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		<title>PARIS PALOMA: «L’AMORE È UNA FORMA DI LIBERAZIONE»</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 14:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[bell hooks]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[florence + the machine]]></category>
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		<category><![CDATA[the fatal flaw]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paris Paloma racconta The Fatal Flaw, tra amore, vulnerabilità, arte e liberazione, dopo il successo globale di Labour.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/">PARIS PALOMA: «L’AMORE È UNA FORMA DI LIBERAZIONE»</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>, il secondo album della cantautrice britannica, Paris Paloma trasforma la propria riflessione sul patriarcato in un’esplorazione più intima e universale dell’amore, dell’arte e della vulnerabilità. Tra mitologia, femminismo, Rothko e Turner, il nuovo disco segna un’evoluzione sonora e personale dopo il successo di<em>&nbsp;Labour</em>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>,&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/parispaloma/">Paris Paloma</a>&nbsp;porta la propria scrittura ancora più a fondo, trasformando amore, perdita, vulnerabilità e crescita personale in un racconto sonoro ampio e cinematografico. Un disco che parla di patriarcato e relazioni, ma soprattutto della possibilità di tornare a sentire, amare e riconoscere ciò che davvero meritiamo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa intervista abbiamo parlato<a href="https://toh-magazine.com/2024/08/paris-paloma-labour-ode-alla-vulnerabilita/"> nuovamente</a> con Paris Paloma di&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>, del rapporto tra amore e liberazione e del coraggio di esporsi senza più difese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Partiamo da&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>. Il titolo stesso suggerisce qualcosa di profondamente umano e imperfetto. Qual è il cuore di questo album e cosa volevi raccontare questa volta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>&nbsp;volevo esplorare l’amore in tutte le sue forme: l’amore romantico, quello per noi stessi, per le altre persone, per la natura e per l’arte. È anche un album sulla trasformazione e su ciò che succede quando finalmente impariamo ad accettare ciò che sentiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;amore e l&#8217;arte sono due cose in costante evoluzione, come la vita,  per questo sono diventate il centro del nuovo disco</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111914" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/paris-florence-tour-announce-photo-credit_-phoebe-fox/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Paris-Florence-Tour-Announce-Photo-credit_-Phoebe-Fox.jpg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Expression 10000XL&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Paris_paloma_ph_phoebe_fox_toh_magazine" data-image-description="&lt;p&gt;Paris_paloma_ph_phoebe_fox_toh_magazine&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rispetto a&nbsp;<em>Cacophony</em>, il disco sembra più luminoso, romantico e anche più pop, pur mantenendo quella dimensione teatrale ed emozionale che caratterizza la tua musica. Come è cambiato il tuo universo sonoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di molto operistico nel nuovo album. Ho cercato di espandermi sonicamente in ogni direzione. Alcune canzoni sono incredibilmente orchestrali e ci siamo mossi attraverso diverse forme di romanticismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, dall’altra parte, ci sono brani più vicini alla dance e al pop, come “Good Boy” e “Miyazaki”.&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>&nbsp;ha uno spettro sonoro molto ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Labour” è stata una canzone enorme per la tua carriera. Negli ultimi anni la tua musica sembra essersi sviluppata dalla rabbia e dalla protesta verso una riflessione più ampia sull’amore, sull’intimità e sulle relazioni. È stata un’evoluzione naturale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo è stata sicuramente. “Labour” è arrivata quando non avevo ancora il pubblico che ho oggi, ed è stato un momento enorme e molto significativo. Quella canzone continua a evolversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha permesso di guardare le cose da una prospettiva più ampia e di scrivere nuove canzoni per un pubblico che riflettessero ciò che può accadere una volta che abbiamo riconosciuto la rabbia e l’ingiustizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le canzoni di&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>, come “Good Boy”, “Pyrrhus” o “Beautiful Birds”, parlano ancora di patriarcato, mascolinità e dei danni che questi sistemi provocano, ma si chiedono anche cosa significhi amare dopo aver riconosciuto tutto questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Esatto,</strong> <strong>nel disco amore e patriarcato sembrano essere continuamente in dialogo. Cosa significa per te amare quando hai imparato a riconoscere le strutture che condizionano le nostre relazioni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che sia una domanda molto importante: cosa significa essere una donna che ama gli uomini e allo stesso tempo cerca di liberare la propria vita dal patriarcato? Oppure cosa significa provare a convincere gli uomini ad abbandonare la mascolinità tossica?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono domande che attraversano tutto l’album. Volevo capire se l’amore può essere anche una forma di liberazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai detto che per molto tempo hai evitato di scrivere canzoni d’amore perché le narrazioni femminili sull’amore vengono spesso considerate meno serie. Pensi che esista ancora un doppio standard nel modo in cui la cultura tratta le emozioni delle donne?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, penso che sia così. In modi diversi, le emozioni di tutte le persone vengono invalidate per ragioni differenti. Penso che i sentimenti delle donne sull’amore vengano spesso considerati banali e non vengano trattati con la stessa profondità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io volevo scrivere dell’amore come se fosse qualcosa di epico, come una grande canzone o un bellissimo dipinto esposto in un enorme salone. Volevo parlare dell’importanza di queste emozioni indipendentemente dal genere, perché l’amore è una parte straordinaria delle nostre vite.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/5NfyIpE4zaw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Good Girl” e “Good Boy” sembrano due facce della stessa riflessione. Le hai pensate come canzoni complementari?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le ho scritte non necessariamente, ma dopo ho capito che volevo raccontare i diversi modi in cui uomini e donne continuano a perpetuare il patriarcato su loro stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli uomini questo avviene attraverso la cultura della mascolinità tossica e il modo in cui viene imposta agli altri uomini. Per le donne, uno dei modi più diffusi è invece l’oppressione dei nostri stessi corpi: l’immagine corporea, il modo in cui trattiamo noi stesse e il modo in cui ci conformiamo agli standard di bellezza patriarcali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono due modi per dire a me stessa e alle persone di entrambi i generi: “Aspetta. Non dobbiamo essere obbedienti al patriarcato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;attivista e scrittrice Bell Hooks è una delle influenze più importanti del disco. C’è un’idea del suo lavoro che senti particolarmente urgente oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono continuamente affascinata dal modo in cui Bell Hooks scrive della mascolinità. Parla del patriarcato senza alcuna esitazione, con grande forza, ma allo stesso tempo affronta il cambiamento necessario per i giovani partendo da un luogo di grande amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune canzoni dell’album sono state ispirate direttamente dai suoi libri, soprattutto&nbsp;da <em>All About Love</em>&nbsp;e&nbsp;<em>The Will to Change</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata un’influenza fondamentale perché penso che separiamo troppo spesso il tema dell’amore da quello della liberazione e dalla possibilità di superare il patriarcato. Nel suo lavoro, invece, questi elementi sono collegati in modo molto diretto.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/logcbzUpiOo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’arte è un elemento centrale di&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>. “Rothko” e “I Cry in Front of Paintings” sembrano quasi due estremi dello stesso percorso. Da dove nasce questa connessione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“I Cry in Front of Paintings” chiude l’album e torna ai temi con cui il disco si apre. “Rothko” l’ho scritta quando avevo 17 anni, quando ero innamorata dei dipinti di Mark Rothko. È molto noto che le persone piangano davanti alle sue opere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero emozionatissima di vedere un Rothko per la prima volta, ma quando finalmente l’ho visto non mi ha fatto piangere. Ricordo di essere rimasta davanti al dipinto quasi cercando di costringermi a piangere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è la stessa cosa che accade quando incontri qualcuno e pensi di non essere capace di amare. Non significa che tu non possa amare: significa che il contesto è sbagliato. È la persona sbagliata, il momento sbagliato, il luogo sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, diversi anni dopo, stavo attraversando una rottura e mi sono resa conto che mi sentivo esattamente come davanti a quel Rothko: era come stare davanti a qualcuno e cercare di costringerti a provare qualcosa che non riesci a sentire. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sentivo fuori contesto come quando l&#8217;ho visto poiche Rothko voleva che i suoi dipinti fossero esposti insieme e in una determinata condizione di luce. Quando ho visto il suo quadro, invece, le luci erano molto forti ed era esposto da solo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi “I Cry in Front of Paintings” è anche una canzone sulla capacità di amare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. L’idea di piangere davanti a un dipinto è diventata una metafora dell’amore: avere un’epifania amorosa, riuscire ad amare quando non eri sicura di poterlo fare, o trovare l’amore in una forma completamente inaspettata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tutto il lavoro che fai su te stessa per capire ciò che meriti, può apparire qualcosa di completamente diverso da quello che avevi immaginato. Ma proprio perché hai intrapreso un percorso di guarigione sei finalmente pronta a riconoscerlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La canzone parla di accettazione, amore, romanticismo e della possibilità di trovare qualcosa in un luogo o in un momento in cui non pensavi sarebbe mai successo. E, quando lo trovi, scegliere ciò che è buono per te e ciò che senti di meritare davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mitologia è un’altra presenza importante nell’album, soprattutto in “Pyrrhus”. Me ne parli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi interessano molto perché permettono di guardare alle esperienze contemporanee attraverso qualcosa di molto antico. “Pyrrhus” racconta la storia del figlio di Achille e la sua ricerca della divinità a un prezzo enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi interessava creare un parallelo con alcune dinamiche che vediamo nella cultura contemporanea, anche nella cosiddetta &#8220;manosphere&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai anche citato&nbsp;<em>The Women of Troy</em>&nbsp;della scrittrice Pat  Barker  come una delle letture legate al disco. Cosa ti ha colpito di quel libro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Racconta le storie delle donne durante la guerra di Troia e nell’<em>Iliade</em>. Mi interessa molto quella prospettiva femminile su una storia che conosciamo soprattutto attraverso gli uomini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trovo interessante il parallelismo con la cultura contemporanea e con il modo in cui oggi raccontiamo le esperienze delle donne e degli uomini.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="800" height="636" data-attachment-id="111915" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/unnamed-1-15/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-1.png" data-orig-size="800,636" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Paris_paloma_ph_phoebe_fox_toh_magazine" data-image-description="&lt;p&gt;Paris_paloma_ph_phoebe_fox_toh_magazine&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’arte non è solo nei testi: anche la copertina di&nbsp;<em>The Fatal Flaw</em>&nbsp;sembra costruire un vero e proprio universo visivo. Come è nata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografa è Phoebe Fox. Realizza tutte le mie fotografie e abbiamo lavorato insieme per costruire questo mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo dipinto un’immagine dell’albero rosso che è diventata in seguito il soggetto della copertina, e poi abbiamo costruito questo spazio liminale insieme a Phoebe.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai dipinto sul muro alle tue spalle, lo hai realizzato tu stessa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. L’ho realizzata anni fa ed è una copia di un dipinto di Turner. Mi sembrava particolarmente adatta al nuovo album perché ho tratto molta ispirazione da William Turner, soprattutto per la palette cromatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi interessava l’idea del sublime, delle tempeste, di qualcosa di enorme e bellissimo allo stesso tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai aperto i concerti nelle arene europee per Florence + The Machine. Cosa hai imparato guardandola sul palco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato incredibile. Guardarla suonare è stato come andare a scuola ogni sera e chiedermi che tipo di artista voglio essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voglio esibirmi a un livello sempre più alto e, in questo senso, è stato davvero come cercare di imparare tutto quello che potevo da lei. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="637" height="640" data-attachment-id="111919" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/paris-paloma-lamore-e-una-forma-di-liberazione/unnamed-2-19/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-2.png" data-orig-size="637,640" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Paris_paloma_ph_phoebe_fox_toh_magazine" data-image-description="&lt;p&gt;Paris_paloma_ph_phoebe_fox_toh_magazine&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Future Memories: il presente che si ricorda da solo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 06:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono momenti così belli da avere, ancora prima di finire, qualcosa di nostalgico. Non perché appartengano già al passato, ma perché dentro di loro sembra esserci la certezza che un giorno li ricorderemo. Future Memories, il nuovo profumo di Byredo, parte da qui: da un’idea di tempo sospeso in cui presente e memoria sembrano&#8230;</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><span style="font-family: &quot;Helvetica Neue&quot;; font-size: 13px;">Ci sono momenti così belli da avere, ancora prima di finire, qualcosa di nostalgico. Non perché appartengano già al passato, ma perché dentro di loro sembra esserci la certezza che un giorno li ricorderemo.</span></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Future Memories, il nuovo profumo di <a href="https://toh-magazine.com/2022/05/de-los-santos-il-profumo-per-celebrare-la-vita/">Byredo</a>, parte da qui: da un’idea di tempo sospeso in cui presente e memoria sembrano sfiorarsi. Il nome è già una piccola dichiarazione poetica: un ricordo che ancora non esiste, ma che sta già prendendo forma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla pelle, Future Memories si muove nella stessa direzione. L’apertura di ribes nero, aldeidi e galbano introduce una sfumatura fresca e verde, mentre il cuore porta con sé vaniglia, burro di iris, labdano e fiore d’arancio. Nel fondo, la vaniglia Bourbon e la crema di liquore incontrano Ambrofix<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> e muschio, lasciando emergere quella morbidezza calda e avvolgente che avevamo percepito fin dall’inizio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111906" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/future-memories-il-presente-che-si-ricorda-da-solo/future-memories-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Future-Memories-1-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 11&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1789299343&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00070821529745042&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Future Memories" data-image-description="&lt;p&gt;Future Memories&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">È proprio il contrasto tra queste componenti a renderlo interessante: una freschezza iniziale che lentamente lascia spazio a qualcosa di più cremoso, morbido e intimo. La dolcezza c’è, ma arriva insieme a una parte più verde, luminosa e quasi polverosa, creando quella sensazione sospesa che ci aveva colpito.</p>



<h4 class="wp-block-heading">E forse è proprio questa la sua dimensione più interessante: quella dei momenti che, mentre li stiamo vivendo, sembrano dilatarsi e acquistare già una forma diversa nella nostra memoria. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">La loro intensità si fa più morbida, le immagini si sovrappongono, le sensazioni rimangono. Non è ancora nostalgia, ma qualcosa che le assomiglia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111907" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/future-memories-il-presente-che-si-ricorda-da-solo/future-memories-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Future-Memories-2-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 11&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1789299299&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00026001040041602&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Future Memories" data-image-description="&lt;p&gt;Future Memories&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Future Memories sembra stare proprio lì, in quello spazio sottile in cui un’esperienza è ancora presente e, nello stesso tempo, comincia già a diventare ricordo. Non <a href="https://www.byredo.com/eu_it">profuma</a> soltanto di qualcosa che abbiamo vissuto, ma della sensazione che proveremo quando, un giorno, torneremo a ricordarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché alcuni momenti, prima ancora di diventare memoria, sanno già di futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da indossare ascoltando Party &#8211; Troye Sivan</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/future-memories-il-presente-che-si-ricorda-da-solo/">Future Memories: il presente che si ricorda da solo</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Speciale &#8211; MIX 40° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA LGBTQ+ E CULTURA QUEER</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 11:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Mix Festival]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 17 al 20 settembre Milano ospita il 40° MiX Festival. Come da consuetudine, vi segnaliamo i film da non perdere dell’edizione 2026.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/">Speciale &#8211; MIX 40° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA LGBTQ+ E CULTURA QUEER</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dal 17 al 20 settembre 2026 Milano celebra il <strong>40° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer</strong>. La redazione di Toh! Magazine, storico media partner del festival, vi segnala alcuni titoli di questa edizione.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Torna al <strong>Piccolo Teatro Strehlei</strong>, il <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei/">40° MiX Festival </a>porta in città quattro giorni di cinema, musica e cultura queer, trasformando Milano in uno spazio di incontro, confronto e nuove narrazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto la rinnovata direzione artistica di <strong>Lara Vespari e Federico Manzionna</strong>, l&#8217;edizione 2026 si raccoglie attorno a un claim che è anche una domanda aperta: <em><strong>What&#8217;s Next?</strong></em> : «Guardiamo avanti, al futuro, con alle spalle 40 anni di storia, di lotte, di istanze e di cambiamenti. Cosa viene dopo? È l’interrogativo da cui siamo partitə: le risposte ci auguriamo di scoprirle insieme a voi nel corso di questa celebrazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un interrogativo che diventa così invito, curiosità e atto di volontà: guardare a ciò che ancora non conosciamo senza dimenticare il percorso che ci ha portati fin qui. A costruire questa quattro giorni sono grandi pellicole e anteprime internazionali, incontri con artistə, registə, scrittori e scrittrici, dj set, musica live e stand-up comedy. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un programma in cui cinema e spettacolo diventano strumenti per raccontare il presente, interrogare il futuro e, soprattutto, immaginare insieme nuovi mondi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">LEVITICUS &#8211; opening film</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Adrian Chiarella Adrian Chiarella, Australia 2026, 112′ &#8211; Giovedì 17, 21:30</strong> <strong>Piccolo Teatro Strehler</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="691" height="1024" data-attachment-id="111886" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/mv5bzjvkzjixmzitmzyymi00odmwlwewmwqtmjhhmtkwmgi5mweyxkeyxkfqcgc-_v1_fmjpg_ux1000_/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_.jpg" data-orig-size="1000,1482" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-691x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-691x1024.jpg" alt="Toh_n93 cover speciale Mix Festival" class="wp-image-111886" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-691x1024.jpg 691w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-202x300.jpg 202w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-768x1138.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-900x1334.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-450x667.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_-350x519.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZjVkZjIxMzItMzYyMi00ODMwLWEwMWQtMjhhMTkwMGI5MWEyXkEyXkFqcGc@._V1_FMjpg_UX1000_.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 691px) 100vw, 691px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Cosa succederebbe se la persona che desideri di più fosse anche quella che più temi di perdere? È da questa domanda che Adrian Chiarella costruisce <em>Leviticus</em>, sorprendente debutto alla regia presentato al Sundance 2026 e ora in anteprima italiana al 40° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una piccola e isolata comunità australiana, Naim (Joe Bird) cerca di ricominciare una vita insieme alla madre (Mia Wasikowska). L&#8217;incontro con Ryan (Stacy Clausen) apre però una possibilità inattesa: quella del primo amore, fatto di sguardi furtivi, paura di essere scoperti e quella vertigine che accompagna ogni desiderio appena riconosciuto. Ma in un paese dove la religione e il conformismo regolano ancora profondamente la vita della comunità, innamorarsi può diventare molto più pericoloso del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiarella costruisce così un horror queer che prende alcuni meccanismi familiari del genere e li trasforma in una metafora della repressione. Al centro c&#8217;è il desiderio omosessuale, percepito dalla comunità come qualcosa da correggere, combattere e cancellare, fino a diventare una minaccia soprannaturale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111884" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/4-leviticus/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus.jpg" data-orig-size="1480,832" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="4.leviticus" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-1024x576.jpg" alt="Toh_n93 cover speciale Mix Festival" class="wp-image-111884" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-1000x562.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus-350x197.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/4.leviticus.jpg 1480w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento più evidente è <em>It Follows</em>, ma <em>Leviticus</em> non si limita a replicarne la formula. Qui la paura nasce dal rapporto ambiguo tra desiderio e pericolo: ciò che dovrebbe rappresentare la scoperta di sé diventa contemporaneamente fonte di angoscia. È una metafora che può evocare anche la paura, profondamente queer, di essere travolti dalle conseguenze del proprio desiderio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il merito del film è soprattutto quello di non lasciarsi schiacciare dal trauma. Tra le atmosfere cupe e l&#8217;orrore, Chiarella trova spazio per raccontare la tenerezza del primo amore. Joe Bird e Stacy Clausen funzionano molto bene insieme: nei loro sguardi c&#8217;è tutta la vulnerabilità di due ragazzi che stanno cercando di capire quanto possono permettersi di essere se stessi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111885" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/leviticus/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus.jpg" data-orig-size="1794,1196" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="leviticus" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-1024x683.jpg" alt="Toh_n93 cover speciale Mix Festival" class="wp-image-111885" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/leviticus.jpg 1794w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche l&#8217;ambientazione australiana contribuisce alla sensazione di isolamento. Il paese sembra tranquillo, quasi sospeso, ma sotto la superficie convivono paura, conformismo e una violenza che non ha necessariamente bisogno di essere urlata. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del film: l&#8217;omofobia non arriva soltanto dalle figure religiose più estremiste, ma può assumere anche il volto rassicurante di chi pensa sinceramente di stare facendo la cosa giusta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Visivamente elegante e capace di alternare inquietudine e momenti di sorprendente dolcezza, <em>Leviticus</em> mostra già una personalità precisa. Qualche passaggio del terzo atto perde inevitabilmente un po&#8217; di tensione, ma Chiarella riesce comunque a mantenere fino alla fine l&#8217;equilibrio tra horror e coming-of-age queer.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Leviticus</em> non reinventa il genere, ma trova una prospettiva personale per raccontare una paura antica: quella di scoprire che essere se stessi può avere un prezzo. E, forse, che il rischio più grande non è desiderare, ma lasciarsi convincere di non averne il diritto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">BOUCHRA </h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Orian Barki, Meriem Benanni Italia, Marocco, Stati Uniti, 2025, 83′ &#8211; VENERDì 18, 18:30</strong> <strong>Piccolo Teatro Strehler</strong></p>


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<p class="wp-block-paragraph">Tra New York e Casablanca corre una linea telefonica, ma soprattutto una distanza emotiva che nessuna chiamata sembra davvero riuscire a colmare. <em>Bouchra</em>, esordio nel lungometraggio di Meriem Bennani e Orian Barki, Prodotto per la personale di Bennani alla Fondazione Prada nel 2025 , nasce proprio dentro questa distanza e la trasforma in un sorprendente spazio cinematografico, sospeso tra documentario, autofiction e animazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro c’è Bouchra, regista marocchina queer che vive a New York, e il suo rapporto con la madre, cardiologa rimasta a Casablanca. Le due sono rappresentate come coyote antropomorfi, una scelta apparentemente straniante che diventa invece uno dei dispositivi più intelligenti del film: l’animazione permette di parlare di identità, famiglia e sessualità senza imprigionare i personaggi nella rigidità di una rappresentazione realistica.</p>


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<p class="wp-block-paragraph">Bennani e Barki costruiscono così un film nel film in cui realtà e finzione si rincorrono continuamente. Le conversazioni telefoniche con la madre, ispirate a dialoghi reali, convivono con scene animate, ricordi, amici e familiari trasformati in animali e una New York restituita con un realismo quasi documentario. È proprio questo cortocircuito a rendere <em>Bouchra</em> così affascinante: il surreale non serve a fuggire dalla realtà, ma a guardarla più da vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film evita anche la scorciatoia di opporre semplicemente una Casablanca tradizionale a una New York libera e queer. Le contraddizioni sono più complesse, così come lo sono i legami familiari: fatti di amore, incomprensioni, silenzi e parole che arrivano spesso fuori tempo.</p>


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<p class="wp-block-paragraph">L’animazione diventa allora un travestimento solo in apparenza. Dietro quei coyote ci sono persone reali, conversazioni reali e sentimenti difficili da pronunciare. <em>Bouchra</em> racconta l’identità queer, ma soprattutto racconta il coraggio necessario per mostrarsi davvero a chi si ama. E dimostra che, qualche volta, per arrivare alla verità bisogna prima inventarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un film visionario che appaga occhi e cuore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">MINESHAFT: THE CRUISING MURDERS</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Jeffrey Schwarz, Stati Uniti, 2026, 84’ &#8211;</strong> <strong>SABATO 19, 15:45 Piccolo Teatro Strehler</strong><br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111834" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/poster/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="poster" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111834" style="width:840px;height:auto" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima ancora di essere un film, il Mineshaft era un luogo. E prima ancora di essere un luogo, era una fantasia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono storie che il cinema racconta e altre che, nel tempo, finiscono per diventare parte della storia stessa. <em>Mineshaft: The Cruising Murders</em> di Jeffrey Schwarz appartiene a questa seconda categoria: non tanto perché provi a riscrivere <em>Cruising</em>, quanto perché torna nel punto esatto in cui cinema, desiderio, paura e realtà hanno finito per confondersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1980 William Friedkin portava sullo schermo <em>Cruising</em>, con Al Pacino nei panni di un detective infiltrato nei leather bar newyorkesi alla ricerca di un serial killer. La comunità LGBTQ+ protestò duramente contro il film, accusandolo di trasformare una sottocultura reale in un’immagine distorta, pericolosa e criminale. Anni dopo sarebbe stato lo stesso Pacino a definire il film exploitative. Ma <em>Cruising</em> non nasceva dal nulla.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111835" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/full_mineshaft_-_the_cruising_murders-clean-16x9-03/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03.jpg" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16&amp;#215;9-03" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-111835" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03-350x197.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/full_Mineshaft_-_The_Cruising_Murders-Clean-16x9-03.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Nel 1977 Addison Verrill, giornalista e critico cinematografico di <em>Variety</em>, veniva assassinato nel suo appartamento. Verrill frequentava il Mineshaft e il suo omicidio si intrecciò con le indagini e con gli articoli del giornalista Arthur Bell sul <em>Village Voice</em>. Friedkin si interessò alla vicenda e arrivò a incontrare in carcere Paul Bateson, condannato per l’omicidio di Verrill e già comparso, in una piccola parte, ne <em>L’esorcista</em>. A quella storia si sarebbe aggiunto il romanzo <em>Cruising</em> di Gerald Walker.<br><br>Il resto è cinema. E controversia. Quasi mezzo secolo dopo, Schwarz riapre quella ferita senza provare a stabilire una volta per tutte chi avesse ragione. Ed è probabilmente la scelta più intelligente del film. Perché guardando <em>Mineshaft</em> ci si accorge presto che il vero protagonista non è <em>Cruising</em>. Sono le immagini che gli sopravvivono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle fotografie e quei filmati d’archivio hanno qualcosa di quasi ipnotico. Gli uomini del Mineshaft entrano nello schermo con una naturalezza che nessuna ricostruzione potrebbe restituire: barbe, pelle, cuoio, denim, stivali, corpi, sguardi. Sono bellissimi. E diciamolo senza troppe sovrastrutture: sono anche terribilmente sexy.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111836" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/cruising/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising.jpg" data-orig-size="1600,900" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="cruising" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-111836" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising-350x197.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/cruising.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Non sembrano reperti di un passato remoto. Sembrano uomini che potrebbero uscire stasera da un club di New York, anche se con quella pellicola risultano più veri e sexy di quelli attuali. Ed è qui che <em>Mineshaft: The Cruising Murders</em> diventa qualcosa di più di un documentario su un film controverso. Diventa un’archeologia del desiderio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il Mineshaft non era la fantasia di Friedkin. Era un luogo vero. Un pezzo di una New York notturna, fisica, sessuale e ancora lontanissima dalla città addomesticata che sarebbe arrivata dopo. Un luogo con le sue regole, i suoi codici, i suoi eccessi e soprattutto la possibilità, allora tutt’altro che scontata, di esistere pubblicamente dentro una sessualità che non chiedeva permesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="686" data-attachment-id="111837" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522.jpg" data-orig-size="1200,804" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-1024x686.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-1024x686.jpg" alt="" class="wp-image-111837" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-1024x686.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-300x201.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-768x515.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-1000x670.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-900x603.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-450x302.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522-350x235.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_03_credit_bettye_lane_491675522.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cruising</em> quella realtà l’ha osservata da fuori e l’ha trasformata in thriller. Ed è impossibile ignorare quanto quella trasformazione abbia ferito le persone che ci vivevano dentro. Ma c’è un paradosso che rende tutta la vicenda ancora più affascinante. Perché quel film tanto contestato è diventato, suo malgrado, anche una delle testimonianze visive più potenti di quel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c’è la censura. Da <em>Cruising</em> furono eliminati circa quaranta minuti di materiale più esplicito. Quaranta minuti che, nel tempo, sono diventati quasi una leggenda cinematografica. Non li abbiamo mai visti. Non sappiamo esattamente cosa contenessero. E proprio per questo hanno finito per esercitare un fascino sproporzionato rispetto alla loro stessa esistenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111838" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_pc321935/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935.jpg" data-orig-size="1920,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-111838" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935-350x197.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_06_credit_bettye_lane_PC321935.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading">È uno dei grandi paradossi della censura: può togliere un’immagine, ma non necessariamente il desiderio di vederla. Anzi, qualche volta lo alimenta.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quei quaranta minuti sono diventati un film fantasma. Un pezzo di pellicola che nessuno può più verificare e che, proprio perché invisibile, continua a essere immaginato. Nel 2013 James Franco e Travis Mathews hanno provato a inseguire quel fantasma con <em>Interior. Leather Bar.</em>, non ricostruendo davvero il materiale perduto — impossibile farlo — ma immaginando cosa avrebbe potuto esserci dietro quei quaranta minuti scomparsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quasi una seconda vita per la censura: ciò che avrebbe dovuto essere cancellato torna come fantasia.</p>



