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		<title>Kostis Fokas: tra controllo e abbandono</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 07:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle immagini di Kostis Fokas, i corpi non sono mai semplicemente rappresentati ma messi in gioco. I modelli diventano complici: si muovono, reagiscono, partecipano.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/">Kostis Fokas: tra controllo e abbandono</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Ci sono artisti che, più che passare, restano. Kostis Fokas è uno di quelli. Il ritorno di Kostis su TOH! ha il sapore di qualcosa di familiare: non tanto un comeback, quanto il proseguimento naturale di un dialogo iniziato tempo fa. Negli anni, Kostis ci ha affidato due immagini che abbiamo fatto nostre, trasformandole in sticker iconici con il logo TOH!: piccoli frammenti visivi che hanno continuato a circolare, a vivere, a farsi riconoscere.</h4>



<p>Nato ad Atene e oggi diviso tra Grecia e Londra, Kostis costruisce una pratica fotografica che ruota attorno al corpo come campo di tensione: tra desiderio e controllo, identità e proiezione, presenza e assenza. Il lavoro di Kostis ha attraversato istituzioni e piattaforme molto diverse — dai musei alle riviste internazionali — senza mai perdere una qualità profondamente intima, quasi diaristica.</p>



<p>Nelle immagini di Kostis, i corpi non sono mai semplicemente rappresentati ma messi in gioco. I modelli diventano complici: si muovono, reagiscono, partecipano. Non c’è rigidità nella messa in scena, ma un’apertura al momento, all’imprevisto, a ciò che accade tra realtà e fantasia. Oggetti quotidiani, elementi low-fi e dettagli inattesi entrano nella composizione senza gerarchie, contribuendo a costruire il linguaggio visivo di Kostis, insieme diretto e stratificato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111359" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2.jpg" data-orig-size="958,1276" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1633812636&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;12&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un2" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-769x1024.jpg" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111359" width="840" height="1119" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-769x1024.jpg 769w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-768x1023.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-900x1199.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-450x599.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2-350x466.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un2.jpg 958w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Frammenti di corpi, pose innaturali, gesti sospesi: tutto contribuisce a creare immagini che oscillano tra vulnerabilità e distanza, tra erotismo e astrazione. Per Kostis, il corpo diventa superficie da attraversare, ma anche strumento di indagine — un modo per interrogare non solo chi è davanti all’obiettivo, ma anche chi guarda e, inevitabilmente, chi scatta.</p>



<p>Con il suo primo <a href="https://www.instagram.com/kostis.fokas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">libro</a> e con <em>Boys with Feelings</em>,<strong> </strong>Kostis porta questo approccio verso una forma più estesa, quasi narrativa. Il <a href="https://toh-magazine.com/2022/02/psychosomatic-di-kostis-fokas-il-personale-viaggio-nellesistenza-umana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritorno</a> di Kostis su TOH! segna così non solo un nuovo capitolo del suo lavoro, ma anche il riaffiorare di una relazione: uno scambio continuo, fatto di immagini che restano e di sguardi e rispetto che evolvono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111361" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un1-1/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-rotated.jpg" data-orig-size="958,1276" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1618347579&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;12&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;250&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un1-1" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-769x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111361" width="840" height="1119" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-769x1024.jpg 769w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-768x1023.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-900x1199.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-450x599.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-350x466.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un1-1-rotated.jpg 958w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>Torni su TOH! dopo anni. Quando ti abbiamo intervistato per la prima volta eri in una fase diversa del tuo percorso. Cosa è cambiato nel tuo sguardo e cosa è rimasto ostinatamente uguale?</strong></p>



<p>Sicuramente molte cose sono cambiate negli ultimi anni della mia vita. Ho riflettuto più attentamente su ciò che voglio esprimere attraverso la mia fotografia. Mi sono preso una pausa per un po’, sentivo di aver bisogno di questa distanza.</p>



<h4>È cambiato anche il mio modo di avvicinarmi all’arte: ho sviluppato un’attenzione per il minimalismo e la semplicità, abbracciando l’idea che “less is more”.</h4>



<p>Quello che è rimasto lo stesso è il lavoro come forma di autoanalisi, un modo per osservare, riflettere ed evolvere. Allo stesso tempo, il mio lavoro dialoga con il momento presente e cerca di risuonare con l’attualità. Rimango interessato all’esperienza collettiva, all’ispirare gli altri e a far parte di una voce più ampia che invoca il cambiamento.</p>



<p><strong><em>Boys with Feelings</em> nasce dalla solitudine, eppure celebra il contatto. Come si passa dall’isolamento al desiderio di intreccio?</strong></p>



<p>È proprio questo desiderio. Le mie fotografie fanno parte delle mie stesse mancanze. Sono attratto dalla bellezza del corpo, ma anche dalla spiritualità che contiene e dalla connessione essenziale. Ciò che conta di più per me è l’unione.</p>



<h4>Attraverso il mio lavoro cerco di connettermi con il mondo, di raggiungere gli altri, mantenendo però un senso di sicurezza e distanza che permette all’intimità di esistere secondo i propri termini.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111362" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;20&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1684691050&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;2500&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un3" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg" alt="" class="wp-image-111362" width="841" height="1261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un3-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p><strong>I corpi nel libro sono acrobatici, quasi scultorei. Hai coreografato queste pose o hai lasciato che fosse l’intimità a generare la forma?</strong></p>



<p>Amo il balletto, gli acrobati e la scultura. Mi influenzano molto, ognuno per motivi diversi: a volte è la precisione, altre il fluire, altre ancora la capacità del corpo di raccontare una storia.</p>



<p>Questa sensibilità guida il mio modo di lavorare con il corpo, il mio approccio alla forma, al movimento e alla relazione tra le forme. L’intimità modella la forma finale, anche se la mia attenzione alla composizione e al gesto orienta il processo.</p>



<p><strong>I volti sono quasi sempre assenti. Rimangono solo occhi isolati che guardano direttamente nell’obiettivo. È un modo per rimuovere l’identità o per renderla universale?</strong></p>



<p>C’è una sensazione di proiezione ma anche di trattenimento. Forse anche vergogna, gioco o mistero. L’occhio funziona come punto d’ingresso, un modo per mostrare che anch’io sto osservando lo spettatore.</p>



<h4>Nascondere o isolare il volto crea uno spazio in cui il corpo comunica in modo più universale, permettendo allo spettatore di entrare nell’immagine e riconoscersi in essa.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111363" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg" data-orig-size="1003,669" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763485086&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un4" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg" loading="lazy" width="1003" height="669" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg" alt="" class="wp-image-111363" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4.jpg 1003w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un4-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure>



<p><strong>In molte immagini è impossibile capire dove finisca un corpo e inizi un altro. Ti interessa sfumare i confini dell’individualità?</strong></p>



<p>Sì, mi interessa come i corpi interagiscono e si fondono, come i confini fisici possano dissolversi senza perdere identità. Questa ambiguità permette alle immagini di esplorare l’esperienza condivisa, la memoria collettiva e la connessione umana in modo più fluido ed espanso rispetto a un singolo ritratto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111372" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un13/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg" data-orig-size="1003,669" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763485805&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un13" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg" loading="lazy" width="1003" height="669" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg" alt="" class="wp-image-111372" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13.jpg 1003w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un13-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure>



<p><strong>Le tue fotografie trasformano il corpo in paesaggio: braccia che diventano gambe, torsioni, mani che affondano nella carne come fosse materia astratta. È un gesto di desessualizzazione o una nuova forma di erotismo?</strong></p>



<p>Voglio che lo spettatore percepisca l’erotismo come sensazione, non necessariamente come rappresentazione sessualizzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111364" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763486136&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un5" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg" alt="" class="wp-image-111364" width="841" height="1261" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un5-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p>Il corpo diventa materia di esplorazione, un modo per vivere intimità, tatto e forma. In questo senso è sia astratto che presente: l’erotismo emerge dalla naturalezza e dall’attenzione che gli dedichiamo.</p>



<p><strong>Fotografare il nudo maschile oggi significa inevitabilmente confrontarsi con secoli di sguardo patriarcale. Come hai lavorato per liberartene o sabotarlo?</strong></p>



<p>Quando fotografo cerco di partire dall’osservazione e dalla sensazione, non dal bisogno di aderire a ideali storici o a idee di “mascolinità”.</p>



<h4>Non mi interessa il potere o l’esibizione; mi interessano la vulnerabilità e il senso di presenza.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111371" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;22&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1689965217&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;27&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;640&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un14" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg" alt="" class="wp-image-111371" width="840" height="1259" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un14-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>I tuoi modelli non sembrano mai performare virilità. Appaiono vulnerabili, a volte persino cedevoli. Che tipo di mascolinità immagini?</strong></p>



<p>La mascolinità che immagino non riguarda l’esibizione. È tenera e giocosa.</p>



<p>Mi interessa come la forza possa coesistere con l’apertura, come desiderio e fiducia modellino il corpo e come queste qualità creino una presenza che non è né imposta né performata. </p>



<h4>Le mie immagini esplorano una mascolinità umana, fluida, sensibile e viva.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111365" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8.jpg" data-orig-size="958,1276" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;5.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1595532366&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;32&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un8" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-769x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111365" width="839" height="1117" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-769x1024.jpg 769w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-768x1023.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-900x1199.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-450x599.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8-350x466.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un8.jpg 958w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p><strong>Hai detto che questo progetto segna il tuo ingresso nell’età adulta, “forse un po’ tardi”. Cosa significa diventare adulti quando si lavora con desiderio e memoria?</strong></p>



<p>Questo lavoro segna davvero il mio ingresso nell’età adulta, forse un po’ tardi, perché per me l’età adulta è consapevolezza.</p>



<p>È responsabilità verso il mio desiderio e la mia memoria e verso il modo in cui li trasformo in immagini. Lavorare con desiderio e memoria richiede onestà. Crescendo nel lavoro, ho smesso di romanticizzare questi elementi.</p>



<p>Li ho visti come materia: fragile, a volte scomoda, ma autentica. Essere adulto ha significato accettare che ciò che desidero e ricordo non è separato dal mio lavoro: ne è il fondamento.</p>



