco semplicemente di raccontare quello che succede a tutti, dal mio punto di vista. Alla fine viviamo più o meno le stesse cose, in momenti diversi. Scrivo partendo dalla mia vita, da qualcosa di personale, con l’idea che possa essere un supporto per chi ascolta. Le canzoni sono mie finché le ho dentro: quando escono, diventano degli altri.</p>



<p><strong>Le tue sonorità si muovono tra cantautorato classico e una sensibilità pop più contemporanea. Quali mondi musicali senti vicini al tuo percorso?</strong><br>Sicuramente il cantautorato italiano degli anni Sessanta: Gino Paoli, Lucio Dalla, Battisti. Per quanto riguarda il presente, sono stato molto segnato dall’indie tra il 2016 e il 2019. In particolare da un gruppo che per me è stato fondamentale: una loro canzone l’ho dedicata a mia nonna quando è morta ed è stata la prima che ho provato a suonare al piano, anche se non so suonare davvero nessuno strumento. La cosa curiosa è che poi il mio percorso è culminato proprio nell’etichetta che aveva lanciato loro. Quando si sono interessati al mio progetto ho pensato: sì, è giusto così. Era come chiudere un cerchio enorme. In generale, io sto esattamente in mezzo tra indie e cantautorat</p>



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<p><strong>Sei pugliese ma vivi a Milano da cinque anni. Che rapporto hai con la città e quanto ha influenzato il tuo modo di fare musica?</strong><br>Probabilmente non avrei mai fatto musica se non mi fossi trasferito qui. Milano ha distrutto completamente la vita che avevo prima. Il primo anno è stato terribile: una convivenza finita male, sono tornato in Puglia, ho smesso di fare arte, ho preso un’abilitazione per lavorare in ferrovia. Finita quella, sono tornato a Milano a fare arte. E avanti così, per anni.<br>Milano è un inferno, ma è un patto col diavolo: ti dà tantissime possibilità, a patto che tu sia disposto a viverci dentro. Oggi posso letteralmente guidare una persona dentro questo inferno, come dico anche in una canzone. È devastante, ma mi ha dato tutto.</p>



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<p><strong>I tuoi brani parlano spesso di amicizia, smarrimento, crescita. Scrivi partendo da esperienze precise o lasci spazio all’immaginazione?</strong><br>Scrivo solo dal mio vissuto. Non invento nulla. Se devo inventare, diventa un lavoro e perde il senso. Mi chiedo spesso se quello che faccio è utile: per me lo è, e già basterebbe. Ma quando le persone mi scrivono dicendomi che una canzone le ha aiutate, capisco che è utile anche per altri. Sto semplicemente facendo quello che facevano gli artisti che ascoltavo da piccolo. E sì, questa roba che sto facendo è utile.</p>



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<p><strong>Che tipo di relazione hai con chi ti ascolta?</strong><br>Per quanto possa sembrare ridicolo, mi piace l’idea di una confidenza. Mi sento quasi come un fratello maggiore. Ai concerti vedo persone di sessant’anni, miei coetanei, ma anche ragazzi di quindici. Una volta un ragazzino mi ha detto che si ispira a me per fare musica: è una cosa enorme. C’è chi mi scrive chiedendomi consigli di vita, come fossi uno psicologo. Io rispondo sempre, finché posso, anche dicendo: guarda che sto peggio di te. Ma cerco comunque di essere gentile.</p>



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<p><strong>La tua voce è ruvida, fragile, molto riconoscibile. È una scelta o qualcosa che hai imparato ad accettare?</strong><br>Mia madre e uno dei miei migliori amici mi dicevano che non avevo una voce riconoscibile e che non sapevo cantare. Quindi no, non è una scelta. È tutto spontaneo. Spesso non ho nemmeno un testo quando scrivo: creo linee melodiche con la voce e poi ci incastro le parole. Alla fine è l’emozione che tiene insieme tutto.</p>



<p><strong>Se qualcuno ti ascoltasse per la prima volta, che tipo di viaggio vorresti fargli fare?</strong><br>Mi viene in mente l’immagine di un genitore che viaggia col figlio. Mi hanno detto che la mia musica ha aiutato ragazzi a parlare con i propri genitori. Vengo dal Sud e certe cose emotive lì non si affrontano. Se la musica riesce a creare quel ponte, per me è inestimabile.</p>



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<p><strong>Sembra quasi che tu voglia costruire un personaggio anche attraverso il look. È così?</strong><br>In realtà no. Ho iniziato a tagliarmi le sopracciglia un pezzetto alla volta, poi sono arrivato a questa faccia. I capelli biondi invece li ho sempre voluti, fin da piccolo. Finché la genetica regge, vado avanti così.</p>



<p><strong>Dai singoli più recenti senti di aver trovato una direzione?</strong><br>Sì, so esattamente dove voglio andare. Sto lavorando al disco in modo molto preciso. All’inizio avevo dei dubbi, ora no. Suonando e vedendo le reazioni del pubblico ho capito che quello che sto facendo ha un senso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="110951" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/scar_cantautore_intervista_massimo_scarabaggio_musica_toh_magazine/scar1b/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Scar1b.jpg" data-orig-size="1184,1579" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Scar" data-image-description="&lt;p&gt;Scar&lt;/p&gt;
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<p><strong>Milano è stata più uno stimolo o una complicazione?</strong><br>Uno stimolo, pieno di difficoltà. Mi ha dato materiale da scrivere, da crescere, e anche da mangiare: sono riuscito a vivere d’arte. Vivi in mezzo ai demoni, ma puoi realizzare quello che vuoi. Devi solo imparare a giocare.</p>



<p><strong>Quanto conta oggi l’urgenza personale rispetto alle logiche di mercato?</strong><br>Ho scartato almeno venti canzoni perché sentivo che stavano piegandosi a delle logiche che non mi appartenevano. Ogni canzone del disco ha un messaggio. Non mi interessa scrivere canzoni che funzionano, ma canzoni che servono. Almeno una frase deve lasciarti qualcosa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="110960" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/scar_cantautore_intervista_massimo_scarabaggio_musica_toh_magazine/scar6b-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Scar6b-1.jpg" data-orig-size="1184,1579" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Scar" data-image-description="&lt;p&gt;Scar&lt;/p&gt;
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<p><strong>C’è qualcosa che non hai ancora avuto il coraggio di dire in una canzone?</strong><br>Sì, l’ho detto in una canzone che però è stata scartata. Esiste solo nel mio computer. Ma averla cantata mi è bastato. Magari un giorno uscirà.</p>



<p><strong>L’ultimo disco di cui ti sei innamorato.</strong><br>L’artista è Sen Senra. Il disco è <em>PO2054AZ Vol. 3</em>, uscito a giugno 2025.</p>



<p>Foto <a href="https://www.alexvaccani.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani</a></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/02/scar_cantautore_intervista_massimo_scarabaggio_musica_toh_magazine/"><img src="//i.ytimg.com/vi/36CTYm3fMzU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-110947 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>MILANO MODA UOMO FW 2026: TRA CONTINUITÀ E RIMASTONI</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 15:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[armani]]></category>
		<category><![CDATA[LESSICO FAMILIARE]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[Prada]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[simon cracker]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ZEGNA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre meno sfilate e sempre meno effetto wow, a Milano sfilano pochi ma buoni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4>In un sistema moda, ormai al tracollo, che vive di interruzioni forzate, reboot isterici e storytelling da LinkedIn, nei giorni della fashion week (che ormai è solo un weekend)<strong> Armani resta uno dei pochissimi megabrand immediatamente riconoscibili senza bisogno di</strong> grandi forzature. È una lingua visiva autonoma, fluente, che non ha mai avuto bisogno di sgomitare. E infatti, anche oggi, Armani non interrompe: <strong>continua</strong>.</h4>



<p>La collezione presentata da <strong>Leo Dell’Orco</strong>, storico braccio destro del fondatore per quarant’anni, ha il sapore di un esercizio di fedeltà e misura. Liscia, morbida, profondamente Armani. Sartoria ampia, fluida, tessuti accoglienti, pantaloni pieni che si appoggiano sulle scarpe in suede come se fosse sempre domenica pomeriggio.<br>C’è qualche segnale di movimento: trame iridescenti, tocchi di ametista, ma sempre filtrati da quella compostezza quasi allergica allo strappo. Persino il velluto blu più acceso flirta con l’appariscente senza mai concederglisi davvero.</p>



<p>I bomber carnosi, le giacche da aviatore, i maglioni larghi con spalle cadenti infilati in pantaloni enormi parlano a una giovinezza possibile, mai inseguita. In totale <strong>136 uscite</strong> che ribadiscono una verità semplice: Armani non sceglie tra monopetto e doppiopetto, tra collo a scialle o a fascia. Sceglie la languidezza. E basta.</p>



<p>Due show, zero scenografia nella pista sotterranea di Via Borgonuovo, modelli storici che sfilano con quell’andatura ventilata, mento alto, aria di chi non deve dimostrare nulla perché ha già dimostrato tutto. Continuità e nonchalance come manifesto politico.<br>Gli anni ’80 e ’90 stanno tornando ovunque, e Armani è paradossalmente in pole position proprio perché da li <strong>non se n’è mai andato</strong>. Il vero punto interrogativo è: cosa potrebbero fare i giovani designer interni se qualcuno li lasciasse davvero pescare nell’archivio, come accaduto da Paul Smith?</p>



<p>Il finale con le coppie uomo-donna ribadisce il ruolo pionieristico del fondatore nel riscrivere la sartoria come <strong>stile di vita totale</strong>, mentre la collaborazione con <strong>Alanui</strong>  (cardigan geometrici per lui e per lei) è forse l’unico vero segnale di un sentiero nuovo.<br>Dell’Orco saluta alla maniera di Giorgio, inchino misurato, poche mosse. Giustissimo</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/M359I4gJ9Os/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Milano moda uomo fw 26: Prada: l’inquietudine come alibi (e Raf Simons come rimastone)</h3>



<p>Da <strong>Prada</strong>, invece, l’asticella delle intenzioni viene fissata altissima: “valori umani universali, civiltà, cultura, intelligenza, cura”. Tutto affidato a camicie con taglio francese stirato a ferro e pantaloni di lana asciutti come se da un minuto all&#8217;altro avessero preso  l&#8217;Ozempic e l&#8217;avessero prescritto a tutto il <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">guardaroba maschile.</a></p>



<h3>La scenografia che vuole essere un condominio sventrato, modanature borghesi superstiti, caminetti appesi alle pareti, forse funziona più dei vestiti. La colonna sonora (Virgin Prunes, Suicide) ringhia il disagio. L’atmosfera è volutamente scomoda e  qui arriva il punto: <strong>Prada parla di “scomodità” come categoria esistenziale</strong>, ma la traduce in una forma ormai rassicurante che sinceramente non sorprende più.</h3>



<p>In passerella cappotti tubolari, alti, abbottonati fino al collo ma portati con l’attitudine disinvolta di un bomber; linee asciutte, quasi ascetiche; una palette di rosa antico, malva, verde anice, viola profondo che sorprende senza mai diventare folkloristica.<br>doveroso sottolineare che la silhouette snella resta impressa perché diversa dal resto di Milano, non perché “rivoluzionaria”. come non sono rivoluzionarie le tecniche d&#8217;invecchiamento dei capi utilizzate da Miuccia e Raf, e Simons questo lo sa molto bene dal momento che fruga nel passato e nell&#8217;archivio immaginario e immaginifico di Margiela facendo sue, alcune delle tecniche più riconosciute e utilizzate da Martin come  il <strong>memory of</strong>, ovvero la rivelazione di ciò che c’era prima: cuciture abrase, strati precedenti che riaffiorano, tessuti sottostanti che diventano parte del disegno; e il <br><strong>décortiqué</strong>, con capi “scorticati”, consumati, smontati per mostrare la loro costruzione e il loro passato.</p>



<p>In Martin Margiela queste pratiche erano atti radicali: mettevano in crisi l’idea di lusso, di novità, di perfezione industriale. Erano gesti concettuali, spesso violenti, che parlavano di memoria, lavoro, anonimato, sistema. In Prada diventano <strong>linguaggio raffinato</strong>, colto, controllato. Funzionano, sì. Ma non destabilizzano.</p>



<p>Ed è qui che Raf Simons si rivela per quello che è: <strong>un rimastone</strong>, musicalmente e concettualmente: non perché sia fermo, Simons è lucidissimo, ma perché continua a muoversi dentro un’estetica e un immaginario formatisi negli anni ’90 e 2000, quando la reference sapeva ancora di trauma, sottocultura, tensione reale. Oggi quelle stesse coordinate vengono riproposte come grammatica consolidata.<br>Il disagio diventa stile, l’imperfezione diventa codice, la citazione diventa comfort zone.</p>



<p>Il risultato è una collezione riuscita, quantomeno nell&#8217;intenzione ma <strong>non rivoluzionaria</strong>. E va benissimo così. Prada non deve essere ogni volta un evento salvifico. Può essere, come qui, una prova di intelligenza sartoriale e culturale, senza bisogno di urlare al genio perché tanto di geniale non c&#8217;è niente. Anzi!</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/J1GCDcbYIRI/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Milano Moda uomo FW26: L&#8217;Armadio di famiglia di Zegna rivela la bravura di Sartori.</h3>



<p>Con Zegna Alessandro Sartori conferma qualcosa di semplice ma raro: è veramente bravo. Cappotti ampi che cadono naturali, trench fluidi, pantaloni morbidi, lane lavate che sembrano già vissute senza essere stanche. È un’idea di modernità sobria e concreta che respira sul corpo, senza tanti teatrini. Tra le pieghe ci sono richiami a Hermès by Margiela, sartoria invisibile e precisa, cuciture e volumi studiati per far emergere la memoria del capo, ciò che c’era prima senza essere pedante. I colori restano sobri, con qualche lampo di verde oliva e blu profondo. Sartori mescola rigore e leggerezza, memoria e innovazione, senza perdere personalità. Zegna ti ricorda che il mestiere conta ancora, che il lusso vero è invisibile e che l’armadio di famiglia può essere rivoluzionario quando è fatto bene.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/MfBhx8Al0_s/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Milano moda uomo fw26: Lessico Familiare e Simon Cracker: quando il discorso è ancora aperto</h3>



<p>Fuori dai palazzi istituzionali, <strong>Lessico Familiare</strong> continua a lavorare sul linguaggio come atto politico. Il vestito non è mai solo vestito, ma frase, grammatica, relazione. Senza nostalgia, ne citazioni sterili: c’è un pensiero sul corpo contemporaneo e sul modo in cui abita il mondo. La collezione di Lessico Familiare unisce codici dello spiritualismo metropolitano e riferimenti storici in silhouette cocoon, sottovesti preziose e capispalla rielaborati.Bellissima la scelta musicale (più o meno hanno suonato l&#8217;album ray of light di Madonna) e ambizioso e credibile tutta la parte finale. Bravi</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/bWd-jp3xuPg/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong><a href="https://www.simoncrackermilano.com">Simon Cracker</a></strong>, invece, resta uno dei pochi a praticare davvero l’upcycling come gesto culturale e non come greenwashing. Casting inclusivo, costruzione sbilenca, layering caotico ma lucidissimo: qui il sistema viene guardato di sbieco, smontato, ricomposto in modo lento, come un piatto che ha bisogno di tempo per regalare sapore, stupore ed emozioni sincere. Da Cracker le cose da mettere a posto sono veramente tante ma nel frattempo Simone Botte sta già compiendo una piccola rivoluzione perché mentre i grandi parlano di valori universali, <strong>sono spesso i piccoli a praticarli davvero</strong>. E lui oggi è il primo che mi viene in mente. </p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img src="//i.ytimg.com/vi/SFKirdAvquw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p>Milano, ancora una volta, si muove tra continuità rassicuranti, rimastoni illustri e isole di resistenza creativa. Sta a noi decidere cosa vogliamo ricordare. E soprattutto, cosa vale davvero la pena tramandare.</p>



<p>P.S. scrivere due righe su Dolce&amp;Gabbana non mi costava nulla ma penso che il tempo da dedicare a quei due nazi almeno su TOH! MAGAZINE è finito.</p>



<p class="has-white-color has-text-color">MILANO MODA UOMO 2026 MILANO MODA UOMO 2026 MILANO MODA UOMO 2026</p>
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		<title>Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 13:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Our Picks]]></category>
		<category><![CDATA[ftm]]></category>
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		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[un fantastico altrove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro fotografico ma anche diario visivo di due anime che hanno scelto di vivere libere. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/">Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è chi racconta l’amore con fiocchi e metafore innocue, e chi invece decide di farlo per ciò che è davvero: un territorio politico, un campo di forze, un altrove possibile.&nbsp;<em>Un Fantastico Altrove</em>&nbsp;nasce proprio qui, nella frizione tra intimità e gesto pubblico, tra pelle e linguaggio, tra archivio privato e immaginario collettivo.</p>



<h3>Nel suo diario visivo, che è insieme racconto autobiografico, mappa queer e dichiarazione di esistenza, Silvia Clo Di Gregorio, attraversa fotografia, scrittura e attivismo con una sincerità disarmante: corpi non conformi, chat d’archivio, cartoline con un dead name che non chiede permesso per essere guardato, e un amore che diventa spazio politico senza mai trasformarsi in slogan.</h3>



<p>La sua pratica non solo documenta ma costruisce. Un luogo, una geografia, una possibilità. Un altrove che è privato ma non esclusivo, vulnerabile ma non fragile, profondamente personale e inevitabilmente universale.</p>



<h3>In questa conversazione, entriamo dietro le quinte di un progetto che non vuole “rappresentare” <a href="https://toh-magazine.com/category/culture/">la comunità queer</a>, ma abitare la complessità dei suoi corpi e dei suoi legami. Un lavoro che non chiede di essere capito: chiede di essere visto. E, soprattutto, di essere immaginato.</h3>



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<h3>Un Fantastico Altrove è stato definito un “diario visivo e politico” che racconta la relazione fra te e Samuele Galli, attraversando distanza, ritorni e trasformazioni. Quale momento della vostra storia senti che incarna meglio quella tensione tra intimità personale e atto politico?</h3>



<p>Sam stava seguendo un workshop di scrittura creativa e un esercizio da fare era di prendere una corda (un oggetto concreto) e di oltrepassare i propri limiti figurativi, andando oltre la propria <em>comfort zone</em>. Così Sam ha scelto di mettersi a nudo. Io l’ho seguito e gli ho scattato questa foto, lasciandogli spazio e sapendo quanto per lui fosse importante e difficile quel momento, andando oltre la disforia di genere. Per me questa foto è una sorta di viandante sul mare di nebbia ma in versione nuda, libera.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110811" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/13-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-682x1024.jpg" loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-682x1024.jpg" alt="toh magazine 
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<h3>Hai scelto il formato del diario fotografico, un “visual diary”, invece di un racconto puramente testuale. Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia attraverso immagini, e non solo con le parole?<br></h3>



<p>Mi piaceva riprendere la mia passione per la fotografia e l’archivio visivo che abbiamo tra me e Sam, focalizzandoci non solo sulla nostra relazione, ma anche su come si è costruito il nostro rapporto, prima di amicizia e poi di amore. Essendo cresciuti nella stessa via, la nostra prima foto insieme è datata 2003. Le nostre foto d’infanzia, le cartoline che gli inviavo, sono parti del nostro immaginario visivo comune e volevo fossero presenti in Un Fantastico Altrove.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110807" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/1-2-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg" loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg" alt="toh magazine intervista silvia clo di Gregorio" class="wp-image-110807" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-scaled.jpg 1706w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3><br>In Un Fantastico Altrove compaiono cartoline con il dead name, fotografie a volto coperto, frammenti di archivio privato. Quanto è stato complesso confrontarti con la vulnerabilità e con la responsabilità di rendere pubblica una storia così intima e queer?</h3>



<p>La scelta di mostrare e di raccontare è stata condivisa, senza che diventasse didascalica o stereotipata. Infatti,<em> Un Fantastico Altrove </em>non è un libro sulla transizione di genere, non ho uno sguardo pietistico: è più un’euforia, un gioco, un prendere per mano il lettore e invitarlo a tuffarsi nelle nostre vite. Per quanto riguarda mettere a nudo l’altro, non solo me, va di pari passo con il lavoro che sta facendo Samuele negli ultimi anni come attore e come advocate per i diritti trans, nel suo TEDx del 2024 parla di sé con il cuore aperto. Entrambi siamo allineati su questo, alla fine il nostro intento è di raccontare storie.&nbsp;</p>