<h4 class="wp-block-heading">E forse non è un caso che, ancora oggi, alcune delle immagini più memorabili di <em>Cruising</em> siano proprio quelle che hanno fatto discutere di più. La crudezza non ha cancellato il fascino. In certi momenti lo ha reso persino più iconico.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Mineshaft</em> non cerca però di rendere quel passato innocente. L’AIDS sarebbe arrivato poco dopo, portandosi via un’intera generazione e trasformando radicalmente la percezione del sesso, del rischio e della libertà. I locali avrebbero chiuso, i corpi sarebbero diventati memoria, e quella New York sarebbe progressivamente scomparsa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="627" data-attachment-id="111839" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_htra180_vv001/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001.jpg" data-orig-size="1920,1175" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-1024x627.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-1024x627.jpg" alt="" class="wp-image-111839" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-1024x627.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-300x184.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-768x470.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-1536x940.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-1000x612.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-900x551.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-450x275.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001-350x214.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/mineshaft_still_07_credit_everet_collection_HTRA180_VV001.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Quello che resta sono le immagini. Ed è forse questo il regalo più prezioso del film di Schwarz: restituire quei corpi alla storia senza trasformarli in vittime, senza renderli santini e senza chiedere loro di rappresentare qualcosa di più grande di ciò che erano. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Erano uomini che vivevano. Si incontravano. Si vestivano. Desideravano. Scopavano. Si cercavano.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">E alcuni di loro sono rimasti impressi nella pellicola proprio mentre il mondo intorno a loro stava per cambiare per sempre. Per questo non abbiamo bisogno di decidere se <em>Cruising</em> sia un film da assolvere o da condannare. Possiamo tenerci entrambe le cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua violenza, le sue ambiguità, la sua rappresentazione spesso problematica. Ma anche il suo potere visivo, la sua sensualità, la sua capacità involontaria di conservare un frammento di una comunità che altrimenti oggi conosceremmo soltanto attraverso i racconti di chi c’era.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la contraddizione che rende <em>Mineshaft: The Cruising Murders</em> così interessante. Un film accusato di aver deformato una comunità finisce per diventare, quasi contro la propria volontà, uno dei suoi archivi. E ciò che la censura ha cercato di cancellare è diventato fantasia. Ciò che il tempo ha cancellato è diventato memoria. E ciò che <em>Cruising</em> aveva guardato da fuori, oggi torna a guardarci attraverso quelle immagini. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è questo il vero Mineshaft. Non il luogo oscuro che il cinema aveva immaginato. Ma quello che resta quando, finalmente, si accendono le luci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">BODY BLOW </h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Dean Francis, Australia, 2025, 99’ &#8211;</strong> <strong>SABATO 19, 22:15 Piccolo Teatro Strehler</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111876" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/poster-819x1024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/poster-819x1024-1.jpg" data-orig-size="819,1024" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1778564308&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Toh_n93 cover speciale Mix Festival" data-image-description="&lt;p&gt;Toh_n93 cover speciale Mix Festival&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Body Blow</strong>, scritto e diretto da Dean Francis, è un erotic thriller che guarda agli anni Novanta, alla stagione di <em>Basic Instinct</em>, <em>Jade</em> e dei noir erotici più torbidi, ma lo fa attraverso una prospettiva apertamente queer e contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonista della storia è Aiden, interpretato da Tim Pocock, un giovane poliziotto ossessionato dal controllo. Aiden segue una routine fatta di allenamento fisico, disciplina e una rigida gestione del desiderio, fino a quando viene assegnato alla divisione che si occupa della nightlife queer di Sydney. L’incontro con Cody, sex worker e bartender interpretato da Tom Rodgers, mette rapidamente in crisi le sue certezze, mentre attorno ai due si muove un sottobosco criminale dominato da Fat Frankie, drag queen e boss della malavita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111879" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/body_blow_4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1440" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1710434978&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BODY_BLOW_4" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-1024x576.jpg" alt="Toh_n93 cover speciale Mix Festival" class="wp-image-111879" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-2048x1152.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_4-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Francis guarda al cinema di Verhoeven e De Palma, ma <em>Body Blow</em> ha anche un’altra anima, più irregolare e giocosa: <strong>quella del primo Pedro Almodóvar</strong>. Non tanto per una precisa somiglianza stilistica, quanto per la libertà con cui mescola sesso, crime, melodramma, camp e situazioni sopra le righe. È un cinema che non sembra particolarmente interessato a nascondere le proprie eccentricità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa caratteristica emerge soprattutto nella sua dimensione <strong>grezza e low budget</strong>. <em>Body Blow</em> non possiede la patina dei thriller a cui guarda, alcune soluzioni visive appaiono semplici, certe situazioni risultano costruite in maniera un po’ ingenua. Ma proprio questa imperfezione impedisce al film di diventare una semplice imitazione nostalgica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111878" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/body_blow_3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1440" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1710435734&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BODY_BLOW_3" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-1024x576.jpg" alt="Toh_n93 cover speciale Mix Festival" class="wp-image-111878" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-2048x1152.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_3-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sesso è parte integrante della storia</strong> e del conflitto di Aiden: il desiderio che cerca di controllare diventa progressivamente ciò che mette in discussione la sua identità. È uno degli aspetti più interessanti del film, anche se non sempre la dimensione psicologica riesce ad avere la stessa forza di quella più esplicitamente erotica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Body Blow</em> funziona quindi soprattutto quando smette di cercare la perfezione e accetta la propria natura di film di genere indipendente. Quando invece prova a complicare troppo il thriller, alcuni colpi di scena risultano prevedibili o semplicemente meno incisivi di quanto vorrebbero essere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111877" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/body_blow_2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1440" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1727617659&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BODY_BLOW_2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-1024x576.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-111877" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-2048x1152.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/BODY_BLOW_2-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo equilibrio precario a definire il film: <strong>non è un nuovo classico dell’erotic thriller, ma nemmeno un semplice esercizio nostalgico</strong>. Ha idee, personalità e soprattutto il coraggio di essere queer, sensuale e volutamente sopra le righe senza cercare una confezione rassicurante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>UCHRONIA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Fil Ieropoulos, Grecia, Paesi Bassi, 2026, 97’- DOMENICA 20 16:00</strong> <strong>Piccolo Teatro Strehler</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="533" data-attachment-id="111861" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/uchronia-still-deleuzian-bodybuilder-macklin-kowal/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal.jpg" data-orig-size="1920,999" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Uchronia &amp;#8211; Still &amp;#8211; Deleuzian Bodybuilder (Macklin Kowal)" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-1024x533.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-1024x533.jpg" alt="" class="wp-image-111861" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-1024x533.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-300x156.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-768x400.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-1536x799.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-1000x520.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-900x468.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-450x234.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal-350x182.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-Deleuzian-Bodybuilder-Macklin-Kowal.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E se la storia fosse andata diversamente? Se le persone, gli incontri e le rivoluzioni che hanno costruito la cultura queer avessero potuto incrociarsi in un unico, impossibile racconto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presentato alla Berlinale 2026 e ora al MIX Festival di Milano, Uchronia di Fil Ieropoulos parte proprio da questa domanda. Al centro c’è Arthur Rimbaud, figura ribelle e irrequieta che diventa una sorta di guida attraverso un universo dove tempi, personaggi e avvenimenti si mescolano continuamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" data-attachment-id="111862" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/uchronia-still-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2.jpg" data-orig-size="1920,1008" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Uchronia &amp;#8211; Still 2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-1024x538.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-111862" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-1024x538.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-300x158.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-768x403.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-1536x806.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-1000x525.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-900x473.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-450x236.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2-350x184.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il film non segue una narrazione tradizionale. È un collage di immagini, archivi, performance, poesia e riflessioni politiche, nel quale realtà e fantasia finiscono per confondersi. Personaggi appartenenti a epoche diverse possono incontrarsi, parlare, confrontarsi. La storia, insomma, viene smontata e ricomposta secondo una logica nuova: quella dell’uchronia, ovvero di una storia alternativa, di qualcosa che non è mai accaduto ma che avrebbe potuto accadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che il film diventa interessante. Uchronia non vuole semplicemente raccontare il passato queer: vuole immaginare cosa sarebbe potuto essere. E, facendolo, ci porta inevitabilmente a guardare il presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un film complesso, a tratti volutamente caotico, che non sempre accompagna lo spettatore per mano. Ma forse non è necessario capire ogni riferimento o ogni passaggio. Bisogna lasciarsi trasportare dal suo flusso di immagini e idee.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="541" data-attachment-id="111863" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/uchronia-still/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still.jpg" data-orig-size="1920,1015" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Uchronia &amp;#8211; Still" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-1024x541.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-1024x541.jpg" alt="" class="wp-image-111863" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-1024x541.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-300x159.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-768x406.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-1536x812.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-1000x529.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-900x476.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-450x238.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still-350x185.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Uchronia-Still.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Perché dietro tutta questa apparente confusione c’è una domanda molto semplice: chi decide quale storia ricordiamo?<br>Ieropoulos sembra rispondere che la storia non è necessariamente qualcosa di definitivo. Può essere reinterpretata, immaginata, persino reinventata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è proprio questo il gesto più queer di Uchronia: rifiutarsi di accettare che esista una sola versione possibile della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">SCOPRI TUTTO IL PROGRAMMA <a href="https://mixfestival.eu/programma">QUI!</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/speciale-mix-40-festival-internazionale-di-cinema-lgbtq-e-cultura-queer/">Speciale &#8211; MIX 40° FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA LGBTQ+ E CULTURA QUEER</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Fabian Stumm: «Non sapevo se ero innamorato di Sissy Spacek o se volevo essere lei»</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/09/fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Mix Festival]]></category>
		<category><![CDATA[fabian stumm]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt movies]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[silent noise]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fabian Stumm, giurato alla 40ª edizione del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, racconta di cinema, Dario Argento, il nuovo film The Ideas e il suo rapporto con Milano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei/">Fabian Stumm: «Non sapevo se ero innamorato di Sissy Spacek o se volevo essere lei»</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attore e regista tedesco, Fabian Stumm arriva a Milano per la 40ª edizione del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, dove fa parte della giuria del concorso dedicato ai lungometraggi insieme a Valentina Lodovini e Susanna Cecchini.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><a href="https://toh-magazine.com/category/mix-festival/">Toh! magazine rinnova la sua partnerhip decenna le con il festival</a></strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo approccio al giudizio cinematografico parte però lontano dalle regole della critica: quello che cerca è soprattutto una connessione umana, la sensazione che dietro un film ci sia qualcosa di autentico e profondamente personale. Un criterio che attraversa anche il suo stesso lavoro di regista, da <em>Knochen und Namen</em> (<em>Bones and Names</em>) a <em>S</em>ad Jokes, con uno sguardo personale e attento alle relazioni, all’identità e alla complessità dell’esperienza umana. Il suo immaginario cinematografico è inoltre nutrito da alcuni dei grandi autori della storia del cinema, da Dario Argento a Brian De Palma, da Claude Sautet a Fellini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi Stumm continua a muoversi tra recitazione e regia, sviluppando nuovi progetti e alternando il lavoro davanti e dietro la macchina da presa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In occasione della sua partecipazione al<a href="https://mixfestival.eu/"> 40° MIX FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA LGBTQ+ E CULTURA QUEER</a>, abbiamo parlato con Fabian di cosa significa sedersi dall&#8217;altra parte del tavolo di una giuria, dei film che hanno formato il suo immaginario, del suo cinema, del rapporto con Milano e dei suoi prossimi progetti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" data-attachment-id="111855" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei/screenshot/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Fabian-Stumm_Photo1_Michael-Bennett-scaled.jpeg" data-orig-size="1828,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Apple Photos Clean Up&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Screenshot&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1789499656&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Screenshot&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="fabian-stumm_40_mix-festival-milano-michael-bennet-photo" data-image-description="&lt;p&gt;fabian-stumm_40_mix-festival-milano-michael-bennet-photo&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Fabian, come stai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene grazie,  sono a casa a Berlino e piove, non vedo l&#8217;ora di arrivare a Milano, la sto usando come piccola scusa per fare una vacanza, perché ho molto lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È un&#8217;ottima scusa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, la mia squadra mi ha chiesto perché dovevo andare a Milano ora e io gli ho risposto: “È lavoro, devo andare”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La giuria del MIX Festival</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fai parte della giuria, quindi mi piacerebbe sapere: come ci si prepara per essere membro della giuria al<a href="https://toh-magazine.com/category/mix-festival/"> </a> MIX Festival? E&#8217; la tua prima volta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, penso che sia la terza o quarta volta negli ultimi anni, sì. E mi piace sempre, devo dire. È un grande privilegio vedere tutti questi film e entrare in queste diverse storie e visioni e poi decidere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono un critico cinematografico, sono un attore e un filmmaker quindi non ho delle regole e cerco d&#8217;indirizzarmi verso quel film che mi parla di più o che tratta un argomento che mi interessa. Non cerco il miglior film in termini di regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante perché ho partecipato a giurie in cui abbiamo dovuto discutere molto, ovviamente senza combattere, ma quando t&#8217;innamori di un film vuoi difenderlo e spiegare perché ha parlato a te, quindi il confronto è essenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo dire che questa volta non ho mai avuto una conversazione così facile, perché abbiamo guardato tutti i film separatamente, abbiamo preso note, abbiamo pensato, poi ci siamo confrontati tutti insieme online e sono bastati dieci minuti, perché siamo entrati in connessione con gli stessi film.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi è stato davvero bello, perché non c&#8217;eravamo mai incontrati prima ed è stato come se ci conoscessimo già poichè rispondevamo alle stesse cose nello stesso modo. È stato un buon feeling.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stato il primo a parlare e avevo davanti tutte queste persone che non avevo mai visto. Mi sono chiesto: “Chissà se staranno pensando: ‘Oh Dio, questo non ha assolutamente gusto…’”. Continuavo a guardare i volti degli altri giurati, cercando di capire cosa stessero pensando. Fortunatamente, non è andata così.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il film che cattura l&#8217;attenzione</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono curioso di sapere che qualità deve avere un film per catturare immediatamente la tua attenzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me tutto riguarda come a un senso di sentimento personale, dell&#8217;intimità, dell&#8217;autenticità di un&#8217;esperienza, ovunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È tutto riguarda al fatto che, se sento che qualcosa è tratto da qualcosa di molto personale o profondo, anche se non necessariamente autobiografico, ma devo sentire che c&#8217;è una connessione al soggetto, alla storia, ai temi di un film, sento che posso dire se è qualcosa che qualcuno vuole portare nel mondo per trovare un modo di dare corpo al suo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E penso che queste sono le storie a cui rispondo. Quindi non mi attirano film che posso ammirare e pensare che siano molto ben fatti, che la cinematografia sia fantastica, gli attori e tutto. Può essere fantastico anche, ma soprattutto quando sono in una giuria sento che mi piace trovare film in cui sento che qualcuno mi parla davvero a livello umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi puoi relazionarti con alcuni elementi alla storia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì. E questo è anche ciò che mi interessa come filmmaker: la concentrazione su qualcosa di molto specifico, zoomare su qualcosa di molto personale e specifico e poi raccontare una storia in un modo cinematografico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che questo può rendere qualcosa molto più universale. Non voglio parlare del film che abbiamo scelto, ma è stato un ottimo esempio: è un mondo molto lontano da me e molto esterno e, dopo aver guardato i film, ho sentito che c&#8217;erano similitudini. E penso che è una bella cosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I film del Festival</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei soddisfatto dei film che hai visto al Festival?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ci sono sei film in concorso, ma ho subito capito che c&#8217;era una grande varietà di generi che mi piace e che è diventata una cosa un po&#8217; più comune, prima i generi erano un po&#8217; tutti simili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in Germania in questi ultimi anni è iniziato a succedere sempre di più: i film maker vogliono giocare, sperimentare. Trovo fantastico che in sei film ci sia una così grande varietà di temi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I film che lo hanno formato</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i film che hanno formato la tua immaginazione cinematografica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da adolescente sono stato un grande fan di Dario Argento, mi ha aiutato quando ero un ragazzino. I miei film sono completamente diversi, ma sono molto vicini ai suoi colori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ora mi interessa sapere: qual è il tuo film preferito di Dario Argento?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah, è difficile. Direi che quando ero ragazzino il mio preferito era&nbsp;<em>Phenomena</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Era anche il mio preferito quando ero ragazzino. Ero ossessionato da quel film fantasy horror.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ora credo che i miei preferiti siano&nbsp;<em>Suspiria</em>&nbsp;o&nbsp;<em>Profondo Rosso</em>. Per me sono questi tre. A volte è un po&#8217; troppo violento, ma anche&nbsp;<em>Tenebre</em>&nbsp;è molto bello. Hai sentito che Argento sta ora filmando con Isabelle Huppert?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" data-attachment-id="111856" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei/screenshot-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Fabian-Stumm_Photo2_Michael-Bennett-scaled.jpg" data-orig-size="1828,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Apple Photos Clean Up&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Screenshot&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1789500248&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Screenshot&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="fabian-stumm_40_mix-festival-milano-michael-bennet-photo" data-image-description="&lt;p&gt;fabian-stumm_40_mix-festival-milano-michael-bennet-photo&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sì, è fantastico. Che combinazione!</strong> <strong><em>Ed oltre a Dario Argento chi ti ha ispirato?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oh Dio, quanto tempo hai? Penso che il mio film maker preferito sia probabilmente Claude Sautet, è francese e ha realizzato film che amo con protagonista Romy Schneider come<em>&nbsp;L&#8217;amante (<em>Les Choses de la vie</em>, </em>1970<em>)</em> ed&nbsp;<em>È simpatico, ma gli rompo il muso</em> (<em>César et Rosalie</em>, 1972). Ho sempre amato Robert Altman. Sono stato molto influenzato da&nbsp;<em>Tre donne</em> (<em>3 Women</em>, 1977) film che ho scoperto quando avevo 11 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da ragazzino ho guardato in segreto&nbsp;<em>Carrie</em>&nbsp;di Brian De Palma con Sissy Spacek. È probabilmente il mio film preferito di sempre. Lo conosco a memoria. Quando ero adolescente non ero così consapevole di essere gay, quindi non sapevo se ero innamorato di Sissy Spacek in Carrie o se volevo essere lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ero piccolo, mia mamma mi ha scoperto in bagno con un vestito bianco e dello sciroppo rosso, volevo provare a fare Carrie, e credo che quello sia stato il momento in cui ho cominciato a pensare di voler fare l&#8217;attore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ho scoperto la Nouvelle Vague e gli italiani. Sono un grande fan di Antonioni, Comencini o Valerio Zurlini, nella mia stanza c&#8217;è un grande poster del film <em><strong>La ragazza con la valigia</strong></em><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho amato tutti questi film che ho scoperto grazie a mia sorella che lavora anche lei nel cinema, è un anno più grande di me e mi ha molto influenzato, perché ha scoperto tutti questi film italiani ma anche francesi: <em>Truffaut, Godard, Rivette.</em> É stato fantastico scoprirli insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo film: The Ideas</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stai lavorando ad un nuovo film</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ovviamente, la settimana prossima ci sarà la world première.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È già finito! Sei emozionato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì e anche un po&#8217; nervoso, perché quando mi concentro sul lavoro non penso mai che poi devo mandarlo al mondo e che le persone lo scelglieranno e lo guarderanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi sono un po&#8217; emozionato, ma sono molto felice del film. Si chiama&nbsp;<em>The Ideas</em>. È un film antologico, diviso in capitoli, che racconta sei storie diverse con sei personaggi/attori differenti. È molto divertente, triste e strano. Mi piace molto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha un grande cast di attori tedeschi. Sono contento perché ho scritto pensando ad alcuni grandi nomi, gli ho mandato il copione e hanno accettato. Per gli standard tedeschi, ha davvero un cast importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film arriverà al pubblico e poi parteciperà ad alcuni festival. Sarà distribuito nei cinema a partire da gennaio 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I prossimi progetti</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E dopo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A settembre faremo un nuovo film con <em>Komplizen Film</em> che ha prodotto Sentimental Value e Toni Erdmann, e farò anche parte di un film come attore per il regista Emil Klattenhoff, con quella che, secondo me, è la sceneggiatura più bella che abbia mai ricevuto. È un coming of age di un uomo adulto, un padre che sa di essere gay e fa coming out a 40 anni. Lo abbiamo girato a Monaco e arriverà l’anno prossimo. Sono davvero molto entusiasta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fai molte cose allo stesso tempo</strong>!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, non lo so. Penso che sia perché la mia carriera cinematografica è iniziata molto tardi, tre anni fa, sono sempre affamato di cose nuove e ho tante idee in più le porte si aprono e le persone vogliono lavorare con me, q uindi mi piace molto provare a riempire il mio calendario di cose belle. E se posso avere due giorni di vacanza a Milano, è tutto ok.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto con Milano</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è la tua relazione con Milano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono stato tre volte e mi piace molto! penso che sia fantastica anche se non la conosco così bene, ma quando sono lì sento che è una città molto speciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione architettonica, ha questo stile brutalista ed è molto vecchio e bello, mi piace molto. Ho sempre avuto voglia di fare un film qui, amo Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è l&#8217;ultimo film di cui ti sei innamorato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oh mio dio! Ok, mi piace questa domanda, ma devo pensarci un attimo&#8230; ti dico il film che mi ha più colpito quest&#8217;anno: &nbsp;<em>Everytime</em>&nbsp;di Sandra Wollner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero molto eccitato all&#8217;idea di vederlo, mi aspettavo fosse un buon film ma non così bello: l&#8217;ho trovato molto speciale su molti livelli. La regia, la cinematografia, ma anche la recitazione. Mi ha fatto scoppiare la mente, bellissimo!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/fabian-stumm-non-sapevo-se-ero-innamorato-di-sissy-spacek-o-se-volevo-essere-lei/">Fabian Stumm: «Non sapevo se ero innamorato di Sissy Spacek o se volevo essere lei»</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>OBA: un mondo parallelo di musica e immagini</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 11:23:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[amen]]></category>
		<category><![CDATA[catarsi]]></category>
		<category><![CDATA[OBA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OBA racconta a TOH! il suo universo tra musica, performance, arte visiva e artigianalità: un pop fuori dagli schemi, in continua evoluzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/">OBA: un mondo parallelo di musica e immagini</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel pop contemporaneo, dove spesso tutto deve essere immediato, riconoscibile e facilmente consumabile, OBA sceglie una strada diversa: <strong>costruire mondi</strong>. Cantautrice, performer e artista visiva, OBA non sembra interessata a separare la musica da tutto ciò che le ruota intorno. Canzoni, personaggi, costumi, scenografie e performance diventano così parti di un unico linguaggio, in cui l’immaginario amplifica il significato della musica che l&#8217;accompagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <em>Qual è la tua mossa?</em>, <a href="https://www.instagram.com/obvoba/">OBA</a> ha trasformato due canzoni in due creature, la <strong>Mosca Bianca e la Mantide</strong>, dando corpo a due estremi dell’esperienza umana e lasciando volutamente aperto il confine tra persona e personaggio. Poi è arrivato <em>Amen</em>, un nuovo capitolo che sembra procedere nella direzione opposta: spogliare la canzone di tutto ciò che la circonda per scoprire cosa rimane quando vengono meno produzione, effetti e costruzioni sceniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra artigianalità e cultura digitale, <a href="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/">pop e sperimentazione</a>, vulnerabilità e trasformazione, OBA sta costruendo una propria idea di popstar: non una figura da inserire in una categoria già esistente, ma un’identità in continua evoluzione. Ci siamo fatti raccontare il suo mondo:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111824" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/image00006-3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/image00006.jpeg" data-orig-size="1536,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="OBA_Toh!_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;OBA_Toh!_intervista&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong style="white-space: normal;">In un panorama pop che spesso punta a essere immediatamente riconoscibile, tu sembri fare il contrario: costruisci mondi, personaggi e performance. Ti sei mai sentita un&#8217;aliena nella musica italiana?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">No, mi alienerebbe molto di più fare qualcosa che non mi appartiene. È proprio il modo in cui mi viene naturale fare musica. Quando vado in fissa con un’artista non mi rimane mai solo un suono. Voglio vedere il video, capire come si veste, come sta sul palco, cosa c’è dietro quella canzone. È quella roba lì che mi ossessiona del pop. Può essere immediato e allo stesso tempo contenere un mondo intero.</p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>In&nbsp;</strong><em><strong>Qual è la tua mossa?</strong></em><strong>&nbsp;la musica è solo uno degli elementi del racconto. Quanto conta per te l&#8217;immagine rispetto alla canzone? Pensi ancora che oggi il pop possa essere considerato un&#8217;opera totale?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">La musica viene prima, sempre. Se una canzone non gira da sola posso pettinarla, vestirla, costruirle castelli intorno, ma continuerà a non emozionare. Tutto il resto per me serve a tirare fuori quello che la canzone ha già dentro e a dargli un corpo. Quindi sì, penso che il pop possa ancora essere un’opera totale, ma deve partire da una canzone potente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111823" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/dsc01180/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/DSC01180.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;ILCE-7M4&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1748371860&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="OBA_Toh!_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;OBA_Toh!_intervista&lt;/p&gt;
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<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>Hai scelto due insetti, la Mosca Bianca e la Mantide, per raccontare due estremi dell&#8217;essere umano. C&#8217;è un motivo per cui preferisci trasformare le emozioni in creature e simboli invece di raccontarle in modo diretto?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">Dipende dalla canzone. A volte mi piace solo sputare le parole in faccia, fa parte di me la scrittura cruda e schietta. Altre volte mi viene naturale vedere quello che sento attraverso immagini. Un’emozione nella mia testa può avere un corpo, un colore, un modo di muoversi. Mosca bianca e Mantide sono nate così. Mi piace metterti davanti qualcosa e lasciarti con una domanda invece che con tutte le risposte, aprire un dialogo senza chiuderlo con una spiegazione.</p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>La tua ultima pubblicazione si intitola&nbsp;</strong><em><strong>Amen</strong></em><strong>, è il preludio ad un progetto più grande? Mi parli della performance suggestiva che hai fatto con gli archi e Kimerica alle percussioni e tastiera?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">Amen per me chiude un cerchio. Una volta chiuso il pezzo mi è venuta voglia di capire cosa ne sarebbe rimasto riducendolo all’osso. Togliendo produzione, effetti, regia, costumi, personaggi. Fortunatamente Camilla Pnk, la mia producer, ha la mia stessa malattia e si è gasata all’idea di cambiarle completamente pelle. Abbiamo lavorato con archi, percussioni e soprattutto tantissimo sulla voce. Mi piace pensare che le canzoni siano organismi vivi e che a volte ti chiedono di diventare altro. Penso che Amen mi abbia anche fatto capire qualcosa di quello che voglio fare dopo.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/I70FvPCcYl4/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>Nei tuoi progetti tutto sembra realizzato a mano: costumi, scenografie, oggetti, performance. In un&#8217;epoca dominata dall&#8217;intelligenza artificiale e dalla velocità, l&#8217;artigianalità è anche una presa di posizione?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">La verità è che mi piace sporcarmi le mani. È il momento in cui mi sento più vicina a quello che faccio. Amo stare in studio, costruire un look, pensare a una performance e vedere un’idea che prende forma. Ora tutto corre sì, ma non voglio perdere per strada questo amore per i dettagli. Allo stesso tempo questa velocità mi carica, quindi cerco di starci dentro con le mie regole. Adoro anche il lato digitale e con i social gioco tantissimo. Non vedo i due mondi in conflitto, uso quello che mi serve per raccontare al meglio cosa ho in testa.</p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>Se dovessi organizzarmi una giornata perfetta per entrare nel tuo universo creativo, come sarebbe?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">Ti organizzerei proprio una giornata detossinante. La mattina partiamo con&nbsp;<em>Voss</em>&nbsp;di McQueen, il pomeriggio ci guardiamo&nbsp;<em>Pieles</em>&nbsp;di Eduardo Casanova, la sera concerto di Gaga. Poi se alle quattro di mattina hai ancora energie, per il post serata ti porto ad una performance drag. Tornato a casa secondo me sarai sovrastimolato ma con la vision a fuoco.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111822" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/_mg_4743/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="OBA_Toh!_intervista" data-image-description="&lt;p&gt;OBA_Toh!_intervista&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-683x1024.jpg" alt="OBA_Toh!_intervista" class="wp-image-111822" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/MG_4743.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
</div>


