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		<title>HÅN: «La mia nuova fine è il modo più sincero di ricominciare»</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 16:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Hån]]></category>
		<category><![CDATA[intervista Hån]]></category>
		<category><![CDATA[nuova musica italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[una nuova fine]]></category>
		<category><![CDATA[undamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>HÅN racconta Una nuova fine (Undamento): il nuovo album tra cambiamento, stagioni, passaggio all’italiano e una scrittura più personale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/">HÅN: «La mia nuova fine è il modo più sincero di ricominciare»</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Una nuova fine</em>&nbsp;è il disco con cui HÅN racconta il cambiamento trasformando il tempo in parte integrante del racconto. Pubblicato seguendo il ritmo delle stagioni, il progetto è stato svelato attraverso quattro capitoli composti da due brani ciascuno, fino all&#8217;arrivo dell&#8217;album completo con tre tracce inedite. Un percorso narrativo in cui ogni stagione rappresenta una fase diversa, personale e musicale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei dieci brani, anche il suono attraversa una trasformazione: dalle atmosfere più oscure ed elettroniche dei primi episodi si passa a una dimensione più organica, fatta di strumenti acustici, arrangiamenti ricchi e una scrittura più diretta. Al centro rimane la ricerca di una voce autentica, capace di raccontare emozioni, relazioni e cambiamenti senza filtri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una caldissima giornata estiva ci siamo incontrati al Parco Lambro, a Milano, per fare due chiacchiere e qualche scatto. <a href="https://www.instagram.com/hanmusic.jpg/">Giulia Fontana</a>, in arte HÅN, ci ha raccontato la nascita di&nbsp;<em>Una nuova fine</em>&nbsp;(Undamento), il passaggio definitivo all&#8217;italiano e un album costruito attorno al ciclo delle stagioni, dove ogni fine può diventare l&#8217;inizio di qualcosa di nuovo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="111767" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5853/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5853.jpg" data-orig-size="853,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784904410&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN_ph_Ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Giulia, l&#8217;ultima volta che ci siamo visti era per il disco del 2022. Da allora sono passati diversi anni e la tua musica è cambiata molto. Eppure, secondo me, il tuo immaginario è rimasto riconoscibile: è cambiato soprattutto il suono, non il tuo mondo. Come hai vissuto questa evoluzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il <a href="https://toh-magazine.com/2022/04/han-le-mie-canzoni-sono-un-diario-aperto/">primo album</a> e il nuovo  c&#8217;è stato anche un EP<em> fuori dalla stanza</em>, nel 2024, già in italiano, che rappresentava una specie di ponte tra i due lavori. Però il cambiamento più grande è stato soprattutto nel modo di scrivere. Più che la lingua, è cambiato quello che voglio dire e come voglio dirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio mi piaceva costruire immagini molto elaborate, quasi criptiche. Erano testi più astratti, complessi, che spesso lasciavano spazio a tante interpretazioni. Oggi quella scrittura mi interessa meno. Preferisco andare dritta al punto. I miei testi sono diventati molto più semplici, ma anche molto più sinceri. Mi sembra di aver trovato una dimensione che mi rappresenta davvero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;inglese all&#8217;italiano trovare una voce più autentica</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pensi che questo cambiamento sia legato anche al fatto di scrivere e cantare in italiano? Molti artisti raccontano di sentirsi più esposti nella propria lingua.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente la lingua ha avuto un ruolo, anche se il cambiamento non è stato immediato. L&#8217;EP era ancora una via di mezzo e, riguardandolo oggi, sento che stavo ancora cercando la mia voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso invece mi sento in pace con quello che faccio. Prima mi piaceva la mia musica, ma avevo sempre la sensazione che mancasse un pezzo di schiettezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi non vivi l&#8217;italiano come qualcosa che ti rende più vulnerabile, ma come una forma di autenticità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Per me è proprio questo il senso di fare musica. Se ti nascondi, perdi qualcosa. L&#8217;inglese, inevitabilmente, crea una distanza: perché non tutti lo comprendono allo stesso modo, ma anche perché quando parli una lingua diversa dalla tua ti relazioni in maniera diversa con quello che stai dicendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una cosa di cui si parla anche in psicologia: ogni lingua attiva sfumature diverse della nostra personalità. Quando scrivo in italiano sento di essere molto più vicina a me stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come è avvenuto questo passaggio? C&#8217;è stato un momento preciso in cui hai capito che avresti scritto in italiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente è successo mentre vivevo a Londra, nel 2021. Lì ho conosciuto diversi musicisti, sia inglesi sia italiani. Con alcuni ragazzi di Pescara abbiamo iniziato a scrivere insieme e, durante quel periodo, ho provato per la prima volta a farlo in italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano gli anni del Covid, quindi passavamo tantissimo tempo a casa a scrivere. Vivere in un contesto così internazionale mi ha fatto capire che l&#8217;inglese, in fondo, non era la mia lingua naturale. Sentivo che mi mancava qualcosa e ho iniziato a cercare una voce più personale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="111768" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5958/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5958.jpg" data-orig-size="853,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;7.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784905089&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo suono tra elettronica, strumenti acustici e sperimentazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È cambiato anche il suono. Questo disco è molto più suonato, più organico, quasi più vicino alla forma canzone d&#8217;autore, pur mantenendo una componente elettronica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ed è una cosa che è nata strada facendo. Se ascolti il disco dall&#8217;inizio alla fine, senti quasi una trasformazione: parte con sonorità più elettroniche e poi diventa sempre più acustico e ricco di strumenti reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio ero ancora legata alle produzioni precedenti, ma volevo cercare un suono più crudo. Era una ricerca che avevo già iniziato con Marco Giudici nell&#8217;EP. Mi piaceva il suo modo di registrare, molto materico, capace di catturare anche piccoli rumori e imperfezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì abbiamo iniziato ad aggiungere strumenti come violoncello, clarinetto e altri elementi orchestrali. Mi piaceva l&#8217;idea di utilizzare strumenti tradizionali, ma manipolandoli con effetti e sound design.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infatti l&#8217;elettronica non è sparita: semplicemente è diventata parte del paesaggio sonoro, non più il centro, sei d&#8217;accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. La produzione l&#8217;ha curata Tobia, ma abbiamo costruito tutto insieme. Io suono chitarra e pianoforte, anche se non in maniera accademica, quindi spesso cantavo le idee, i riff o le melodie che avevo in testa e poi le sviluppavamo in studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non avevamo un progetto preciso fin dall&#8217;inizio. Abbiamo scoperto il suono del disco mentre lo stavamo facendo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111771" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5882/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5882.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784904572&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN_ph_Ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Le quattro stagioni come racconto di un ciclo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il disco è diviso in quattro capitoli, uno per ogni stagione, usciti prima singolarmente sotto forma di EP. ed ora racchiusi insieme a formare l&#8217;album Da dove nasce questo concept?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi affascinava l&#8217;idea di costruire un racconto ciclico. Nella vita ci sono tante cose che ritornano continuamente: gli stessi problemi, le stesse dinamiche, persone diverse che ti fanno vivere esperienze simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stagioni rappresentano proprio questo ciclo. Ognuna racconta un momento diverso del mio anno, ma anche del mondo intorno a me. Nei lavori precedenti ero molto concentrata sull&#8217;interiorità, sul diario, sulla stanza. Stavolta avevo voglia di guardare anche fuori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brani come <em>Se fossi un verme</em> parlano del corpo e di una condizione collettiva, mentre <em>Girotondo</em> nasce da una riflessione sulla fine del mondo, insieme metaforica e molto concreta. Le stagioni mi sembravano il contenitore perfetto per unire tutte queste prospettive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Una nuova fine&#8221;: quando lasciare andare diventa una rinascita</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai scelto di intitolare il disco&nbsp;<em>Una nuova fine</em>. È un titolo che ribalta l&#8217;espressione &#8220;un nuovo inizio&#8221;. Come ci sei arrivata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva proprio questo ribaltamento. È un gioco di parole, ma racconta anche una cosa molto personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio sempre molta fatica a lasciare andare le cose: rapporti, lavori, situazioni. Tendo a restare fino a quando non arrivo davvero al limite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest&#8217;anno, però, ho imparato a vivere le conclusioni in modo diverso. Quando qualcosa finisce non provo più quella sensazione di tragedia. Penso semplicemente che sia arrivato il suo momento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fine, in realtà, contiene già l&#8217;inizio di qualcos&#8217;altro. È probabilmente la lezione più importante che mi porto dietro da quest&#8217;anno.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111770" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5861/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5861.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784904429&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN_ph_Ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Generic Animal, Rare<strong>ș</strong>, Assurditè e Leanò, sono i feat del disco, erano amici o lo sono diventati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;album è nato da una session a La Casa degli Artisti a Milano, c&#8217;è stato un bel giro di persone, ma loro sono speciali, Rareș ha una sensibilità unica, con Assurditè e Leanò abbiamo fatto questo arrangiamento che si apre, vecchio stile, che mi piace moltissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Generic Animal non lo conoscevo di persona ma <em>un animale non sa piangere</em> è nata al volo, ci siamo trovati subito in sintonia, il brano è praticamente uguale a quando l&#8217;abbiamo scritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi ha realizzato l&#8217;artwork del disco? C&#8217;è una continuità visiva con il lavoro precedente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ha realizzato Agata Ferrari Bravo. È un&#8217;artista che lavora tra pittura, tessuti e scultura. L&#8217;avevo scoperta sui social e poi ho scoperto che era anche amica di Dylan di Undamento, la mia etichetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva molto il suo immaginario e sentivo che poteva creare qualcosa che dialogasse con il disco precedente senza ripetersi. Infatti le due copertine si parlano: appartengono allo stesso universo, ma raccontano un momento diverso del percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultimo album di cui ti sei innamorata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">OKlou &#8220;Choke Enough&#8221; è un album perfetto anche nella sua dimensione live, che ho avuto modo di vedere. E&#8217; un&#8217;artista incredibile,.nessuno fa le armonizzazioni dal vivo come lei.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="640" data-attachment-id="111772" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/attachment/74804/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804.jpg" data-orig-size="640,640" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="74804" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;HÅN &amp;#8220;Una nuova fine&amp;#8221; (Undamento) &amp;#8211; ascoltalo qui&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804.jpg" alt="" class="wp-image-111772" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804.jpg 640w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804-50x50.jpg 50w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">HÅN &#8220;Una nuova fine&#8221; (Undamento) &#8211; <a href="https://open.spotify.com/intl-it/album/3tmk2AyDEyPSY2JhfLjF3I?si=bytJz-YZRu2wanDuKHtO6g">ascoltalo qui</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>SEM&#038;STÈNN riscoprono l&#8217;istinto&#8221;Animale&#8221;</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 16:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[animale]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[queer music]]></category>
		<category><![CDATA[SEM&STÈNN]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SEM&#038;STÈNN tornano con il nuovo singolo "Animale" che anticipa il prossimo album: un inno tra electropop, cultura club, desiderio e libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/">SEM&amp;STÈNN riscoprono l&#8217;istinto&#8221;Animale&#8221;</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>SEM&amp;STÈNN inaugurano un nuovo capitolo artistico con &#8220;Animale&#8221;, un brano electropop che unisce dance-pop anni 2000, techno e hyperpop. Un inno alla libertà del corpo, al desiderio e all&#8217;istinto, in attesa del nuovo album.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tre anni di ricerca e nuova produzione, SEM&amp;STÈNN tornano con&nbsp;&#8220;Animale&#8221;, il singolo che inaugura un nuovo capitolo del loro percorso artistico e anticipa l&#8217;album in arrivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Attivi da oltre un decennio, <a href="https://www.instagram.com/sem_stenn/">Salvatore e Stefano</a> hanno costruito un progetto indipendente in cui electropop, cultura club e immaginario <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/">queer </a>si intrecciano con una forte attenzione all&#8217;identità, alla libertà espressiva e alla direzione creativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da X Factor ai palchi dei Pride europei, il duo ha dato vita a una proposta musicale che unisce dance-pop, techno e hyperpop, trasformando il club in uno spazio di espressione, desiderio e appartenenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111679" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/ss_bts_1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Cristian_Mighetti&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5D Mark IV&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1779614798&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Cristian_Mighetti&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.002&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Sem&amp;#038;Stènn" data-image-description="&lt;p&gt;Sem&amp;#038;Stènn &lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-1024x683.jpg" alt="Sem&amp;Stènn" class="wp-image-111679" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">All Photo by Giuseppe Martella<br><br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo tre anni di ricerca e scrittura tornate con &#8220;Animale&#8221;. C&#8217;è stato un momento preciso in cui avete capito che era questa la canzone giusta per tornare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verso “Il tuo odore mi fa diventare un animale” è stata la prima take registrata su due giri che avevamo appena abbozzato. Ha cambiato subito il nostro mood. Era leggera, ma allo stesso tempo diretta. Esattamente il tono che volevamo in questo nuovo disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Descrivete &#8220;Animale&#8221; come un invito a liberarsi dalle convenzioni e ritrovare un istinto primordiale. Oggi, secondo voi, quali sono le convenzioni più difficili da scrollarsi di dosso, nella musica e nella vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia si fa ancora molta fatica a parlare di sessualità, intesa come piacere o espressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se&nbsp;sei un artista che ha voglia di raccontarsi col corpo, devi automaticamente fare i conti col grande pregiudizio che tu sia leggero, superficiale, che la tua musica non abbia contenuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stiamo ancora a discuterne troppo&nbsp;se&nbsp;è giusto che una donna si esibisca in intimo, figurati&nbsp;se&nbsp;lo fanno due ragazzi gay.</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="111680" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/semstenn_animale_cover/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SemStènn_ANIMALE_COVER-e1784299586836.jpg" data-orig-size="1900,1900" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Sem&amp;#038;SSem&amp;#038;Stènn &amp;#8220;ANIMALE&amp;#8221;" data-image-description="&lt;p&gt;Sem&amp;#038;Stènn &amp;#8220;ANIMALE&amp;#8221;&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Sem&amp;#038;Stènn &amp;#8220;ANIMALE&amp;#8221;&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SemStènn_ANIMALE_COVER-1024x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SemStènn_ANIMALE_COVER-1024x1024.jpg" alt="Sem&amp;Stènn &quot;ANIMALE&quot;" class="wp-image-111680"/><figcaption class="wp-element-caption">Sem&amp;Stènn &#8220;ANIMALE&#8221;</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel brano convivono dance-pop anni Duemila, techno e hyperpop. In questi tre anni lontani dai live e dai club, cosa avete riscoperto della cultura club e cosa invece pensate sia cambiato definitivamente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il clubbing a Berlino e a Madrid degli ultimi anni ha riacceso il nostro entusiasmo nel voler produrre questo disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni siamo stati dentro la scena milanese, in un periodo molto vivo. Coesistevano tante situazioni, era una città stimolante per la varietà. Dopo la riapertura purtroppo è rimasto ben poco. Ma una cosa forse sta andando a migliorare: si fa sempre più serata per divertirsi e non solo per il posing.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fin dagli inizi avete costruito il vostro progetto in modo completamente autonomo, dalla produzione alla direzione creativa. In un momento in cui molti artisti sembrano inseguire algoritmi e trend, quanto è difficile continuare a fare pop seguendo soltanto la vostra visione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Difficilissimo. Non solo per la percezione degli addetti ai lavori, ma anche per quella del pubblico. È complesso creare una narrazione artistica, che ha bisogno di tempo e diffusione, nei primi 3 secondi di un reel. È sempre più rilevante quanto tu sia presente piuttosto che come.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Questo progetto è dedicato a noi, vogliamo raccontarci nel modo e nella misura che decidiamo.&nbsp;</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Animale è l’inizio di un nuovo capitolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Yes babe. C’è un disco pronto da più di un anno. Mancano poche settimane e ci siamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ultimo album di cui vi siete innamorati:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Madonna &#8220;CONFESSIONS II&#8221;.  Davvero un’inaspettata sorpresa.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/vkGIu8h5P_c/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-111676 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Daniel Marin Medina:il tempo, il desiderio e la libertà di essere visti</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 09:14:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111641</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con Daniel Marin Medina abbiamo parlato di amore, vulnerabilit&#224;, intimit&#224; e di come il tempo trasformi il modo in cui abitiamo il nostro corpo. Un dialogo che attraversa la sua ricerca artistica e arriva fino alla paura pi&#249; universale: quella di sprecare il tempo. Il tempo ha un modo tutto suo di attraversare i corpi.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/">Daniel Marin Medina:il tempo, il desiderio e la libertà di essere visti</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Con Daniel Marin Medina abbiamo parlato di amore, vulnerabilità, intimità e di come il tempo trasformi il modo in cui abitiamo il nostro corpo. Un dialogo che attraversa la sua ricerca artistica e arriva fino alla paura più universale: quella di sprecare il tempo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo ha un modo tutto suo di attraversare i corpi. Non lascia soltanto rughe, cicatrici o ricordi. Cambia il modo in cui desideriamo, il modo in cui amiamo, perfino il modo in cui impariamo a guardarci. Ci accorgiamo di essere cambiati quasi sempre dopo, quando qualcosa che un tempo sembrava indispensabile smette improvvisamente di avere importanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio in questo spazio, sospeso tra ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a diventare, che si muove il lavoro di Daniel Marin Medina. I suoi dipinti e i suoi <a href="https://www.danielmarinmedina.com">disegni </a>non cercano risposte definitive. Preferiscono osservare quel momento in cui un&#8217;identità si alleggerisce dalle aspettative, un corpo smette di rincorrere un ideale e una forma di tenerezza trova finalmente il coraggio di esistere senza chiedere il permesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando con Daniel Marin Medina, ci siamo accorti che il tempo attraversa ogni sua risposta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">È il tempo necessario per riconoscersi, per lasciare andare gli immaginari che ci vengono consegnati, per scoprire che vulnerabilità e debolezza non sono la stessa cosa e che il desiderio può raccontare molto più del sesso. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">È anche il tempo che serve per imparare ad amare senza vivere costantemente nella paura di essere rifiutati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa conversazione, Daniel Marin Medina ci accompagna dentro una riflessione che parte dall&#8217;arte ma finisce inevitabilmente nella vita. Perché, forse, il corpo cambia continuamente. Il desiderio anche. Il tempo, invece, ci chiede una sola cosa: non sprecarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="788" data-attachment-id="111642" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_grudgesong_07012026/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_GrudgeSong_07012026-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1969" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo lavoro celebra spesso il corpo senza mai idealizzarlo. Quando hai iniziato a considerare il corpo come un luogo di narrazione, più che di rappresentazione?</strong><br><br>Già da bambino ricordo di essere stato affascinato dai corpi. Nel salotto della casa in cui vivevo, quando avevo forse quattro anni, era appeso un disegno a figura intera che mio padre aveva fatto di mia madre. Era bellissimo. Durante tutti gli anni della scuola sono rimasto attratto soprattutto dalle figure umane e dai corpi. Intorno ai tredici anni comprai un enorme libro di anatomia, costosissimo per l’epoca, ora che ci penso. Era pieno di corpi e tavole anatomiche e mi rimase impresso nella mente. Solo con il progetto della mia tesi universitaria, in cui disegnai 186 uomini conosciuti su Grindr, ho capito davvero che i corpi sono mappe delle nostre esperienze, della nostra sessualità e dei nostri desideri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111643" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_aboyp13022024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_ABoyP13022024-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai detto che il tuo lavoro consiste nel “mappare la sessualità sui corpi”. Questa mappa è diventata più complessa con il passare degli anni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mappa del mio corpo è diventata allo stesso tempo più complessa e più semplice. Negli anelli dell’albero della vita che è il mio corpo si sono depositate esperienze nuove: bellissime, tragiche, distruttive e rassicuranti. Porto tutto questo addosso. Crescendo, il rapporto con il mio corpo è diventato qualcosa di profondamente queer e molto speciale. Da quando ho scoperto la palestra ho sviluppato più muscoli che in passato, ma ciò che la società potrebbe leggere come un corpo più maschile, per me è in realtà più femminile che mai. È più pieno, più morbido, con curve e movimenti. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Scoprire nuove parti del mio corpo in cui riconoscere e affermare i miei desideri è stato meraviglioso.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le connessioni sono diventate più complesse, ma oggi riesco a comprenderle con molta più chiarezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9011" height="11264" data-attachment-id="111646" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_coward_15022023/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Coward_15022023.jpg" data-orig-size="9011,11264" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti dei tuoi soggetti sembrano completamente a loro agio nel proprio corpo. Stai documentando l’accettazione di sé oppure è qualcosa che stai ancora cercando anche tu?</strong><br><br>Negli anni, disegnando tantissime persone dal vero, sono diventato molto bravo a conquistare la loro fiducia durante il processo di disegno, e questo porta sempre a opere più sincere. Sono perfettamente consapevole della dinamica di potere che esiste tra chi osserva e chi viene osservato, ma cerco di smontarla mostrandomi anch’io aperto e onesto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le conversazioni che nascono mentre disegno sono fondamentali, non solo per mettere l’altra persona a proprio agio, ma per trasformare il rapporto da osservatore e soggetto a persona e persona.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’accettazione di sé è un’aspirazione, un percorso che dura tutta la vita e che continuo a cercare, anche attraverso il dialogo con gli altri.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7601" height="9501" data-attachment-id="111648" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_honey_17042023/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Honey_17042023.jpg" data-orig-size="7601,9501" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La bellezza è stata tradizionalmente associata alla perfezione. Il tuo lavoro sembra invece interessarsi all’onestà. Che cosa rende bello un corpo oggi, per te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle cose che non avrei mai immaginato di ricevere in dono dal disegnare così tante persone dal vero è la capacità di trovare davvero bellezza in ogni corpo. Amo i corpi, tutti i corpi, e mi piace documentarli e metterli in evidenza. Gioco spesso con le proporzioni. Con il tempo ho capito che ciò che enfatizzo perché lo trovo bello coincide spesso con ciò che rende unica la persona che sto ritraendo. Una cicatrice, delle rughe, una piega della pelle, una forma più morbida, qualche pelo: tutto questo è incredibilmente interessante da osservare e da mappare. Imparare a vedere la bellezza in ogni corpo mi ha aiutato anche a riconoscerla nel mio.</p>