<h4>Invece di nascondermi dietro l’estetica, mi espongo in questa vulnerabilità e la rivendico come mia voce.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111366" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un7/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1666193359&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un7" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg" alt="" class="wp-image-111366" width="837" height="1255" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un7-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 837px) 100vw, 837px" /></figure>



<p><strong>Nel libro c’è un equilibrio molto preciso tra gioco e formalismo. Quanto controllo c’è nelle tue immagini e quanta resa?</strong></p>



<p>Per me sono entrambe le cose. Ho bisogno di controllo: preparo con cura, penso alla composizione e all’intenzione prima dello scatto.</p>



<p>Ma quando il processo inizia, subentra qualcos’altro. C’è improvvisazione, gioco. Lascio che i modelli partecipino attivamente, senza dirigere ogni movimento. Diventa uno scambio, un dare e avere di energia. Io guido, ma lascio spazio affinché il modello si abbandoni fisicamente e mentalmente al momento. L’immagine si costruisce insieme.</p>



<h4>Il controllo fornisce la struttura, ma è l’abbandono che le dà vita.</h4>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111367" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg" data-orig-size="669,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;7.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1763481229&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;55&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un6" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg" alt="" class="wp-image-111367" width="839" height="1258" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6.jpg 669w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un6-350x525.jpg 350w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p><strong>In un mondo sempre più digitale e disincarnato, <em>Boys with Feelings</em> insiste sul contatto, sulla pelle, sulla pressione. Il corpo è ancora uno spazio politico?</strong></p>



<p>Sì, il corpo rimane uno spazio politico.</p>



<p>In un mondo sempre più digitale e distaccato, insistere sul contatto e sulla presenza è quasi un atto di resistenza. Soprattutto per il corpo maschile, vulnerabilità e tenerezza mettono in discussione aspettative radicate di mascolinità, controllo e repressione emotiva.</p>



<h2>Esporre la sensibilità non è neutrale, ha un peso politico.</h2>



<p>Allo stesso tempo, per me è qualcosa di profondamente esistenziale e personale. Il mio lavoro nasce dalle mie esperienze e dal mio bisogno di connessione e riconoscimento. L’intimità è centrale: voglio che le mie immagini risuonino con i ricordi, i desideri e le emozioni dello spettatore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111368" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un9/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9.jpg" data-orig-size="1276,958" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DMC-GX80&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1595534984&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;12&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un9" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-300x225.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1024x769.jpg" loading="lazy" width="1024" height="769" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1024x769.jpg" alt="" class="wp-image-111368" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1024x769.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-300x225.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-768x577.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-1000x751.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-900x676.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-450x338.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9-350x263.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un9.jpg 1276w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Le tue immagini parlano di desiderio, fantasia, sottomissione. Quanto di queste dinamiche è autobiografico?</strong></p>



<p>Il mio lavoro è sicuramente autobiografico.</p>



<p>Attraverso le immagini mi espongo, non letteralmente ma emotivamente. Comunico esperienze personali, fantasie e vulnerabilità, anche ciò di cui mi vergogno. La fotografia mi permette di affrontare invece che nascondere.</p>



<p>Non esiste una linea netta tra personale e costruito: tutto è interconnesso e si alimenta reciprocamente.</p>



<p>Per me la sottomissione non significa debolezza ma fiducia. La fiducia è essenziale nelle mie relazioni personali e lo diventa anche nelle immagini.</p>



<p>Le dinamiche di desiderio, abbandono e intimità riflettono il mio bisogno di superare paura e vergogna. Attraverso il lavoro cerco di non nascondermi e di lasciare che queste parti di me esistano apertamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111369" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg" data-orig-size="667,1003" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D3200&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1591474537&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;220&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.02&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un10" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg" alt="" class="wp-image-111369" width="840" height="1263" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10.jpg 667w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-450x677.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un10-350x526.jpg 350w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>C’è una fotografia nel libro che ti ha messo a disagio, non per ciò che mostra ma per ciò che rivela di te?</strong></p>



<p>Ci sono diverse fotografie che, una volta realizzate, ho capito essere molto personali.</p>



<p>A volte questo mi mette a disagio, ma quel disagio è importante. L’essenza del mio lavoro sta proprio nella capacità di comunicare queste immagini nonostante la paura di espormi.</p>



<h4>Credo che alcune immagini funzionino come un confine, uno che scelgo di attraversare. Voglio andare oltre ciò che è sicuro.</h4>



<p>Quando un’immagine mi mette leggermente a disagio, so di aver raggiunto qualcosa di vero. È lì che sento di aver centrato l’obiettivo: esprimere oltre il comfort e spingere i miei limiti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111370" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/05/kostis-fokas-tra-controllo-e-abbandono/un12-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg" data-orig-size="1003,669" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;7.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1670002010&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="un12-copia" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg" loading="lazy" width="1003" height="669" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg" alt="" class="wp-image-111370" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia.jpg 1003w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/un12-copia-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure>



<p><strong>Scegliere di nascondere i volti sposta l’attenzione sulla pura fisicità. È un modo per proteggere i soggetti o te stesso?</strong></p>



<p>Nascondere i volti offre una certa protezione, ma per me la cosa più importante è che il corpo non prenda identità dal volto.</p>



<h4>Diventa più intimo e allo stesso tempo più universale. L’immagine smette di essere il ritratto di una persona specifica e diventa una situazione, una narrazione, un’esperienza che potrebbe appartenere a chiunque.</h4>



<p>In questo modo lo spettatore può riconoscersi più facilmente nell’immagine.</p>



<p>Eliminando l’identità individuale, le fotografie enfatizzano l’esperienza condivisa e il desiderio, creando un dialogo tra immagine e osservatore che non è limitato a una sola prospettiva.</p>



<p></p>
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		<title>La Nuit Tombée: quello che resta quando tutto si spegne</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/la-nuit-tombee-quello-che-resta-quando-tutto-si-spegne/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-nuit-tombee-quello-che-resta-quando-tutto-si-spegne</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[La Nuit Tombée]]></category>
		<category><![CDATA[niche perfumery]]></category>
		<category><![CDATA[Profumi artistici]]></category>
		<category><![CDATA[Serge Lutens]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111397</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Nuit Tombée di Serge Lutens non è un oggetto da indossare, ma uno spazio da attraversare.È un chypre che sceglie il silenzio.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4>C’è un momento preciso in cui il giorno smette di appartenerti. Non è il tramonto spettacolare, non è il buio pieno. È quell’istante intermedio, fragile e quasi impercettibile, in cui tutto rallenta e il mondo sembra trattenere il respiro. È lì che nasce La Nuit Tombée di Serge Lutens.</h4>



<p>Nel linguaggio rarefatto e profondamente emotivo della profumeria d’autore, questa fragranza non si limita a evocare la notte: la diventa.<br>È una notte interiore, vellutata, che si posa sulla pelle come un pensiero tardivo.</p>



<p>Una stanza a fine giornata, l’aria leggermente fredda sulla pelle, le finestre socchiuse. Non succede nulla, eppure qualcosa cambia. Il corpo si rilassa, la mente si sposta altrove.<br>È una notte che si insinua.<br>Non arriva — filtra.</p>



<p>E forse è proprio questo il punto: non succede niente, e quindi succede tutto.<br>Nessuna notifica, nessuna urgenza. Solo il tempo che torna ad avere un peso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111398" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/la-nuit-tombee-quello-che-resta-quando-tutto-si-spegne/la-nuit-tombee/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee.jpg" data-orig-size="1086,1448" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="La-Nuit-Tombee" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-768x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111398" width="840" height="1120" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/La-Nuit-Tombee.jpg 1086w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Lutens, più che un creatore, è un narratore, e costruisce qui una soglia.<br></p>



<h4>La Nuit Tombée non è un oggetto da indossare, ma uno spazio da attraversare.</h4>



<p>La luce si ritira senza rumore, i contorni si ammorbidiscono, e ciò che resta è una percezione ovattata, quasi sospesa. Le cose perdono precisione, acquistano peso emotivo.</p>



<p>È un chypre che sceglie il silenzio.<br>Non seduce, non dichiara: suggerisce. È un brivido sottovoce, un’intesa privata tra ciò che mostriamo e ciò che custodiamo. Qui l’oscurità non è mai minaccia — è rifugio. Una notte gentile, che non inghiotte ma accoglie.</p>



<p>L’apertura è un incenso sottile, non sacro ma domestico — odora di tessuti, di aria ferma, di qualcosa che è già successo. Non è un incenso che sale, è un incenso che resta.<br>Il cedro entra dopo, asciutto, quasi severo, come una linea tracciata per non perdersi. Poi il patchouli: trattenuto, profondo, appena sporco. Non elegante nel senso classico — più vicino alla pelle vissuta che a quella perfetta.</p>



<p>E poi accade qualcosa di inatteso.<br>Il profumo si ritira, si avvicina ancora di più al corpo, e diventa umano.</p>



<p>Affiora un cipriato scuro, leggermente amaro — come un ricordo che non hai deciso di conservare ma che è rimasto comunque. Non conforta del tutto. Non inquieta davvero. Rimane.<br>È uno dei <a href="https://toh-magazine.com/2018/03/the-beauty-edit-spring-2018/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavori</a> più riusciti di Serge Lutens degli ultimi anni.</p>



<h4>Indossarlo è come restare in una stanza quando tutti sono già andati via.<br>Non c’è solitudine drammatica, solo una presenza diversa. Più sottile. Più difficile da spiegare.</h4>



<p>Nella traiettoria di <a href="https://sergelutens.eu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Serge Lutens</a> — da Féminité du bois a Ambre sultan fino a La fille de Berlin — questo è forse uno dei gesti più silenziosi. Ma anche uno dei più personali.</p>



<p>Non cerca di piacere.<br>Non cerca di essere capito.</p>



<p>È più simile a quelle cose che senti solo quando tutto il resto si spegne.<br>E a quel punto non sei più sicuro se sia il profumo… o qualcosa che avevi già dentro.</p>