<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>Qual è la cosa più importante che vorresti lasciare a chi ascolta la tua musica o viene a un tuo live?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">Per me il massimo sarebbe che qualcuno uscisse da un mio live o da una mia canzone con un po’ meno paura di mostrarsi davvero per quello che è. Che gli passasse un po’ la voglia di rimpicciolirsi per gli altri.</p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>Guardando avanti, quale traccia vorresti lasciare nella musica pop italiana?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">Mi piacerebbe essere riuscita ad allargare l’idea di cosa può essere una popstar in Italia. Per me il pop è più un linguaggio che un genere e per questo non credo esista un solo modo di farlo. Non penso si debba scegliere tra una grande canzone e una visione forte, tra arrivare a tante persone e avere un’identità precisa, tra intrattenere e dire qualcosa. Mi piace quando il pop riesce a parlare anche di cose serie senza smettere di essere divertente.</p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph"><strong>Cosa stai ascoltando in questo periodo? Ci sono artisti o dischi che ti stanno influenzando particolarmente mentre lavori alla nuova musica?</strong></p>



<p class="isSelectedEnd wp-block-paragraph">In questo periodo mi sto rimangiando&nbsp;<em>My 21st Century Blues</em>&nbsp;di Raye come se fosse appena uscito. E poi tantissima Doechii. Sono tornata in studio e sono proprio in quella fase in cui mi accende ascoltare artisti che mi fanno venire voglia di scrivere.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/Vj1wzbbu9Kc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/oba-costruire-un-mondo-oltre-la-musica/">OBA: un mondo parallelo di musica e immagini</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Boris Torres: il mondo che abitano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 16:04:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[Boris Torres]]></category>
		<category><![CDATA[gay art]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Boris Torres la pittura nasce spesso da questo passaggio: un fotogramma, una fotografia, un corpo, qualcosa visto molti anni prima ritorna e chiede di essere guardato di nuovo. Non per essere riprodotto, ma per diventare altro. Una memoria reinventata, una storia possibile, uno spazio in cui desiderio e vulnerabilità possono finalmente convivere. Le immagini&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/">Boris Torres: il mondo che abitano</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Per Boris Torres la pittura nasce spesso da questo passaggio: un fotogramma, una fotografia, un corpo, qualcosa visto molti anni prima ritorna e chiede di essere guardato di nuovo. Non per essere riprodotto, ma per diventare altro. Una memoria reinventata, una storia possibile, uno spazio in cui desiderio e vulnerabilità possono finalmente convivere.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini di Boris Torres sembrano arrivare da un tempo che conosciamo, ma che non riusciamo a collocare. Sono intime e insieme esposte, sensuali senza essere soltanto erotiche. Ci invitano a guardare e, quasi nello stesso momento, ci ricordano che anche il nostro sguardo racconta qualcosa di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è proprio questo che rende la pittura di Boris Torres così personale: nel tentativo di dare forma a ciò che desideriamo, finiamo per rivelare ciò che siamo o forse perchè un’immagine non ci appartiene mai davvero fino a quando non la trasformiamo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="775" data-attachment-id="111801" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/0b9658bb-d098-4809-a883-a242c48a98b0_1_201_a-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/0B9658BB-D098-4809-A883-A242C48A98B0_1_201_a-copia.jpg" data-orig-size="2225,1684" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone Air&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1780930381&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0083333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti dei tuoi dipinti sembrano più ricordi che immagini. Ti interessa documentare un momento o reinventarlo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso ai miei dipinti come al tentativo di ricordare un sogno. Per riuscire a recuperarlo a partire da un’immagine già esistente, devo inevitabilmente reinventarlo. E c’è sempre qualcosa che rimane sconosciuto, impossibile da afferrare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="744" height="1024" data-attachment-id="111802" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/1eff5efc-e265-487c-a073-644a2f8ff0f8_1_201_a-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/1EFF5EFC-E265-487C-A073-644A2F8FF0F8_1_201_a-copia-scaled.jpg" data-orig-size="1860,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 12 Pro Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1625061534&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;80&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0083333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lavori spesso a partire da fotogrammi cinematografici, fotografie e immagini trovate. Quando l’immagine di qualcun altro diventa la tua storia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, una parte del mio lavoro nasce dalle immagini che ho raccolto nel corso degli anni: fotogrammi di film, fotografie e immagini trovate online. Nel momento in cui inizio a dipingerle o a disegnarle, però, diventano mie perché iniziano ad assumere un aspetto e una presenza diversi. Anche quando alcuni elementi della tavolozza cromatica o della composizione rimangono gli stessi, l’immagine si trasforma in una nuova storia, capace di parlare un linguaggio differente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="542" data-attachment-id="111803" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/2d169541-febb-4cba-8f88-d5d66589526f_1_105_c-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/2D169541-FEBB-4CBA-8F88-D5D66589526F_1_105_c-copia.jpg" data-orig-size="700,542" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone Air&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1768411610&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;80&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi soggetti sono spesso sospesi tra esposizione e intimità. Pensi che la vulnerabilità sia qualcosa che scegliamo o qualcosa che accade quando siamo davvero visti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro che realizzo nasce da parti autentiche di me, da ciò che sono davvero. Quando viene liquidato o respinto, ne soffro. <br><br>È in quei momenti che mi sento esposto e vulnerabile, perché ciò che conosco e in cui credo viene improvvisamente messo in discussione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Con il passare degli anni, però, mi sento sempre più a mio agio nel mondo e con me stesso. Ogni anno che passa porta via un po’ del peso delle mie insicurezze. Forse la vulnerabilità è proprio ciò che resta quando c’è sempre meno da nascondere, quando si è finalmente sicuri di chi si è.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="803" data-attachment-id="111804" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/8d7275df-4fac-4c55-b0af-f6e6c8b0ea0f_1_201_a-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/8D7275DF-4FAC-4C55-B0AF-F6E6C8B0EA0F_1_201_a-copia.jpg" data-orig-size="2288,1795" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone Air&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770286405&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;40&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0081967213114754&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il cinema sembra perseguitare il tuo lavoro. Ci sono film a cui ritorni non perché li ami, ma perché continuano a porti domande irrisolte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, il cinema è stato spesso una fonte di ispirazione. Sono cresciuto a Piñas, una piccola città dell’Ecuador che aveva uno splendido cinema, e passavo moltissimo tempo a guardare qualsiasi cosa: dai film di Pasolini ai kung fu movie, fino ai grandi classici di Hollywood.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Quelle immagini sono rimaste con me. Ancora oggi riesco a vedere nitidamente molti di quei fotogrammi nella mia mente. Senza rendermene conto, il cinema mi ha insegnato la composizione, la luce, l’atmosfera e il modo in cui si costruisce un’emozione visiva.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Fin da quando ero un giovane artista ho tratto ispirazione dai film di Jean-Claude Cadinot, così come da altri film e immagini di carattere erotico, opere che continuo a rivedere e a riscoprire nel corso degli anni.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="685" height="553" data-attachment-id="111806" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/361f665a-5ee2-4432-9548-6c00fb71dc7a_1_105_c-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/361F665A-5EE2-4432-9548-6C00FB71DC7A_1_105_c-copia.jpg" data-orig-size="685,553" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone Air&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1758820357&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.960000038147&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti artisti parlano di rappresentazione. Il tuo lavoro sembra spesso più interessato al desiderio in sé. Cosa ti interessa di più: chi viene rappresentato o il modo in cui lo guardiamo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambi gli aspetti sono importanti. Nei ritratti che dipingo dal vero, ad esempio, conta soprattutto chi viene rappresentato. Al contrario, nei lavori che nascono da immagini già esistenti, mi interessa interrogare ciò che stiamo guardando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se uno dei due aspetti mi interessi più dell’altro, o se per me abbia davvero importanza stabilire una gerarchia. Credo però che il desiderio sia sempre stato presente nell’arte.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Per me fare arte è un processo intuitivo, che può svilupparsi in direzioni diverse. A volte tutto nasce dal desiderio, da una sensazione provocata da un’immagine che mi seduce, che sia erotica oppure no.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Rivelarlo non è sempre semplice, perché l’arte porta alla luce verità sull’artista. Da giovane, i miei desideri mi sembravano perversi, peccaminosi, tossici: erano tutte quelle parti di me che avevo imparato a non abitare, a non amare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare arte è diventato il modo per esporre quei sentimenti alla luce. È come togliere una benda da una ferita, permetterle di respirare e di diventare più forte. Con il tempo ho capito che proprio ciò che mi era stato insegnato a nascondere era spesso la parte più autentica di me. In questo senso, il desiderio non è soltanto un tema del mio lavoro: è anche ciò che lo guida.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="766" height="1024" data-attachment-id="111807" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/b90d4f58-7493-4b69-ada0-c23ec4f2fc48_1_201_a-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/B90D4F58-7493-4B69-ADA0-C23EC4F2FC48_1_201_a-copia.jpg" data-orig-size="1822,2435" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 12 Pro Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1628611397&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;64&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0083333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nei tuoi dipinti si avverte un forte senso di nostalgia e di desiderio. Pensi che il desiderio sia qualcosa da superare oppure qualcosa che valga la pena preservare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me il desiderio trova compimento attraverso il processo creativo. Realizzare un dipinto, ad esempio, significa attraversare un sentimento, un’attrazione, un’ossessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel momento in cui creo, qualcosa che dentro di me era rimasto irrisolto trova finalmente uno spazio in cui esistere, al di fuori di me. Il dipinto diventa così la traccia di quel sentimento, in attesa di essere vissuto ancora una volta.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="529" height="715" data-attachment-id="111808" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/ca3da1b4-27ab-4190-9b4f-35ebe67dfbe5_1_105_c/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/CA3DA1B4-27AB-4190-9B4F-35EBE67DFBE5_1_105_c.jpg" data-orig-size="529,715" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone XS Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1547475379&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0081967213114754&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo lavoro invita lo spettatore a guardare, ma gli ricorda anche che guardare non è mai un atto innocente. Che ruolo ha il voyeurismo nella tua pratica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte del mio lavoro è molto esplicita. L’ho definita persino pornografica, una parola che nel mondo dell’arte continua a essere poco gradita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che mi interessa è portare quelle immagini in uno spazio pubblico, dove non possano più essere consumate in modo privato o anonimo. In quel contesto lo spettatore prende coscienza del proprio sguardo, ed è proprio questa consapevolezza a generare disagio. È un disagio che mi interessa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">In un certo senso, quelle immagini dicono “fuck you” all’imbarazzo, al senso di colpa e al giudizio che così spesso circondano la sessualità, i nostri feticismi e quei desideri che molti di noi hanno imparato a temere o a reprimere. Credo ci sia qualcosa di profondamente liberatorio nel portarli allo scoperto e renderli visibili.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, questo mette in luce la tensione tra desiderio e vergogna, tra ciò che siamo disposti a riconoscere pubblicamente e ciò che preferiamo tenere nascosto. È in questo senso che il voyeurismo entra nel mio lavoro: lo spettatore è invitato a guardare, ma anche a prendere coscienza del fatto che sta guardando, restando dentro quella tensione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="771" data-attachment-id="111809" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/img_5890/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5890.jpg" data-orig-size="2429,1828" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 13 Pro Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1684151449&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.7&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;40&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0045662100456621&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai parlato del fatto di aver trovato una comunità a New York quando eri giovane. La tua idea di comunità è cambiata nel corso degli anni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi considero molto fortunato ad aver fatto coming out in una New York profondamente diversa da quella di oggi. Ho vissuto la mia adolescenza sui moli di New York, dove ho incontrato altri ragazzi queer con storie, esperienze e difficoltà molto simili alle mie. Quella comunità è stata fondamentale. Era un luogo in cui mi sentivo visto e amato, in un periodo in cui ci percepivamo come dei paria agli occhi del mondo, mentre cercavamo di capire chi fossimo diventando adulti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Negli anni la mia idea di comunità è cambiata. È diventata più raccolta, più radicata nella vita quotidiana.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi io e mio marito stiamo crescendo i nostri due gemelli di quattordici anni, un maschio e una femmina, insieme alle loro due mamme. Siamo due papà e due mamme, tutti genitori a tempo pieno, e viviamo in due appartamenti collegati da una porta interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di comunità che ho trovato da ragazzo a New York continua a essere importante per me, ma oggi la mia comunità coincide soprattutto con la famiglia e con le persone con cui condivido ogni giorno la mia vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="812" height="1024" data-attachment-id="111810" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/img_6371/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_6371.jpg" data-orig-size="1746,2203" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 13 Pro Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1686924777&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.7&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;50&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.001937984496124&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alcuni tuoi dipinti sembrano sospesi fuori dal tempo. Ti interessa la nostalgia o la creazione di storie alternative?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piacciono molto i titoli. Amo inventare un universo intorno alle immagini che realizzo. Spesso il titolo rimanda a qualcosa di distante dalla fonte originale e apre un nuovo modo di leggere l’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, l’immagine di due persone che si baciano potrebbe intitolarsi <em>1949</em> oppure <em>Tradimento</em>, o ancora prendere il nome di una spiaggia dell’Ecuador, creando così un legame ancora più personale con il lavoro.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’immagine rimane la stessa, ma la storia comincia a spostarsi, ad ampliarsi, lasciando spazio all’ambiguità.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">orse è anche per questo che alcuni miei dipinti sembrano sospesi fuori dal tempo. Mi piace che chi li osserva abbia la sensazione di trovarsi davanti a un frammento di una storia più grande: qualcosa di familiare, ma mai del tutto conoscibile.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="770" height="1024" data-attachment-id="111811" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/inkimg_0310/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/inkIMG_0310.jpg" data-orig-size="1724,2293" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone XS Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1538145580&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;64&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è la differenza tra dipingere qualcuno che conosci e dipingere qualcuno che conosci soltanto attraverso un’immagine?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dipingo persone che conosco da diversi anni ed è sempre un’esperienza speciale. La differenza più grande è che tutto accade nel tempo presente: diventa un momento condiviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo permette di stare insieme, osservare, parlare, e l’intimità nasce in modo naturale. Per questo dipingere qualcuno dal vero è un processo molto più stratificato. Ci sono il movimento, la conversazione, i cambiamenti d’umore, la stanchezza, le distrazioni e il semplice scorrere del tempo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un’immagine fissa ti consegna un istante immobile, mentre una persona cambia continuamente davanti ai tuoi occhi. Quello che cerco di cogliere è qualcosa che non sempre può essere visto: una sensazione, uno stato d’animo, qualcosa di interiore, oppure l’energia che si crea tra me e chi posa.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lavoro a partire da un’immagine, spesso invento una storia intorno a essa. Quando invece dipingo una persona dal vero, quella storia sta già prendendo forma davanti a me. Il dipinto diventa la traccia della sua presenza e dell’incontro che abbiamo condiviso durante la sua realizzazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="775" height="1024" data-attachment-id="111812" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/inkimg_0960/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/inkIMG_0960.jpg" data-orig-size="1859,2455" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone XS Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1539959158&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;40&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0082644628099174&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando oggi guardi il tuo lavoro, cosa pensi che riveli di te che non avevi mai intenzione di mostrare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’opera può rivelare emozioni, desideri, punti di forza e fragilità di cui, mentre la si realizza, non si è ancora pienamente consapevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che un’opera non riuscita trasmetta insicurezza: sembra troppo consapevole di sé, quasi si sforzasse di essere qualcosa invece di limitarsi a esistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’opera riuscita, invece, può essere libera, spontanea e sicura di sé, oppure estremamente rifinita, controllata e definita. In entrambi i casi, ogni scelta racconta qualcosa dello stato mentale dell’artista in quel preciso momento.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gli spettatori possono sentirsi più vicini a un approccio piuttosto che a un altro, ma entrambi conservano le tracce di chi sono, dell’artista che li ha creati.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, nel lavoro sono presenti anche i miei desideri e le mie infatuazioni. Le immagini verso cui mi sento attratto, le persone che scelgo di dipingere e le storie che decido di raccontare rivelano inevitabilmente qualcosa di ciò che mi muove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riesco a riconoscere queste tracce soltanto anni dopo, quando posso guardare un’opera con il giusto distacco. In questo senso, un dipinto può sapere di te più di quanto tu stesso sappia nel momento in cui lo realizzi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="833" height="661" data-attachment-id="111813" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/la-maja-oil-on-panel-11x14-inches-2024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/La-Maja-oil-on-panel-11x14-inches-2024.jpg" data-orig-size="833,661" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.78&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16 Pro Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1739791604&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;6.7649998656528&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;50&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0083333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres La Maja, oil on panel, 11&amp;#215;14 inches, 2024" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue figure maschili appaiono insieme in momenti di intimità, desiderio o tenerezza. Ti interessa rappresentare la sessualità in sé o immaginare forme di connessione che alla società concede raramente agli uomini di vivere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi interessa rappresentare sia la sessualità sia il mondo emotivo interiore. Il sesso è stato spesso un tema centrale del mio lavoro e non vedo alcun motivo per separare la sessualità dal resto dell’esperienza umana. Per gran parte della mia vita, il desiderio è stato qualcosa circondato da vergogna, segretezza e giudizio. Per questo rappresentarlo apertamente può assumere, allo stesso tempo, un significato profondamente personale e politico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="814" height="1024" data-attachment-id="111814" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/31-baths-by-boris-torres-marker-on-paper-14x20-inches/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/markerIMG_1895-copia.jpg" data-orig-size="1499,1885" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 5&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;boris art&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1373027885&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.13&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;50&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;31. \u201cbaths,\u201d by Boris Torres; marker on paper, 14x20 inches,&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres baths" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, mi interessa mostrare forme di relazione che agli uomini viene meno spesso concesso di vivere. Molte delle figure nei miei dipinti condividono momenti di tenerezza. Si sfiorano, si abbracciano, contemplano i rispettivi corpi ed esistono insieme in modi che possono apparire vulnerabili, ma anche profondamente emancipanti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le figure che dipingo sono libere di vivere il piacere, il desiderio, la fantasia e la connessione erotica senza alcun bisogno di giustificarsi. Credo ci sia ancora spazio per immaginare emozioni profonde e complesse all’interno di questi corpi.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per me quei momenti sono importanti quanto il contenuto erotico stesso. Sono cresciuto cercando immagini che riflettessero i miei desideri e le mie esperienze, ma ne esistevano pochissime. Ancora oggi le rappresentazioni degli uomini sono spesso limitate da aspettative legate alla mascolinità, alla forza e al controllo delle emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mio lavoro desidero che tutte queste dimensioni possano convivere. Per me la sessualità è raramente separata da ciò che rivela della nostra vita interiore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="1024" data-attachment-id="111815" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/last-of-the-boricuas-by-boris-torres-ink-on-paper-18x24-inc/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/inkIMG_4365-scaled.jpg" data-orig-size="1792,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 6s Plus&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1476282169&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.15&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;25&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.066666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;\&quot;Last of the Boricuas,\&quot; by Boris Torres; ink on paper, 18x24 inc&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Boris Torres &amp;#8220;Last of the Boricuas,&amp;#8221; by Boris Torres; ink on paper, 18&amp;#215;24 inc" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo lavoro rappresenta spesso il desiderio come qualcosa di collettivo anziché privato. Cosa ti interessa dell’intimità condivisa?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ne sono del tutto sicuro. In parte credo dipenda dal desiderio di essere quei personaggi, di poter abitare il mondo che occupano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quelle immagini percepisco una libertà assoluta, un’assenza totale di inibizioni che trovo irresistibile. Forse rappresentano qualcosa che mi è mancato, oppure qualcosa che continuo a sentire irraggiungibile a causa della paura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="762" data-attachment-id="111816" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/venus-boy-oil-on-panel-12x16-inches-2024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/09/Venus-boy-oil-on-panel-12x16-inches-2024-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1905" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.78&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 16 Pro Max&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1739791770&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;6.7649998656528&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0082644628099174&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Venus boy, oil on panel, 12&amp;#215;16 inches, 2024" data-image-description="&lt;p&gt;Boris Torres&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Sono spesso attratto da immagini in cui il desiderio viene mostrato invece di essere nascosto, dove le persone sono connesse tra loro fisicamente ed emotivamente, persino quando quella connessione assume forme contorte o ambigue. A volte quelle scene hanno qualcosa di utopico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che siano reali o immaginate mi interessa relativamente. Ciò che conta davvero è quello che rappresentano. Credo che la pittura mi permetta di entrare in quei luoghi e di rimanerci per un po’.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/09/boris-torres-il-mondo-che-abitano/">Boris Torres: il mondo che abitano</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>HÅN: «La mia nuova fine è il modo più sincero di ricominciare»</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 16:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Hån]]></category>
		<category><![CDATA[intervista Hån]]></category>
		<category><![CDATA[nuova musica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[una nuova fine]]></category>
		<category><![CDATA[undamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>HÅN racconta Una nuova fine (Undamento): il nuovo album tra cambiamento, stagioni, passaggio all’italiano e una scrittura più personale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/">HÅN: «La mia nuova fine è il modo più sincero di ricominciare»</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Una nuova fine</em>&nbsp;è il disco con cui HÅN racconta il cambiamento trasformando il tempo in parte integrante del racconto. Pubblicato seguendo il ritmo delle stagioni, il progetto è stato svelato attraverso quattro capitoli composti da due brani ciascuno, fino all&#8217;arrivo dell&#8217;album completo con tre tracce inedite. Un percorso narrativo in cui ogni stagione rappresenta una fase diversa, personale e musicale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei dieci brani, anche il suono attraversa una trasformazione: dalle atmosfere più oscure ed elettroniche dei primi episodi si passa a una dimensione più organica, fatta di strumenti acustici, arrangiamenti ricchi e una scrittura più diretta. Al centro rimane la ricerca di una voce autentica, capace di raccontare emozioni, relazioni e cambiamenti senza filtri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una caldissima giornata estiva ci siamo incontrati al Parco Lambro, a Milano, per fare due chiacchiere e qualche scatto. <a href="https://www.instagram.com/hanmusic.jpg/">Giulia Fontana</a>, in arte HÅN, ci ha raccontato la nascita di&nbsp;<em>Una nuova fine</em>&nbsp;(Undamento), il passaggio definitivo all&#8217;italiano e un album costruito attorno al ciclo delle stagioni, dove ogni fine può diventare l&#8217;inizio di qualcosa di nuovo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="111767" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5853/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5853.jpg" data-orig-size="853,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784904410&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN_ph_Ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Giulia, l&#8217;ultima volta che ci siamo visti era per il disco del 2022. Da allora sono passati diversi anni e la tua musica è cambiata molto. Eppure, secondo me, il tuo immaginario è rimasto riconoscibile: è cambiato soprattutto il suono, non il tuo mondo. Come hai vissuto questa evoluzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il <a href="https://toh-magazine.com/2022/04/han-le-mie-canzoni-sono-un-diario-aperto/">primo album</a> e il nuovo  c&#8217;è stato anche un EP<em> fuori dalla stanza</em>, nel 2024, già in italiano, che rappresentava una specie di ponte tra i due lavori. Però il cambiamento più grande è stato soprattutto nel modo di scrivere. Più che la lingua, è cambiato quello che voglio dire e come voglio dirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio mi piaceva costruire immagini molto elaborate, quasi criptiche. Erano testi più astratti, complessi, che spesso lasciavano spazio a tante interpretazioni. Oggi quella scrittura mi interessa meno. Preferisco andare dritta al punto. I miei testi sono diventati molto più semplici, ma anche molto più sinceri. Mi sembra di aver trovato una dimensione che mi rappresenta davvero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;inglese all&#8217;italiano trovare una voce più autentica</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pensi che questo cambiamento sia legato anche al fatto di scrivere e cantare in italiano? Molti artisti raccontano di sentirsi più esposti nella propria lingua.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente la lingua ha avuto un ruolo, anche se il cambiamento non è stato immediato. L&#8217;EP era ancora una via di mezzo e, riguardandolo oggi, sento che stavo ancora cercando la mia voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso invece mi sento in pace con quello che faccio. Prima mi piaceva la mia musica, ma avevo sempre la sensazione che mancasse un pezzo di schiettezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi non vivi l&#8217;italiano come qualcosa che ti rende più vulnerabile, ma come una forma di autenticità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Per me è proprio questo il senso di fare musica. Se ti nascondi, perdi qualcosa. L&#8217;inglese, inevitabilmente, crea una distanza: perché non tutti lo comprendono allo stesso modo, ma anche perché quando parli una lingua diversa dalla tua ti relazioni in maniera diversa con quello che stai dicendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una cosa di cui si parla anche in psicologia: ogni lingua attiva sfumature diverse della nostra personalità. Quando scrivo in italiano sento di essere molto più vicina a me stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come è avvenuto questo passaggio? C&#8217;è stato un momento preciso in cui hai capito che avresti scritto in italiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente è successo mentre vivevo a Londra, nel 2021. Lì ho conosciuto diversi musicisti, sia inglesi sia italiani. Con alcuni ragazzi di Pescara abbiamo iniziato a scrivere insieme e, durante quel periodo, ho provato per la prima volta a farlo in italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano gli anni del Covid, quindi passavamo tantissimo tempo a casa a scrivere. Vivere in un contesto così internazionale mi ha fatto capire che l&#8217;inglese, in fondo, non era la mia lingua naturale. Sentivo che mi mancava qualcosa e ho iniziato a cercare una voce più personale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-attachment-id="111768" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5958/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5958.jpg" data-orig-size="853,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;7.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784905089&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo suono tra elettronica, strumenti acustici e sperimentazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È cambiato anche il suono. Questo disco è molto più suonato, più organico, quasi più vicino alla forma canzone d&#8217;autore, pur mantenendo una componente elettronica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ed è una cosa che è nata strada facendo. Se ascolti il disco dall&#8217;inizio alla fine, senti quasi una trasformazione: parte con sonorità più elettroniche e poi diventa sempre più acustico e ricco di strumenti reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio ero ancora legata alle produzioni precedenti, ma volevo cercare un suono più crudo. Era una ricerca che avevo già iniziato con Marco Giudici nell&#8217;EP. Mi piaceva il suo modo di registrare, molto materico, capace di catturare anche piccoli rumori e imperfezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì abbiamo iniziato ad aggiungere strumenti come violoncello, clarinetto e altri elementi orchestrali. Mi piaceva l&#8217;idea di utilizzare strumenti tradizionali, ma manipolandoli con effetti e sound design.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infatti l&#8217;elettronica non è sparita: semplicemente è diventata parte del paesaggio sonoro, non più il centro, sei d&#8217;accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. La produzione l&#8217;ha curata Tobia, ma abbiamo costruito tutto insieme. Io suono chitarra e pianoforte, anche se non in maniera accademica, quindi spesso cantavo le idee, i riff o le melodie che avevo in testa e poi le sviluppavamo in studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non avevamo un progetto preciso fin dall&#8217;inizio. Abbiamo scoperto il suono del disco mentre lo stavamo facendo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111771" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5882/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5882.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784904572&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN_ph_Ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Le quattro stagioni come racconto di un ciclo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il disco è diviso in quattro capitoli, uno per ogni stagione, usciti prima singolarmente sotto forma di EP. ed ora racchiusi insieme a formare l&#8217;album Da dove nasce questo concept?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi affascinava l&#8217;idea di costruire un racconto ciclico. Nella vita ci sono tante cose che ritornano continuamente: gli stessi problemi, le stesse dinamiche, persone diverse che ti fanno vivere esperienze simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stagioni rappresentano proprio questo ciclo. Ognuna racconta un momento diverso del mio anno, ma anche del mondo intorno a me. Nei lavori precedenti ero molto concentrata sull&#8217;interiorità, sul diario, sulla stanza. Stavolta avevo voglia di guardare anche fuori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brani come <em>Se fossi un verme</em> parlano del corpo e di una condizione collettiva, mentre <em>Girotondo</em> nasce da una riflessione sulla fine del mondo, insieme metaforica e molto concreta. Le stagioni mi sembravano il contenitore perfetto per unire tutte queste prospettive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Una nuova fine&#8221;: quando lasciare andare diventa una rinascita</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai scelto di intitolare il disco&nbsp;<em>Una nuova fine</em>. È un titolo che ribalta l&#8217;espressione &#8220;un nuovo inizio&#8221;. Come ci sei arrivata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva proprio questo ribaltamento. È un gioco di parole, ma racconta anche una cosa molto personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio sempre molta fatica a lasciare andare le cose: rapporti, lavori, situazioni. Tendo a restare fino a quando non arrivo davvero al limite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest&#8217;anno, però, ho imparato a vivere le conclusioni in modo diverso. Quando qualcosa finisce non provo più quella sensazione di tragedia. Penso semplicemente che sia arrivato il suo momento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fine, in realtà, contiene già l&#8217;inizio di qualcos&#8217;altro. È probabilmente la lezione più importante che mi porto dietro da quest&#8217;anno.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111770" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/iks_5861/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/IKS_5861.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS R6m2&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784904429&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ikka mirabelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="HÅN_ph_Ikka_mirabelli" data-image-description="&lt;p&gt;HÅN_ph_Ikka_mirabelli&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Generic Animal, Rare<strong>ș</strong>, Assurditè e Leanò, sono i feat del disco, erano amici o lo sono diventati?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;album è nato da una session a La Casa degli Artisti a Milano, c&#8217;è stato un bel giro di persone, ma loro sono speciali, Rareș ha una sensibilità unica, con Assurditè e Leanò abbiamo fatto questo arrangiamento che si apre, vecchio stile, che mi piace moltissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Generic Animal non lo conoscevo di persona ma <em>un animale non sa piangere</em> è nata al volo, ci siamo trovati subito in sintonia, il brano è praticamente uguale a quando l&#8217;abbiamo scritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi ha realizzato l&#8217;artwork del disco? C&#8217;è una continuità visiva con il lavoro precedente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ha realizzato Agata Ferrari Bravo. È un&#8217;artista che lavora tra pittura, tessuti e scultura. L&#8217;avevo scoperta sui social e poi ho scoperto che era anche amica di Dylan di Undamento, la mia etichetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piaceva molto il suo immaginario e sentivo che poteva creare qualcosa che dialogasse con il disco precedente senza ripetersi. Infatti le due copertine si parlano: appartengono allo stesso universo, ma raccontano un momento diverso del percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultimo album di cui ti sei innamorata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">OKlou &#8220;Choke Enough&#8221; è un album perfetto anche nella sua dimensione live, che ho avuto modo di vedere. E&#8217; un&#8217;artista incredibile,.nessuno fa le armonizzazioni dal vivo come lei.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="640" data-attachment-id="111772" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/08/han-la-mia-nuova-fine-e-il-modo-piu-sincero-di-ricominciare/attachment/74804/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/08/74804.jpg" data-orig-size="640,640" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="74804" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;HÅN &amp;#8220;Una nuova fine&amp;#8221; (Undamento) &amp;#8211; ascoltalo qui&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Summer Rituals: cinque prodotti Lancaster e un nuovo modo di vivere la protezione quotidiana.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/07/summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 20:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[club monaco]]></category>
