Ben Crase e gli uomini dal cappello rosa.

Ben Crase è un pittore figurativo autodidatta di San Diego, California, ed è originario del Montana. Nei suoi quadri Ben Crase dipinge gli uomini del vecchio West americano, ma con nostra gradita sorpresa indossano degli enormi cappelli rosa. Il rosa che anche oggi è considerato erroneamente e stoltamente il colore delle femmine. Qui invece questi uomini, di un epoca storica passata, li indossano come se fosse la cosa più naturale del mondo e come dovrebbe davvero essere.

Ben Crase spera che le sue scelte di colore e composizione, che possono essere considerati da alcuni fuori da certi schemi, portino noi spettatori ad avere emozioni quali accoglienza, tolleranza e perché no una reazione emotiva famigliare.

Ben Crase attraverso i suoi quadri è riuscito a mettere le sue emozioni in soggetti semplici o oggetti semplici come i capelli, i cavalli o l’erba. Questo gli ha permesso di continuare a dipingere aggiungendo colore fino a quando quel colore inizia a comunicargli emotivamente qualcosa. 

Un modo di mettersi in gioco, per non temere l’errore, ma la consapevolezza di voler continuare a dipingere e portare il pezzo oltre il limite. 

Cosa Ben Crase fa quotidianamente arte con la speranza che suoi lavori lavori riescano a trasmettere quel legame di empatia con chi li osserva…e con noi c’è riuscito!

Ciao Ben.

Ciao, prima di tutto grazie mille per avermi ospitato. Sono molto onorato.

Mi fa molto piacere. Mi dici quando e come è iniziato il tuo rapporto con il mondo dell’arte?

Ho iniziato a lavorare con la galleria OTOMYS che ha sede a Londra e Melbourne subito dopo l’inizio della pandemia. Nikki, che è uno dei dirigenti, mi ha contattato dopo aver visto il mio lavoro su Instagram e da allora lavoriamo insieme.

Sin da quando eri un bambino Ben Crase essere un artista?

Sì, ricordo di aver disegnato a casa di mia nonna da quando avevo circa 6 o 7 anni e le ho detto:  diventerò un’artista. Disegnavo sempre quando ero piccolo. Ho anche avuto la fortuna di vivere a Parigi per un paio di mesi durante un’estate, con mio padre che ha fatto ricerche lì per un anno.

Veniamo da Butte, nel Montana, quindi essere a Parigi è stato uno shock culturale per me, ma nel miglior modo possibile. Volevo andare sempre al Louvre, penso che essere esposto a quelle opere a quell’età abbia avuto una grande influenza su di me.

Ben credi che il Montana abbia influenzato i tuoi dipinti?

Sì, penso che da dove vengo abbia una grande influenza sui miei dipinti. C’è una certa sensazione che Butte ha per me, penso che quella sensazione si trasferisca nel mio lavoro. La storia di Butte è molto interessante. All’inizio del XX secolo Butte era una delle città più grandi dell’ovest e possedeva una delle miniere di rame più grandi del mondo. Era considerata una città in espansione, le miniere attiravano anche lavoratori da tutto il mondo.

Puoi dirmi qualcosa su quei cappelli rosa? Li amo!

Grazie mille per questo. Per me i cappelli rosa simboleggiano empatia, un senso di comprensione.

Il rosa è anche un simbolo di uguaglianza, lo usi anche per quello? 

Sì %100 i cappelli rosa simboleggiano l’uguaglianza.

È come se tu stessi dipingendo alcuni ragazzi del passato, che però indossano cappelli rosa, invece di indossare quello che ci saremmo aspettati dovessero indossare. Il rendi molto più attuali. Ho ragione?

Si hai ragione. Quando ho deciso cosa dipingere anni fa ho avuto l’idea di riconoscere il passato travagliato dell’America, non volevo però glorificare la figura occidentale stereotipata. Quindi questi uomini sono i bravi ragazzi di un’epoca.

Chi sono quindi questi uomini? Come nasce in te l’idea di una nuovo quadro?

Cerco di raccontare nella mia mente una storia per ogni dipinto, che sarà diversa per lo spettatore, ma quando dipingo cerco di inventare un nuovo mondo in cui stanno vivendo. Mia nonna mi ha regalato anche dei vecchi libri su Butte quando ero giovane, sono pieni di immagini che mi fanno provare qualcosa. Uso spesso queste immagini come ispirazione abbastanza. È la sensazione che quelle vecchie immagini mi provocano quello che cerco di tradurre nel mio lavoro.

Che cosa hai provato osservando questi libri?

Quando stavo cercando di decidere che cosa avrei dipinto mi è sembrato qualcosa di genuino. Mi piace guardare quelle immagini più vecchie e trovare ispirazione per la sensazione che sembrano darmi. C’è un detto a cui penso abbastanza spesso quando dipingo è di Georg Hegel “L’unica cosa che impariamo dalla storia è che non impariamo nulla dalla storia”

Vorrei che potessimo imparare di più dalla storia, cerco di trasmetterlo nei miei dipinti. Una speranza che possiamo migliorare il modo in cui trattiamo le persone.

Parlando del colore è davvero importanti per te, vero?

Oh sì, il colore è tutto per me. Ricordo quando ho iniziato a frequentare i musei e a vedere i colori nei dipinti e come questo mi facesse provare qualcosa. Mi ha fatto sentire vivo. Quindi quando dipingo continuo finché non sento qualcosa dai colori.

Quanto questi due ultimi anni ti hanno influenzato circa a come fai arte?

È stato così strano perché ho affittato il mio primo studio e ho iniziato a dipingere a tempo pieno nel gennaio del 2020, poco prima della pandemia. Poi ci ha colpito e ho continuato.

Negli ultimi due anni abbiamo avuto tanto tempo per pensare alle nostre vite? È successo anche a te? Qual è la lezione che hai imparato e che non dimenticherai mai?

Sì, così vero. A me è sicuramente successo. Ricordo che all’inizio andavo a fare una passeggiata e il silenzio che sentivo era bellissimo. Il canto degli uccelli ecc. Per me, la pandemia mi ha fatto rallentare, pensando alla corsa al successo in cui sembriamo essere coinvolti inconsapevolmente. Il ciclo del vai vai vai. Penso che la cosa più importante che abbia imparato sia la fragilità di tutto, in ogni momento la vita può cambiare. So che è un cliché, ma bisogna vivere il momento nel miglior modo possibile.

Di cosa sei sicuro?

Penso di essere fiducioso nel sapere che voglio esplorare nuove idee, culture, esperienze e rimanere aperto e curioso con l’età.

Se avessi un motto quale sarebbe?

L’unica cosa che sappiamo è che non lo sappiamo.

Che musica ascolti quando dipingi? Qualche nuovo suggerimento?

Due delle mie più grandi ispirazioni nella vita sono Frank Ocean e Radiohead. Recentemente ho ascoltato Letta Mbulu, Emma DJ, Issy Wood, Sade, Khruangbin, Tirzah, Little Simz, Kedr Levanskiy, James Blake. Amo il podcasts A brush with (che parla di arte e artisti) and You’re dead to me (che tratta di storia).