<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue figure sembrano emotivamente esposte, ma mai fragili. Qual è, per te, la differenza tra vulnerabilità e debolezza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella domanda. Credo che la vulnerabilità sia una forma di dialogo, mentre la debolezza sia una rinuncia. Essere vulnerabili significa aprirsi alle possibilità: essere visti e accolti, ma anche essere respinti o esposti. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Sentirsi resi deboli, invece, significa perdere autonomia, lasciare che qualcun altro si appropri del proprio potere. Non voglio però dipingere la debolezza come qualcosa di negativo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">C’è molta forza nel riconoscere i propri limiti, ad esempio quando si ha bisogno di aiuto. Diverso è quando quella debolezza viene imposta con la forza o attraverso la manipolazione.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9091" height="11364" data-attachment-id="111650" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_magnolia_30112022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Magnolia_30112022.jpg" data-orig-size="9091,11364" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi ritratti sembrano spesso più conversazioni che semplici osservazioni. Che cosa hai bisogno di capire di una persona prima di dipingerla?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte niente, altre volte tutto. Quando ritraggo qualcuno che non conosco posso affidarmi alle mie intuizioni, scegliendo cosa enfatizzare. Anche questo contiene una forma di sincerità. È uno sguardo su ciò che una persona decide di mostrare al mondo, il risultato di tutte quelle piccole scelte che costruiscono uno stile, una personalità, una sorta di avatar con cui attraversa la quotidianità.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Quando invece conosco profondamente qualcuno sento la responsabilità di restituire anche quella conoscenza, quell’energia e quella storia.<br></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa è una forma di sincerità, forse meno legata alla persona in sé e più al rapporto che ho con lei. Entrambe hanno per me un valore speciale.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="8988" height="11235" data-attachment-id="111651" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_nomercy_14032023_small/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_NoMercy_14032023_Small.jpg" data-orig-size="8988,11235" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina23_Small" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue immagini possono essere lette come erotiche, ma trasmettono soprattutto intimità. Dove si trova, per te, il confine tra le due cose?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo di aver esplorato molto la mia sessualità attraverso l’arte. Era uno spazio sicuro per interrogarmi sui miei desideri, su dove abitassero nel mio corpo e nei corpi degli altri. Dopo quel lungo percorso, però, oggi mi interessa soprattutto trovare l’intimità nella vita quotidiana. È qualcosa di meno costruito e più fugace, meno esplicito e più personale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Penso che i corpi adulti siano intrinsecamente sessuali, non tanto in senso erotico quanto per l’intensità e la delicatezza che comporta vedere davvero il corpo di qualcuno.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace cercare di catturare quell’energia, che si tratti di una persona sdraiata su un divano, di due pugili sul ring o di un gruppo di persone in spiaggia.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7660" height="9575" data-attachment-id="111652" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_oracion_28112022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Oracion_28112022.jpg" data-orig-size="7660,9575" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando dipingi il desiderio, stai raccontando esperienze vissute, immaginando possibilità o creando uno spazio tra le due cose?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginazione occupa un posto enorme sia nella mia arte sia nella mia sessualità. Credo che la queerness continuerà sempre ad abitare possibilità immaginate, desideri potenziali e domande senza risposta, e tutto questo entra inevitabilmente nel mio lavoro. Da bambino era già emozionante semplicemente disegnare un corpo. Da adulto, invece, mi affascina quello spazio ambiguo tra due persone che potrebbero stare lottando o abbracciandosi, sfidandosi o baciandosi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ho raccontato molto anche della mia esperienza personale, anche quando quella vita esisteva soprattutto nella mia testa.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Trasferire un desiderio dalla mente alla carta e poi riporlo in un cassetto — o ancora meglio vedere qualcuno desiderarlo abbastanza da acquistarlo — aveva qualcosa di magico, quasi un’antica alchimia: trasformare il desiderio in un disegno e quel disegno in cibo sulla mia tavola.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9037" height="11296" data-attachment-id="111653" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_pastorius_07032023_small2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Pastorius_07032023_Small2.jpg" data-orig-size="9037,11296" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo lavoro c’è una tenerezza che oggi appare quasi radicale. Perché pensi che la tenerezza metta così spesso a disagio?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Trovo affascinante vedere fino a che punto molti uomini siano disposti ad arrivare pur di concedersi il contatto fisico, la cura e la tenerezza. Dipingo spesso pugili, lottatori o persone che combattono e guardo moltissimi incontri come riferimento. È sorprendente osservare ciò che alcuni uomini si permettono sotto la copertura dello sport e della mascolinità. Forse perché sono gay, io vedo carezze delicate, sguardi intimi e abbracci profondi che credo, in fondo, desiderino davvero. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Oggi la dolcezza è più radicale che mai. Le nostre sessualità sono diventate più rigide, i nostri corpi meno duttili e i nostri desideri più controllati.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Accogliere la tenerezza, il contatto e l’intimità — che non devono essere necessariamente sessuali — è un gesto profondamente radicale.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111654" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_release_22082023/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Release_22082023-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai descritto l’amore come “il terrificante lasciar andare la paura”. Pensi che la paura sia qualcosa che si supera o qualcosa con cui si impara a convivere?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi ricordavo nemmeno di averlo scritto, ma mi piace moltissimo! Bravo il me del passato. Da quasi due anni vivo un amore che non avrei mai immaginato di trovare. Un tempo scrivevo dell’amore, dell’intimità e della connessione in modo teorico; oggi so cosa significano nello stomaco, sulle mani e sulle labbra.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Per arrivare fin qui ho dovuto lasciare andare moltissime paure. Oggi sento di averle superate più che di conviverci. Non vivo più nel timore di essere rifiutato o ferito.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">So che sono possibilità reali, anche in una relazione stabile, ma la gioia, il calore e la bellezza di vedere davvero qualcuno ed essere a propria volta visti valgono infinitamente di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9368" height="11710" data-attachment-id="111655" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_sufremamom_12062024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_SufreMamom_12062024.jpg" data-orig-size="9368,11710" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti artisti parlano di visibilità. Essere visti basta oppure la vera sfida è essere compresi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, essere visti non basta. La visibilità è importante, ma il sostegno lo è molto di più. Un tempo ero molto più disposto a discutere, cercare compromessi e convincere le persone. Oggi credo che quella stessa energia sia impiegata meglio scrivendo una poesia, facendo uno schizzo o condividendo un buon pasto. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Forse sono diventato più disincantato, forse l’entusiasmo dei vent’anni si è trasformato in qualcos’altro, ma non ho più bisogno che tutti comprendano la mia esperienza o quella della mia comunità. Non ho nemmeno bisogno della loro empatia. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di cui abbiamo bisogno è sostegno concreto: denaro, accesso, spazi, tempo, opportunità. Oppure, semplicemente, che ci lascino vivere in pace. Cerco comunque di vivere nel modo più aperto e onesto possibile e so che spesso mi trovo seduto a tavoli dove sono l’unica persona queer presente. Per questo provo ad allargare quello spazio anche agli altri. Ma non ho più bisogno che uomini bianchi, eterosessuali e in posizioni di potere comprendano tutte le sfumature della queerness. Ci diano risorse, spazio e opportunità. Il resto può anche farne a meno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7691" height="9614" data-attachment-id="111656" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_takeoff_20112022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_TakeOff_20112022.jpg" data-orig-size="7691,9614" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se l’amore è assenza di paura, qual è la paura che torna ancora più spesso a trovarti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura di sprecare il tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="2048" data-attachment-id="111657" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_thehandofme_09032026/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_TheHandofMe_09032026-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardando oggi il tuo lavoro, cosa pensi che riveli delle tue paure, di quelle che allora forse non eri ancora pronto ad ammettere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un periodo disegnavo soltanto corpi che non assomigliavano al mio, con caratteristiche che non avevo. Quei lavori ebbero molto successo online e mi fecero crescere un grande pubblico, ma alimentarono anche insicurezze che allora non comprendevo. Ero un ragazzo piccolo, femminile e con la pelle marrone che disegnava uomini bianchi, muscolosi e dall’aspetto eterosessuale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Avevo interiorizzato tutto questo e mi sentivo profondamente a disagio nel mio corpo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Solo smontando quelle strutture, nella mia arte e dentro di me, ho imparato ad abbracciare davvero la mia femminilità, la mia dolcezza e il colore della mia pelle. Oggi voglio dipingere i miei desideri, ma anche le possibilità e i futuri immaginati che da giovane non riuscivo nemmeno a vedere. Voglio creare le opere di cui avrei avuto bisogno allora, quando pensavo che fare arte queer significasse semplicemente disegnare uomini bianchi nudi, con i gomiti rosa e il pene in erezione. Non voglio sminuire quel tipo di arte — l’ho fatta anch’io — ma oggi la mia sessualità e il mio lavoro sono molto più grandi di così. Lasciare andare quelle paure e quelle insicurezze è stato un enorme sollievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>BIRTHH cambia lingua e prospettiva: la crisi che diventa musica</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[alice bisi]]></category>
		<category><![CDATA[Birthh]]></category>
		<category><![CDATA[carosello records]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[senza fiato]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111517</guid>

					<description><![CDATA[<p>BIRTHH, torna con il quarto album Senza fiato: un lavoro in italiano che segna una svolta dopo New York, una crisi creativa e una rinascita</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/">BIRTHH cambia lingua e prospettiva: la crisi che diventa musica</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel nuovo album <em>Senza fiato</em>, BIRTHH sceglie per la prima volta l’italiano come lingua espressiva e segna una svolta radicale nel suo percorso artistico. Dopo anni a New York e una crisi identitaria profonda, l’artista ritrova nella musica italiana, nella scrittura diretta e in una nuova consapevolezza personale il senso stesso del fare musica. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <em><a href="https://www.instagram.com/woabirthh/?hl=it">Senza fiato</a></em>, <strong>BIRTHH</strong>, nome d’arte di <strong>Alice Bisi</strong>, cantautrice fiorentina, cambia pelle senza rinnegare il proprio percorso. Dopo anni di scrittura in inglese e una lunga parentesi a New York, l’artista sceglie per la prima volta l’italiano come lingua espressiva, segnando una svolta netta radicata nella sua storia personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio non nasce da un’operazione estetica, ma da una fase di<a href="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%EF%BF%BC/"> crisi e ridefinizione</a>: sei anni vissuti negli Stati Uniti, la sensazione di alienazione, e la domanda fondamentale sul senso stesso del fare musica. In questo percorso, la riscoperta della musica italiana, da Mina a Battisti, da Gino Paoli fino alle canzoni ascoltate in famiglia, diventa una forma di riconnessione emotiva e identitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne nasce il suo <strong>quarto album in studio</strong>, che arriva a coronare <strong>dieci anni di carriera</strong>, e che non cerca mediazioni: diretto, essenziale, costruito in italiano per parlare in modo più immediato a una generazione frammentata, con particolare attenzione alle componenti creative e alle comunità queer che l’artista osserva e racconta nel suo immaginario. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Senza fiato</em> diventa così un gesto di contatto, quasi un “segnale di fumo” contemporaneo: 31 minuti in cui ansia e meraviglia, corsa e contemplazione convivono senza soluzione di continuità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111519" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b15-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B15-copia.jpg" data-orig-size="941,1254" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777316063&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;BIRTH Ph.Alex Vaccani&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Partiamo da questa tua svolta in italiano. Cosa ti ha portato a cantare nella tua lingua? Arriva in modo molto più diretto. Mi sembri anche più decisa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un po&#8217; più dritta, sì. Se devo dire una cosa, la dico e basta. Questa è stata sicuramente una svolta inaspettata, che nasce anche da una crescita personale. Forse dal fatto di non avere più molto da perdere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è uscito il disco precedente ho attraversato un periodo di crisi. Ho fatto molta fatica a rispondere a una domanda che, secondo me, per un artista è fondamentale:&nbsp;<em>perché lo sto facendo?</em>&nbsp;Perché ha senso raccontare i fatti miei alle persone, pubblicare dischi, fare concerti, coinvolgere etichette? Che senso ha? Perché devo farlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa domanda nasceva anche dal senso di alienazione che provavo vivendo a New York. È stata una ricerca lunga, ma col tempo ho trovato una risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando mi sono trasferita lì ho iniziato ad ascoltare tantissima musica italiana. Io sono sempre stata molto esterofila nei gusti musicali, fin da quando alle medie ho scoperto MTV. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Invece a New York mi sono ritrovata a innamorarmi di nuovo di Mina, Lucio Battisti, Gino Paoli, di tutta quella musica con cui sono cresciuta e che ascoltava mia madre.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa riscoperta mi ha restituito una gioia enorme. Mi colpiva vedere anche l&#8217;entusiasmo degli americani quando ascoltavano brani come&nbsp;<em>Se telefonando</em>. Mi chiedevo: com&#8217;è possibile che io abbia sempre considerato questa musica come &#8220;quella che ascolta mia madre&#8221; senza rendermi conto di quanto mi emozionasse?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensa a un brano come&nbsp;<em>Senza fine</em>: è incredibile, con arrangiamenti d&#8217;archi meravigliosi. Così ho riscoperto il valore della musica italiana proprio mentre mi interrogavo sul senso del fare musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto queste due cose hanno iniziato a convergere. Sentivo un bisogno enorme di appartenenza, di comunità, di trovare persone simili a me. La musica è sempre stata il luogo in cui mi sono sentita capita e meno sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato a sperimentare. Io scrivo molto in freestyle e ogni tanto mi usciva una frase in italiano, poi due, poi tre. Finché ho detto: &#8220;Ok, proviamo a scrivere una canzone in italiano&#8221;. Mi ha emozionato tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì è nata l&#8217;esigenza di parlare direttamente alle persone della mia generazione, cresciute nel contesto in cui sono cresciuta io. Volevo abbattere, nel mio piccolo, le barriere tra me e loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Penso soprattutto alle persone queer della mia generazione. Siamo tante, ma spesso frammentate. Anche in una città come Milano, che dovrebbe essere molto aperta, esistono tanti piccoli gruppi che raramente si incontrano davvero.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse una volta era meno così.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forse perché c&#8217;erano meno luoghi. Sapevi che andando in certi posti trovavi tutti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso invece ci sono molti più spazi e opportunità. Ed è una cosa positiva, assolutamente. Però ha creato anche una maggiore frammentazione. Io sento molto il bisogno di una comunità che non sia soltanto queer, ma che includa anche persone creative, artiste, musiciste, persone fuori dagli schemi. Gente che vuole vivere attraverso la creatività. Per questo ho fatto questo disco: come un segnale di fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E questo segnale dice: &#8220;Senza fiato&#8221;. Perché questo titolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella interpretazione. Per me&nbsp;<em>Senza fiato</em>&nbsp;è un&#8217;espressione che contiene due immagini quasi opposte. Da una parte c&#8217;è l&#8217;idea di correre, di annaspare, di cercare di raggiungere qualcosa senza sapere esattamente cosa. Viviamo in una società che ci spinge continuamente a fare, produrre, inseguire obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io mi sento spesso indietro. Corro da anni e, se devo essere sincera, non saprei nemmeno dire rispetto a cosa. Però quella sensazione esiste. È l&#8217;ansia del futuro, il tentativo di costruire qualcosa che in fondo non dipende mai completamente da te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra parte, però, c&#8217;è il momento in cui qualcosa ti lascia senza fiato per la sua bellezza.Oggi considero questa sensibilità una fortuna, anche se in passato mi ha fatto soffrire. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111520" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b3-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B3-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315659&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Mi emoziono con pochissimo. Ieri sera, per esempio, erano le otto e mezza, avevo appena comprato un pollo allo spiedo e sono uscita dal negozio. C&#8217;era una luna brillantissima in un cielo blu profondo e ho pensato: &#8220;Che bello essere un essere umano con degli occhi&#8221;.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E anche con le papille gustative, perché il pollo era buonissimo. Mi piace che due parole riescano a racchiudere entrambe queste dimensioni e tutto ciò che c&#8217;è in mezzo. In fondo raccontano perfettamente gli ultimi tre anni della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi&nbsp;<em>Senza fiato</em>&nbsp;è stata la prima canzone che ho scritto in italiano. Non sapevo che sarebbe finita in un disco, né tantomeno che sarebbe diventata il titolo dell&#8217;album. Ma alla fine tutto ha trovato il suo senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti ha fatto &#8220;scappare&#8221; da New York?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che New York sia cambiata tantissimo negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto tempo ci hai vissuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei anni. Ho iniziato a viverla davvero dall&#8217;estate del 2018. Il problema principale sono i costi. Sono diventati così proibitivi che oggi è molto più difficile per la cultura e l&#8217;arte prosperare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti artisti che conosco devono fare due o tre lavori per mantenersi. Non hanno quasi il tempo di fare arte. La fanno con le unghie e con i denti, per puro amore. E in fondo è stato così anche per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Però tu hai sempre continuato. Non era scontato. Avresti potuto mollare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero. E devo essere sincera: ci sono andata molto vicina più volte. Per questo oggi non sento più che New York sia una città in cui sto bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è un peccato, perché ci sono tantissime cose che amo di quella città. Però ho anche riscoperto che l&#8217;Italia non è affatto un brutto posto in cui vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forse perché arrivi dall&#8217;America e il confronto ti cambia la prospettiva.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sì. A volte bisogna allontanarsi per rendersi conto di quello che si ha.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei sempre stata un&#8217;artista indipendente, libera di fare quello che volevi. È dura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì e no. Da una parte è sicuramente impegnativo, perché la vita dell&#8217;artista indipendente significa lavorare praticamente sempre. Io lavoro tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però allo stesso tempo c&#8217;è anche qualcosa di molto bello nel sentirsi piccoli, quasi insignificanti. Ci pensavo proprio oggi: </p>



<h2 class="wp-block-heading">a volte c&#8217;è una forma di libertà nel sapere che, in fondo, non hai nulla da perdere. Ti dici: &#8220;Faccio quello che mi pare, tanto non cambia il mondo&#8221;. E allora almeno provo a fare davvero quello che sento.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che comunque è un privilegio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. È un privilegio riuscire a fare quello che si vuole fare. Ed è anche un privilegio potersi fare tutte queste domande esistenziali da artista. Certo, questa vita ha le sue sfide, ma ti dà anche la possibilità di esplorare continuamente te stessa e il mondo. E questa è una cosa importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da dove arriva l&#8217;estetica del disco? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non c&#8217;è stata un&#8217;ispirazione precisa. Io e Giulia Mai, che ha curato con me praticamente tutti gli aspetti visivi del progetto, abbiamo ragionato molto su cosa volevamo costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo gusti molto simili e negli ultimi due anni ci siamo viste una quantità assurda di film. Tipo uno al giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C&#8217;era qualche riferimento preciso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono una fan assoluta di Richard Linklater. In realtà è anche il motivo per cui ho iniziato a suonare:&nbsp;<em>School of Rock</em>&nbsp;è uno dei film che ho visto più volte nella vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi mi sono recuperata tutta la sua filmografia:&nbsp;<em>Dazed and Confused</em>, la trilogia di&nbsp;<em>Before Sunrise</em>,&nbsp;<em>Before Sunset</em>,&nbsp;<em>Before Midnight</em>. Quello che amo dei suoi film è il modo in cui racconta la realtà senza filtri, ma riuscendo comunque a renderla bellissima. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111521" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b11-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B11-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315868&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Credo che l&#8217;arte abbia una responsabilità: non dare mai per scontata l&#8217;attenzione di chi guarda. Deve creare una forma di magia, trovare la bellezza nelle cose più semplici. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo è una cosa che ho cercato anche nella musica. Non mi piace usare parole auliche o costruire concetti troppo complessi. Nella vita sono una persona complicata, spesso non mi capisco nemmeno da sola, ma nelle canzoni cerco sempre di essere il più diretta possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo i visual hanno seguito lo stesso principio delle canzoni. C&#8217;è sempre questo incontro tra qualcosa di senza tempo come la melodia italiana, il canto italiano e qualcosa di molto urbano: l&#8217;asfalto, New York, una certa pesantezza quasi hip hop. Sono due mondi che convivono continuamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto io e Giulia abbiamo iniziato a chiamare questa estetica&nbsp;<em>Sweaty Y2K</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bellissimo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché io sono figlia dello Y2K, ma quell&#8217;immaginario molto freddo, lucido, quasi chirurgico, non si sposava con il calore italiano, con qualcosa di più sporco, umano, vissuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui l&#8217;idea di uno Y2K &#8220;sudato&#8221;. C&#8217;è sempre questo equilibrio tra eleganza e imperfezione. Poi abbiamo preso una decisione molto semplice: lavorare quasi esclusivamente con rosso, bianco e nero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Adesso che lo dici mi vengono in mente i White Stripes.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci avevo mai pensato! Però quando hai poche risorse devi trovare dei modi per creare coerenza. Limitare la palette ti aiuta tantissimo. Restringi il campo e tutto acquista una sua identità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In fondo questo disco parla anche di capitalismo, di precarietà, quindi ci sta raccontare che molte cose sono state fatte con pochissimi mezzi, ma con tanta passione.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cosa bella è che non si percepisce come un progetto &#8220;DIY&#8221;. Anzi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio quello che volevamo ottenere. Pensa che per il video di&nbsp;<em>Little Rat</em>&nbsp;eravamo praticamente solo io e Giulia, sempre in giro per New York a fare riprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">mi viene naturale. Altre fasi, come la pre-produzione o immaginare gli shot prima di girare, mi risultano molto più difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Bene da sola&#8221; è uno dei miei pezzi preferiti. A un certo punto sembra quasi un mantra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo dici perché stai davvero bene da sola o perché hai bisogno di ricordartelo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi entrambe le cose. Ci sono momenti in cui sto benissimo da sola e altri in cui non ci riesco affatto. Come tutti, credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale sto bene con me stessa, ma volersi bene non è sempre semplice. A volte è persino più facile voler bene agli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi canzoni come questa servono anche a ricordarmi determinate cose, ad esempio che posso sentirmi completa anche da sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Truman&#8221; mi piace tantissimo, è uno dei miei pezzi preferiti. Mi racconti un po&#8217; come è nato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Truman</em> è stato uno degli ultimi brani che ho scritto per il disco. A un certo punto avevo già sette canzoni che poi sono finite nell&#8217;album e, insieme a Veronica Pivetti, con cui ho lavorato ai testi, abbiamo iniziato a guardare la tracklist nel suo insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei era venuta a New York un paio di settimane prima di entrare in studio e abbiamo fatto un lavoro molto simile a quello del disco precedente: guardare i brani nati da un impulso, da un&#8217;esigenza, e capire che storia stavano raccontando.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111522" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b12-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B12-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315891&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Avevo già&nbsp;<em>Little Rat</em>,&nbsp;<em>Terminal</em>,&nbsp;<em>Bene da sola</em>&nbsp;e altri pezzi, però sentivo che tra alcuni di loro mancava un passaggio. C&#8217;era qualcosa che poteva spiegare meglio il percorso emotivo che stavo raccontando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, nel giro di due giorni, abbiamo scritto&nbsp;<em>Terminal</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Truman</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Truman</em>&nbsp;è nato letteralmente la sera prima di entrare in studio. Quelle serate un po&#8217; magiche in cui una canzone arriva quasi tutta insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;idea era molto semplice: parlare delle cose che mi piacciono davvero.&nbsp;<em>Little Rat</em>&nbsp;racconta New York e il mio senso di alienazione;&nbsp;<em>Terminal</em>&nbsp;è la confusione di chi non sa bene cosa vuole e chi è;&nbsp;<em>Truman</em>&nbsp;invece rappresenta il momento in cui capisco chi sono, perché mi accorgo che la risposta sta semplicemente nelle cose che mi piace fare quando nessuno mi guarda.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E poi&nbsp;<em>Bene da sola</em>&nbsp;arriva come celebrazione di quella consapevolezza. Magari detta in modo molto diretto, ma dentro c&#8217;è tantissima vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti senti più esposta cantando in italiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma non me l&#8217;aspettavo. Anche solo il fatto che mia madre possa capire tutti i testi cambia tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però non mi sono autocensurata, racconto anche di guardare porno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vabbè, ci sta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se conoscessi mia madre capiresti meglio. <strong>Non credo che a</strong>bbia mai guardato un porno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi sembra di capire che hai dato molta importanza all&#8217;ordine delle canzoni, quasi come se raccontassero una storia. Per esempio il passaggio da &#8220;Total Black&#8221; a &#8220;Inferno&#8221; e poi &#8220;Sogno&#8221;.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. Per me quelle tre canzoni formano proprio un trittico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Total Black</em> è la sera: esco, vado a ballare, incontro qualcuno che mi piace. Poi arriva <em>Inferno</em>, che è quel momento di presa male che secondo me esiste in tantissime notti. Soprattutto se non sei proprio lucidissimo. E infine c&#8217;è <em>Sogno</em>, che è l&#8217;alba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;alba reale, ma anche quella metaforica. Può essere la persona che hai appena incontrato. Può essere il momento in cui torni a casa e tutto sembra avere un senso. Io me le immagino proprio così: una persona che cammina verso casa mentre fa giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi sono collegate anche temporalmente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, moltissimo. Poi ovviamente parlano di cose diverse, ma cronologicamente per me sono una sequenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Inferno</em>, ad esempio, racconta una presa male molto generazionale. A me capita continuamente: magari sono con una persona che mi piace, sto benissimo, e all&#8217;improvviso penso: &#8220;Madonna, devo pagare l&#8217;affitto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cinque minuti dopo sto di nuovo bene. La vita non è lineare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capita anche a me. Un attimo prima sei felice, un attimo dopo ti arriva un pensiero e vai nel panico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Poi magari un secondo dopo passa tutto. È un&#8217;altalena continua. E questo disco è costruito proprio così, perché io vivo tantissimo gli alti e bassi. Ho momenti molto luminosi e momenti molto bui. Quindi era inevitabile che il disco finisse con una luce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai aggiunto da poco un nuovo brano al disco <em>Più in alto</em>, un episodio che definirei romantico. Sei d’accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono una persona abbastanza romantica. Questa è una canzone d’amore, anche con un approccio un po’ pragmatico: racconta come i rapporti umani possano trasformarsi nel tempo, ma anche quanto sia importante restare nel presente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Credo che in amore capiti a tutti di essere attraversati dalla paura che tutto quel bene possa finire da un momento all’altro.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un pensiero che spesso ci allontana dall’altro invece di avvicinarci. Per questo ho scritto una canzone d’amore con un ritornello un po’ catastrofico: per dare forma a quella paura e provarla ad affrontare insieme, con il giusto groove.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda. Qual è l&#8217;ultimo disco di cui ti sei innamorata? Nuovo, vecchio, non importa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti direi due dischi. Il primo è <em>Afim</em> di Zé Ibarra, che tra l&#8217;altro sarà al MI AMI quest&#8217;anno. È un album meraviglioso. Parte dalla musica popolare brasiliana ma affronta temi contemporanei e ha una scrittura che adoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, negli ultimi mesi, ho ripreso in mano <em>La voglia, la pazzia, l&#8217;incoscienza, l&#8217;allegria</em>. E qui rischio di sembrare monotona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è un disco incredibile. Ne sono completamente innamorata. Pensa che poco prima di Sanremo mi avevano chiesto con chi avrei voluto collaborare e io avevo risposto: Gino Paoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervista è uscita pochissimo dopo la sua scomparsa e mi sono sentita malissimo. Ma la verità è che mi sarebbe piaciuto tantissimo poterlo incontrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era uno di quegli artisti che sentivo vicinissimi, anche senza averli mai conosciuti davvero. E credo che certi dischi restino importanti proprio per questo: perché continuano a parlarti anche quando tutto il resto cambia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111523" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b18-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B18-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777316109&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Foto <a href="https://www.alexvaccani.com">Alex Vaccani</a> + <a href="https://www.instagram.com/alessandro_marzo/">Alessandro Marzo</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111571" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/birthh-tour-ig/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Birthh-tour-ig" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg" alt="BIRTHH, torna con il quarto album Senza fiato: un lavoro in italiano che segna una svolta dopo New York, una crisi creativa e una rinascita" class="wp-image-111571" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1638x2048.jpg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>
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		<title>UNALTROFESTIVAL 2026: da Lorde ai Geese, Milano si prepara a una grande estate</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 09:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[lorde]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[unaltrofestival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UNALTROFESTIVAL 2026 torna a Milano con Lorde, Vulfpeck, Kneecap, Geese e Aldous Harding: tutte le date della XII edizione del festival.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>UNALTROFESTIVAL torna a Milano con una line up internazionale che conferma il festival tra gli appuntamenti live più importanti dell&#8217;estate italiana.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il successo dell&#8217;edizione 2025, che ha visto salire sul palco artisti del calibro di Fontaines D.C., The Smashing Pumpkins e Massive Attack, il festival milanese rilancia con una line up che unisce nomi iconici, nuove visioni artistiche e alcune delle realtà più interessanti della scena internazionale contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.comcerto.it/unaltrofestival"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" data-attachment-id="111495" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/16x9-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2.jpg" data-orig-size="800,450" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="UNALTROFESTIVAL2026" data-image-description="&lt;p&gt;UNALTROFESTIVAL2026&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Tra il Parco della Musica e il Circolo Magnolia, l&#8217;estate 2026 sarà scandita da una serie di appuntamenti esclusivi che porteranno in Italia artisti molto attesi dal pubblico, tra ritorni importanti e debutti assoluti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire il festival saranno i <strong>Vulfpeck</strong>, attesi il 13 luglio al Parco della Musica per la loro prima volta nel nostro Paese e per un&#8217;unica data italiana. La formazione statunitense è considerata uno dei progetti più originali e influenti della scena funk contemporanea e porterà sul palco tutta la sua energia insieme ai <strong>The Fearless Flyers,</strong> il supergruppo nato come side project della band e diventato negli anni un vero fenomeno di culto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 23 luglio sarà invece il momento di <strong>Lorde</strong>. L&#8217;artista neozelandese che ha rivoluzionato il concetto di pop arriva a Milano per l&#8217;unica data italiana estiva del suo tour, dopo il ritorno sulle scene con l&#8217;album&nbsp;Virgin, con uno show totalmente nuovo rispetto al recente Ultrasound Tour.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la serata sarà <strong>Joan Thiele</strong>, dopo il successo dell&#8217;album JOANITA, del tour e delle recenti apparizioni tra Sanremo e le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, la cantautrice e producer consolida il suo percorso artistico con una proposta originale e raffinata, unicum in Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111497" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/joan_thiele_aa_0161/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Joan_Thiele_AA_0161.jpg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Joan Thiele" data-image-description="&lt;p&gt;Joan Thiele&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Tra i protagonisti dell&#8217;edizione 2026 figurano anche i<strong> Kneecap</strong>, il collettivo irlandese che negli ultimi anni si è imposto come uno dei fenomeni musicali e culturali più discussi della scena europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capaci di fondere hip hop, attitudine punk e identità politica in un linguaggio unico e provocatorio, i Kneecap si esibiranno il 15 giugno al Circolo Magnolia. Una data che si preannuncia particolarmente intensa per una band che ha costruito il proprio successo grazie a live travolgenti e a una forte personalità artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo appuntamento di UNALTROFESTIVAL 2026 tocca ai <strong>Geese</strong>, i paladini della nuova scena indie-rock internazionale .</p>