		<category><![CDATA[coconut club]]></category>
		<category><![CDATA[jasmine sunset]]></category>
		<category><![CDATA[lancaster]]></category>
		<category><![CDATA[sunscreen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca scientifica di Lancaster si affianca a texture leggere, formule invisibili e sensorialità, dando vita a prodotti pensati per accompagnare ogni momento della giornata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana/">Summer Rituals: cinque prodotti Lancaster e un nuovo modo di vivere la protezione quotidiana.</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">C&#8217;è una luce che appartiene solo all&#8217;estate. Cambia il modo in cui osserviamo i colori, accompagna le giornate più lunghe e trasforma anche i gesti più semplici in piccoli rituali di benessere. In questo scenario Lancaster continua a distinguersi per la capacità di interpretare l&#8217;evoluzione della protezione solare con uno sguardo sempre più contemporaneo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Se un tempo la protezione solare era vissuta come un passaggio necessario prima di esporsi al sole, oggi è diventata parte integrante della skincare quotidiana: un gesto che unisce cura, comfort e piacere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca scientifica di <a href="https://www.lancaster-beauty.com/it">Lancaster </a>si affianca a texture leggere, formule invisibili e sensorialità, dando vita a prodotti pensati per accompagnare ogni momento della giornata, dalla prima esposizione al sole fino ai gesti che prolungano il piacere dell&#8217;estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo speciale abbiamo selezionato cinque prodotti Lancaster che raccontano un modo nuovo di vivere la stagione. Tre alleati dedicati alla protezione della pelle e due body &amp; hair fragrance mist che trasformano il profumo in un ricordo da indossare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l&#8217;estate non è fatta soltanto di <a href="https://toh-magazine.com/2025/08/lancaster-il-sole-si-porta-addosso-e-non-solo-in-spiaggia/">sole</a>, ma anche di quei piccoli rituali quotidiani che scegliamo di portare con noi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111749" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana/lancaster-sun-perfect/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 11&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1783264130&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00018198362147407&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="LANCASTER SUN PERFECT" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-768x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111749" style="width:840px;height:auto" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-1536x2048.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-SUN-PERFECT-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La ricerca Lancaster: una protezione che guarda oltre l&#8217;SPF</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni la protezione solare ha ampliato il proprio raggio d&#8217;azione. Oltre ai tradizionali raggi UVB e UVA, oggi la ricerca considera anche il ruolo della luce visibile, compresa la luce blu, e dei raggi infrarossi nel processo di fotoinvecchiamento cutaneo. Per questo&nbsp;Lancaster&nbsp;ha sviluppato la&nbsp;Full Light Technology<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, presente nei prodotti di questa selezione, pensata per offrire una protezione ad ampio spettro che accompagna la pelle durante tutta l&#8217;esposizione alla luce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a questa, alcuni prodotti della linea&nbsp;Sun Perfect Air&nbsp;integrano anche la&nbsp;AIR-O₂ Technology, studiata per contribuire a mantenere la pelle luminosa e dall&#8217;aspetto fresco, affiancando la protezione con un approccio orientato alla skincare quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lancaster Sun Beauty Face Stick SPF50</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di estremamente pratico nei prodotti che riescono a entrare nella quotidianità senza richiedere gesti complicati. <strong>Lancaster Sun Beauty Face Stick SPF50</strong> nasce proprio con questa idea: rendere la protezione solare un&#8217;abitudine semplice, veloce e sempre a portata di mano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il formato compatto e l&#8217;applicazione direttamente sulla pelle, senza bisogno di utilizzare le mani, lo trasformano in un alleato ideale da tenere in borsa, nello zaino o nel bagaglio a mano, pronto per essere riapplicato ogni volta che se ne presenta la necessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula trasparente scorre facilmente sul viso senza lasciare residui visibili, regalando una sensazione di comfort e leggerezza fin dalla prima applicazione. Il formato stick rende immediata la riapplicazione durante la giornata, soprattutto sulle zone del viso più esposte, come naso, zigomi, fronte, contorno occhi, orecchie e collo, ma anche su tatuaggi, cicatrici o aree particolarmente sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che stupire con effetti speciali,&nbsp;<strong>Lancaster</strong>&nbsp;punta qui su un&#8217;idea di semplicità. È uno di quei prodotti progettati per entrare nella routine quasi senza farsi notare, proprio perché eliminano ogni complicazione. Un dettaglio che ricorda come l&#8217;efficacia di un solare dipenda anche dalla facilità con cui viene utilizzato e riapplicato nel corso della giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lancaster Sun Perfect Air Daily Invisible Fluid SPF50 Glow Booster</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è un prodotto che racconta quanto la protezione solare sia cambiata negli ultimi anni, è&nbsp;<strong>Lancaster Sun Perfect Air Daily Invisible Fluid SPF50 Glow Booster</strong>. Pensato per accompagnare la skincare di ogni giorno, questo fluido ultra leggero si inserisce con naturalezza nella routine quotidiana, dimostrando come la protezione dal sole non appartenga più soltanto ai mesi delle vacanze, ma sia diventata parte della cura della pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La texture impalpabile si assorbe rapidamente senza lasciare tracce visibili e regala una piacevole sensazione di freschezza. La presenza di vitamina C, estratto di ginkgo biloba e di un complesso antiossidante contribuisce a mantenere l&#8217;incarnato luminoso e dall&#8217;aspetto vitale, accompagnando la pelle nella quotidianità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che aggiungere un ulteriore passaggio alla skincare,&nbsp;<strong>Lancaster</strong>&nbsp;sceglie di integrare la protezione in un gesto che appartiene già alla routine. È un approccio che racconta bene come il solare stia diventando parte della cura della pelle, non soltanto durante le vacanze, ma ogni giorno dell&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lancaster Sun Perfect Air Invisible Face Mist SPF50</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono prodotti che riescono ad accompagnare la giornata con discrezione, diventando quasi un gesto spontaneo.&nbsp;<strong>Lancaster Sun Perfect Air Invisible Face Mist SPF50</strong>&nbsp;nasce con questa filosofia: offrire una protezione elevata in un formato spray leggero e invisibile, pensato per essere riapplicato facilmente durante il giorno, anche sopra il make-up.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nebulizzazione fine avvolge il viso con un velo impercettibile che non appesantisce la pelle e rende la riapplicazione semplice e immediata, senza interrompere ciò che si sta facendo. È uno di quei prodotti che finiscono per entrare naturalmente nella quotidianità, proprio perché riescono a semplificare un gesto fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che reinventare la protezione, Lancaster sceglie di renderla ancora più naturale. La possibilità di riapplicare il prodotto in pochi secondi, ovunque ci si trovi, racconta un modo diverso di vivere l&#8217;estate: senza interrompere il momento, ma lasciando che la protezione accompagni con discrezione il ritmo della giornata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111750" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana/lancaster-monaco/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/LANCASTER-MONACO.jpg" data-orig-size="1086,1448" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Lancaster" data-image-description="&lt;p&gt;Lancaster&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">La protezione è il primo gesto. Il profumo arriva dopo, quando il sole ha già lasciato il suo segno sulla pelle e la giornata continua con un ritmo diverso. È un momento più personale, fatto di dettagli e di sensazioni che non rispondono a una necessità, ma al piacere di prolungare un&#8217;atmosfera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la <strong>Riviera Collection</strong>, Lancaster racconta questo rituale attraverso body &amp; hair fragrance mist pensate per accompagnare pelle e capelli con leggerezza. Più che evocare una destinazione precisa, entrambe costruiscono un immaginario fatto di luce, calore e piccoli gesti quotidiani, trasformando il profumo nell&#8217;ultimo dettaglio di una giornata d&#8217;estate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111751" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana/coconut-club/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/COCONUT-CLUB-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 11&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1783263890&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00048402710551791&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Lancaster" data-image-description="&lt;p&gt;Lancaster&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lancaster The Coconut Club</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono profumi che si fanno ricordare per la loro intensità e altri che scelgono una strada diversa, più discreta. <strong>Lancaster The Coconut Club</strong> appartiene a questa seconda categoria. È una body &amp; hair fragrance mist pensata per accompagnare pelle e capelli con leggerezza, lasciando una presenza delicata che si intreccia con il calore della giornata, senza mai cercare di diventare protagonista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La morbidezza del cocco incontra accenti floreali e sfumature calde, dando vita a una composizione cremosa, luminosa e rilassata che rimane leggera sulla pelle e sui capelli. Più che costruire una firma olfattiva complessa, <strong>Lancaster</strong> sceglie di raccontare un momento: quello in cui la luce accarezza la pelle, la pietra conserva ancora il calore del sole e il tempo sembra rallentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è proprio questa la qualità più interessante di <strong>The Coconut Club</strong>. Non cerca di evocare una destinazione precisa, ma un&#8217;atmosfera. È una fragranza che sembra appartenere più a una luce che a un luogo. Una presenza discreta, pensata per accompagnare la giornata con la stessa naturalezza di un gesto che si ripete senza pensarci.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111752" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/summer-rituals-cinque-prodotti-lancaster-e-un-nuovo-modo-di-vivere-la-protezione-quotidiana/jasmine-sunset/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/JASMINE-SUNSET-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 11&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1783263961&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.25&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;32&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00045004500450045&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Lancaster" data-image-description="&lt;p&gt;Lancaster&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lancaster Jasmine Sunset</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono fragranze che sembrano appartenere a un momento preciso della giornata. <strong>Lancaster Jasmine Sunset</strong> nasce da questa suggestione, accompagnando pelle e capelli con una presenza delicata che cambia insieme alla luce, senza mai imporsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La composizione intreccia la luminosità del gelsomino con sfumature morbide e leggermente ambrate, dando vita a una body &amp; hair fragrance mist floreale, calda e avvolgente, ma mai eccessiva. Più che definire una firma olfattiva, Lancaster sceglie di raccontare un&#8217;atmosfera, lasciando che la fragranza accompagni il momento con naturalezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è proprio qui che <strong>Jasmine Sunset</strong> trova la sua identità. Non racconta un luogo né un&#8217;ora precisa, ma quel momento in cui la luce trasforma lentamente i colori della pelle, della pietra e del paesaggio. Una presenza discreta, pensata per accompagnare la giornata fino agli ultimi riflessi del sole.</p>
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		<title>SEM&#038;STÈNN riscoprono l&#8217;istinto&#8221;Animale&#8221;</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 16:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[animale]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[queer music]]></category>
		<category><![CDATA[SEM&STÈNN]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SEM&#038;STÈNN tornano con il nuovo singolo "Animale" che anticipa il prossimo album: un inno tra electropop, cultura club, desiderio e libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/">SEM&amp;STÈNN riscoprono l&#8217;istinto&#8221;Animale&#8221;</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>SEM&amp;STÈNN inaugurano un nuovo capitolo artistico con &#8220;Animale&#8221;, un brano electropop che unisce dance-pop anni 2000, techno e hyperpop. Un inno alla libertà del corpo, al desiderio e all&#8217;istinto, in attesa del nuovo album.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tre anni di ricerca e nuova produzione, SEM&amp;STÈNN tornano con&nbsp;&#8220;Animale&#8221;, il singolo che inaugura un nuovo capitolo del loro percorso artistico e anticipa l&#8217;album in arrivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Attivi da oltre un decennio, <a href="https://www.instagram.com/sem_stenn/">Salvatore e Stefano</a> hanno costruito un progetto indipendente in cui electropop, cultura club e immaginario <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/">queer </a>si intrecciano con una forte attenzione all&#8217;identità, alla libertà espressiva e alla direzione creativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da X Factor ai palchi dei Pride europei, il duo ha dato vita a una proposta musicale che unisce dance-pop, techno e hyperpop, trasformando il club in uno spazio di espressione, desiderio e appartenenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111679" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/ss_bts_1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SS_BTS_1.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Cristian_Mighetti&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 5D Mark IV&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1779614798&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Cristian_Mighetti&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.002&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Sem&amp;#038;Stènn" data-image-description="&lt;p&gt;Sem&amp;#038;Stènn &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo tre anni di ricerca e scrittura tornate con &#8220;Animale&#8221;. C&#8217;è stato un momento preciso in cui avete capito che era questa la canzone giusta per tornare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verso “Il tuo odore mi fa diventare un animale” è stata la prima take registrata su due giri che avevamo appena abbozzato. Ha cambiato subito il nostro mood. Era leggera, ma allo stesso tempo diretta. Esattamente il tono che volevamo in questo nuovo disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Descrivete &#8220;Animale&#8221; come un invito a liberarsi dalle convenzioni e ritrovare un istinto primordiale. Oggi, secondo voi, quali sono le convenzioni più difficili da scrollarsi di dosso, nella musica e nella vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia si fa ancora molta fatica a parlare di sessualità, intesa come piacere o espressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se&nbsp;sei un artista che ha voglia di raccontarsi col corpo, devi automaticamente fare i conti col grande pregiudizio che tu sia leggero, superficiale, che la tua musica non abbia contenuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stiamo ancora a discuterne troppo&nbsp;se&nbsp;è giusto che una donna si esibisca in intimo, figurati&nbsp;se&nbsp;lo fanno due ragazzi gay.</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="111680" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/semstenn_animale_cover/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/SemStènn_ANIMALE_COVER-e1784299586836.jpg" data-orig-size="1900,1900" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Sem&amp;#038;SSem&amp;#038;Stènn &amp;#8220;ANIMALE&amp;#8221;" data-image-description="&lt;p&gt;Sem&amp;#038;Stènn &amp;#8220;ANIMALE&amp;#8221;&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel brano convivono dance-pop anni Duemila, techno e hyperpop. In questi tre anni lontani dai live e dai club, cosa avete riscoperto della cultura club e cosa invece pensate sia cambiato definitivamente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il clubbing a Berlino e a Madrid degli ultimi anni ha riacceso il nostro entusiasmo nel voler produrre questo disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni siamo stati dentro la scena milanese, in un periodo molto vivo. Coesistevano tante situazioni, era una città stimolante per la varietà. Dopo la riapertura purtroppo è rimasto ben poco. Ma una cosa forse sta andando a migliorare: si fa sempre più serata per divertirsi e non solo per il posing.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fin dagli inizi avete costruito il vostro progetto in modo completamente autonomo, dalla produzione alla direzione creativa. In un momento in cui molti artisti sembrano inseguire algoritmi e trend, quanto è difficile continuare a fare pop seguendo soltanto la vostra visione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Difficilissimo. Non solo per la percezione degli addetti ai lavori, ma anche per quella del pubblico. È complesso creare una narrazione artistica, che ha bisogno di tempo e diffusione, nei primi 3 secondi di un reel. È sempre più rilevante quanto tu sia presente piuttosto che come.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Questo progetto è dedicato a noi, vogliamo raccontarci nel modo e nella misura che decidiamo.&nbsp;</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Animale è l’inizio di un nuovo capitolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Yes babe. C’è un disco pronto da più di un anno. Mancano poche settimane e ci siamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ultimo album di cui vi siete innamorati:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Madonna &#8220;CONFESSIONS II&#8221;.  Davvero un’inaspettata sorpresa.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/vkGIu8h5P_c/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/semstenn-riscoprono-listinto-animale-e-un-invito-a-perdere-il-controllo/">SEM&amp;STÈNN riscoprono l&#8217;istinto&#8221;Animale&#8221;</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Senza Cri: «La conoscenza ci rende liberi»</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 08:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[f to m]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[no binary]]></category>
		<category><![CDATA[senza cri]]></category>
		<category><![CDATA[tohmagazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza Cri racconta a TOH! Magazine il percorso dopo Amici, il significato di Notte Selvaggia, l'identità non binary, il Pride e una musica che rifiuta ogni definizione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/">Senza Cri: «La conoscenza ci rende liberi»</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo essersi fatto conoscere dal grande pubblico grazie ad <em>Amici</em>, Senza Cri continua a costruire un percorso artistico profondamente personale, in cui musica e identità procedono insieme senza cercare etichette definitive. Nel nuovo singolo <em>Notte Selvaggia</em>, l&#8217;artista non binary racconta il piacere delle cose semplici e apre un&#8217;altra tappa di un percorso in continua evoluzione. In questa conversazione con TOH! Magazine si parla della libertà di essere se stessi e del diritto di occupare il proprio spazio, dentro e fuori dalla musica, diventando infinito.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111669" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/cri_mia-natura2569/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-scaled.jpg" data-orig-size="1707,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Senza Cri" data-image-description="&lt;p&gt;Senza Cri&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-683x1024.jpg" alt="Senza Cri" class="wp-image-111669" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2569-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi è stato un percorso personale che hai affrontato anche grazie all&#8217;esperienza di Amici?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, assolutamente. Mi ha aperto gli occhi, sia dal punto di vista musicale sia <a href="https://www.instagram.com/senza_cri/?hl=it">umano</a>. È un percorso molto concentrato: nove mesi in cui vivi ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro sempre le stesse persone e le stesse dinamiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ti costringe a guardare tutto da una prospettiva diversa, forse anche più coraggiosa. Credo che abbia accelerato processi che erano già dentro di me da tantissimo tempo, ma ai quali non avevo mai dato davvero tutta quell&#8217;attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo dire che per te è stato anche uno safe space?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, direi proprio di sì. È una cosa molto bella e per niente scontata. Alla fine ero lì per lavorare, eppure quel posto è diventato davvero familiare. Le persone sono state importantissime.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che consiglio daresti a una persona che oggi sta affrontando un percorso di affermazione di genere FtM simile al tuo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Di prendersi i propri spazi e i propri tempi, perché sono fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Consiglio a chi sta attraversando un percorso simile al mio di non avere paura di non esistere e di non sentire il bisogno di dover trovare continuamente una motivazione per giustificare la propria esistenza. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli consiglierei anche di avere pazienza. Vivere questa vita significa fare un eterno coming out e dover dare continuamente spiegazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi direi di avere rispetto di sé. Per troppo tempo ho anteposto il rispetto per gli altri al rispetto per me. A volte non dicevo nemmeno come avrebbero dovuto chiamarmi perché avevo paura di ferire la sensibilità delle altre persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece quel rispetto devo averlo prima di tutto verso me stesso. Quando qualcuno sbaglia, va benissimo: sbagliare è umano e serve a migliorare. Ma se tu non fai notare quell&#8217;errore, allora stai sbagliando due volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente bisogna anche spiegare le cose. Per questo l&#8217;informazione è fondamentale: è l&#8217;unico mezzo che abbiamo per conoscere, e la conoscenza rende liberi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi, anche dal punto di vista storico e politico, viviamo un momento in cui c&#8217;è molta ostruzione rispetto alla conoscenza. Ed è una forma di controllo che spesso sposta l&#8217;attenzione da problemi molto più importanti.</h2>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/bhJb3GCH6lg/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Notte Selvaggia&#8221; è un brano molto diverso dal precedente, con sonorità più club. Come è nata e che ruolo ha nel tuo percorso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho davvero tantissimi brani e i mesi in cui non pubblico qualcosa li vivo malissimo. Sapevo che ci troviamo in un periodo in cui forse le persone hanno più voglia di ballare che di ascoltare qualcosa di più introspettivo. Non ho scritto un pezzo estivo perché volevo inseguire una tendenza: semplicemente avevo voglia di pubblicare qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scelto di fare un brano più club, più ballabile, ma ballabile nel mio modo. Quello dei due passi in discoteca, uno avanti, uno indietro&#8230; e magari uno da fermo, visto che non bevo e sono un po&#8217; impacciatə.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo volevo raccontare una notte qualsiasi di una persona di vent&#8217;anni, anche se in realtà parlavo soprattutto di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cos&#8217;è, allora, una &#8220;notte selvaggia&#8221; per Senza Cri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me significa stare con i miei amici. Mi diverto nelle situazioni più semplici: ci capita di passare ore in macchina a parlare e ridere come dei cretini. Quello è tempo di qualità. Quello è essere selvaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché fai qualcosa che gli altri considerano divertente, ma perché ti stai divertendo davvero. Per questo nel videoclip ho voluto tutti i miei amici veri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono davvero loro quelli che vediamo nel video?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, assolutamente. In realtà l&#8217;idea iniziale era addirittura quella di invitare i miei fan dentro una macchina e coinvolgerli direttamente nel video. Poi sarebbe stato troppo complicato da realizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così ho preferito chiamare i miei amici, perché una notte in cui sto bene è fatta esattamente di questo: delle persone che mi fanno sentire a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi la tua notte ideale è semplicemente quella passata con le persone giuste?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Anche a casa, volendo. Non serve per forza andare da qualche parte. Basta stare con chi ti fa stare bene e, anche solo per qualche ora, ti fa dimenticare i problemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è, secondo te, lo spazio dell&#8217;identità queer nella musica italiana di oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che quello spazio ce lo stiamo prendendo, ed è giusto che sia così. È un tema complesso perché non tutti sono ancora pronti a interessarsi davvero alle vite degli altri. Mi sembra che, in questo periodo storico, molte persone guardino soltanto fino alla punta del proprio naso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111667" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/cri_mia-natura1566/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura1566-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Senza Cri" data-image-description="&lt;p&gt;Senza Cri&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Siamo poco abituati a pensare che esistano esperienze diverse dalle nostre, anche quando ci assomigliano. Lo spazio bisogna costruirselo. Forse oggi c&#8217;è, ma non è ancora uguale per tutti.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Io però continuo ad avere fiducia nelle persone e nella loro capacità di includere. Semplicemente perché viviamo tutti sullo stesso pianeta e abbiamo ancora qualcosa da condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono artisti che, secondo te, stanno riuscendo a farlo in modo autentico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì. Penso, ad esempio, ai <a href="https://toh-magazine.com/2023/11/queen-of-saba-queer-revolution/">Queen of Saba.</a> Sono una realtà indipendente che continua ad andare avanti con coerenza, facendo le proprie cose e lasciando un messaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;importante è non demordere e continuare a far capire al maggior numero possibile di persone che questa è semplicemente normalità. Per me, poi, nell&#8217;arte non dovrebbe esistere alcun limite. Mi aspetto che ci sia spazio per tutto e per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda più bella che mi piacerebbe ricevere tra dieci anni sarebbe proprio questa, perché significherebbe che non esiste più una distinzione e che siamo finalmente tutti lì, insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei una persona che tende a pensare troppo?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La maggior parte delle cose che scrivo nasce da qualcosa che prima prende forma dentro di me, dalla mia testa, è lì che succede tutto: sia la magia sia l&#8217;inferno.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C&#8217;è un luogo in cui ami rifugiarti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace stare davanti al mare perché mi aiuta a pensare. Mi dà quella sensazione di infinito: lui continua a esistere indipendentemente dal fatto che tu sia lì a guardarlo. Tu sei un puntino davanti a qualcosa di immenso, ed è una sensazione quasi onirica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai appena iniziato il tour. Com&#8217;è un concerto di Senza Cri? Come lo descriveresti a chi non ti ha mai visto dal vivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante i live mi diverto davvero tanto e credo che si diverta anche il pubblico. Per me è fondamentale lo scambio. In quel momento non sono lì perché è &#8220;il mio&#8221; momento, ma perché tutti abbiamo voglia di vederci, stare insieme e prenderci uno spazio per vivere le nostre emozioni, belle o brutte che siano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qualcosa di condiviso. E poi c&#8217;è anche una parte un po&#8217;&#8230;stand-up comedy. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111668" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/senza-cri-la-conoscenza-ci-rende-liberi/cri_mia-natura2360/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Cri_Mia-Natura2360-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1707" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Senza Cri" data-image-description="&lt;p&gt;Senza Cri&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Sono una persona molto ironica. Mi sento in imbarazzo la maggior parte del tempo, quindi immaginati sul palco. Magari faccio un acuto incredibile, finisce la canzone e subito dopo dico una battuta stupida, perché i silenzi mi mettono in difficoltà.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Però è proprio questo che rende i live così belli. C&#8217;è tanta energia positiva e amo vedere le persone che vengono ai concerti, perché mi riconosco in loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con quale musica sei cresciuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una domanda difficilissima. Ho ascoltato davvero qualsiasi cosa. Ogni periodo della mia vita è stato accompagnato da artisti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono passatə da Frank Sinatra a Elvis Presley, dai Bring Me The Horizon a Billy Idol, poi Michael Jackson, Kanye West, Justin Bieber&#8230; Ho attraversato la musica degli anni Settanta, il rock, il pop, l&#8217;hardcore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È impossibile dirti con quale musica sono cresciutə, perché in ogni fase della mia vita c&#8217;era qualcosa di diverso. Io amo la musica proprio per questo: non esiste un genere che non mi piaccia. Anche quello che ascolto meno ha sempre qualcosa di interessante da insegnarmi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Forse è anche per questo che non riesco a vedere la diversità come un ostacolo. Ho sempre cercato di prendere il bello da ogni cosa e costruire, pezzo dopo pezzo, la mia versione preferita del mondo.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Pride a Milano quest&#8217;anno è stato piuttosto divisivo, come lo hai vissuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Pride è sempre una festa, ma è anche un momento di grande responsabilità. Quando salgo su quel palco ho uno scopo preciso: fare in modo che nessuno si senta solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spero che chi sia stato al Pride di Milano sia riuscito a tornare a casa sentendosi un po&#8217; meno solo, perché la solitudine è una delle cose più brutte che si possano provare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti lascio con un&#8217;ultima domanda. Qual è l&#8217;ultimo album di cui ti sei innamorato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo che ho riascoltato e che continua a emozionarmi è la&nbsp;<em>Legacy Edition</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Lucio Dalla</strong>. Ci sono canzoni che amo come&nbsp;<em>L&#8217;ultima luna</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Stella di mare</em>. Ha scritto brani incredibili. <em>Lucio Dalla</em> ed è uno degli album che ascolto più spesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimamente sto riascoltando anche&nbsp;<em>DAMN.</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Kendrick Lamar</strong>. Sono due dischi molto diversi, ma entrambi continuano a dirmi qualcosa ogni volta che li ascolto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le date Live di Senza Cri: </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>15 Luglio</strong>: Arezzo – <em>Men/Go Fest</em> (Ingresso Libero)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>8 Agosto</strong>: Sanremo – <em>One Night Summer Hits</em> (Ingresso Libero)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17 Agosto</strong>: Barletta – <em>Jova Summer Party</em> (Biglietti su TicketOne)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>14 Settembre</strong>: Santeria Social Club</p>
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		<title>Daniel Marin Medina:il tempo, il desiderio e la libertà di essere visti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 09:14:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Daniel Marin Medina abbiamo parlato di amore, vulnerabilità, intimità e di come il tempo trasformi il modo in cui abitiamo il nostro corpo. Un dialogo che attraversa la sua ricerca artistica e arriva fino alla paura più universale: quella di sprecare il tempo. Il tempo ha un modo tutto suo di attraversare i corpi.&#8230;</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Con Daniel Marin Medina abbiamo parlato di amore, vulnerabilità, intimità e di come il tempo trasformi il modo in cui abitiamo il nostro corpo. Un dialogo che attraversa la sua ricerca artistica e arriva fino alla paura più universale: quella di sprecare il tempo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo ha un modo tutto suo di attraversare i corpi. Non lascia soltanto rughe, cicatrici o ricordi. Cambia il modo in cui desideriamo, il modo in cui amiamo, perfino il modo in cui impariamo a guardarci. Ci accorgiamo di essere cambiati quasi sempre dopo, quando qualcosa che un tempo sembrava indispensabile smette improvvisamente di avere importanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio in questo spazio, sospeso tra ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a diventare, che si muove il lavoro di Daniel Marin Medina. I suoi dipinti e i suoi <a href="https://www.danielmarinmedina.com">disegni </a>non cercano risposte definitive. Preferiscono osservare quel momento in cui un&#8217;identità si alleggerisce dalle aspettative, un corpo smette di rincorrere un ideale e una forma di tenerezza trova finalmente il coraggio di esistere senza chiedere il permesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando con Daniel Marin Medina, ci siamo accorti che il tempo attraversa ogni sua risposta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">È il tempo necessario per riconoscersi, per lasciare andare gli immaginari che ci vengono consegnati, per scoprire che vulnerabilità e debolezza non sono la stessa cosa e che il desiderio può raccontare molto più del sesso. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">È anche il tempo che serve per imparare ad amare senza vivere costantemente nella paura di essere rifiutati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa conversazione, Daniel Marin Medina ci accompagna dentro una riflessione che parte dall&#8217;arte ma finisce inevitabilmente nella vita. Perché, forse, il corpo cambia continuamente. Il desiderio anche. Il tempo, invece, ci chiede una sola cosa: non sprecarlo.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo lavoro celebra spesso il corpo senza mai idealizzarlo. Quando hai iniziato a considerare il corpo come un luogo di narrazione, più che di rappresentazione?</strong><br><br>Già da bambino ricordo di essere stato affascinato dai corpi. Nel salotto della casa in cui vivevo, quando avevo forse quattro anni, era appeso un disegno a figura intera che mio padre aveva fatto di mia madre. Era bellissimo. Durante tutti gli anni della scuola sono rimasto attratto soprattutto dalle figure umane e dai corpi. Intorno ai tredici anni comprai un enorme libro di anatomia, costosissimo per l’epoca, ora che ci penso. Era pieno di corpi e tavole anatomiche e mi rimase impresso nella mente. Solo con il progetto della mia tesi universitaria, in cui disegnai 186 uomini conosciuti su Grindr, ho capito davvero che i corpi sono mappe delle nostre esperienze, della nostra sessualità e dei nostri desideri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111643" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_aboyp13022024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_ABoyP13022024-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai detto che il tuo lavoro consiste nel “mappare la sessualità sui corpi”. Questa mappa è diventata più complessa con il passare degli anni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La mappa del mio corpo è diventata allo stesso tempo più complessa e più semplice. Negli anelli dell’albero della vita che è il mio corpo si sono depositate esperienze nuove: bellissime, tragiche, distruttive e rassicuranti. Porto tutto questo addosso. Crescendo, il rapporto con il mio corpo è diventato qualcosa di profondamente queer e molto speciale. Da quando ho scoperto la palestra ho sviluppato più muscoli che in passato, ma ciò che la società potrebbe leggere come un corpo più maschile, per me è in realtà più femminile che mai. È più pieno, più morbido, con curve e movimenti. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Scoprire nuove parti del mio corpo in cui riconoscere e affermare i miei desideri è stato meraviglioso.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le connessioni sono diventate più complesse, ma oggi riesco a comprenderle con molta più chiarezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9011" height="11264" data-attachment-id="111646" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_coward_15022023/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Coward_15022023.jpg" data-orig-size="9011,11264" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti dei tuoi soggetti sembrano completamente a loro agio nel proprio corpo. Stai documentando l’accettazione di sé oppure è qualcosa che stai ancora cercando anche tu?</strong><br><br>Negli anni, disegnando tantissime persone dal vero, sono diventato molto bravo a conquistare la loro fiducia durante il processo di disegno, e questo porta sempre a opere più sincere. Sono perfettamente consapevole della dinamica di potere che esiste tra chi osserva e chi viene osservato, ma cerco di smontarla mostrandomi anch’io aperto e onesto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le conversazioni che nascono mentre disegno sono fondamentali, non solo per mettere l’altra persona a proprio agio, ma per trasformare il rapporto da osservatore e soggetto a persona e persona.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’accettazione di sé è un’aspirazione, un percorso che dura tutta la vita e che continuo a cercare, anche attraverso il dialogo con gli altri.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7601" height="9501" data-attachment-id="111648" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_honey_17042023/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Honey_17042023.jpg" data-orig-size="7601,9501" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La bellezza è stata tradizionalmente associata alla perfezione. Il tuo lavoro sembra invece interessarsi all’onestà. Che cosa rende bello un corpo oggi, per te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle cose che non avrei mai immaginato di ricevere in dono dal disegnare così tante persone dal vero è la capacità di trovare davvero bellezza in ogni corpo. Amo i corpi, tutti i corpi, e mi piace documentarli e metterli in evidenza. Gioco spesso con le proporzioni. Con il tempo ho capito che ciò che enfatizzo perché lo trovo bello coincide spesso con ciò che rende unica la persona che sto ritraendo. Una cicatrice, delle rughe, una piega della pelle, una forma più morbida, qualche pelo: tutto questo è incredibilmente interessante da osservare e da mappare. Imparare a vedere la bellezza in ogni corpo mi ha aiutato anche a riconoscerla nel mio.</p>





