Marrakech Express: “The Amicis” è la colonna sonora di una generazione sospesa

Dal legame con il film di Salvatores alla nascita del progetto, passando per le influenze electroclash e la volontà di raccontare il presente senza offrire risposte facili: i Marrakech Express ci accompagnano dentro “The Amicis”, un EP che trasforma dubbi personali e precarietà collettive in un viaggio sonoro tra politica, vita urbana, amicizia e sogno.

Tra elettronica indie, alternative pop e immaginari digitali che richiamano gli anni Dieci, i Marrakech Express tornano con “The Amicis”, il nuovo EP in uscita il 10 aprile per Funclab Records. Nato dall’incontro tra introspezione personale e osservazione del presente, il progetto racconta quel momento sospeso in cui ci si affaccia all’età adulta senza sentirsi pronti a scegliere una direzione. Tra critica sociale, fragilità emotive e sogni a occhi aperti, il duo costruisce un affresco generazionale fatto di incertezze, amicizia e desiderio di continuare a muoversi anche quando il futuro appare sfocato.

Ciao, mi raccontate dove vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti ai tempi del liceo. Avevamo due band diverse, gli Afterwards e i Cherries, ma frequentavamo gli stessi ambienti e la stessa scena musicale del vicentino. Condividevamo anche alcuni amici e, tra una cosa e l’altra, abbiamo iniziato a suonare insieme. Dopo diversi progetti nati lungo il percorso, è arrivato il momento di dare vita ai Marrakech Express.

Il nome strizza l’occhio al film di Salvatores o dietro c’è una scelta differente?

È una citazione voluta. Siamo molto legati a quel film e ai temi che racconta. L’amicizia è uno dei pilastri del nostro progetto e ci accompagna fin dall’inizio. In Marrakech Express viene raccontata in un modo che sentiamo molto vicino. C’è poi anche il tema del viaggio, non solo come spostamento fisico ma come percorso che si costruisce insieme agli altri.

In “The Amicis” raccontate quella sensazione di essere “bloccati” tra adolescenza ed età adulta: quanto c’è di autobiografico nei brani dell’EP?

Moltissimo. Diciamo spesso che è il nostro lavoro più intimo proprio per questo motivo. Tutto l’EP nasce da domande e sensazioni che stiamo vivendo in prima persona. Ci sentiamo immersi in una fase di passaggio, in cui le certezze sono poche e gli interrogativi tanti, spesso senza una risposta immediata.

Canzoni come “Guardie e Ladri” e “Massimino” uniscono critica sociale e ironia disillusa. Quanto è importante per voi raccontare il presente politico e urbano attraverso la musica?

Per noi è fondamentale. Crediamo che la musica sia una piattaforma dal potere enorme e che porti con sé anche una certa responsabilità. Non pensiamo che l’arte debba fornire risposte o soluzioni, ma crediamo che possa spingere le persone a interrogarsi, a informarsi e a guardare la realtà con maggiore attenzione.

In “Radio Alice” e “150km” emerge il tema del fallimento e della distanza: pensate che la precarietà emotiva della vostra generazione sia diventata ormai una condizione collettiva?

Non possiamo parlare per tuttə, ma sicuramente è una sensazione che vediamo condivisa da molte persone. Allo stesso tempo percepiamo una grande voglia di reagire. Ci sentiamo spesso delusi, incerti o disorientati, ma non crediamo che la risposta sia fermarsi a contemplare questa condizione. In qualche modo stiamo ancora ballando sopra un futuro che non appare così luminoso.

Dal punto di vista sonoro, “The Amicis” richiama electroclash, EDM e immaginari videoludici anni 2010. Come avete lavorato per trasformare questa nostalgia in qualcosa di contemporaneo?

In realtà non la viviamo tanto come nostalgia. È semplicemente la musica che ci ha cresciuti e dalla quale non siamo mai riusciti a separarci davvero. Il processo di reinventarla è stato naturale: era impossibile riproporla oggi esattamente come allora. Quello che stiamo cercando di fare è costruire qualcosa che ne conservi lo spirito, ma che riesca a parlare al presente e a trasmettere agli altri le stesse emozioni che ha trasmesso a noi.

“Let’s Meet In My Dreams” apre e chiude idealmente il disco come una sorta di rifugio onirico. Che ruolo ha il sogno nella vostra scrittura e nel vostro modo di vivere la musica?

Ha un ruolo fondamentale. Il sogno possiede qualcosa di primitivo e profondamente evocativo, e ci piace pensare che la nostra musica possa trasmettere quella stessa sensazione. Let’s Meet In My Dreams occupa un posto speciale nel progetto: sia per ciò che racconta, sia perché è un brano che è rimasto nel computer di Lorenzo dal 2019 e che solo oggi ha trovato il suo momento e il suo spazio nel mondo.

Dal clubbing alle colonne sonore per la Milano Fashion Week, fino a questo nuovo EP: in che modo sentite che il progetto Marrakech Express sia cambiato dal 2022 a oggi?

Tutte le anime che abbiamo attraversato sono ancora presenti e probabilmente lo saranno sempre. Abbiamo un legame molto forte con il cinema, la moda e il mondo della notte, e sono elementi che continuano a influenzare il nostro modo di scrivere e immaginare la musica. Possiamo evolverci e sperimentare, ma crediamo che questi mondi rimarranno parte integrante della nostra identità.

MARRAKECH EXPRESS

L’ultimo album di cui vi siete innamorati:

Dilan: I Have To Get Hotter by The Females
Lorenzo: For Love of Grace & the Hereafter by Iceage