<p>Da indossare ascoltando: The Unclouded Day &#8211; Jozef Van Wissem </p>
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		<title>Cavetown e la bellezza di non avere tutte le risposte</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%25ef%25bf%25bc</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[cavetown]]></category>
		<category><![CDATA[cavetown interview]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[running gwith scissor]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cavetown eiflette su identità, crescita e collaborazione, interrogandosi su cosa resti intatto mentre evolve, anche nel suo percorso di artista queer.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>In&nbsp;<em>Running With Scissors</em>, Cavetown esplora il cambiamento come processo inevitabile e necessario. Nell’intervista riflette su identità, crescita e collaborazione, anche in relazione al suo percorso come artista queer, chiedendosi cosa debba restare intatto mentre tutto il resto evolve.</strong></p>



<p>Cavetown, nome d’arte di Robin Skinner, è un cantautore e produttore britannico diventato una delle figure più riconoscibili della scena indie e bedroom pop degli ultimi anni. Ha iniziato giovanissimo pubblicando musica su YouTube, costruendo nel tempo un linguaggio sonoro intimo, fatto di melodie delicate e testi profondamente personali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111386" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-1-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-1-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966080&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p>La sua discografia si è sviluppata in modo graduale e coerente, a partire dai primi lavori autoprodotti fino ad album come&nbsp;<em>Lemon Boy</em>,&nbsp;<em>Sleepyhead</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Worm Food</em>, in cui ha consolidato uno stile che unisce sensibilità acustica, sperimentazione soft e una forte dimensione emotiva. </p>



<p>Con&nbsp;<em>Running With Scissors</em>&nbsp;(2026) ha intrapreso una nuova fase più espansiva e collaborativa, segnando un’evoluzione rispetto alle sue origini più solitarie e lo-fi.</p>



<h3>Cavetown è apertamente queer e la sua identità LGBTQ+ è una parte importante del suo percorso artistico e personale, spesso riflessa nei temi di accettazione, vulnerabilità e crescita che attraversano la sua musica.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111387" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-3-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-3-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966093&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p><strong>C’è la sensazione che&nbsp;<em>Running With Scissors</em>&nbsp;stia cercando di liberarti da qualcosa — quel “qualcosa” era più musicale o più personale/identitario?</strong></p>



<p>Penso che sia iniziato come qualcosa di musicale, ma è difficile separarlo dal resto.<br>Per molto tempo ho fatto musica in un modo molto specifico perché mi faceva sentire al sicuro — come se sapessi cosa le persone si aspettavano da me, e sapessi come darglielo. Ma a un certo punto inizi a sentirti un po’ bloccato in una versione di te che non è più completamente reale.</p>



<p>Quindi sì, è musicale nel senso che volevo provare suoni nuovi e lavorare con altre persone, ma sotto sotto è decisamente più personale. Si tratta di permettermi di cambiare, anche se questo significa che le persone non mi riconosceranno più allo stesso modo.</p>



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<p><strong>Hai parlato del sentirti incasellato in un pubblico più giovane, pensi che gli artisti queer vengano più facilmente rinchiusi in identità o narrazioni fisse?</strong></p>



<p>Sì, penso di sì. E non credo nemmeno che venga sempre da un posto negativo — le persone vogliono semplicemente capirti in fretta, e le etichette rendono tutto più facile.</p>



<h3>Quando sei queer, a volte quelle etichette diventano tutta la storia. Non sei più solo un artista, sei “l’artista queer che rappresenta questa cosa specifica”, e può diventare limitante. Soprattutto quando cresci e il tuo rapporto con la tua identità cambia.</h3>



<p>La parte difficile è che quelle identità sono comunque importanti per me — semplicemente non voglio che siano l’unica lente attraverso cui vengo visto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111389" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-5-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-5-copia.jpg" data-orig-size="925,1296" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966219&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p><strong>La collaborazione sembra averti aperto una nuova fase — cosa è cambiato emotivamente quando hai permesso ad altre persone di entrare in uno spazio che prima era così privato?</strong></p>



<p>All’inizio è stato sinceramente spaventoso. Ero così abituato a fare tutto da solo, e questo veniva sia dal voler controllare tutto sia dal sentirmi più al sicuro così.</p>



<p>Lasciare entrare altre persone ha significato essere vulnerabile in un modo diverso — non solo condividere canzoni finite, ma idee che magari non funzionano ancora. Però ha anche reso tutto meno pesante. La musica ha smesso di essere qualcosa che dovevo portare completamente da solo.</p>



<p>Emotivamente è passato dall’essere qualcosa di molto isolato a qualcosa di più condiviso e vivo. Mi ha ricordato che creare può essere anche divertente, non solo intenso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111390" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-4/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-4.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966118&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p><strong>Hai composto parte di questo album isolato in un Airbnb dove hai pianto, ti sei sentito vuoto, e poi improvvisamente hai cominciato a creare. Pensi che la creatività nasca spesso da questo tipo di estremi emotiv</strong>i?</p>



<p>Non so se debba per forza essere così, ma penso che molti di noi imparino presto a stare dentro emozioni molto grandi. E quando non hai sempre un posto dove metterle, tendono ad accumularsi.</p>



<p>Per me, quei momenti in cui tutto sembra un po’ troppo… a volte si trasformano nel creare qualcosa. Non è molto controllato, succede e basta. Però non vorrei romanticizzarlo troppo. </p>



<h3>Penso che la creatività queer possa nascere anche dalla gioia, dalla dolcezza, o semplicemente dal sentirsi al sicuro. </h3>



<p>Ma sì, quei momenti intensi hanno sicuramente fatto parte del mio processo.</p>



<p><strong>Diventare un fratello maggiore ha chiaramente cambiato la tua prospettiva, in che modo questa esperienza ha influenzato il tuo modo di vedere l’identità, la cura e la persona che vuoi essere?</strong></p>



<p>Ha reso tutto un po’ più reale. All’improvviso c’è questa persona che crescerà guardandoti, e inizi a chiederti cosa significhi davvero.</p>



<p>Penso che mi abbia reso più gentile, o almeno più consapevole di come mi muovo nel mondo. Conta meno definire perfettamente la mia identità, e di più essere qualcuno di buono, qualcuno di sicuro.</p>



<p>Mi ha anche fatto pensare alle cose che non avevo o non capivo da piccolo, e a come potrei essere quella cosa per qualcun altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111391" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-8/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-8-.jpg" data-orig-size="821,1150" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966640&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p><strong>Quanto della tua musica oggi riguarda la guarigione, e quanto il diventare qualcuno di nuovo?</strong></p>



<p>Penso che siano entrambe le cose, e che si sovrappongano.</p>



<h3>Nel disco c’è sicuramente molta guarigione; tornare indietro e cercare di confortare parti di me che si sentono ancora molto giovani. </h3>



<p>Ma allo stesso tempo non sono più quella persona, e non voglio restare lì per sempre.</p>



<p>Quindi forse la musica è una specie di ponte tra queste due cose. È come dire: “capisco perché ti sentivi così”, ma anche: “possiamo crescere e diventare qualcosa di diverso adesso”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111392" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/cavetown-e-la-bellezza-di-non-avere-tutte-le-risposte-%ef%bf%bc/caveman-6-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Caveman-6-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1774966317&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Cavetown" data-image-description="&lt;p&gt;Cavetown&lt;/p&gt;
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<p><strong>Se&nbsp;<em>Running With Scissors</em>&nbsp;parla di cambiamento, cosa speri che resti uguale  sia nella tua musica che in te</strong>, <strong>indipendentemente da quanto evolverai?</strong></p>



<p>Penso di sperare di non perdere mai quella parte di me che fa le cose perché ha bisogno di capirle. Anche se il suono cambia, o il modo in cui lavoro cambia, voglio che continui a venire sempre dallo stesso posto: quel tentativo di dare senso a emozioni per cui non ho ancora davvero le parole.</p>



<p>E a livello personale, spero di restare morbido. Non nel senso di fragile, ma nel senso di rimanere aperto alle persone, al cambiamento, al non sapere. Non voglio mai sentire di aver capito tutto. Penso che la musica sia migliore quando non l’ho fatto.</p>



<p>Fotografie <a href="https://www.instagram.com/alexvaccani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani</a></p>
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		<title>MI AMI compie vent&#8217;anni per questo &#8220;Se MI AMI, io non ho paura.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 16:12:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[IDROSCALO]]></category>
		<category><![CDATA[MI AMI]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vieni a festeggiare i vent'anni del MI AMI. Scopri la line up e segnati le date.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>C’è qualcosa di profondamente politico nel continuare a fare un festival indipendente in Italia nel 2026. E no, non politico nel senso delle dichiarazioni Instagram o delle pose da backstage. Politico perché ostinato, perché umano e perché ancora capace di mettere le persone davanti agli algoritmi.</h3>



<p><strong>Il Mi AMI torna all’Idroscalo di Milano dal 21 al 24 maggio</strong> <strong>2026</strong> per celebrare la sua ventesima edizione e lo fa senza nostalgia da reunion o autocelebrazione da anniversario corporate. Anzi: il festival nato nel 2005 sceglie di guardare avanti, immaginandosi ancora come uno spazio aperto, stratificato, libero. Un posto dove la<a href="https://toh-magazine.com/category/musica/"> musica</a> non è soltanto intrattenimento, ma linguaggio comune, rituale collettivo, resistenza emotiva.</p>



<h3>Vent’anni dopo, il MI AMI resta una rarità nel panorama italiano: un festival che continua a parlare di comunità senza sembrare una campagna pubblicitaria. Quattro giorni, cinque palchi, oltre ottanta show e una line up che rifiuta la dittatura dei numeri streaming per puntare tutto sulla visione.</h3>



<p>“Ai venti di guerra rispondiamo con i nostri venti”, dice il direttore artistico <strong>Carlo Pastore</strong>, rivendicando il valore dell’immaginazione come forza concreta, politica e culturale. E in effetti il messaggio del MI AMI 2026 è chiarissimo: in un presente anestetizzato dal consumo veloce, dalla paura e dal funzionalismo imposto anche alla musica, esiste ancora uno spazio dove le cose possono succedere davvero.</p>



<p>Il tono dell’edizione lo definisce perfettamente anche&nbsp;Stefano Bottura, che trasforma il festival in una sorta di rito contemporaneo contro la paura: “Finisce maggio, arriva il weekend più bello dell’anno, a Milano da 20 anni c’è il MI AMI”. Non uno slogan, ma quasi una liturgia pop generazionale.</p>