<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue figure sembrano emotivamente esposte, ma mai fragili. Qual è, per te, la differenza tra vulnerabilità e debolezza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella domanda. Credo che la vulnerabilità sia una forma di dialogo, mentre la debolezza sia una rinuncia. Essere vulnerabili significa aprirsi alle possibilità: essere visti e accolti, ma anche essere respinti o esposti. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Sentirsi resi deboli, invece, significa perdere autonomia, lasciare che qualcun altro si appropri del proprio potere. Non voglio però dipingere la debolezza come qualcosa di negativo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">C’è molta forza nel riconoscere i propri limiti, ad esempio quando si ha bisogno di aiuto. Diverso è quando quella debolezza viene imposta con la forza o attraverso la manipolazione.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9091" height="11364" data-attachment-id="111650" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_magnolia_30112022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Magnolia_30112022.jpg" data-orig-size="9091,11364" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi ritratti sembrano spesso più conversazioni che semplici osservazioni. Che cosa hai bisogno di capire di una persona prima di dipingerla?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte niente, altre volte tutto. Quando ritraggo qualcuno che non conosco posso affidarmi alle mie intuizioni, scegliendo cosa enfatizzare. Anche questo contiene una forma di sincerità. È uno sguardo su ciò che una persona decide di mostrare al mondo, il risultato di tutte quelle piccole scelte che costruiscono uno stile, una personalità, una sorta di avatar con cui attraversa la quotidianità.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Quando invece conosco profondamente qualcuno sento la responsabilità di restituire anche quella conoscenza, quell’energia e quella storia.<br></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa è una forma di sincerità, forse meno legata alla persona in sé e più al rapporto che ho con lei. Entrambe hanno per me un valore speciale.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="8988" height="11235" data-attachment-id="111651" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_nomercy_14032023_small/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_NoMercy_14032023_Small.jpg" data-orig-size="8988,11235" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina23_Small" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue immagini possono essere lette come erotiche, ma trasmettono soprattutto intimità. Dove si trova, per te, il confine tra le due cose?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo di aver esplorato molto la mia sessualità attraverso l’arte. Era uno spazio sicuro per interrogarmi sui miei desideri, su dove abitassero nel mio corpo e nei corpi degli altri. Dopo quel lungo percorso, però, oggi mi interessa soprattutto trovare l’intimità nella vita quotidiana. È qualcosa di meno costruito e più fugace, meno esplicito e più personale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Penso che i corpi adulti siano intrinsecamente sessuali, non tanto in senso erotico quanto per l’intensità e la delicatezza che comporta vedere davvero il corpo di qualcuno.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace cercare di catturare quell’energia, che si tratti di una persona sdraiata su un divano, di due pugili sul ring o di un gruppo di persone in spiaggia.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7660" height="9575" data-attachment-id="111652" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_oracion_28112022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Oracion_28112022.jpg" data-orig-size="7660,9575" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando dipingi il desiderio, stai raccontando esperienze vissute, immaginando possibilità o creando uno spazio tra le due cose?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginazione occupa un posto enorme sia nella mia arte sia nella mia sessualità. Credo che la queerness continuerà sempre ad abitare possibilità immaginate, desideri potenziali e domande senza risposta, e tutto questo entra inevitabilmente nel mio lavoro. Da bambino era già emozionante semplicemente disegnare un corpo. Da adulto, invece, mi affascina quello spazio ambiguo tra due persone che potrebbero stare lottando o abbracciandosi, sfidandosi o baciandosi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ho raccontato molto anche della mia esperienza personale, anche quando quella vita esisteva soprattutto nella mia testa.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Trasferire un desiderio dalla mente alla carta e poi riporlo in un cassetto — o ancora meglio vedere qualcuno desiderarlo abbastanza da acquistarlo — aveva qualcosa di magico, quasi un’antica alchimia: trasformare il desiderio in un disegno e quel disegno in cibo sulla mia tavola.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9037" height="11296" data-attachment-id="111653" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_pastorius_07032023_small2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Pastorius_07032023_Small2.jpg" data-orig-size="9037,11296" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo lavoro c’è una tenerezza che oggi appare quasi radicale. Perché pensi che la tenerezza metta così spesso a disagio?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Trovo affascinante vedere fino a che punto molti uomini siano disposti ad arrivare pur di concedersi il contatto fisico, la cura e la tenerezza. Dipingo spesso pugili, lottatori o persone che combattono e guardo moltissimi incontri come riferimento. È sorprendente osservare ciò che alcuni uomini si permettono sotto la copertura dello sport e della mascolinità. Forse perché sono gay, io vedo carezze delicate, sguardi intimi e abbracci profondi che credo, in fondo, desiderino davvero. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Oggi la dolcezza è più radicale che mai. Le nostre sessualità sono diventate più rigide, i nostri corpi meno duttili e i nostri desideri più controllati.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Accogliere la tenerezza, il contatto e l’intimità — che non devono essere necessariamente sessuali — è un gesto profondamente radicale.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111654" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_release_22082023/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_Release_22082023-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai descritto l’amore come “il terrificante lasciar andare la paura”. Pensi che la paura sia qualcosa che si supera o qualcosa con cui si impara a convivere?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi ricordavo nemmeno di averlo scritto, ma mi piace moltissimo! Bravo il me del passato. Da quasi due anni vivo un amore che non avrei mai immaginato di trovare. Un tempo scrivevo dell’amore, dell’intimità e della connessione in modo teorico; oggi so cosa significano nello stomaco, sulle mani e sulle labbra.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Per arrivare fin qui ho dovuto lasciare andare moltissime paure. Oggi sento di averle superate più che di conviverci. Non vivo più nel timore di essere rifiutato o ferito.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">So che sono possibilità reali, anche in una relazione stabile, ma la gioia, il calore e la bellezza di vedere davvero qualcuno ed essere a propria volta visti valgono infinitamente di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="9368" height="11710" data-attachment-id="111655" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_sufremamom_12062024/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_SufreMamom_12062024.jpg" data-orig-size="9368,11710" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti artisti parlano di visibilità. Essere visti basta oppure la vera sfida è essere compresi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, essere visti non basta. La visibilità è importante, ma il sostegno lo è molto di più. Un tempo ero molto più disposto a discutere, cercare compromessi e convincere le persone. Oggi credo che quella stessa energia sia impiegata meglio scrivendo una poesia, facendo uno schizzo o condividendo un buon pasto. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Forse sono diventato più disincantato, forse l’entusiasmo dei vent’anni si è trasformato in qualcos’altro, ma non ho più bisogno che tutti comprendano la mia esperienza o quella della mia comunità. Non ho nemmeno bisogno della loro empatia. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di cui abbiamo bisogno è sostegno concreto: denaro, accesso, spazi, tempo, opportunità. Oppure, semplicemente, che ci lascino vivere in pace. Cerco comunque di vivere nel modo più aperto e onesto possibile e so che spesso mi trovo seduto a tavoli dove sono l’unica persona queer presente. Per questo provo ad allargare quello spazio anche agli altri. Ma non ho più bisogno che uomini bianchi, eterosessuali e in posizioni di potere comprendano tutte le sfumature della queerness. Ci diano risorse, spazio e opportunità. Il resto può anche farne a meno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7691" height="9614" data-attachment-id="111656" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_takeoff_20112022/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_TakeOff_20112022.jpg" data-orig-size="7691,9614" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se l’amore è assenza di paura, qual è la paura che torna ancora più spesso a trovarti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura di sprecare il tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="2048" data-attachment-id="111657" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/dmm_thehandofme_09032026/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/DMM_TheHandofMe_09032026-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Daniel Marin Medina" data-image-description="&lt;p&gt;Daniel Marin Medina&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardando oggi il tuo lavoro, cosa pensi che riveli delle tue paure, di quelle che allora forse non eri ancora pronto ad ammettere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un periodo disegnavo soltanto corpi che non assomigliavano al mio, con caratteristiche che non avevo. Quei lavori ebbero molto successo online e mi fecero crescere un grande pubblico, ma alimentarono anche insicurezze che allora non comprendevo. Ero un ragazzo piccolo, femminile e con la pelle marrone che disegnava uomini bianchi, muscolosi e dall’aspetto eterosessuale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Avevo interiorizzato tutto questo e mi sentivo profondamente a disagio nel mio corpo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Solo smontando quelle strutture, nella mia arte e dentro di me, ho imparato ad abbracciare davvero la mia femminilità, la mia dolcezza e il colore della mia pelle. Oggi voglio dipingere i miei desideri, ma anche le possibilità e i futuri immaginati che da giovane non riuscivo nemmeno a vedere. Voglio creare le opere di cui avrei avuto bisogno allora, quando pensavo che fare arte queer significasse semplicemente disegnare uomini bianchi nudi, con i gomiti rosa e il pene in erezione. Non voglio sminuire quel tipo di arte — l’ho fatta anch’io — ma oggi la mia sessualità e il mio lavoro sono molto più grandi di così. Lasciare andare quelle paure e quelle insicurezze è stato un enorme sollievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/daniel-marin-medinail-tempo-il-desiderio-e-la-liberta-di-essere-visti/">Daniel Marin Medina:il tempo, il desiderio e la libertà di essere visti</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Abbracciare la Bestia: il viaggio di Joen tra dolore e libertà</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 09:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[bestia]]></category>
		<category><![CDATA[joen]]></category>
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		<category><![CDATA[new music]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Joen sul nuovo EP Bestia: la nascita del progetto, Milano, L'Eclisse, la queerness, Lou Reed, Bowie e Pasolini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/">Abbracciare la Bestia: il viaggio di Joen tra dolore e libertà</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla nascita di&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;al rapporto con Milano, passando per&nbsp;<em>L&#8217;Eclisse</em>, la queerness, Lou Reed, Pasolini e&nbsp;<em>Delitto e castigo</em>: Joen racconta il disco che ha trasformato una crisi personale in un percorso di rinascita artistica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nato in <a href="https://www.instagram.com/joooeeeeen/">Abruzzo</a> e cresciuto tra esperienze vissute a New York, Roma e Milano, <strong>Joen</strong> è un cantautore e autore <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/">queer</a> che intreccia art pop, cantautorato e ricerca poetica in un linguaggio personale e viscerale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <em>Bestia</em> (FLUIDOSTUDIO) , il suo nuovo EP, trasforma una profonda crisi personale in un racconto fatto di desiderio, vergogna, identità e rinascita, costruendo un immaginario che dialoga con figure come Lou Reed, David Bowie, Franco Battiato, Pier Paolo Pasolini e Alda Merini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la genesi del progetto e e il percorso che lo ha portato a liberare la sua &#8220;Bestia&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111628" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/joen-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1.jpg" data-orig-size="2400,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Joen 1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-111628" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-2048x1365.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-1-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Bestia&#8221; nasce da una metamorfosi personale molto profonda. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che questo progetto doveva esistere e prendere questa forma?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;mi ronzava in testa da almeno cinque anni (tant’è che l’ho ritrovata in diversi quaderni del passato). Non capivo perché, ma mi affascinavano il suo suono e la sua potenza: anche sussurrata, ti arrivava in faccia quasi schiaffeggiandoti e ammaliandoti allo stesso tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, nel 2023, arrivai a Milano. Non riuscivo a scrivere, ero tristissimo per una grande delusione amorosa. Mi sentivo quasi svuotato, iniziavo a perdere sempre più il contatto con la realtà, con la decenza e con la moralità. Un giorno un mio caro amico, senza pensarci troppo e quasi per scherzo, mi disse: «Sei una Bestia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non era un complimento, ma mi colpì il leggero senso di eccitazione che provai sentendo riaffiorare quella parola nella mia vita, soprattutto perché era rivolta a me. Mi guardai attraverso i suoi occhi e capii esattamente cosa intendesse: ero diventato, o meglio, avevo liberato, la Bestia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non potevo però accettare che fosse un insulto e, dopo qualche giorno, capii che l&#8217;unico modo per trasformarla in un complimento era la musica. Da lì, nel giro di una settimana, le canzoni, testo e melodia, erano finite.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vivevo vicino a Milano Centrale e dalla finestra guardavo il Pirellone mentre lavoravo. È come se quel grande pisello d&#8217;acciaio mi avesse sussurrato tutto all&#8217;orecchio.</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Col senno di poi ho capito che mi stavo salvando da solo. Avevo in testa tanti sensi di colpa, tanta rabbia, tanta delusione e soprattutto una grandissima voglia di stare a casa il meno possibile, per poi trascinarmici dopo giorni e notti passati nelle mani della Milano che ti distrugge.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Bestia</em>&nbsp;è questo: è la teorizzazione dello schifo che, se non avessi reso percepibile ai sensi umani, mi avrebbe fagocitato.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111627" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/joen-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-2.jpg" data-orig-size="2400,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Joen_Toh_magazine" data-image-description="&lt;p&gt;Joen_Toh_magazine&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nel disco convivono vulnerabilità e ferocia, dolore e liberazione. Quanto è stato difficile trasformare esperienze così intime in canzoni da condividere con il pubblico?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Io non scrivo di me. O almeno, a forza di rassicurare i miei genitori e i miei parenti che fosse tutto&nbsp;<em>fictional</em>, per evitare la vergogna e la responsabilità di aver fatto quello che ho fatto, mi sono convinto che fosse così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo di recente sono riuscito ad accettare che queste canzoni non sono soltanto un racconto glam, colorato dalle lenti attraverso cui vedevo e vivevo la vita, ma raccontano cose che, magari senza accorgermene o non direttamente sulla mia pelle, ho realmente vissuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Col senno di poi penso che il movimento espressivo che va dal dentro al fuori non sia difficile, se sei fiero di te. Io sono sempre estremamente fiero di me. Non sicuro, ma fiero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amo quello che faccio e amo farlo a modo mio, anche quando sbaglio. Per questo non mi pesa mettere il mio privato nelle mani di sconosciuti. Mi fa sentire più vicino al mondo e utile a qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le esperienze umane sono tutte belle e interessanti. Semplicemente, a qualcuno piace condividerle più che ad altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Momenti di timidezza verso ciò che era mio e ora non lo è più li ho avuti in questi due anni. Nell&#8217;ultimo mese, però, sono riuscito ad accettare che sia normale avere paura e anche un po&#8217; di vergogna all&#8217;idea che qualcuno possa avere tra le mani me e il mio passato, vedendoci dentro persino cose che io non riesco a vedere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In fondo la vergogna è soltanto un&#8217;arma per l&#8217;eccitazione, credo. È come stare nudi davanti a un gruppo di persone: terribile, quasi violento, ma allo stesso tempo sono convinto che ecciterebbe perfino una suora.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la sensazione che provo adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai vissuto tra Abruzzo, New York e Milano: in che modo questi luoghi hanno influenzato la tua identità artistica e l&#8217;estetica sonora di&nbsp;<em>Bestia</em>?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;Abruzzo ho preso i peli sul petto, da New York il non guardare a terra mentre cammino e da Milano il sentirmi solo, ma anche bene. Tra New York e Milano c&#8217;è stato anche un periodo a Roma: da lei ho preso la capacità di amare e soprattutto di odiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre avuto un rapporto strano con i luoghi in cui ho vissuto. Li consideravo quasi amici: ci parlavo, mi ci confidavo, ci litigavo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho odiato non sentirmi accolto e, allo stesso tempo, mi è capitato tante volte di tornare a casa dopo una grande serata e ringraziare la città sussurrandole cose sdolcinate. Credo basti questo per capire quanto sia importante per me il luogo in cui vivo e quanto contribuisca a modellare la mia persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nel caso di&nbsp;<em>Bestia</em>, sono convinto che mi sia stata impiantata. O meglio: l&#8217;ho concepita a New York, a Roma ha iniziato a formarsi nella mia pancia, muovendomi gli organi e indirizzando i miei passi, e a Milano è schizzata fuori. Non so precisamente da quale buco.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto quel percorso è parte di ciò che oggi le persone possono ascoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa più interessante, però, è il &#8220;dopo&#8221;. Sto ancora cercando di capire se&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;stia bene dove si trova, se mi faccia gli sgambetti oppure se stia provando a trascinarmi verso strade nuove, o magari se lo abbia già fatto in passato, conducendomi in anfratti che senza di lei non avrei mai esplorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quando il disco è uscito mi sembra quasi che si sia potenziata. La sento tirarmi per il braccio verso qualcosa di nuovo. Si vedrà.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111629" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/joen-7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7.jpg" data-orig-size="2275,1517" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Joen 7" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-111629" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-2048x1366.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-7-350x233.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;L&#8217;Eclisse&#8221; è presentata come il brano più personale dell&#8217;EP. Cosa rappresenta oggi per te quella canzone e come è cambiato il tuo rapporto con il periodo in cui l&#8217;hai scritta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;Eclisse</em> è l&#8217;unica canzone che ho scritto che mi ha fatto piangere singhiozzando. Non perché fosse bella, non me lo direi mai da solo, ma per quanto profondamente mi ci rivedevo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo il giorno in cui l&#8217;ho finita, da solo in camera: guardavo il Pirellone e lacrimavo. Ricordo il giorno in cui abbiamo concluso la produzione con Matteo D&#8217;Angelo: tornando a casa lacrimavo. E ricordo anche il giorno in cui l&#8217;ho cantata dal vivo, durante il concerto per festeggiare l&#8217;uscita del disco: lacrimavo ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so bene perché, ma è come se Joen mi facesse tenerezza. Ed è una cosa incredibile, perché forse è l&#8217;unico modo in cui riesco davvero a volermi bene. Per quanto possa essere problematico, in quella canzone sento ancora il dolore bambinesco che avevo dentro: ricordo che le parole uscivano come un fiume.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito ascolto le mie canzoni solo dopo averle scritte, durante la produzione e il giorno della pubblicazione. Poi basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;Eclisse</em>, invece, ogni tanto continuo ancora ad ascoltarla. È come se tutto si fermasse. Sono fiero di essere riuscito a racchiudere con tanta sincerità quello che stavo vivendo in tre minuti di musica e parole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Penso che <em>Ecliss</em>e contenga due frasi che mi accompagneranno per sempre: «L&#8217;eclisse è buia per tutti e due, anzi per tutto il mondo. Allora perché son l&#8217;unico che sbaglia strada ad ogni incrocio?» e «Ma sono io o è tutto il mondo che cerca dolore solo per non sentirsi in torto? Ed eccomi qui, come son ridotto, che ho preferito essere preda che essere mostro.»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace questo trittico tra me, l&#8217;altro e il mondo. Racconta qualcosa di estremamente privato ma, allo stesso tempo, universale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sicuro che esistano tante &#8220;bestie&#8221; che sentono queste frasi dentro di sé tanto quanto me. Ed è questo, forse anche se può sembrare scontato, l&#8217;unico motivo per cui scrivo canzoni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le influenze: da Lou Reed a Pasolini</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Citi come ispirazioni come Lou Reed, Bowie, Pasolini e Alda Merini. Quali insegnamenti o suggestioni hai ereditato da queste figure e come li hai rielaborati nel tuo linguaggio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi due anni ho avuto due trinità ad accompagnare il mio cammino. La prima è formata da chi mette le parole nella musica: Lou Reed, David Bowie e Franco Battiato. L&#8217;altra da chi mette la musica nelle parole: Alda Merini, Pier Paolo Pasolini e William Burroughs.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono soltanto delle ispirazioni. Amarli, per me, è ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Sono quel qualcosa in più che ti consola quando tutto perde di senso. Credo sia un&#8217;esperienza comune a ogni essere umano, e penso che sia stata anche la benzina di tutti loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sono convinto che tutto ciò che considero bello nasca da una perdita di senso. Da una sorta di uragano che spazza via tutto e costringe la mente a ricostruire, per paura di rimanere rasa al suolo.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È una fretta sana: quella di trasformare in poesia ciò che ci devasta, affinché non ci divori completamente. Per me la parola, anzi, l&#8217;unione geniale delle parole (e la definizione di &#8220;geniale&#8221; spetta a ognuno trovarla),  è la cosa più bella che l&#8217;essere umano abbia mai creato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo non mi definirei mai un musicista. Mi considero un amante delle parole, soprattutto delle parole messe in musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;è nato insieme al&nbsp;<em>Manuale Illustrato Propedeutico all&#8217;Animo Bestiale</em>, un magazine che raccoglie miei scritti narrativi, illustrazioni di Nicolò Bonaccorti ed Emanuele Censi, fotografie di Shanti Simonetti e cianotipie di Alessandro Montiglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei che diventasse, per chi lo legge, una sorta di istruzioni volutamente poco chiare,  su cosa significhi abbracciare il proprio animo bestiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sembrava l&#8217;unico modo per espandere il concetto di&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;fino al punto in cui, secondo me, la mente ha bisogno di essere accompagnata per coglierne davvero il significato.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-attachment-id="111630" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/joen-6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6.jpg" data-orig-size="1463,2195" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Joen 6" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-683x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111630" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-1365x2048.jpg 1365w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/07/Joen-6.jpg 1463w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua idea di queerness sembra lontana dalle rappresentazioni più patinate e rassicuranti. Che cosa significa per te raccontarla attraverso immagini di imperfezione, desiderio e contraddizione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me la sessualità non può essere considerata un tratto caratteristico della personalità. È puro etichettamento associare un modo di pensare o di vivere ai propri desideri sessuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo sempre stati animali liberi, ma siamo stati così sfortunati da ritrovarci imprigionati dai &#8220;noi&#8221; del passato, da chi nella storia ha deciso, per logiche di potere, di dare spazio e importanza all&#8217;omofobia, al sessismo, al bigottismo e, più in generale, a un&#8217;idea rigida di purezza e decenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando parlo del decadere delle etichette non parlo della fine della comunità. Le comunità fanno parte dell&#8217;esperienza umana di liberazione ed è bellissimo che esistano, così come è fondamentale continuare a difenderle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quello che non sopporto è vedere come molto spesso la rappresentazione queer, soprattutto negli ultimi anni, per paura di essere giudicata o per il desiderio di apparire &#8220;nel giusto&#8221;, finisca per appollaiarsi su un&#8217;idea mainstream di amore e bene comune, di positività, di felicità quasi forzata o, peggio ancora, di tenerezza e dolcezza.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure, all&#8217;estremo opposto, venga raccontata solo come ribellione, associando automaticamente la vita queer alla sregolatezza più totale o a un desiderio sessuale esasperato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo di non sopportare i preconcetti. Cerco ogni giorno di uscire da un&#8217;idea preimpostata di sessualità. La Bestia vive tutto in quanto Bestia. Ama e scopa come vuole e quanto vuole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unica formula della bestialità è essere fedeli ai propri istinti sinceri, qualunque essi siano, purché non ledano l&#8217;altro.Tutto questo non ha assolutamente nulla a che fare con l&#8217;orientamento sessuale di una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, per esempio, sto ancora imparando a essere sincero. Per me la bestialità coincide semplicemente con l&#8217;essere sinceri con ciò che si desidera, con ciò che si pensa, con ciò che si vuole e con ciò che si vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;è un disco nato per &#8220;scagionarsi da tutte le colpe&#8221;, dopo queste sei tracce c&#8217;è una colpa da cui senti di esserti finalmente assolto oppure il processo è ancora in corso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace molto questa domanda perché, in realtà,&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;è stata scritta mentre leggevo&nbsp;<em>Delitto e castigo</em>&nbsp;di Dostoevskij. Leggevo e scrivevo, scrivevo e leggevo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ho capito, sia grazie a quel libro  di Dostoevskij, sia grazie al tempo, che bisognerebbe vivere in equilibrio tra l&#8217;assumersi le proprie colpe e lo scagionarsene, tra il punirsi e il perdonarsi e, soprattutto, tra il non vivere schiacciati dai sensi di colpa e il saperli usare a proprio favore.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È un luogo difficilissimo in cui abitare, ma credo sia anche l&#8217;unico in cui la vita interiore e quella esteriore riescono davvero a essere coerenti tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia risposta, quindi, è no: non mi sono né assolto né perdonato da nulla. Grazie a&nbsp;<em>Bestia</em>, però, ho capito che forse non ne ho bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio processo è semplicemente sospeso per mancanza di prove rilevanti, nel marasma delle cinquecento prove e testimonianze che ogni giorno vengono raccolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;fosse un film, quale sarebbe?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci ho pensato molto e non ne sono ancora convinto. Forse non ne basta uno, ma per ora direi <em>Totally F</em>**ed Up* di Gregg Araki.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ultimo album di cui ti sei innamorato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Suicidio</em>&nbsp;di Faust&#8217;O, un album del 1978 che ha dentro così tanto futuro da far male. E poi&nbsp;<em>Godi</em>, la canzone che contiene: è più&nbsp;<em>Bestia</em>&nbsp;di qualsiasi parola ci sia dentro&nbsp;<em>Bestia</em>.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/6u2tEsCHHZw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/07/abbracciare-la-bestia-il-viaggio-di-joen-tra-dolore-e-liberta/">Abbracciare la Bestia: il viaggio di Joen tra dolore e libertà</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Havana Gold: la dolcezza del vizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:24:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Dries Van Noten]]></category>
		<category><![CDATA[Havana Gold]]></category>
		<category><![CDATA[niche perfumery]]></category>
		<category><![CDATA[perfume]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni profumi cercano di catturare la luce. Havana Gold preferisce quello che resta mentre la luce se ne va.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Alcuni profumi cercano di catturare la luce. Havana Gold&nbsp;preferisce quello che resta mentre la luce se ne va.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Osservando Havana Gold di Dries Va Noten non è difficile immaginare il colore prima ancora dell&#8217;odore. Oro liquido, ambra fusa, il riflesso caldo di un bicchiere lasciato sul tavolo alla fine della giornata. Il flacone sembra trattenere gli ultimi minuti del tramonto, quel momento in cui il sole scompare ma continua a incendiare l&#8217;orizzonte.</p>



