Le review delle sfilate di NY e Londra che non puoi ignorare

Le sfilate di New York e Londra hanno visto trionfare il corpo in tutte le sue forme. Forme che, almeno in passerella, possono essere di ogni genere e tipo, proprio perché non devono più assecondare il gusto/piacere/vista dell’uomo, cercando di abbattere lo stereotipo o la convinzione che lo sguardo maschile sia quello che premia, pensiero ancora molto diffuso.

Sarà forse per questo, paradossalmente, che in una società sempre più conservatrice, la moda si ribella e mette al centro una coscienza della propria fisicità che prescinde dal genere, dall’orientamento sessuale, da falsi ideali di perfezione, perfino dalla seduzione. 

È dunque questo il motivo per cui tutto sembra così vecchio quando si legge in giro che “è tornato il sexy” tanto da pensare che c’è chi lo fa secondo canoni statici e ormai considerati obsoleti come Tom Ford, o invece modernissimi e carichi di erotismo come Nensi Dojaka.

Al di là di facili considerazioni femministe, la centralità della “moda senza vestiti” è più contemporanea se disegnata da una donna per le donne? Non parliamo solo di esaltazione della diversità, ma ci riferiamo al corpo visibile come punto di partenza per diffondere messaggi anche politici. O forse no?

Ad ogni modo domani cominciano le sfilate a Milano e quindi beccatevi le review di alcune delle sfilate più interessanti di New York e Londra.

Da Tom Ford, passando per Proenza Schouler fino a qualche new Guest come Francesco Risso che porta la sua Marni in un tour itinerante che parte proprio dalla grande mela, Fendi che ha festeggiato i 25 anni della baguette con una sfilata evento fino a Collina Strada che ha collaborato con Vitelli. 


Arca in passerella da Proenza Schouler S/S 23

Non è sempre facile dare il via alle settimane della moda, ma Jack McCollough e Lazaro Hernandez, designer di Proenza Schouler, hanno imparato nel tempo a regalare la giusta atmosfera per iniziare la fashion week. 

La loro collezione S/S 23 è una celebrazione di spirito, gioia ed energia, ideata con l’intento di incarnare “lo spettacolare senso di libertà insito in un’estate vissuta al massimo, piena di sole, acqua, pelle e corpi in movimento”.

Aperta da Arca – che ha indossato un top con frange sull’ombelico e una gonna nera a palloncino -, la sfilata ha trasformato la Hall des Lumières in una passerella in cui abiti dai volumi ricchi di svolazzi hanno trasmesso un nuovo senso di fluidità e movimento.

Mi è sembrata una vera e propria conversazione sulle identità: identità di genere, identità culturale, quasi a voler esplorare mondi personali che diventano collettivi. 

Collina Strada S/S 23
Collina Strada S/S 23

Collina Strada ha invitato il suo pubblico in un ex cimitero, oggi trasformato in riserva di farfalle monarca, per scoprire GOT MILKWEED?, la collezione S/S 23 spensierata ed elegante del brand newyorkese. E così, accompagnata da questa particolare location, una colonna sonora (intenzionalmente?) glitch e un casting irriverente (un mix di modell* e membri della community del marchio) 

Utilizzando materiali di scarto per tutta la collezione, la fondatrice del brand Hillary Taymoure il suo co-direttore creativo Charlie Engman hanno sottolineato l’importanza di proteggere “Mommy Earth” pur continuando a creare look con un fattore wow—insomma, l’obiettivo di chi li indossa è quello di essere “pronti a dominare il tappeto rosso” anche acquistando capi realizzati in modo responsabile.

E a chi rivolgersi per creare capi sostenibili, etici, innovativi e anche tremendamente fashion se non ad uno dei brand italiani più “nuovi” della scena come Vitelli?

In occasione della nuova collezione del brand, la realtà milanese ha infatti progettato per Collina Strada Lace e Warp, due tessuti “100% rigenerati” che hanno preso le sembianze di pizzi e macramè—e che debutteranno anche a Milano nella collezione S/S 23 di Vitelli, in programma il prossimo 23 settembre.

Ma le collabo sostenibili di Collina Strada non finiscono qui: in passerella, c’erano anche le jelly shoe realizzate con plastica di canna da zucchero del brand Melissa e un’altra collaborazione con il marchio di stivali sostenibili Virón—oltre a un sacco di upcycling con il denim firmato Levi’s.

Che bravi.

Marni S/S 23

Ambientata a Dumbo, Brooklyn, sotto il Manhattan Bridge, dove, in realtà, è praticamente impossibile vedere il tramonto illuminare lo skyline della città, la sfilata ha ospitato un pubblico eterogeneo—tra cui anche Doja Cat a Madonna—che si è radunato sotto gli archi cavernosi del ponte quando il sole era già tramontato.

Ma a Francesco Risso e al suo Marni tutto questo non importava, perché sono stati gli abiti della collezione che, come raggi del sole, hanno illuminato la passerella e tinto l’atmosfera—immersa in una composizione originale di Dev Hynes e musicata dall’Orchestra d’archi di Brooklyn, con il direttore creativo al violoncello, il tutto sotto la luce tersa della luna piena.

In ogni collezione Marni persistono una gioia e un’eccentricità particolari, qui enfatizzate dai colori vivaci degli abiti che incorporavano al loro interno i vortici e i drappeggi ispirati ai dipinti dell’artista Flaminia Veronesi.