<p>E la line up riflette esattamente questa idea. Non esiste una sola scena, un solo linguaggio o un’unica estetica. C’è la mediterraneità sofisticata dei <strong>Nu Genea</strong>, il cantautorato sghembo e lucidissimo di <strong>Tutti Fenomeni</strong>, l’urgenza emotiva di <strong>La Niña</strong>, il jazz-pop obliquo di <strong>Marco Castello</strong>, l’elettronica sentimentale di <strong>EMMA </strong>e il ritorno di figure ormai simboliche del festival come <strong>Ministri, Mecna e Cosmo</strong>.</p>



<h3>Ma il MI AMI continua soprattutto a fare quello che in Italia fanno sempre meno: rischiare sui nuovi nomi prima che diventino “fenomeni”. Da&nbsp;Lamante&nbsp;a&nbsp;Flamen, passando per&nbsp;Birthh,&nbsp;Francamente&nbsp;e&nbsp;Primogenito, il festival si conferma una fotografia molto più interessante della musica italiana reale rispetto a molte playlist editoriali costruite a tavolino.</h3>



<p>E poi c’è l’apertura internazionale, finalmente sensata e non messa lì per fare curriculum europeo: il brasiliano&nbsp;Zé Ibarra, la magnetica&nbsp;Lua de Santana, i francesi&nbsp;Dov&#8217;è Liana&nbsp;e&nbsp;Myd, le argentine&nbsp;Pacifica, gli irlandesi&nbsp;Basht.. Artisti diversi, scene diverse, pubblici diversi. Nessun tesserino cool richiesto all’ingresso.</p>



<p>Il momento più rituale? Probabilmente il live dei Nu Genea e il decennale de La fine dei vent&#8217;anni di <strong>Motta</strong>: due modi completamente diversi di raccontare una generazione che nel frattempo è cresciuta, si è persa, ha cambiato città, lavori, amori, ma continua a ritrovarsi lì, sotto un palco. <strong>E infine il debutto del matinée di Cosmo</strong> domenica alle 8:00 il raduno collettivo perfetto per chiudere il festival.</p>



<p><strong>E forse è proprio questo il punto del MI AMI dopo vent’anni: non essere diventato una comfort zone nostalgica. Ma restare un luogo vivo, imperfetto, emotivo.</strong> Un festival che continua a credere che la musica possa ancora creare connessioni vere in un tempo che prova continuamente a trasformare tutto in contenuto.</p>



<p>I<strong>n fondo, il MI AMI funziona ancora perché non prova disperatamente a sembrare giovane. Lo è rimasto.</strong></p>



<p><a href="https://dice.fm/bundles/mi-ami-2026-ne8q?dice_id=cc93ab039f1d&amp;_branch_referrer=H4sIAAAAAAAAAzWOXW%2BCMABFf408Cm0ltCZkcSGbhq8HJFn2Qmops1OKtBUtD%2FvtazTe3Ny3c3OOxlz02vfPQp6WrWB82fU%2BYwTRQ4BIB9q35qCoZMdG8Y4rxVW8Xend5hWsh7Q6DcZkXzOWuSXfma3vJainDLAF%2FCj2%2BVwUye6Wq3JKg0tR2WC0%2Bp79Bni0Ak97AW1Sh3ll5%2FR9k3w6ZjXK8nG%2BQImr9zLoqXEr2hiEUYgJgBGICESYQIi8q%2BkbPVwV4zHvqTh7f09hIX8cP9y0M69oR5X4B%2B1SOnnzAAAA&amp;utm_source=email&amp;_branch_match_id=1575891271792389223&amp;utm_campaign=visit_bundle&amp;utm_medium=bundle">Qui per comprare i biglietti. </a></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/04/mi-ami-festival-idroscalo-milano-musica-indipendente-toh-magazine/"><img src="//i.ytimg.com/vi/Oym7UuOunZ0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p class="has-white-color has-text-color">MI AMI FESTIVAL 2026 MI AMI FESTIVAL 2026 MI AMI FESTIVAL 2026</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>WHOLE Festival 2026: il dancefloor come spazio politico e collettivo</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 14:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[cruising]]></category>
		<category><![CDATA[cruising village]]></category>
		<category><![CDATA[enter the whole]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[whole festival]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111355</guid>

					<description><![CDATA[<p>WHOLE Festival 2026 torna a Ferropolis con line-up globale, sei stage e il tema “Enter The Whole”, tra musica, cultura queer e comunità.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/">WHOLE Festival 2026: il dancefloor come spazio politico e collettivo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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<p><strong>Dal 17 al 20 luglio 2026 torna WHOLE Festival, giunto all’ottava edizione, nella suggestiva cornice di Ferropolis, la celebre “città di ferro” a pochi chilometri da Berlino.</strong></p>



<p>Ogni estate, questo ex sito industriale si trasforma in uno degli appuntamenti più distintivi della nightlife <a href="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/">queer </a>globale: tre giorni in cui musica, performance e comunità ridefiniscono lo spazio, creando una dimensione collettiva unica.</p>



<p>WHOLE non è semplicemente un festival: è un ecosistema temporaneo dove dancefloor, corpi e relazioni diventano strumenti di espressione e libertà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111336" data-permalink="https://toh-magazine.com/?attachment_id=111336" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4.jpg" data-orig-size="1280,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;X-S10&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753046068&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;33&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@inigoroncal_-4" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-200x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-683x1024.jpg" loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-683x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111336" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-683x1024.jpg 683w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-200x300.jpg 200w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-768x1152.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-1024x1536.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-1000x1500.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-900x1350.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-450x675.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4-350x525.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@inigoroncal_-4.jpg 1280w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/inigoroncal_/">@inigoroncal_</a></figcaption></figure>



<h2>Enter The Whole: il tema 2026</h2>



<p>Il concept scelto per il 2026 è&nbsp;<strong>“Enter The Whole”</strong>, un invito a entrare pienamente nello spazio del festival.</p>



<p><strong>Meno spettacolo, più presenza.<br>Meno fuga, più connessione.</strong></p>



<p>WHOLE viene immaginato come un portale: un passaggio intenzionale dal mondo esterno a uno spazio condiviso costruito su cura, partecipazione e libertà queer. In un contesto globale segnato da frammentazione sociale, il festival rimette al centro la collettività, dove:</p>



<ul><li>i corpi occupano spazio senza ridursi</li><li>l’appartenenza non chiede permesso</li><li>la gioia diventa un’esperienza condivisa</li></ul>



<p>Dal punto di vista visivo, il tema evolve l’estetica iconica del festival: collage iperpop, surrealismo post-internet, futurismo Y2K e immaginari queer che intrecciano passato e futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111344" data-permalink="https://toh-magazine.com/?attachment_id=111344" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83.jpg" data-orig-size="1280,853" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;11&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon EOS 6D&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1752876296&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;24&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00625&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@tinadubrovsky_photography_83" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1024x682.jpg" loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1024x682.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111344" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1024x682.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-1000x666.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@tinadubrovsky_photography_83.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/tinadubrovsky_photography/">@tinadubrovsky</a></figcaption></figure>



<h2>Line-up WHOLE Festival 2026: artisti e palchi</h2>



<p>L’edizione 2026 presenta una line-up globale distribuita su sei stage: Arena, Beach, Crane, Forest, Ambient e Performance (quest’ultimo ancora da annunciare).</p>



<h3>Arena (main stage)</h3>



<p>Tra i nomi più attesi:<br><strong>Miss Kittin</strong>,&nbsp;<strong>Freddy K</strong>,&nbsp;<strong>Juliana Huxtable</strong>, D.Dan, Hyperaktivist, Nazira, Quelza, Bashkka, Valentina Spirito e molti altri.</p>



<h3>Forest</h3>



<p>Una selezione potente tra techno e bass:<br><strong>SHERELLE</strong>,&nbsp;<strong>HAAi</strong>, Parfait, Schacke, Tati Magik, Sara Dziri, Lola Edo.</p>



<h3>Beach</h3>



<p>Vibrazioni house e disco con artisti come:<br><strong>Octo Octa</strong>,&nbsp;<strong>Tama Sumo</strong>,&nbsp;<strong>Gerd Janson</strong>, Massimiliano Pagliara, Gabrielle Kwarteng, Lakuti.</p>



<h3>Crane</h3>



<p>Suoni globali e sperimentali con:<br><strong>Ms Nina</strong>, Authentically Plastic, Isa GT, Mina Galán, Nsasi, Pvssy Divx.</p>



<h3>Ambient</h3>



<p>Un viaggio immersivo tra elettronica e sound art con progetti come:<br>The Soft Archive, AV Freya, Erika, Majdolen, coloray.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111342" data-permalink="https://toh-magazine.com/?attachment_id=111342" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin.jpg" data-orig-size="1440,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753036167&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="06_lisa_@syndrolin" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111342" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/06_lisa_@syndrolin.jpg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/syndrolin/">@syndrolin</a></figcaption></figure>



<h2>I collettivi: il cuore pulsante della scena queer</h2>



<p>Se gli artisti definiscono il suono, i collettivi costruiscono lo spirito del festival.</p>



<p>WHOLE 2026 riunisce crew provenienti da tutto il mondo, tra cui:</p>



<ul><li><strong>Herrensauna</strong></li><li><strong>Gegen</strong></li><li><strong>Cocktail d’Amore</strong></li><li><strong>Pornceptual</strong></li><li><strong>MARICAS</strong></li></ul>



<p>Una rete viva che connette dancefloor da Berlino a Bogotá, da Kampala a Tbilisi.</p>



<h2>Oltre la musica: talk, workshop e Cruising Village</h2>



<p><strong>WHOLE non è mai stato soltanto clubbing o programmazione musicale</strong>, <strong>ma un ecosistema culturale </strong>che si espande oltre il dancefloor e che ogni anno apre spazi di confronto, apprendimento e relazione. </p>



<p>Accanto ai set e alle performance, <strong>il festival costruisce infatti un programma di talk e workshop dedica</strong>ti ai temi dell’intimità, della cura queer, dell’organizzazione collettiva e delle diverse forme di relazione tra corpi e comunità. Sono momenti in cui la dimensione teorica e quella esperienziale si intrecciano, dando vita a un dialogo continuo tra pensiero e pratica.</p>