<p class="wp-block-paragraph">La band newyorkese debutterà dal vivo in Italia il 19 agosto al Circolo Magnolia, portando sul palco tutta l&#8217;energia che ha reso celebri i suoi concerti. Performance viscerali, groove serrati e una forte interazione con il pubblico rappresentano da sempre il marchio di fabbrica del gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad anticipare la manifestazione sarà UNALTROFESTIVAL Preview, appuntamento speciale in programma il 28 giugno al Circolo Magnolia con <strong>Aldous Harding.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cantautrice neozelandese presenterà dal vivo il nuovo album&nbsp;Train On The Island, pubblicato lo scorso maggio. Un lavoro che prosegue il suo percorso tra folk <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%EF%BF%BC/">essenziale</a>, scrittura visionaria e atmosfere sospese, confermandola come una delle autrici più originali della scena internazionale contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111496" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/geese4239936/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/GEESE4239936.jpg" data-orig-size="1280,854" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="GEESE" data-image-description="&lt;p&gt;GEESE&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>KNEECAP</strong><br>15 giugno 2026 – Circolo Magnolia, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ALDOUS HARDING&nbsp;(UNALTROFESTIVAL Preview)</strong><br>28 giugno 2026 – Circolo Magnolia, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>VULFPECK</strong><br>13 luglio 2026 – Parco della Musica, Milano<br>Unica data italiana<br>Opening act: The Fearless Flyers</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LORDE</strong><br>23 luglio 2026 – Parco della Musica, Milano<br>Unica data italiana<br>Opening act: Joan Thiele</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>GEESE</strong><br>19 agosto 2026 – Circolo Magnolia, Milano<br>Unica data italiana</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>SEEN AROUND</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=seen-around</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 10:41:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ALESSANDRO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SEEN AROUND: una nuova rubrica dedicata ai volti, alle storie e alle persone raccontate attraverso lo sguardo dI fotografi e artisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/">SEEN AROUND</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">TOH! Magazine inaugura SEEN AROUND: una nuova rubrica dedicata ai volti, alle storie e alle persone raccontate attraverso lo sguardo di fotografi e artisti invitati periodicamente a collaborare con il magazine.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo in cui i protagonisti non sono soltanto le immagini, ma soprattutto le persone che le abitano: ragazzi che, attraverso i progetti dei nostri contributors, scelgono di mostrarsi nella loro dimensione più autentica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire questo percorso è <a href="https://www.instagram.com/ohboy_artproject">Marcello </a>con OH BOY!, un progetto fotografico intimo e profondamente umano, ambientato nel suo appartamento. Attraverso il suo obiettivo, giovani ragazzi si mettono a nudo nel vero senso della parola: non soltanto attraverso il corpo, ma soprattutto attraverso la mente, le emozioni e il bisogno autentico di raccontarsi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ogni immagine diventa così uno spazio di fiducia, vulnerabilità e presenza, accompagnato da domande che trasformano la fotografia in dialogo.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo davvero orgogliosi di poter condividere questo nuovo percorso attraverso SEEN AROUND, creando uno spazio in cui l’intimità incontra l’arte e la narrazione personale trova una forma sincera e libera.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il primo protagonista è Alessandro, un ragazzo dolce, sensibile e vicino a TOH!, oltre che amico di Marcello. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo scelto di iniziare da lui perché l’intimità è una delle dimensioni più profonde dell’essere umano: raccontarsi significa affidarsi, e affidarsi richiede tempo, relazioni e legami capaci di lasciare un segno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/thisisnotalessandro">Alessandro</a> è una persona autentica, e in questo progetto si racconta nella sua verità più limpida.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111455" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9441/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9441-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770547499&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa hai pensato nel momento in cui sei entrato nella casa, conscio del motivo della tua presenza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel momento in cui sono entrato in casa, ero pienamente conscio del motivo della mia presenza e ho percepito immediatamente che quello fosse il luogo giusto per rappresentare il corpo maschile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111456" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9443/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9443-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770548525&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come hai vissuto la tua nudità in quel contesto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come in molte occasioni, vivo la mia nudità nel modo più naturale possibile, perché conosco il mio corpo ed è un rapporto in continua crescita ed evoluzione, costruito attraverso l’accettazione e la volontà di abitare il mio corpo con maggiore consapevolezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111457" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9438/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9438.jpg" data-orig-size="1619,2158" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770547598&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra l’essere osservato e l’essere fotografato, cosa è più vicino a ciò che hai provato in quei momenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi l’essere fotografato: in questa circostanza lo sguardo si concentra maggiormente sulle forme, sulle posture e sulla presenza del corpo, lasciando quasi in secondo piano tutto ciò che esiste attorno. </p>



