Attore e regista tedesco, Fabian Stumm arriva a Milano per la 40ª edizione del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, dove fa parte della giuria del concorso dedicato ai lungometraggi insieme a Valentina Lodovini e Susanna Cecchini.
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Il suo approccio al giudizio cinematografico parte però lontano dalle regole della critica: quello che cerca è soprattutto una connessione umana, la sensazione che dietro un film ci sia qualcosa di autentico e profondamente personale. Un criterio che attraversa anche il suo stesso lavoro di regista, da Knochen und Namen (Bones and Names) a Silent Noise, con uno sguardo personale e attento alle relazioni, all’identità e alla complessità dell’esperienza umana. Il suo immaginario cinematografico è inoltre nutrito da alcuni dei grandi autori della storia del cinema, da Dario Argento a Brian De Palma, da Claude Sautet a Fellini.
Oggi Stumm continua a muoversi tra recitazione e regia, sviluppando nuovi progetti e alternando il lavoro davanti e dietro la macchina da presa.
In occasione della sua partecipazione al 40° MIX FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA LGBTQ+ E CULTURA QUEER, abbiamo parlato con Fabian di cosa significa sedersi dall’altra parte del tavolo di una giuria, dei film che hanno formato il suo immaginario, del suo cinema, del rapporto con Milano e dei suoi prossimi progetti.

Ciao Fabian, come stai?
Bene grazie, sono a casa a Berlino e piove, non vedo l’ora di arrivare a Milano, la sto usando come piccola scusa per fare una vacanza, perché ho molto lavoro.
È un’ottima scusa.
Sì, la mia squadra mi ha chiesto perché dovevo andare a Milano ora e io gli ho risposto: “È lavoro, devo andare”.
La giuria del MIX Festival
Fai parte della giuria, quindi mi piacerebbe sapere: come ci si prepara per essere membro della giuria al MIX Festival? E’ la tua prima volta?
No, penso che sia la terza o quarta volta negli ultimi anni, sì. E mi piace sempre, devo dire. È un grande privilegio vedere tutti questi film e entrare in queste diverse storie e visioni e poi decidere.
Non sono un critico cinematografico, sono un attore e un filmmaker quindi non ho delle regole e cerco d’indirizzarmi verso quel film che mi parla di più o che tratta un argomento che mi interessa. Non cerco il miglior film in termini di regole.
È interessante perché ho partecipato a giurie in cui abbiamo dovuto discutere molto, ovviamente senza combattere, ma quando t’innamori di un film vuoi difenderlo e spiegare perché ha parlato a te, quindi il confronto è essenziale.
Devo dire che questa volta non ho mai avuto una conversazione così facile, perché abbiamo guardato tutti i film separatamente, abbiamo preso note, abbiamo pensato, poi ci siamo confrontati tutti insieme online e sono bastati dieci minuti, perché siamo entrati in connessione con gli stessi film.
Quindi è stato davvero bello, perché non c’eravamo mai incontrati prima ed è stato come se ci conoscessimo già poichè rispondevamo alle stesse cose nello stesso modo. È stato un buon feeling.
Sono stato il primo a parlare e avevo davanti tutte queste persone che non avevo mai visto. Mi sono chiesto: “Chissà se staranno pensando: ‘Oh Dio, questo non ha assolutamente gusto…’”. Continuavo a guardare i volti degli altri giurati, cercando di capire cosa stessero pensando. Fortunatamente, non è andata così.
Il film che cattura l’attenzione
Sono curioso di sapere che qualità deve avere un film per catturare immediatamente la tua attenzione?
Per me tutto riguarda come a un senso di sentimento personale, dell’intimità, dell’autenticità di un’esperienza, ovunque.
È tutto riguarda al fatto che, se sento che qualcosa è tratto da qualcosa di molto personale o profondo, anche se non necessariamente autobiografico, ma devo sentire che c’è una connessione al soggetto, alla storia, ai temi di un film, sento che posso dire se è qualcosa che qualcuno vuole portare nel mondo per trovare un modo di dare corpo al suo lavoro.
E penso che queste sono le storie a cui rispondo. Quindi non mi attirano film che posso ammirare e pensare che siano molto ben fatti, che la cinematografia sia fantastica, gli attori e tutto. Può essere fantastico anche, ma soprattutto quando sono in una giuria sento che mi piace trovare film in cui sento che qualcuno mi parla davvero a livello umano.
Quindi puoi relazionarti con alcuni elementi alla storia?
Sì, sì. E questo è anche ciò che mi interessa come filmmaker: la concentrazione su qualcosa di molto specifico, zoomare su qualcosa di molto personale e specifico e poi raccontare una storia in un modo cinematografico.
Penso che questo può rendere qualcosa molto più universale. Non voglio parlare del film che abbiamo scelto, ma è stato un ottimo esempio: è un mondo molto lontano da me e molto esterno e, dopo aver guardato i film, ho sentito che c’erano similitudini. E penso che è una bella cosa.
I film del Festival
Sei soddisfatto dei film che hai visto al Festival?
Sì, ci sono sei film in concorso, ma ho subito capito che c’era una grande varietà di generi che mi piace e che è diventata una cosa un po’ più comune, prima i generi erano un po’ tutti simili.