<h3>Parlando del progetto, hai detto di voler “reinventare un luogo inclusivo, queer”, una sorta di altrove personale e collettivo. Che cos’è per te questa “geografia dell’altrove”? Una fuga, una conquista, un orizzonte politico?</h3>



<p>L’immaginazione è fondamentale per inventare spazi e luoghi. Virginia Woolf diceva che era l’unica vita eccitante, quella immaginativa e, in qualche modo, <em>Un Fantastico Altrove</em> è quella scintilla. Non volevo però che rimanesse tutto nella mia mente, per questo la geografia dell’altrove è ricreare questi spazi nel mondo. Che sia poi politico perché mostrare le nostre identità e i nostri corpi non conformi, sia considerato un atto sovversivo in Italia, è una conseguenza.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110808" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/7-19/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg" loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg" alt="libro  silvia clo di Gregorio " class="wp-image-110808" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-scaled.jpg 1706w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3>Un Fantastico Altrove è un libro bilingue e pubblicato da un editore italo-canadese. Dopo averlo portato anche all’estero, quale idea di “altrove” speri rimanga a chi lo legge?</h3>



<p>Il libro in Canada, a Toronto e a Montreal, è stato accolto bene. C’è un’apertura all’ascolto dell’altro concreta, attenta, interessata anche verso un&#8217;artista italiana, che non stereotipa l’Italia ma in parte la critica. Spero che chi lo sfogli, ovunque sia, leggendo le parole di Micaela, assaporando la grafica ma anche solo osservando le foto, le cartoline degli anni 2000 e le chat tra me e Sam, trovi un orizzonte di possibilità. Ma anche intimità, dolcezza e una devozione all’onestà.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110812" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/attachment/62/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg" loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110812" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-scaled.jpg 1706w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3>Nel tuo lavoro attraversi fotografia, performance, scrittura e attivismo. Quando hai capito che la tua pratica artistica non sarebbe stata solo estetica, ma anche uno spazio politico?<br></h3>



<p>L’ho capito iniziando a lavorare, scegliendo cosa mostrare e chi mettere in primo piano. Nei miei videoclip musicali, più di 20 video dal 2016 al 2020 ho sempre scelto persone comuni, donne, corpi non conformi e antieroi come protagonisti. </p>



<p>La stessa cosa è avvenuta e sta avvenendo nel cinema, con <em>Love Club </em>(2023, Prime Video Italia), la prima serie TV italiana scritta e interpretata da persone queer, che ho co-creato e scritto, ha come protagonisti storie inascoltate, intersezionali di persone comuni, che sì sono anche queer, ma sono anche altro. </p>



<p>Per quanto riguarda la fotografia, invece, <em>T-Boy</em>, l’opera che nel 2021 è stata esposta a <em>Ultraqueer</em> al Palazzo Merulana di Roma, presente anche nel libro, è stata scelta da Michela Murgia come sua opera preferita di quella mostra collettiva, si è scattata una foto davanti e poi ha scritto un post a riguardo. La mia fotografia così sincera e intima era stata legittimata da una voce così potente nel panorama culturale e intellettuale italiano, e non solo mi ha fatto piacere, ma mi sono sentita capita. Al di là dell’estetica, ma per il messaggio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110809" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/8-11/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg" loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110809" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-scaled.jpg 1706w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3>C’è una prima immagine, fotografica o mentale, in cui hai riconosciuto per la prima volta la tua voce autoriale e il tuo modo di guardare il mondo?</h3>



<p>Ho iniziato a scattare quando ero molto piccola,  lavorando con l’autoscatto nella mia adolescenza, poi l’analogico è diventato la mia ossessione. Ho ritrovato poco tempo fa il mio Tumblr e, al suo interno, alcune fotografie in cui riconosco la stessa visione con cui guardo ora il mondo. Con <em>Un Fantastico Altrove</em> il mio autoritratto e la mia fotografia è più libera, anche dalla visione degli altri: ho meno paura di come appaio, se appagante per uno sguardo altrui. Metto in relazione ciò che significa per me essere una persona non binaria: giocare con il mio corpo, con il mio nudo, travestendomi come in un gioco d’infanzia in cui puoi diventare tutto quello che vuoi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110813" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/attachment/58/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg" loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110813" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-scaled.jpg 1706w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3>La tua produzione è autobiografica ma mai autoreferenziale: sembra piuttosto un modo per comprendere e decodificare la realtà. Quanto del tuo lavoro nasce dall’istinto, e quanto è invece il risultato di una costruzione meditata?</h3>



<p>Entrambi i processi fungono da bilanciere nel mio lavoro. In primis perché è un lavoro personale che poi viene mediato e costruito in maniera collettiva. Sono abituata a lavorare sempre in gruppo, come nei set, così ho creato una mia squadra anche per il libro con Micaela Flenda, la curatrice e autrice dei testi, lo stesso Sam, Giuliano Iacobelli l’editore e Giovanni e Cecilia dei Paper Paper. Credo molto nella costruzione di un’opera collettiva insieme, partendo dalla mia materia prima, come accade sul set, con la mia sceneggiatura.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110810" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/12-12/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg" loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110810" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h3>Una parte del pubblico ti considera una voce necessaria della narrativa queer contemporanea. Come vivi questa percezione? Ti responsabilizza, ti pesa o semplicemente ti attraversa mentre continui a creare?</h3>



<p>Sono grata di questi pensieri, che non solo mi attraversano ma mi riempiono. So quanto sia difficile portare avanti le proprie voci: da una parte mi responsabilizza, e allo stesso tempo sono io stessa a responsabilizzarmi.</p>



<p>Ho creato, insieme a un gruppo di persone bellissime. il primo Pride nella mia provincia, ma è nato proprio perché sono stata criticata pubblicamente dalle istituzioni locali, hanno sbattuto il mio volto in prima pagina perché osavo portare della cultura queer (che per loro non esiste) con storie come quelle di Valentina Petrillo e Lucy Salani in occasione del Tdor 2024. Ma questa rabbia e ingiustizia è stata trasformativa: abbiamo preso il nostro spazio, anche in quell’occasione, creando neanche un anno dopo, nella stessa provincia, il primo VCO Pride. Ho imparato che quando cercano di colpirti sul personale, togliendoti dalla forza della collettività per depotenziarti, è proprio quello il momento di fare unione e reagire, senza paura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110814" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/37-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg" loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110814" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h3>Il tuo percorso ti ha portato spesso a vivere e lavorare fuori dall’Italia. Cosa hai scoperto di te guardandoti da lontano? E cosa hai ritrovato tornando “a casa”, qualunque significhi per te questo concetto?</h3>



<p>Mi sento più libera qui in Canada, lo vedo in quello che scrivo, come vedo il mio riflesso nel telefono quando chiamo i miei genitori. Ho scoperto che c’è tanto valore in quello che faccio. Non sono ancora tornata a “casa”, per ora ne sto costruendo una qui, con Sam. E guardandomi da lontano ho capito anche quanto, in Italia, il mio percorso fosse stato in passato appesantito da fardelli: persone che mi dicevano che mi avevano inventata o che pretendevano di definirmi. Qui ho potuto scrollarmeli di dosso. Un Fantastico Altrove è libero da quegli sguardi. È uno spazio che mi sono costruita e dove posso essere libera, molteplice e complessa.</p>



<h5>Tutte le foto sono di Silvia Clo Di Gregorio e Samuele Galli</h5>



<h5><a href="https://www.lyricalmyricalbooks.com/product/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio">Clicca qui per comprare Un Fantastico Altrove </a></h5>
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		<title>&#8220;Prima Facie&#8221;: il monologo che ha scosso il mondo arriva al teatro Franco Parenti.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/11/prima-facie-il-monologo-che-ha-scosso-il-mondo-arriva-al-teatro-franco-parenti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=prima-facie-il-monologo-che-ha-scosso-il-mondo-arriva-al-teatro-franco-parenti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 17:20:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Our Picks]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[monologo]]></category>
		<category><![CDATA[prima facie]]></category>
		<category><![CDATA[TEATRO]]></category>
		<category><![CDATA[teatro franco parenti]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un monologo che ha fatto tremare tribunali e coscienze: Prima Facie, scritto da Suzie Miller e vincitore di due Olivier Awards, arriva al Teatro Franco Parenti dal 25 al 30 novembre </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal <strong>25 al 30 novembre 2025</strong>, la <strong>Sala Grande del Teatro Franco Parenti</strong> di Milano accoglie <em>Prima Facie</em>, il monologo di <strong>Suzie Miller</strong> che negli ultimi anni è diventato un caso teatrale globale. Sul palco, diretta da <strong>Daniele Finzi Pasca</strong>, l’attrice <strong>Melissa Vettore</strong> dà vita alla storia di Tessa, avvocata brillante e implacabile, costretta a confrontarsi con la fragilità del sistema giudiziario nel momento in cui la sua stessa vita viene travolta da un trauma.</p>



<h4>Prima Facie: Un fenomeno mondiale che parla di giustizia, vittime e responsabilità</h4>



<p>Scritto dalla drammaturga australiana&nbsp;<strong>Suzie Miller</strong>,&nbsp;<em>Prima Facie</em>&nbsp;ha debuttato a Sydney nel 2019 per poi conquistare Londra nel 2022, dove ha vinto&nbsp;<strong>due Laurence Olivier Award</strong>&nbsp;come&nbsp;<em>Best New Play</em>. Da allora è stato tradotto in&nbsp;<strong>20 lingue</strong>, rappresentato in&nbsp;<strong>37 Paesi</strong>&nbsp;e ha contribuito ad alimentare discussioni e&nbsp;<strong>riforme legislative nel Regno Unito</strong>&nbsp;in materia di tutela delle vittime di reati sessuali.</p>



<p>Il titolo, che in latino significa “a prima vista”, richiama il concetto legale secondo cui un fatto è ritenuto vero sulla base della prima impressione. Ed è proprio sulla distanza tra “apparenza” e “verità” che lo spettacolo costruisce la propria forza.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/11/prima-facie-il-monologo-che-ha-scosso-il-mondo-arriva-al-teatro-franco-parenti/"><img src="//i.ytimg.com/vi/X_HfjNeNsps/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h4>La storia di Tessa: quando la legge non basta</h4>



<p>Tessa è un’avvocata penalista spesso impegnata nel difendere uomini accusati di violenza sessuale. Il suo approccio è razionale, tecnico, quasi chirurgico. Ma una notte tutto cambia: un evento traumatico la costringe a guardare il sistema legale dall’altra parte, quella delle vittime.<br>Il risultato è un viaggio emotivo che scardina certezze e mette in discussione la tenuta stessa della giustizia.</p>



<h4>La regia di Daniele Finzi Pasca: delicatezza, stupore, umanità</h4>



<p>Finzi Pasca firma regia e luci, proseguendo la tradizione della&nbsp;<strong>Compagnia Finzi Pasca</strong>, nota per la sua poetica del “Teatro della Carezza” e del “Gesto Invisibile”. In&nbsp;<em>Prima Facie</em>, racconta, non vuole “toccare la bellezza dell’impianto drammaturgico”, ma accompagnare Melissa Vettore in una narrazione “in punta di piedi”, capace di restituire una storia che – purtroppo – continua a ripetersi ovunque.</p>



<p>La Vettore, già applaudita interprete di figure complesse come Camille Claudel e Isadora Duncan, affronta un ruolo che unisce forza e vulnerabilità, lucidità e fragilità.</p>



<p>Il team creativo comprende:</p>



<ul><li><strong>Giovanna Buzzi</strong>&nbsp;(costumi)</li><li><strong>Matteo Verlicchi</strong>&nbsp;(scenografie)</li><li><strong>Roberto Vitalini</strong>&nbsp;per Bashiba.com (video design)</li><li><strong>Maria Bonzanigo</strong>&nbsp;(musiche)</li></ul>



<p>La produzione è firmata&nbsp;<strong>Compagnia Finzi Pasca</strong>, con autorizzazione di The Agency (London), Ltd.</p>



<h5>Un teatro che diventa spazio di dialogo</h5>



<p>Il Parenti accompagna lo spettacolo con tre momenti di confronto aperti al pubblico:</p>



<h5><strong>26 novembre</strong>&nbsp;– incontro dopo lo spettacolo</h5>



<p>Con&nbsp;<em>Melissa Vettore</em>,&nbsp;<strong>Giovanna Iannantuoni</strong>,&nbsp;<strong>Luisanna Tedde</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Manuela Ulivi</strong>, moderati da&nbsp;<strong>Natascha Lusenti</strong>.<br>Un focus su parità di genere, prevenzione della violenza e tutela delle vittime.</p>



<h5><strong>27 novembre</strong></h5>



<p>Dialogo tra&nbsp;<strong>Daniele Finzi Pasca</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Melissa Vettore</strong>.</p>



<h5><strong>28 novembre – h 18.00, Café Rouge</strong></h5>



<p><em>Tavola rotonda “Raccontare la violenza quando la legge non basta”</em><br>Con&nbsp;<strong>Chiara Di Cristofaro</strong>,&nbsp;<strong>Silvia Belloni</strong>,&nbsp;<strong>Marco Maria Scoletta</strong>.</p>



<p>Ingresso gratuito per chi presenta il biglietto di qualunque replica.</p>



<h5>Orari e biglietti</h5>



<ul><li><strong>25 novembre – 20:00</strong></li><li><strong>26 novembre – 19:15</strong></li><li><strong>27 novembre – 21:00</strong></li><li><strong>28 novembre – 19:45</strong></li><li><strong>29 novembre – 19:45</strong></li><li><strong>30 novembre – 16:15</strong></li></ul>



<p><strong>Prezzi:</strong></p>



<ul><li><em>Settore A:</em>&nbsp;30€</li><li><em>B:</em>&nbsp;22€ (under30/over65 16€, convenzioni 18€)</li><li><em>C:</em>&nbsp;18€ (under30/over65 16€, convenzioni 16€)</li></ul>



<p>Biglietteria:&nbsp;<strong>via Pier Lombardo 14 – 02 59995206 –&nbsp;<a>biglietteria@teatrofrancoparenti.it</a></strong><br>Info: <a href="https://teatrofrancoparenti.it/spettacolo/prima-facie/">teatrofrancoparenti.it</a>  ph. Viviana Cangialosi</p>
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		<title>The Book of Mormon: arriva a Milano il musical più scorretto (e geniale) del secolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 14:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[arcimboldi]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[gay musical]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 10 al 21 dicembre arriva al Teatro degli Arcimboldi di Milano il musical più scorretto (e geniale) del secolo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Dopo aver fatto ridere, scandalizzato e commosso mezzo pianeta, il musical The Book of Mormon, creato dalle menti di South Park, arriva finalmente in Italia. Dal 10 al 21 dicembre 2025, il Teatro degli Arcimboldi di Milano ospiterà in esclusiva nazionale quello che il New York Times ha definito “il miglior musical del secolo”. </h3>



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<h3>Non male per uno spettacolo che prende in giro Dio, la fede e il politically correct con un’ironia talmente feroce da risultare… quasi divina. </h3>



<p>Creato dai padri di South Park, Trey Parker e Matt Stone, insieme a Robert Lopez (l’unico uomo al mondo con due EGOT all’attivo – Emmy, Grammy, Oscar e Tony, due volte ciascuno),&nbsp;The&nbsp;Book&nbsp;of&nbsp;Mormon&nbsp;è la prova che il <a href="https://toh-magazine.com/2020/12/the-prom-musical-netflix-ryan-murphy-meryl-streep-toh-magazine/">musical</a> può essere allo stesso tempo osceno, sofisticato e persino tenero. Debuttato a Broadway nel 2011, lo spettacolo ha vinto nove Tony Awards, quattro Olivier Awards, un Grammy e ha registrato record di incassi da New York a Londra, da Melbourne a Sydney.</p>



<p><strong>Ma di che parla&nbsp;The&nbsp;Book&nbsp;of&nbsp;Mormon, finalmente in arrivo nella sua versione originale sottotitolata in italiano?</strong>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;Due giovani missionari mormoni, pieni di entusiasmo e di buone intenzioni, vengono spediti in un remoto villaggio dell’Uganda per convertire gli abitanti. Quello che troveranno è tutt’altro che un campo estivo spirituale. Povertà, malattie, un signore della guerra che minaccia mutilazioni genitali e una canzone – Hasa Diga Eebowai – che suona come un inno disneyano ma significa… qualcosa che non si può dire in chiesa.</p>



<h3>Eppure, tra parolacce e bestemmie,&nbsp;The&nbsp;Book&nbsp;of&nbsp;Mormon&nbsp;riesce a raccontare una storia di amicizia, crescita e fede – o meglio, di quanto sia umano cercarla anche quando non ha senso. È un inno alla libertà di ridere di tutto, anche (e soprattutto) di ciò che ci spaventa.</h3>



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<h4>Ma davvero&nbsp;The&nbsp;Book&nbsp;of&nbsp;Mormon&nbsp;é Il musical più blasfemo e più premiato della storia?</h4>



<p>Il successo è stato immediato. Nessun boicottaggio, nessuna protesta religiosa: anzi, la Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni ha colto la palla al balzo e ha comprato spazi pubblicitari nel programma ufficiale dello spettacolo. Il messaggio? “Hai visto il musical. Ora leggi il libro.” Quando anche i mormoni si divertono a farsi prendere in giro, vuol dire che hai fatto centro.</p>



<p>Dietro le quinte, un team creativo da urlo: Casey Nicholaw (regia e coreografie), Scott Pask (scene), Ann Roth (costumi, premio Oscar), Brian MacDevitt (luci), Brian Ronan (suono) e Stephen Oremus (supervisione musicale).</p>



<h4>The&nbsp;Book&nbsp;of&nbsp;Mormon&nbsp;é il musical che sa ridere della fede e di noi stessi</h4>



<p>«Ridere dei mormoni era solo l’inizio», ha raccontato Matt Stone. «La risata è il modo migliore per abbattere le difese delle persone e raccontare una storia più grande.» Una storia che, in fondo, parla di noi: delle nostre illusioni, della nostra fede nel progresso, dei nostri buoni propositi che finiscono sempre un po’ storti.</p>



<h3>In un’epoca in cui tutti si offendono per qualcosa,&nbsp;The&nbsp;Book&nbsp;of&nbsp;Mormon&nbsp;resta un miracolo teatrale: riesce a scandalizzare tutti senza far arrabbiare nessuno.</h3>



<p>Acquista il tuo <a href="https://www.ticketone.it/artist/the-book-of-mormon/?affiliate=IGA&amp;gclid=Cj0KCQjwsPzHBhDCARIsALlWNG0Qj07wazD8ZeNOAGav8EaGm4F7B1CMwEdpBQxtflDqjNXK5HHvvm8aAuxPEALw_wcB&amp;referer_info=gads_aut_musical_170304231559">biglietto qui! </a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110663" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/10/the-book-of-mormon-arriva-a-milano-il-musical-piu-scorretto-e-geniale-del-secolo/bom-edin-2024-0632-retouched-hi-res/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/10/BOM-Edin-2024-0632-retouched-hi-res.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="The_book_of_mormon_arcimboldi_milano_2025" data-image-description="&lt;p&gt;The_book_of_mormon_arcimboldi_milano_2025&lt;/p&gt;
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		<title>Milano Fashion Week SS26: debutti, déjà-vu e conti in sospeso</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 13:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[bottega veneta]]></category>
		<category><![CDATA[debutti alla milano fashion weeek]]></category>
		<category><![CDATA[demna]]></category>
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		<category><![CDATA[milan fashion week]]></category>
		<category><![CDATA[milano fashion week]]></category>
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		<category><![CDATA[Prada]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La MFW #SS26 fa da banco di prova per i nuovi direttori creativi. Non era la Milan Fashion Week, ma una verifica pubblica: chi ha un’idea e chi no? </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/">Milano Fashion Week SS26: debutti, déjà-vu e conti in sospeso</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>A Milano la SS26 ha fatto da banco di prova per i nuovi direttori creativi. Non era la settimana della moda, ma una verifica pubblica: chi ha davvero un’idea e chi no? </h3>



<h3>Tra debutti, sorvegliati speciali e vecchi leoni che difendono il territorio, il messaggio è chiaro: la moda non perdona il compromesso benché meno chi non ha idee.&nbsp;</h3>