<h3 class="wp-block-heading">È come se, per un momento, il corpo diventasse il linguaggio principale.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111458" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9446/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9446-scaled.jpg" data-orig-size="1922,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770547312&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra l’essere osservato e l’essere fotografato, cosa è più vicino a ciò che hai provato in quei momenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi l’essere fotografato: in questa circostanza lo sguardo si concentra maggiormente sulle forme, sulle posture e sulla presenza del corpo, lasciando quasi in secondo piano tutto ciò che esiste attorno. È come se, per un momento, il corpo diventasse il linguaggio principale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti sei eccitato durante gli scatti? Non necessariamente fisicamente, anche solo mentalmente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che sentirmi eccitato, mi sono sentito naturalmente a mio agio. C’era una tranquillità quasi sospesa, la sensazione reale di vivere una domenica lenta, silenziosa e intima, senza la necessità di interpretare nulla.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111460" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9440/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9440-scaled.jpg" data-orig-size="1919,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770548243&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se dovessi associare un particolare dettaglio all’intimità vissuta in quei momenti, quale sarebbe?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se dovessi associare un dettaglio all’intimità vissuta in quei momenti, direi sicuramente la mattina e, più precisamente, la colazione. Quel tempo lento, ancora sfocato dal sonno, in cui si condivide uno dei primi gesti della giornata, mi trasmette una forma di vicinanza molto sincera e spontanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un aspetto erotico, invece?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento erotico sarebbe sicuramente la presenza degli specchi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Vedersi nudi riflessi in quello spazio amplifica la percezione del corpo, quasi trasformandola in un dialogo visivo con sé stessi. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">È una sensazione intensa, diretta, inevitabilmente eccitante.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111461" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9444/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9444-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770548587&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa hai lasciato di te in quella casa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In quella casa credo di aver lasciato leggerezza, spensieratezza e un pizzico di ironia. Mi piace pensare che, oltre all’immagine del corpo, sia rimasta anche una traccia della mia personalità e del modo in cui vivo certi momenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="111462" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/seen-around/img_9445/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9445-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770547885&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="SEEN AROUND" data-image-description="&lt;p&gt;SEEN AROUND&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>E cosa hai portato con te, invece?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con me ho portato soprattutto un senso di libertà: la possibilità di coesistere in uno spazio in cui questo elemento viene accolto pienamente, condiviso senza giudizio e vissuto con naturalezza. È qualcosa che raramente si riesce a provare fino in fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto e intervista di: Marcello, OH BOY!</strong></p>
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		<title>Francamente: «Bitte Liben», il movimento come forma di vita</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 19:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[bitte lieben]]></category>
		<category><![CDATA[francamente]]></category>
		<category><![CDATA[intervista a francamente]]></category>
		<category><![CDATA[sirene sulla luna]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle biciclette di Milano alle notti di Berlino: Francamente racconta un disco nato attraversando città, identità e libertà di cambiare</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/">Francamente: «Bitte Liben», il movimento come forma di vita</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalle biciclette di Milano alle notti di Berlino: Francamente racconta un disco nato attraversando città, identità e libertà di cambiare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di profondamente fisico dentro&nbsp;<em>Bitte Liben</em>. Si sente nelle immagini, nei movimenti continui che attraversano il disco, nelle città che entrano ed escono dalle canzoni come fossero stati emotivi prima ancora che luoghi reali. Berlino, Milano, Torino, Palermo: ogni spazio sembra lasciare addosso una lingua diversa, un ritmo diverso, perfino una versione diversa di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare con Francamente significa entrare dentro questo flusso continuo senza mai avere la sensazione di un discorso costruito. Si passa dalle biciclette usate come test definitivo per capire se una canzone funziona davvero, ai club berlinesi che le hanno cambiato il modo di vivere la musica, fino alla politica intesa come cura quotidiana e comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Bitte Liben</em>&nbsp;è un invito ad accettare il cambiamento, il movimento, la possibilità di diventare altro senza viverlo come una perdita, un album che nasce dal bisogno di attraversare le cose invece che fermarle.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111444" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-3-10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-3.jpg" data-orig-size="720,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="francamente" data-image-description="&lt;p&gt;francamente &lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;photo by Valentina Mirto&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Franca come stai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma bene! Emozionata per l&#8217;uscita del disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Intanto volevo dirti una cosa: hai fatto un album fighissimo. Mi piace davvero tanto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo stavo ascoltando in bicicletta prima di venire qui. E devo dirti che&nbsp;<em>Sirene sulla Luna</em> in bici funziona da dio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa cosa mi rende felicissima, perché io adoro la bicicletta. Per me è importantissimo capire se le canzoni funzionano pedalando: è un reality check fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È bello perché anch’io ci stavo pensando mentre pedalavo ascoltandoti. Una volta, quando arrivavano i promo dei dischi, il modo migliore per ascoltarli era in macchina: mettevi il CD e ti facevi il viaggio. Oggi invece sono cuffie e bicicletta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, anche perché ormai la macchina è quasi diventata più una fonte di stress. Questa cosa dell’ascolto “in movimento” io la vivevo già da ragazzina, ma in campagna. A Milano non mi verrebbe mai da prendere la macchina per ascoltare un disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Assolutamente in campagna!</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">“Bitte Leben” nasce da una vita diventata improvvisamente più intensa</h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="111447" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-6-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6.jpg" data-orig-size="1080,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-6" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Francamente &amp;#8220;Bitte Leben&amp;#8221; (Carosello)&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1024x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111447" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-768x768.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-1000x1000.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-900x900.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-6.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco c’è quasi un interrogativo esistenziale continuo a parte dal titolo. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di vivere la vita in modo così intenso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è successo il processo inverso. Quando mi sono trasferita a Berlino, nel 2021, era la prima volta che uscivo davvero di casa. Mi sono ritrovata in una città enorme, nuova, piena di esperienze e possibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La densità della vita, se dovessi descriverla fisicamente, è aumentata a dismisura. Nuovi incontri, nuove sfide quotidiane, un’altra lingua, un’altra cultura. Tutto questo hummus, questo friccicorio,  mi ha fatto nascere l’esigenza di trovare delle parole per raccontare quella sensazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco si sente un continuo attraversamento di città, lingue e relazioni. Quanto il movimento ha influenzato il tuo modo di scrivere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tantissimo. Ha influenzato le canzoni tanto quanto il mio modo di vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono una grandissima fan del movimento. Amo la bicicletta perché per me è il mezzo di libertà autonoma per eccellenza. E adoro sentire che la mia identità cambia a seconda dei luoghi in cui mi trovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mio paese natale mi sento in un modo, in una città dove non conosco nessuno mi sento diversa, a Berlino poi sento un&#8217;altra ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento molto privilegiata perché posso muovermi liberamente. Essere nata in Europa mi permette una libertà che purtroppo non è scontata. E ogni volta è anche un reality check: è assurdo che la libertà di movimento non venga ancora riconosciuta come un diritto fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Torni spesso a Berlino?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì. Tornare a Berlino per me è una sorta di ritorno a casa. Berlino per me è davvero un amore. È la casa che ho scelto. Ed è diverso dalla casa in cui sei nata: è come tornare dagli amici più cari, da relazioni che coltivi senza obbligo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È quella sensazione per cui magari vedi certe persone una volta all’anno ma le conosci così bene che ti sembra di averle viste il giorno prima.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Sono persone che continuano a far parte della tua quotidianità anche a distanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un album nato come un laboratorio quotidiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sembra che in studio con i tuoi collaboratori tu abbia trovato la tua dimensione. Hai raccontato che il processo creativo del disco è stato molto spontaneo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. Ci sono due persone che cito sempre parlando del disco. La prima è Diego Montanaro, in arte Gudi, diventato ormai un fratello. Ci siamo conosciuti a Milano durante San Nolo 2024. Dovevamo fare solo un pezzo insieme, ma dopo poche sessioni ci siamo detti: “Perché non facciamo direttamente un album?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì è nato tutto. Mi sono trasferita a Milano proprio per lavorare quotidianamente al progetto. Per un anno intero ci siamo visti quasi ogni giorno in studio, sperimentando continuamente come fossimo in un laboratorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altra persona fondamentale è Carmine Calia, musicista incredibile e amico prezioso, che ci ha aiutati tantissimo nelle sessioni con intuizioni e competenze musicali enormi. Con loro esiste un rapporto di fiducia totale. Abbiamo fatto una specie di patto: non essere permalosi con le idee e mettere sempre davanti la musica, non l’ego.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111446" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-5-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-5.jpg" data-orig-size="720,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="francamente" data-image-description="&lt;p&gt;francamente &lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;foto di Valentina Mirto&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Berlino, Torino, Palermo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra Berlino, Palermo e Torino: quale di queste città oggi senti più necessaria?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà per me sono tutte e tre necessarie, ma in modo diverso. Berlino lo è per la mia identità: in un certo senso mi ricorda l&#8217;adulta che sono diventata. Ci sono arrivata da studentessa e proprio a Berlino ho iniziato a lavorare, quindi ho cominciato a provare quella dimensione dell’età adulta dove ti paghi le bollette e tutto il resto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Torino invece è casa, nel senso più comune del termine: la mia famiglia, i miei affetti, l’amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Palermo invece è stata una dimensione di intersezionalità e stratificazione allo stato puro, perché è una città che, proprio a livello storico… è una questione di cuore, è unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed ora stai a Milano!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì, da un anno sto proprio a Milano, in zona Crescenzago. Per me è stato necessario, nel vero senso della parola, venire qua per il tipo di lavoro che abbiamo deciso di fare. Perché poi potevamo anche dire: “Vabbè, ma tu resta a Berlino, vieni a Milano ogni tanto a registrare”, che magari per molte persone funziona anche meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io invece avevo l’esigenza di provare a fare qualcosa di quotidiano e che seguisse i movimenti del progetto e anche le intuizioni che arrivavano dai live, che poi ho iniziato a fare da marzo dell’anno scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E ti piace vivere in questa tanto amata e odiata Milano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà sì. Mi trovo bene a Milano. Lo diceva prima anche il tassista che ci ha portato qua: è un luogo che ho trovato molto accogliente. Chiaramente è una città molto bella, ma non facilissima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però io a Milano ho ritrovato, in modo paradossale, e non me lo sarei mai aspettata, la dimensione di quartiere. Nel luogo dove vivo ho il mio panettiere, la pizzeria, il posto dove vado a prendere il pane e scambio due chiacchiere con tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle volte vado a fare colazione al bar sotto casa proprio perché mi piace parlare con le persone che lo frequentano. Commentare le notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi provo a fare quei discorsi da bar: “Ah, ma Trump ha detto questa cosa…”. Per me è un balsamo per iniziare bene la giornata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La musica come linguaggio spirituale</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In brani come</strong><strong> “</strong><strong>Zagara</strong><strong>” </strong><strong>mescoli </strong><strong>sacr</strong><strong>o</strong><strong> e profan</strong><strong>o</strong><strong>. Pensi che oggi la musica abbia ancora questa funzione spirituale, al di fuori ovviamente della religione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io penso che abbia anche questa funzione. La musica è veramente espressione allo stato puro e ha la capacità di esprimere ciò che sfugge alla parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo che mi ha sempre affascinato. Perché le parole, per quanto possiamo conoscerle, hanno un perimetro: sono nel mondo del finito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece quello che proviamo alle volte è qualcosa di infinito, che non riesci a delimitare. Una canzone riesce a farlo. Io ricordo quando ascoltavo canzoni in inglese o spagnolo di cui ancora oggi non capisco tutte le parole, ma che erano in grado di racchiudere quel mio sentire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto che quando le riascolti funzionano come macchine del tempo: ti riportano esattamente a quando ascoltavi quella canzone dieci volte al giorno, e a quel sentire lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa secondo me è la potenza incredibile della musica, come di ogni forma d’arte. Anche un dipinto. I sentimenti umani e le nostre esperienze non sono mai solo un fatto concreto: dietro ci sono tutti quei significati che incidono sull’universo dell’infinità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sirene sulla luna</h2>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/Ts08ZNc0RTk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è nato il testo di “Sirene sulla Luna”? È un po’ “Euphoria” meets “Thelma &amp; Louise”!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, però amore, così mi fai sentire veramente la regina di Nolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti vado a prendere lo scettro!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E una corona di nachos, prepariamola subito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ahahahahahaha!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È nata da un’esperienza molto bella. Io andai a questo festival ad Aliano che si chiama “La Luna e i Calanchi”. Non avevo mai visto questi famosi calanchi di cui tutti parlavano: e sono bellissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pezzo nasce proprio con questa filastrocca che poi portai in studio, e che ripeto sia all’inizio sia a metà brano. Portai questa idea e dissi: “Vorrei provare a parlare di queste sirene, però sulla luna”, perché il paesaggio mi ricordava proprio quello lunare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi fa ridere perché “sirene” ha anche un doppio significato: erano pure quelle della Guardia di Finanza che fermava e controlllava.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si capisce quando canti: &#8220;Una volante, due ragazzi. Cinque grammi nelle calze, io e te&#8221; </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi puoi immaginare: Festival di Taranta, gente con i taralli e l’anguria…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però, di nuovo, era un modo per mescolare sacro e profano. È stata una notte magica per me e volevo provare a restituire quella magia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambiare è necessario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>Bitte Lebben” è un invito ad amare. Cosa speri che chi ascolta ci trovi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che trovarci qualcosa, spero che colga la forma di cui parlavamo prima. Spero colga il movimento. Perché tutto ciò che mi spaventa del mondo in cui viviamo è la pretesa che nulla cambi, o che ci sia una qualche forma di staticità. Ma non è possibile, perché noi siamo fatti della stessa sostanza del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro che chi ascolta possa dire: “Ah, ok, quindi là fuori c’è qualcun altro che la pensa come me”. Qualcuno che pensa che il mondo cambi e che sia necessario abbracciare questo cambiamento. Dal cambiare il proprio quartiere, al capire cosa si può fare, fino ad accogliere il cambiamento di un amico, di un’amica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però non perdere la staticità… cioè, le persone spesso sono molto rigide davanti al cambiamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politica, comunità e cura</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ultima volta che ci siamo visti abbiamo parlato un po’ di politica e di quanto tutto facesse abbastanza schifo. Però forse negli mesi un po’ di speranza l’abbiamo respirata.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, devo dire che alcune cose possono portarci a fare <a href="https://toh-magazine.com/2025/03/francamente-quando-la-musica-abbraccia-la-queerness/">un piccolo respiro</a> di sollievo. Però per me la politica è soprattutto una dimensione pre-partitica. La politica è prendersi cura del proprio quartiere, essere rispettosi delle persone che lavorano con te, concepire quello del musicista come un mestiere e regolarti di conseguenza, senza cedere a gare e competizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avere una visione orizzontale, plurale. Sapere che senza gli altri quanto valgono le tue azioni, se non c’è nessuno che le guarda? Quanto valgono le tue parole se cadono nel vuoto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un continuo ricordarci che siamo animali sociali, animali politici, e che senza gli altri non siamo nulla. Questa per me è la politica inevitabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli ascolti che hanno influenzato il disco</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tanti. C’è tutto il blocco del cantautorato anni Ottanta: Battiato, Alice, Giuni Russo. Penso sia abbastanza evidente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tanto nella scrittura c’è anche qualche vena di Carmen Consoli. C’è tanta Kate Bush, che per me è stata un’ispirazione costante. E poi nell’album c’è anche tanta Lola Young. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è un’ispirazione enorme per come scrive e per come sta sul palco. Ha questa capacità di dire cose con immagini di una semplicità disarmante. Mi ricorda quasi la scuola indie romana del 2015, quella semplicità lì che però ti disarma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi chiaramente ci sono tantissime ispirazioni che arrivano dai miei colleghi e colleghe. Ogni volta che posso ci tengo a dirlo: secondo me l’Italia, dal punto di vista musicale, sta vivendo una fioritura incredibile di cantautori e cantautrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chiudo sempre con la domanda qual è l’ultimo disco che ti ha fatto innamorare, ma forse mi hai appena risposto&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto! Lola Young “This Wasn’t Meant for You Anyway”. Già il titolo è meraviglioso: “Questo comunque non era fatto per te” cioè, sei una grande!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.otrlive.it/tour-dates/francamente-bitte-leben-summer-tour/"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111443" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/francamente-bitte-liben-il-movimento-come-forma-di-vita/unnamed-2-18/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2.jpg" data-orig-size="864,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="francamente" data-image-description="&lt;p&gt;francamente &lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-819x1024.jpg" alt="francamente" class="wp-image-111443" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/unnamed-2.jpg 864w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a><figcaption>photo by Valentina Mirto</figcaption></figure>
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		<title>“La Fonte è un prequel”: Cosmo svela la sua trilogia</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 11:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[cosmo]]></category>
		<category><![CDATA[cosmo intervista]]></category>
		<category><![CDATA[ivrea]]></category>
		<category><![CDATA[ivreatronic]]></category>
		<category><![CDATA[la fonte]]></category>
		<category><![CDATA[matinèe]]></category>
		<category><![CDATA[pandan]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111410</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosmo racconta il nuovo album La Fonte: un viaggio tra trasformazione del dolore, sperimentazione, cantautorato italiano e ricerca di purezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/">“La Fonte è un prequel”: Cosmo svela la sua trilogia</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con <em>La Fonte</em>, Cosmo ci svela per la prima volta il disegno di una trilogia iniziata con <em>Sulle Ali del Cavallo Bianco</em>. Un percorso narrativo e musicale che torna “all’origine” , intrecciando cantautorato italiano, auto-tune e visioni sospese. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un’immagine che attraversa tutto <em>La Fonte</em>: quella di un ritorno. Non nostalgico, ma quasi spirituale. Un movimento verso qualcosa di originario, puro, capace di trasformare il dolore senza negarlo. Dopo il volo visionario di <em><a href="https://toh-magazine.com/2024/03/cosmo-viaggio-sonoro-nel-suo-universo-ibrido/">Sulle Ali del Cavallo Bianco</a></em>, Cosmo riporta il suo immaginario “alla fonte”, dentro canzoni più essenziali, morbide e immediate, sospese tra cantautorato italiano, suoni anni ’80 e sperimentazione contemporanea allontanandosi dalle sonorità da club a cui ci aveva abituato con gli ultimi due lavori e riappropriandosi della forma canzone. In questa conversazione <a href="https://www.instagram.com/cosmo_marcojb/">Marco Bianchi</a> aka Cosmo ci parla di una trilogia ancora in costruzione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111419" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/ph-matteo-strocchia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;EZ Controller&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774261660&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ph. Matteo Strocchia" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Cosmo all photos by Matteo Strocchia&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111419" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption><strong>Cosmo photo by Matteo Strocchia</strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Marco come va?</strong><br>Bene, e tu?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bene, bene. Come stai vivendo questi giorni?</strong><br>Questo periodo un po’ mi spaventa, però mi piace anche. Questo caldo in anticipo&#8230; vediamo cosa succederà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sì,  è uno di quei momenti in cui sembra che da un momento all’altro cambi tutto.</strong><br>Esatto, tipo quando all’improvviso inizia a piovere e non te l&#8217;aspetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allora, intanto ti dico che anche questa volta hai fatto un disco bellissimo. Però non ti sei semplificato la vita: hai scelto una strada non facilissima con La Fonte.</strong> <strong>Qual è il tuo pensiero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante, perché altri invece mi hanno detto il contrario. Alessio (<a href="https://www.instagram.com/notwaving_/">Not Waving</a>) il mio braccio destro, per esempio, mi diceva: “No, è facilissimo” e anche a me sembra la cosa più pop che abbiamo mai fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per me bisogna superare una soglia iniziale. La terza volta che lo ascolti ti si apre davvero. Poi dipende anche da cosa uno si aspetta. Anche se redo che la componente dell’imprevedibilità ci sia sempre quando si parla di Cosmo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto! Mai avere aspettative che tanto le smonto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima abbiamo seguito il cavallo bianco in volo, ma in questo disco lo troviamo a terra, che si abbevera alla fonte. Però se guardo l&#8217;artwork del disco la fonte di cui parli appare molto pura, cristallina, quasi eterea. Quindi mi chiedo: il cavallo è davvero tornato sulla terra oppure è in un luogo ultraterreno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cavallo ci ha riportati al suo luogo d’origine. Alla fonte. Nella canzone&nbsp;<em>Il Cavallo Bianco</em>&nbsp;c’era quel verso:<br>“Tornare alla fonte con gli occhi innocenti e la voglia di dirsi per sempre di sì”. E quel “dirsi di sì” non era una cosa romantica tipo “io e te per sempre”. Era qualcosa di più ampio: un’accettazione generale, un’apertura, un amore diffuso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mi piace pensarlo come un viaggio a ritroso. Anzi, ti dirò: questo disco, per me, è un prequel de&nbsp;<em>Sulle Ali del Cavallo Bianco.</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo averci raccolti, il cavallo bianco ci riporta indietro, nel suo luogo d’origine. In una dimensione dove i sentimenti sono meno travagliati e più consapevoli, più saggi, più originari, quasi imperturbabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo dopo aver finito il disco mi sono accorto che tratta un tema molto forte: quello della trasformazione del dolore. Da&nbsp;<em>Ciao</em>&nbsp;fino a&nbsp;<em>Sbocciare un Fiore</em>&nbsp;c’è tutto questo movimento del dolore che viene accolto, respirato e trasformato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111420" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/ph-matteo-strocchia2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5D Mark III&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774117036&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;79&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ph. Matteo Strocchia2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111420" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Ph.-Matteo-Strocchia2.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E questa trasformazione accade tornando alla fonte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esattamente. Tornando a una dimensione più originaria e pura. In un mondo così in fiamme come quello di oggi, quella dimensione sembra quasi un’oasi. Ma è qualcosa che viene prima di tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai detto una cosa importante: questo disco è il prequel di <em>Sulle Ali del Cavallo Bianco </em>quindi ci sarà anche un sequel?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Heheheh, sì!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo non la sapevo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non l’ho mai detta davvero. La sto dicendo a te adesso. Ci sarà un terzo capitolo, anche se ancora non so esattamente dove si collocherà. Potrebbe essere il seguito oppure stare in mezzo. L’idea però è quella di fare una trilogia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tornando a La Fonte,  possiamo dire c’è un ritorno a una forma più essenziale della canzone. Molti pezzi sono strutture strofa-ritornello molto semplici rispetto ai tuoi ultimi album.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, quasi tutte le canzoni sono così. Sono anche molto brevi, durano sui tre minuti. Il disco dura 35 minuti in tutto. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Volevo tornare a qualcosa che non avevo mai esplorato davvero: una dimensione semplice. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cercare una sostanza più pura da cui attingere e, allo stesso tempo, riallacciarmi alla tradizione italiana della canzone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco sento molto cantautorato, i primi nomi che mi sono venuti in mente sono Lucio Battisti e Luca Carboni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, assolutamente. Volevo fare proprio quella cosa lì anche se poi la produzione ti porta altrove, verso qualcosa di più contemporaneo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="111418" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/cosmo_lafonte_cover-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/Cosmo_LaFonte_Cover-1.jpg" data-orig-size="1280,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cosmo" data-image-description="&lt;p&gt;Cosmo &lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Cosmo &amp;#8220;LaFonte&amp;#8221; (Columbia)&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il primo pezzo,&nbsp;<em>Tornare alla Fonte</em>, comincia con dei suoni ambientali, passi, acqua, fruscii di foglie. Sei tu che vai alla ricerca della fonte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, quello che si sente è il rumore del fiume Dora, che è vicino al mio studio. Sono gli stessi suoni che senti alla fine di&nbsp;<em>Messaggio</em>&nbsp;in&nbsp;<em>Sulle Ali del Cavallo Bianco</em>. Alla fine ci sono quei passi che si avvicinano e poi si sente: “Ehi” e ricomincia tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi c’è proprio un movimento circolare tra passato e futuro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, assolutamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E</strong> <strong>poi c’è un uso molto forte dell’auto-tune, che non mi aspettavo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva usarlo. Avevo iniziato a esplorarlo nel disco precedente, ma qui l’ho portato più avanti. Mi piaceva improvvisare con l’auto-tune acceso perché mi portava a creare melodie diverse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da una parte il disco ha sapori anni ’70 e ’80, dall’altra l’auto-tune lo riporta nel presente. Io non volevo chiudermi nella nostalgia: volevo dialogare col presente.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Ogni giorno, ogni notte</em>&nbsp;ha un suono quasi tropicale, balearico, molto anni ’90. Sei d&#8217;accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, è nato in maniera molto spontanea. Eravamo nel mio giardinetto fuori dallo studio con il computer e una cassa Bluetooth. Stavamo rovistando tra i preset di Logic e abbiamo trovato quel giro armonico già pronto. Abbiamo iniziato a giocarci sopra e subito è uscita quell’atmosfera sognante, balearica. E immediatamente è arrivata anche la frase: “Penso a te ogni giorno, ogni notte”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È uno di quei pezzi che più ascolti e più ti resta addosso. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti è il singolo che accompagna l&#8217;uscita del disco. È quello che ha più “carte”. Si capisce che il “tu” della canzone, in realtà, è la musica? </p>



<h3 class="wp-block-heading">La musica l’unica cosa a cui penso davvero ogni giorno e ogni notte.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo album affronta tanti temi ma non urla mai. Anche&nbsp;<em>La Fine</em>, che forse è il pezzo più politico, ha un tono molto gentile.</strong> <strong>Hai smesso di urlare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, perché tutto il disco seguiva una sua logica interna. Tutti gli elementi troppo ruvidi o aggressivi sembravano fuori posto. Anche quando diciamo cose dure, volevamo farlo in maniera morbida, sognante. È stata proprio una scelta precisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perchè oggi la gentilezza è una forma di ribellione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. E poi credo che questo disco sia stato terapeutico. Spero che ascoltarlo possa essere un’esperienza morbida anche per gli altri, quasi come fosse una carezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111423" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/attachment/004/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;EZ Controller&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1768246828&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cosmo" data-image-description="&lt;p&gt;Cosmo&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-819x1024.jpg" alt="Cosmo" class="wp-image-111423" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/004.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi testi spesso fanno questo effetto: magari all’inizio ti lasci trasportare dalla musica, poi leggi bene le parole e ti arriva una botta fortissima. Mi è successo con&nbsp;<em>Mio Fratello</em>.</strong>..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lì volevo proprio far piangere. E ci sono riuscito con un sacco di persone, soprattutto con mio fratello.<br>Lui è uno molto duro, tipo Capitan America. Ma l’ho fatto piangere e mi ha detto che non sa se riuscirà ad ascoltarla ancora&#8230;  Ma piangere è necessario, io piango spesso sulle mie canzoni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando capisco che un pezzo è arrivato davvero al punto giusto, mi emoziono anch’io. Con&nbsp;<em>Mio Fratello</em>&nbsp;succedeva continuamente. Ho perfino provato a cantarla piangendo, ma la voce diventava troppo rotta, non funzionava.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi ha sorpeso il l sax in coda alla canzone&#8230; </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; il sax di Enrico Gabrielli! Quel pezzo in realtà esisteva già ai tempi di&nbsp;<em>Sulle Ali del Cavallo Bianco</em>, ma non trovavo le parole giuste. Poi ho capito che la sua casa era questo disco. Gabrielli era venuto per fare gli archi e gli ho chiesto anche di suonare il sax perchè mio fratello ama quei pezzi anni ’80 con il sax gigantesco, molto cinematografici. Quindi ho pensato: “Adesso glielo metto e lo distruggo”. Infatti ha funzionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima parlavi dell’accettazione del dolore.&nbsp;<em>Ciao</em>&nbsp;mi sembra il manifesto di questa idea. Perché l’hai scelta come primo brano da presentare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mi piaceva tantissimo. E poi si chiama&nbsp;<em>Ciao</em>, quindi era perfetta per presentarsi. Parla proprio di quel momento in cui il dolore, l’ansia o il panico arrivano e tu smetti di combatterli. Li lasci entrare, li respiri. È una canzone molto forte da quel punto di vista. Perché descrive un momento reale della mia vita. Quando arriva quella sensazione e il cuore accelera, non puoi controllarla. Allora respiri, la guardi in faccia e lasci che passi attraverso di te.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell’album la voce femminile che si sente è di Pandan?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì che c&#8217;è, <a href="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/">Pandan</a> ha fatto dei cori. In&nbsp;<em>Tabù</em>&nbsp;si sente molto bene, ma anche in&nbsp;<em>Incanto</em>. Lei arriva sempre in studio con outfit assurdi, cambia scarpe continuamente, si mette le zeppe… Una volta è entrata in sala con le zeppe infilate dentro dei sacchetti della spazzatura per non sporcare. E&#8217; unica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111424" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/attachment/0022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Cosmo" data-image-description="&lt;p&gt;Cosmo&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-819x1024.jpg" alt="Cosmo" class="wp-image-111424" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-1638x2048.jpg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/05/0022-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parliamo del  nuovo live che sarà di mattina. È una scelta particolare, fino a ieri ci facevi fare after&#8230; spiegaci come funzionerà a cominciare dalla pirma data domenica 24 maggio, che chiuderà la ventesima edizione del <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine/">MI AMI FESTIVAL</a> alle 8 del mattino&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa cosa mi diverte tantissimo. Ti spiego: quando apriranno i cancelli in tute le date noi saremo già sul palco. La gente arriva e ci troverà li mentre mettiamo dischi, facciamo vocalizzi, ci scaldiamo, beviamo qualcosa insieme ci parliamo e ci guardiamo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi niente rituale classico “il pubblico</strong> <strong>aspetta l’artista”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Volevo qualcosa di più organico. E ci tengo a dire che non nasce dalla moda del “soft clubbing”. Non mi interessa addomesticare certe pratiche. Mi piace invece l’idea di spostarle in altri momenti della giornata. Non è obbligatorio vivere certe esperienze solo di notte. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda di rito: qual è l’ultimo disco di cui ti sei innamorato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Swag </em>di Justin Bieber, <em>Chromacopia </em>di Tyler the Creator e poi&nbsp;c&#8217;è un pezzo che mi fa impazzire di Tracy che s&#8217;intitola <em>Sex Life</em> che dice &#8220;All i wanna do is fuck, fuck, fuck&#8230;&#8221;.  è divertente, e mi piace tantissimo quel suono lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://dnaconcerti.com/artisti/cosmo/">COSMO &#8211; LA FONTE MATINÈE TOUR 2026</a></p>