<p>All’interno di questa cornice si inserisce anche il <strong>Cruising Village</strong>, che nel 2026 si amplia ulteriormente diventando una costellazione di ambienti differenti, pensati per accogliere modalità diverse di incontro e di esplorazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111339" data-permalink="https://toh-magazine.com/?attachment_id=111339" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin.jpg" data-orig-size="1536,2048" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1753033542&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.00025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111339" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-1152x1536.jpg 1152w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-1000x1333.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/01_lisa_@syndrolin.jpg 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>photo <a href="https://www.instagram.com/syndrolin/">@syndrolin</a></figcaption></figure>



<p>Ac<strong>canto a spazi dedicati a esperienze pansessuali e a zone FLINTA*, il villaggio introduce nuovi formati di partecipazione, i cosiddetti “hosted slots”, curati direttamente da collettivi e comunità invitate, che propongono rituali, pratiche di connessione e attivazioni condivise.</strong></p>



<p>In questo intreccio di pratiche, WHOLE continua a esplorare la cultura del cruising non solo come immaginario, ma come linguaggio sociale e relazionale, aprendo anche a esperienze sober-curious e a nuove modalità di presenza consapevole.</p>



<h2>Community e accessibilità al WHOLE</h2>



<p>WHOLE continua a investire in accessibilità e inclusione.</p>



<p>Il programma prevede:</p>



<ul><li><strong>Community Tickets</strong>&nbsp;(già sold out), con il 50% riservato a persone FLINTA*</li><li><strong>Solidarity Program</strong>, che offre accesso gratuito a persone marginalizzate</li><li>priorità a rifugiati, persone Black e POC, persone trans e gender-expansive, persone con disabilità</li></ul>



<p>Inoltre, l’Open Call per volontari rimane centrale per costruire lo spirito collettivo del festival.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111337" data-permalink="https://toh-magazine.com/?attachment_id=111337" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;www.nigelw.com&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1024x683.jpg" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1024x683.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111337" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/@queergarden_250718-BERLIN-WHOLE-FESTIVAL_H2I3831.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Photo <a href="https://www.instagram.com/queergarden/">@queergarden</a></figcaption></figure>



<h2>Un’esperienza che va oltre il festival</h2>



<p>WHOLE Festival 2026 si conferma come uno degli eventi più rilevanti della cultura queer contemporanea: non solo una line-up di livello globale, ma un’esperienza immersiva che ridefinisce il concetto stesso di comunità.</p>



<p><strong>Enter The Whole</strong> non è solo un tema, ma un invito:<br>entrare davvero, esserci pienamente, costruire insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.wholefestival.com/"><img data-attachment-id="111356" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/whole-festival-2026-il-dancefloor-come-spazio-politico-e-collettivo/whole-2026_full-line-up_poster_001-static_4x5/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5.jpg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="WHOLE FESTIVAL" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg" loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg" alt="WHOLE FESTIVAL" class="wp-image-111356" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/Whole-2026_Full-Line-Up_Poster_001-static_4x5.jpg 960w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption><strong>WHOLE FESTIVAL 2026</strong></figcaption></figure>
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		<title>Arisa e la verità instabile di Fotomosse.</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Our Picks]]></category>
		<category><![CDATA[arisa fotomosse]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Fotomosse Arisa abbraccia il cambiamento: tra emozioni instabili e libertà, l’intervista che racconta il suo momento.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3><strong>Appare tutto leggermente fuori fuoco, in&nbsp;<em>Fotomosse</em>, <a href="https://open.spotify.com/album/1ojLCqMPY82wmoI49yHw7e?si=t8YfK7oaReediwkCDfGOug">il nuovo disco</a> di Arisa, uscito oggi dopo cinque anni dall&#8217;ultimo, ingiustificatamente dimenticato, <a href="https://toh-magazine.com/2021/11/arisa-ero-romantica-nuovo-disco-nuda/">lavoro dell&#8217;artista</a>.<br>Ascoltando le quattordici tracce (quasi tutte scritte da Rosalba e prodotto da Mamakass (Fabio Dalè e Carlo Frigerio) i sentimenti arrivano prima delle spiegazioni, le relazioni non stanno mai ferme, e l’identità cambia mentre provi a raccontarla.</strong></h3>



<p>C’è sempre uno scarto: tra quello che senti e quello che dici, tra chi eri e chi stai diventando. Un continuo andare e tornare, cercarsi, perdersi, ricominciare. Senza mai davvero risolversi. </p>



<h3>Arisa non prova a mettere ordine ma senza mai sistemare davvero, lei si lascia attraversare. Dall’amore quando è storto, dalle emozioni quando sono troppe, dai pensieri quando non tornano.</h3>



<p><em>Fotomosse</em>&nbsp;è un disco che accetta il movimento, e dentro quel movimento, a tratti confuso, a tratti lucidissimo, c’è qualcosa di raro: una verità che non pretende di essere definitiva.</p>



<p>L’abbiamo incontrata esattamente lì. Nel momento in cui smetti di controllarti e inizi, finalmente, a vivere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img data-attachment-id="111328" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/arisa-fotomosse-2/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp" data-orig-size="696,696" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="arisa-fotomosse-2" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-300x300.webp" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp" loading="lazy" width="696" height="696" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp" alt="" class="wp-image-111328" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2.webp 696w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-300x300.webp 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-150x150.webp 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-450x450.webp 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-350x350.webp 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/arisa-fotomosse-2-50x50.webp 50w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure></div>



<p><strong>Fotomosse” è un titolo visivo, ma anche emotivo. Cosa stai cercando di mettere a fuoco?</strong><br>Sto cercando di raccontarmi, di comunicarmi. Raccontare la mia vita attraverso dei fermo immagine che poi, in realtà, così fermi non sono. Si spera sempre che le situazioni possano evolversi, magari in meglio. E che quelle belle possano restare.</p>



<p><strong>Mi sembra che questo disco metta al centro l’instabilità emotiva. È una scelta artistica o la fotografia di un momento in cui non riesci più a controllarti?</strong><br>È la verità. Io non ho fiducia in chi pensa di sapere tutto, in chi crede di avere la verità assoluta. Non credo nell’equilibrio come stato permanente. Credo nei momenti di equilibrio, ma non in un equilibrio assoluto.</p>



<p><strong>Se questo disco fosse davvero una fotografia, quale sarebbe?</strong><br>Sarebbe una rotaia. La rotaia di un treno.</p>



<p><strong>Dici di abitare le contraddizioni: non è anche un modo per non prendere mai una posizione netta?</strong><br>Io sono una persona che cambia idea molto velocemente, quindi non prendo posizioni nette. Chiedo scusa, torno sui miei passi, riconosco le cose per quello che sono, quando sono buone e quando sono negative.</p>



<p><strong>Negli ultimi anni sei cambiata molto anche pubblicamente. Questo disco è una sintesi o un’ennesima trasformazione?</strong><br>È l’inizio di una trasformazione. Voglio capire dove mi porterà. Però adesso ho iniziato a vivere, davvero. E questa è una cosa bellissima.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/04/arisa-fotomosse-intervista-lgbt-nuovo-disco-toh-magazine/"><img src="//i.ytimg.com/vi/8HmFzxJ_a3I/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<p><strong>Il tuo pubblico spesso sembra chiederti coerenza, ma tu ogni tanto sembri rifiutarla. È una forma di libertà o una fuga dalle aspettative?</strong><br>Il mio pubblico non mi chiede coerenza, non mi chiede niente. Mi chiede solo di stare bene. Vuole che io sia felice, che canti, che faccia cose. Vuole contenuti, vuole sapere come sto.<br>È un rapporto molto familiare. Siamo una famiglia. E non in senso costruito: lo sento davvero. Al di là delle vendite, dei concerti.<br>I miei fan sono anche i vecchietti sotto casa che mi invitano a mangiare una fetta di torta. Non sono fan della musica, sono fan della persona. Ed è la cosa più importante.</p>



<p><strong>Il tuo rapporto con la <a href="https://toh-magazine.com">comunità LGBT</a> è stato spesso letto come ambiguo. È una libertà che rivendichi o senti il bisogno di chiarire da che parte stai?</strong><br>Io non devo chiarire niente, perché è tutto talmente palese. È evidente cosa penso, come vivo, quanto ami l’umanità.<br>E più l’umanità si allontana dai canoni prestabiliti, più io la amo.<br>Non posso raccontare tutte le persone di cui mi sono innamorata, ma posso dire che mi sono innamorata spesso dell’imperfezione più assoluta.<br>L’essere umano è imperfetto, ed è proprio lì che sta la sua perfezione. Nella sfaccettatura, nella diversità, nel gusto differente. È questo che fa andare avanti il mondo.<br>Io non posso pensare diversamente. E, a differenza di quello che si pensa, mi sono battuta per certe cause senza bisogno di manifesti. L’ho fatto nella vita reale, chiamando le persone. Non solo a parole.</p>



<p class="has-white-color has-text-color">arisa fotomosse arisa fotomosse </p>
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		<title>Not For Radio agli Arcimboldi: il debutto solista di María Zardoya</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[María Zardoya]]></category>
		<category><![CDATA[not for radio]]></category>
		<category><![CDATA[TEATRO]]></category>
		<category><![CDATA[teatro arcimboldi]]></category>
		<category><![CDATA[the marias]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Not For Radio, questa sera aprile 2026 - agli Arcimboldi di Milano il tour In The Forest, il concept teatrale sognante che ha incantato il Coachella</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Un’esperienza immersiva tra natura e introspezione: con&nbsp;<em>In The Forest</em>, María Zardoya trasforma il palco in uno spazio sospeso dove oscurità, emozioni e suono si intrecciano, dando vita a un viaggio sensoriale che racconta cosa resta</strong>, <strong>e cosa nasce,  dopo la fine di un amore.</strong></p>