Le gonne di seta arancione brillante e cremisi erano decorate con sfere in tonalità calde complementari e ritagli strategicamente posizionati creavano una pletora di forme organiche sul corpo, richiamando alla mente una dimensione surreale e i film di fantascienza degli anni ’70. In uno dei primi look, le estremità effervescenti di una gonna a ruota si avvolgevano all’indietro per scivolare sulle braccia come guanti da opera, mentre una moltitudine di soli infuocati campeggiava sul petto delle modelle.

“Il tramonto non è un fenomeno del sole—che accade all’orizzonte,” si legge nelle note di sfilata, “è invece un fenomeno del corpo—che dà fuoco al cielo.”

La sfilata ha segnato l’inizio del “tour mondiale” di Marni, in cui la visione della maison italiana viaggerà in alcune città selezionate prima di tornare a Milano per il suo 30° anniversario nel 2024.

Se ti stai chiedendo perché proprio New York, perché proprio un tour itinerante, la risposta è abbastanza semplice: “perché, quando ti muovi, lo puoi sentire,” concludono le note di sfilata. Solo, non dimenticare di guardare in alto, ogni tanto.

Fendi Resort S/S 23 Finale

Ci sono compleanni che è impossibile non festeggiare, come nel caso del 25esimo della baguette di Fendi che per l’occasione ha arruolato alcuni dei nomi più rilevanti della città—come Marc Jacobs, Tiffany & Co. e Carrie Bradshaw—per la sfilata Resort S/S 23 Fendi organizzata all’Hammerstein Ballroom di New York.

Non mancava proprio nessuno: da Jocelyn Wildenstein a Kim Kardashian, fino ai super nomi direttamente dalla scena degli anni Novanta, quello dello scorso venerdì è stato quel tipo evento che città non vedeva da tempo.

Il gran finale di Fendi? Dopo 15 anni lontano dalle passerelle, Linda Evangelista ha fatto il suo ritorno per chiudere la sfilata.

Ma non si trattava di un evento qualsiasi—quest’anno, la maison romana festeggia il 25° compleanno dell’iconica Baguette.

JW Anderson S/S 23

JW Anderson non smette mai di sorprendere e di far riflettere anche solo per un secondo chi guarda i suoi show.

Per la prossima stagione estiva il centro del mondo per lo stilista è una sala giochi: un luogo di altre realtà, false o alternative, dove cadere e tuffarsi, a capofitto.

Un mondo parallelo di persone intrappolate nei loro computer, mescolati con tastiere e screensaver, mentre esplorano altre dimensioni. La natura filtrata dall’ego digitale, diventa una garanzia personale. L’arcade, nonostante tutto, non è solo per i giocatori.

Proporzioni che vestono larghe, la tecnologia che diventa degradata e che luccica e scintilla. Oggetti intrappolati all’interno di capi di abbigliamento e screensaver che atterrano sul corpo, su borse e accessori: questo è ciò che accade nella sala giochi. Il messaggio è un messaggio di realismo – per quanto di reale si possa palare oggi – diffuso con un linguaggio riduzionista che carica ogni singolo pezzo con lo status di una dichiarazione diretta.

Seguendo un viaggio che va dall’alba al tramonto, il percorso enfatizza le forme essenziali, i dettagli esagerati, l’ovvietà semplice ma complessa. T-shirt stropicciate con giganteschi etichette di lavaggio; camicie grandi, una coppa di reggiseno diventa un top; il girovita si sposta verso la scollatura; i tasti giganti di una tastiera come decorazioni, un piccolo tasto come un pavé su tutto il top.

Gli abiti sono completamente astratti nella loro forma a palloncino: un sacchetto di plastica, con un pesce rosso intrappolato all’interno; uno specchio scolpito; coperto di stampe degne di una sedia da giardino. Il tempo libero è importante, cosi un’amaca si trasforma in un vestito, mentre maglioni e magliette sono appesi a grucce da lavanderia.

Un focus sulla spalla, scavata dall’interno; sartoria e abiti cangianti. Magliette, letteralmente, come tavole da surf. Infine, il tramonto su una seconda pelle. Tutto questo su stivali, pantofole e borse che occasionalmente, diventano minuscole.

Le dimensioni contano, per davvero.

Nensi Dojaka S/S 23

Nensi Dojaka, nonostante abbia iniziato da poco, continua ad aggiornare il suo codice stilistico ed è già pronta a introdurre qualche novità nel suo repertorio.

Come la palette che si ispira ai fiori e che, all’immancabile (tanto) nero, aggiunge i rosa e i lilla. O come il lurex e il pizzo, in una nuova indagine materica. Oppure come gli elementi activewear, tra tutti il jersey, le zip sportive che chiudono le giacche e tessuti tecnici degli sleep dress.

Al debutto, poi, è la linea di calzature che presenta mules sormontate da una gabbia in pelle, ricoperta di cristalli, a mo’ di tomaia. Il cui tacco scultoreo richiama le geometrie di quel tailoring fatto di blazer dalla vita stretta e dalle spalle affilate, che sta prendendo sempre più piede.

Il gran finale di Nensi Dojaka con le supermodelle in lungo sigilla uno show in cui si applaudono le piccole gonne, i piccoli top, i piccoli abiti. Per piccole donne? Nient’affatto. Per personalità grandi.

Cover image: JW Anderson