<h2>I debutti</h2>



<p><strong>Versace – Dario Vitale</strong></p>



<p>Il primo designer “esterno” a guidare Versace ha scelto un esordio che non strizza l’occhio al fan da Instagram ma al DNA profondo della maison. Vitale ha parlato apertamente della storia del brand e del suo fondatore, riportando in passerella sensualità, stampe e codici originari, ma filtrati da uno sguardo meno gridato. </p>



<p>Risultato: chi conosce Versace solo per la Medusa luccicante o per il glamour da red carpet è rimasto deluso. Eppure, paradossalmente, questa collezione è stata molto più Versace di quanto sembri. Vitale ha ricordato che Versace non è solo un logo, ma un linguaggio. È un inizio che spiazza, e per questo divide.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110570" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look.webp" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="versace-ss26-review-milano-fashion-week-look" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-300x169.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-1024x576.webp" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-110570" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-1024x576.webp 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-300x169.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-768x432.webp 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-1000x563.webp 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-900x506.webp 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-450x253.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look-350x197.webp 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/versace-ss26-review-milano-fashion-week-look.webp 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Jil Sander – Simone Bellotti</strong></p>



<p>Bellotti non ha cercato scorciatoie: ha scelto il minimalismo puro, quello che non cede al superfluo. Tagli netti, colori sobri, nessun effetto speciale. Un ritorno all’essenza che ha senso in un mondo saturo di rumore. Ma il rischio è grande: in tempi così veloci, il silenzio deve saper urlare.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/nfjk9k8GtOc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>Bottega Veneta – Louise Trotter</strong></p>



<p>Trotter ha celebrato i 50 anni dell’intrecciato senza trasformarlo in reliquia, ma come filo conduttore della collezione. Ha tenuto insieme artigianato e rigore, femminile e maschile, con una visione misurata e coerente. È un debutto solido, quasi didattico. </p>



<p>Il problema è che Bottega non vive di “compiti ben fatti”: a lungo andare servirà più tensione, più rischio, altrimenti resta solo un bell’esercizio di stile.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/GtNM4zpGvIs/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p>G<strong>ucci – Demna</strong></p>



<p>Demna ha cancellato la passerella per sostituirla con un film, “La Famiglia”. Una scelta che ribalta l’idea stessa di show. I codici Gucci ci sono, ma raccontati attraverso un’estetica domestica, a tratti dissacrante. Il punto è che, togliendo lo spettacolo, Demna ha creato ancora più spettacolo: il gesto stesso è diventato la notizia. </p>



<p>Demna è genio o autoreferenzialità? Dipende da quanto sei disposto a seguirlo in questo cortocircuito.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/LSvQoRtzWJA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h2>Gli altri</h2>



<p><strong>Antonio Marras</strong></p>



<p>Patchwork, damaschi, fiori, check: Marras non si modera mai. È un caleidoscopio visivo che affascina e sfinisce insieme. È pittura in movimento: chi entra nel suo mondo resta catturato, chi cerca leggerezza si perde.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/UwwgpzWLg0w/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>Etro</strong></p>



<p>Massimalismo dichiarato: gonne con spacco, jeans stampati, stratificazioni di colore e pattern. Etro non chiede scusa, anzi rivendica la sua natura iper-decorativa. Una coerenza che può essere virtù, ma anche gabbia soprattutto per il designer Marco De Vincenzo (uno tra i migliori in circolazione) che risulta imprigionato dentro un loop che non gli permette di essere se stesso al 100%</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/1t5q6AWazQU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>MM6 Maison Margiela</strong></p>



<p>Il menswear più riuscito del womenswear, layering, trasparenze e tagli incompiuti. La collezione è fedele al linguaggio della casa, ma rischia di sembrare più disordinata che sovversiva. L’imperfezione può essere forza, ma solo se guidata. Bellissima la location e il casting un po meno la colonna sonora</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/yA4W8unJUFY/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>Missoni</strong></p>



<p>Ha portato in passerella la sua leggerezza, ma con un twist pragmatico: capi pensati per muoversi dal lavoro al tempo libero. È Missoni, sì, ma con un occhio alla funzionalità. La sfida? Restare poetici senza cadere nella banalità del “pratico a tutti i costi”.&nbsp;</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/EhrHy-m2wE4/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>N°21</strong></p>



<p>Dell’Acqua ha lavorato di sottrazione: stratificazioni trasparenti, toni leggeri, silhouette portabili ma non banali. È <a href="https://toh-magazine.com/2025/09/la-moda-delle-debuttanti%EF%BF%BC/">moda</a> concreta, ma non piatta. Un equilibrio raro, che in tempi di estremi risulta quasi rivoluzionario.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110569" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look.webp" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="n21-review-ss26-milano-fashion-week-look" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-300x169.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576.webp" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-110569" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576.webp 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-300x169.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-768x432.webp 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-1000x563.webp 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-900x506.webp 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-450x253.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look-350x197.webp 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/n21-review-ss26-milano-fashion-week-look.webp 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Prada</strong></p>



<p>E poi c’è Prada, che resta il baricentro di Milano. Nessun debutto, nessuna crisi d’identità: solo la solita capacità di dettare il tono della stagione. La collezione ha dimostrato ancora una volta che Prada non segue, guida. E soprattutto ricorda a chi arriva che la differenza tra “bravo” e “storico” è una questione di linguaggio. Prada continua a parlare la lingua che gli altri, appena arrivati, devono ancora imparare.&nbsp;</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/09/milano-fashion-week-ss26-debutti-deja-vu-e-conti-in-sospeso/"><img src="//i.ytimg.com/vi/OFb4IFpZdx0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h2>La lezione di Milano</h2>



<p><em><a href="https://www.instagram.com/cameramoda/">Milan</a></em><a href="https://www.instagram.com/cameramoda/">o</a> non è stata né nostalgia né rivoluzione. È stata un test di autenticità. Vitale ha ricordato che Versace non è solo un logo, Bellotti ha scelto il silenzio del minimalismo, Trotter ha mostrato rispetto senza sbavature, Demna ha trasformato un’assenza in evento. Gli altri hanno resistito, ognuno a modo suo.</p>



<p>Quello che resta chiaro è questo: oggi non basta esserci. Se non imponi una visione — che sia rumorosa o sottilissima — diventi sfondo. E Milano, più che mai, non ha spazio per chi resta nel mezzo.</p>
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		<title>La moda delle debuttanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 14:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Balenciaga]]></category>
		<category><![CDATA[ballo delle debuttanti]]></category>
		<category><![CDATA[bottega veneta]]></category>
		<category><![CDATA[Dario vitale]]></category>
		<category><![CDATA[Dior]]></category>
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		<category><![CDATA[gucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo stantio e ormai anacronistico della moda, tra settembre e ottobre 2025 andrà in scena non solo la Fashion Week, ma anche una sorta di ballo delle debuttanti. Solo che, al posto dei valzer, qui si danza su un campo minato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Nel mondo stantio e ormai anacronistico della moda, tra settembre e ottobre 2025 andrà in scena non solo la Fashion Week, ma anche una sorta di ballo delle debuttanti. Solo che, invece del valzer, qui si danza su un campo minato.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110418" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/09/la-moda-delle-debuttanti%ef%bf%bc/208_jh26189/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/09/208_JH26189.jpg" data-orig-size="1280,853" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="la_moda_delle_debuttanti" data-image-description="&lt;p&gt;la_moda_delle_debuttanti&lt;/p&gt;
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<p><a href="https://www.cameramoda.it/it/milano-moda-donna/calendario/">Milano</a> apre le danze con <strong>Demna da Gucci</strong> (il suo debutto era previsto con una sfilata a marzo 2026) e invece, visti i risultati in forte perdita di <a href="https://toh-magazine.com/2022/11/alessandro-michele-gucci-raf-simons-balenciaga-kering/">Kering</a>, si è optato per una presentazione. Ora, già il fatto che si parli di una presentazione e non di una sfilata dice tutto: paura, tentennamenti, ansia da prestazione. Gucci mette Demna e la sua estetica in vetrina ma col paracadute pronto.</p>



<p>Poi arriva <strong>Simone Bellotti da Jil Sander,</strong> catapultato dal caos calmo di Bally al centro del minimalismo. Se non dimostra precisione, know-how e pezzi desiderabili rischia di essere inghiottito da un silenzio glaciale, di quelli che uccidono più di qualsiasi recensione negativa. La moda non aspetta nessuno.</p>



<p>Tra i debutti c’è anche quello di <strong>Dario Vitale da Versace</strong>. Niente sfilata, anche qui, solo presentazione. Tradotto: non ci credono nemmeno loro. È evidente che Prada Group stia aspettando/pregando/leccando i piedi a Francesca Bellettini per il colpo grosso, magari con Vaccarello in dote. Nel frattempo, Vitale, che ha vestito Julia Roberts sul red carpet di Venezia come una segretaria part-time, resta lì come un Sabato De Sarno 2.0: parcheggiato a scaldare la poltrona, in attesa del prossimo cognome pesante.</p>



<p><strong>Louise Trotter da Bottega Veneta </strong>porta disciplina e freddezza, ma il confine tra lusso silenzioso e coma irreversibile è sottile come un filo di pelle intrecciata.</p>



<h3>Insomma per la prossima fashion week, Milano prepara i cadaveri, Parigi aspetta di esporli al pubblico, come ne&nbsp;<em>Il racconto dell’ancella</em>. Il tappeto rosso è già pronto per le teste che cadranno.</h3>



<p><strong>Jonathan Anderson arriva da Dior Donna</strong>, dopo il debutto che ha diviso in due il pubblico: tra chi lo ama e chi già lo definisce distruttore del brand più francese che ci sia con tutta la sua visione. Ma qui l’archivio pesa più del culo rifatto di una qualsiasi Kardashian. Credo che se non osa davvero, l’archiviato sarà lui.</p>



<p><strong>Miguel Castro Freitas debutta da Mugler.</strong> Mugler non è Photoshop, è sesso, dramma, artigli. Se non ringhia, resta solo una pussycat da passerella, perché si sa che non c’è posto per la gentilezza in questa giungla. Mark Thomas proverà a resuscitare Carven, brand che nessuno ricorda se non qualche influencer accompagnata dalla scritta adv. Il rischio è quello di farlo sparire senza lasciare traccia.</p>



<p><strong>McCollough &amp; Hernandez (quelli di Proenza Schouler) prendono in mano Loewe</strong> dopo dieci anni di Anderson. Cosa succederà? Spero bene, ma già sembrano i supplenti dell’ora di ginnastica.</p>



<p>Poi arriva il big match: <strong>Pierpaolo Piccioli da Balenciaga</strong>. Il santino romantico di Valentino catapultato nel covo tossico di Demna. Se riesce, gloria eterna. Se fallisce, tonfo da manuale.</p>



<p><strong>Glenn Martens da Margiela </strong>dovrà dimostrare di non essere solo teatro e costumi. O ridà sostanza al nome Margiela o lo trasforma nel più grande circo post-moderno mai visto. </p>



<p><strong>Duran Lantink prova a rilanciare il prêt-à-porter di Jean Paul Gaultier</strong> dopo dieci anni di pausa. Se non riesce a ridere di sé stesso, sarà il pubblico a ridere di lui.</p>



<p>Infine, <strong>Matthieu Blazy da Chanel,</strong> il debutto più carico di aspettative: scrivere il nuovo Vangelo dopo Lagerfeld. Anche qui… se qualcosa dovesse andar male, resterà solo quello delle borse intrecciate.</p>



<p>E poi ci sarà <strong>Dell’Orco da Armani</strong>, anche se non lo vedo come un debutto dal momento che da un paio di stagioni fa le veci del Signor Armani alias “ha fatto anche cose buone”.</p>



<h3>Alla fine, a pensarci bene, settembre e ottobre non sono un debutto. Sono un massacro. Un ballo delle debuttanti in cui le teste rotolano più velocemente dei look su Instagram. </h3>



<p>Qualcuno uscirà incoronato, gli altri finiranno nella cronaca nera della moda. Benvenuti al ballo delle debuttanti: la musica è già partita, e la lama è affilata. E fidatevi: non tutti sopravviveranno al valzer, sarà come vedere il film&nbsp;<em>Non si uccidono così anche i cavalli?</em>, ma in versione lustrini e paillettes.</p>
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		<title>Made in Italy? Non credo proprio!</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/07/made-in-italy-non-credo-proprio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=made-in-italy-non-credo-proprio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 15:54:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Dior]]></category>
		<category><![CDATA[loro piana]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale di milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nevrosi ha invaso il sistema moda: chiamare Made in Italy un prodotto cucito con stipendi da fame, turni da lager e manodopera invisibile</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Oggi sempre di più si parla di moda anche se molti in realtà parlano solo di vestiti, ma quello che non si dice è che c’e una nevrosi che ha invaso il sistema moda: chiamare “Made in Italy” un prodotto cucito con stipendi da fame, turni da lager e manodopera invisibile.</h3>



<p>È un potere magico: scrivi quelle due parole sull’etichetta e giustifichi qualsiasi prezzo, anche 3.000 €, anche se dietro c’è un laboratorio dove dormi in piedi e lavori 90 ore a settimana. Il caso Dior nel giugno 2024 e quello esploso giusto pochi giorni fa con Loro Piana, brand simbolo del cashmere italiano, e del quiet luxury hanno spaccato l’immagine patinata, ma anche un po’ sbiadita, di un intero comparto.</p>



<p>Per chi non lo sapesse&nbsp;Il &#8220;quiet luxury&#8221;, o lusso discreto, è una tendenza che valorizza la qualità, la sobrietà e la raffinatezza senza ostentazione,contrapponendosi al lusso sfarzoso.&nbsp;Si concentra sull&#8217;artigianalità, i materiali pregiati e la durata nel tempo, piuttosto che su loghi vistosi o design alla moda.&nbsp;In pratica, si tratta di un approccio all&#8217;eleganza che privilegia la sostanza alla forma, la discrezione all&#8217;esibizione.&nbsp;</p>



<p>Ma la verità è un’altra: Dior-Manufactures Italia è stata commissariata a giugno 2024 dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano. Alla base della scelta: operai cinesi impiegati in opifici italiani (Scandicci, Monza, Fosso) con condizioni disumane, pagati poche decine di euro, turni massacranti, assenza di sicurezza, residenze abusive dentro i capannoni. </p>



<h3>Ecco le cifre registrate: borse vendute a 2.600 €, prodotte per 53 €. Un profitto che macchia e definisce il “lusso italiano”. Il trucco? L’ultima cucitura, magari fatta in Italia, trasforma l’ignoranza operativa in Made in Italy legale.</h3>



<p>Poi Loro Piana, il 14 luglio 2025: il Tribunale di Milano ordina un anno di amministrazione giudiziaria sul brand. Il motivo? Aver “colposamente agevolato” lo sfruttamento. E qui fatalmente cambia poco l’elegante narrativa dei filati pregiati italiano. </p>



<p>Le indagini rivelano filiere di cartiera – Evergreen Fashion Group e Sor‑Man –, subappaltate a laboratori cinesi (Clover Moda a Baranzate, Dai Meiying a Senago) dove operai clandestini erano costretti a dormire dentro gli stabilimenti, lavorare fino a 90 ore settimanali per 4 € all’ora, senza ferie, tutele, corsi o sindacati. </p>



<p>Uno di loro ha denunciato di essere stato pestato con tubi perché aveva chiesto pagamenti arretrati. Forse dovrei fermarmi qui perché il limite della dignità è già superato. Ma c’è di più: Il costo di produzione pattuito era 118 € a giacca, pagato al fornitore italiano; loro lo compravano per 80 € dai cinesi. Poi lo vendevano tra 1.000 e 3.000 €. Un’impronta di bugia lucida, pagabile con carta di credito ma anche cash (gli arricchiti amano avere le mazzette in tasca tenute da elastici gialli)</p>



<p>La giurisprudenza parla chiaro: Loro Piana non ha crimini diretti, ma ha permesso che il sistema si radicasse, dimostrando di non avere alcun modello organizzativo credibile. Uno streaming aziendale fatto di audit formali, controlli allo specchio, rescissioni tardive.</p>



<h3>Ora, più o meno, è chiaro a tutti che è tutto il sistema moda che mente, LVMH incluso. Armani, Valentino e Dior: tutti sotto amministrazione tra il 2023 e il 2025. Le denominazioni, il made in, il saper fare… sono diventati sinonimi di evasione, silenzi di ufficio stampa, adv che tengono le redazioni in ostaggio.</h3>



<p>I giornali di settore, si anche quelli indipendenti, continuano a raccontare sfilate, sostenibilità, heritage. Non dicono niente del sangue che c’è sotto. Perché “non conviene”, perché dietro ogni review c’è un viaggio stampa, un regalo, un contratto pubblicitario. Il <a href="https://toh-magazine.com/2025/07/alessandro-michele-valentino-jacopo-venturini/">sistema </a>regge perché nessuno rompe davvero le palle, se no si corre il rischio di perdere tutto.</p>



<p>Eppure, esistono ancora brand che puntano davvero sul Made in Italy, marchi come Brunello Cucinelli, che ha fatto della dignità del lavoro una bandiera concreta, non solo estetica.&nbsp;</p>



<p>Cucinelli, con la sua fabbrica e scuola a Solomeo, offre salari veri e storie di dignità. Slowear, Herno, Vitelli, Il Bisonte, Alberta Ferretti, alcune linee di Zegna: realtà che producono internamente, con lavoratori regolari, tutele e trasparenza. Ma sono eccezioni anche se il loro silenzio facilita il mitomane signor marketing del lusso mainstream.</p>



<p>In questa narrazione, il Made in Italy è diventato un “brand estetico, non produttivo”, una barzelletta che non fa ridere, un paravento da boutique che nasconde scheletri in magazzini fatiscenti. Una truffa consensuale: il cliente paga l’immagine, non il lavoro. E l’etichetta? Serve a coprire un sistema di caporalato legalizzato, ottimizzazione dei costi, profitto sopra ogni cosa.</p>



<h3>È tempo di fare ciò che i giornalisti dovrebbero fare: raccontare quel che sanno, senza censure, senza paura. È tempo che i consumatori chiedano trasparenza sul chi, come, dove. Solo così il Made in Italy potrà (forse) tornare a significare qualcosa. </h3>



<p>Perché oggi, se vedi una giacca da 3.000 € con su scritto Made in Italy, chiediti: Italia di chi? Forse quella della Santanchè che alimenta più di tutti il fuoco del contraffatto ma fatto comunque bene, in Italia, che per citare una canzone mai presa troppo sul serio, è il paese delle mezze verità. </p>
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		<title>Alessandro Michele da Valentino: è la fine?</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/07/alessandro-michele-valentino-jacopo-venturini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=alessandro-michele-valentino-jacopo-venturini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 12:04:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I conti non tornano e le collezioni non convincono. Cosa succede da Valentino? </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h5>Mentre scrivo questo pezzo immagino diversi scenari, tipo Alessandro Michele rinchiuso in uno dei suoi palazzi romani che urla, agita i suoi capelli mai completamente puliti e lancia per aria i suoi millemila oggetti made in Porta Portese, oppure lo immagino mentre Jared Leto lo pettina e Harry Styles gli massaggia i piedi e lui li che racconta perché le big spender non hanno voluto partecipare alla sua sfilata couture epocale-geniale-pazzesca maledicendo il giorno in cui tutto gli è sfuggito di mano, quando credeva che bastava vestire da gattara chic qualche sua amica ricca e annoiata (si Lana, Florence, Dakota sto parlando anche di voi) per arrivare all&#8217;olimpo del sistema moda che è pronto a scaraventarlo giù.</h5>



<p>Ma partiamo dall&#8217;inizio: Giugno 2020, piena pandemia Covid, Jacopo Venturini, passa dall&#8217;essere direttore merchandising&amp;global markets di <a href="https://toh-magazine.com/2020/11/alessandro-michele-gucci-fest-review/">Gucci </a>a CEO di Valentino, da allora ha supervisionato diversi cambiamenti chiave (?) nella leadership e nella creatività del marchio tipo mando via Piccioli ma prima distribuisco i designer interni in altre case di moda (vedi De Sarno mandato da Gucci a far cosa ancora non si sa) fino ad arrivare al 28 marzo 2024 quando nomina Alessandro Michele come direttore creativo del brand romano. </p>



<p>Subito dopo l&#8217;annuncio e qualche adv, <a href="https://www.instagram.com/maisonvalentino/">Valentino</a> registra un calo del 2% del fatturato e del 22% dell&#8217;utile di base per l&#8217;anno, ciò nonostante Kering ha acquistato una partecipazione del 30% in Valentino. (L&#8217;accordo comprendeva opzioni per Kering &#8211; attualmente in difficoltà nel rilancio del suo marchio di punta Gucci &#8211; per acquisire la piena proprietà del capitale azionario di Valentino tra il maggio 2026 e il 2028.)</p>