<h3>Il debutto europeo di Not For Radio passa da Milano</h3>



<p>C’è un momento preciso, nella traiettoria di un’artista, in cui tutto cambia pelle. Non è una rottura, ma una trasformazione. È da qui che parte Not For Radio, il progetto solista di&nbsp;María Zardoya, atteso questa sera, (venerdì 17 aprile 2026), al&nbsp;<a href="https://www.teatroarcimboldi.it/fat-event/not-for-radio-maria-zardoya/">TAM Teatro Arcimboldi</a> Milano&nbsp;per una delle tappe del tour europeo&nbsp;<em>In The Forest</em>.</p>



<p>Per il pubblico italiano è un debutto carico di aspettative: Zardoya, già voce magnetica dei&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/themarias/">The Marías</a>, arriva con un progetto che non rinnega il passato ma lo attraversa, lo smonta e lo ricompone in una forma nuova, più essenziale e introspettiva. «Dovremmo pensare all’oscurità come al luogo in cui nasce la vita», racconta: una dichiarazione che diventa chiave di lettura di tutto il live.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111315" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya/unnamed-1-14/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1.jpg" data-orig-size="1920,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="unnamed-1" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-300x169.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1024x576.jpg" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-111315" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1024x576.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-300x169.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-768x432.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1536x864.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-1000x563.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-900x506.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-450x253.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1-350x197.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3>Il tour In The Forest arriva a Milano questa sera: 17 aprile 2026</h3>



<p>Il concerto milanese si inserisce in un tour che segna il primo approdo europeo di <a href="https://www.instagram.com/notforradio/">Not For Radio</a>, dopo una serie di date sold out nei teatri nordamericani. Sul palco, il repertorio prende forma attorno a&nbsp;<em>Melt</em>, album di debutto pubblicato nell’ottobre 2025 ed entrato nella top 20 della&nbsp;Billboard 200. </p>



<p>Dieci tracce che si muovono tra dolore, solitudine e comunione creativa, nate da un processo immersivo lontano dal rumore del mondo.</p>



<p>Se con i&nbsp;The Marías&nbsp;il racconto partiva spesso dall’amore – basti pensare a&nbsp;<em>Submarine</em>&nbsp;(2024), disco che ha consolidato il loro successo internazionale – Not For Radio esplora ciò che accade dopo. </p>



<p>La fine, il vuoto, il tentativo di rimettere insieme i frammenti. È un percorso che non cerca risposte immediate, ma abita le domande, trasformando la malinconia in materia sonora<strong>.</strong></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/04/not-for-radio-agli-arcimboldi-il-debutto-solista-di-maria-zardoya/"><img src="//i.ytimg.com/vi/QefkH28Iwds/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>


<h3>Un live concept intimo tra oscurità, rinascita e nuove sonorità</h3>



<p>Le suggestioni non mancano: tra le influenze dichiarate affiorano i&nbsp;Cocteau Twins, il cui immaginario etereo e fuori dal tempo riecheggia nelle atmosfere sospese di&nbsp;<em>Melt</em>. Ma Zardoya non cita, piuttosto assorbe e rielabora, costruendo un linguaggio personale in cui i confini tra pop, dream pop e psichedelia si dissolvono.</p>



<p>Dal vivo, tutto questo si traduce in un’esperienza immersiva e quasi confessionale. Le canzoni sembrano emergere lentamente dal buio, stratificandosi tra silenzi e aperture improvvise, in un equilibrio delicato tra fragilità e forza. </p>



<p>È un concerto che non punta all’impatto immediato, ma a una connessione più profonda, quasi fisica, con chi ascolta.</p>
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		<title>Wild Vetiver: l&#8217;eleganza inquieta di chi resta senza mai fermarsi</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/wild-vetiver-leleganza-inquieta-di-chi-resta-senza-mai-fermarsi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=wild-vetiver-leleganza-inquieta-di-chi-resta-senza-mai-fermarsi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 06:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Creed]]></category>
		<category><![CDATA[England]]></category>
		<category><![CDATA[niche perfumery]]></category>
		<category><![CDATA[profumeria di nicchia]]></category>
		<category><![CDATA[Wild Vetiver]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Wild Vetiver non si impone mai davvero: resta addosso come una traccia intermittente, qualcosa che affiora, scompare per tornare infinite volte.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/04/wild-vetiver-leleganza-inquieta-di-chi-resta-senza-mai-fermarsi/">Wild Vetiver: l&#8217;eleganza inquieta di chi resta senza mai fermarsi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Creed continua a muoversi su quel confine sottile tra eredità e reinvenzione, e qui sembra scegliere deliberatamente la seconda. Wild Vetiver non si impone mai davvero: resta addosso come una traccia intermittente, qualcosa che affiora, scompare per tornare infinite volte.</h4>



<p>Wild Vetiver è come il ricordo di un pomeriggio che non hai davvero vissuto fino in fondo—un dettaglio, una frase, un odore sulla pelle. Più che definirti, ti accompagna, e nel farlo lascia spazio a una forma di intimità rara, quasi distratta, ma proprio per questo difficile da dimenticare.</p>



<p>Dimenticate l’idea di vetiver come colonna vertebrale austera e maschile, quasi disciplinare. </p>



<h4>Qui il vetiver si scioglie, si sporca d’erba, si lascia attraversare da una luce obliqua—quella di un pomeriggio inglese che non ha alcuna intenzione di diventare sera troppo in fretta. </h4>



<p>È un profumo che non entra in scena: è già lì, tra le pieghe dell’aria, come una conversazione iniziata senza di te.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111276" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/wild-vetiver-leleganza-inquieta-di-chi-resta-senza-mai-fermarsi/img_5745/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IMG_5745.jpg" data-orig-size="1024,1432" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Wild Vetiver" data-image-description="&lt;p&gt;Wild Vetiver&lt;/p&gt;
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<p>L’apertura è un piccolo shock di brillantezza: bacche di Timur, bergamotto e pepe rosa creano una tensione agrumata-speziata che non è mai davvero “fresca” nel senso convenzionale. È più nervosa, quasi elettrica. Come la prima risata troppo alta in un garden party dove nessuno si conosce davvero ma tutti fingono il contrario.</p>



<p>Poi succede qualcosa di più interessante: il cuore verde. Rosa centifoglia, geranio, germoglio di ribes nero—note che potrebbero facilmente cadere nel <a href="https://toh-magazine.com/2022/04/wind-flowers-un-soffio-fresco-e-floreale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">floreale</a> educato—qui invece diventano materia viva. </p>



<h4>C’è una qualità umida, quasi tattile, come se si potesse sentire la clorofilla sotto le dita. Non è un bouquet, è un giardino attraversato di corsa.</h4>



<p>E infine lui, il vetiver. Ma non è un arrivo, è una diffusione. Si insinua lentamente, come una brezza che non sai da dove venga. Legnoso, certo, ma senza rigidità; elegante, ma senza distanza. Il cedro e l’amberwood lo accompagnano senza mai irrigidirlo, lasciando che resti poroso, respirabile. </p>



<h4>Un vetiver che non vuole dominare, ma abitare.</h4>



<p>Rispetto a Original Vetiver, che resta un esercizio impeccabile di pulizia e controllo, Wild Vetiver è la sua controparte disinibita: più giovane, più ambigua, più interessata al piacere che alla perfezione. Se il primo è una camicia appena stirata, questo è il momento in cui la togli e resti sull’erba, con addosso solo il tempo.</p>



<p><a href="https://creedboutiqueitalia.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Creed</a> con Wild Vetiver non cerca di riscrivere il genere, ma di piegarlo—renderlo più permeabile, meno definitivo. È un profumo che si lascia attraversare, che cambia insieme a chi lo indossa, senza mai fissarsi in un’unica immagine.</p>



<p>Forse è proprio in questa instabilità che trova la sua forma più riuscita: non un’identità, ma un’atmosfera.</p>



<p>Da indossare ascoltando: WAAN &#8211; Moto No Oto</p>



<p></p>
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		<title>IL CAIRO: “Poltergeist” è il disco che trasforma Milano in un film notturno</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 15:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[IL CAIRO]]></category>
		<category><![CDATA[intervista a il cairo]]></category>
		<category><![CDATA[luca zilliani]]></category>
		<category><![CDATA[Poltergeist]]></category>
		<category><![CDATA[rcwaves]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IL CAIRO presenta “Poltergeist”: un viaggio notturno tra synth, Milano e fantasmi interiori. L’intervista sul nuovo album.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Con <em>Poltergeist</em>, IL CAIRO abbandona le atmosfere più luminose del passato e costruisce un immaginario notturno, urbano e cinematografico. Tra synth, moto e strade deserte, il disco diventa il racconto di una Milano diversa — e di tutto ciò che, invisibile, ci cambia dentro.</strong></p>



<p>C’è una Milano che non ha niente a che vedere con quella patinata delle vetrine e dei rooftop. È una città fatta di silenzi, di strade vuote illuminate da insegne al neon, di motorini che attraversano cavalcavia nel cuore della notte. È proprio lì che nasce <em>Poltergeist</em> (RC Waves), il nuovo album del milanese <a href="https://www.instagram.com/il.cairo/">Luca Zaliani</a> <strong>aka IL CAIRO</strong>, uscito lo scorso 20 marzo in in vinile e in digitale.</p>



<p>Otto tracce che si muovono tra synth pop, indie rock e post punk, costruendo un paesaggio sonoro sospeso e magnetico. Un disco che non racconta una storia lineare, ma una condizione emotiva: quella di chi attraversa la propia città, e quindi sé stesso, in un momento di trasformazione. Il “poltergeist” evocato dal titolo non è solo una presenza inquieta, ma una metafora precisa: l’imprevisto che irrompe, che sposta gli equilibri, che obbliga a cambiare direzione.</p>



<p>IL CAIRO ci fracconta di questo nuovo mondo, fatto da sonorità più “tropicali” rispetto gli esordi, un mondo più scuro e introspettivo, nato da nuovi ascolti ma anche da una consapevolezza diversa. Milano, in questo percorso, diventa quasi un personaggio, non quella da cartolina, ma quella periferica, vissuta, reale. Un luogo che non si lascia mai definire del tutto, proprio come le emozioni che attraversano il disco. Lo abbiamo incontrato: </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img data-attachment-id="111254" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic1-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC1-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775240618&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Il Cairo" data-image-description="&lt;p&gt;Il Cairo&lt;/p&gt;
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<p><strong>Ciao, Luca, come stai?</strong></p>



