SEEN AROUND

TOH! Magazine inaugura SEEN AROUND: una nuova rubrica dedicata ai volti, alle storie e alle persone raccontate attraverso lo sguardo di fotografi e artisti invitati periodicamente a collaborare con il magazine.

Un luogo in cui i protagonisti non sono soltanto le immagini, ma soprattutto le persone che le abitano: ragazzi che, attraverso i progetti dei nostri contributors, scelgono di mostrarsi nella loro dimensione più autentica.

Ad aprire questo percorso è Marcello con OH BOY!, un progetto fotografico intimo e profondamente umano, ambientato nel suo appartamento. Attraverso il suo obiettivo, giovani ragazzi si mettono a nudo nel vero senso della parola: non soltanto attraverso il corpo, ma soprattutto attraverso la mente, le emozioni e il bisogno autentico di raccontarsi.

Ogni immagine diventa così uno spazio di fiducia, vulnerabilità e presenza, accompagnato da domande che trasformano la fotografia in dialogo.

Siamo davvero orgogliosi di poter condividere questo nuovo percorso attraverso SEEN AROUND, creando uno spazio in cui l’intimità incontra l’arte e la narrazione personale trova una forma sincera e libera.

Il primo protagonista è Alessandro, un ragazzo dolce, sensibile e vicino a TOH!, oltre che amico di Marcello.

Abbiamo scelto di iniziare da lui perché l’intimità è una delle dimensioni più profonde dell’essere umano: raccontarsi significa affidarsi, e affidarsi richiede tempo, relazioni e legami capaci di lasciare un segno.

Alessandro è una persona autentica, e in questo progetto si racconta nella sua verità più limpida.

Cosa hai pensato nel momento in cui sei entrato nella casa, conscio del motivo della tua presenza?

Nel momento in cui sono entrato in casa, ero pienamente conscio del motivo della mia presenza e ho percepito immediatamente che quello fosse il luogo giusto per rappresentare il corpo maschile.

Come hai vissuto la tua nudità in quel contesto?

Come in molte occasioni, vivo la mia nudità nel modo più naturale possibile, perché conosco il mio corpo ed è un rapporto in continua crescita ed evoluzione, costruito attraverso l’accettazione e la volontà di abitare il mio corpo con maggiore consapevolezza.

Tra l’essere osservato e l’essere fotografato, cosa è più vicino a ciò che hai provato in quei momenti?

Direi l’essere fotografato: in questa circostanza lo sguardo si concentra maggiormente sulle forme, sulle posture e sulla presenza del corpo, lasciando quasi in secondo piano tutto ciò che esiste attorno.

È come se, per un momento, il corpo diventasse il linguaggio principale.

Tra l’essere osservato e l’essere fotografato, cosa è più vicino a ciò che hai provato in quei momenti?

Direi l’essere fotografato: in questa circostanza lo sguardo si concentra maggiormente sulle forme, sulle posture e sulla presenza del corpo, lasciando quasi in secondo piano tutto ciò che esiste attorno. È come se, per un momento, il corpo diventasse il linguaggio principale.

Ti sei eccitato durante gli scatti? Non necessariamente fisicamente, anche solo mentalmente.

Più che sentirmi eccitato, mi sono sentito naturalmente a mio agio. C’era una tranquillità quasi sospesa, la sensazione reale di vivere una domenica lenta, silenziosa e intima, senza la necessità di interpretare nulla.

Se dovessi associare un particolare dettaglio all’intimità vissuta in quei momenti, quale sarebbe?

Se dovessi associare un dettaglio all’intimità vissuta in quei momenti, direi sicuramente la mattina e, più precisamente, la colazione. Quel tempo lento, ancora sfocato dal sonno, in cui si condivide uno dei primi gesti della giornata, mi trasmette una forma di vicinanza molto sincera e spontanea.

Un aspetto erotico, invece?

Un elemento erotico sarebbe sicuramente la presenza degli specchi.

Vedersi nudi riflessi in quello spazio amplifica la percezione del corpo, quasi trasformandola in un dialogo visivo con sé stessi.

È una sensazione intensa, diretta, inevitabilmente eccitante.

Cosa hai lasciato di te in quella casa?

In quella casa credo di aver lasciato leggerezza, spensieratezza e un pizzico di ironia. Mi piace pensare che, oltre all’immagine del corpo, sia rimasta anche una traccia della mia personalità e del modo in cui vivo certi momenti.

E cosa hai portato con te, invece?

Con me ho portato soprattutto un senso di libertà: la possibilità di coesistere in uno spazio in cui questo elemento viene accolto pienamente, condiviso senza giudizio e vissuto con naturalezza. È qualcosa che raramente si riesce a provare fino in fondo.

Foto e intervista di: Marcello, OH BOY!