SEM&STÈNN riscoprono l’istinto”Animale”

SEM&STÈNN inaugurano un nuovo capitolo con “Animale”, un brano electropop che unisce dance-pop anni 2000, techno e hyperpop. Un inno alla libertà del corpo, al desiderio e all’istinto, in attesa del nuovo album.

Dopo tre anni di ricerca e nuova produzione, SEM&STÈNN tornano con “Animale”, il singolo che inaugura un nuovo capitolo del loro percorso artistico e anticipa l’album in arrivo.

Attivi da oltre un decennio, Salvatore e Stefano hanno costruito un progetto indipendente in cui electropop, cultura club e immaginario queer si intrecciano con una forte attenzione all’identità, alla libertà espressiva e alla direzione creativa.

Da X Factor ai palchi dei Pride europei, il duo ha dato vita a una proposta musicale che unisce dance-pop, techno e hyperpop, trasformando il club in uno spazio di espressione, desiderio e appartenenza.

Sem&Stènn
All Photo by Giuseppe Martella

Dopo tre anni di ricerca e scrittura tornate con “Animale”. C’è stato un momento preciso in cui avete capito che era questa la canzone giusta per tornare?

Il verso “Il tuo odore mi fa diventare un animale” è stata la prima take registrata su due giri che avevamo appena abbozzato. Ha cambiato subito il nostro mood. Era leggera, ma allo stesso tempo diretta. Esattamente il tono che volevamo in questo nuovo disco.

Descrivete “Animale” come un invito a liberarsi dalle convenzioni e ritrovare un istinto primordiale. Oggi, secondo voi, quali sono le convenzioni più difficili da scrollarsi di dosso, nella musica e nella vita?

In Italia si fa ancora molta fatica a parlare di sessualità, intesa come piacere o espressione.

Se sei un artista che ha voglia di raccontarsi col corpo, devi automaticamente fare i conti col grande pregiudizio che tu sia leggero, superficiale, che la tua musica non abbia contenuto.

Stiamo ancora a discuterne troppo se è giusto che una donna si esibisca in intimo, figurati se lo fanno due ragazzi gay.

Sem&Stènn "ANIMALE"
Sem&Stènn “ANIMALE”

Nel brano convivono dance-pop anni Duemila, techno e hyperpop. In questi tre anni lontani dai live e dai club, cosa avete riscoperto della cultura club e cosa invece pensate sia cambiato definitivamente?

Il clubbing a Berlino e a Madrid degli ultimi anni ha riacceso il nostro entusiasmo nel voler produrre questo disco.

Per anni siamo stati dentro la scena milanese, in un periodo molto vivo. Coesistevano tante situazioni, era una città stimolante per la varietà. Dopo la riapertura purtroppo è rimasto ben poco. Ma una cosa forse sta andando a migliorare: si fa sempre più serata per divertirsi e non solo per il posing.

Fin dagli inizi avete costruito il vostro progetto in modo completamente autonomo, dalla produzione alla direzione creativa. In un momento in cui molti artisti sembrano inseguire algoritmi e trend, quanto è difficile continuare a fare pop seguendo soltanto la vostra visione?

Difficilissimo. Non solo per la percezione degli addetti ai lavori, ma anche per quella del pubblico. È complesso creare una narrazione artistica, che ha bisogno di tempo e diffusione, nei primi 3 secondi di un reel. È sempre più rilevante quanto tu sia presente piuttosto che come. 

Questo progetto è dedicato a noi, vogliamo raccontarci nel modo e nella misura che decidiamo. 

Animale è l’inizio di un nuovo capitolo?

Yes babe. C’è un disco pronto da più di un anno. Mancano poche settimane e ci siamo.

L’ultimo album di cui vi siete innamorati:

Madonna “CONFESSIONS II”. Davvero un’inaspettata sorpresa.