<p>Tutto bene grazie!</p>



<p><strong>Partiamo dal circolo ARCI L&#8217;Impegno a Milano dove ci troviamo ora: è uno spazio che in molti ancora non conoscono. Che ruolo hai lì?</strong></p>



<p>Sì, <a href="https://www.instagram.com/arcilimpegno/">è uno spazio</a> abbastanza underground, ma molto vivo. Il venerdì sera facciamo sempre eventi. Io faccio parte del direttivo del circolo e mi occupo anche della direzione artistica, quindi seguo un po’ tutta la parte di programmazione, di quello che arriva e di come viene sviluppato. È un lavoro sia organizzativo che creativo, diciamo.</p>



<p><strong>Che tipo di serate proponete?</strong> </p>



<p>La cosa bella è che non c’è una formula unica. Facciamo principalmente live: band, progetti emergenti, musica elettronica ma anche cose più suonate, più acustiche. Poi ci sono DJ set, proiezioni, mostre… è uno spazio abbastanza libero, dove può succedere un po’ di tutto, a seconda dell’energia del momento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111256" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic4-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC4-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775240645&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Il Cairo" data-image-description="&lt;p&gt;Il Cairo&lt;/p&gt;
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<p><strong>Veniamo a&nbsp;<em>Poltergeist</em>: mi ha colpito molto il cambio di atmosfera rispetto ai tuoi lavori precedenti, più luminosi e “tropicali”. quì si entra in un mondo più scuro. Come ci sei arrivato?</strong> </p>



<p>È stato abbastanza naturale, anche se non programmato. Sicuramente c’entrano le esperienze personali: niente di drammatico, però con il tempo cambia il modo in cui guardi le cose, magari diventi un po’ più disilluso, più introspettivo. </p>



<p>Ma soprattutto sono stati fondamentali gli ascolti dell’ultimo periodo. Ho scoperto artisti che mi hanno aperto nuove direzioni, alcune cose le conoscevo già ma non le avevo mai approfondite davvero. Questo ha influenzato molto il modo in cui ho scritto e prodotto i brani.</p>



<p><strong>Il titolo è molto evocativo:&nbsp;<em>Poltergeist</em>&nbsp;come presenza invisibile che altera gli equilibri. Quanto è legato a esperienze reali?</strong> </p>



<p>Nasce proprio da episodi concreti. Quelle situazioni in cui succede qualcosa che non ti aspetti e improvvisamente cambia tutto. È come se cadesse un posacenere sul tavolo: un gesto apparentemente casuale che però ti fa rendere conto che qualcosa si è mosso, dentro e fuori. </p>



<p>Poi, a posteriori, è diventato anche un modo perfetto per raccontare il periodo che stavo vivendo: fatto di cambiamenti, di cose nuove, di eventi anche un po’ inspiegabili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111257" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic5-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC5-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775240698&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Il Cairo" data-image-description="&lt;p&gt;Il Cairo&lt;/p&gt;
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<p><strong>Il titolo potrebbe far pensare a qualcosa di negativo, ma il disco non lo è.</strong> </p>



<p>No, infatti. Mi interessava proprio scardinare quell’immaginario horror, molto anni ’80, legato alla paura. In realtà “poltergeist” significa “spirito rumoroso”: qualcosa che si manifesta, che si fa sentire. Non è per forza negativo, è una presenza che smuove, che crea movimento.</p>



<p><strong>Ascoltandolo, sembra che non ci sia una vera narrazione lineare, ma piuttosto una condizione emotiva che tiene tutto insieme.</strong></p>



<p>Sì, è esattamente così. Non c’è una storia dall’inizio alla fine, ma uno stato emotivo che attraversa tutto il disco. È più una sensazione continua che un racconto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111258" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic6-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC6-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775240815&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Il Cairo" data-image-description="&lt;p&gt;Il Cairo&lt;/p&gt;
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<p><strong>Milano nel disco è molto presente, quasi come un personaggio. Che rapporto hai con la città?</strong> </p>



<p>È cambiato tanto nel tempo. Nei lavori precedenti c’era più un’idea di fuga: ero molto attratto dal mare, da sonorità più mediterranee, più “tropicali”. Negli ultimi anni invece ho fatto un po’ pace con Milano. Mi sono reso conto che tutto quello che scrivo nasce da quello che vivo qui: dalle strade, dai luoghi, dalle persone.</p>



<p>Allo stesso tempo però mi interessa raccontare una Milano diversa, meno patinata rispetto a quella che si vede di solito. Appena esci da certi quartieri, scopri una città completamente diversa.</p>



<p><strong>C’è un equilibrio interessante tra esterno e interno nel disco: città e interiorità, realtà e percezione. È stato costruito o è venuto fuori da solo?</strong></p>



<p>Un po’ tutte e due le cose. Spesso parto da qualcosa di esterno: una situazione, un momento, anche banalmente un viaggio in macchina o in moto e da lì nasce un pensiero interno.</p>



<p>Rispetto al passato, dove magari descrivevo più quello che succedeva fuori, qui sono andato molto più dentro. Le cose esterne diventano un innesco per raccontare quello che succede interiormente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111259" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic8-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC8-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775240867&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Il Cairo" data-image-description="&lt;p&gt;Il Cairo&lt;/p&gt;
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<p><strong>Si percepisce anche una sorta di sospensione, come se il disco non si chiudesse davvero.</strong></p>



<p>Sì, è voluto. Il brano&nbsp;<em>Poltergeist</em>, per esempio, è stato registrato in presa diretta con tutta la band insieme, come si faceva una volta. </p>



<p>Alla fine è venuta fuori questa coda lunghissima, molto libera, quasi ipnotica. All’inizio ci siamo chiesti se accorciarla, poi ho deciso di lasciarla così. Mi piaceva l’idea di qualcosa che continua, che non si chiude davvero.</p>



<p><strong>Anche l’immaginario visivo è molto forte. Quali sono stati i riferimenti?</strong></p>



<p>Sicuramente&nbsp;<a href="https://toh-magazine.com/2021/08/chvrches-screen-violence-album-interview-music/">il film</a> <em>Drive</em>&nbsp;è un riferimento importante, ma anche&nbsp;<em>Fallen Angels</em>&nbsp;di Wong Kar-wai, soprattutto a livello visivo.</p>



<p>Con il team creativo abbiamo lavorato molto su queste suggestioni. Non in modo didascalico, ma come atmosfera di fondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111260" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic15-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775241112&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IC15-copia" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-768x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111260" width="840" height="1120" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-768x1024.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-900x1200.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-450x600.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia-350x467.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC15-copia.jpg 987w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>A proposito di ascolti: quali artisti ti hanno influenzato di più?</strong></p>



<p>Mk.gee è stato una rivelazione, soprattutto l’ultimo disco. Poi John Maus, The War on Drugs… e anche cose più di nicchia come Black Marble e Part Time.<br>Hanno quelle sonorità un po’ nostalgiche, synth wave, post-punk, che mi hanno preso tantissimo. Li ho davvero consumati.</p>



<p><strong>Hai scelto anche il vinile, che oggi è quasi una scelta controcorrente. Che tipo di esperienza immagini per chi ascolta il disco?</strong></p>



<p>Me lo immagino di notte, tipo alle 2:00, quando torni a casa dopo qualcosa di intenso, che sia una bella serata o una delusione. Il vinile nasce proprio da questa esigenza di rallentare, di avere un rapporto più fisico con la musica. </p>



<p>Anche il gesto di aprirlo, guardare il booklet, trovare qualcosa dentro… è tutto parte dell’esperienza.<br>Oggi magari molti lo comprano anche senza avere un giradischi, come oggetto. Però secondo me racconta un bisogno: quello di tornare a qualcosa di più concreto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111263" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/ic18-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/IC18-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1775241206&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Il Cairo" data-image-description="&lt;p&gt;Il Cairo&lt;/p&gt;
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<p><strong>Hai già portato i nuovi brani de IL CAIRO dal vivo ?</strong></p>



<p>Li ho provati in diverse forme: da solo, chitarra e voce, e con la band. Dal vivo mi piace lasciare libertà ai musicisti, quindi i pezzi cambiano sempre un po’. Magari quelli più vecchi li trasformo completamente, mentre quelli nuovi restano più vicini al disco, almeno all’inizio.</p>



<p><strong>Ultima domanda: l’ultimo album di cui ti sei innamorato davvero?</strong></p>



<p>Direi&nbsp;<em>It’s Immaterial</em>&nbsp;di Black Marble. Non è recentissimo, ma l’ho scoperto da poco ed è uno di quei dischi che ti prendono completamente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111288" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/il-cairo-poltergeist-e-il-disco-che-trasforma-milano-in-un-film-notturno/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd.png" data-orig-size="1000,1000" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-300x300.png" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd.png" loading="lazy" width="1000" height="1000" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd.png" alt="" class="wp-image-111288" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd.png 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-300x300.png 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-150x150.png 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-768x768.png 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-900x900.png 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-450x450.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-350x350.png 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/c38e1a45-9596-1106-abaf-6441ab6839dd-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption><strong>IL CAIRO &#8220;Poltergeist&#8221; (RCWAVES)</strong></figcaption></figure>



<p><strong>Poterte vedere IL CAIRO live il 18.04 a&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/biko_milano/">@biko_milano</a>&nbsp;(full band)</strong></p>
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		<title>All about Ivan</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=all-about-ivan</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Ugrin]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ivan Ugrinè una presenza che attraversa i linguaggi — danza, moda, performance — con una naturalezza disarmante, come se non esistessero confini, solo variazioni di intensità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>C’è qualcosa in Ivan Ugrin che sfugge alla definizione, e forse è proprio lì che inizia il suo fascino.<br>Forse è per questo che continui a guardarlo.</h4>



<p>Ivan non è solo il corpo che si muove, né un’immagine da guardare, anche se il corpo è lì, evidente, disponibile.&nbsp; È il modo in cui sfugge proprio mentre pensi di aver capito cosa sta facendo. Un gesto che sembra spontaneo e invece no, uno sguardo che non si concede mai fino in fondo.&nbsp;</p>