<ul class="wp-block-list"><li>24 mag Segrate (MI) <small>Mi Ami Festival</small></li><li>02 giu Firenze<small> &#8211; Decibel Presents</small></li><li>05 lug Cesenatico (FC)<small>Acieloaperto festival</small></li><li>12 lug Bard (AO) <small>Forte di Bard</small></li><li>12 ago Lamezia Terme (CZ) &#8211; Riviera dei Tramonti <small>Color Fest</small></li><li>15 agoOstuni (BR) <small>Locus Festival / Parco Archeologico Santa Maria di Agnano</small></li></ul>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/05/la-fonte-e-un-prequel-cosmo-svela-la-sua-trilogia-toh-magazine-marco-cresci/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/ZpExacOHx0E/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-111410 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>MI AMI compie vent&#8217;anni per questo &#8220;Se MI AMI, io non ho paura.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 16:12:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[IDROSCALO]]></category>
		<category><![CDATA[MI AMI]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vieni a festeggiare i vent'anni del MI AMI. Scopri la line up e segnati le date.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">C’è qualcosa di profondamente politico nel continuare a fare un festival indipendente in Italia nel 2026. E no, non politico nel senso delle dichiarazioni Instagram o delle pose da backstage. Politico perché ostinato, perché umano e perché ancora capace di mettere le persone davanti agli algoritmi.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Mi AMI torna all’Idroscalo di Milano dal 21 al 24 maggio</strong> <strong>2026</strong> per celebrare la sua ventesima edizione e lo fa senza nostalgia da reunion o autocelebrazione da anniversario corporate. Anzi: il festival nato nel 2005 sceglie di guardare avanti, immaginandosi ancora come uno spazio aperto, stratificato, libero. Un posto dove la<a href="https://toh-magazine.com/category/musica/"> musica</a> non è soltanto intrattenimento, ma linguaggio comune, rituale collettivo, resistenza emotiva.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vent’anni dopo, il MI AMI resta una rarità nel panorama italiano: un festival che continua a parlare di comunità senza sembrare una campagna pubblicitaria. Quattro giorni, cinque palchi, oltre ottanta show e una line up che rifiuta la dittatura dei numeri streaming per puntare tutto sulla visione.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">“Ai venti di guerra rispondiamo con i nostri venti”, dice il direttore artistico <strong>Carlo Pastore</strong>, rivendicando il valore dell’immaginazione come forza concreta, politica e culturale. E in effetti il messaggio del MI AMI 2026 è chiarissimo: in un presente anestetizzato dal consumo veloce, dalla paura e dal funzionalismo imposto anche alla musica, esiste ancora uno spazio dove le cose possono succedere davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tono dell’edizione lo definisce perfettamente anche&nbsp;Stefano Bottura, che trasforma il festival in una sorta di rito contemporaneo contro la paura: “Finisce maggio, arriva il weekend più bello dell’anno, a Milano da 20 anni c’è il MI AMI”. Non uno slogan, ma quasi una liturgia pop generazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la line up riflette esattamente questa idea. Non esiste una sola scena, un solo linguaggio o un’unica estetica. C’è la mediterraneità sofisticata dei <strong>Nu Genea</strong>, il cantautorato sghembo e lucidissimo di <strong>Tutti Fenomeni</strong>, l’urgenza emotiva di <strong>La Niña</strong>, il jazz-pop obliquo di <strong>Marco Castello</strong>, l’elettronica sentimentale di <strong>EMMA </strong>e il ritorno di figure ormai simboliche del festival come <strong>Ministri, Mecna e Cosmo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma il MI AMI continua soprattutto a fare quello che in Italia fanno sempre meno: rischiare sui nuovi nomi prima che diventino “fenomeni”. Da&nbsp;Lamante&nbsp;a&nbsp;Flamen, passando per&nbsp;Birthh,&nbsp;Francamente&nbsp;e&nbsp;Primogenito, il festival si conferma una fotografia molto più interessante della musica italiana reale rispetto a molte playlist editoriali costruite a tavolino.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c’è l’apertura internazionale, finalmente sensata e non messa lì per fare curriculum europeo: il brasiliano&nbsp;Zé Ibarra, la magnetica&nbsp;Lua de Santana, i francesi&nbsp;Dov&#8217;è Liana&nbsp;e&nbsp;Myd, le argentine&nbsp;Pacifica, gli irlandesi&nbsp;Basht.. Artisti diversi, scene diverse, pubblici diversi. Nessun tesserino cool richiesto all’ingresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il momento più rituale? Probabilmente il live dei Nu Genea e il decennale de La fine dei vent&#8217;anni di <strong>Motta</strong>: due modi completamente diversi di raccontare una generazione che nel frattempo è cresciuta, si è persa, ha cambiato città, lavori, amori, ma continua a ritrovarsi lì, sotto un palco. <strong>E infine il debutto del matinée di Cosmo</strong> domenica alle 8:00 il raduno collettivo perfetto per chiudere il festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E forse è proprio questo il punto del MI AMI dopo vent’anni: non essere diventato una comfort zone nostalgica. Ma restare un luogo vivo, imperfetto, emotivo.</strong> Un festival che continua a credere che la musica possa ancora creare connessioni vere in un tempo che prova continuamente a trasformare tutto in contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I<strong>n fondo, il MI AMI funziona ancora perché non prova disperatamente a sembrare giovane. Lo è rimasto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://dice.fm/bundles/mi-ami-2026-ne8q?dice_id=cc93ab039f1d&amp;_branch_referrer=H4sIAAAAAAAAAzWOXW%2BCMABFf408Cm0ltCZkcSGbhq8HJFn2Qmops1OKtBUtD%2FvtazTe3Ny3c3OOxlz02vfPQp6WrWB82fU%2BYwTRQ4BIB9q35qCoZMdG8Y4rxVW8Xend5hWsh7Q6DcZkXzOWuSXfma3vJainDLAF%2FCj2%2BVwUye6Wq3JKg0tR2WC0%2Bp79Bni0Ak97AW1Sh3ll5%2FR9k3w6ZjXK8nG%2BQImr9zLoqXEr2hiEUYgJgBGICESYQIi8q%2BkbPVwV4zHvqTh7f09hIX8cP9y0M69oR5X4B%2B1SOnnzAAAA&amp;utm_source=email&amp;_branch_match_id=1575891271792389223&amp;utm_campaign=visit_bundle&amp;utm_medium=bundle">Qui per comprare i biglietti. </a></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/04/mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/Oym7UuOunZ0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="has-white-color has-text-color wp-block-paragraph">MI AMI FESTIVAL 2026 MI AMI FESTIVAL 2026 MI AMI FESTIVAL 2026</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>WHOLE Festival 2026: il dancefloor come spazio politico e collettivo</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 14:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
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		<category><![CDATA[cruising village]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>WHOLE Festival 2026 torna a Ferropolis con line-up globale, sei stage e il tema “Enter The Whole”, tra musica, cultura queer e comunità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/">WHOLE Festival 2026: il dancefloor come spazio politico e collettivo</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 17 al 20 luglio 2026 torna WHOLE Festival, giunto all’ottava edizione, nella suggestiva cornice di Ferropolis, la celebre “città di ferro” a pochi chilometri da Berlino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni estate, questo ex sito industriale si trasforma in uno degli appuntamenti più distintivi della nightlife <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/">queer </a>globale: tre giorni in cui musica, performance e comunità ridefiniscono lo spazio, creando una dimensione collettiva unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE non è semplicemente un festival: è un ecosistema temporaneo dove dancefloor, corpi e relazioni diventano strumenti di espressione e libertà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111336" data-permalink="https://toh-magazine.com/inigoroncal_-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;X-S10&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753046068&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;33&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@inigoroncal_-4" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;photo @inigoroncal_&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Enter The Whole: il tema 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il concept scelto per il 2026 è&nbsp;<strong>“Enter The Whole”</strong>, un invito a entrare pienamente nello spazio del festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meno spettacolo, più presenza.<br>Meno fuga, più connessione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE viene immaginato come un portale: un passaggio intenzionale dal mondo esterno a uno spazio condiviso costruito su cura, partecipazione e libertà queer. In un contesto globale segnato da frammentazione sociale, il festival rimette al centro la collettività, dove:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>i corpi occupano spazio senza ridursi</li><li>l’appartenenza non chiede permesso</li><li>la gioia diventa un’esperienza condivisa</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista visivo, il tema evolve l’estetica iconica del festival: collage iperpop, surrealismo post-internet, futurismo Y2K e immaginari queer che intrecciano passato e futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="111344" data-permalink="https://toh-magazine.com/tinadubrovsky_photography_83/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83.jpg" data-orig-size="1280,853" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;11&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1752876296&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@tinadubrovsky_photography_83" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;photo @tinadubrovsky&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Line-up WHOLE Festival 2026: artisti e palchi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’edizione 2026 presenta una line-up globale distribuita su sei stage: Arena, Beach, Crane, Forest, Ambient e Performance (quest’ultimo ancora da annunciare).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Arena (main stage)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i nomi più attesi:<br><strong>Miss Kittin</strong>,&nbsp;<strong>Freddy K</strong>,&nbsp;<strong>Juliana Huxtable</strong>, D.Dan, Hyperaktivist, Nazira, Quelza, Bashkka, Valentina Spirito e molti altri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Forest</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una selezione potente tra techno e bass:<br><strong>SHERELLE</strong>,&nbsp;<strong>HAAi</strong>, Parfait, Schacke, Tati Magik, Sara Dziri, Lola Edo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Beach</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Vibrazioni house e disco con artisti come:<br><strong>Octo Octa</strong>,&nbsp;<strong>Tama Sumo</strong>,&nbsp;<strong>Gerd Janson</strong>, Massimiliano Pagliara, Gabrielle Kwarteng, Lakuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Crane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Suoni globali e sperimentali con:<br><strong>Ms Nina</strong>, Authentically Plastic, Isa GT, Mina Galán, Nsasi, Pvssy Divx.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ambient</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio immersivo tra elettronica e sound art con progetti come:<br>The Soft Archive, AV Freya, Erika, Majdolen, coloray.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111342" data-permalink="https://toh-magazine.com/06_lisa_syndrolin/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin.jpg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753036167&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="06_lisa_@syndrolin" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;photo @syndrolin&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">I collettivi: il cuore pulsante della scena queer</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli artisti definiscono il suono, i collettivi costruiscono lo spirito del festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE 2026 riunisce crew provenienti da tutto il mondo, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Herrensauna</strong></li><li><strong>Gegen</strong></li><li><strong>Cocktail d’Amore</strong></li><li><strong>Pornceptual</strong></li><li><strong>MARICAS</strong></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una rete viva che connette dancefloor da Berlino a Bogotá, da Kampala a Tbilisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre la musica: talk, workshop e Cruising Village</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>WHOLE non è mai stato soltanto clubbing o programmazione musicale</strong>, <strong>ma un ecosistema culturale </strong>che si espande oltre il dancefloor e che ogni anno apre spazi di confronto, apprendimento e relazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai set e alle performance, <strong>il festival costruisce infatti un programma di talk e workshop dedica</strong>ti ai temi dell’intimità, della cura queer, dell’organizzazione collettiva e delle diverse forme di relazione tra corpi e comunità. Sono momenti in cui la dimensione teorica e quella esperienziale si intrecciano, dando vita a un dialogo continuo tra pensiero e pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno di questa cornice si inserisce anche il <strong>Cruising Village</strong>, che nel 2026 si amplia ulteriormente diventando una costellazione di ambienti differenti, pensati per accogliere modalità diverse di incontro e di esplorazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111339" data-permalink="https://toh-magazine.com/01_lisa_syndrolin/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin.jpg" data-orig-size="1536,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753033542&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;photo @syndrolin&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Ac<strong>canto a spazi dedicati a esperienze pansessuali e a zone FLINTA*, il villaggio introduce nuovi formati di partecipazione, i cosiddetti “hosted slots”, curati direttamente da collettivi e comunità invitate, che propongono rituali, pratiche di connessione e attivazioni condivise.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo intreccio di pratiche, WHOLE continua a esplorare la cultura del cruising non solo come immaginario, ma come linguaggio sociale e relazionale, aprendo anche a esperienze sober-curious e a nuove modalità di presenza consapevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Community e accessibilità al WHOLE</h2>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE continua a investire in accessibilità e inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma prevede:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Community Tickets</strong>&nbsp;(già sold out), con il 50% riservato a persone FLINTA*</li><li><strong>Solidarity Program</strong>, che offre accesso gratuito a persone marginalizzate</li><li>priorità a rifugiati, persone Black e POC, persone trans e gender-expansive, persone con disabilità</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, l’Open Call per volontari rimane centrale per costruire lo spirito collettivo del festival.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111337" data-permalink="https://toh-magazine.com/queergarden_250718-berlin-whole-festival_h2i3831/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;www.nigelw.com&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Photo @queergarden&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Un’esperienza che va oltre il festival</h2>



<p class="wp-block-paragraph">WHOLE Festival 2026 si conferma come uno degli eventi più rilevanti della cultura queer contemporanea: non solo una line-up di livello globale, ma un’esperienza immersiva che ridefinisce il concetto stesso di comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Enter The Whole</strong> non è solo un tema, ma un invito:<br>entrare davvero, esserci pienamente, costruire insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.wholefestival.com/"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111356" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/whole-2026_full-line-up_poster_001-static_4x5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5.jpg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="WHOLE FESTIVAL" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;WHOLE FESTIVAL 2026&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111356" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption><strong>WHOLE FESTIVAL 2026</strong></figcaption></figure>
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		<title>Not For Radio agli Arcimboldi: il debutto solista di María Zardoya</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[María Zardoya]]></category>
		<category><![CDATA[not for radio]]></category>
		<category><![CDATA[TEATRO]]></category>
		<category><![CDATA[teatro arcimboldi]]></category>
		<category><![CDATA[the marias]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Not For Radio, questa sera aprile 2026 - agli Arcimboldi di Milano il tour In The Forest, il concept teatrale sognante che ha incantato il Coachella</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un’esperienza immersiva tra natura e introspezione: con&nbsp;<em>In The Forest</em>, María Zardoya trasforma il palco in uno spazio sospeso dove oscurità, emozioni e suono si intrecciano, dando vita a un viaggio sensoriale che racconta cosa resta</strong>, <strong>e cosa nasce,  dopo la fine di un amore.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il debutto europeo di Not For Radio passa da Milano</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento preciso, nella traiettoria di un’artista, in cui tutto cambia pelle. Non è una rottura, ma una trasformazione. È da qui che parte Not For Radio, il progetto solista di&nbsp;María Zardoya, atteso questa sera, (venerdì 17 aprile 2026), al&nbsp;<a href="https://www.teatroarcimboldi.it/fat-event/not-for-radio-maria-zardoya/">TAM Teatro Arcimboldi</a> Milano&nbsp;per una delle tappe del tour europeo&nbsp;<em>In The Forest</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il pubblico italiano è un debutto carico di aspettative: Zardoya, già voce magnetica dei&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/themarias/">The Marías</a>, arriva con un progetto che non rinnega il passato ma lo attraversa, lo smonta e lo ricompone in una forma nuova, più essenziale e introspettiva. «Dovremmo pensare all’oscurità come al luogo in cui nasce la vita», racconta: una dichiarazione che diventa chiave di lettura di tutto il live.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111315" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya/unnamed-1-14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1.jpg" data-orig-size="1920,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-111315" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-350x197.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il tour In The Forest arriva a Milano questa sera: 17 aprile 2026</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il concerto milanese si inserisce in un tour che segna il primo approdo europeo di <a href="https://www.instagram.com/notforradio/">Not For Radio</a>, dopo una serie di date sold out nei teatri nordamericani. Sul palco, il repertorio prende forma attorno a&nbsp;<em>Melt</em>, album di debutto pubblicato nell’ottobre 2025 ed entrato nella top 20 della&nbsp;Billboard 200. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dieci tracce che si muovono tra dolore, solitudine e comunione creativa, nate da un processo immersivo lontano dal rumore del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se con i&nbsp;The Marías&nbsp;il racconto partiva spesso dall’amore – basti pensare a&nbsp;<em>Submarine</em>&nbsp;(2024), disco che ha consolidato il loro successo internazionale – Not For Radio esplora ciò che accade dopo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La fine, il vuoto, il tentativo di rimettere insieme i frammenti. È un percorso che non cerca risposte immediate, ma abita le domande, trasformando la malinconia in materia sonora<strong>.</strong></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/04/not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/QefkH28Iwds/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Un live concept intimo tra oscurità, rinascita e nuove sonorità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le suggestioni non mancano: tra le influenze dichiarate affiorano i&nbsp;Cocteau Twins, il cui immaginario etereo e fuori dal tempo riecheggia nelle atmosfere sospese di&nbsp;<em>Melt</em>. Ma Zardoya non cita, piuttosto assorbe e rielabora, costruendo un linguaggio personale in cui i confini tra pop, dream pop e psichedelia si dissolvono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal vivo, tutto questo si traduce in un’esperienza immersiva e quasi confessionale. Le canzoni sembrano emergere lentamente dal buio, stratificandosi tra silenzi e aperture improvvise, in un equilibrio delicato tra fragilità e forza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un concerto che non punta all’impatto immediato, ma a una connessione più profonda, quasi fisica, con chi ascolta.</p>
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		<title>Dal Veneto ai margini dell&#8217;anima: l&#8217;arte senza compromessi di MS</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 13:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[massimo scola]]></category>
		<category><![CDATA[MS]]></category>
		<category><![CDATA[tetro alla fontana]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[tommaso franchin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In scena al Teatro alla Fontana a Milano, MS racconta la provincia veneta post-anni '80 in un monologo viscerale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">In scena oggi e domani al Teatro alla Fontana a Milano, <em>MS</em> racconta la provincia veneta in un monologo viscerale, che vede protagonista un barista gay, intrappolato in una gabbia di omofobia interiorizzata e solitudine. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di irriducibile in MS: non cerca redenzione, non offre appigli facili, e soprattutto non chiede permesso. Nel solco di una tradizione che va da Carlo Goldoni a Giovanni Testori — ma attraversata da crepe contemporanee — la nuova drammaturgia di Mattia Favaro si muove come un corpo vivo, nervoso, impossibile da contenere. In scena, un barista della provincia veneta diventa detonatore di un monologo che è insieme confessione e attacco, ironia e ferita aperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presentato all’interno di Welcome to ITACA al Teatro Fontana, lo <a href="https://toh-magazine.com/2025/11/prima-facie-il-monologo-che-ha-scosso-il-mondo-arriva-al-teatro-franco-parenti/">spettacolo</a> abita una terra di confine: geografica, emotiva, linguistica. Qui il Veneto non è cartolina ma retro, non è stereotipo ma accumulo di vite marginali che si fanno archetipo. Il risultato è un flusso ininterrotto che non concede tregua, dove la parola si incolla al corpo e la risata si incrina fino a diventare qualcos’altro — più scomodo, più vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo chiesto al regista e l’attore di parlare di potere, sottrazione e corpi che non riescono a scappare questo è quello che ci hanno raccontato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="574" data-attachment-id="111212" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms/ms-tf-fontana2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/MS-Tf-Fontana2.jpg" data-orig-size="1920,1077" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Luca Barison&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R7&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1765483807&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Ig:lucabarisonphotography&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;70&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="MS" data-image-description="&lt;p&gt;MS &lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Intervista a Tommaso Franchin regista di SM</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> Questo spettacolo sembra oscillare continuamente tra crudeltà e ironia. Ti interessa di più ferire lo spettatore o sedurlo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale non mi interessa mai ferire il pubblico, non vedo perché dovrei, stiamo già abbastanza male. Si potrebbe poi discutere sul reale potere del teatro di ferire, oggi. Non mi interessa però nemmeno sedurlo. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Sono entrambi esercizi di potere e non voglio che uno spettacolo sia esercitare potere su una persona. Preferisco dire che voglio stabilire un contatto, una relazione, un dialogo. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se il pubblico si sentirà ferito, l’avrò fatto senza volerlo e sono sempre aperto a una discussione all’uscita del teatro. Se riusciremo ad aprire una finestra su un mondo di cui si parla poco, e se questa finestra aperta susciterà domande o avvicinerà empaticamente il pubblico alla fragilità del protagonista allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Veneto che metti in scena è lontano da qualsiasi cartolina. Quanto c’è di autobiografico o di costruzione mitologica in questa provincia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo lontani dalla cartolina, siamo il retro. Riguardo alla componente autobiografica credo che si possa riscontrare in una certa disillusione nell’affrontare le questioni della vita, tipicamente veneta. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Tutte le cose che racconta il barista sono storie vere, raccolte da Mattia dai suoi incontri, sono quindi eccessivi e spostati come la vita vera. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111216" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms/ms-tf-fontana4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/MS-Tf-Fontana4.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="MS" data-image-description="&lt;p&gt;MS&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Al tempo stesso però non mi interessava, in questo testo (ma nemmeno in generale) la componente reale, quanto piuttosto il poter raccontare la vita delle persone ritenute ai margini. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune delle persone citate le conosco anche io, per questo più che di mito, parlerei di archetipo: il barista, il fattone, gli operai, il sinto, il transessuale che muore, la lesbica butch, il veneto che va a venezia con la famiglia, l’uomo che cerca soddisfazione sessuale con altri uomini in maniera clandestina e violenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il monologo è un flusso ininterrotto, quasi senza respiro. Hai lavorato più sulla sottrazione o sull’eccesso per renderlo così viscerale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Decisamente in sottrazione, parte integrante della mia poetica è la ricerca della leggerezza, anche dove non c’è.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un dialogo evidente con la tradizione, da Goldoni a Testori, ma anche una rottura. Dove senti di tradire consapevolmente quella linea?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho letto il testo per la prima volta non ho pensato alla rottura, ma alla naturale prosecuzione di un filone narrativo. Goldoni raccontava personaggi verosimili, comici proprio perché veri e riconosciuti dal pubblico. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Chiunque spenda in Veneto un po’ più tempo di un weekend a Venezia si renderà facilmente conto che Mirandolina o i rusteghi (o lo stesso Arlecchino) sono ancora vivi, plausibili e realistici. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il personaggio del barista è uno di loro, che semplicemente non poteva essere raccontato nel 700 ma che ora ha pieno diritto di entrare tra questi personaggi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La caratteristica marginale e violenta, il desiderio di redenzione, il suo essere in bilico tra disperazione e invocazione, e dunque la sua dimensione tragica ne fanno, forse, un parente dei personaggi testoriani (ma lo avvicinano anche a quelli Koltès o Fassbinder), sebbene la lingua, per quanto mantenga una dimensione di regionalismo, non è mai così instabile e a tratti di difficile comprensione come quella testoriana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111214" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms/ms-tf-fontana5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/MS-Tf-Fontana5.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="MS" data-image-description="&lt;p&gt;MS &lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Intervista a Massimo Scola attore di SM</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo personaggio non chiede empatia, la pretende. Come si evita di renderlo “piacevole” per restare invece nella sua scomodità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non cerco di renderlo simpatico, anche se all’inizio può sembrare che lo diventi. Il ritmo, l’assurdità, perfino una certa ironia aprono una porta al pubblico quasi un invito a volergli bene. Ma il punto è non tradire mai quello che racconta. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Io cerco di restare molto aderente al testo e alla concretezza delle situazioni: una vita fisicamente ed emotivamente faticosa, fatta di eccessi, di lavoro compulsivo, di notti senza tregua, di relazioni che non tengono. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se quelle immagini restano vive e precise, la “piacevolezza” non regge: a un certo punto si incrina da sola. E quello che resta non è più simpatia, ma qualcosa di più scomodo una vicinanza che non consola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo è un corpo intrappolato prima ancora che una voce. Hai lavorato più sul linguaggio o sulla fisicità per costruirlo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo partiti dalla fisicità. Anche perché lo spazio lo impone: questo tavolo è tutto il suo mondo, un confine che non si sposta. In qualche modo è una condanna all’inizio è quasi come se ci fosse inchiodato. Da lì ho lavorato sul peso del corpo. </p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio">httpv://www.youtube.com/watch?v=gj53K07X&#8211;g<figcaption></figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Il mio è un corpo leggero, ma ho cercato di renderlo più gravoso, più consumato, come se la vita che racconta fatta di lavoro continuo, notti, eccessi &nbsp;gli restasse addosso.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">E allo stesso tempo c’è una spinta opposta: il tentativo continuo di alleggerirsi, di scappare, di sollevarsi anche solo per un attimo. Questa tensione tra peso e fuga costruisce il personaggio più delle parole: la voce arriva dopo, come conseguenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ironia in<em> MS</em> è una forma di autodifesa. C’è un momento in cui smette di proteggerti e diventa pericolosa in scena?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, finché resta ironia tiene insieme le cose: crea distanza, permette di sopravvivere a quello che racconta. Il problema è quando smette di essere uno scarto leggero e diventa qualcosa di più tagliente. A quel punto non protegge più: espone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Verso il finale succede proprio questo. Quello che prima era un modo per stare al mondo si trasforma in sarcasmo, poi in attacco. E lì non colpisce più solo gli altri, ma anche lui stesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non parlerei tanto di perdita di controllo, quanto di un punto in cui non riesce più a tornare indietro. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">E la presenza della pistola rende questa deriva molto concreta, quasi inevitabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Porti in vita una solitudine molto riconoscibile ma raramente detta. Dopo ogni replica, ti senti svuotato o, paradossalmente, più pieno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambe le cose. C’è una stanchezza fisica evidente, ma soprattutto mentale: è come se il corpo e la testa attraversassero una quantità di esperienza che resta addosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però, allo stesso tempo, qualcosa si rimette in ordine. Non parlerei di svuotamento, ma di una specie di riallineamento. Se mi sono preso cura di me, dopo, sento anche una forma di energia molto lucida come se la giornata ricominciasse da lì, con più presenza e meno rumore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://teatrofontana.it/evento/ms/"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="1024" data-attachment-id="111213" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms/manifesto-ms/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Manifesto-MS.jpg" data-orig-size="1344,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="MS" data-image-description="&lt;p&gt;MS &lt;/p&gt;
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		<title>Robyn.  Sesso, dancefloor e libertà</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=robyn-sesso-dancefloor-e-liberta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[intervista robyn]]></category>
		<category><![CDATA[Robyn]]></category>
		<category><![CDATA[robyn party]]></category>
		<category><![CDATA[sexistential]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111173</guid>

					<description><![CDATA[<p>Robyn torna con Sexistential e ci racconta perché la pista da ballo resta il posto migliore per attraversare le trasformazioni della vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/">Robyn.  Sesso, dancefloor e libertà</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Tra desiderio, maternità e libertà creativa, Robyn torna con <em>Sexistential</em> e ci racconta il bisogno di ricominciare e perché la pista da ballo resta il posto migliore per attraversare le trasformazioni della vita.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Intervista di Marco Cresci; Fotografie di Casper Sejersen</p>



<pre class="wp-block-preformatted">Per festeggiare l’uscita di SEXISTENTIAL, abbiamo chiesto ad artisti e amici cosa significa per loro “sexistential”. Ne è nata una fanzine in edizione limitata <a href="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Fanzine-Toh-Robyn.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">che potete trovare qui</a>.</pre>