Anche in Germania in questi ultimi anni è iniziato a succedere sempre di più: i film maker vogliono giocare, sperimentare. Trovo fantastico che in sei film ci sia una così grande varietà di temi.
I film che lo hanno formato
Quali sono i film che hanno formato la tua immaginazione cinematografica?
Da adolescente sono stato un grande fan di Dario Argento, mi ha aiutato quando ero un ragazzino. I miei film sono completamente diversi, ma sono molto vicini ai suoi colori.
Ora mi interessa sapere: qual è il tuo film preferito di Dario Argento?
Ah, è difficile. Direi che quando ero ragazzino il mio preferito era Phenomena.
Era anche il mio preferito quando ero ragazzino. Ero ossessionato da quel film fantasy horror.
Ma ora credo che i miei preferiti siano Suspiria o Profondo Rosso. Per me sono questi tre. A volte è un po’ troppo violento, ma anche Tenebre è molto bello. Hai sentito che Argento sta ora filmando con Isabelle Huppert?

Sì, è fantastico. Che combinazione! Ed oltre a Dario Argento chi ti ha ispirato?
Oh Dio, quanto tempo hai? Penso che il mio film maker preferito sia probabilmente Claude Sautet, è francese e ha realizzato film che amo con protagonista Romy Schneider come L’amante (Les Choses de la vie, 1970) ed È simpatico, ma gli rompo il muso (César et Rosalie, 1972). Ho sempre amato Robert Altman. Sono stato molto influenzato da Tre donne (3 Women, 1977) film che ho scoperto quando avevo 11 anni.
Da ragazzino ho guardato in segreto Carrie di Brian De Palma con Sissy Spacek. È probabilmente il mio film preferito di sempre. Lo conosco a memoria. Quando ero adolescente non ero così consapevole di essere gay, quindi non sapevo se ero innamorato di Sissy Spacek in Carrie o se volevo essere lei.
Quando ero piccolo, mia mamma mi ha scoperto in bagno con un vestito bianco e dello sciroppo rosso, volevo provare a fare Carrie, e credo che quello sia stato il momento in cui ho cominciato a pensare di voler fare l’attore.
E poi ho scoperto la Nouvelle Vague e gli italiani. Sono un grande fan di Antonioni, Comencini o Valerio Zurlini, nella mia stanza c’è un grande poster del film La ragazza con la valigia.
Ho amato tutti questi film che ho scoperto grazie a mia sorella che lavora anche lei nel cinema, è un anno più grande di me e mi ha molto influenzato, perché ha scoperto tutti questi film italiani ma anche francesi: Truffaut, Godard, Rivette. É stato fantastico scoprirli insieme.
Il nuovo film: The Ideas
Stai lavorando ad un nuovo film?
Sì, ovviamente, la settimana prossima ci sarà la world première.
È già finito! Sei emozionato?
Sì e anche un po’ nervoso, perché quando mi concentro sul lavoro non penso mai che poi devo mandarlo al mondo e che le persone lo scelglieranno e lo guarderanno.
Quindi sono un po’ emozionato, ma sono molto felice del film. Si chiama The Ideas. È un film antologico, diviso in capitoli, che racconta sei storie diverse con sei personaggi/attori differenti. È molto divertente, triste e strano. Mi piace molto.
Ha un grande cast di attori tedeschi. Sono contento perché ho scritto pensando ad alcuni grandi nomi, gli ho mandato il copione e hanno accettato. Per gli standard tedeschi, ha davvero un cast importante.
Il film arriverà al pubblico e poi parteciperà ad alcuni festival. Sarà distribuito nei cinema a partire da gennaio 2027.
I prossimi progetti
E dopo?
A settembre faremo un nuovo film. Si chiama Komplizzenfilm, con Tony Erdmann, di Sentimental Value, e farò parte di un film come attore con quella che è secondo me la più bella sceneggiatura che abbia mai ricevuto. È il coming of age di un uomo adulto, padre che sa di essere gay e fa coming out a 40 anni. Lo abbiamo girato a Monaco, arriverà l’anno prossimo e sono molto entusiasta.
Fai molte cose allo stesso tempo!
Sì, non lo so. Penso che sia perché la mia carriera cinematografica è iniziata molto tardi, tre anni fa, sono sempre affamato di cose nuove e ho tante idee in più le porte si aprono e le persone vogliono lavorare con me, q uindi mi piace molto provare a riempire il mio calendario di cose belle. E se posso avere due giorni di vacanza a Milano, è tutto ok.
Il rapporto con Milano
Qual è la tua relazione con Milano?
Ci sono stato tre volte e mi piace molto! penso che sia fantastica anche se non la conosco così bene, ma quando sono lì sento che è una città molto speciale.
La combinazione architettonica, ha questo stile brutalista ed è molto vecchio e bello, mi piace molto. Ho sempre avuto voglia di fare un film qui, amo Milano.
ultima domanda: qual è il tuo film preferito?
Oh mio dio! Ok, mi piace questa domanda, ma devo pensarci un attimo… ti dico il film che mi ha più colpito quest’anno: Everytime di Sandra Wollner.
Ero molto eccitato all’idea di vederlo, mi aspettavo fosse un buon film ma non così bello: l’ho trovato molto speciale su molti livelli. La regia, la cinematografia, ma anche la recitazione. Mi ha fatto scoppiare la mente, bellissimo!

