Rareş: l’avant-pop che non ha genere

“Femmina” il nuovo lavoro di Rareş, è frutto di un percorso di analisi che lo ha portato ad accettare il suo lato più intimo e delicato che si scontra con suoni elettronici avant-garde.

“Femmina” di Rareş è un disco pazzo nel senso buono del termine, di quelli che ti fanno esclamare: “Weird is cool!”. Sperimenta con i synth, decostruisce la forma canzone, mescola elettronica, pop, punk e hyper-pop , giocando a storpiarsi la voce in mille modi con testi apparentemente criptici ma profondamente personali.

In questo secondo album – anche se lui lo considera il primo perché lo rappresenta al meglio – l’artista venticinquenne di origini rumene si mette a nudo, mostrando le sue fragilità e la sua attitudine da nerd del suono.

“Femmina” è anche un percorso alla riscoperta di se stesso, dopo la lunga ricerca di una figura femminile che alla fine ha trovato dentro di sé, e che lo ha portato a scontrarsi con gli stereotipi della mascolinità tossica accettando così la sue fragilità.

Nelle sue canzoni spesso scritte improvvisando, mescola maschile e femminile all’italiano, all’inglese e al rumeno, trasformando così le sue origini che in passato ha allontanato, in un punto di forza.

Che piaccia o meno Rareş ha creato qualcosa di nuovo e inaspettato in Italia; lo abbiamo intervistato:

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Rareş – Photos by Bianca Peruzzi

Ciao Rareş, come stai?

Abbastanza bene, in attesa di scoprire come verrà recepito il disco.

Partiamo dal titolo del disco “Femmina”, in questo momento storico in cui si parla tanto di genere è una parola che può avere diversi significati, a me lo urlavano per offendermi alle elementari perché non giocavo a pallone nel’intervallo… come mai lo hai scelto?

Innanzi tutto mi dispiace per questa tua esperienza. E mi fa pensare a quando con un amico giocavo ai Lego di Star Wars e dopo averli costruiti giocavamo ai “drammi” tipo che li facevamo litigare oppure non si amavano più e quindi i Lego si separavano. Mi hai ricordato che nemmeno io giocavo a calcio…

Tornando al titolo è stato oggetto di una lunga discussione proprio per il periodo storico che stiamo vivendo. C’è un po’ la scommessa dietro perché venga interpretato nella maniera giusta, oppure nel caso così non fosse ascoltando l’album si capisce da che parte è schierato.

L’ho tenuto sicuramente per l’impatto attuale ma è arrivato leggendomi, mi sono reso conto che è un lavoro ossessionato dalla femminilità, pieno di queste donne evanescenti.

Quando ho scritto il pezzo che porta il nome del disco “Femmina” ho giocato sul significato della parola fino ad accorgermi che quando cantavo “voglio la mia femmina”, che è una frase pesante, quasi borderline anche per me, chi cercavo era me stesso. L’ho dovuto accettare per smettere di censurarmi e trovando il coraggio di metterci la faccia.

E’ tutto un cercare fuori le cose che trovi dentro e far pace con la propria femminilità per stare bene con se stessi, è un disco di mega terapia per me.

Questo album ha avuto una lunga gestazione, le take vocali sono quasi tutte improvvisate quindi dopo averle cantate per mesi e anni, me le sono riascoltate per capire bene cosa intendessi.

Certe parti sono pese proprio perché non sono state filtrate, anche per questo alcuni pezzi hanno 2 o 3 anni, perché volevo capire bene cosa stavo facendo essendo testi scritti di pancia.

Hai un approccio alla scrittura evocativo, i tuoi testi non sono lineari vanno interpretati, com’è il tuo metodo di scrittura?

Non è stato facile, perché la cifra stilistica di questo album è proprio quella di eliminare lo stilema, trovavo un loop di chitarra, lo mettevo in loop con se stesso, aggiungevo una batteria sotto, accendevo il microfono e cantavo dritto. Quindi sono rimaste voci sporche, rumori, sottofondi di risate.

Stilisticamente è difficile rispondere, ho sicuramente fatto delle citazioni, ma è così autoreferenziale che faccio fatica a dirti da dove tutto questo sia venuto. So che per me è un disco totalmente lineare, ma poi parlando con chi lo ha ascoltato, con gli amici, mi sono accorto che ne ho una visione completamente sfalsata.

Se mai dovessi scegliere tra abbandonare i testi o la musica accantonerei la musica, mi piace di più scrivere, diciamo che negli anni ’60 avrei voluto fare Mogol e non Battisti.

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Sei nato in Romania, cresciuto in Veneto e ora studi e vivi a Bologna giusto?

Si, sto studiando sound design a Bologna mi mancano un paio di esami ma la cosa si sta espandendo e ho lavorato alle musiche di un lungometraggio.