<p class="wp-block-paragraph">In oltre vent’anni di carriera,<a href="https://www.instagram.com/robynkonichiwa/"> Robyn</a> ha ridefinito il linguaggio del pop emotivo da dancefloor, trasformando la solitudine, il desiderio e le contraddizioni della vita adulta in inni generazionali. Dal pop sofisticato dell’omonimo <em>Robyn</em> al culto di <em>Dancing On My Own</em> fino alla sensualità di <em>Honey </em>per arrivare alla libertà matura e consapevole di <em>Sexistential (Konichiwa/Young)</em>, la cantante svedese ha sempre trovato nella pista da ballo uno spazio dove vulnerabilità ed energia possono convivere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi Robyn torna a confrontarsi con il pop in modo diretto, ma senza nostalgia: un disco nato tra opposti — desiderio e maternità, libertà e responsabilità, intimità e club culture.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci colleghiamo mentre Robyn è ancora a casa, in Svezia — «fa ancora freddissimo, mi manca il sole» — e ha appena finito un Semla, il dolce invernale svedese al cardamomo e pasta di mandorle.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111176" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250826_cs_robyn_01_0174/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174.jpg" data-orig-size="960,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250826_CS_ROBYN_01_0174" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111176" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cominciamo dal principio. Il titolo del tuo album, “Sexistential”, suona quasi come una dichiarazione. Era questa l’intenzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non proprio, in realtà è nato come una battuta: io e mia sorella ridevamo pensando che fosse il tipico titolo da “crisi di mezza età”, poi però mi sono accorta che descriveva perfettamente il disco. È anche un ossimoro: due parole che normalmente non stanno insieme. E l’album nasce proprio da questa tensione tra estremi. In quel periodo della mia vita mi trovavo a vivere esperienze molto diverse allo stesso tempo — uscire con qualcuno, pensare a una gravidanza — e questa contraddizione mi interessava molto. Credo che anche nella mia musica ci sia sempre stato questo tipo di contrasto: pensa a <em>Dancing On My Own</em>, che è una canzone da club ma anche molto emotiva. Lo spazio tra due estremi è spesso il luogo più interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai descritto il disco come una navicella che rientra nell’atmosfera ad alta velocità. Cosa hai scoperto tornando dentro te stessa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia gioia di vivere. Il piacere e la gratitudine di essere viva. Non direi però che sia un album sulla maternità. È più sul periodo <em>prima</em> della nascita di mio figlio. Era un momento in cui sentivo il bisogno di riprendermi spazio, sia personalmente sia musicalmente. Avevo voglia di fare di nuovo un album pop: <em>Honey</em> (il disco precedente, <em>ndg</em>) era qualcosa di diverso, e lo amo molto per quello che è. Ma questa volta sentivo proprio l’urgenza di tornare a fare pop.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In </strong><strong><em>Sexistential</em></strong><strong> torni a lavorare con Max Martin.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, con Max Martin e Oskar Holter agli MXM Studios. Ma ho lavorato soprattutto con Klaus Åhlund, con cui collaboro dal 2005. Molte delle canzoni che la gente associa a me le abbiamo fatte insieme. A volte dico che Klaus è quasi il secondo membro della band Robyn.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è stato ritrovarvi in studio senza cadere nella nostalgia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Klaus per me è come un fratello. Ci conosciamo così bene che a volte sembriamo una coppia sposata da anni. Ci sono anche periodi in cui non abbiamo molta voglia di stare insieme. Quando abbiamo iniziato a lavorare al disco non ero nemmeno sicura che avrebbe funzionato. Abbiamo dovuto riscoprire sia la nostra amicizia sia il nostro modo di fare musica. Quando torni a lavorare su qualcosa che hai già fatto in passato è fondamentale non sentirsi troppo comodi. E né io né Klaus amiamo la comodità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111177" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250826_cs_robyn_01_0441/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441.jpg" data-orig-size="960,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250826_CS_ROBYN_01_0441" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111177" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Really Real </em></strong><strong>apre il disco come una bomba dance, ma è anche molto emotiva: soprattutto il momento in cui parli con tua madre.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La canzone parla di quando ti accorgi improvvisamente che tu e un’altra persona non state vivendo la stessa esperienza. Succede in una relazione o in una conversazione: all’improvviso capisci che le vostre prospettive sono completamente diverse. Klaus ha avuto l’idea di inserire quella pausa quasi impressionista. Pensava alla sensazione di telefonare a qualcuno che ami da un altro fuso orario. Vorresti spiegargli dove sei, cosa stai vivendo, ma è impossibile racchiudere tutta la tua realtà in una telefonata. Così abbiamo fatto davvero entrare mia madre in studio per registrare la parte parlata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A proposito di voci, nel disco ti diverti molto a manipolarla, me ne parli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, con il pitch e con diversi registri, ci siamo divertiti. Mi è venuto in mente che in quel momento di cui parlava prima su mia madre c’è anche la parola svedese «älskling» che significa “tesoro”. È esattamente quello che lei direbbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel disco canti con grande grande libertà, senza filtrare troppo i testi. Crescendo hai imparato a fregartene e ad essere più diretta.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una cosa che ho scoperto già con <em>Honey</em>. Ho trovato un modo di cantare più rilassato, quasi conversazionale. Abbiamo scritto i testi pensando proprio a questo: mettere molte parole e lavorare molto sul ritmo del linguaggio. Forse come dici tu è anche una questione di età, o semplicemente di esperienza. Dopo tanti anni scopri nuovi lati della tua voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella title track parli apertamente di fecondazione assistita, desiderio e sesso dopo i trent’anni. Perché sono ancora temi così tabù?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Me lo chiedo anch’io. Per me non è un tabù. Ho semplicemente raccontato la mia esperienza. Ma dopo aver eseguito il brano live da Colbert al <em>Late Night Show</em> e aver letto i commenti online mi sono resa conto che per alcune persone l’idea di una donna adulta che esprime liberamente la propria sensualità è ancora provocatoria. Il pop parla molto di desiderio, ma raramente di come cambia con il tempo.<strong>&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="819" data-attachment-id="111178" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250827_cs_robyn_06_2880/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880.jpg" data-orig-size="1200,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250827_CS_ROBYN_06_2880" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1024x819.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-111178" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1024x819.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-300x240.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-768x614.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1000x800.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-900x720.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-450x360.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-350x280.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come è cambiata la tua vita con la maternità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa più evidente è il tempo, mio figlio determina completamente il mio ritmo quotidiano. Paradossalmente però mi sento anche più me stessa. Forse proprio perché ho meno tempo per me riesco a fare quello che amo con molta più intensità. Diventare madre per me è stato naturale. È qualcosa che ho sempre desiderato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo disco sembra fatto per il dancefloor.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma non solo. Penso sempre sia alla persona che balla sia a quella che ascolta da sola. Però devo dire che mentre lo facevo avevo un’immagine molto chiara in mente: un uomo gay in pantaloni di pelle che vuole semplicemente ballare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Adoro! Il tuo album </strong><strong><em>Body Talk</em></strong><strong> ha influenzato una generazione di musicisti. Tu sei ancora curiosa di scoprire nuovi artisti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. Quando qualcuno dice che non esiste più buona musica nuova, secondo me è perché non la cerca davvero. C’è moltissima musica interessante oggi. Credo che non sia molto divertente restare bloccati nel passato. Però oggi esce anche una quantità enorme di musica, quindi trovare qualcosa che ti colpisca davvero richiede più tempo. Ma è anche una cosa positiva: significa che c’è ancora spazio per chi dedica tempo alla musica — tastemaker, DJ, curatori. Il loro ruolo è ancora importante. E poi penso che artisti come Charli XCX o Jonathan mi diano tanto quanto io possa dare a loro. Con loro sento una connessione molto forte nel modo di vivere la carriera e la cultura pop. A volte è persino più facile sentirla con artisti più giovani che con quelli della mia stessa generazione. Condividiamo un modo di muoversi dentro la pop culture, ma restando anche un po’ ai suoi margini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-attachment-id="111179" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250827_cs_robyn_08_3416/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416.jpg" data-orig-size="1200,900" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250827_CS_ROBYN_08_3416" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1024x768.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-111179" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1024x768.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-300x225.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-768x576.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1000x750.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-900x675.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-450x338.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-350x263.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando pensi oggi a </strong><strong><em>Dancing On My Own</em></strong><strong>, cosa provi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono orgogliosa di quella canzone. Per un periodo ero stanca di quell’immagine della persona solitaria che canta il proprio cuore spezzato. Ma lavorando a questo disco ho riscoperto quella parte di me. Ho capito che scrivere quella canzone mi ha salvata in un momento difficile. Ho trasformato la solitudine in qualcosa di potente. Penso che sia proprio questo il motivo per cui le persone si sono connesse così tanto a quella canzone. Parla di quel momento in cui non hai più nulla da perdere e riesci ad accettarti esattamente dove sei. Adesso mi sento di nuovo a mio agio con quella voce. Quando lavoravo a questo disco è come se l’avessi presa, l’avessi messa sul tavolo davanti a me e avessi deciso consapevolmente di tornarci, ma in modo più leggero, quasi giocoso. Non partiva più da un luogo di dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A sorpresa sei tornata sul palco a New York per la notte di Capodanno. Com’è stata quell’esperienza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato estremamente emozionante. Capodanno è una notte molto particolare, quasi un “demone dell’anno nuovo”. È la notte più esistenziale dell’anno, tutti riflettono sulla propria vita e su quello che verrà. Ero molto felice di essere a New York. La città in quei giorni era bellissima e sorprendentemente tranquilla: c’erano pochi turisti, molte persone che vivono lì erano tornate a casa dalle loro famiglie per Natale. Nevicava e c’era una specie di silenzio, come una piccola settimana sospesa prima che tutto ricominciasse. Era come una piccola bolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è l’ultimo disco di cui ti sei innamorata?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di Oklou: <em>choke enough</em> mi è piaciuto moltissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per concludere, ti mostro una foto: nel 2008 eri a Milano, al Glitter Club… abbiamo fatto i dj insieme! Ti ricordi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Wow! Certo che me lo ricordo, eravamo davvero molto giovani. Ora capisco perché, mentre parlavamo, mi sembrava che avessi un’aria familiare! Non è la prima volta che ci incontriamo. È bello rivederti. Ricordo quella notte, è stata molto divertente.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="111180" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250925_robyn_ma_s01_268_flat/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT.jpg" data-orig-size="1200,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1024x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111180" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-768x768.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1000x1000.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-900x900.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Con un sorriso e un ricordo di vecchie serate a Milano, Robyn saluta, lasciando la certezza che la sua musica continua a sorprendere e a connettere generazioni diverse.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Robyn sarà live al <strong>C2C Festival</strong> a Torino il 30 ottobre 2026 insieme ad Arca, Oklou e molti altri.</em></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/VhxIcmhydos/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-111173 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Raye – This Music May Contain Hope.: review dell’album più ambizioso del 2026</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 14:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[raye]]></category>
		<category><![CDATA[raye nuovo album]]></category>
		<category><![CDATA[review]]></category>
		<category><![CDATA[this music contains hope]]></category>
		<category><![CDATA[Toh]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo disco di RAYE è una perla rara in un mondo di perle fake. Leggi la review</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE. è un’opera ambiziosa e profondamente personale</strong> che mostra RAYE nella sua forma più audace e intensa sul piano emotivo. Segna una nuova, decisa evoluzione per l’artista del sud di Londra, che <strong>trasforma dolore, insicurezze e conflitti interiori in un racconto sonoro dal respiro cinematografico, incentrato su resilienza e rinascita.Tra pop, R&amp;B, jazz, big band, soul e suggestioni orchestrali, i 17 brani dell’album si sviluppano come un dramma contemporaneo dai colori vividi, in equilibrio tra momenti di oscurità e una costante tensione verso un ottimismo combattivo</strong>. Il risultato è un lavoro <strong>immersivo e carico di emozione</strong>, <strong>che restituisce alla speranza un significato lontano da ogni ingenuità: qualcosa di conquistato con fatica, fragile e, proprio per questo, profondamente trasformativo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un momento dove l&#8217;industria premia la sintesi, RAYE sceglie l’espansione e costruisce un disco che difficilmente passerà inosservato poiché va consumato e vissuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">73 minuti. Diciassette tracce. <a href="https://toh-magazine.com">Un concept album</a> diviso in quattro atti, o “stagioni”, che raccontano un percorso emotivo dalla rottura alla ricostruzione, dalla depressione alla felicità, dai paragoni con altri artisti (inevitabile) fino alla consapevolezza di sè. This Music contains hope. è, senza giri di parole, il disco dell&#8217;anno e difficilmente lo troveremo sotto la prima posizione degli album più venduti in Inghilterra almeno fino all&#8217;estate. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>This Music May Contain Hope.</em> è costruito come un musical contemporaneo: jazz, soul, big band, elettronica, orchestrazioni cinematografiche, spoken word. Tutto insieme, come insegna il jazz, espressione musicale che RAYE ha interiorizzato e non solo ascoltato.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Su 17 pezzi forse solo tre o quattro possono essere etichettati come singoli che funzionano, perfetti per la radio ma in questo disco c&#8217;è una struttura da grande musicista e soprattutto una cosa che nel pop si sta perdendo quasi completamente: Esiste una narrazione e vi dirò di più questo album  va ascoltato dall’inizio alla fine, pensiero ormai bandito, nell&#8217;era degli hook da 15 secondi. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="601" height="600" data-attachment-id="111156" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026/schermata-2026-03-28-alle-15-05-42/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" data-orig-size="601,600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" alt="" class="wp-image-111156" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png 601w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-300x300.png 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-150x150.png 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-450x449.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-350x349.png 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-50x50.png 50w" sizes="auto, (max-width: 601px) 100vw, 601px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">RAYE canta come se fosse su un palco, non in uno studio e questa cosa si percepisce in ogni brano, da quello più difficile a quello più catchy, passando da un registro jazz anni ’50 a momenti quasi da showgirl tragica, con un controllo vocale che oggi nel pop mainstream semplicemente non esiste, si perchè Adele fa parte di un&#8217;altra era e perchè Amy Winehouse è morta. Le influenze sono evidenti: da Shirley Bassey a certa tradizione soul orchestrale, fino ad alcuni pezzi dance che ricordano la RAYE vocalist dell&#8217;inizio carriera ma non diventano mai imitazioni perchè RAYE è unica e sa come citare restando se stessa. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ci sono momenti in cui il disco si compiace e mi riferisco agli  intermezzi parlati di alcune tracce troppo lunghe, di idee che avrebbero avuto bisogno di essere tagliate senza pensarci due volte. Non tutto è necessario, a volte l&#8217;artista sembra più interessata a dimostrare quanto è capace, piuttosto che a lasciare respirare le canzoni.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, ed è un “ma” enorme, è un difetto che deriva da un eccesso di visione, non dalla sua assenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In un momento storico in cui il pop è diventato prudente, algoritmico, quasi vigliacco, questo disco fa una cosa rarissima: rischia davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">RAYE prende il dolore e lo rende spettacolo, lo trasforma in qualcosa che ha più a che fare con il teatro che con <a href="https://www.tiktok.com/@raye?lang=it-IT">TikTok</a>. E sì, a volte sbaglia ma almeno prova a fare qualcosa che non sia già stato approvato da un team marketing,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>This Music May Contain Hope.</em> non è un capolavoro perfetto e forse per questo è molto più interessante di così. È un disco disordinato, eccessivo, a tratti autoindulgente.<br>Ma è anche uno dei pochi lavori recenti che sembrano avere <strong>un’identità reale</strong>, non costruita. E oggi, nel mondo sempre più omologato del pop, è già una rivoluzione.</p>



<p class="has-white-color has-text-color wp-block-paragraph">Raye This Music May Contain Hope recensione Raye This Music May Contain Hope recensione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ph. credits: Aliyah Otchere</p>



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		<title>Il corpo del corallo</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-corpo-del-corallo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 17:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[corallo]]></category>
		<category><![CDATA[il coralliere]]></category>
		<category><![CDATA[jewels]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel lavoro di Antonio Di Giuseppe diventa corpo, memoria, talismano. Un frammento di mare che attraversa il tempo e si trasforma in linguaggio contemporaneo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/">Il corpo del corallo</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Il corallo non è mai solo un materiale.</h3>



<h3 class="wp-block-heading">Nel lavoro di Antonio Di Giuseppe diventa corpo, memoria, talismano. Un frammento di mare che attrav<strong>ersa il tempo e si trasforma in linguaggio contemporaneo. </strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra archetipi antichi, notti insonni e città cariche di storia, i suoi <a href="https://www.instagram.com/il_coralliere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gioielli</a> non cercano di decorare, ma di proteggere, accompagnare, raccontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa intervista è un viaggio intimo dentro un immaginario dove il sacro incontra il quotidiano, il desiderio si fa simbolo e l’ornamento torna ad avere un significato profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando hai capito che il corallo non era solo un materiale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è stato un momento preciso. Il primo vero incontro risale all’infanzia: un braccialetto di corallo regalato per il compleanno. Al Sud il corallo è protezione, non decorazione. Crescendo l’ho ritrovato addosso alle donne della mia famiglia, tra collane importanti e orecchini antichi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non era un materiale: era memoria. Anche prima di saperlo, lo stavo già ascoltando.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110970" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/e9d0b2b0-1c42-42fa-aef6-37dc656a9a54/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/e9d0b2b0-1c42-42fa-aef6-37dc656a9a54-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770298633&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Il coralliere" data-image-description="&lt;p&gt;Il coralliere &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai un rituale creativo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun rituale. Le idee arrivano di notte, spesso durante l’insonnia. Disegno per non perderle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I materiali fanno il resto: pezzi antichi, dettagli dimenticati, tradizioni da rimettere in circolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I luoghi sono fondamentali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Costiera Amalfitana è l’origine di tutto. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Poi Napoli, Pompei, Roma. Architettura, mitologia, stratificazione. Il mio lavoro nasce da un dialogo costante tra passato e presente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110971" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/6f4c4aea-b879-451a-8459-1bbe7a639cc1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/6f4c4aea-b879-451a-8459-1bbe7a639cc1.jpg" data-orig-size="1536,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770298202&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Il coralliere" data-image-description="&lt;p&gt;Il coralliere &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fascinus: dove si colloca tra superstizione, corpo e desiderio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste un confine netto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Fascinatum nasce come simbolo di protezione, non di provocazione. È un archetipo antico che parla di vulnerabilità, paura, bisogno di sentirsi al sicuro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non è erotico: è energia vitale. Un linguaggio del corpo che attraversa i secoli.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio intento era trasformarlo in un promemoria emotivo: un oggetto che custodisce intenzioni, non superstizioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110972" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/edc53460-f171-46a7-a7c8-aca3104cd6c2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/edc53460-f171-46a7-a7c8-aca3104cd6c2-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770298766&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Il coralliere" data-image-description="&lt;p&gt;Il coralliere &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché tornare oggi a forme primordiali?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché viviamo un’epoca che censura o svuota il corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le forme primordiali non sono shock visivi, ma memorie collettive. Riportano il corpo alla sua dimensione sacra: origine, forza, creazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornare a questi simboli non è regressione, ma un modo per ritrovare un centro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110973" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/6cc19750-3e77-42c8-bee8-f9188e642d31/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/6cc19750-3e77-42c8-bee8-f9188e642d31-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770298202&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Il coralliere" data-image-description="&lt;p&gt;Il coralliere &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il gioiello come estensione del corpo: ti interessa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma in senso emotivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gioiello indossato vicino al corpo smette di essere oggetto e diventa presenza. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Assorbe movimenti, calore, stati d’animo.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per me l’amuleto è questo: una seconda pelle simbolica. Il corpo è memoria, il gioiello un modo per custodirla.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110974" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/721f5b85-1afd-457d-9e8f-7518edcae87a/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/721f5b85-1afd-457d-9e8f-7518edcae87a-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770452744&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Il coralliere" data-image-description="&lt;p&gt;Il coralliere &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché Parigi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivo a Parigi da vent’anni, ci sono arrivato per caso. Qui mi sono formato, ho lavorato nella moda, studiato gemmologia e fondato Il Coralliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parigi mi ha costruito. L’Italia resta la mia bussola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio lavoro nasce proprio da questa tensione tra distanza e radici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110975" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/il-corpo-del-corallo/b256d727-8538-4a83-a8fa-7f5d8d2cfbb3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/b256d727-8538-4a83-a8fa-7f5d8d2cfbb3.jpg" data-orig-size="1200,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770298203&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Il coralliere" data-image-description="&lt;p&gt;Il coralliere &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come immagini il tuo lavoro tra dieci anni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spero che esista ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corallo è una lavorazione antica e fragile, legata a un sapere artigiano che sta scomparendo. Vorrei che il mio lavoro contribuisse a renderlo visibile e contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio obiettivo è crescere senza perdere identità, arrivare un giorno all’alta gioielleria e dare dignità a un materiale spesso sottovalutato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se tra dieci anni avrò fatto questo, sarà successo.</p>
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		<title>MILANO MODA UOMO FW 2026: TRA CONTINUITÀ E RIMASTONI</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 15:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[armani]]></category>
		<category><![CDATA[LESSICO FAMILIARE]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[Prada]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[simon cracker]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[ZEGNA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre meno sfilate e sempre meno effetto wow, a Milano sfilano pochi ma buoni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">In un sistema moda, ormai al tracollo, che vive di interruzioni forzate, reboot isterici e storytelling da LinkedIn, nei giorni della fashion week (che ormai è solo un weekend)<strong> Armani resta uno dei pochissimi megabrand immediatamente riconoscibili senza bisogno di</strong> grandi forzature. È una lingua visiva autonoma, fluente, che non ha mai avuto bisogno di sgomitare. E infatti, anche oggi, Armani non interrompe: <strong>continua</strong>.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">La collezione presentata da <strong>Leo Dell’Orco</strong>, storico braccio destro del fondatore per quarant’anni, ha il sapore di un esercizio di fedeltà e misura. Liscia, morbida, profondamente Armani. Sartoria ampia, fluida, tessuti accoglienti, pantaloni pieni che si appoggiano sulle scarpe in suede come se fosse sempre domenica pomeriggio.<br>C’è qualche segnale di movimento: trame iridescenti, tocchi di ametista, ma sempre filtrati da quella compostezza quasi allergica allo strappo. Persino il velluto blu più acceso flirta con l’appariscente senza mai concederglisi davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bomber carnosi, le giacche da aviatore, i maglioni larghi con spalle cadenti infilati in pantaloni enormi parlano a una giovinezza possibile, mai inseguita. In totale <strong>136 uscite</strong> che ribadiscono una verità semplice: Armani non sceglie tra monopetto e doppiopetto, tra collo a scialle o a fascia. Sceglie la languidezza. E basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due show, zero scenografia nella pista sotterranea di Via Borgonuovo, modelli storici che sfilano con quell’andatura ventilata, mento alto, aria di chi non deve dimostrare nulla perché ha già dimostrato tutto. Continuità e nonchalance come manifesto politico.<br>Gli anni ’80 e ’90 stanno tornando ovunque, e Armani è paradossalmente in pole position proprio perché da li <strong>non se n’è mai andato</strong>. Il vero punto interrogativo è: cosa potrebbero fare i giovani designer interni se qualcuno li lasciasse davvero pescare nell’archivio, come accaduto da Paul Smith?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il finale con le coppie uomo-donna ribadisce il ruolo pionieristico del fondatore nel riscrivere la sartoria come <strong>stile di vita totale</strong>, mentre la collaborazione con <strong>Alanui</strong>  (cardigan geometrici per lui e per lei) è forse l’unico vero segnale di un sentiero nuovo.<br>Dell’Orco saluta alla maniera di Giorgio, inchino misurato, poche mosse. Giustissimo</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/M359I4gJ9Os/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Milano moda uomo fw 26: Prada: l’inquietudine come alibi (e Raf Simons come rimastone)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Da <strong>Prada</strong>, invece, l’asticella delle intenzioni viene fissata altissima: “valori umani universali, civiltà, cultura, intelligenza, cura”. Tutto affidato a camicie con taglio francese stirato a ferro e pantaloni di lana asciutti come se da un minuto all&#8217;altro avessero preso  l&#8217;Ozempic e l&#8217;avessero prescritto a tutto il <a href="https://toh-magazine.com/category/moda/">guardaroba maschile.</a></p>