<h4 class="wp-block-heading">È una luce che non abbaglia.<br>Rimane.<br>Come una memoria sulla pelle.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;universo olfattivo di&nbsp;Dries Van Noten, dove i contrasti contano più delle certezze,&nbsp;Havana Gold&nbsp;nasce dall&#8217;incontro di due mondi apparentemente inconciliabili: la dolcezza magnetica della liquirizia e il fascino oscuro del tabacco. Una tensione che attraversa tutta la composizione e ne definisce il carattere. L&#8217;apertura sorprende.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111603" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/havana-gold-la-dolcezza-del-vizio/img_7505/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/IMG_7505.jpg" data-orig-size="1060,1414" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Havana Gold" data-image-description="&lt;p&gt;Havana Gold&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Prima ancora del tabacco arriva una brezza anisata, fresca e leggermente liquorosa. La liquirizia emerge con una presenza quasi ipnotica: familiare ma straniante, infantile e adulta allo stesso tempo. Il mandarino porta una luce fugace, appena sufficiente a illuminare il paesaggio prima che la fragranza imbocchi strade più profonde.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Poi tutto cambia.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le foglie di tabacco iniziano a dispiegarsi lentamente. Non hanno nulla di aggressivo o eccessivamente maschile. Sono morbide, avvolgenti, attraversate da sfumature speziate e cuoiate che ricordano il velluto consumato delle poltrone, il legno lucidato dal tempo, la luce dorata che continua a galleggiare nell&#8217;aria dopo il tramonto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al tabacco si insinuano benzoino e cannella, mentre la composizione acquista profondità senza mai diventare pesante.<br>Ed è proprio qui che il profumo rivela la sua qualità più rara. Nonostante la ricchezza della materia, non cede mai all&#8217;opulenza.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Rimane controllato.<br>Elegante.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Come accade spesso nel <a href="https://www.driesvannoten.com/en-it?oc=IT">lavoro</a> di&nbsp;Dries Van Noten, il lusso non è mai ostentazione ma texture, materia, sfumatura. Con il passare delle ore, la liquirizia e il tabacco smettono di dialogare e sembrano fondersi. La fava tonka tostata, il cuoio e il cypriol lasciano sulla pelle una traccia ambrata, fumosa e sorprendentemente sensuale.Non una sensualità rumorosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piuttosto la sensazione di una presenza che continua a esistere anche quando sembra essersi allontanata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">È uno di quei profumi che cambiano il ritmo di chi li indossa. Ti costringono a rallentare. Ad ascoltare. A restare.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa più interessante è che&nbsp;Havana Gol<strong>d</strong>&nbsp;avrebbe potuto facilmente trasformarsi nell&#8217;ennesima interpretazione nostalgica del tabacco. Invece sceglie una strada più complessa. La liquirizia ne altera continuamente l&#8217;equilibrio, introducendo qualcosa di inatteso, quasi disturbante nella sua dolcezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È probabilmente questo dettaglio a renderlo così memorabile. È anche uno dei lanci più riusciti della collezione olfattiva di&nbsp;Dries Van Noten&nbsp;degli ultimi anni. Non profuma semplicemente di tabacco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profuma di desiderio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da indossare ascoltando:<br>Hold On &#8211; Rhye</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>
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		<title>Ruben Baghdasaryan dipinge ciò che resta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 07:33:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[los angeles]]></category>
		<category><![CDATA[paintings]]></category>
		<category><![CDATA[Ruben]]></category>
		<category><![CDATA[Ruben Baghdasaryan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel lavoro di Rueben Baghdasaryan persone e paesaggi condividono lo stesso peso emotivo; raramente offrono risposte o rivelazioni definitive.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Un volto, una collina, un sentiero percorso centinaia di volte: nel lavoro di Rueben persone e paesaggi condividono lo stesso peso emotivo. I suoi dipinti raramente offrono risposte o rivelazioni definitive.&nbsp;</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, ci invitano a entrare in uno spazio più silenzioso, dove la memoria si intreccia all&#8217;osservazione e il desiderio continua a vibrare appena sotto la superficie. Se i primi <a href="https://www.instagram.com/rubenstudio/">lavori</a> di Ruben erano popolati da giovani uomini sospesi tra vulnerabilità e scoperta di sé, oggi quella stessa sensibilità sembra essersi riversata nei paesaggi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="799" height="1024" data-attachment-id="111528" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/6-14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/6-scaled.jpg" data-orig-size="1997,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Colline, alberi solitari e sentieri familiari diventano presenze cariche di emozioni, luoghi che raccontano meno una geografia che uno stato d&#8217;animo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa conversazione, Ruben Baghdasaryan riflette sul desiderio, sulla nostalgia, sul mistero e sulle storie che abitano tanto le persone quanto i luoghi. Ne emerge una pratica pittorica che non cerca semplicemente di rappresentare il mondo, ma di trattenere qualcosa di più fragile: un&#8217;atmosfera, una sensazione, un&#8217;emozione destinata a trasformarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse, come lui stesso suggerisce, ciò che i suoi dipinti cercano davvero di preservare non sono persone o paesaggi, ma quelle particolari condizioni atmosferiche dell&#8217;anima che attraversano le nostre vite prima di dissolversi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="760" height="1024" data-attachment-id="111529" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/2-18/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/2-scaled.jpg" data-orig-size="1899,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi paesaggi più recenti appaiono sorprendentemente intimi. Pensi di stare ancora dipingendo dei ritratti, solo senza i corpi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un certo senso sì. Non credo di aver mai smesso di dipingere persone. La differenza è che ora la presenza umana è implicita anziché visibile. Un sentiero che ho percorso centinaia di volte, un albero solitario o una collina al tramonto possono raccontare una persona tanto quanto un volto. I paesaggi che dipingo sono spesso luoghi che sono diventati parte della mia quotidianità. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mi interessano meno come geografie e più come presenze emotive. In questo senso, sono ritratti di uno stato d’animo.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="795" height="1024" data-attachment-id="111530" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/4-17/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/4-scaled.jpg" data-orig-size="1987,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue opere precedenti erano incentrate su giovani uomini le cui storie sembravano rivelarsi solo in parte. Cosa può esprimere un paesaggio che un volto non può raccontare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un volto può comunicare un’emozione specifica in modo molto diretto, mentre un paesaggio permette una maggiore ambiguità. Può contenere allo stesso tempo solitudine, conforto, nostalgia, speranza e incertezza. Davanti a un paesaggio lo spettatore non osserva la storia di qualcun altro: è invitato a portare nella pittura le proprie esperienze. È proprio questa apertura che mi interessa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="820" data-attachment-id="111532" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/5-15/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/5-scaled.jpg" data-orig-size="2560,2050" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guardando ai tuoi ritratti, stavi dipingendo persone specifiche o emozioni specifiche che abitavano quelle persone?</strong><br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che fosse sempre una combinazione delle due cose, ma l’aspetto emotivo era ciò che mi interessava di più. Quando mi sono trasferito negli Stati Uniti conoscevo pochissime persone. Disegnare ritratti è diventato un modo per entrare in contatto con gli altri, iniziare conversazioni e costruire amicizie. Attraverso quelle interazioni ho trovato una comunità e, in seguito, anche i primi riconoscimenti professionali. Guardando indietro, quei ritratti non parlavano soltanto delle persone che dipingevo, ma anche della mia ricerca di connessione, appartenenza e comprensione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le emozioni contavano più della somiglianza.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="795" height="1024" data-attachment-id="111533" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/7-20/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-scaled.jpg" data-orig-size="1989,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-795x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-795x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111533" style="aspect-ratio:0.7763727952299129;width:840px;height:auto" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-795x1024.jpg 795w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-233x300.jpg 233w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-768x989.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-1193x1536.jpg 1193w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-1591x2048.jpg 1591w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-1000x1287.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-900x1159.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-450x579.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-350x451.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/7-scaled.jpg 1989w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Il tuo lavoro sembra spesso sospeso tra memoria e osservazione. Quanto di ciò che vediamo è reale e quanto è stato riscritto dalla nostalgia?</strong><br><br>La maggior parte dei luoghi che dipingo è reale e osservata direttamente, spesso dipinta dal vero prima di essere ulteriormente sviluppata in studio. Ma la memoria inevitabilmente li trasforma. <br><br>Quando torno su un dipinto, non mi interessa più registrare ogni dettaglio con precisione. Dipingo ciò che è rimasto con me.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111534" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/1-31/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/1-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">È anche per questo che cerco spesso di completare un dipinto in un’unica sessione, quando possibile. In quel momento il legame emotivo con un luogo o un soggetto è al suo massimo. Il giorno dopo quella sensazione è già cambiata e con essa tendono a cambiare persino le mie scelte cromatiche. In un certo senso, il dipinto diventa la traccia di uno stato emotivo molto preciso. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La nostalgia entra naturalmente in questo processo di ricordo, perciò il lavoro finisce per esistere in uno spazio intermedio tra osservazione e memoria.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="738" height="1024" data-attachment-id="111535" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/14-9/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/14-scaled.jpg" data-orig-size="1846,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle tue opere ritorna spesso un senso di desiderio e nostalgia. Lo consideri una forza creativa o qualcosa che ci impedisce di vivere il presente?</strong><br><br>Penso possa essere entrambe le cose. Il desiderio può distrarci da ciò che abbiamo davanti, ma può anche rivelarci ciò che conta davvero. Per me diventa spesso una forza creativa. Molti dipinti nascono dal desiderio di trattenere qualcosa di fugace: una certa luce, un luogo particolare o una sensazione che so non durerà per sempre.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="790" data-attachment-id="111536" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/8-12/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1974" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-1024x790.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-1024x790.jpg" alt="" class="wp-image-111536" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-1024x790.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-300x231.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-768x592.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-1536x1184.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-2048x1579.jpg 2048w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-1000x771.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-900x694.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-450x347.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/8-350x270.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molti dei tuoi titoli sembrano frammenti di conversazioni, pagine di diario o versi di canzoni. Arrivano prima dell’immagine o ti aiutano a comprenderla dopo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi sempre dopo. Il dipinto viene prima. Il titolo è di solito il mio tentativo di capire cosa il dipinto stia cercando di dirmi. A volte sembra meno un modo per nominare un’opera e più il completamento di una frase che il dipinto aveva iniziato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="765" data-attachment-id="111537" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/9-12/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/9-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1914" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi dipinti raramente appaiono drammatici, eppure portano con sé un forte peso emotivo. Cosa ti interessa della quiete come soggetto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sempre stato attratto dai momenti silenziosi. Credo che molte delle esperienze che ci plasmano avvengano senza alcuno spettacolo. Una passeggiata al mattino, stare seduti sotto un albero, un sentiero familiare, un breve momento di solitudine: esperienze del genere possono restare con noi per anni. La pittura mi permette di rallentare quei momenti e concedere loro uno spazio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="808" height="1024" data-attachment-id="111538" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/10-13/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/10-scaled.jpg" data-orig-size="2020,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Los Angeles appare spesso nel tuo lavoro, ma non è mai la Los Angeles delle cartoline o del cinema. Quale versione della città stai cercando di preservare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi interessa la Los Angeles che esiste tra una destinazione e l’altra. I sentieri escursionistici, le colline trascurate, le strade tranquille e quei luoghi che le persone attraversano ogni giorno senza notarli. Essendo arrivato qui da un altro Paese, ho scoperto Los Angeles attraverso l’esplorazione e non attraverso il suo mito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La città che dipingo è una città personale. È la Los Angeles che ho scoperto da solo.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="758" height="1024" data-attachment-id="111539" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/11-15/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/11-scaled.jpg" data-orig-size="1895,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le persone nei tuoi ritratti sembrano spesso custodire un segreto. Pensi che il mistero sia qualcosa che costruiamo consapevolmente o qualcosa che portiamo naturalmente dentro di noi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che il mistero faccia semplicemente parte dell’essere umano. Per quanto possiamo essere aperti, esistono sempre parti di noi che rimangono private o persino sconosciute a noi stessi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mi interessa quella tensione tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto. È spesso lì che si trovano le storie più interessanti.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="674" data-attachment-id="111540" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/12-13/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/12-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1685" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando dipingi un luogo, ti interessa di più documentarlo o registrare la sensazione di esserci stato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza dubbio la sensazione di esserci stato. L’accuratezza è importante, ma l’accuratezza emotiva lo è ancora di più. Voglio che chi guarda possa percepire l’atmosfera di un luogo, non semplicemente riconoscerlo. Se quella sensazione sopravvive, allora il dipinto ha raggiunto il suo scopo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="795" data-attachment-id="111541" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/13-9/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/13-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1987" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi dipinti lasciano spesso spazio allo spettatore per completare la storia. Ti è mai capitato che qualcuno interpretasse un’opera in un modo che ti sembrasse più vero della tua intenzione originaria?</strong><br><br>Sì, e lo trovo sempre affascinante. A volte gli spettatori colgono emozioni o narrazioni di cui io stesso non ero consapevole mentre dipingevo. A quel punto l’arte diventa una collaborazione. Quando un dipinto lascia lo studio, inizia ad appartenere anche a chi lo osserva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="690" height="1024" data-attachment-id="111542" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/15-7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/15-scaled.jpg" data-orig-size="1726,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se i tuoi ritratti e i tuoi paesaggi fossero personaggi alla stessa cena, cosa si direbbero?</strong><br><br>Credo che sarebbero i ritratti a parlare di più. I paesaggi rimarrebbero seduti in silenzio ad ascoltare. E alla fine della serata, probabilmente, i paesaggi conoscerebbero tutti meglio di quanto chiunque possa immaginare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="814" height="1024" data-attachment-id="111543" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/17-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/17-scaled.jpg" data-orig-size="2035,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>I giovani uomini che dipingi sembrano spesso sospesi tra consapevolezza di sé e vulnerabilità. Cosa continua ad attirarti di quel momento particolare?</strong><br><br>È un momento di transizione. Stai iniziando a capire chi sei, ma non sei ancora arrivato del tutto a quella consapevolezza. C’è incertezza, ma anche possibilità. Credo sia un’esperienza profondamente universale, ed è qualcosa che stavo esplorando sia nelle persone che dipingevo sia in me stesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111544" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/18-7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/18-scaled.jpg" data-orig-size="1921,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo lavoro raramente appare apertamente romantico, eppure il desiderio sembra sempre affiorare appena sotto la superficie. Pensi che il desiderio possa essere dipinto direttamente o sia visibile solo attraverso l’assenza e la suggestione?</strong><br><br>Per me il desiderio diventa più potente quando è suggerito anziché dichiarato. Le cose che desideriamo si rivelano spesso indirettamente: in ciò che manca, in ciò che ricordiamo o in ciò che resta irrisolto. La suggestione lascia spazio all’immaginazione, ed è spesso nell’immaginazione che il desiderio prende forma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="676" data-attachment-id="111545" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/16-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16-scaled.jpg" data-orig-size="2560,1690" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Molte delle tue figure sembrano sul punto di dirci qualcosa, oppure hanno appena deciso di non farlo. Cosa ti affascina di quello spazio tra la rivelazione e il silenzio?</strong><br><br>Quel momento contiene possibilità. Quando qualcosa viene spiegato completamente, il suo significato tende a fissarsi. Lo spazio tra la rivelazione e il silenzio, invece, rimane aperto. Permette allo spettatore di partecipare alla storia anziché limitarsi a riceverla.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111546" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/3-12/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/3-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Ruben" data-image-description="&lt;p&gt;Ruben&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>A volte sembra che tu non stia dipingendo persone o luoghi, ma condizioni atmosferiche emotive. I tuoi dipinti sono un tentativo di preservare uno stato d’animo prima che scompaia?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Adoro l’espressione “condizioni atmosferiche emotive”. In molti modi è esattamente ciò che cerco di dipingere. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Che si tratti di un ritratto o di un paesaggio, sto quasi sempre cercando di preservare qualcosa di intangibile: un umore, un’atmosfera, una sensazione che esiste solo per un breve istante prima di trasformarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo è fugace, ed è una cosa di cui sono diventato sempre più consapevole. Non possiamo fermarlo né trattenerlo. L’unica cosa su cui abbiamo davvero controllo è ciò che scegliamo di creare e il modo in cui decidiamo di condividerlo con gli altri.<br><br>Per me, dipingere è un modo di rispondere a questa realtà. Se un dipinto riesce a conservare una sensazione ancora per un po’, oppure a ispirare qualcuno a guardare le proprie esperienze da una prospettiva diversa, allora ha compiuto il suo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fotografie di <a href="https://www.instagram.com/loganleemock/">Logan Lee Mock</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/ruben-baghdasaryan-dipinge-cio-che-resta/">Ruben Baghdasaryan dipinge ciò che resta</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>Marrakech Express: “The Amicis” è la colonna sonora di una generazione sospesa</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[marrakech express]]></category>
		<category><![CDATA[the amicis]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111576</guid>