<h4>Gennaio 2025: il debutto couture di Valentino visto da Alessandro Michele.</h4>



<p>La collezione si chiama Vertigineux (vertigine in italiano) ed è composta da 48 look: non un’infinità, (chi fa la couture non può presentare meno di 25 look) che causa la vertigine proprio quando si constata l’incompiutezza di ogni possibile catalogazione, ma sufficienti per tradurre le ispirazioni del direttore creativo. È come se ogni abito fosse “<em>un catalogo ininterrotto e potenzialmente una lista sgrammaticata che procede per accumulo giustapposizione. Quarantotto abiti: quarantotto liste. In ognuna di queste liste coabitano elementi materiali ed immateriali</em>”.</p>



<p>Per Michele “<em>è come se ogni abito richiamasse, per associazione, una pluralità di mondi interconnessi: una stratificazione febbrile e ininterrotta di riferimenti che ne fa esplodere l’unicità.</em> Insomma tutto fumo negli occhi, un miliardo di belle parole che fanno presagire un pieno di quelli che difficilmente il mondo della moda dimenticherà.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-block-embed-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="jetpack-video-wrapper"><a href="https://toh-magazine.com/2025/07/alessandro-michele-valentino-jacopo-venturini/"><img src="//i.ytimg.com/vi/PpfcByfx1RQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></div>
</div></figure>



<h4>Un inciampo dopo l&#8217;altro. Ma perchè? Come è possibile che ciò sia accaduto? Michele è lo stesso che ha portato Gucci da 3 a 10 miliardi di fatturato. Si è vero, ma Valentino non è Gucci. </h4>



<p>Gucci è un brand senza storia stilistica (eccetto l&#8217;era Tom Ford) e quindi chiunque può aggiungere all&#8217;estetica di Gucci qualsiasi cosa perché tanto è un brand di borsette al contrario di Valentino che è invece l&#8217;emblema dell&#8217;eleganza e della femminilità, della struttura del corpo e del made in Italy. </p>



<p>Ora, senza troppi giri di parole, che come sapete, non mi piacciono: il nocciolo della questione è semplice quanto brutale: Michele ha portato su Valentino l’equivalente di un travestimento e non una trasformazione. E questo è un dato di fatto, un po&#8217; come se prendessimo uno che vive nei centri sociali e gli dai le chiavi di Versailles. </p>



<p>Ha riproposto, con il consueto barocchismo narrativo vestito da intellettuale, lo stesso armamentario estetico del suo Gucci – zoccoli decorativi, occhiali oversize, folklore citazionista – senza tenere conto della grammatica e del linguaggio profondo della maison. </p>



<h4>Ma Valentino non è il feed di Instagram da riempire con foto e reel di sé stessi. È un brand couture sinonimo di mestiere, storia, forma, precisione. Non è un set di travestimenti anni &#8217;70.</h4>



<p>Il risultato? La risposta del mercato non è stata all’altezza delle aspettative. In boutique, il ready-to-wear è sparito dalle vetrine: restano solo borse e accessori. Un campanello d’allarme che nel settore ha un significato ben preciso: l’abbigliamento non vende. E se l’abbigliamento di una maison couture non vende, c’è un corto circuito di fondo. </p>



<p>Il team Michele, simpatico come la sabbia nelle mutande, non ha saputo integrarsi con l’ambiente storico del brand, generando una guerra fredda tra passato e presente, peccato che il presente sia solo una brutta copia. </p>



<p>E se persino Giancarlo Giammetti, che Valentino lo ha visto nascere, commenta pubblicamente con ironia e fastidio <a href="https://www.instagram.com/fashioncricket/">sull&#8217;account Instagram Fashion Cricket</a> è chiaro che il malcontento ha superato la soglia del tollerabile.</p>



<h4>Insomma sono anni che dico che Alessandro Michele dovrebbe avere un brand tutto suo, perché le sue capacità di stylist o costumista o citazionista o tutto quello che vuoi misto al suo infinito ego andrà sempre a scontrarsi con il linguaggio e i codici di un brand. </h4>



<p>Oggi diversi scenari sono aperti: è possibile che Venturini venga sostituito da Riccardo Bellini, ex amministratore delegato di Chloé e Maison Margiela, entrato in Mayhoola lo scorso gennaio, ma è chiaro che anche questa nomina dovrà passare per l’approvazione di Kering ovvero Luca de Meo, ex Renault fresco fresco di nomina.</p>



<p>Ricapitolando: Il tandem Venturini-Michele si è rivelato un fallimento, i venditori di Valentino si sognano i bonus perché non raggiungono budget e non vendono come vendevano prima, le borsette funzionano quando non hai niente da dire per davvero. </p>



<h4>Quindi Il pubblico può essere educato, incuriosito, anche spiazzato. Ma non va mai ignorato. E soprattutto, mai dimenticare che ogni maison ha un linguaggio. Chi lo parla male o chi non lo capisce o meglio ancora chi mette se stesso davanti a tutto viene messo da parte. Anche se si chiama Alessandro Michele.</h4>



<p class="has-white-color has-text-color">Valentino Alessandro Michele Valentino Alessandro Michele Valentino Alessandro Michele Valentino Alessandro Michele Valentino Alessandro Michele Valentino Alessandro Michele</p>
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		<title>Milano Moda Uomo SS26: C&#8217;era una volta la fashion week</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 14:17:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[armani]]></category>
		<category><![CDATA[magliano]]></category>
		<category><![CDATA[milan fashion week]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[msgm]]></category>
		<category><![CDATA[n21]]></category>
		<category><![CDATA[Prada]]></category>
		<category><![CDATA[simon cracker]]></category>
		<category><![CDATA[sklum]]></category>
		<category><![CDATA[toh! magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Westwood]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fashion Week di Milano dedicata alle collezioni maschili, è finita senza nemmeno farci capire che era iniziata. Leggi le review di Giuseppe Di Rosalia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/">Milano Moda Uomo SS26: C&#8217;era una volta la fashion week</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Nell’attesa che Jonathan Anderson sveli al mondo la sua visione per Dior e Glenn Martens per Maison Margiela a Parigi, a Milano é finita, senza che nessuno si accorgesse del suo inizio, la fashion week maschile per la prossima estate. Ecco dunque le mie review non richieste di questo fashion week-end.</h3>



<p><strong>In calendario? Solo 15 sfilate. Tra debutti incerti, ritorni dimenticabili e conferme che sanno di muffa, Milano si è fatta scavalcare pure da Firenze. Ma procediamo con ordine, che almeno qui abbiamo ancora senso critico.</strong></p>



<p><strong>Setchu</strong> apre le danze. Satoshi Kuwata, dopo il Pitti di gennaio, decide di esordire a Milano con la sua “trasformabilità sartoriale funzionale”, un’idea ambiziosa e teoricamente interessante. </p>



<p>Il lavoro di Satoshi Kuwata, fondatore di Setchu e vincitore del LVMH Prize 2023, è sempre stato orientato alla sintesi tra culture e tecniche. Il termine “Setchu” – che in giapponese significa “fusione di elementi opposti” – è già tutto un programma. Nella collezione ss26 questo concetto si fa ancora più radicale: la collezione smonta, spezza, scompone, riassembla. </p>



<p>La destrutturazione non è solo un gesto formale, è il modo con cui Kuwata riflette sull’identità dell’uomo contemporaneo.</p>



<p>Molto interessante il lavoro su alcuni pezzi creati insieme ad artigiani locali (la sfilata voleva essere un punto di incontro tra Africa e Giappone) ma in toto la collezione non spicca il volo nonostante le intenzioni di volare alto fossero tante. Ma hey, questo brand fuori dal sistema non è ancora conosciuto, quindi può ancora permettersi il lusso dell’errore. Goditelo finché dura, Satoshi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="110081" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1.webp" data-orig-size="1024,576" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="toh-magazine etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024&#215;576" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-300x169.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1.webp" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1.webp" alt="Milano Moda Uomo toh magazine" class="wp-image-110081" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1.webp 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-300x169.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-768x432.webp 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-1000x563.webp 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-900x506.webp 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-450x253.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/toh-magazine-etchu-ss26-milano-fashion-week-i-look-1024x576-1-350x197.webp 350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h4>Alessandro Dell’Acqua con la sua N21 non sfila ma presenta la sua collezione maschile offrendo una sorta di antidoto alla confusione (creativa, sociale e politica) attraverso una collezione che evita qualsiasi tipo di concetto astratto (Alessandro sa bene che a quelli della moda piace tantissimo buttare fumo negli occhi quando non hanno niente da dire) affidandosi alla sicurezza della sua visione e della sua estetica con un tocco di leggerezza in piú. </h4>



<p>Cosí ecco gli elementi essenziali del guardaroba che pur apparendo semplici non risultano mai banali come non risulta banale la nuova idea di composizione: gli anorak e le camicie con lo stesso tessuto di cotone a righe, i giubbotti con i tessuti uguali ai pantaloncini e alla camicia e la borsa unisex Cabiria.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/250612-N21-M-SS26-LOOKBOOK-PRINT-trascinato.pdf" alt="" class="wp-image-110083" width="584" height="874"/></figure></div>



<p><strong>MSGM</strong> MA PER FAVORE: il brand italiano, (prossimo al fallimento?), organizza la presentazione della nuova collezione nella boutique sempre vuota di Via Broletto. Per farla breve Giorgetti, che si é scoperto appassionato di mountain bike, ha preso le foto scattate con il suo iphone durante queste passeggiate adrenaliniche e le ha stampate su tutto quello che gli capitava sotto mano. Che genio, che bravo, che paraculo. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img data-attachment-id="110087" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/msgm_ss26_lookbook_008/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008.jpeg" data-orig-size="500,750" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="MSGM_SS26_LOOKBOOK_008" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008-200x300.jpeg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008.jpeg" loading="lazy" width="500" height="750" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008.jpeg" alt="Milano Moda Uomo MSGM_SS26_LOOKBOOK_008" class="wp-image-110087" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008.jpeg 500w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008-200x300.jpeg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008-450x675.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/MSGM_SS26_LOOKBOOK_008-350x525.jpeg 350w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p><strong>Fiorucci</strong>, sotto la direzione di Francesca Murri, continua a sanguinare. Una collezione che sembra il risultato di un laboratorio creativo per bambini bendati. Meglio della scorsa? Sì. Ma solo perché quella alla Triennale sembrava un attacco personale al buon gusto. Look da cartoon, pois, Minnie, angioletti: un patchwork visivo al limite dell’involontario dadaismo. L’ironia di Elio Fiorucci c’era, ma stavolta piange.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="110088" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/schermata-2025-06-24-alle-21-29-14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14.png" data-orig-size="995,661" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Milano Moda Uomo Fiorucci toh magazine" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14-300x199.png" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14.png" loading="lazy" width="995" height="661" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14.png" alt="Milano Moda Uomo Fiorucci toh magazine" class="wp-image-110088" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14.png 995w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14-300x199.png 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14-768x510.png 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14-900x598.png 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14-450x299.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/Schermata-2025-06-24-alle-21.29.14-350x233.png 350w" sizes="(max-width: 995px) 100vw, 995px" /></figure>



<p><strong>Vivienne Westwood</strong> torna a Milano per presentare la collezione maschile (non lo faceva dal 2017) e anche Andreas Kronthaler sceglie la strada come location, nello specifico un bar vicino San Babila. Il mood è quello di un dandy di oggi: tutto è all&#8217;insegna dell&#8217;estate: ci sono la canapa leggera e il morbido tweed, il suede pregiato, i cotoni a righe vivaci, il popeline lavato e stampato, i fiorellini delicati disegnati a inchiostro dall&#8217;artista Dominic Myatt. </p>



<p>L&#8217;eleganza senza tempo della sartoria inglese e il “raffinato non so che milanese” che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Le scarpe esageratamente alte, simili a quelle che fecero ribaltare Naomi Campbell, non stavano bene a nessuno dei modelli e non staranno bene nemmeno alle drag queen di Milano che le riceveranno in omaggio dal brand in cambio di qualche stories accompagnata dall’hashtag #suppliedby. Quando si dice Punk Capitalista!</p>



<p>Ma d’altronde come recita il comunicato stampa “Quando un uomo ha stile, significa molto. Non ha nulla a che fare con la moda, è tutta una questione di stile.” Ma quale?&nbsp;</p>



<p>Anche <strong>Paul Smith</strong> ritorna a Milano e fa il suo. Come sempre, sempre bene. </p>



<p>Lo stesso succede da Emporio e da <strong>Giorgio Armani </strong>senza Mr. Armani a prendere gli applausi alla fine dello show, al suo posto Leo Dell’Orco, da troppo tempo dietro le quinte, da un twist leggero ma significativo ad entrambi le collezioni. </p>



<p><strong>Domenico Dolce e Stefano Gabbana</strong> hanno pensato alla pigiameria sartoriale, ok! Ma non rendiamola più noiosa di così.</p>



<p>Un po’ meglio <strong>Simon Cracker</strong>, il Margiela wanna be, che con la sua collezione riciclata porta in scena una proposta ricca di dettagli invitando il consumatore finale a non guardarsi indietro poiché é la direzione sbagliata. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="110086" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile.jpeg" data-orig-size="800,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="milano moda uomo simon cracker davide calcagnile" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-200x300.jpeg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-683x1024.jpeg" loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-683x1024.jpeg" alt="milano moda uomo simon cracker davide calcagnile" class="wp-image-110086" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-683x1024.jpeg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-200x300.jpeg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-768x1152.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-450x675.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile-350x525.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-simon-cracker-davide-calcagnile.jpeg 800w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure></div>



<p>Bravissimo <a href="https://magliano.website/?srsltid=AfmBOorEPVWX8KS0WHxcFV5raErWyU0lDxZXp7KhWV1Oooai6NbfnC5h">Magliano</a>, l’unico italiano da tenere in considerazione, che anziché sfilare proietta un piccolo film chiamato Maglianic, schiacciando l’occhio a Titanic, infatti la collezione viaggia su un traghetto e si sviluppa attorno al tema del <em>workwear</em>, reinterpretato in chiave contemporanea e futurista. </p>



<p>Il concetto di retrofuturismo utilitario diventa il cuore del progetto stilistico: una fusione tra la tradizione dell’abbigliamento da lavoro, con le sue divise e uniformi cariche di storia, e l’innovazione di un futuro che richiede funzionalità, comfort e sostenibilità (che si possono permettere forse in tre, visti i prezzi che manco Hermès)</p>



<p>Nel corto, i protagonisti non sono persone comuni, ma i look stessi: zaini da trekking robusti, capispalla tecnici, gilet stratificati, camicie essenziali, scarpe antinfortunistiche e modelli da calcetto progettati in collaborazione con Veja, brand noto per la sua attenzione all’etica e all’ambiente. Ogni pezzo è pensato come una “tenda per corpi senza riposo”, una protezione per chi vive in un mondo instabile e sempre in movimento.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/"><img src="//i.ytimg.com/vi/jbE_fTRQuP4/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p>Le stampe e i lunghi cappotti che avvolgono le silhouette sono anche qui un chiaro riferimento al lavoro, ma anche alla dignità e alla classe di chi lo compie. Nelle mani e nella mente di Luca, la moda non è solo estetica, ma diventa un messaggio etico forte: un tributo ai lavoratori e a chi si impegna ogni giorno, un modo per raccontare la realtà con rispetto e sensibilità. </p>



<p>(Ma tanto la maggior parte di voi che leggerete queste review, non é andata a votare l’ultimo referendum che riguardava anche il lavoro, quindi non potete capire di che parlo io e di cosa parla la collezione). </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="110084" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp" data-orig-size="1024,576" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="milano moda uomo magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024&#215;576" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-300x169.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp" alt=" magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576" class="wp-image-110084" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-300x169.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-768x432.webp 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-1000x563.webp 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-900x506.webp 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-450x253.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-magliano-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-350x197.webp 350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E poi c’é <strong>Prada</strong> che per la prossima stagione riflette sul discorso che vogliamo andare in vacanza ma non riusciamo a staccarci dal lavoro. E quindi Miuccia e il suo badante Raf forniscono una collezione leggera e apparentemente semplice ma carica di significato. </p>



<p>In passerella tessuti femminili, richiami all’abbigliamento da spiaggia, mocassini tagliati che rivelano le dita e borse da viaggio ripescate dall’archivio ma in colori nuovi. </p>



<p>A completare la collezione trench da ufficio leggerissimi ma rigorosi e cappelli della collezione femminile del 2005 rivisitati. <strong>Raf Simons, ancora incerto sul suo ruolo, piazza spille a caso per ricordarci che esiste.</strong> Ah Se vi state chiedendo se la scenografia avesse significato la risposta é no, non ne ha, se non un ricordo della collezione donna 2013 tramutata in tappeti acquistabili su Sklum. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="110085" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/milano-moda-uomo-ss26-cera-una-volta-la-fashion-week/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp" data-orig-size="1024,576" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="milano-moda-uomo prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024&#215;576" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-300x169.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp" alt="milano moda uomo prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576" class="wp-image-110085" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1.webp 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-300x169.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-768x432.webp 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-1000x563.webp 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-900x506.webp 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-450x253.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/milano-moda-uomo-prada-ss26-milano-fashion-week-look-1024x576-1-350x197.webp 350w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Insomma, dopo anni e anni in cui i brand facevano a gara per lo storytelling migliore, per l’influencer piú quotato e collezioni prive di qualità ma piene di sensazionalismi oggi la <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">moda</a> (a parte qualche eccezione) non vuole parlare piú di cosa succede nel mondo, di cosa realmente vogliono i consumatori e di essere avanti rispetto alla realtá ma vuole fare solo vestiti che nella maggior parte delle volte non arriveranno nemmeno in boutique.&nbsp;</p>



<h2 class="has-white-color has-text-color">Milano Moda Uomo fashion week Milano Moda Uomo fashion week Milano Moda Uomo fashion week Milano Moda Uomo fashion week</h2>
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		<title>Giulia Mei della musica ha capito tutto</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/06/giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 10:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[bandiera]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia mei]]></category>
		<category><![CDATA[lgbtqia+]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giulia Mei è un fiume in piena di musica, parole ed emozioni fortissime. Leggi l'intervista.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Giulia Mei è tra le voci (e le penne) più promettenti del nuovo panorama musicale italiano. &#8220;Io della musica non ci ho capito niente&#8221; è il suo secondo disco prodotto insieme a Ramiro Levy e Alessandro Di Sciullo e ospita interventi di Rodrigo D’Erasmo, Anna Castiglia e Mille.</h4>



<p><br><strong>Giulia Mei racconta: «Volevo solo fare un disco pieno di vita ordinaria, il diario di una bambina che parla di tutto senza preoccuparsi della forma, senza sovrastrutture, volevo colorare fuori dai bordi, giocare. Questo disco per me è una dichiarazione d&#8217;amore al disordine che non mi sono mai concessa per paura, a quella curiosità infantile che non mi ha mai abbandonata, a quel divergere che mi ha fatto sbagliare strada tutte le volte che ho avuto bisogno di liberarmi dalle pressioni esterne della “musica che funziona”. Ma questo disco è dedicato a chi non sa funzionare, se non coi propri unici ingranaggi, e a chi ascolta tutto come se non avesse mai ascoltato niente.» L&#8217;abbiamo intervistata.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109962" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano/wes_6171-modifica/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;\u2013&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D800&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1728133912&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;85&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Giulia mei toh magazine" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-819x1024.jpg" alt="Giulia mei toh magazine" class="wp-image-109962" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-1638x2048.jpg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6171-Modifica-scaled.jpg 2048w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><sup><sub>Giulia Mei</sub></sup></figcaption></figure>



<h4><strong>Nel disco confessi di non averci mai capito niente di musica, eppure sembri decostruirla con rara lucidità. Che rapporto hai oggi con la confusione creativa?</strong></h4>



<p>Sì, c’è stato sicuramente un grande lavoro di decostruzione e ricostruzione. Quel disordine che mi sono creata – anche uscendo dai binari che a volte mi ero imposta – mi ha permesso di trovare un nuovo ordine. Oggi cerco ancora la confusione: penso che il caos debba far parte del processo creativo. Il caos è destabilizzante, ma è fondamentale. Anche nella vita: se non esci dalla tua comfort zone, magari riesci comunque a scrivere, ma cadi sempre nello stesso punto.</p>



