Adult Matters: il bosco come antidoto all’alienazione.

Da Viterbo Luigi Bussotti, prima con lo pseudonimo All My Teenage Feelings e oggi come Adult Matters, crea canzoni intime, delicate e oneste. Come le pagine di un diario ci svelano il suo percorso di accettazione e crescita personale, senza filtri.

Abbiamo raggiunto Luigi Bussotti aka Adult Matters in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Blue Car” estratto dall’album “Flares Up”, una break up song sofferta in cui racconta la nascita e la fine della relazione con un uomo. Dalle passeggiate nei boschi fino ai primi baci dati in auto ascoltando Joni Mitchell, una canzone minimale che accarezza l’ascoltatore trasportandolo in una storia d’amore a vicolo cieco. Immaginiamo quanto sia potente ascoltarlo dal vivo con la sua voce unica che ci ricorda un certo cantautorato americano, che ci ha aperto le finestre sulla nostalgia. Ecco cosa ci siamo detti:

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Ciao Luigi, come stai e dove ti trovi?

Ciao! Sto bene, grazie! Mi trovo fuori il giardino di casa mia, c’è un sole incredibile!

Ci racconti l’evoluzione da All My Teenage Feelings ad Adult Matters?

All My Teenage Feelings è nato per caso, è il nome con cui ho portato in giro la mia musica tra i miei 20 e 24 anni. Dopo aver fatto uscire “Endings” il mio primo disco, ho sentito l’esigenza di cambiarlo, mantenendo comunque un legame con il passato ed è così che è nato Adult Matters. È una sorta di evoluzione. Niente è andato perso, ci tenevo molto.

Per me c’è una forte connessione con la natura ma anche con la solitudine nelle canzoni di “Flare Up” ti ci ritrovi in questo? Che tipo di persona sei?

Grazie per aver notato queste cose! In “Flare Up” c’è una forte connessione con la natura e una forte connessione con i luoghi in cui ho registrato il disco. Amo tantissimo passeggiare per boschi e nel periodo in cui ho scritto e registrato il disco lo facevo più o meno tutti i giorni, fa davvero parte di me. La solitudine di cui parli, è una sorta di alienazione. Mi sono sentito alienato per tantissimi anni per tanti motivi. Credo di essere una persona onesta, poco furba e molto determinata. Descrivermi non mi riesce benissimo, però credo che alla base di quello che faccio c’è l’onestà, sono un ariete ascendente ariete con la luna in leone ahah! sono abitato dal fuoco.

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Adult Matters “Flares Up” (Coypu Records)

The Whole World” mi ha colpito per la sua nuda intimità, cosa significa per te questo pezzo?

Grazie mille! “The Whole World” è il brano a cui tengo di più. È una canzone che parla della mia infanzia e della mia adolescenza e di come con molta fatica ho iniziato a volermi bene e ad accettare di me anche le cose che ho sempre odiato.

Nei testi di “Flares Up” citi in due canzoni differenti due grandi artisti, Daniel Johnston e Joni Mitchell, cosa significano per te?

“Blue” di Joni Mitchell è il primo disco che ho comprato, avevo 12 anni e ogni volta che lo ascolto mi riporta indietro nel tempo, provo davvero una profonda nostalgia ogni volta e poi è un disco incredibile, è un disco perfetto. Daniel johnston invece quando l’ho scoperto, intorno ai 15 anni credo, mi ha devastato. Mi ha insegnato che c’era un mondo e un modo diverso di fare musica.

A proposito di influenze, la prima volta che ti ho ascoltato mi hai fatto venire in mente i tempi d’oro di Conor Oberst con i Bright Eyes, credo che in comune abbiate una voce che sembra fragile ma allo stesso tempo forte, come un filo che se tirato si ha l’impressione che stia per spezzarsi, ma invece questo non avviene mai, cosa ne pensi?

Amo tantissimo Bright Eyes e non ti nascondo che l’ho ascoltato in loop per anni. Grazie per questa tua riflessione sull’identità della mia voce. Devo dire che l’aspetto vocale è un aspetto che mi interessa tantissimo, sono curioso di capire se la voce cresce con me, come cambia. Io trovo la mia voce molto cambiata rispetto a quando ho registrato “Endings”; sono andato a togliere molte sovrastrutture, vorrei davvero fosse lo specchio di quello che canto e che scrivo.

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In che ambiente sei cresciuto e quanto questo ha influenzato la tua musica?

Sono cresciuto lontano da tutte le scene musicali possibili. Sono cresciuto con tantissimi dischi (Pavement, Built To Spill, Elliott Smith, Modest Mouse). Questa era la “mia scena” nella mia cameretta.

Hai cercato di creare un percorso emotivo con la scaletta di Flare Up inizia molto intimo e poi alla fine si apre e “divampa”. Me ne parli?

Bella questa cosa! sì, devo dire che abbiamo cercato di costruire proprio un percorso da far percorrere a chi ascolta.
Quando pensavo a “Flare Up” avevo una sorta di “moodboard” mentale. Avevo in testa delle immagini precise: campi che andavamo a fuoco, incendi.

E’ uscito da poco il video del nuovo singolo “Blue Car” in cui ci sei tu ad una festa di compleanno senza invitati, che ti mangi una torta con le mani. Cosa rappresenta per te e cosa volevi trasmettere?

Il videoclip di “Blue Car” è stato diretto da Simone Nocchi e Francesco Corti. Ci sono io che mangio una torta in solitudine. Volevamo rappresentare proprio una festa in cui io venivo lasciato, credo sia davvero un video perfetto per “Bue Car” e per il senso che c’è dietro questo brano.

Porterai ancora in giro “Flare Up” dal vivo?

Sì! Diciamo che sono in tour da questa estate ahah. Sono appena uscite le date del tour in UK e sono davvero molto molto felice di poter suonare dal vivo queste canzoni fuori dall’Italia!

L’ultimo album di cui ti sei innamorato:

“Saint Cloud” di Waxahatchee, è un disco che non mi stanco mai di ascoltare. Katie è una musicista incredibile. Grazie mille per l’intervista!

Grazie a te!