					<description><![CDATA[<p>I Marrakech Express tornano con The Amicis: un EP tra elettro, indie e alternative pop che racconta amicizia, precarietà, sogni e incertezze</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/">Marrakech Express: “The Amicis” è la colonna sonora di una generazione sospesa</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal legame con il film di Salvatores alla nascita del progetto, passando per le influenze electroclash e la volontà di raccontare il presente senza offrire risposte facili: i Marrakech Express ci accompagnano dentro&nbsp;“The Amicis”, un EP che trasforma dubbi personali e precarietà collettive in un viaggio sonoro tra politica, vita urbana, amicizia e sogno.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra elettronica indie, alternative pop e immaginari digitali che richiamano gli anni Dieci, i Marrakech Express sono tornati con&nbsp;<strong>“The Amicis”</strong>, il nuovo<a href="https://www.instagram.com/marrakechexpresssss/"> EP</a> uscito il 10 aprile per Funclab Records. Nato dall&#8217;incontro tra introspezione personale e osservazione del presente, il progetto racconta quel momento sospeso in cui ci si affaccia all&#8217;età adulta senza sentirsi pronti a scegliere una direzione. Tra critica sociale, fragilità emotive e sogni a occhi aperti, il duo costruisce un affresco generazionale fatto di incertezze, amicizia e desiderio di continuare a muoversi anche quando il futuro appare sfocato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1012" height="1024" data-attachment-id="111591" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/whatsapp-image-2026-06-10-at-16-50-40-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1.jpeg" data-orig-size="1581,1600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="WhatsApp Image 2026-06-10 at 16.50.40" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-1012x1024.jpeg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-1012x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-111591" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-1012x1024.jpeg 1012w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-296x300.jpeg 296w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-768x777.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-1518x1536.jpeg 1518w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-1000x1012.jpeg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-900x911.jpeg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-450x455.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-350x354.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1-50x50.jpeg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-10-at-16.50.40-1.jpeg 1581w" sizes="auto, (max-width: 1012px) 100vw, 1012px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao, mi raccontate dove vi siete conosciuti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo conosciuti ai tempi del liceo. Avevamo due band diverse, gli Afterwards e i Cherries, ma frequentavamo gli stessi ambienti e la stessa scena musicale del vicentino. Condividevamo anche alcuni amici e, tra una cosa e l’altra, abbiamo iniziato a suonare insieme. Dopo diversi progetti nati lungo il percorso, è arrivato il momento di dare vita ai&nbsp;Marrakech&nbsp;Express.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il nome strizza l&#8217;occhio al film di Salvatores o dietro c&#8217;è una scelta differente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una citazione voluta. Siamo molto legati a quel film e ai temi che racconta. L’amicizia è uno dei pilastri del nostro progetto e ci accompagna fin dall’inizio. In&nbsp;Marrakech&nbsp;Express&nbsp;viene raccontata in un modo che sentiamo molto vicino. C’è poi anche il tema del viaggio, non solo come spostamento fisico ma come percorso che si costruisce insieme agli altri.</p>



<figure data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/&quot;}'  class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In “The Amicis” raccontate quella sensazione di essere “bloccati” tra adolescenza ed età adulta: quanto c’è di autobiografico nei brani dell’EP?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Moltissimo. Diciamo spesso che è il nostro lavoro più intimo proprio per questo motivo. Tutto l’EP nasce da domande e sensazioni che stiamo vivendo in prima persona. Ci sentiamo immersi in una fase di passaggio, in cui le certezze sono poche e gli interrogativi tanti, spesso senza una risposta immediata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Canzoni come “Guardie e Ladri” e “Massimino” uniscono critica sociale e ironia disillusa. Quanto è importante per voi raccontare il presente politico e urbano attraverso la musica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per noi è fondamentale. Crediamo che la musica sia una piattaforma dal potere enorme e che porti con sé anche una certa responsabilità. Non pensiamo che l’arte debba fornire risposte o soluzioni, ma crediamo che possa spingere le persone a interrogarsi, a informarsi e a guardare la realtà con maggiore attenzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111586" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/dsc03223-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="DSC03223" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-111586" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03223-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In “Radio Alice” e “150km” emerge il tema del fallimento e della distanza: pensate che la precarietà emotiva della vostra generazione sia diventata ormai una condizione collettiva?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo parlare per tuttə, ma sicuramente è una sensazione che vediamo condivisa da molte persone. Allo stesso tempo percepiamo una grande voglia di reagire. Ci sentiamo spesso delusi, incerti o disorientati, ma non crediamo che la risposta sia fermarsi a contemplare questa condizione. In qualche modo stiamo ancora ballando sopra un futuro che non appare così luminoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal punto di vista sonoro, “The Amicis” richiama electroclash, EDM e immaginari videoludici anni 2010. Come avete lavorato per trasformare questa nostalgia in qualcosa di contemporaneo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non la viviamo tanto come nostalgia. È semplicemente la musica che ci ha cresciuti e dalla quale non siamo mai riusciti a separarci davvero. Il processo di reinventarla è stato naturale: era impossibile riproporla oggi esattamente come allora. Quello che stiamo cercando di fare è costruire qualcosa che ne conservi lo spirito, ma che riesca a parlare al presente e a trasmettere agli altri le stesse emozioni che ha trasmesso a noi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111588" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/dsc03435-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="DSC03435" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-1024x683.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-111588" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC03435-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Let’s Meet In My Dreams” apre e chiude idealmente il disco come una sorta di rifugio onirico. Che ruolo ha il sogno nella vostra scrittura e nel vostro modo di vivere la musica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha un ruolo fondamentale. Il sogno possiede qualcosa di primitivo e profondamente evocativo, e ci piace pensare che la nostra musica possa trasmettere quella stessa sensazione. Let’s Meet In My Dreams occupa un posto speciale nel progetto: sia per ciò che racconta, sia perché è un brano che è rimasto nel computer di Lorenzo dal 2019 e che solo oggi ha trovato il suo momento e il suo spazio nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal clubbing alle colonne sonore per la Milano Fashion Week, fino a questo nuovo EP: in che modo sentite che il progetto&nbsp;Marrakech&nbsp;Express&nbsp;sia cambiato dal 2022 a oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le anime che abbiamo attraversato sono ancora presenti e probabilmente lo saranno sempre. Abbiamo un legame molto forte con il cinema, la moda e il mondo della notte, e sono elementi che continuano a influenzare il nostro modo di scrivere e immaginare la musica. Possiamo evolverci e sperimentare, ma crediamo che questi mondi rimarranno parte integrante della nostra identità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111584" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/dsc02994/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/DSC02994.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="MARRAKECH EXPRESS" data-image-description="&lt;p&gt;MARRAKECH EXPRESS &lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ultimo album di cui vi siete innamorati:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dilan: I Have To Get Hotter by The Femcels<br>Lorenzo: For Love of Grace &amp; the Hereafter by Iceage</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photo by <a href="https://www.instagram.com/ylebonnie?igsh=MWJxbmlyZnY5djlvNw==">Ylenia Bonora </a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/marrakech-express-the-amicis-e-la-colonna-sonora-di-una-generazione-sospesa/">Marrakech Express: “The Amicis” è la colonna sonora di una generazione sospesa</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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		<title>BIRTHH cambia lingua e prospettiva: la crisi che diventa musica</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[alice bisi]]></category>
		<category><![CDATA[Birthh]]></category>
		<category><![CDATA[carosello records]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[senza fiato]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111517</guid>

					<description><![CDATA[<p>BIRTHH, torna con il quarto album Senza fiato: un lavoro in italiano che segna una svolta dopo New York, una crisi creativa e una rinascita</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/">BIRTHH cambia lingua e prospettiva: la crisi che diventa musica</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel nuovo album <em>Senza fiato</em>, BIRTHH sceglie per la prima volta l’italiano come lingua espressiva e segna una svolta radicale nel suo percorso artistico. Dopo anni a New York e una crisi identitaria profonda, l’artista ritrova nella musica italiana, nella scrittura diretta e in una nuova consapevolezza personale il senso stesso del fare musica. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <em><a href="https://www.instagram.com/woabirthh/?hl=it">Senza fiato</a></em>, <strong>BIRTHH</strong>, nome d’arte di <strong>Alice Bisi</strong>, cantautrice fiorentina, cambia pelle senza rinnegare il proprio percorso. Dopo anni di scrittura in inglese e una lunga parentesi a New York, l’artista sceglie per la prima volta l’italiano come lingua espressiva, segnando una svolta netta radicata nella sua storia personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio non nasce da un’operazione estetica, ma da una fase di<a href="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%EF%BF%BC/"> crisi e ridefinizione</a>: sei anni vissuti negli Stati Uniti, la sensazione di alienazione, e la domanda fondamentale sul senso stesso del fare musica. In questo percorso, la riscoperta della musica italiana, da Mina a Battisti, da Gino Paoli fino alle canzoni ascoltate in famiglia, diventa una forma di riconnessione emotiva e identitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne nasce il suo <strong>quarto album in studio</strong>, che arriva a coronare <strong>dieci anni di carriera</strong>, e che non cerca mediazioni: diretto, essenziale, costruito in italiano per parlare in modo più immediato a una generazione frammentata, con particolare attenzione alle componenti creative e alle comunità queer che l’artista osserva e racconta nel suo immaginario. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Senza fiato</em> diventa così un gesto di contatto, quasi un “segnale di fumo” contemporaneo: 31 minuti in cui ansia e meraviglia, corsa e contemplazione convivono senza soluzione di continuità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111519" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b15-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B15-copia.jpg" data-orig-size="941,1254" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777316063&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;BIRTH Ph.Alex Vaccani&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Partiamo da questa tua svolta in italiano. Cosa ti ha portato a cantare nella tua lingua? Arriva in modo molto più diretto. Mi sembri anche più decisa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un po&#8217; più dritta, sì. Se devo dire una cosa, la dico e basta. Questa è stata sicuramente una svolta inaspettata, che nasce anche da una crescita personale. Forse dal fatto di non avere più molto da perdere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è uscito il disco precedente ho attraversato un periodo di crisi. Ho fatto molta fatica a rispondere a una domanda che, secondo me, per un artista è fondamentale:&nbsp;<em>perché lo sto facendo?</em>&nbsp;Perché ha senso raccontare i fatti miei alle persone, pubblicare dischi, fare concerti, coinvolgere etichette? Che senso ha? Perché devo farlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa domanda nasceva anche dal senso di alienazione che provavo vivendo a New York. È stata una ricerca lunga, ma col tempo ho trovato una risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando mi sono trasferita lì ho iniziato ad ascoltare tantissima musica italiana. Io sono sempre stata molto esterofila nei gusti musicali, fin da quando alle medie ho scoperto MTV. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Invece a New York mi sono ritrovata a innamorarmi di nuovo di Mina, Lucio Battisti, Gino Paoli, di tutta quella musica con cui sono cresciuta e che ascoltava mia madre.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa riscoperta mi ha restituito una gioia enorme. Mi colpiva vedere anche l&#8217;entusiasmo degli americani quando ascoltavano brani come&nbsp;<em>Se telefonando</em>. Mi chiedevo: com&#8217;è possibile che io abbia sempre considerato questa musica come &#8220;quella che ascolta mia madre&#8221; senza rendermi conto di quanto mi emozionasse?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensa a un brano come&nbsp;<em>Senza fine</em>: è incredibile, con arrangiamenti d&#8217;archi meravigliosi. Così ho riscoperto il valore della musica italiana proprio mentre mi interrogavo sul senso del fare musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto queste due cose hanno iniziato a convergere. Sentivo un bisogno enorme di appartenenza, di comunità, di trovare persone simili a me. La musica è sempre stata il luogo in cui mi sono sentita capita e meno sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato a sperimentare. Io scrivo molto in freestyle e ogni tanto mi usciva una frase in italiano, poi due, poi tre. Finché ho detto: &#8220;Ok, proviamo a scrivere una canzone in italiano&#8221;. Mi ha emozionato tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì è nata l&#8217;esigenza di parlare direttamente alle persone della mia generazione, cresciute nel contesto in cui sono cresciuta io. Volevo abbattere, nel mio piccolo, le barriere tra me e loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Penso soprattutto alle persone queer della mia generazione. Siamo tante, ma spesso frammentate. Anche in una città come Milano, che dovrebbe essere molto aperta, esistono tanti piccoli gruppi che raramente si incontrano davvero.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse una volta era meno così.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forse perché c&#8217;erano meno luoghi. Sapevi che andando in certi posti trovavi tutti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso invece ci sono molti più spazi e opportunità. Ed è una cosa positiva, assolutamente. Però ha creato anche una maggiore frammentazione. Io sento molto il bisogno di una comunità che non sia soltanto queer, ma che includa anche persone creative, artiste, musiciste, persone fuori dagli schemi. Gente che vuole vivere attraverso la creatività. Per questo ho fatto questo disco: come un segnale di fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E questo segnale dice: &#8220;Senza fiato&#8221;. Perché questo titolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella interpretazione. Per me&nbsp;<em>Senza fiato</em>&nbsp;è un&#8217;espressione che contiene due immagini quasi opposte. Da una parte c&#8217;è l&#8217;idea di correre, di annaspare, di cercare di raggiungere qualcosa senza sapere esattamente cosa. Viviamo in una società che ci spinge continuamente a fare, produrre, inseguire obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io mi sento spesso indietro. Corro da anni e, se devo essere sincera, non saprei nemmeno dire rispetto a cosa. Però quella sensazione esiste. È l&#8217;ansia del futuro, il tentativo di costruire qualcosa che in fondo non dipende mai completamente da te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra parte, però, c&#8217;è il momento in cui qualcosa ti lascia senza fiato per la sua bellezza.Oggi considero questa sensibilità una fortuna, anche se in passato mi ha fatto soffrire. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111520" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b3-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B3-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315659&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Mi emoziono con pochissimo. Ieri sera, per esempio, erano le otto e mezza, avevo appena comprato un pollo allo spiedo e sono uscita dal negozio. C&#8217;era una luna brillantissima in un cielo blu profondo e ho pensato: &#8220;Che bello essere un essere umano con degli occhi&#8221;.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E anche con le papille gustative, perché il pollo era buonissimo. Mi piace che due parole riescano a racchiudere entrambe queste dimensioni e tutto ciò che c&#8217;è in mezzo. In fondo raccontano perfettamente gli ultimi tre anni della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi&nbsp;<em>Senza fiato</em>&nbsp;è stata la prima canzone che ho scritto in italiano. Non sapevo che sarebbe finita in un disco, né tantomeno che sarebbe diventata il titolo dell&#8217;album. Ma alla fine tutto ha trovato il suo senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti ha fatto &#8220;scappare&#8221; da New York?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che New York sia cambiata tantissimo negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto tempo ci hai vissuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei anni. Ho iniziato a viverla davvero dall&#8217;estate del 2018. Il problema principale sono i costi. Sono diventati così proibitivi che oggi è molto più difficile per la cultura e l&#8217;arte prosperare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti artisti che conosco devono fare due o tre lavori per mantenersi. Non hanno quasi il tempo di fare arte. La fanno con le unghie e con i denti, per puro amore. E in fondo è stato così anche per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Però tu hai sempre continuato. Non era scontato. Avresti potuto mollare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero. E devo essere sincera: ci sono andata molto vicina più volte. Per questo oggi non sento più che New York sia una città in cui sto bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è un peccato, perché ci sono tantissime cose che amo di quella città. Però ho anche riscoperto che l&#8217;Italia non è affatto un brutto posto in cui vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Forse perché arrivi dall&#8217;America e il confronto ti cambia la prospettiva.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sì. A volte bisogna allontanarsi per rendersi conto di quello che si ha.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei sempre stata un&#8217;artista indipendente, libera di fare quello che volevi. È dura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì e no. Da una parte è sicuramente impegnativo, perché la vita dell&#8217;artista indipendente significa lavorare praticamente sempre. Io lavoro tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però allo stesso tempo c&#8217;è anche qualcosa di molto bello nel sentirsi piccoli, quasi insignificanti. Ci pensavo proprio oggi: </p>