<p>Credo profondamente nell’evoluzione artistica, soprattutto quando fai un lavoro creativo come il nostro. La vita cambia costantemente, quindi se vivi davvero ma resti sempre uguale a te stesso nella scrittura, forse non stai analizzando a fondo quello che fai. Per me è importante mantenere un rapporto – sì, ancora controverso – con il caos. Ma ci sto.</p>



<h4><strong>A proposito di binari, una volta hai detto di voler &#8220;colorare fuori dai bordi&#8221;. Qual è stato il bordo più difficile da varcare per chiudere questo disco?</strong></h4>



<p>Ce ne sono stati diversi. A livello musicale, per esempio, ho dovuto trovare un modo nuovo di suonare il pianoforte, nonostante anni e anni di musica classica alle spalle. Ma il vero bordo difficile è stato umano: superare il dolore di raccontare certe cose molto personali. Mettere quei dolori dentro le canzoni è stato faticoso, ma anche bellissimo. Riascoltandole, mi accorgo che la musica mi ha permesso di dire quelle cose nel modo migliore. A parole non sarei riuscita ad analizzarle con la stessa lucidità.</p>



<h4><strong>In “Bandiera” canti: <em>“Voglio uscire la sera e tornare da sola senza la paura del tipo della spazzatura”</em>. Com’è nata l’urgenza di trasformare un’insicurezza personale in un inno collettivo?</strong></h4>



<p>Quella frase è stata una delle prime che ho scritto per il disco. Mi sono resa conto che una delle cose che non sono libera di fare è uscire da sola la sera. Da lì ho iniziato a riflettere su tutto ciò che non posso fare. È nato da un’esperienza personale, ma avevo bisogno di parlarne, di sentirmi meno sola. “<a href="https://open.spotify.com/track/6wnYnrMxtVrkrMdHw45ucg?si=0af1f02073424b2d">Bandiera</a>” è un’esigenza di collettività: volevo creare qualcosa che parlasse anche per le altre persone, soprattutto per chi si sente limitato nella propria libertà.</p>



<p>Alcuni si sono offesi per la frase sul tipo della spazzatura, ma chi ascolta davvero capisce che sto parlando d’altro. Non c’è nessuna accusa, è solo una metafora. Volevo che si parlasse di questo tema, e usare il mio linguaggio – la musica – è stato il modo più sincero per farlo. La risposta del pubblico mi ha confermato che c’è un bisogno reale di raccontare queste cose. Per me, “Bandiera” è una canzone di autodeterminazione, che può parlare a chiunque. Per questo sono felicissima di suonarla al Padova <a href="https://toh-magazine.com">Pride</a>: sarà un momento importante, per me e per tutti quelli che si sentono minati nella propria libertà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109963" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano/wes_6523/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;\u2013&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D800&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1728144562&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Giulia mei toh magazine" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-819x1024.jpg" alt="Giulia mei toh magazine" class="wp-image-109963" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-1638x2048.jpg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/WES_6523-scaled.jpg 2048w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><sup><sub>Giulia Mei</sub></sup></figcaption></figure>



<h4><strong>Oltre al significato, “Bandiera” ha anche una struttura musicale potente: dalla marcia nuziale a una sorta di rivoluzione sonora. È una canzone vera, un piccolo capolavoro. Ma parlando di macelli&#8230; parliamo di X Factor?</strong></h4>



<p>(Ride) Sì, portai “Bandiera” anche lì. È stato un momento importante, anche se breve. Io lo rifarei esattamente com’è andato. È facile dirlo a posteriori, ma mi ha dato tanto: è stata la mia prima esperienza televisiva e mi ha formata, soprattutto a livello di performance. E poi ho potuto portare una mia canzone davanti a tantissima gente, con una risonanza enorme.</p>



<p>Spesso mi chiedono se sono arrabbiata per com’è andata. No, per niente. Sono grata. Per me X Factor è stata una tappa, un passaggio. Stavo già lavorando al disco, già con le persone con cui continuo a lavorare. Dopo X Factor abbiamo lanciato il disco, il tour… sono successe tante cose belle. È stata una corsa breve, sì, ma molto rumorosa. E ne è valsa la pena.</p>



<h4><strong>Nel disco dici che <em>“la vita è brutta, ma la faccio ballare”</em>. È più catartico cantare la disillusione o riderci sopra?</strong></h4>



<p>Entrambe le cose. Sono due facce della stessa medaglia. Cantare la disillusione ballando è una delle prove più difficili per un autore. L’ho imparato ascoltando De André: un valzerino che racconta di Miché che si impicca, oppure “Volta la carta” che parla di dolore su una melodia leggera.</p>



<p>Quella è una forma potentissima di catarsi. Anche io l’ho cercata: parlo del baratro, dell’Europa che si sfalda sotto i piedi, ma ci ballo sopra. E ballarci sopra è già una forma di resistenza. Per me la leggerezza, l’ironia, la satira, anche la frivolezza – quella sana – sono necessarie. La musica deve contenere tutto, altrimenti non racconta davvero la vita. Io in una giornata provo 700 emozioni, e oggi ho anche il ciclo, quindi raddoppia! (ride)</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/06/giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano/"><img src="//i.ytimg.com/vi/f5WFcueJWmw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption><sup><sub>Giulia Mei feat. Anna Castiglia &#8220;Un tu scuiddari&#8221;</sub></sup></figcaption></figure>


<h4><strong>Anche la tracklist del disco rispecchia questa altalena emotiva: da ballad al piano come “Genitori” a momenti punk come “H&amp;M”. Come costruisci l’equilibrio tra forma musicale e urgenza testuale?</strong></h4>



<p>In realtà, ogni volta è diverso. È un equilibrio che si costruisce nel processo stesso della scrittura. In questo disco ho davvero cercato di uscire da me stessa, anche a livello tecnico: non partire sempre dal piano, non seguire per forza un iter tradizionale. Lavorare con l’elettronica mi ha aiutata tanto: ho iniziato canzoni partendo da un beat, da un suono, da un frammento di synth, anche da una voce tagliata a caso.</p>



<p>Questo approccio mi ha liberata. Mi ha permesso di trovare forme nuove, anche linguistiche, per parlare di quello che avevo urgenza di dire.</p>



<h4><strong>Ti abbiamo vista anche parlare di libertà e di corpi femminili con Non Una di Meno. Volevo chiederti: in che modo la tua musica amplifica o complica il tuo impegno politico?</strong></h4>



<p>Diciamo che anche qua io dico sempre che il mio impegno politico è una sfumatura della mia musica. Ecco, io non mi permetterei mai di dire di essere un’attivista, per rispetto agli attivisti che fanno un lavoro enorme, straordinario.<br>Giorno dopo giorno, nella mia musica parlo di un’urgenza anche politica ed è importante farlo per me, prima di tutto, poi perché amplifico e quindi creo comunità, creo riflessione, arriva magari a piani anche molto più alti.<br>Questa canzone è stata&#8230; non lo so, adesso ricordo veramente: una deputata l’ha letta, è arrivata anche a essere recitata dai giornali, in situazioni appunto di cronaca, non per quanto riguarda il discorso musicale.<br>Diciamo che questa cosa per me è importante perché mi aiuta a trovare persone attorno a me che vogliono, come me, cambiare le cose, arrivare piano piano verso un mondo in cui non si perseguitano più le persone, in cui le persone non muoiono come è successo qualche giorno fa, che una ragazza di 14 anni è stata ammazzata dal fidanzato perché lei non voleva più star con lui. Sempre di più ci stiamo riavvicinando a una forma, proprio a un immaginario patriarcale e reazionario della prevaricazione, della violenza.<br>Per cui, in questo senso, parlarne attraverso la musica è molto importante.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2025/06/giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano/"><img src="//i.ytimg.com/vi/VuMzVsMqhUM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption><sup><sub>Giulia Mei &#8211; Bandiera</sub></sup></figcaption></figure>


<h4><strong>A proposito di violenza, anche tu hai subito odio nei tuoi confronti… era la prima volta o purtroppo era già accaduto?&nbsp;</strong></h4>



<p>Sarà accaduto qualche volta così, ma con questa mole, con questa forza, no, cioè&#8230;<br>Okay, dico che è la prima volta perché comunque è stata veramente&#8230; c’è stata una ondata molto, molto forte.<br>Ce ne sono state più ondate, anche dopo il 1° maggio, perché è chiaro che quando hai tanta risonanza, prendi tutto quello che c’è, lo trovi ovunque.</p>



<p>E dico stronzi perché è chiaro che io accetto e metto in conto che una persona possa non condividere la mia direzione, il mio modo, il mio messaggio.<br>Ma quando stiamo parlando di questo, stiamo parlando di persone che&#8230; cioè, neanche te li dico i commenti, ma immaginerai: ci sono cose inqualificabili e lì sei stronzo.</p>



<p>Beh, come si dice a Palermo chiesta è acqua mischiata ca terra.</p>



<h4><strong>Drammaturgia sembra una meta-canzone, un racconto su come si racconta. Che ruolo hanno la narrazione e il teatro nel tuo modo di scrivere?</strong></h4>



<p>Io sono cresciuta con Giorgio Gaber. A 15 anni facevo teatro-canzone, proprio nel senso più letterale del termine. Cantavo, recitavo, scrivevo. Mi sentivo Gaber, nel mio piccolo.</p>



<p>Questa teatralità me la porto ancora dietro, anche se oggi si è un po’ smussata. Mi piace ancora molto il contatto diretto con chi ho davanti, il dialogo nello sguardo. Per questo, per esempio, non riesco a cantare con gli occhiali da sole.</p>



<p>La teatralità è anche nell’arrangiamento, nei live, nel modo in cui certi pezzi vengono interpretati. “Drammaturgia” racconta una relazione e alla fine diventa quasi una carezza al “tu” che mente, perché quando si mente a quel livello, chi ci rimette davvero sei tu. Rimani solo.</p>



<h4><strong>Ne “La vita è brutta” parli di “cuore, culo e minima barocca”. È una definizione meravigliosa. Ti chiedo: la contraddizione è un metodo di lavoro per te?</strong></h4>



<p>Assolutamente sì. Si vede anche dal fatto che sono palermitana! [ride]</p>



<p>Per me la contraddizione è un punto di partenza, non un ostacolo. È come in quella sonata di Mozart, la n.12, dove c’è una base semplice e sopra qualcosa che sembra dissonante, ma poi tutto si ricompone.</p>



<p>Mi piace pensare alla sintesi, ma non nel senso di semplificare o togliere. Al contrario: aggiungere, costruire. Una sintesi che accoglie le contraddizioni e le trasforma in qualcosa di nuovo.</p>



<p>E poi sì, siamo tutti contraddittori. Tutti. Parlo spesso di ipocrisia, di cattiveria atavica, di quei meccanismi che ci auto-insegniamo e che poi ci incastrano. La creatività, per me, nasce anche da lì.</p>



<h4><strong>Facciamo un passo indietro. Dal tuo disco precedente, “Diventeremo adulti”, oggi sembri più tagliente, meno accomodante. Cos’è cambiato?</strong></h4>



<p>La vita. Le cose che mi sono successe. Un certo livello di disillusione.</p>



<p>In sei anni si cambia tanto. Mi sono accorta che i fiorellini ci sono, sì, ma ci sono anche le spine. Prima avevo un modo di cantare un po’ più carico, più sovrapposto. Oggi ho cercato un’intimità diversa, più scarna ma anche più autentica.</p>



<p>Con i miei produttori ho fatto un lavoro per ritrovare una vocalità essenziale, che fosse più vera. Che mi permettesse di dire delle cose che, forse, non saprei nemmeno spiegare a parole. Ma che nel canto trovano forma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109965" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/giulia-mei-bandiera-pride-musica-palermo-milano/summer-tour/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-scaled.jpeg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="giulia mei toh magazine" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-240x300.jpeg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-819x1024.jpeg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-819x1024.jpeg" alt="giulia mei toh magazine" class="wp-image-109965" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-819x1024.jpeg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-240x300.jpeg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-768x960.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-1229x1536.jpeg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-1638x2048.jpeg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-1000x1250.jpeg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-900x1125.jpeg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-450x563.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-350x438.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/SUMMER-TOUR-scaled.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><sup><sub>Giulia Mei &#8211; Summer Tour</sub></sup></figcaption></figure>



<h4><strong>Ci sono degli artisti, autori, poeti, cantanti che ti fanno proprio venir voglia di sederti al pianoforte</strong>?</h4>



<p>L’altro giorno ho riscoperto la produzione di Fanny Mendelssohn, sorella di Felix Mendelssohn. Di lei non se ne parla mai, perché è stata sotterrata dalla storia e perché è donna. Un talento molto maggiore rispetto a quello del fratello. Scriveva delle cose bellissime, era la sua mentore… ma era donna. Ho riscoperto i suoi lavori, delle cose bellissime e proprio mi ha fatto venire voglia di suonare.</p>



<h4><strong>Il pubblico che canta “Bandiera” con te ha cambiato il senso della canzone? C&#8217;è stata una reazione dal palco che ti ha spiazzata?</strong></h4>



<p>Intanto, per quanto riguarda <em>Bandiera</em>, già il fatto che le persone la cantino per me non l’ha portata a termine: è arrivata a destinazione.<br>Cioè, questo è quello che io speravo: che arrivasse alle persone, proprio quella canzone — ma in realtà tutte le canzoni. A Roma, l’ultima volta sono scesa dal palco ad abbracciare una ragazza in prima fila, perché piangeva a dirotto. Ho sentito proprio questa connessione enorme con lei. Queste cose mi danno consapevolezza e mi fanno pensare che allora quello che ho scritto è vero.</p>



<p>Ci tengo molto alle persone che mi vengono a sentire. Anche dopo il concerto, sono sempre molto disponibile a parlare, ad ascoltare, perché comunque ho sempre l’impressione che è — boh — è bilaterale, questo rapporto. E questa cosa l’ho capita veramente da quando è iniziato questo tour, perché è successa questa cosa, di questa connessione così forte.<br>La gente veramente viene per te, ascolta. È venuta col disco, magari è venuta per le tue canzoni. E questo, sì: ha dato un nuovo significato a quello che faccio. Senz’altro.</p>



<h4><strong>Senti, se domani qualcuno ti dicesse o ti scrivesse che grazie alle tue canzoni si sente libero, o grazie alle tue canzoni si sente una persona diversa, ecco, cosa gli diresti?&nbsp;</strong></h4>



<p>Ma guarda, in realtà questa cosa già mi è successa, mi hanno già scritto tante persone<br>E io ho sempre risposto. Chiaro è che ogni risposta è diversa ma più o meno dico “grazie per averlo condiviso con me” intanto, perché non è detto e non è scontato che una persona si apra.<br>Cioè, chi cazzo sono io alla fine? Sono un’estranea<br>È bello sentirmi connessa con le persone che mi scrivono.</p>



<h4><strong>Qual è la cosa più incomprensibile che la musica ti ha insegnato finora?</strong></h4>



<p>I limiti. Nell’amore, nella musica. Questo disco parla anche di limiti di come puoi riscriverli e ridefinirli. Trovo i limiti incomprensibili.</p>



<h4><strong>L’ultimo disco di cui ti sei innamorata?</strong></h4>



<p>Mi è molto piaciuto l’ultimo disco di Giorgio Poi, ultimamente sto ascoltando un po’ di elettronica e sto aspettando con ansia il nuovo disco degli Odesenne che è questo questo gruppo francese perché mi piace molto il pop francese, E poi sto riscoprendo non più da studentessa ma con con orecchie nuove, le sinfonie di Mozart.</p>



<p><a href="https://open.spotify.com/album/5iH1J6UeLIw8ALALw7VnuT?si=fIDQSaI8RdC4Z3Q7l8VPeg">Giulia Mei &#8211; Io della musica non ci ho capito niente</a> </p>



<p class="has-white-color has-text-color">Giulia Mei</p>
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		<title>PEOPLE OF PRIMAVERA SOUND</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 16:26:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[anohni and the Johnsons]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[chappel roan]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie xcx]]></category>
		<category><![CDATA[fontaines d.c.]]></category>
		<category><![CDATA[haim]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[music]]></category>
		<category><![CDATA[primavera sound]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[Sabrina Carpenter]]></category>
		<category><![CDATA[spain]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[wolf alice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Look iconici, pelle scoperta e libertà: lo spettacolo Primavera Sound 2025 era anche sotto al palco!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Look iconici, pelle scoperta e libertà: lo spettacolo era anche sotto al palco! Il Primavera Sound Barcelona 2025 è ufficialmente finito, e sì, ci piange un po’ il cuore. Perché ci siamo divertiti, ci siamo sentiti a casa e, soprattutto, abbiamo vissuto una delle edizioni più spettacolari di sempre.</h4>



<p>La sorellanza pubblica tra le tre headliner del Primavera Sound, denominate per l’occasione le Powerpuff Girls &#8211; Charli XCX, Sabrina Carpenter e Chappell Roan &#8211; ha attraversato tutto il <a href="https://toh-magazine.com/2025/03/primavera-sound-toh-edit/">festival</a>, mentre il resto del mondo musicale guardava ammirato. </p>



<p>Ma non c’erano solo loro al Primavera Sound: 311 show in totale, tra cui LCD Soundsystem, Fontaines D.C., ANOHNI and the Johnsons, HAIM, Wolf Alice&#8230; Un formato urbano riconoscibile e personale, sempre più consolidato, con Barcellona come motore di tutto ciò che è stato e che sarà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109928" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/people-of-primavera-sound/kodak-digital-still-camera-17/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-scaled.jpg" data-orig-size="2006,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;KODAK PIXPRO FZ55&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;KODAK Digital Still Camera&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1749325900&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;16.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;172&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;KODAK Digital Still Camera&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="KODAK Digital Still Camera" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-235x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-802x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-802x1024.jpg" alt="" class="wp-image-109928" width="840" height="1073" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-802x1024.jpg 802w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-235x300.jpg 235w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-768x980.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-1204x1536.jpg 1204w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-1605x2048.jpg 1605w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-1000x1276.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-450x574.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-350x447.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0689-scaled.jpg 2006w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<h3>Un&#8217;edizione che quest’anno ha accolto 293.000 persone. </h3>



<p>Ma torniamo a quelle 293mila persone… come erano vestite? Quest’anno, Charli XCX, Sabrina Carpenter e Chappell Roan hanno – anche senza volerlo – dettato i codici di abbigliamento di ogni giornata. Il primo giorno? Verde ovunque. La folla ha abbracciato la Brat (never ending) Summer, tra abiti lime, mesh fluorescenti e uno spirito caotico e provocatorio come il disco di Charli.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109929" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/people-of-primavera-sound/kodak-digital-still-camera-18/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;KODAK PIXPRO FZ55&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;KODAK Digital Still Camera&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1749320625&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0071428571428571&quot;,&quot;title&quot;:&quot;KODAK Digital Still Camera&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="KODAK Digital Still Camera" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-768x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-109929" width="840" height="1120" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-1536x2048.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0667-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Il secondo giorno? Civettuolo e romantico. Sabrina Carpenter ha portato con sé la sua estetica “sweet n short”, e il Parc del Fòrum si è riempito di pizzi, rasi, gonne svolazzanti e segni di baci ovunque. Sabato? Pink takeover. Chappell Roan ha chiesto alla sua fanbase di indossare qualcosa di rosa, e la risposta è stata un’onda glitterata di bandane, cappelli da cowboy, corsetti e ogni tonalità di rosa possibile. </p>



<p>Il tutto culminato sulle note di&nbsp;Pink Pony Club.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="109930" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/06/people-of-primavera-sound/kodak-digital-still-camera-19/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;KODAK PIXPRO FZ55&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;KODAK Digital Still Camera&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1749326237&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.014285714285714&quot;,&quot;title&quot;:&quot;KODAK Digital Still Camera&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="KODAK Digital Still Camera" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-768x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-109930" width="840" height="1120" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-1536x2048.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/06/100_0690-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>E poi c’erano loro, i nostri preferiti: quelli che non hanno chiesto consigli a Google, né a ChatGPT, né a nessun altro. Hanno semplicemente ignorato il concetto stesso di vestirsi. Pettorali sudati, capezzoli all’aria, intimo (quasi) inesistente… da far sembrare superfluo anche cantare&nbsp;&#8220;You wanna guess the colour of my underwear?&#8221;</p>