<h3 class="wp-block-heading">La scenografia che vuole essere un condominio sventrato, modanature borghesi superstiti, caminetti appesi alle pareti, forse funziona più dei vestiti. La colonna sonora (Virgin Prunes, Suicide) ringhia il disagio. L’atmosfera è volutamente scomoda e  qui arriva il punto: <strong>Prada parla di “scomodità” come categoria esistenziale</strong>, ma la traduce in una forma ormai rassicurante che sinceramente non sorprende più.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In passerella cappotti tubolari, alti, abbottonati fino al collo ma portati con l’attitudine disinvolta di un bomber; linee asciutte, quasi ascetiche; una palette di rosa antico, malva, verde anice, viola profondo che sorprende senza mai diventare folkloristica.<br>doveroso sottolineare che la silhouette snella resta impressa perché diversa dal resto di Milano, non perché “rivoluzionaria”. come non sono rivoluzionarie le tecniche d&#8217;invecchiamento dei capi utilizzate da Miuccia e Raf, e Simons questo lo sa molto bene dal momento che fruga nel passato e nell&#8217;archivio immaginario e immaginifico di Margiela facendo sue, alcune delle tecniche più riconosciute e utilizzate da Martin come  il <strong>memory of</strong>, ovvero la rivelazione di ciò che c’era prima: cuciture abrase, strati precedenti che riaffiorano, tessuti sottostanti che diventano parte del disegno; e il <br><strong>décortiqué</strong>, con capi “scorticati”, consumati, smontati per mostrare la loro costruzione e il loro passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Martin Margiela queste pratiche erano atti radicali: mettevano in crisi l’idea di lusso, di novità, di perfezione industriale. Erano gesti concettuali, spesso violenti, che parlavano di memoria, lavoro, anonimato, sistema. In Prada diventano <strong>linguaggio raffinato</strong>, colto, controllato. Funzionano, sì. Ma non destabilizzano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che Raf Simons si rivela per quello che è: <strong>un rimastone</strong>, musicalmente e concettualmente: non perché sia fermo, Simons è lucidissimo, ma perché continua a muoversi dentro un’estetica e un immaginario formatisi negli anni ’90 e 2000, quando la reference sapeva ancora di trauma, sottocultura, tensione reale. Oggi quelle stesse coordinate vengono riproposte come grammatica consolidata.<br>Il disagio diventa stile, l’imperfezione diventa codice, la citazione diventa comfort zone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è una collezione riuscita, quantomeno nell&#8217;intenzione ma <strong>non rivoluzionaria</strong>. E va benissimo così. Prada non deve essere ogni volta un evento salvifico. Può essere, come qui, una prova di intelligenza sartoriale e culturale, senza bisogno di urlare al genio perché tanto di geniale non c&#8217;è niente. Anzi!</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/J1GCDcbYIRI/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Milano Moda uomo FW26: L&#8217;Armadio di famiglia di Zegna rivela la bravura di Sartori.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con Zegna Alessandro Sartori conferma qualcosa di semplice ma raro: è veramente bravo. Cappotti ampi che cadono naturali, trench fluidi, pantaloni morbidi, lane lavate che sembrano già vissute senza essere stanche. È un’idea di modernità sobria e concreta che respira sul corpo, senza tanti teatrini. Tra le pieghe ci sono richiami a Hermès by Margiela, sartoria invisibile e precisa, cuciture e volumi studiati per far emergere la memoria del capo, ciò che c’era prima senza essere pedante. I colori restano sobri, con qualche lampo di verde oliva e blu profondo. Sartori mescola rigore e leggerezza, memoria e innovazione, senza perdere personalità. Zegna ti ricorda che il mestiere conta ancora, che il lusso vero è invisibile e che l’armadio di famiglia può essere rivoluzionario quando è fatto bene.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/MfBhx8Al0_s/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Milano moda uomo fw26: Lessico Familiare e Simon Cracker: quando il discorso è ancora aperto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Fuori dai palazzi istituzionali, <strong>Lessico Familiare</strong> continua a lavorare sul linguaggio come atto politico. Il vestito non è mai solo vestito, ma frase, grammatica, relazione. Senza nostalgia, ne citazioni sterili: c’è un pensiero sul corpo contemporaneo e sul modo in cui abita il mondo. La collezione di Lessico Familiare unisce codici dello spiritualismo metropolitano e riferimenti storici in silhouette cocoon, sottovesti preziose e capispalla rielaborati.Bellissima la scelta musicale (più o meno hanno suonato l&#8217;album ray of light di Madonna) e ambizioso e credibile tutta la parte finale. Bravi</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/bWd-jp3xuPg/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://www.simoncrackermilano.com">Simon Cracker</a></strong>, invece, resta uno dei pochi a praticare davvero l’upcycling come gesto culturale e non come greenwashing. Casting inclusivo, costruzione sbilenca, layering caotico ma lucidissimo: qui il sistema viene guardato di sbieco, smontato, ricomposto in modo lento, come un piatto che ha bisogno di tempo per regalare sapore, stupore ed emozioni sincere. Da Cracker le cose da mettere a posto sono veramente tante ma nel frattempo Simone Botte sta già compiendo una piccola rivoluzione perché mentre i grandi parlano di valori universali, <strong>sono spesso i piccoli a praticarli davvero</strong>. E lui oggi è il primo che mi viene in mente. </p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/milano-moda-uomo-fw-2026-tra-continuita-e-rimastoni/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/SFKirdAvquw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph">Milano, ancora una volta, si muove tra continuità rassicuranti, rimastoni illustri e isole di resistenza creativa. Sta a noi decidere cosa vogliamo ricordare. E soprattutto, cosa vale davvero la pena tramandare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">P.S. scrivere due righe su Dolce&amp;Gabbana non mi costava nulla ma penso che il tempo da dedicare a quei due nazi almeno su TOH! MAGAZINE è finito.</p>



<p class="has-white-color has-text-color wp-block-paragraph">MILANO MODA UOMO 2026 MILANO MODA UOMO 2026 MILANO MODA UOMO 2026</p>
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		<title>Satantango: il suono romantico e malinconico della provincia</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/01/satantango-il-romanticismo-malinconico-della-provincia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=satantango-il-romanticismo-malinconico-della-provincia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 16:58:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[cremona]]></category>
		<category><![CDATA[deftons]]></category>
		<category><![CDATA[intervista ai satantango]]></category>
		<category><![CDATA[intervista satantango]]></category>
		<category><![CDATA[satantango]]></category>
		<category><![CDATA[shoegaze]]></category>
		<category><![CDATA[Smashing Pumpkins]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Album d’esordio dei Satantango tra shoegaze e dream pop: nebbia, provincia italiana, riverberi e cinema alla Béla Tarr, con influenze Deftones e Smashing Pumpkins.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il duo Satantango, formato da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi, racconta la periferia più intima e sospesa nel suo omonimo album d’esordio, nello specifico quella di Cremona. Un viaggio sonoro tra shoegaze, dream pop e atmosfere cinematiche che cattura l’essenza della provincia, dei luoghi si odiano ma che in fondo sin amano, e della nostalgia di un tempo perduto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è una&nbsp;nebbia che avvolge i campi e i prefabbricati ai margini di Cremona, un’aria silenziosa e sospesa dove ogni dettaglio sembra sospeso tra realtà e memoria. È in questo scenario della&nbsp;provincia italiana&nbsp;che nasce&nbsp;l&#8217;omonimo l’album d’esordio dei Satantango che come la nebbia in cui è nato, crea una bolla ipnotica che ci stordisce con il suo muro sonoro e ci culla con il suo lato più folk.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi trasformano il loro territorio d’origine in un&nbsp;universo sonoro shoegaze e dream pop, dove riverberi dilatati, atmosfere malinconiche e incursioni nel&nbsp;<a href="https://toh-magazine.com/2023/11/dream-wife-il-rock-che-difende-luguaglianza/">rock</a> alternativo tra gli anni ’90 e i 2000, con reminiscenze di&nbsp;Deftones e Smashing Pumpkins, si fondono a una scrittura poetica e cinematografica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La provincia si fa&nbsp;cinema, richiamando l’universo visivo e ipnotico del regista&nbsp;Béla Tarr&nbsp;– <a href="https://www.instagram.com/satantangomusic/">che ha ispirato il nome del duo</a> – mentre il quotidiano più grigio si tinge di un&nbsp;romanticismo lucido e malinconico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Satantango</em> è un disco che cattura chiunque abbia conosciuto l’amore, la perdita e il lento scorrere della vita fuori dai margini della città, trasformando luoghi desolati e silenziosi in un paesaggio sonoro immersivo, capace di restare impresso tra riverberi, chitarre shoegaze e melodie sospese tra sogno e malinconia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="573" data-attachment-id="110895" data-permalink="https://toh-magazine.com/satantango_web_foto-di-valentina-ottoboni-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango_web_foto-di-Valentina-Ottoboni-2-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1433" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Satantango_web_foto di Valentina Ottoboni (2)" data-image-description="&lt;p&gt;Satantango_web_foto di Valentina Ottoboni (2)&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Satantango foto di Valentina Ottoboni&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao, come state?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina: </strong>Bene, siamo un po’ in jet leg perché siamo tornati stanotte dall’Irlanda, siamo stati a vedere i My Bloody Valentine!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come è andata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Sì, siamo tornati stanotte. È stato psichedelico, davvero: un’altra dimensione. Atmosfera incredibile, anche se il giorno dopo avevamo le orecchie distrutte dai volumi altissimi. All’ingresso davano già i tappi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>Quando ho visto la cover del vostro album, con quella casa avvolta nella nebbia, mi ha colpito subito: perché avete scelto proprio quella foto?</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong>&nbsp;È la fine della stradina dove facciamo tutte le nostre passeggiate sulla ciclabile. Di solito arrivo lì e poi torno indietro per rientrare a casa. Mi sono sempre sentita legata a quella centrale idroelettrica: la fotografavo già da piccola. Durante quelle camminate abbiamo anche scritto alcuni pezzi, quindi ci siamo molto affezionati a quel luogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La foto l’hai scattata tu?</strong><br><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Sì, l’ho fatta io.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto pensate che questo paesaggio fisico e mentale abbia influenzato il vostro immaginario e il modo di scrivere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Tantissimo. Tutto il disco parla di provincia, e anche il suono è nebbioso, cupo, scuro. Le atmosfere, la scelta dei suoni, vengono tutte da lì. Se fossimo cresciuti in un altro posto – pensa alla Sicilia – sarebbe stato un disco completamente diverso. Siamo figli della nostra terra. Certo, questi luoghi hanno anche una valenza metaforica, ma prima di tutto sono luoghi reali in cui viviamo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="110891" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/01/satantango-il-romanticismo-malinconico-della-provincia/unnamed-2-16/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-2.jpg" data-orig-size="1080,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Satantango" data-image-description="&lt;p&gt;Satantango &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I vostri testi sono molto evocativi: è un intento preciso o un metodo di lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong> È proprio un intento. Abbiamo cercato di costruire visioni. Lavorare in modo visivo ci è sempre piaciuto, anche perché uno dei temi centrali del disco è il cinema. A volte parto da un argomento, ma spesso invece da una scena, da qualcosa che vedo chiaramente davanti a me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come vi siete conosciuti e come avete iniziato a suonare insieme?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Viviamo nello stesso paesino, a circa 150 metri di distanza. Ci conosciamo da quando eravamo piccoli. L’idea di suonare insieme è nata dopo esperienze musicali diverse, poi con il tempo gli ascolti hanno iniziato a coincidere e ci siamo influenzati a vicenda, fino a scrivere insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come avete scelto il nome del progetto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Dopo aver visto il film di &nbsp;Béla Tarr abbiamo letto anche il libro e gli altri testi dell’autore. Già dalla prima scena del film ho pensato: “Questa è casa mia”. La cascina iniziale è identica a quella che c’è sulla nostra ciclabile. Poi, leggendo il libro e rivedendo il film, ci siamo riconosciuti negli archetipi del paese: il medico, la gente più credulona, i personaggi con il soprannome. Tutta quella goffaggine di provincia raccontata però con grande eleganza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il disco sembra seguire un percorso narrativo, quasi cinematografico. È stato pensato così?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Sì, ed è stato scritto proprio in quel modo. Abbiamo scritto prima la prima e l’ultima traccia, poi tutte le altre una dopo l’altra. Non è stato studiato a tavolino, è venuto naturale. C’è un movimento che riguarda sia la voce che gli strumenti: si parte più grezzi e sporchi, quasi doom, e si arriva a una dimensione più intima e new folk.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="684" height="1024" data-attachment-id="110894" data-permalink="https://toh-magazine.com/satantango_foto-di-giulia-gatti-web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango_foto-di-Giulia-Gatti-WEB-scaled.jpg" data-orig-size="1710,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Satantango_foto di Giulia Gatti WEB" data-image-description="&lt;p&gt;Satantango_foto di Giulia Gatti WEB&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dove avete registrato l’album?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;In casa. Tutto è nato con un computer vecchissimo, un Mac usato del 2009, una scheda audio mezza scassata e un solo microfono. Dovevano essere provini da riregistrare meglio, ma quando abbiamo provato a rifarli mancava la magia della prima volta. Così abbiamo tenuto quasi tutto, a parte qualche batteria riregistrata meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avete cercato volutamente un suono sporco e imperfetto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Sì. Ci avevano un po’ stancato le produzioni iperlevigate. Se una take ci emozionava, anche se era fuori tempo o con la chitarra scordata, preferivamo quella a una perfetta ma fredda. Le sbavature, se fatte bene, danno qualcosa in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con che musica siete cresciuti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Io con il prog anni Settanta e poi una lunga fase metal da ragazzino, tipica della provincia.<br><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Io invece sono cresciuta con jazz e classica grazie a mio padre, poi ascoltando insieme ho scoperto prog, metal, alternative e new folk.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vivete questo disco come un concept album?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Sì, ci sono due o tre temi ricorrenti. Non è un concept alla maniera degli anni Settanta, ma è sicuramente un album tematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono film che vi hanno influenzato particolarmente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Uno dei miei preferiti è&nbsp;<em>Gioventù, amore e rabbia</em> di Tony Richardson che è diventato anche il titolo di un nostro brano. Mi ci sono rivista molto, soprattutto per il tema sociale, ancora attualissimo. Amo anche il film d&#8217;animazione&nbsp;<em>Appuntamento a Belleville</em>, Godard e Antonioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="110892" data-permalink="https://toh-magazine.com/satantango-_-foto-di-lorenzo-spigaroli-web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Satantango _ foto di Lorenzo Spigaroli &amp;#8211; web" data-image-description="&lt;p&gt;Satantango _ foto di Lorenzo Spigaroli &amp;#8211; web&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Satantango foto di Lorenzo Spigaroli &lt;/p&gt;
" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-1024x683.jpg" alt="Satantango _ foto di Lorenzo Spigaroli - web" class="wp-image-110892" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/01/Satantango-_-foto-di-Lorenzo-Spigaroli-web-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><sup><sub><strong>Satantango foto di Lorenzo Spigaroli </strong></sub></sup></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avete già portato il disco dal vivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Sì, abbiamo suonato tutto il disco alla festa di Dischi Sotterranei. Poi abbiamo fatto qualche data e suoneremo a La notte dei CBCR di Rockit al Magnolia il 25 gennaio. Nel 2026 ci sarà qualcosa di più strutturato, ma è ancora work in progress.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come suonate dal vivo: simili al disco o più dilatati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Abbastanza simili al disco. A volte allunghiamo qualche coda, ma cerchiamo di riprodurre tutto il più fedelmente possibile, con un batterista e un bassista che ci accompagnano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è l’ultimo album di cui vi siete innamorati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Valentina:</strong>&nbsp;Se parliamo dell’ultimo periodo, direi&nbsp;<em>abysskiss</em>&nbsp;di Adrianne Lenker.<br><strong>Gianmarco:</strong>&nbsp;Tra gli italiani,<em> The Spin</em> l’ultimo disco dei Messa. A livello internazionale abbiamo riscoperto il primo disco dei Fleet Foxes, anche se purtroppo tardi. È un album meraviglioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I prossimi LIVE dei Satantango:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>17 GEN 2026Milano<small>Circolo Magnolia</small>  <a href="https://dice.fm/event/l8oe3l-la-notte-dei-cbcr-di-rockit-17th-jan-circolo-magnolia-indoor-segrate-tickets" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ACQUISTA</a></li><li>24 GEN 2026Roma<small>Mo</small>  <a href="https://www.monkroma.it/en/Tickets/#/it/checkout/ticket/coca-puma-concerto-presto-h19/212910/ba3ea24d-1c42-490f-b562-d876c6b79780" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ACQUISTA</a></li><li>06 FEB 2026Bologna<small> Covo Club</small></li></ul>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/01/satantango-il-romanticismo-malinconico-della-provincia/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/AN5JSgtIE8Q/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-110886 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>L’infanzia adulta di GattoToro: un disco di amori, ricordi e parole quotidiane</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/12/linfanzia-adulta-di-gattotoro-un-disco-di-amori-ricordi-e-parole-quotidiane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=linfanzia-adulta-di-gattotoro-un-disco-di-amori-ricordi-e-parole-quotidiane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 14:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[about]]></category>
		<category><![CDATA[GattoToro]]></category>
		<category><![CDATA[GattoToro intervista]]></category>
		<category><![CDATA[la tarma]]></category>
		<category><![CDATA[nessuno che capisca un accidente]]></category>
		<category><![CDATA[Quanti amori che ho]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ex frontman dei Le Endrigo, già protagonisti di TOH Magazine, Gabriele Tura aka GattoToro esplora con ironia e vulnerabilità amori, ricordi e quotidianità nel suo primo album solista "Quanti amori che ho, nessuno che capisca un accidente”</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/12/linfanzia-adulta-di-gattotoro-un-disco-di-amori-ricordi-e-parole-quotidiane/">L’infanzia adulta di GattoToro: un disco di amori, ricordi e parole quotidiane</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Da frontman de Le Endrigo, già protagonisti di&nbsp;<em>TOH Magazine</em>, a solista, così Gabriele Tura aka GattoToro esplora con ironia e vulnerabilità amori, ricordi e quotidianità nel suo primo album solista &#8220;Quanti amori che ho, nessuno che capisca un accidente” (La Tarma), che unisce il cantautorato alla stand-up comedy.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il debutto di GattoToro raccoglie canzoni nate dalla libertà di scrivere per sé stesso, dialogando con l’io bambino che convive con l’adulto, trasformando gesti quotidiani in immagini poetiche e racconti intimi, situazioni imbarazzanti in atti liberatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa intervista GattoToro apre il suo mondo intimo, fatto di emozioni autentiche, ironia e vulnerabilità, rivelando il dietro le quinte del processo creativo, dei concerti e della vita tra passato e presente con quell&#8217;ironia e il sex appeal che da sempre lo contraddistinguono. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="110822" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007069/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007069-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460438&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Quanti amori che ho, nessuno che capisca un accidente” è un titolo che sembra oscillare tra ironia e </strong>v<strong>ulnerabilità: qual è la prima immagine o sensazione che volevi evocare quando lo hai scelto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sulla gola ho tatuato “Solo canzoni d’amore” quando ho capito che è l’unico tipo di<a href="https://www.instagram.com/gattotoro/"> musica</a> che mi interessa. Poi l’amore può essere per un amico, per una persona che ora si odia, per un’idea, per un ricordo. L’importante che il motore sia una forma d’amore, inteso come sentimento che ti muove in modo incontrollabile, se no non mi interessa. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Una notte ho trovato la frase che da il titolo al disco di GattoToro scritta nel muro di un bagno e mi è sembrato un riassunto perfetto. Non sono sicurissimo fosse proprio proprio quella perché ero in condizioni non ottimali quando l’ho trascritta sul telefono, ma l’idea è quella.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel passaggio da Le Endrigo a GattoToro, qual è stata la libertà creativa più inaspettata che hai scoperto lavorando da solo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <a href="https://toh-magazine.com/2022/04/le-endrigo-punk-contro-il-patriarcato/">la band</a> abbiamo sempre scritto musica perché volevamo portarla sul palco, era lì che ci sentivamo completi. Non che non scrivessimo cose personali o sentite, ma era sempre in un’ottica di condivisione successiva dal vivo, non avremmo mai fatto un album senza pensare di portarlo live. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece queste canzoni sono nate semplicemente perché mi sono accorto che mi faceva sentire vivo mettere su carta alcune cose che mi tiravo dietro da anni. È quello che dicono sempre tutti ma a me invece non era mai capitato in modo così diretto, ora ho capito.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="110823" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007054/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007054-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460311&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’idea dell’ “io bambino” che convive (e spesso confligge) con l’adulto ritorna spesso nei tuoi racconti: in che modo questo dialogo interiore ha modellato la scrittura del disco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non è stata una cosa voluta ma proprio ieri durante un concerto ho detto che se non avessi fatto le elementari non avrei scritto almeno tre quarti di disco. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Forse sono solo infantile, oppure ero un bambino vecchio e quello che ho fatto in quegli anni si proietta e mescola perfettamente con la mia dimensione adulta. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">In generale quando penso a una situazione che sto vivendo di cui voglio cantare trovo spesso una versione parallela legata alla mia infanzia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O<strong>gni frase nasce da qualcosa di realmente accaduto: c’è un verso che hai esitato a lasciare perché ti sembrava troppo esposto o troppo sincero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono un pochino combattuto riguardo al fatto che in diverse canzoni ci siano dei riferimenti a persone che onestamente non ricordo con piacere o comunque non hanno significato particolarmente nella mia vita a conti fatti, ma erano legate a immagini che mi piaceva raccontare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">So che è una cosa molto infantile ma non mi fa piacere pensare che magari possano ascoltare e dire “parla di me, allora mi pensa ancora”. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Fortunatamente nessuna canzone di Gattotoro parla di una persona specifica, quindi nella stessa strofa ci può essere un’immagine legata al mio vissuto con una persona e subito dopo con un’altra senza che ci sia una separazione netta. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Eccezion fatta per la canzone che chiude il disco “Canzone di San Valentino”, che non mi pento di avere scritto ma sicuramente non dedicherei mai alla persona che l’ha ispirata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella volevo toglierla, ma alla fine le persone che mi hanno seguito nella realizzazione del disco mi hanno convinto del fatto che le canzoni sono più importanti di quello che le scatena. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è vero, forse no, lo scopriremo continuando a scrivere. Minchia, sembro cattivissimo in questa risposta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="110824" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007056/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007056-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460327&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parliamo di “L’io bambino odia l’adulto”, se questa canzone di GattoToro fosse una scena di un film, che atmosfera visiva avrebbe e chi starebbe parlando a ch</strong>i?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlo sempre a me stesso, è un dialogo eterno e insopportabile. Per me tutto il disco, o almeno la maggior parte, è la scena finale di Juno in cui cantano “Anyone else but you”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In diversi brani usi immagini poetiche per raccontare cose “stupide” o quotidiane: qual è la canzone in cui senti di aver trasformato meglio un gesto minimo in qualcosa di narrativo o emotivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è nel disco ma è uscita prima: Panino d’idiota con Casadilego. L’ho scritta pensando a vari momenti di piccolissima quotidianità ma allo stesso tempo a quel mostro colossale che è la convivenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l’ho fatta sentire a Casadilego per proporle di cantarla insieme mi ha detto questa frase che trovo assolutamente calzante: “è piena di parole sgradevoli che la rendono dolcissima”.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un brano del disco che hai scritto di getto, come se fosse già lì, e uno invece che hai limato all’infinito? Cosa li differenzia nel tuo processo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Canzone di San Valentino l’ho scritta il giorno stesso in cui l’ho cantata dal vivo, e registrata appunto live durante quel concerto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece per esempio Mille modi idioti di morire è stata più lunga perché ho cercato in giro gli episodi più buffi in cui la gente è passata a miglior vita ma allo stesso tempo non tutte si prestavano ad essere raccontate in una frase. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale il processo è sempre uguale, finché non mi viene un’idea del tipo “mi piacerebbe parlare di questa cosa” non si muove una foglia. Poi dipende da quanto l’idea è facile o difficile da mettere nei confini di una canzone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque arrivo sempre a uno scheletro completo e poi divido le frasi che trovo riuscite con quelle che sono sacrificabili e queste ultime rimangono costantemente in discussione fino alla fine. Idealmente, non sempre, arrivo a registrare che non c’è più nessuna frase sacrificabile. Idealmente…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti pezzi guardano al passato con una tenerezza disillusa: che rapporto hai oggi con le versioni precedenti di te stesso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dicevo prima mi rendo conto che moltissimi dei miei momenti adulti hanno un parallelo in versione di ricordi d’infanzia. Ripeto, ero un bambino vecchio e sono un adulto infantile, in qualche modo ha un senso.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Portare un progetto così intimo sul palco significa esporre anche le tue crepe: qual è la sensazione dominante quando canti questi pezzi davanti al pubblico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono una persona molto timida e sul palco compenso ponendomi in modo diametralmente opposto. Non è finzione, è proprio il mio modo di reagire alla vulnerabilità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mi porta a interagire tantissimo con chi ho davanti, e mi sento sempre sulle spine: se sei venuto a vedermi probabilmente le mie canzoni non ti dispiacciono, ma magari una frase detta tra un pezzo e l’altro può irritarti. </p>