<h2 class="wp-block-heading">a volte c&#8217;è una forma di libertà nel sapere che, in fondo, non hai nulla da perdere. Ti dici: &#8220;Faccio quello che mi pare, tanto non cambia il mondo&#8221;. E allora almeno provo a fare davvero quello che sento.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che comunque è un privilegio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. È un privilegio riuscire a fare quello che si vuole fare. Ed è anche un privilegio potersi fare tutte queste domande esistenziali da artista. Certo, questa vita ha le sue sfide, ma ti dà anche la possibilità di esplorare continuamente te stessa e il mondo. E questa è una cosa importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da dove arriva l&#8217;estetica del disco? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non c&#8217;è stata un&#8217;ispirazione precisa. Io e Giulia Mai, che ha curato con me praticamente tutti gli aspetti visivi del progetto, abbiamo ragionato molto su cosa volevamo costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo gusti molto simili e negli ultimi due anni ci siamo viste una quantità assurda di film. Tipo uno al giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>C&#8217;era qualche riferimento preciso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono una fan assoluta di Richard Linklater. In realtà è anche il motivo per cui ho iniziato a suonare:&nbsp;<em>School of Rock</em>&nbsp;è uno dei film che ho visto più volte nella vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi mi sono recuperata tutta la sua filmografia:&nbsp;<em>Dazed and Confused</em>, la trilogia di&nbsp;<em>Before Sunrise</em>,&nbsp;<em>Before Sunset</em>,&nbsp;<em>Before Midnight</em>. Quello che amo dei suoi film è il modo in cui racconta la realtà senza filtri, ma riuscendo comunque a renderla bellissima. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111521" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b11-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B11-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315868&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<h2 class="wp-block-heading">Credo che l&#8217;arte abbia una responsabilità: non dare mai per scontata l&#8217;attenzione di chi guarda. Deve creare una forma di magia, trovare la bellezza nelle cose più semplici. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo è una cosa che ho cercato anche nella musica. Non mi piace usare parole auliche o costruire concetti troppo complessi. Nella vita sono una persona complicata, spesso non mi capisco nemmeno da sola, ma nelle canzoni cerco sempre di essere il più diretta possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo i visual hanno seguito lo stesso principio delle canzoni. C&#8217;è sempre questo incontro tra qualcosa di senza tempo come la melodia italiana, il canto italiano e qualcosa di molto urbano: l&#8217;asfalto, New York, una certa pesantezza quasi hip hop. Sono due mondi che convivono continuamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto io e Giulia abbiamo iniziato a chiamare questa estetica&nbsp;<em>Sweaty Y2K</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bellissimo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché io sono figlia dello Y2K, ma quell&#8217;immaginario molto freddo, lucido, quasi chirurgico, non si sposava con il calore italiano, con qualcosa di più sporco, umano, vissuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui l&#8217;idea di uno Y2K &#8220;sudato&#8221;. C&#8217;è sempre questo equilibrio tra eleganza e imperfezione. Poi abbiamo preso una decisione molto semplice: lavorare quasi esclusivamente con rosso, bianco e nero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Adesso che lo dici mi vengono in mente i White Stripes.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci avevo mai pensato! Però quando hai poche risorse devi trovare dei modi per creare coerenza. Limitare la palette ti aiuta tantissimo. Restringi il campo e tutto acquista una sua identità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In fondo questo disco parla anche di capitalismo, di precarietà, quindi ci sta raccontare che molte cose sono state fatte con pochissimi mezzi, ma con tanta passione.</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cosa bella è che non si percepisce come un progetto &#8220;DIY&#8221;. Anzi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio quello che volevamo ottenere. Pensa che per il video di&nbsp;<em>Little Rat</em>&nbsp;eravamo praticamente solo io e Giulia, sempre in giro per New York a fare riprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">mi viene naturale. Altre fasi, come la pre-produzione o immaginare gli shot prima di girare, mi risultano molto più difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Bene da sola&#8221; è uno dei miei pezzi preferiti. A un certo punto sembra quasi un mantra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo dici perché stai davvero bene da sola o perché hai bisogno di ricordartelo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi entrambe le cose. Ci sono momenti in cui sto benissimo da sola e altri in cui non ci riesco affatto. Come tutti, credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale sto bene con me stessa, ma volersi bene non è sempre semplice. A volte è persino più facile voler bene agli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi canzoni come questa servono anche a ricordarmi determinate cose, ad esempio che posso sentirmi completa anche da sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Truman&#8221; mi piace tantissimo, è uno dei miei pezzi preferiti. Mi racconti un po&#8217; come è nato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Truman</em> è stato uno degli ultimi brani che ho scritto per il disco. A un certo punto avevo già sette canzoni che poi sono finite nell&#8217;album e, insieme a Veronica Pivetti, con cui ho lavorato ai testi, abbiamo iniziato a guardare la tracklist nel suo insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei era venuta a New York un paio di settimane prima di entrare in studio e abbiamo fatto un lavoro molto simile a quello del disco precedente: guardare i brani nati da un impulso, da un&#8217;esigenza, e capire che storia stavano raccontando.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111522" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b12-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B12-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777315891&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;14.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Avevo già&nbsp;<em>Little Rat</em>,&nbsp;<em>Terminal</em>,&nbsp;<em>Bene da sola</em>&nbsp;e altri pezzi, però sentivo che tra alcuni di loro mancava un passaggio. C&#8217;era qualcosa che poteva spiegare meglio il percorso emotivo che stavo raccontando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, nel giro di due giorni, abbiamo scritto&nbsp;<em>Terminal</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Truman</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Truman</em>&nbsp;è nato letteralmente la sera prima di entrare in studio. Quelle serate un po&#8217; magiche in cui una canzone arriva quasi tutta insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;idea era molto semplice: parlare delle cose che mi piacciono davvero.&nbsp;<em>Little Rat</em>&nbsp;racconta New York e il mio senso di alienazione;&nbsp;<em>Terminal</em>&nbsp;è la confusione di chi non sa bene cosa vuole e chi è;&nbsp;<em>Truman</em>&nbsp;invece rappresenta il momento in cui capisco chi sono, perché mi accorgo che la risposta sta semplicemente nelle cose che mi piace fare quando nessuno mi guarda.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E poi&nbsp;<em>Bene da sola</em>&nbsp;arriva come celebrazione di quella consapevolezza. Magari detta in modo molto diretto, ma dentro c&#8217;è tantissima vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti senti più esposta cantando in italiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma non me l&#8217;aspettavo. Anche solo il fatto che mia madre possa capire tutti i testi cambia tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però non mi sono autocensurata, racconto anche di guardare porno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vabbè, ci sta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se conoscessi mia madre capiresti meglio. <strong>Non credo che a</strong>bbia mai guardato un porno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi sembra di capire che hai dato molta importanza all&#8217;ordine delle canzoni, quasi come se raccontassero una storia. Per esempio il passaggio da &#8220;Total Black&#8221; a &#8220;Inferno&#8221; e poi &#8220;Sogno&#8221;.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente. Per me quelle tre canzoni formano proprio un trittico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Total Black</em> è la sera: esco, vado a ballare, incontro qualcuno che mi piace. Poi arriva <em>Inferno</em>, che è quel momento di presa male che secondo me esiste in tantissime notti. Soprattutto se non sei proprio lucidissimo. E infine c&#8217;è <em>Sogno</em>, che è l&#8217;alba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;alba reale, ma anche quella metaforica. Può essere la persona che hai appena incontrato. Può essere il momento in cui torni a casa e tutto sembra avere un senso. Io me le immagino proprio così: una persona che cammina verso casa mentre fa giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi sono collegate anche temporalmente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, moltissimo. Poi ovviamente parlano di cose diverse, ma cronologicamente per me sono una sequenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Inferno</em>, ad esempio, racconta una presa male molto generazionale. A me capita continuamente: magari sono con una persona che mi piace, sto benissimo, e all&#8217;improvviso penso: &#8220;Madonna, devo pagare l&#8217;affitto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cinque minuti dopo sto di nuovo bene. La vita non è lineare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Capita anche a me. Un attimo prima sei felice, un attimo dopo ti arriva un pensiero e vai nel panico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto. Poi magari un secondo dopo passa tutto. È un&#8217;altalena continua. E questo disco è costruito proprio così, perché io vivo tantissimo gli alti e bassi. Ho momenti molto luminosi e momenti molto bui. Quindi era inevitabile che il disco finisse con una luce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai aggiunto da poco un nuovo brano al disco <em>Più in alto</em>, un episodio che definirei romantico. Sei d’accordo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono una persona abbastanza romantica. Questa è una canzone d’amore, anche con un approccio un po’ pragmatico: racconta come i rapporti umani possano trasformarsi nel tempo, ma anche quanto sia importante restare nel presente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Credo che in amore capiti a tutti di essere attraversati dalla paura che tutto quel bene possa finire da un momento all’altro.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un pensiero che spesso ci allontana dall’altro invece di avvicinarci. Per questo ho scritto una canzone d’amore con un ritornello un po’ catastrofico: per dare forma a quella paura e provarla ad affrontare insieme, con il giusto groove.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda. Qual è l&#8217;ultimo disco di cui ti sei innamorata? Nuovo, vecchio, non importa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti direi due dischi. Il primo è <em>Afim</em> di Zé Ibarra, che tra l&#8217;altro sarà al MI AMI quest&#8217;anno. È un album meraviglioso. Parte dalla musica popolare brasiliana ma affronta temi contemporanei e ha una scrittura che adoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, negli ultimi mesi, ho ripreso in mano <em>La voglia, la pazzia, l&#8217;incoscienza, l&#8217;allegria</em>. E qui rischio di sembrare monotona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è un disco incredibile. Ne sono completamente innamorata. Pensa che poco prima di Sanremo mi avevano chiesto con chi avrei voluto collaborare e io avevo risposto: Gino Paoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervista è uscita pochissimo dopo la sua scomparsa e mi sono sentita malissimo. Ma la verità è che mi sarebbe piaciuto tantissimo poterlo incontrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era uno di quegli artisti che sentivo vicinissimi, anche senza averli mai conosciuti davvero. E credo che certi dischi restino importanti proprio per questo: perché continuano a parlarti anche quando tutto il resto cambia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111523" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/b18-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/B18-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1777316109&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="BIRTH" data-image-description="&lt;p&gt;BIRTH&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Foto <a href="https://www.alexvaccani.com">Alex Vaccani</a> + <a href="https://www.instagram.com/alessandro_marzo/">Alessandro Marzo</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111571" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/birthh-cambia-lingua-e-prospettiva-la-crisi-che-diventa-musica/birthh-tour-ig/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Birthh-tour-ig" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg" alt="BIRTHH, torna con il quarto album Senza fiato: un lavoro in italiano che segna una svolta dopo New York, una crisi creativa e una rinascita" class="wp-image-111571" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1229x1536.jpg 1229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1638x2048.jpg 1638w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-1000x1250.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Birthh-tour-ig-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>
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		<title>SUPERBLOOM 2026 si fa gigante: una settimana intera di musica con Lykke Li, Sombr, Kygo e Lorde</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 11:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[festival superbloom]]></category>
		<category><![CDATA[lewis capaldi]]></category>
		<category><![CDATA[lorde]]></category>
		<category><![CDATA[Lykke Li]]></category>
		<category><![CDATA[monaco]]></category>
		<category><![CDATA[olympiapark]]></category>
		<category><![CDATA[superbloom]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SUPERBLOOM Festival 2026: una settimana intera di eventi a Monaco con concerti esclusivi e artisti come Lykke Li, Sombr, Lorde e molti altri</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde/">SUPERBLOOM 2026 si fa gigante: una settimana intera di musica con Lykke Li, Sombr, Kygo e Lorde</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da festival di due giorni a evento di una settimana: SUPERBLOOM 2026 rivoluziona la sua formula e torna all&#8217;Olympiapark di Monaco dal 29 agosto al 4 settembre con Experience Days, concerti serali dedicati e una line-up che unisce grandi nomi internazionali e nuove stelle della musica.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111560" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde/sb26_concert_sombr_3x4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Concert_Sombr_3x4.jpg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Superbloom Festival 2026 Sombr" data-image-description="&lt;p&gt;Superbloom Festival 2026 Sombr&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">SUPERBLOOM 2026 diventa un festival lungo sette giorni</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://superbloom.de/en">SUPERBLOOM </a>cambia pelle e nel 2026 inaugura il suo format più ambizioso di sempre. Dal 29 agosto al 4 settembre, l&#8217;iconico festival di Monaco di Baviera occuperà l&#8217;intera settimana trasformando l&#8217;Olympiapark in un enorme hub dedicato alla musica, all&#8217;intrattenimento e alle esperienze immersive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo quattro edizioni di successo, l&#8217;evento amplia infatti la sua durata passando da due a sette giorni complessivi. Una scelta resa necessaria anche dai lavori di ristrutturazione dello Stadio Olimpico, ma che si traduce in una proposta ancora più ricca per il pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Kygo, Zara Larsson e Tom Odell guidano gli Experience Days</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il weekend del 29 e 30 agosto sarà dedicato ai tradizionali Experience Days, il cuore originale del festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul palco saliranno artisti internazionali come Kygo, Tom Odell, Zara Larsson e Tash Sultana, affiancati da alcuni dei nomi più interessanti della nuova scena tedesca, tra cui Zartmann, Berq, Ikkimel e Baran Kok.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla musica, il festival proporrà aree tematiche, attività interattive e spazi dedicati alla creatività e alla cultura pop, elementi che hanno contribuito a rendere SUPERBLOOM uno degli appuntamenti più riconoscibili dell&#8217;estate europea.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111562" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde/sb26_concert_lykkeli_3x4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Concert_LykkeLi_3x4.jpg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Superbloom Festival 2026 Lykke LI" data-image-description="&lt;p&gt;Superbloom Festival 2026 Lykke LI&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Lorde, Sombr, Lewis Capaldi e Lykke Li protagonisti dei concerti serali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vera novità del 2026 arriva però dal lunedì al venerdì. Dal 31 agosto al 4 settembre, ogni serata sarà dedicata a un grande concerto con una line-up esclusiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la serie sarà<strong> Lorde</strong>, accompagnata da un adelle poche esibizione europee di <strong>Lykke Li</strong>, volete mettere cantare I Follow Rivers ad un Festival? Preceduta dalla cantautrice <strong>Audrey Hobert</strong> rivelqzione pop del 2026 da tenere sott&#8217;occhio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Martedì toccherà a <strong>Sombr</strong>, con il suo teen rock emozionale e tra le rivelzioni dello scorso anno, insieme al support act <strong>Ennio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì sarà il turno del monumentale<strong> Lewis Capaldi</strong>, che condividerà la serata con l&#8217;epopea rock dei <strong>Bastille</strong> e la giovane artista americana <strong>Jessie Murph.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giovedì invece si gioca in casa, spazio alla superstar tedesca <strong>Ayliva</strong>, protagonista di tour sold out e ormai tra gli artisti più amati del panorama europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organizzatori hanno inoltre annunciato che altri nomi verranno svelati nelle prossime settimane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovo layout per l&#8217;Olympiapark</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assenza temporanea dello Stadio Olimpico porterà anche a una completa riprogettazione degli spazi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Bloom Stage, che fungerà da palco principale durante gli <strong>Expe</strong>rience Days, verrà posizionata nell&#8217;area sud-occidentale del parco. Accanto a essa troveranno posto la NeoNeo Stage, la Hideaway Stage e le diverse experience area.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i concerti serali di lunedì, martedì e venerdì sarà invece realizzato un nuovo palco nell&#8217;area di Hans-Jochen-Vogel-Platz, nel cuore dell&#8217;Olympiapark.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo dichiarato degli organizzatori è mantenere intatta l&#8217;atmosfera che ha reso unico SUPERBLOOM, pur adattandosi alla nuova configurazione del sito.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111559" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde/sb26_zaralarsson_post_3x4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_ZaraLarsson_Post_3x4.jpg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Superbloom Festival 2026 Zara Larsson" data-image-description="&lt;p&gt;Superbloom Festival 2026 Zara Larsson&lt;/p&gt;
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</div>


<h2 class="wp-block-heading">Biglietti: disponibili solo ticket giornalieri</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per l&#8217;edizione 2026 non saranno disponibili abbonamenti</strong> completi: il festival venderà esclusivamente biglietti giornalieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prezzi early bird per gli Experience Days partono da 89 euro per il sabato e 94 euro per la domenica, mentre i ticket Comfort arrivano rispettivamente a 119 e 124 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I concerti serali avranno invece prezzi compresi tra 75 e 99 euro a seconda della giornata scelta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saranno inoltre disponibili upgrade come Silver Circle e Front of Stage per chi desidera vivere gli show più vicino possibile agli artisti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SUPERBLOOM punta a diventare uno dei grandi festival europei</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal debutto sold out del 2022, SUPERBLOOM ha costruito rapidamente la propria identità grazie a una formula capace di mescolare grandi concerti, intrattenimento, creator, podcast e attività esperienziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver ospitato negli anni artisti come<strong> Post Malone, Shawn Mendes, Hozier, Tiësto, Raye e Nelly Furtado</strong>, il festival compie ora un ulteriore salto di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edizione 2026 segna infatti la trasformazione definitiva di SUPERBLOOM da classico festival weekend a vera e propria settimana-evento, pronta a richiamare migliaia di fan da tutta Europa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><a href="https://superbloom.de/en/tickets"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-attachment-id="111557" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/superbloom-2026-si-fa-gigante-una-settimana-intera-di-musica-con-lykke-li-sombr-kygo-e-lorde/sb26_webflyer_festival_9-16/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16.jpg" data-orig-size="1080,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="SB26_Webflyer_Festival_9-16" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-576x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111557" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-576x1024.jpg 576w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-169x300.jpg 169w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-768x1365.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-864x1536.jpg 864w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-1000x1778.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-900x1600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-450x800.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16-350x622.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/SB26_Webflyer_Festival_9-16.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></a></figure>
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		<item>
		<title>Milano Pride compie 25 anni: una città in rivolta per i diritti</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:52:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[chi c'è al pride di milano]]></category>
		<category><![CDATA[date pride]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[milano pride]]></category>
		<category><![CDATA[pride 2026]]></category>
		<category><![CDATA[toh! magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano Pride compie 25 anni ma non aspettatevi una festa nostalgica. Il tema dell'edizione 2026 è: Corpi in Rivolta, in lotta per i diritti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/">Milano Pride compie 25 anni: una città in rivolta per i diritti</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Milano Pride spegne 25 candeline. Ma non aspettatevi una festa nostalgica. Il tema scelto per l&#8217;edizione 2026,&nbsp;<strong>“Corpi in Rivolta, in lotta per i diritti”</strong>, lascia poco spazio alle celebrazioni autoreferenziali e riporta il Pride alla sua natura più autentica: quella di una manifestazione politica, sociale e culturale che nasce dalla necessità di esistere, resistere e rivendicare.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="111509" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/dcim100mediadji_0959-jpg/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Milano-Pride-2025-visto-dal-drone-Cortesia-di-CIG-Arcigay-Milano-01.jpg" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;FC7303&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;DCIM100MEDIADJI_0959.JPG&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1656774424&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.49&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0004&quot;,&quot;title&quot;:&quot;DCIM100MEDIADJI_0959.JPG&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="" data-image-description="&lt;p&gt;Milano Pride Ph. courtesy of CIG Arcigay Milano&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Per tutto il<a href="https://www.milanopride.it/it/"> mese di giugno</a>, Milano sarà attraversata da oltre cento eventi tra incontri, spettacoli, arte, sport, musica e attivismo, fino alla grande parata di sabato 27 giugno e al concerto finale all&#8217;Arco della Pace. Un programma diffuso che coinvolge quartieri, associazioni, istituzioni e cittadini, trasformando la città in un laboratorio permanente di inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutto il mese di giugno, Milano sarà attraversata da oltre cento eventi tra incontri, spettacoli, arte, sport, musica e attivismo, fino alla grande parata di sabato 27 giugno e al concerto finale all&#8217;Arco della Pace. Un programma diffuso che coinvolge quartieri, associazioni, istituzioni e cittadini, trasformando la città in un laboratorio permanente di inclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le richieste non riguardano soltanto la comunità LGBTQIA+. Il Pride rivendica una visione più ampia di società, fondata sull&#8217;inclusione, sull&#8217;autodeterminazione e sul rispetto delle differenze. Perché una società che discrimina qualcuno finisce inevitabilmente per essere meno libera per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni Milano Pride è diventato molto più di una manifestazione. Attraverso il Rainbow Social Fund sostiene progetti sociali, culturali e artistici attivi durante tutto l&#8217;anno: dall&#8217;assistenza legale alle vittime di violenza omotransfobica ai programmi di housing per richiedenti asilo LGBTQIA+, passando per iniziative dedicate alla salute, alla prevenzione e alla cultura queer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il calendario 2026 riflette questa dimensione sempre più ampia. Si va dalle mostre d&#8217;arte contemporanea agli incontri culturali, dalle visite guidate nel quartiere di Porta Venezia alle attività sportive della Pride Sport Arena ospitata dalla Triennale Milano. Tornano le Pride Square con talk, dibattiti e concerti, mentre il MiX Festival celebra quarant&#8217;anni di cinema LGBTQIA+ e cultura queer.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="773" data-attachment-id="111511" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/milano-pride-compie-25-anni-una-citta-in-rivolta-per-i-diritti/milano-pride-2024-foto-di-alice-redaelli-cortesia-di-cig-arcigay-milano/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Milano-Pride-2024-Foto-di-Alice-Redaelli-cortesia-di-CIG-Arcigay-Milano.jpg" data-orig-size="1920,1450" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ALICE REDAELLI&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D800&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1624721588&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Alice Redaelli&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;28&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Milano Pride 2024 &amp;#8211; Foto di Alice Redaelli, cortesia di CIG Arcigay Milano" data-image-description="&lt;p&gt;Milano Pride 2024 &amp;#8211; Foto di Alice Redaelli, cortesia di CIG Arcigay Milano&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Il momento più atteso resta naturalmente la parata del 27 giugno. Oltre 350.000 persone sono attese per un corteo che attraverserà il cuore della città partendo dalla Stazione Centrale per raggiungere l&#8217;Arco della Pace. Una marcia aperta a tutti, indipendentemente da età, orientamento sessuale, identità di genere, provenienza o credo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la giornata sarà il grande evento finale con gli interventi delle associazioni e un cast musicale che comprende, tra gli altri, <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/">Arisa</a>, Anna Tatangelo, Ditonellapiaga, Paola Turci, Romina Falconi, Senhit e Orietta Berti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venticinque anni dopo il primo Pride milanese, il messaggio rimane sorprendentemente attuale. Perché se è vero che molti passi avanti sono stati compiuti, è altrettanto vero che nessun diritto è definitivo. E che ogni conquista va difesa, raccontata e, quando necessario, riportata in piazza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Milano Pride 2026 non celebra soltanto un anniversario ma ricorda a tutti che la rivolta dei corpi continua.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>UNALTROFESTIVAL 2026: da Lorde ai Geese, Milano si prepara a una grande estate</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 09:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[lorde]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[unaltrofestival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UNALTROFESTIVAL 2026 torna a Milano con Lorde, Vulfpeck, Kneecap, Geese e Aldous Harding: tutte le date della XII edizione del festival.</p>
<p>L'articolo <a href="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/">UNALTROFESTIVAL 2026: da Lorde ai Geese, Milano si prepara a una grande estate</a> proviene da <a href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>UNALTROFESTIVAL torna a Milano con una line up internazionale che conferma il festival tra gli appuntamenti live più importanti dell&#8217;estate italiana.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il successo dell&#8217;edizione 2025, che ha visto salire sul palco artisti del calibro di Fontaines D.C., The Smashing Pumpkins e Massive Attack, il festival milanese rilancia con una line up che unisce nomi iconici, nuove visioni artistiche e alcune delle realtà più interessanti della scena internazionale contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.comcerto.it/unaltrofestival"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="450" data-attachment-id="111495" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/16x9-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2.jpg" data-orig-size="800,450" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="UNALTROFESTIVAL2026" data-image-description="&lt;p&gt;UNALTROFESTIVAL2026&lt;/p&gt;
" data-image-caption="" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2.jpg" alt="UNALTROFESTIVAL2026" class="wp-image-111495" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2.jpg 800w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/16x9-2-350x197.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il Parco della Musica e il Circolo Magnolia, l&#8217;estate 2026 sarà scandita da una serie di appuntamenti esclusivi che porteranno in Italia artisti molto attesi dal pubblico, tra ritorni importanti e debutti assoluti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire il festival saranno i <strong>Vulfpeck</strong>, attesi il 13 luglio al Parco della Musica per la loro prima volta nel nostro Paese e per un&#8217;unica data italiana. La formazione statunitense è considerata uno dei progetti più originali e influenti della scena funk contemporanea e porterà sul palco tutta la sua energia insieme ai <strong>The Fearless Flyers,</strong> il supergruppo nato come side project della band e diventato negli anni un vero fenomeno di culto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 23 luglio sarà invece il momento di <strong>Lorde</strong>. L&#8217;artista neozelandese che ha rivoluzionato il concetto di pop arriva a Milano per l&#8217;unica data italiana estiva del suo tour, dopo il ritorno sulle scene con l&#8217;album&nbsp;Virgin, con uno show totalmente nuovo rispetto al recente Ultrasound Tour.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la serata sarà <strong>Joan Thiele</strong>, dopo il successo dell&#8217;album JOANITA, del tour e delle recenti apparizioni tra Sanremo e le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, la cantautrice e producer consolida il suo percorso artistico con una proposta originale e raffinata, unicum in Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-attachment-id="111497" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/joan_thiele_aa_0161/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Joan_Thiele_AA_0161.jpg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Joan Thiele" data-image-description="&lt;p&gt;Joan Thiele&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Tra i protagonisti dell&#8217;edizione 2026 figurano anche i<strong> Kneecap</strong>, il collettivo irlandese che negli ultimi anni si è imposto come uno dei fenomeni musicali e culturali più discussi della scena europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capaci di fondere hip hop, attitudine punk e identità politica in un linguaggio unico e provocatorio, i Kneecap si esibiranno il 15 giugno al Circolo Magnolia. Una data che si preannuncia particolarmente intensa per una band che ha costruito il proprio successo grazie a live travolgenti e a una forte personalità artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo appuntamento di UNALTROFESTIVAL 2026 tocca ai <strong>Geese</strong>, i paladini della nuova scena indie-rock internazionale .</p>



<p class="wp-block-paragraph">La band newyorkese debutterà dal vivo in Italia il 19 agosto al Circolo Magnolia, portando sul palco tutta l&#8217;energia che ha reso celebri i suoi concerti. Performance viscerali, groove serrati e una forte interazione con il pubblico rappresentano da sempre il marchio di fabbrica del gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad anticipare la manifestazione sarà UNALTROFESTIVAL Preview, appuntamento speciale in programma il 28 giugno al Circolo Magnolia con <strong>Aldous Harding.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cantautrice neozelandese presenterà dal vivo il nuovo album&nbsp;Train On The Island, pubblicato lo scorso maggio. Un lavoro che prosegue il suo percorso tra folk <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%EF%BF%BC/">essenziale</a>, scrittura visionaria e atmosfere sospese, confermandola come una delle autrici più originali della scena internazionale contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-attachment-id="111496" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/unaltrofestival-2026-da-lorde-ai-geese-milano-si-prepara-a-una-grande-estate/geese4239936/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/GEESE4239936.jpg" data-orig-size="1280,854" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="GEESE" data-image-description="&lt;p&gt;GEESE&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>KNEECAP</strong><br>15 giugno 2026 – Circolo Magnolia, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ALDOUS HARDING&nbsp;(UNALTROFESTIVAL Preview)</strong><br>28 giugno 2026 – Circolo Magnolia, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>VULFPECK</strong><br>13 luglio 2026 – Parco della Musica, Milano<br>Unica data italiana<br>Opening act: The Fearless Flyers</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LORDE</strong><br>23 luglio 2026 – Parco della Musica, Milano<br>Unica data italiana<br>Opening act: Joan Thiele</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>GEESE</strong><br>19 agosto 2026 – Circolo Magnolia, Milano<br>Unica data italiana</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Masseria Wave, nel cuore del Salento, una geografia chiamata dancefloor</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Pratolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 08:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[daniele pratolini]]></category>
		<category><![CDATA[estate2026]]></category>
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		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Masseria Wave torna con l’edizione 2026 dedicata alla “Catarsi”, trasformando una masseria salentina in uno spazio di musica e comunità.</p>
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<h4 class="wp-block-heading">Masseria Wave torna con l’edizione 2026 dedicata alla “Catarsi”, trasformando una masseria salentina in uno spazio di musica, relazioni e comunità.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa di molto umano nel dancefloor, perché a un certo punto smette di essere soltanto una pista da ballo e diventa una specie di geografia emotiva in cui persone arrivate da luoghi diversi finiscono per condividere lo stesso tempo, lo stesso ritmo, a volte persino la stessa sensazione di libertà. È forse da questa idea semplice che nasce <a href="https://masseriawave.larestuccia.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Masseria Wave</a>, il progetto che nel cuore del Salento continua a immaginare nuovi modi di stare insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" data-attachment-id="111475" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/copia-di-copia-di-2c7180f0-f7a4-4a5e-81ab-e09eaf6ca929/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-Copia-di-2C7180F0-F7A4-4A5E-81AB-E09EAF6CA929.heic" data-orig-size="" data-comments-opened="0" data-image-meta="[]" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 20 giugno al 29 agosto 2026, negli spazi de La Restuccia – Masseria Urban, torna la sesta edizione del progetto ideato da Gilberto Genco, che quest’anno sceglie una parola precisa come filo conduttore della stagione: “Catarsi”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Non semplicemente un tema, ma un modo di guardare alle relazioni, alla musica e alla possibilità di sentirsi parte di qualcosa.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo Masseria Wave è riuscita a trasformare una storica masseria salentina in uno spazio culturale aperto e contemporaneo, in cui convivono musica elettronica, performance, editoria indipendente, arte e pratiche di cura. Un luogo in cui l’ospitalità non riguarda soltanto il soggiorno, ma soprattutto l’incontro umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Restuccia, masseria fortificata del 1724 immersa nelle campagne tra Adriatico e Ionio, dal 2020 è diventata il primo esperimento di “Masseria Urban”: una realtà capace di mettere in dialogo il paesaggio rurale pugliese con sensibilità e linguaggi internazionali.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ed è forse proprio questa la forza più bella del progetto: essere nato in provincia senza mai sentirsi periferia.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" data-attachment-id="111476" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/copia-di-06b820ba-b996-4a1c-b46b-b45bb6be24cf/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-06B820BA-B996-4A1C-B46B-B45BB6BE24CF.heic" data-orig-size="" data-comments-opened="0" data-image-meta="[]" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Anche la line up 2026 attraversa culture e geografie differenti, ospitando artisti come BASHKKA, Severino Panzetta, Paurro, il collettivo brasiliano Chernobyl e la label tedesca Toy Tonics. Ma ciò che colpisce davvero non è soltanto la dimensione internazionale del programma. È il modo in cui Masseria Wave riesce a costruire connessioni tra persone, territori e immaginari diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche un altro Salento che negli ultimi anni sta provando a emergere. Un territorio che non vuole essere soltanto una destinazione da attraversare d’estate, ma un luogo capace di creare cultura, relazioni e nuove visioni. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Masseria Wave sembra nascere proprio da questo desiderio: immaginare, nel cuore della provincia, uno spazio aperto al mondo.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111477" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/processed-with-vsco-with-al1-preset/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-hardcore-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Processed with VSCO with al1 preset&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1691878663&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Copyright 2023. All rights reserved.&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;12800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Processed with VSCO with al1 preset&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">Negli anni il progetto ha sviluppato una forte identità inclusiva e queer-friendly, trasformandosi in uno spazio sicuro in cui libertà di espressione, ascolto e comunità diventano parte integrante dell’esperienza. Non a caso, tra i progetti di questa edizione ci saranno anche “Dear Wavers”, short movie realizzato con Crema Studio per raccontare l’impatto umano e culturale di Masseria Wave sul territorio salentino, e Wave Zine, la fanzine indipendente del progetto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">In un momento in cui il turismo rischia spesso di diventare qualcosa di veloce e impersonale, Masseria Wave prova invece a rallentare. A creare relazioni. A ricordare che anche una notte, una conversazione o una canzone possono lasciare qualcosa dentro.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-attachment-id="111478" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/06/masseria-wave-nel-cuore-del-salento-una-geografia-chiamata-dancefloor/copia-di-img_5507/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/06/Copia-di-IMG_5507-scaled.jpg" data-orig-size="2048,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Claudio Ermi&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1465909342&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;Claudio Ermi&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;65&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Masseria Wave" data-image-description="&lt;p&gt;Masseria Wave&lt;/p&gt;
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<p class="wp-block-paragraph">In fondo Masseria Wave sembra nascere proprio da questo desiderio: creare uno spazio in cui le persone possano sentirsi libere, accolte e parte della stessa storia. Anche solo per una notte d’estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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