<p>Una sfilata di corpi, emozioni, libertà e individualità che ha illuminato ogni angolo del festival. </p>



<h3>Se ve lo siete persi abbiamo già le date per Primavera Sound 2026, la sua 24ª edizione, che si terrà dal 4 al 6 giugno.</h3>



<p>Ed è tutto nelle foto qui d<a href="https://www.instagram.com/giuseppedirosalia/?hl=it">i Giuseppe Di Rosalia</a> qui sotto.</p>



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<p>Foto e testo Giuseppe Di Rosalia</p>
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		<title>Gira la moda: Il gioco delle sedie non finisce più.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 08:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Michele]]></category>
		<category><![CDATA[demna]]></category>
		<category><![CDATA[direttore creativo]]></category>
		<category><![CDATA[gucci]]></category>
		<category><![CDATA[margiela]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[Prada]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova rubrica dove svuotiamo il sacco anziché riempirlo di stronzate che il circolino della moda ci propina giorno dopo giorno. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Nel 2025, ma forse dovrei dire negli ultimi 10 anni, la moda ha avuto più direttori creativi che idee. Il calendario degli annunci è pieno raso un po’ come quello delle capsule (orrende) di Jacquemus, ma con meno leggerezza e più angoscia da trimestrale.</h3>



<p>I CEO giocano a Risiko con gli stilisti e i consumatori seguono il via vai come le signore di una certa guardano beautiful dopo pranzo, ma con la stessa sensazione che tutto cambi perché nulla cambi davvero.</p>



<p><strong>Alessandro Michele, il mistico visionario con la sindrome di D’Annunzio che ha preso l’MDMA, è arrivato da Valentino</strong>, brand che aveva appena trovato una specie di equilibrio con Piccioli e che ora si ritrova a fare da palcoscenico a un’estetica che conosciamo fin troppo bene: drappeggi, poesia a caso, tappeti orientali, e perché no una passerella che pareva il bagno di un night di Amsterdam. </p>



<p><strong>Genio? Forse per chi non ha referenze. Innovatore? Non più. Ma nel vuoto d’immaginario collettivo attuale, meglio una copia di sé stessi che il nulla cosmico. </strong>Ed è forse per paura che il vecchio Valentino venga dimenticato per sempre che il fondatore Garavani insieme al suo partner di vita Giammetti ha allestito una mostra tutta rossa, tutta Valentino, <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">tutta moda</a>, tutta vera.&nbsp;</p>



<p><strong>Pierpaolo Piccioli, l’ultimo romantico, ha preso il posto più radioattivo dell’intero sistema: Balenciaga</strong>. Lì dove l’estetica post-umana, post-bellezza, post-tutto di Demna aveva creato un culto, Piccioli porterà il suo umanesimo sartoriale? Sicuramente proverà a far dimenticare gli scandali di certe adv, ma non è detto che non verrà fagocitato dal sarcasmo nero pece che aleggia ancora su quel marchio. Lo scopriremo a Ottobre. Intanto, ci si chiede se abbia accettato per passione o per spirito di martirio. (Lasciatemi sognare, lo so che ha accettato solo per soldi).</p>



<p><strong>Nel frattempo Demna è volato da Gucci. E se vi sembra una barzelletta, è solo perché lo è.</strong> Dopo aver reso Balenciaga il brand più controverso (e redditizio) del decennio, Demna resta alla corte di Kering, ma in una casa — Gucci — che non sa più se essere sexy, popolare, intellettuale o tutto questo insieme. Il rischio? Che diventi una nuova Balenciaga, ma con il logo più leggibile.</p>



<p>Intanto, il brand che non fa mai notizia ma che detta ancora legge, Chanel, ha scelto Matthieu Blazy. Una decisione precisa: dopo la morte creativa (e commerciale) dell’era Viard, serve un volto pulito, serio, autorevole. <strong>Blazy ha il gusto e la disciplina per evitare scivoloni, ma anche l’aria di uno a cui la parola cambiamento mette più paura che voglia.</strong> Chanel non rischia, non l’ha mai fatto, ma nemmeno sogna, fa sognare noi una fottutissima collezione maschile che mai e poi mai arriverà. Ma in di questi tempi dove tutto è il contrario di tutto, aver preso Blazy è già una strategia.</p>



<p>Glenn Martens, invece, sfida la logica e i turni di lavoro: sarà a capo di <a href="https://www.maisonmargiela.com/it-it/?utm_source=google&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_campaign=STO_MM0_[SEA_BRA_ACQ_IT]_a-01_EXA_BrandExact&amp;utm_content=1.0_Exact&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=19423886765&amp;gbraid=0AAAAAowROtzJhSsYL6prguF1_Mra-kjGb&amp;gclid=Cj0KCQjwgIXCBhDBARIsAELC9ZhqySZfpqZ-1KmTHKLzrZ0bbIfjSi7x_s_JCHQc0pq1q-7581GCVeEaAlgSEALw_wcB">Margiela</a> pur restando da Diesel. Margiela, ovvero il tempio del silenzio, della sottrazione, del pensiero critico, del non logo, ora nelle mani di un designer noto per denim industriali, show spettacolari e dichiarazioni forti. Sarà interessante vedere come gestirà la schizofrenia. <strong>L’importante è non aspettarsi il fantasma di Galliano che negli uffici di&nbsp;Place des États-Unis ci andava solo quando se lo ricordava e tanto meno quello di Martin. Non c’è più. Anche se tutti ne sentiamo la mancanza.</strong>&nbsp;</p>



<p>Ma il vero colpo di scema arriva da Versace, dove Prada ha calato l’asso. Mossa fredda, da vero killer, spietata: <strong>Donatella fuori, Dario Vitale dentro.</strong> E se non sapete chi sia, è perché non dovete. Prada non sceglie per hype, ma per strategia. In un mondo in cui tutto urla, loro sussurrano. E poi colpiscono. Versace ora è parte del “sistema Prada” — leggasi: meno trash, più margini. Addio paillettes? Non subito. Ma a Donatella, se non altro, non toglieranno mai il mito.</p>



<p>Chi invece ha tolto il disturbo senza troppi drammi è Dries Van Noten. Un addio elegante, senza caos né gossip. L’uscita di scena di chi sa che la moda non è più il posto per chi vuole creare con lentezza, bellezza, e una certa forma di poesia. Rimarrà il marchio, certo, ma l’anima è uscita con lui. E forse è meglio così.</p>



<p>E infine, Maria Grazia Chiuri lascia Dior. Dopo anni di t-shirt femministe, frasi ricamate e passerelle che sembravano simposi ONU, la designer abbandona il campo lasciando Dior senza una voce fintapolitica. Il bilancio? Diviso. Ha portato il femminismo sulla passerella, ma spesso l’ha ridotto a merchandising. Adesso che se n’è andata, la domanda è: chi si prenderà la responsabilità di raccontare il femminile? Ma JW Anderson ovviamente, che dopo l’operazione difficilissima di rianimare lo spagnolo LOEWE (che con il duo di Proenza Schouler è pronto a tornare in cantina) è stato chiamato da Dior prima uomo e ora anche donna. Ma non sono sicuro resti li per molto tempo.. sarà un raf simons bis?</p>



<p>Insomma in un mondo sempre più dominato da uomini, quasi tutti quarantenni e quindi per la moda appena maggiorenni, a parte Miuccia con a seguito il suo badante e Louise Trotter da Bottega Veneta, siamo tutti in attesa di tornare a vedere collezioni disegnate da chi sa farlo, da chi ha studiato e non dalla Bellettini ne tanto meno da Cantino o qualche altro direttore marketing, perché se è vero che il&nbsp;sistema moda è ormai un palcoscenico instabile dove le direzioni creative cambiano più in fretta delle tendenze, e mentre gli stilisti si passano il testimone come in una staffetta ad alto rischio reputazionale, i brand e i loro CEO inseguono l’illusione che un solo nome possa salvarli. Ma la verità oggi sembra un’altra: la moda ha smesso di cercare idee, ora cerca solo colpevoli.</p>



<p>gira la moda gira la moda gira la moda gira la moda</p>
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		<title>MI AMI 2025: Il veleno e la cura, tre giorni di musica e baci a Milano</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/04/mi-ami-festival-2025-milano-idroscalo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mi-ami-festival-2025-milano-idroscalo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 15:20:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Concerti Milano maggio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Festival musica Milano maggio]]></category>
		<category><![CDATA[miami festival]]></category>
		<category><![CDATA[musica indipendente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il MI AMI FESTIVAL 2025 è pronto a partire con un sacco di novità scopri la line-up su Toh! Magazine</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em>Dal 22 al 24 maggio all’Idroscalo, una nuova location e una line-up esplosiva per la 19ª edizione del MI AMI, il festival più atteso della primavera italiana.</em></h2>



<p>MI AMI 2025 – Musica Importante a Milano – torna per la sua <strong>19ª edizione</strong> con un’edizione rinnovata, profonda, viscerale e potente. Il festival, ormai manifesto culturale della musica indipendente e alternativa italiana, si svolgerà dal <strong>22 al 24 maggio</strong> in una <strong>nuova location all’interno dell’Idroscalo di Milano</strong>, immersa tra acqua e alberi. Il tema di quest’anno è tanto evocativo quanto necessario: <strong>“Il Veleno e la Cura”</strong>, una riflessione sull’umanità, sulle sue contraddizioni, e sul ruolo curativo della musica in tempi complessi.</p>



<h3>Bladee e l’apertura del festival: la prima volta in Italia</h3>



<p>Giovedì <strong>22 maggio</strong> il festival si apre con il <strong>Day 0</strong>: una speciale serata di apertura che vedrà protagonista <strong>Bladee</strong>, l’enigmatico artista svedese del collettivo Drain Gang, per la <strong>prima volta in Italia con un full live show esclusivo</strong>. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati dell’internet rap e dell’estetica post-digitale, Bladee presenterà l’ultimo album <em>Cold Visions</em> accompagnato da ospiti devoti al suo universo sonoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109686" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/04/mi-ami-festival-2025-milano-idroscalo/unnamed-40/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed.png" data-orig-size="844,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="mi ami festival toh magazine" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-211x300.png" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-720x1024.png" loading="lazy" width="720" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-720x1024.png" alt="mi ami festival toh magazine" class="wp-image-109686" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-720x1024.png 720w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-211x300.png 211w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-768x1092.png 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-450x640.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed-350x498.png 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/04/unnamed.png 844w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<h3>Al MI AMI una line-up ricchissima: da Noyz Narcos a Alice Phoebe Lou</h3>



<p>Il cuore pulsante del festival sarà venerdì 23 e sabato 24 maggio, con <strong>oltre 70 artisti</strong> distribuiti su quattro palchi. La line-up spazia dal rap all’indie, dal metal all’elettronica sperimentale, restituendo un affresco autentico del panorama musicale contemporaneo. Tra i nomi più attesi:</p>



<ul><li><strong>Noyz Narcos</strong></li><li><strong>Joan Thiele</strong></li><li><strong>Giorgio Poi</strong></li><li><strong>Diodato</strong></li><li><strong>Fast Animals and Slow Kids</strong></li><li><strong>Il Teatro degli Orrori</strong></li><li><strong>Offlaga Disco Pax</strong></li><li><strong>Psicologi</strong></li><li><strong>BNKR44</strong></li><li><strong>Emma Nolde</strong></li><li><strong>Alice Phoebe Lou</strong> (unica data italiana)</li><li><strong>The Pains of Being Pure at Heart</strong> (unica data italiana)</li><li><strong>Giuse The Lizia</strong>, <strong>Sayf</strong>, <strong>Lorenzza</strong>, <strong>okgiorgio</strong>, <strong>Ele A</strong>, <strong>Centomilacarie</strong>, <strong>Fuckyourclique</strong>, <strong>Il Mago del Gelato</strong>, <strong>Turbopaolo</strong>, <strong>Messa</strong>, <strong>Fulci</strong>, <strong>Auroro Borealo</strong>, <strong>Simone Panetti</strong>, <strong>Pop X</strong>, <strong>Camoufly</strong>, <strong>Post Nebbia</strong>, <strong>Studio Murena</strong>, <strong>Fuera</strong>, <strong><a href="https://toh-magazine.com/2025/03/elasi-un-elasir-onirico-di-suoni-e-visioni/">Elasi</a></strong>, <strong><a href="https://toh-magazine.com/2022/12/ginevra-canzoni-fragili-per-cuori-puri/">Ginevra</a></strong>, <strong>Mimì</strong>, <strong>Anna Carol</strong>, <strong>Vanarin</strong>, <strong>Tony 2Milli x Canova</strong>, e molti altri.</li></ul>



<h3>Non solo musica: stand-up comedy, arte visiva e prime volte</h3>



<p>Per la prima volta il MI AMI Festival apre le porte anche alla <strong>stand-up comedy</strong> con <strong>Turbopaolo</strong>, mentre il <strong>metal</strong> entra nella programmazione con i <strong>Messa</strong> e i <strong>Fulci</strong>, allargando ulteriormente i confini del festival. L’immagine ufficiale del MI AMI 2025 è firmata dall’illustratore indonesiano <strong><a href="https://www.instagram.com/rooovie/">M Fatchurofi (@rooovie)</a></strong>, che ha interpretato il concept “Il Veleno e la Cura” con una serie di opere che fondono elementi naturali e simbolici, riflettendo le tensioni e le contraddizioni della contemporaneità.</p>



<h3>Un festival manifesto</h3>



<p>Sotto la direzione di <strong>Carlo Pastore</strong> e <strong>Stefano Bottura</strong>, il MI AMI si conferma ancora una volta un <strong>festival manifesto</strong> della scena indipendente, capace di tenere insieme qualità, identità, ricerca e poesia. In un’industria musicale sempre più piegata alle logiche del mercato e della performance, MI AMI resiste come <strong>spazio di libertà, comunità e possibilità</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“Nel Veleno che attraversa il nostro tempo, MI AMI risponde con la Cura che conosce: la Musica, l’Unione, la Bellezza.”</p></blockquote>



<h3>Biglietti disponibili su DICE</h3>



<p>I biglietti giornalieri e gli abbonamenti per l’intera durata del festival sono già disponibili tramite il rivenditore esclusivo <strong><a href="https://dice.fm/bundles/mi-ami-2025-3vex?lng=it">DICE</a></strong>. Il consiglio? Non aspettare troppo: il MI AMI è pronto a cambiare pelle, ma il suo cuore resta lo stesso. E batte più forte che mai.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p></p>
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		<title>Al Primavera Sound 2025 la line up è la più libera e inclusiva di sempre</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2024/10/primavera-sound-2025-barcelona-line-up-toh-magazine-charli-xcx/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=primavera-sound-2025-barcelona-line-up-toh-magazine-charli-xcx</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 18:47:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[chappel roan]]></category>
		<category><![CDATA[Charli XCX]]></category>
		<category><![CDATA[festival lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[haim]]></category>
		<category><![CDATA[primavera]]></category>
		<category><![CDATA[primaverasound]]></category>
		<category><![CDATA[Sabrina Carpenter]]></category>
		<category><![CDATA[tohmagazine.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Charli xcx, Chappell Roan e Sabrina Carpenter le tre artiste più importanti del momento, saranno le headliner della 23ª edizione del Primavera Sound, segnando un traguardo senza precedenti.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2024/10/primavera-sound-2025-barcelona-line-up-toh-magazine-charli-xcx/">Al Primavera Sound 2025 la line up è la più libera e inclusiva di sempre</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em><b>Charli&nbsp;xcx, Chappell Roan e Sabrina Carpenter</b></em> <strong>le tre artiste più importanti del momento, saranno le headliner della&nbsp;23ª edizione del Primavera Sound, segnando un traguardo senza precedenti</strong>.</h2>



<h4><em><strong>LCD Soundsystem, FKA twigs,&nbsp;HAIM, Jamie xx, Fontaines D.C., Beach House, IDLES, Clairo, Turnstile, Sturgill Simpson, ANOHNI and the Johnsons, Floating Points, Stereolab, Spiritualized e Parcels</strong></em> sono gli altri protagonisti di una lista di 147&nbsp;artisti, caratterizzata da&nbsp;un equilibrio&nbsp;di genere&nbsp;e da peculiarità che possono accadere solo al Primavera Sound<br>&nbsp;</h4>



<p>Le feste migliori cominciano sempre molto prima dell’inizio ufficiale. Dopo quasi un quarto di secolo di storia, al Primavera Sound i festeggiamenti non si svolgono solamente durante l’evento in sè, ma comprendono anche tutto ciò che si sogna&nbsp;prima che il momento arrivi.&nbsp;</p>



<h3>Con quella sensazione di farfalle nello stomaco <strong>possiamo ora iniziare a immaginare come sarà il Primavera Sound Barcelona 2025, grazie a una line-up inclusiva,</strong>&nbsp;<strong>eclettica e senza pari,&nbsp;</strong>presentata in un video di Vampire Films e VETA, in cui la festa è già iniziata. </h3>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2024/10/primavera-sound-2025-barcelona-line-up-toh-magazine-charli-xcx/"><img src="//i.ytimg.com/vi/iUGMtQXKyfw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p>Questo “unboxing” musicale arriva prima del previsto, oltre sette mesi prima della 23ª edizione del Primavera Sound. Il tempo che abbiamo davanti ci permetterà di scoprire tutte le peculiarità che si celano dietro a una line-up che celebra l’identità inconfondibile di Primavera Sound, costruita anno dopo anno insieme alla complicità del pubblico.&nbsp;</p>



<h3><strong>Un totale di 147 artisti&nbsp;</strong>stanno già sognando questo momento:&nbsp;le giornate principali del <strong>Primavera Sound Barcelona 2025 si svolgeranno dal 5 al 7 giugno nel Parc del Fòrum</strong>, una venue iconica che fa già parte dell&#8217;idiosincrasia del festival, a soli due decenni dalla sua consacrazione come sede ufficiale di Primavera Sound. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="109468" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/10/primavera-sound-2025-barcelona-line-up-toh-magazine-charli-xcx/primavera-sound-line-up-toh-magazine/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine-.jpg" data-orig-size="960,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="primavera-sound-line-up-toh-magazine-" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--819x1024.jpg" alt="primavera sound line up 2025 toh magazine" class="wp-image-109468" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine--350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/03/primavera-sound-line-up-toh-magazine-.jpg 960w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p><strong>Lei è il momento. Charli xcx, Chappell Roan, Sabrina Carpenter.</strong>&nbsp;L&#8217;ordine delle esibizioni non altera il risultato: in qualunque modo la si guardi, queste tre artiste sono le più importanti del momento e saranno le headliner della prossima edizione del Primavera Sound Barcelona. </p>



<p>Un traguardo indiscutibile che rafforza il loro status di nuove icone del pop a livello globale, ognuna con le proprie particolarità. <a href="https://toh-magazine.com/2020/12/charli-xcx-interview-marco-cresci-toh-magazine/">Charli xcx</a> si esibirà al festival per il secondo anno consecutivo, spinta dall&#8217;inarrestabile fenomeno BRAT.</p>



<p> Chappell Roan, con la sua storia da film, indosserà la sua scintillante corona da principessa del Midwest.</p>



<p>Sabrina Carpenter, il sogno americano fatto cantante pop, presenterà l&#8217;infinito fascino di Short n&#8217; Sweet. </p>



<h3>Se il Primavera Sound ha sempre mirato a essere il riflesso musicale del suo tempo e del suo luogo, la presenza di queste tre artiste al festival è senza dubbio un obiettivo raggiunto. Un momento da fotografia da ricordare. Qualcosa da celebrare.</h3>



<p><strong>La nostra normalità.</strong>&nbsp;Ci sono sicuramente cose che accadono solo al Primavera Sound. Il fatto di avere tre artiste femminili come headliner di un festival come questo è particolarmente simbolico, se consideriamo che guidano anche una line-up artistica equilibrata in termini di genere. </p>



<p>Questo è stato il marchio di fabbrica del Primavera Sound sin dall&#8217;indimenticabile edizione del 2019, che per la prima volta ha bilanciato una scala storicamente squilibrata. Questo chiude, finalmente, il cerchio della Nuova Normalità. </p>