<h3 class="wp-block-heading">In generale mentre suono penso a mille cose senza sosta, c’è un continuo borbottio nella mia testa che fa da sottofondo; per fortuna le canzoni sono facili e le faccio quasi senza pensarci, anzi se mi fermo a pensare facilmente sbaglio il testo.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È vero che hai cominciato questa avventura per caso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che in generale tendo a scrivere sempre, se mi viene un’idea me la segno e la registro (poi magari resta lì per mesi). Il caso è più che altro quello che mi ha portato a tenere queste canzoni per me anziché usarle con la band.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="110827" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007100/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007100-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460744&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Viviamo in un mondo che spesso sembra distopico, un luogo reale in cui diritti che davamo per scontati vengono erosi o negati: quanto questa percezione del presente entra nel tuo modo di scrivere, e in che misura senti che la tua musica possa essere una forma di resistenza personale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo nelle mie canzoni magari emerge poco, perché si riferiscono a un microcosmo talmente ridotto che ascriverei con serenità ai cazzi miei più intimi, a volte anche banali. In realtà però proprio perché racconto di cose quotidiane il mondo (brutto) che ci sta intorno contamina qualsiasi narrazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E io non mi oppongo a questo, perché anche se non voglio (né posso) dare lezioni a nessuno ci tengo che alcuni principi fondamentali in cui credo con forza siano esplicitati e non fraintendibili tanto quanto le sfighe in amore che canto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="110828" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007110/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007110-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460812&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La musica di Gattotoro sembra muoversi su una linea sottilissima tra cantautorato e stand-up comedy, come se </strong>f<strong>osse tragica e comica nello stesso respiro: quanto è consapevole questo equilibrio e come lo costruisci quando scrivi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che è una cosa che è capitata naturalmente e di cui sono molto contento, penso sia una formula che mi rappresenta moltissimo, è lo stesso modo in cui mi pongo nel quotidiano con gli altri. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sto cercando di non pensarci troppo perché vorrei continuare a scrivere in questo modo ma con spontaneità, ho paura di trovarmi ad inseguire artificiosamente questa cosa perché mi è piaciuta e in questo modo di perderla.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="2560" data-attachment-id="110829" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007078/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007078-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460517&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ultimo album di cui ti sei innamorato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, storia lunga. Quando ho finito il disco ho detto: il prossimo so già come voglio che suoni, ho tutto in testa, poi le canzoni vediamo, ma il suono deve essere quello. Archi, cinematografico, pochissima chitarra, voglio una cosa tra Disney e “Sono tre parole” di Vittorio De Sica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Siccome nella mia testa era chiarissimo ma non sapevo se sarei mai riuscito a spiegarlo bene ero un pochino preoccupato. Poi all’improvviso esce un pezzo che anticipa il nuovo disco di Micah P Hinson “Oh, sleepyhead” ed è LETTERALMENTE quello che avevo in testa, perfetto, identico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, il disco poi non è uno dei suoi che ho preferito, ma ho amato profondamente questa coincidenza cosmica per cui il disco che volevo plagiare è uscito esattamente mentre finivo il mio e fantasticavo sul prossimo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tra l’altro in modo diverso questa cosa degli archi l’ha appena fatta anche Rosalìa con <em>LUX</em> e l’album mi è piaciuto tantissimo, quando è partita quella in italiano ero in auto di notte e mi è venuta una pelle d’oca lungo la schiena che non sentivo da un bel po’. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Però <em>Motomami </em>non si batte, credo sia uno dei midi 10 dischi preferiti di sempre, non esagero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto: Alex Vaccani &amp; Alessandro Marzo</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="110831" data-permalink="https://toh-magazine.com/l1007118/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1762460898&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan" data-image-description="&lt;p&gt;GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccan&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-768x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-768x1024.jpg" alt="GattoToro_TOH!_Magazine_ph_Alex_Vaccani" class="wp-image-110831" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-1536x2048.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/L1007118-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>PROSSIMI LIVE: </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">18.12 BOLOGNA-LOCOMOTIV *<br>19.12 BARI-OFFICINA DEGLI ESORDI *<br>20.12 LECCE-OFFICINE CANTELMO *<br>21.12 TERAMO-REMIND WINTER<br>03.01 CASTIGLIONE DEL LAGO-DARSENA<br>06.01 CANTÙ-MONDO DELLE UOVA<br>09.01-BERGAMO-DRUSO w&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/elephantbrainof/">@elephantbrainof</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">*w&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/dutchnazari/">@dutchnazari</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://gattotoro.lnk.to/quantiamoridigital"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110849" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/linfanzia-adulta-di-gattotoro-un-disco-di-amori-ricordi-e-parole-quotidiane/unnamed-2-15/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2.jpg" data-orig-size="1080,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="GattoToro_TOH!_Magazine" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-1024x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-1024x1024.jpg" alt="GattoToro_TOH!_Magazine" class="wp-image-110849" width="840" height="840" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-768x768.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-1000x1000.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-900x900.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-2.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px" /></a><figcaption><strong><sup>GattoToro &#8220;quanti AMORI che ho, nessuno che ci capisce un accidente&#8221; (LaTarma) </sup></strong></figcaption></figure>
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		<title>Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 13:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Our Picks]]></category>
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		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[un fantastico altrove]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=110804</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un libro fotografico ma anche diario visivo di due anime che hanno scelto di vivere libere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/">Il fantastico altrove di Silvia Clo Di Gregorio.</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è chi racconta l’amore con fiocchi e metafore innocue, e chi invece decide di farlo per ciò che è davvero: un territorio politico, un campo di forze, un altrove possibile.&nbsp;<em>Un Fantastico Altrove</em>&nbsp;nasce proprio qui, nella frizione tra intimità e gesto pubblico, tra pelle e linguaggio, tra archivio privato e immaginario collettivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nel suo diario visivo, che è insieme racconto autobiografico, mappa queer e dichiarazione di esistenza, Silvia Clo Di Gregorio, attraversa fotografia, scrittura e attivismo con una sincerità disarmante: corpi non conformi, chat d’archivio, cartoline con un dead name che non chiede permesso per essere guardato, e un amore che diventa spazio politico senza mai trasformarsi in slogan.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La sua pratica non solo documenta ma costruisce. Un luogo, una geografia, una possibilità. Un altrove che è privato ma non esclusivo, vulnerabile ma non fragile, profondamente personale e inevitabilmente universale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In questa conversazione, entriamo dietro le quinte di un progetto che non vuole “rappresentare” <a href="https://toh-magazine.com/category/culture/">la comunità queer</a>, ma abitare la complessità dei suoi corpi e dei suoi legami. Un lavoro che non chiede di essere capito: chiede di essere visto. E, soprattutto, di essere immaginato.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110816" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/14-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="14" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-110816" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/14-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Un Fantastico Altrove è stato definito un “diario visivo e politico” che racconta la relazione fra te e Samuele Galli, attraversando distanza, ritorni e trasformazioni. Quale momento della vostra storia senti che incarna meglio quella tensione tra intimità personale e atto politico?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sam stava seguendo un workshop di scrittura creativa e un esercizio da fare era di prendere una corda (un oggetto concreto) e di oltrepassare i propri limiti figurativi, andando oltre la propria <em>comfort zone</em>. Così Sam ha scelto di mettersi a nudo. Io l’ho seguito e gli ho scattato questa foto, lasciandogli spazio e sapendo quanto per lui fosse importante e difficile quel momento, andando oltre la disforia di genere. Per me questa foto è una sorta di viandante sul mare di nebbia ma in versione nuda, libera.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110811" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/13-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/13-682x1024.jpg" alt="toh magazine 
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<h3 class="wp-block-heading">Hai scelto il formato del diario fotografico, un “visual diary”, invece di un racconto puramente testuale. Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia attraverso immagini, e non solo con le parole?<br></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva riprendere la mia passione per la fotografia e l’archivio visivo che abbiamo tra me e Sam, focalizzandoci non solo sulla nostra relazione, ma anche su come si è costruito il nostro rapporto, prima di amicizia e poi di amore. Essendo cresciuti nella stessa via, la nostra prima foto insieme è datata 2003. Le nostre foto d’infanzia, le cartoline che gli inviavo, sono parti del nostro immaginario visivo comune e volevo fossero presenti in Un Fantastico Altrove.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110807" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/1-2-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg" alt="toh magazine intervista silvia clo di Gregorio" class="wp-image-110807" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/1-2-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading"><br>In Un Fantastico Altrove compaiono cartoline con il dead name, fotografie a volto coperto, frammenti di archivio privato. Quanto è stato complesso confrontarti con la vulnerabilità e con la responsabilità di rendere pubblica una storia così intima e queer?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di mostrare e di raccontare è stata condivisa, senza che diventasse didascalica o stereotipata. Infatti,<em> Un Fantastico Altrove </em>non è un libro sulla transizione di genere, non ho uno sguardo pietistico: è più un’euforia, un gioco, un prendere per mano il lettore e invitarlo a tuffarsi nelle nostre vite. Per quanto riguarda mettere a nudo l’altro, non solo me, va di pari passo con il lavoro che sta facendo Samuele negli ultimi anni come attore e come advocate per i diritti trans, nel suo TEDx del 2024 parla di sé con il cuore aperto. Entrambi siamo allineati su questo, alla fine il nostro intento è di raccontare storie.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Parlando del progetto, hai detto di voler “reinventare un luogo inclusivo, queer”, una sorta di altrove personale e collettivo. Che cos’è per te questa “geografia dell’altrove”? Una fuga, una conquista, un orizzonte politico?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginazione è fondamentale per inventare spazi e luoghi. Virginia Woolf diceva che era l’unica vita eccitante, quella immaginativa e, in qualche modo, <em>Un Fantastico Altrove</em> è quella scintilla. Non volevo però che rimanesse tutto nella mia mente, per questo la geografia dell’altrove è ricreare questi spazi nel mondo. Che sia poi politico perché mostrare le nostre identità e i nostri corpi non conformi, sia considerato un atto sovversivo in Italia, è una conseguenza.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110808" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/7-19/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg" alt="libro  silvia clo di Gregorio " class="wp-image-110808" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/7-1-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Un Fantastico Altrove è un libro bilingue e pubblicato da un editore italo-canadese. Dopo averlo portato anche all’estero, quale idea di “altrove” speri rimanga a chi lo legge?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro in Canada, a Toronto e a Montreal, è stato accolto bene. C’è un’apertura all’ascolto dell’altro concreta, attenta, interessata anche verso un&#8217;artista italiana, che non stereotipa l’Italia ma in parte la critica. Spero che chi lo sfogli, ovunque sia, leggendo le parole di Micaela, assaporando la grafica ma anche solo osservando le foto, le cartoline degli anni 2000 e le chat tra me e Sam, trovi un orizzonte di possibilità. Ma anche intimità, dolcezza e una devozione all’onestà.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110812" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/attachment/62/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110812" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/62-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Nel tuo lavoro attraversi fotografia, performance, scrittura e attivismo. Quando hai capito che la tua pratica artistica non sarebbe stata solo estetica, ma anche uno spazio politico?<br></h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho capito iniziando a lavorare, scegliendo cosa mostrare e chi mettere in primo piano. Nei miei videoclip musicali, più di 20 video dal 2016 al 2020 ho sempre scelto persone comuni, donne, corpi non conformi e antieroi come protagonisti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa cosa è avvenuta e sta avvenendo nel cinema, con <em>Love Club </em>(2023, Prime Video Italia), la prima serie TV italiana scritta e interpretata da persone queer, che ho co-creato e scritto, ha come protagonisti storie inascoltate, intersezionali di persone comuni, che sì sono anche queer, ma sono anche altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la fotografia, invece, <em>T-Boy</em>, l’opera che nel 2021 è stata esposta a <em>Ultraqueer</em> al Palazzo Merulana di Roma, presente anche nel libro, è stata scelta da Michela Murgia come sua opera preferita di quella mostra collettiva, si è scattata una foto davanti e poi ha scritto un post a riguardo. La mia fotografia così sincera e intima era stata legittimata da una voce così potente nel panorama culturale e intellettuale italiano, e non solo mi ha fatto piacere, ma mi sono sentita capita. Al di là dell’estetica, ma per il messaggio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110809" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/8-11/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110809" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/8-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">C’è una prima immagine, fotografica o mentale, in cui hai riconosciuto per la prima volta la tua voce autoriale e il tuo modo di guardare il mondo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato a scattare quando ero molto piccola,  lavorando con l’autoscatto nella mia adolescenza, poi l’analogico è diventato la mia ossessione. Ho ritrovato poco tempo fa il mio Tumblr e, al suo interno, alcune fotografie in cui riconosco la stessa visione con cui guardo ora il mondo. Con <em>Un Fantastico Altrove</em> il mio autoritratto e la mia fotografia è più libera, anche dalla visione degli altri: ho meno paura di come appaio, se appagante per uno sguardo altrui. Metto in relazione ciò che significa per me essere una persona non binaria: giocare con il mio corpo, con il mio nudo, travestendomi come in un gioco d’infanzia in cui puoi diventare tutto quello che vuoi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="110813" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/attachment/58/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-scaled.jpg" data-orig-size="1706,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110813" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-682x1024.jpg 682w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-1000x1501.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/58-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">La tua produzione è autobiografica ma mai autoreferenziale: sembra piuttosto un modo per comprendere e decodificare la realtà. Quanto del tuo lavoro nasce dall’istinto, e quanto è invece il risultato di una costruzione meditata?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambi i processi fungono da bilanciere nel mio lavoro. In primis perché è un lavoro personale che poi viene mediato e costruito in maniera collettiva. Sono abituata a lavorare sempre in gruppo, come nei set, così ho creato una mia squadra anche per il libro con Micaela Flenda, la curatrice e autrice dei testi, lo stesso Sam, Giuliano Iacobelli l’editore e Giovanni e Cecilia dei Paper Paper. Credo molto nella costruzione di un’opera collettiva insieme, partendo dalla mia materia prima, come accade sul set, con la mia sceneggiatura.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110810" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/12-12/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110810" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/12-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Una parte del pubblico ti considera una voce necessaria della narrativa queer contemporanea. Come vivi questa percezione? Ti responsabilizza, ti pesa o semplicemente ti attraversa mentre continui a creare?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sono grata di questi pensieri, che non solo mi attraversano ma mi riempiono. So quanto sia difficile portare avanti le proprie voci: da una parte mi responsabilizza, e allo stesso tempo sono io stessa a responsabilizzarmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho creato, insieme a un gruppo di persone bellissime. il primo Pride nella mia provincia, ma è nato proprio perché sono stata criticata pubblicamente dalle istituzioni locali, hanno sbattuto il mio volto in prima pagina perché osavo portare della cultura queer (che per loro non esiste) con storie come quelle di Valentina Petrillo e Lucy Salani in occasione del Tdor 2024. Ma questa rabbia e ingiustizia è stata trasformativa: abbiamo preso il nostro spazio, anche in quell’occasione, creando neanche un anno dopo, nella stessa provincia, il primo VCO Pride. Ho imparato che quando cercano di colpirti sul personale, togliendoti dalla forza della collettività per depotenziarti, è proprio quello il momento di fare unione e reagire, senza paura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-attachment-id="110814" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/12/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio-intervista-toh-magazine/37-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1706" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="un fantastico altrove" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg" alt="un fantastico altrove" class="wp-image-110814" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/12/37-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Il tuo percorso ti ha portato spesso a vivere e lavorare fuori dall’Italia. Cosa hai scoperto di te guardandoti da lontano? E cosa hai ritrovato tornando “a casa”, qualunque significhi per te questo concetto?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento più libera qui in Canada, lo vedo in quello che scrivo, come vedo il mio riflesso nel telefono quando chiamo i miei genitori. Ho scoperto che c’è tanto valore in quello che faccio. Non sono ancora tornata a “casa”, per ora ne sto costruendo una qui, con Sam. E guardandomi da lontano ho capito anche quanto, in Italia, il mio percorso fosse stato in passato appesantito da fardelli: persone che mi dicevano che mi avevano inventata o che pretendevano di definirmi. Qui ho potuto scrollarmeli di dosso. Un Fantastico Altrove è libero da quegli sguardi. È uno spazio che mi sono costruita e dove posso essere libera, molteplice e complessa.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Tutte le foto sono di Silvia Clo Di Gregorio e Samuele Galli</h5>



<h5 class="wp-block-heading"><a href="https://www.lyricalmyricalbooks.com/product/un-fantastico-altrove-silvia-clo-di-gregorio">Clicca qui per comprare Un Fantastico Altrove </a></h5>
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		<title>R.F. Alvarez: la tenerezza selvaggia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 11:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[cowboy]]></category>
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		<category><![CDATA[R.F. Alvarez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>cene che paiono sospese tra ricordo e desiderio, tra il rumore sommesso di una conversazione e il crepitio flebile di una candela. </p>
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<h3 class="wp-block-heading">Nel cuore dell’Austin notturna, tra luci spente e ombre che si allungano, R.F. Alvarez dipinge scene che paiono sospese tra ricordo e desiderio, tra il rumore sommesso di una conversazione e il crepitio flebile di una candela. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le<a href="http://www.rfalvarez.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> sue</a> tele, stese con la tecnica antica del dry-brush su lino grezzo, custodiscono un universo fragile e potente: un dialogo segreto tra machismo texano, tenerezza queer e nostalgie che attraversano generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di quasi vertiginoso nella sua capacità di trasformare la quotidianità—un tavolo apparecchiato all’aperto, un letto disfatto, il profumo del Texas dopo il sole— in una forma di intimità che tocca chi guarda. La sua voce emerge tra le righe delle sue opere e delle sue parole: una voce che non vuole spiegarsi, ma evocare. Che sfida il machismo con la grazia di un dettaglio. Che parla di padri, di corpi mancati e immaginati, di ciò che resta quando la notte si ritira.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è un’intervista fatta di rivelazioni gridate. È piuttosto un invito a entrare in punta di piedi nel mondo di un artista che usa il tratto come una carezza e la memoria come un fuoco lento. Un mondo dove la bellezza non consola, ma rivela.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se il tuo dipinto fosse una colonna sonora, quali tre brani non potrebbero mancare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Un Sospiro</em>&nbsp;di Liszt,&nbsp;<em>Southside of Heaven</em>&nbsp;di Ryan Bingham,&nbsp;<em>Home</em>&nbsp;degli LCD Soundsystem.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Usi un’antica tecnica (il dry-brush) per raccontare storie molto contemporanee. Ti senti più un “Vecchio Maestro sotto mentite spoglie” o un “cowboy futuristico”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se prendo in prestito qualcosa dalla loro tecnica, non credo diventerò mai davvero un vecchio maestro, mascherato o meno. Di certo non oserei definirmi così. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma “cowboy futuristico” mi piace molto. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi direi questo: un cowboy futuristico. Un cowboy del futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110771" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/1-30/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/1.webp" data-orig-size="750,905" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>C’è un gesto quotidiano di vulnerabilità maschile che ti commuove più degli altri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tocco. L’altro giorno uno sconosciuto mi ha messo una mano sulla spalla mentre mi ringraziava. All’improvviso è stato come se lo conoscessi da anni. Gli uomini americani hanno particolarmente paura di toccarsi tra loro. E c’è qualcosa in quel gesto che sembra fraterno, o forse persino paterno. Un’azione così semplice — una mano su una spalla — eppure capace di richiamare tutte le relazioni che abbiamo avuto con gli altri uomini nella nostra vita. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ci ricorda che facciamo parte di un tessuto più grande. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti desideriamo l’approvazione di nostro padre, tutti desideriamo riconoscimento, gentilezza, tenerezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110772" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2023_hewakesbeforeme_9x12_icon3-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2023_HeWakesBeforeMe_9x12_icon3.jpg.webp" data-orig-size="750,527" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110776" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2025_selfportraitwithmask_24x30_shadowig-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2025_SelfPortraitWithMask_24x30_ShadowIG.jpg.webp" data-orig-size="750,937" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se potessi dipingere una sola scena per il resto della tua vita, quale sarebbe?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo da pranzo nel mio giardino, sotto la grande quercia accanto all’orto di mio marito. Potrei dipingerlo all’infinito, come i covoni di Monet. Una sera calda, con amici, candele, vino versato e risate. E poi di nuovo, quieto e vuoto, al mattino presto. E ancora, nel pomeriggio, mentre mio marito lavora in giardino e il sole si riversa sul prato. </p>



<h3 class="wp-block-heading">E poi ancora, nella notte quasi buia, quando si intravede noi due a letto dalla finestra della camera. </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora e ancora e ancora: la cadenza di una vita quotidiana che un giorno sarà semplicemente scivolata via.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110773" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2023_eros_24x18_shadow-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2023_Eros_24x18_shadow.jpg.webp" data-orig-size="750,554" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre alla pittura, sei entrato anche nel mondo della profumeria. La tua fragranza&nbsp;<em>Carrasco</em>&nbsp;prende il nome dal cavallo di tuo nonno. Quale ricordo legato a lui — una scena, un odore, una sensazione — ti ha ispirato di più nella creazione del profumo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Volevo catturare un odore che avevo quasi dimenticato dopo aver lasciato il Texas: il pascolo, l’erba seccata dal sole, il sudore di un cavallo, il vento che solleva il profumo dei cedri nella Hill Country, il vano portaoggetti del pickup di mio nonno. È profondamente legato a un senso del luogo. Ma c’è anche un aspetto selvatico, quasi sensuale, nella fragranza. Qualcuno l’ha descritta come “sesso in stalla”, e credo calzi a pennello.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110774" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/dclassic2025-03-11140209-719-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/dclassic2025-03-11140209.719.jpg.webp" data-orig-size="1000,1333" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se&nbsp;<em>Carrasco</em>&nbsp;potesse parlare, cosa direbbe di te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ricorderebbe di me come un ragazzino magro che non riusciva a sollevare la sella, e che una volta è caduto da cavallo quando dei cinghiali selvatici li hanno spaventati. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Credo direbbe che mio nonno era felice di avermi con sé al ranch, anche se non lo dimostrava sempre.</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://www.rfalvarez.com/store/carrasco" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il profumo</a> direbbe che, con il tempo e con impegno, impariamo ad amare le nostre imperfezioni; che la fiducia non nasce dalle capacità o dai riconoscimenti, ma è più una scelta di accettazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="110775" data-permalink="https://toh-magazine.com/2025/11/r-f-alvarez-la-tenerezza-selvaggia/rfalvarez_2024_watchingtherain_48x60_shadow-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2025/11/RFAlvarez_2024_WatchingTheRain_48x60_Shadow.jpg.webp" data-orig-size="750,827" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="R.F. Alvarez" data-image-description="&lt;p&gt;R.F. Alvarez&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se potessi dipingere l’intimità senza mostrare un corpo, come lo faresti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un milione di modi. Un letto sfatto nella luce del mattino. Una peonia che appassisce, aprendosi in modo scandaloso. Un comò con gli oggetti di una vita condivisa. Una stanza vuota di una casa. Il cielo notturno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intimità è ovunque.</p>
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