Ti è venuto naturale scrivere i testi in italiano e rumeno insieme?

Sì, essendo bilingue per me è uguale esprimermi in italiano o rumeno è un pò come parlo, come penso, come sogno.

Il tuo primo album “Curriculum Vitae” del 2020 aveva riferimenti più vicini all’indie americano, penso ad artisti come Passion Pit o Mac deMarco, qual è stato il percorso che ti ha portato verso le sonorità opposte di “Femmina”?

A livello musicale è stato un momento di grande gioco, subito dopo la pubblicazione di “Curriculum Vitae” ho cominciato a improvvisare davanti al computer col microfono, e questo sound un po ironico nato anche come un po’ come risposta alla compostezza della band e al registrare in presa diretta.

In realtà è stato un percorso personale, quasi tutte le demo di “Curriculum Vitae” erano delle produzioni elettroniche fatte da me insieme ad amici, quindi originariamente avevano un piglio molto simile a “Femmina” anche se molto più educato e infantile.

Le intenzioni elettroniche sono sempre state nella mia vita, il paradosso è che ora devo correggere come se fossi un occhiale la miopia che io ho dato della mia immagine. Questa sarà una cosa divertente perché “Femmina” è molto più Rareş di quanto non lo sia mai stato.

E’ una cosa che andrà spiegata con il contagocce ma prima giocavo molto sul sicuro per non espormi, perché avevo paura dell’attenzione che avrei potuto destare.

Fai un tipo di musica che non è facile al primo ascolto ma in realtà al terzo ti canticchi le canzoni, pensi sia un deterrente in questo mondo di canzoni fast food?

Mi stai dicendo che non ci mangio con sta roba… sai che mi trovo d’accordo con te? (ride ndg). Spero di non peccare di presunzione ma mi rendo conto che non è un ascolto immediato e che vedendo quello che funziona oggi potrebbe remarmi contro.

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Rareş “Femmina” (Needn’t)

Le mani che ti toccano sulla cover di “Femmina” non sono solo femminili giusto?

Esatto, se dobbiamo trovare una metafora é che la femminilità non riguarda solo le donne e quindi è bello vedere un compendio più possibile di forme e colori e noi lo abbiamo fatto con le mani.

Quando guardo la cover io ci vedo stress, non ne ho mai parlato con Bianca Peruzzi che è la fotografa bravissima che ho chiamato dopo averla scoperta su Instagram e che usa questi chiaroscuri meravigliosi e delicati che vanno anche in contrasto con la musica.

Penso che a tutti sia capitato di sentirsi tirare da tutte le parti come a me nello scatto di cover, e anche se non era voluta la foto che abbiamo il mio viso tirato in quel modo è molto pavonesco, quasi femmineo ed è questo che me l’ha fatta scegliere.

Questo album come hai accennato ha segnato anche un percorso personale di analisi e di scoperta, me ne parleresti?

Il mio percorso di scoperta è qualcosa di molto spirituale, ho dovuto mettere insieme un sacco di punti diversi della mia vita per arrivare a coprire delle voragini che non si sono mai capite, atteggiamenti nvn spiegati.

In questo caso specifico per ora non ha un risvolto sessuale o identitario, anzi accettando la donna che c’è in me mi si è riempita la pancia, e questa consapevolezza mi ha portato molto avanti rispetto a chi sono e a cosa so fare.

Questo unito a un percorso di psicoterapia che ho iniziato mi ha portato consapevolezza e mi ha fatto cambiare lo sguardo sul fuori perché ti fa vedere dove queste due sfere, quella maschile e quella femminile, non sono bilanciate negli altri.

Sono grato a tutti i protagonisti di questa grande storia che però si chiude su se stessa e non ti spega un cazzo, è un disco mega masturbatorio di cui io so tutto e gli altri niente.

Cosa mi dici del tour che partirà a breve passando anche per il MIAMI Festival?

Stiamo provando in questi giorni, saremo in quattro e abbiamo trovato una forma che secondo me funziona, è un album spinto, elettronico, estroverso, che porge la guancia e si lascia suonare. Mi sono preparato una pedaliera per la voce quindi quest’anno suonerò la mia voce, mi son concesso questo lusso. Sono molto curioso di come verrà accolto.

L’ultimo album di cui ti sei innamorato:

Oh cazzo… fammi pensare, in realtà ne ho due, uno italiano che è “Cosmic Res” dei C+C=Maxigross e uno francese che è “Flaming Swords” dei Fievel is Glauque.

Rareş Live 2023 (in aggiornamento):

19 marzo Fermata 23 – Camposanto (Modena)

30 marzo Magazzino sul Po – Torino

31 marzo Argo16 – Venezia

15 aprile Covo Club  Bologna

26 maggio Mi Ami Festival – Segrate (Milano)