<h4>Tutte e tre sono le stelle di una line-up che mette in evidenza artisti come la camaleontica&nbsp;<strong>FKA twigs</strong>, le sorelle&nbsp;<strong>HAIM</strong>&nbsp;che si riuniscono con il loro delizioso pop californiano, e Clairo, che è diventata un’ambasciatrice dei suoni anni &#8217;70 per tutta una nuova generazione di ascoltatori,&nbsp;<strong>ANOHNI and the Johnsons</strong>&nbsp;con il loro repertorio coraggioso e terapeutico, il revival rock di&nbsp;<strong>beabadoobee</strong>, il duo effervescente<strong>&nbsp;Wet Leg&nbsp;</strong>and<strong>&nbsp;Zaho de Sagazan</strong>, la nuova stella della “chanson” francese.</h4>



<p>Tutti i miei amici. Se questa è una celebrazione, allora proclamiamo &#8220;All My Friends&#8221; degli LCD Soundsystem inno ufficiale del Primavera Sound Barcelona 2025. Quasi vent&#8217;anni dopo aver regalato al mondo questa ode dance-rock all&#8217;amicizia, l’iconica band guidata da James Murphy tornerà al festival (e con un nuovo album!) per chiarire che, sebbene siano parte integrante dei nostri migliori ricordi, il loro tempo è sempre ora. Più amici al Primavera Sound? Certamente. </p>



<h4>La lista degli ospiti dell’evento include i fragorosi<strong>&nbsp;IDLES, il genio elettronico Jamie xx, i Beach House con la loro magica formula dream-pop, l’eterna ispiratrice Stereolab, Alan Sparhawk nella sua nuova vita post-Low, l&#8217;euforia house di Caribou, Amaia e i suoi nuovi trucchi pop, tonnellate di brillantezza disco da DJ Koze, e Kim Deal, indie heroin che fa il suo debutto solista dopo aver aperto la strada con The Breeders negli anni &#8217;90. </strong></h4>



<p>23 volte eccezionale. Come sempre, la straordinaria line-up di Primavera Sound è notevole se la si osserva con una lente grandangolare da una prospettiva più ampia&#8230; e sorprendente se la si guarda con una lente d&#8217;ingrandimento.</p>



<p>È proprio in questo momento che emergono quei lampi di eccezionalità che rinforzano la personalità unica del festival. Mentre il pianeta musicale sarà rivolto verso Barcellona, a Primavera Sound accadranno diverse cose uniche.<strong>&nbsp;</strong></p>



<p><strong>I TV On The Radio ci riporteranno nella New York di vent&#8217;anni fa, che risuona ancora oggi. I Jesus Lizard si riuniranno a Primavera Sound dopo sedici anni per presentare il loro primo album. L&#8217;icona africana Salif Keita ripercorrerà la sua opera, la quale è fondamentale per comprendere il suono di un intero continente. Gli enigmatici Salem, pionieri del witch-house</strong>, faranno una rara apparizione nel mondo reale con il loro unico show del 2025.&nbsp;</p>



<p><strong>J. Spaceman e i suoi Spiritualized celebreranno il trentesimo anniversario di “Pure Phase”, il loro secondo album, suonandolo per intero al festival. I Sabres of Paradise torneranno in concomitanza del 30° anniversario della nascita della band, con il tributo migliore che potessero fare ad Andrew Weatherall.</strong>&nbsp;Suso Saiz guiderà la prima esibizione dal vivo di “Música Esporádica”, un album cult ambient che celebra il suo 40° anniversario.&nbsp;</p>



<p><strong>Cat Power ricreerà il leggendario tour di Bob Dylan nel Regno Unito del 1966. I Sandwell District renderanno omaggio al compianto Silent Servant nel loro ritorno dall&#8217;oscurità della techno. I Cap&#8217;n Jazz&nbsp; raccoglieranno&nbsp;il testimone dell&#8217;emo rock dagli American Football. L&#8217;eccezionale, il normale.</strong></p>



<h4>E adesso? Beh, adesso possiamo iniziare a fantasticare su tutto ciò che accadrà nella 23ª edizione di Primavera Sound Barcellona, proprio come facciamo per le migliori feste. </h4>



<p>E questa sarà senza dubbio una di quelle belle. Rimanete sintonizzati per le suddivisioni delle giornate, che riveleranno anche quali band e artisti annunciati oggi si esibiranno nel tradizionale giorno di apertura, mercoledì 4 giugno, e alla festa di chiusura, domenica 8 giugno. </p>



<p>In seguito, ci sarà il programma parallelo di Primavera a la Ciutat, che darà ulteriori motivi per festeggiare e che trasporterà nuovamente l&#8217;attività musicale in diverse venues e spazi di Barcellona. Un modello di festival urbano riconoscibile, in simbiosi con la città che lo ospita, che porterà Primavera Sound ben oltre il Parc del Fòrum e i tre giorni principali dell&#8217;evento. </p>



<h4>E poi c&#8217;è il programma di conferenze e showcase di Primavera Pro, il punto d&#8217;incontro per i professionisti del settore di Primavera Sound, che celebrerà la sua 16ª edizione al CCCB dal 4 al 7 giugno.<br><br><a href="https://www.primaverasound.com/en/tickets"><strong>INFORMAZIONI SUI BIGLIETTI&nbsp;</strong><br></a><em>A partire dalla pubblicazione della line-up del Primavera Sound Barcelona 2025 e fino le 23:59 CET del 27 ottobre, sul sito del Primavera Sound sarà disponibile un modulo di registrazione per la fan sale: il biglietto generale per l&#8217;intero festival costerà 295 € (più booking fee) e il biglietto VIP per l&#8217;intero festival costerà 495 € (più booking fee) fino all&#8217;esaurimento dei biglietti.</em><br>&nbsp;<br><em>Il 28 ottobre alle 11:00 CET, gli utenti registrati riceveranno un&#8217;e-mail con le istruzioni per accedere alla fan sale, che sarà attiva per 24 ore o fino all&#8217;esaurimento dei biglietti.<br><br>La vendita generale dei biglietti aprirà il 29 ottobre alle 11:00h CET su Fever.</em><br></h4>
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		<title>Paolo Camilli ci porta nella &#8220;Sconfort Zone&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 14:39:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[drag race]]></category>
		<category><![CDATA[drag race italia]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[paolo camilli]]></category>
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		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo assistito alla terza data Milanese di "Sconfort Zone" il one man show che mixa la vita privata dell'artista ad aneddoti dissacranti su politica e abitudini degli italiani </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Abbiamo assistito alla terza data Milanese di &#8220;Sconfort Zone&#8221; il one man show che mixa la vita privata dell&#8217;artista ad aneddoti dissacranti su politica e abitudini degli italiani </h3>



<p>Paolo Camilli, l’uomo che ha deciso di abbandonare ogni zona di comfort (la sua e quella del pubblico) per guidarci nel caotico mondo delle relazioni con il suo spettacolo &#8220;Sconfort Zone &#8211; Il Paradiso delle irrelazioni&#8221;, è ormai una figura consolidata del panorama <a href="https://toh-magazine.com/2023/01/pierluca-mariti-piuttostoche-comedian-influencer-ho-fatto-il-classico-teatro/">comico</a> e teatrale italiano. E, bisogna dirlo, se c’è qualcuno che può mescolare ironia, pop culture e riflessione in un frullatore emotivo, è proprio lui. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108543" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/10/paolo-camilli-ci-porta-nella-sconfort-zone/11_27_paolo_0002-44-paolo-camilli-foto-ikka-mirabelli/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/11_27_PAOLO_0002-44-Paolo-Camilli-foto-Ikka-Mirabelli.jpg" data-orig-size="720,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;11&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1701102349&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;66&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="paolo_camilli_toh_magazine_ph_ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;paolo_camilli_toh_magazine_ph_ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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<h3>La capacità di Camilli nel farci ridere di noi stessi e del mondo che ci circonda è indiscutibile, non è un caso se è tornato per una terza replica milanese al Teatro <a href="https://www.teatromanzoni.it/">Manzoni</a>.</h3>



<p>Nello spettacolo &#8220;Sconfort Zone&#8221;,<a href="https://www.instagram.com/paolocamilli/"> Paolo</a> ci offre una guida pratica su come sopravvivere alle relazioni: dall&#8217;amore alla famiglia, passando per quel gioiellino di inettitudine che è la vita lavorativa. </p>



<p>Accompagnato da una Intelligenza Artificiale Emotiva (un po’ come chiedere a Siri consigli su come risolvere i drammi esistenziali), lo spettacolo ci regala una carrellata di personaggi. </p>



<h3>Da Carrie di&nbsp;<em>Sex and the City</em>&nbsp;a Ilary Blasi, fino a Scupido, un supereroe che, invece di combinare coppie, le aiuta a disintossicarsi dalle relazioni tossiche. Sì, avete capito bene: siamo in zona &#8220;surreale ma vero&#8221;.</h3>



<p>L’idea di farci uscire dalla nostra confort zone sembra essere il filo conduttore di tutto. Però, diciamolo, c&#8217;è un’ironia implicita in tutto questo: siamo sempre così affezionati alla nostra bolla di sicurezza che, probabilmente, l&#8217;unico modo per strapparci fuori da lì è proprio un comico che ci fa ridere della nostra incapacità cronica di comunicare. E Paolo Camilli ci riesce benissimo, con una <a href="https://www.google.com/search?q=toh+magazine+comedian&amp;client=safari&amp;sca_esv=36a5aede6ef96498&amp;rls=en&amp;sxsrf=ADLYWIJ5PPgwLs4xldOfXnw1C1mc_ShRZQ%3A1728047340893&amp;ei=7Oj_Zr-MNv-si-gP2928qA0&amp;ved=0ahUKEwi_sqL_5fSIAxV_1gIHHdsuD9UQ4dUDCA8&amp;uact=5&amp;oq=toh+magazine+comedian&amp;gs_lp=Egxnd3Mtd2l6LXNlcnAiFXRvaCBtYWdhemluZSBjb21lZGlhbjIIEAAYgAQYogRIoBBQtwVY5AxwAXgBkAEAmAFfoAGLBqoBATm4AQPIAQD4AQGYAgagAr8DwgIKEAAYsAMY1gQYR8ICCBAhGKABGMMEwgIKECEYoAEYwwQYCpgDAIgGAZAGCJIHATagB5AT&amp;sclient=gws-wiz-serp#vhid=EjkwdcG-2tg4KM&amp;vssid=_8ej_ZqaJMKK5i-gPs-bqMQ_36">risata</a> amara e tagliente, che ci fa sentire visti e derisi allo stesso tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108541" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/10/paolo-camilli-ci-porta-nella-sconfort-zone/0911-dsc_0899/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899.jpg" data-orig-size="1367,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Marco Lausi&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1710199481&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;2024 Copyright Marco Lausi&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;190&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="paolo_camilli_toh_magazine_3" data-image-description="&lt;p&gt;paolo_camilli_toh_magazine_3&lt;/p&gt;
" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-684x1024.jpg" loading="lazy" width="684" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-684x1024.jpg" alt="paolo_camilli_toh_magazine_3" class="wp-image-108541" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-684x1024.jpg 684w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-768x1151.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-1025x1536.jpg 1025w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-1000x1498.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-900x1348.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-450x674.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899-350x524.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0911-DSC_0899.jpg 1367w" sizes="(max-width: 684px) 100vw, 684px" /></figure>



<p>Non si può ignorare il peso che Camilli ha guadagnato sui social e nel mondo dell’attivismo LGBTQ+: è uno dei volti più rappresentativi della nuova comicità italiana. Tuttavia, il suo impegno non smette mai di essere supportato da una vena sarcastica e irriverente, che spezza qualsiasi retorica buonista. Lo show diventa quindi una specie di satira collettiva, una catarsi comica su quanto siamo disastrosi nel vivere e relazionarci con il prossimo, ma soprattutto con noi stessi.</p>



<h3>&#8220;Sconfort Zone&#8221; è uno spettacolo per chi ama ridere del proprio disastro interiore, e per chi è abbastanza coraggioso da accettare che forse, solo forse, non c&#8217;è una soluzione. </h3>



<p>Ma ehi, almeno possiamo riderci su. E Paolo Camilli ci offre una risata potente, intelligente e – soprattutto – brutalmente onesta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108539" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/10/paolo-camilli-ci-porta-nella-sconfort-zone/0744-dsc_0732/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/10/0744-DSC_0732.jpg" data-orig-size="1367,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Marco Lausi&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1710198606&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;2024 Copyright Marco Lausi&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;190&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="paolo_camilli_toh_magazine_2" data-image-description="&lt;p&gt;paolo_camilli_toh_magazine_2&lt;/p&gt;
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<p><a href="http://paolocamilli.it">Prossime date</a>:</p>



<p>22/23 ottobre Roma &#8211; Teatro Ambra Giovinelli</p>



<p>14 novembre Napoli &#8211; Teatro Troisi</p>



<p>12 dicembre Spoleto &#8211; Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Ambra Angiolini è Oliva Denaro al Parenti</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2024/07/ambra-angiolini-oliva-denaro-teatro-franco-parenti-toh-magazine-franca-viola/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ambra-angiolini-oliva-denaro-teatro-franco-parenti-toh-magazine-franca-viola</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 09:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Our Picks]]></category>
		<category><![CDATA[ambra angiolini]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[non è la rai]]></category>
		<category><![CDATA[Olivia denaro]]></category>
		<category><![CDATA[teatro franco parenti]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=108364</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da mercoledì 3 Luglio fino al 14, il Teatro Franco Parenti, torna ad accogliere Ambra Angiolini con lo spettacolo che ha commosso migliaia di spettatori: Oliva Denaro", adattamento del romanzo di Viola Ardone.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2024/07/ambra-angiolini-oliva-denaro-teatro-franco-parenti-toh-magazine-franca-viola/">Ambra Angiolini è Oliva Denaro al Parenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il sipario si alza su un piccolo paesino della Sicilia degli anni &#8217;60, e immediatamente veniamo catapultati nel mondo di &#8220;Oliva Denaro&#8221;, uno spettacolo che riesce a intrecciare magistralmente il dramma personale con le tematiche sociali di un&#8217;epoca non così lontana. </p>



<h3>Ambra Angiolini, nel ruolo principale, offre una performance che è al contempo delicata e potente, incarnando con autenticità e profondità il personaggio di Oliva.</h3>



<p>La trama, ispirata all&#8217;omonimo romanzo di Viola Ardone, ruota attorno alla vicenda di Oliva, una giovane donna che si trova a lottare contro le rigide convenzioni sociali e familiari. Angiolini interpreta Oliva con una sensibilità straordinaria, riuscendo a trasmettere la complessità dei suoi sentimenti: dalla paura e la rassegnazione, alla determinazione e il desiderio di emancipazione. </p>



<h3>La sua performance è un viaggio emotivo che tiene il pubblico con il fiato sospeso, coinvolgendo tutti in una storia di dolore, coraggio e speranza il tutto accompagnato dal repertorio di canzoni interpretate da Mina (<strong><em>Città vuota</em></strong>, <strong><em>Nessuno</em></strong>, <strong><em>Soli</em></strong>, <strong><em>Mi sei scoppiato dentro il cuore</em></strong>, <strong><em>Renato</em></strong>, <strong><em>Canta ragazzina</em></strong>, <strong><em>E poi).</em></strong></h3>



<p>Alcune di queste canzoni sono già presenti <a href="https://www.hoepli.it/libro/oliva-denaro/9788806247973.html">nel testo letterario di Viola Ardone</a>, come raccontano le parole di Oliva:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p><em>“Dalla finestra aperta arriva di nuovo la musica di una canzone, ancora <a href="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/">Mina</a>. E penso che le canzonette siano un inganno perché sono piene di giovani libere spregiudicate che accusano i ragazzi addirittura di non averle ancora baciate… mentre nella realtà facciamo peccato mortale anche solo se sorridiamo”</em>.</p></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108368" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/07/ambra-angiolini-oliva-denaro-teatro-franco-parenti-toh-magazine-franca-viola/olivia-denaro-ambra-angiolini-toh-magazine-teatro-franco-parenti/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/07/olivia-denaro-ambra-angiolini-toh-magazine-teatro-franco-parenti.jpeg" data-orig-size="1440,1585" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="olivia denaro ambra angiolini toh magazine teatro franco parenti" data-image-description="&lt;p&gt;olivia denaro ambra angiolini toh magazine teatro franco parenti&lt;/p&gt;
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<p>C’è una storia vera, e c’è un romanzo. La storia vera è quella di Franca Viola, la ragazza siciliana che a metà degli anni ‘60 fu la prima, dopo aver subito violenza, a rifiutare il cosiddetto “matrimonio riparatore”. </p>



<h4>Il romanzo prende spunto da quella vicenda, la evoca e la ricostruisce, reinventando il reale nell’ordine magico del racconto.&nbsp;</h4>



<p>All’inizio Oliva è una quindicenne che nell’Italia di quegli anni, dove la legge stabiliva che se l’autore del reato di violenza carnale avesse poi sposato la “parte offesa” avrebbe automaticamente estinto la condanna &#8211; anche se ai danni di una minorenne -, cerca il suo posto nel mondo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108366" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/07/ambra-angiolini-oliva-denaro-teatro-franco-parenti-toh-magazine-franca-viola/ambra-angiolini_oliva-denaro%e2%88%8flaila-pozzo13/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/07/Ambra-Angiolini_Oliva-Denaro∏Laila-Pozzo13.jpg" data-orig-size="1575,2362" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1705515448&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;183&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ambra Angiolini_Oliva Denaro∏Laila Pozzo13" data-image-description="&lt;p&gt;Ambra Angiolini_Oliva Denaro∏Laila Pozzo13&lt;/p&gt;
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<p>E, in un universo che sostiene che “la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia”, Oliva ci narra, ormai adulta, la sua storia a ritroso, da quando ragazzina si affaccia alla vita fino al momento in cui, con una decisione che suscita scandalo e stupore soprattutto perché inedita e rivoluzionaria, rifiuta la classica “paciata” e dice no alla violenza e al sopruso.&nbsp;</p>



<p>Una storia di crescita e di emancipazione che scandaglia le contraddizioni dell’amore (tra padri e figlie, tra madri e figlie) e si insinua tra le ambiguità del desiderio, che lusinga e spaventa.&nbsp; </p>



<h3>Ma Oliva, proprio come Franca Viola, decide di essere protagonista delle proprie scelte, circondata da una famiglia che impara con lei e grazie a lei a superare ricatti, stereotipi e convenzioni. </h3>



<p>Un padre che frequenta il silenzio e il dubbio, ma che riuscirà a dire alla figlia “se tu inciampi io ti sorreggo”, e una madre che, dapprima più propensa a piegarsi alla prepotenza e al fatalismo, riuscirà infine a spezzare le catene della sottomissione e della vergogna. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="108367" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/07/ambra-angiolini-oliva-denaro-teatro-franco-parenti-toh-magazine-franca-viola/ambra-angiolini_oliva-denaro-manifesto%e2%88%8flaila-pozzo03/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/07/Ambra-Angiolini_Oliva-Denaro-Manifesto∏Laila-Pozzo03.jpg" data-orig-size="1591,2126" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1705515623&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;189&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ambra Angiolini_Oliva Denaro∏Laila Pozzo13" data-image-description="&lt;p&gt;Ambra Angiolini_Oliva Denaro∏Laila Pozzo13&lt;/p&gt;
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<p>Grazie alla scrittura limpida, poetica, teatralissima e immaginifica di Viola Ardone, Oliva Denaro diventa così la storia di tutte le donne che ancora oggi pensano e temono di non aver scelta, costrette da una legge arcaica e indecente (lo stupro fino al 1981 era considerato solo oltraggio alla morale e non reato contro la persona) ad accettare un aguzzino e un violentatore tra le mura di casa. Una storia di ieri e di oggi, che parla di libertà, civiltà e riscatto.</p>



<p>Un romanzo di formazione che trasuda teatro. Una storia di coraggio, emancipazione e coscienza di sé. Una scrittura evocativa e profonda dove la voce della protagonista, delicata e rabbiosa, riesce ad essere contemporaneamente racconto personale e collettivo. Una storia ‘al femminile singolare’ che si trasforma progressivamente e quasi eroicamente in un canto di libertà.</p>



<p><strong>ORARI</strong></p>



<p>mercoledì 3 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>giovedì 4 Luglio &#8211; 19:30</p>



<p>venerdì 5 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>sabato 6 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>domenica 7 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>martedì 9 Luglio &#8211; 20:00</p>



<p>mercoledì 10 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>giovedì 11 Luglio &#8211; 21:00</p>



<p>venerdì 12 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>sabato 13 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p>domenica 14 Luglio &#8211; 19:45</p>



<p><strong>PREZZI</strong><br>SETTORE A (file A–I)</p>



<p>intero 38€</p>



<p>SETTORE B (file L–ZZ)</p>



<p>intero 28€; under26/over65 18€; convenzioni 21€ (valide anche sabato e domenica)</p>



<p><strong>Info e biglietteria</strong></p>



<p>Biglietteria<br>via Pier Lombardo 14<br><a href="tel:02-59995206">02 59995206<br></a><a href="mailto:biglietteria@teatrofrancoparenti.it">biglietteria@teatrofrancoparenti.it</a></p>



<p class="has-white-color has-text-color">Ambra Angiolini Oliva Denaro Ambra Angiolini Oliva Denaro Ambra Angiolini Oliva Denaro</p>
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		<title>Legittime curiosità su Lina Galore</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 13:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[Drag Queen]]></category>
		<category><![CDATA[drag race italia]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[lina galore]]></category>
		<category><![CDATA[pride month]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=108252</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lina Galore è Mina per la cover del Pride Month di Toh! Magazine. Leggi L'intervista e condividi le foto</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/">Legittime curiosità su Lina Galore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Lina Galore, nome d&#8217;arte di Giovanni Montuori, è una drag Artist nonché vincitrice dell&#8217;ultima edizione di Drag Race Italia che l&#8217;ha lanciata nel firmamento delle personalità queer più influenti e amate di Milano, e non solo.</h3>



<h5>A metà strada tra un ragazzo di provincia e una pin-up anni &#8217;50, Giovanni con la sua Lina riesce a farsi sentire attraverso look senza tempo, idee ben precise e parole estremamente intelligenti che ci portano a riflettere su chi siamo e cosa vogliamo davvero. </h5>



<h3>Per la cover del <a href="https://toh-magazine.com/?s=pride+">Pride Month </a>di Toh! Magazine Abbiamo chiesto all&#8217;artista di raccontarsi e reinterpretare l&#8217;iconica copertina dell&#8217;album, altrettanto iconico, del 1987 &#8220;Rane Supreme&#8221; di Sua Maestà Mina. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108257" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8164/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164.jpg" data-orig-size="1280,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8164" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-819x1024.jpg" alt="lina galore toh magazine mina milano pride " class="wp-image-108257" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8164.jpg 1280w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p>Il risultato è potente come lo è il nostro diritto alla libertà che rivendichiamo ogni giorno semplicemente essendo noi stessi, che poi è come dovrebbe essere! </p>



<h2>Chi è Giovanni Montuori e chi è Lina Galore?</h2>



<p>Giovanni Montuori è un giovanotto del Sud Italia che ha lasciato la terra natia per esplorare le passioni, le possibilità e le scoperte che una grande città come Milano avrebbe potuto regalargli. Lina Galore è, per l’appunto, una di quelle passioni, una di quelle possibilità e una di quelle scoperte.</p>



<h4><br>Potrebbe esistere l’uno senza l’altra?</h4>



<p>Credo sia abbastanza impossibile ormai. Lui è lei e lei è lui. Li distingue forse qualche look eccentrico e giusto un filo di trucco, ma hanno gli stessi ideali, condividono gli stessi punti di vista e nutrono la medesima passione per il potere politico, rappresentativo e sociale di ogni forma d’arte.<br>Lina ha aiutato Giovanni ad acquietare il suo rapporto col proprio lato femminile rafforzando, paradossalmente, la consapevolezza della propria mascolinità, per giungere alla conclusione che fra loro questi concetti non si escludono, non si combattono e, in fin dei conti, non hanno nemmeno chissà quale rilevanza. Sono estremamente grato a Lina per avermi portato in questo spazio di luce<br>e coscienza, quindi al momento mi sento di escludere un’ esistenza che non contempli la sua presenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108259" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8166/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166.jpg" data-orig-size="1600,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8166" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-300x240.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-1024x819.jpg" loading="lazy" width="1024" height="819" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-1024x819.jpg" alt="lina galore toh magazine mina milano pride " class="wp-image-108259" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-1024x819.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-300x240.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-768x614.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-1536x1229.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-1000x800.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-900x720.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-450x360.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166-350x280.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8166.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3>Quando hai capito che il drag potesse essere la tua strada?</h3>



<p>Devo dire che il drag mi ha dato molte soddisfazioni, ma il momento in cui ho realizzato che per una volta non stavo perdendo del tempo inutilmente è avvenuto in piena pandemia. Durante il primo lockdown, chiuso in casa, giravo e condividevo dei <a href="https://www.instagram.com/lina.galore/">contenuti social</a> divertenti per esercitarmi con gli studi di stand-up comedy e teatro che stavo svolgendo privatamente. Un giorno nei dm trovo il messaggio di questa donna che mi chiede, semplicemente, di incoraggiare con un video suo figlio a non lasciarsi abbattere dall’insistenza dei bulli, a stare su e ad essere orgoglioso di sé stesso.<br>Ricevere il messaggio di una madre che ha letto in me la possibilità di poter salvare la cosa più cara al mondo per lei mi ha reso orgoglioso di quello che stavo facendo. Mi ha fatto sentire utile. La cosa divertente è che questo figlio, con enorme supporto della madre, è poi diventato a sua volta una drag queen (molto brava, fra l’altro).<br></p>



<h3>Cosa non ti piace della comunità lgbtqia+?</h3>



<p>Non c’è nulla che non mi piaccia della comunità LGBTQIA+. Come tutte le comunità, alcuni dei suoi componenti occasionalmente inciampano in delle dinamiche controproducenti, a volte contraddittorie e scomode. Se devo scegliere una di queste dinamiche opterei per l’attivismo performativo: l’indignazione a tutti i costi, la corsa allo scandalo e al dito puntato non mi mettono mai propriamente a mio agio. Sono una persona molto diplomatica, anche se decisa quando si tratti di contraddittorio, quindi cerco sempre di informarmi prima di espormi, perché l’esposizione ha una<br>conseguenza rappresentativa e di imitazione. Mi piacerebbe che questo fosse l’atteggiamento più diffuso in tutte le tipologie di comunità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108260" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8169/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169.jpg" data-orig-size="1280,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8169" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-819x1024.jpg" alt="lina galore toh magazine mina milano pride " class="wp-image-108260" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8169.jpg 1280w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><em>Dress <a href="https://www.numeroventuno.com/it-it/sets/new-arrivals?af_ad_id=644674219869&amp;af_adset_id=62871482283&amp;af_c_id=1650335471&amp;af_channel=Search&amp;af_keywords=kwd-507723208&amp;af_siteid=&amp;af_sub1=&amp;c=1650335471&amp;gad_source=1&amp;gclid=EAIaIQobChMIxMyT48bVhgMVlKKDBx1z9AqPEAAYASAAEgKervD_BwE&amp;is_retargeting=true&amp;pid=google_search&amp;utm_keywordid=&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_source=google" target="_blank" rel="noreferrer noopener">N°21</a> </em></figcaption></figure>



<h4>Cosa ami della comunità lgbtqia+?</h4>



<p>La coscienza più pura del concetto di libertà. Sembra una risposta da romanzo rosa, lo so, ma invece ha una connotazione, per me, piuttosto tetra. Sappiamo cosa sia la libertà perché, dalla società in cui viviamo, siamo obbligati a desiderarla, poiché ne veniamo costantemente privati. Rincorriamo l’uguaglianza e la giustizia con la consapevolezza tipica soltanto dell’oppresso, e questo ci consente di usare una lucidità diversa rispetto alle comunità predominanti, tendenzialmente eteronormative e<br>maciste che hanno dunque una visuale a senso unico. Le nostre lotte sono oneste, inclusive, non opportunistiche, lucide e ragionate. Umane.<br></p>



<h3>Ti ricordi la prima volta che hai “conosciuto” Lina Galore?</h3>



<p>Lina è il frammento di un discorso amoroso, nata ad una festa di Halloween in casa di amici durante la quale io e il mio storico ex fidanzato (nonché mamma drag) abbiamo indossato i panni di Sabrina Salerno (io) e Jo Squillo (lei). Ricordo che, nonostante un trucco disastroso sia in termini di tecnica che di risultato, mi sentivo bellissima e ricordo anche che il mio compagno mi disse “sai che hai una luce diversa quando fai questa cosa? Provaci, divertiti”. Quello è stato, forse più che il primo incontro con Lina, l’inizio della gestazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108261" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8168/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168.jpg" data-orig-size="1280,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8168" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-819x1024.jpg" alt="lina galore toh magazine mina milano pride " class="wp-image-108261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8168.jpg 1280w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><em>Corset Trousers Andreas Kronthaler for<a href="https://www.viviennewestwood.com/it-it/home/?gad_source=1&amp;gclid=EAIaIQobChMIx9G_jcjVhgMVXZNQBh3_oQpEEAAYASAAEgLJGfD_BwE&amp;gclsrc=aw.ds" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Vivienne Westwood</a>, earring <a href="https://www.numeroventuno.com/it-it/sets/new-arrivals?af_ad_id=644674219869&amp;af_adset_id=62871482283&amp;af_c_id=1650335471&amp;af_channel=Search&amp;af_keywords=kwd-507723208&amp;af_siteid=&amp;af_sub1=&amp;c=1650335471&amp;gad_source=1&amp;gclid=EAIaIQobChMIxMyT48bVhgMVlKKDBx1z9AqPEAAYASAAEgKervD_BwE&amp;is_retargeting=true&amp;pid=google_search&amp;utm_keywordid=&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_source=google" target="_blank" rel="noreferrer noopener">N°21</a> </em></figcaption></figure>



<h3>In base a cosa scegli un look per un tuo show?C</h3>



<p>Non esiste una sola risposta. Capita che l’ispirazione mi venga ascoltando una canzone o guardando un film. Altre volte scarabocchio idee di look sui miei quaderni (lo faccio davvero tanto spesso) e costruisco lo show intorno a quel disegno. Diciamo che il mio processo creativo non è mai esattamente lineare. Se dovessi usare una metafora per descriverlo direi che è come un temporale: confusione, lampi, rumore, finché piano piano tutto scorre via, l’asfalto è pulito, torna l’ordine e l’aria diventa profumatissima. Anche se a volte dovrei ricordarmi l’ombrello…</p>



<h4>Chi è, se c’è, la persona che ti ha ferito di più?</h4>



<p>Ti sembrerà una risposta da rotocalco ma sono io la persona che mi ha ferito di più, non perché mi penta o provi vergogna per qualcosa che possa aver detto o fatto nella mia vita (ho un rapporto molto pacifico col concetto di “errore”, merito anche della mia psicanalista) ma perché mi è capitato di accogliere in me tristezza e malinconia legate a dinamiche rispetto alle quali avrei dovuto essere al di sopra. Esempio banale: mi è capitato di non sentirmi all’altezza di un ragazzo, di sentirmi rifiutato o messo da parte perché magari troppo eccentrico, o forse perché non rispondente a qualche aspettativa estetica o comportamentale. Avrei dovuto concentrarmi sull’autosufficienza emotiva e ricordarmi sempre, solo per fare uno dei tanti esempi, che il fatto che la mia “femminilità” sia un problema per un uomo, è un problema per me. Da evitare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108262" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8167/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167.jpg" data-orig-size="1280,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8167" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-819x1024.jpg" alt="lina galore toh magazine mina milano pride " class="wp-image-108262" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8167.jpg 1280w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<h3>Chi, o chi sono, le persone che più di tutti ti hanno sostenuto?</h3>



<p>I miei amici, senza ombra di dubbio. Sono circondato da persone di cui riesco a percepire in modo cristallino l’affetto e il supporto, in qualsiasi contesto. E sono anche così fortunato da averne tanti.</p>



<h4>Che relazione hai con i tuoi fan?</h4>



<p>Mi viene sempre il riso d’imbarazzo quando li chiamo “fan” onestamente. È un termine che mette distanza, in qualche modo, fra me e persone come me, di base. Cerco sempre di ridurla questa distanza, di rispondere a tutti, di rendermi utile per quel che posso. E poi c’è da dire che sono una persona a cui piace, più di ogni altra cosa, ridere. Ogni scambio per me è un’opportunità per cavare fuori una risata quindi non mi sottraggo quasi mai. Dico “quasi” perché poi capitano anche le persone invadenti o moleste, ma niente di grave: a conti fatti ogni tanto di persone così ce ne sono<br>anche fra gli amici di cui parlavo poco sopra.</p>



<h3>Durante Drag Race Italia eri la drag con le citazioni più alte e colte, sei cosi anche nella vita di tutti i giorni, qual è il tuo background?</h3>



<p>Innanzitutto grazie. Bah, io nella vita sono uno che si appassiona molto a quasi tutto. Mi piacciono le canzoni sconosciute, i film d’epoca, la cultura web dei meme, i videogiochi, i cartoni animati (vintage e non), il revival, la moda… Diciamo che mi piace fare ricerca e trarre ispirazione anche e soprattutto da cose che l’arte l’hanno già fatta, a modo loro. Per celebrarle, riproporle e regalarle nuovamente al mondo, che magari non ha il tempo libero che ho io che sono un’umilissima Partita Iva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108263" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8170/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170.jpg" data-orig-size="1280,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8170" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-819x1024.jpg" alt="toh magazine mina milano pride " class="wp-image-108263" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8170.jpg 1280w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><em>Cover Shoulders <a href="https://www.adelbel.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ADELBEL</a></em></figcaption></figure>



<h3>Quando hai vinto Drag Race Italia hai parlato di una certa responsabilità civile nell’arte drag, puoi spiegare meglio questo concetto?</h3>



<p>L’arte drag innanzitutto si differenzia da tutte le altre forme d’arte per il fatto che gioca col costrutto del genere e nel giocarci, come farebbe un bambino, lo deforma, lo distrugge e lo riassembla. Il primo obiettivo sociale, dunque, di quest’arte è proprio l’abbattimento di qualsiasi stereotipo o preconcetto legato al binarismo di genere. Ma la verità è che ci sono molti altri livelli di utilità socio-politica nel drag. Quando una persona osserva un artista su un palco e in qualche modo si rivede in quello che sta facendo e sente legittimata la sua esistenza e la validità della sua presenza<br>nello spazio sociale, allora il drag sta esercitando il suo potere più grande, quello della<br>rappresentazione. Far sentire le persone viste e valide, a prescindere da qualsiasi cosa, è il potere più grande di un artista drag.</p>



<h3>Sui social hai recentemente dichiarato di essere in PReP, che riscontri hai avuto? Non pensi che in Italia se ne dovrebbe parlar meglio e di più?</h3>



<p>In termini di riscontro non c’è stato particolare scalpore. Ho la fortuna di interfacciarmi ad una community responsabile, che mi conosce ed è usa a discorsi di responsabilità e coscienza sociale ma mi rendo conto che questa sia solo l’ennesima delle mie fortune. Assolutamente sì, ritengo che bisognerebbe parlare molto di più della PReP anche sui canali più mainstream e generalisti, evitando dunque di relegare l’argomento a una conversazione con brochure e volantini. I social sono stati un ottimo strumento divulgativo negli ultimi anni per quest’argomento, spero se ne parli sempre di più.</p>



<h3>Il tuo makeup è ormai una iconico, dove hai colto l’ispirazione?</h3>



<p>Le mie due più grandi fonti di ispirazione sono Klaus Nomi e Divine, a cui col tempo si sono aggiunti personaggi reali e immaginari da molteplici universi: le pin-up degli anni 40, le femme fatale à la Bizarre, le cattive dei cartoni animati o dei videogame, ecc.</p>



<h3>Durante lo shooting per la pride cover di Toh! Magazine Lina e Giovanni erano molto emozionati, cosa rappresenta Mina per voi?</h3>



<p>Mina è una di quelle icone della cultura italiana che mi ha sempre molto affascinato. Messa da parte l’incredibile dote vocale, le sue canzoni sono sempre una finestra sull’animo umano estremamente illuminata, che offre una visuale chirurgica di sentimenti, interazioni ed esistenze. Certo, è più probabile vedere Lina Galore esibirsi su “Cubetti di ghiaccio” che su “Il corvo”, ma questa è un’altra storia. L’ispirazione scelta per questi scatti, però, ha un significato molto particolare. Nei ritratti di Mauro Balletti, Mina gioca col concetto di femminilità e mascolinità in un modo poetico e<br>grottesco (nell’accezione più positiva possibile del termine) regalando una fotografia suggestiva e surreale, che rompe gli schemi. Mi emozionava reinterpretare proprio questo intento a mio avviso molto nobile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="108264" data-permalink="https://toh-magazine.com/2024/06/legittime-curiosita-su-lina-galore-drag-queen-milano-queer-toh-magazine/img_8165/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165.jpg" data-orig-size="1280,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_8165" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-819x1024.jpg" alt="toh magazine" class="wp-image-108264" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2024/06/IMG_8165.jpg 1280w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<h3>Qual è il tuo punto di vista sull’attuale governo e sul fatto che ancora una volta in Lombardia sia stato negato il patrocinio per il Pride?</h3>



<p>Le recenti elezioni europee hanno dimostrato ancora una volta quanto la coscienza sociale della nostra nazione sia atrofizzata. Raggiungono la ribalta personaggi che fanno della discriminazione un modus operandi istintivo e naturale, questo è ovviamente gravissimo. Mi rincuorano, però, i dati relativi al modo in cui la popolazione più giovane, proprio in queste elezioni, abbia dimostrato di voler sfuggire a meccanismi non equi e poveri di attenzione civica e civile. Il mancato patrocinio da parte del Comune di Milano alla manifestazione del Pride è contemporaneamente sia sintomo<br>dell’atmosfera sempre meno inclusiva del panorama politico italiano che dell’assoluta necessità di un evento di questo genere, sperando sia sempre più partecipato.</p>



<h3>Sei mai stato vittima di discriminazione e/o bullismo?</h3>



<p>Conosco storie di persone che hanno subito grandi ingiustizie, nella loro vita, non solo per l’orientamento sessuale o per l’identità di genere, ma anche semplicemente per il loro aspetto. Non paragonerei mai il disagio che nella vita io possa aver provato per questo o quell’altro contesto alle storie di queste persone. Quindi mi sento di rispondere di no.</p>



<h3>Che rapporto hai con la tua famiglia?</h3>



<p>Il nostro è un rapporto molto sereno e progressivamente sempre più onesto e cristallino. Vengo da una famiglia molto umile del Sud Italia con cui mi sono scontrato più volte per via di punti di vista differenti scaturiti dal contesto sociale in cui le nostre esistenze si sono dispiegate, ma fortunatamente molto aperta al dialogo. E se c’è dialogo c’è crescita. Sono molto fiero della mia famiglia e provo nei suoi confronti una enorme riconoscenza.</p>



<h4>Che musica ascolta Lina Galore?</h4>



<p>Di tutto. Dal rock alla techno, dall’italodisco al country, dal pop alle meteore più sconosciute italiane o straniere.</p>



<h3>C’è un posto dove ti piacerebbe esibirti?</h3>



<p>L’ho già detto, ma lo ripeterò finché non si avvererà: mi piacerebbe esibirmi a Sanremo accanto a Elio e Le Storie Tese, con loro in gara, per la serata cover a proporre una bella reinterpretazione del Gioca Jouer di Cecchetto.</p>



<h4>Una cosa che non hai mai detto a nessuno ma che in realtà vorresti urlare?</h4>



<p>Il capitalismo ci ha rovinati, però che belli i soldi!</p>



<p class="has-white-color has-text-color">Lina Galore Lina Galore Lina Galore </p>



<p>TEAM CREDITS </p>



<p>Production: <a href="https://www.instagram.com/marcocresci_dj412/">Marco Cresci</a> </p>



<p>Photographer <strong><a href="https://www.instagram.com/aeseph?igsh=bXVoeTFlb3pzeWFj" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Esposito</a></strong><br>Stylist <strong><a href="https://www.alexvaccani.com/portfolio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani</a></strong><br>Hair Stylist <strong><a href="https://www.instagram.com/kirilvasilev?igsh=MTRhb2tkdTN4NWJseA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kiril Vasilev</a></strong> @ <a href="https://greenappleitaly.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Greenappleitaly</a><br>Stylist assistant <strong><a href="https://www.instagram.com/alessandro_marzo?igsh=dHgzeTl2emtydWJ0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Marzo</a></strong><br>Photographer Assistant <strong><a href="https://www.instagram.com/magicludos?igsh=MTZoc3Ftc2t1bmJ3aQ==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ludovico Piccinini</a></strong><br>Hair Stylist Assistant <strong><a href="https://www.instagram.com/firac?igsh=MTdtZng1aGQ5dW1jdw==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Firenze</a></strong></p>
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