<h4>Ivan Ugrin è una presenza che attraversa i linguaggi — danza, moda, performance — con una naturalezza disarmante, come se non esistessero confini, solo variazioni di intensità. Ivan invita e trattiene qualcosa. E proprio in quella sottrazione si apre una tensione sottile, quasi magnetica, tra vulnerabilità e controllo, desiderio e autonomia.&nbsp;</h4>



<p>Ivan Ugrin è cresciuto tra l’Europa dell’Est e Berlino, porta addosso una stratificazione precisa: disciplina, club culture, una certa idea di libertà che non ha bisogno di essere dichiarata. Arriva dalla danza, ma non ci è mai rimasto dentro in modo ordinato. </p>



<p>Negli ultimi anni ha attraversato set, passerelle e performance seguendo una traiettoria tutta sua, istintiva, difficile da incasellare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111222" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007739ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007739ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773832593&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p>Poi, a un certo punto, un’immagine.<br>Quella che inizia a circolare ovunque, che resta, che si fissa. Non tanto per quello che mostra, ma per quello che trattiene. Da lì in poi qualcosa cambia — visibilità, sguardi, possibilità — ma senza spostarlo davvero dal suo asse.</p>



<h3>É come se per Ivan non ci fosse niente da dimostrare. E infatti non dimostra. Fa. E basta.</h3>



<p><br>E in quel “basta” succede qualcosa di raro: non stai guardando qualcuno che vuole essere visto, ma qualcuno che decide quanto farsi vedere. E resta.</p>



<p>C’è una qualità rara nel suo lavoro: quella di far sembrare tutto istintivo, anche quando è profondamente consapevole. Possiede una forma di libertà che non ha bisogno di dichiararsi, perché si percepisce. Una autenticità che non ha bisogno di essere dichiarata. Che si intravede, si sposta, cambia forma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111223" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007786ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007786ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773832790&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p>C’è desiderio, sì. Ma non è mai completamente accessibile.<br>C’è controllo, ma non è mai rigido.<br>C’è libertà.</p>



<p>E allora resti lì, un secondo in più del necessario.<br>A chiederti cosa hai appena visto.<br>Forse è per questo che continui a guardarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111224" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007842ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007842ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773833771&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Il tuo corpo sembra pensare ancora prima di muoversi. Ricordi quando hai capito per la prima volta che il movimento poteva essere una forma di coscienza?</strong></p>



<p>Il corpo in realtà ricorda. Conserva tutta la nostra storia. Non riesco davvero a ricordare la prima volta in cui me ne sono resə conto, ma posso dirti che ancora oggi il mio corpo ricorda spettacoli che ho fatto 5 o 10 anni fa. </p>



<h3>Quando ho bisogno di richiamare i passi con la mente, spesso è il mio corpo a prendere il sopravvento e a ricordarmi cosa viene dopo.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111226" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007878ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007878ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773834205&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Come danzatore e movement director, lavori su quel confine sottile tra controllo e abbandono. Ti interessa di più costruire un gesto o lasciarlo accadere?</strong></p>



<p>Adoro improvvisare movimenti. Sul momento, lasciando che il mio corpo informi i miei movimenti in base a come mi sento quel giorno, in quell’istante, alla musica che sto ascoltando, all’ambiente che mi circonda, alla stanza in cui mi trovo.<br>Amo la libertà che questo mi dà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111227" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008022ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008022ok.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773835727&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Ti muovi tra danza, moda e performance come se fossero lo stesso linguaggio. Vedi davvero una differenza, oppure è solo una questione di contesto?</strong></p>



<p>Onestamente, non vedo una differenza tra essere sul palco a esibirmi/danzare, essere su un set durante uno shooting, o camminare su una passerella. Per me è tutto performance.<br>Quello che succede nella mia testa è: mi sento leggermente nervoso perché voglio fare bene, ma mi fido completamente di me stesso e delle mie capacità. </p>



<h3>Sono nervoso nei primi 5 minuti, ma poi mi concentro subito sulla performance e diventa solo divertimento!</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111230" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1007946ok-small/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1007946ok-small.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773834818&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Come modello, il tuo corpo viene costantemente interpretato dagli altri. Dove collochi la tua voce all’interno di un’immagine che è già stata costruita?</strong></p>



<p>Sono consapevole che le persone interpretano me, la mia personalità o il mio corpo, ma non mi disturba davvero. Cerco semplicemente di essere me stesso, autentico e a mio agio in qualsiasi tipo di performance che verrà condivisa online. Do molta importanza alla buona comunicazione e alle intenzioni delle persone.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111233" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008041ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008041ok-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773836092&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Nella campagna di Loewe, la tua immagine risultava quasi iconica — intima, sensuale, ma anche narrativa. Che tipo di spazio è diventato quel set, e cosa ci hai portato tu?</strong></p>



<p>“Drink Your Milk” è stata la mia primissima campagna di moda. Ero molto nervoso nel viaggiare da solə a Madrid per lo shooting. Entrando sul set, però, tutti erano estremamente gentili, accoglienti e affettuosi. Scattare la campagna è stato davvero divertente. Ho sentito di poter essere al 100% me stesso.<br>Per me, su un set, è molto importante avere una buona connessione con il/la fotografo/a. E questo è successo con la fotografa Angela Suarez. Sapeva cosa voleva ed era molto chiaro nelle indicazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111234" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008102ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008102ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773836854&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>L’immagine di “Drink Your Milk” sembra uno di quei momenti di moda che restano impressi. Com’è stato lavorare con Jonathan Anderson?</strong></p>



<p>In realtà non ho incontrato Jonathan durante lo shooting della campagna “Drink Your Milk”.<br>L’ho conosciuto quando mi ha invitato a partecipare al lookbook di JW Anderson. Nutro enorme rispetto e gratitudine nei suoi confronti. È stato molto gentile e generoso con me. Sono qui grazie a lui, perché la campagna è diventata virale, dandomi molta visibilità e, successivamente, altre opportunità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111238" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008166ok/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008166ok-scaled.jpg" data-orig-size="1920,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773837546&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>In un sistema che estetizza continuamente i corpi, come preservi — o reinventi — la verità di un gesto?</strong></p>



<p>Penso che la chiave sia l’autenticità. Liberarsene dallo sguardo degli altri. Cosa è vero per te? Cosa ti rende felice? Come ti piace muoverti? Cerco sicuramente di fare questo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111236" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008093ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008093ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773836721&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>All’interno della comunità LGBTQI+, il corpo è spesso uno spazio politico oltre che personale. Il tuo lavoro parte da questa consapevolezza o ci arriva in un secondo momento?</strong></p>



<p>Credo fortemente che tutta l’arte sia politica, anche quando cerca di essere distante dalla politica.<br>Come persona queer, creo qualcosa dal nulla. E quel “qualcosa” passa attraverso il mio corpo. </p>



<h3>La mia esistenza è politica, quindi tutto ciò che creo lo è a sua volta. </h3>



<p>Quindi, per rispondere alla tua domanda: sì, questa consapevolezza è sempre presente, anche se in secondo piano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111237" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008257ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008257ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773838401&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Ti è mai capitato di trattenerti, per paura di essere frainteso, o hai sempre seguito l’istinto?</strong></p>



<p>Sì, mi è capitato.<br>Sono una persona che pensa troppo e non mi è estraneo dubitare di me stesso, ma sono anche molto intuitivo e percettivo. Quando si tratta delle persone di cui mi circondo o di scelte di vita/lavoro, mi affido alla mia intuizione e al mio istinto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111239" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008316ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008316ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773838972&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Nelle immagini, il tuo corpo sembra abitare uno spazio molto esposto al desiderio — ma mai del tutto accessibile. Ti senti mai più guardato che veramente visto? E che tipo di potere c’è, per te, nel restare leggermente fuori portata?</strong></p>



<p>Onestamente, penso che non sia possibile conoscere davvero una persona solo guardando il suo account social. Siamo tutti individui molto complessi, con le nostre storie ed esperienze.<br>Quindi, per me, chiunque online è “leggermente fuori portata”. Ho capito che non puoi controllare come gli altri ti vedono, e come gli altri vedono me non ha nulla a che fare con me, ma tutto a che fare con loro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111240" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008367ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008367ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;2.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773839530&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p>All’inizio, i miei social erano un esercizio personale di autostima.<br>Volevo pubblicare quella foto in cui penso di apparire bene, perché nella vita reale dubitavo molto di me.<br>Per me <a href="https://www.instagram.com/ivancidrian/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instagram</a> era uno spazio sicuro, dove col tempo l’online ha iniziato a influenzare la vita reale e viceversa. Attraverso la “validazione degli sconosciuti” ho acquisito sempre più sicurezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111243" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008014ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008014ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773835611&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>C’è un filo di ironia nel tuo lavoro — come una piccola crepa nella superficie dell’immagine. È istinto o un modo per controllare come vieni percepito?</strong></p>



<p>Quando lavoro, sia su un set che durante una performance, entro in una modalità performativa.<br>Direi che quelle piccole crepe di ironia sono scorci del mio io più autentico.</p>



<h3><br>Dico sempre che non mi prendo troppo sul serio e cerco di affrontare la vita con umorismo.</h3>



<p><br>È anche il mio meccanismo di difesa, ah!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111244" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008409ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008409ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773839767&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Fotografarti è davvero divertente. Cosa ti è rimasto della giornata sul set con TOH!?</strong></p>



<p>Oh, sono davvero felice di sentirlo. Mi sono divertito molto durante lo shooting. Ho amato gli outfit. Ho amato l’energia sul set. Siete statə molto dolci, calorosi e accoglienti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111245" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008186ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008186ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773837978&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><strong>Dai l’impressione di essere una persona molto libera — di quelle con cui è facile entrare subito in connessione. Da dove nasce questa apertura?</strong></p>



<p>Sono molto felice che questa sia la vostra prima impressione di me. Credo che sia semplicemente ciò che sono. Amo connettermi con gli altri, ascoltare le persone, e aiutare chi posso.<br>Il nostro tempo su questa terra è molto limitato, quindi perché essere stronzi quando si può semplicemente essere gentili? </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111246" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/all-about-ivan/l1008108ok-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/L1008108ok-copia.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1773837137&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.01&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ivan Ugrin" data-image-description="&lt;p&gt;Ivan Ugrin&lt;/p&gt;
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<p><em>Photography and Styling&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/alexvaccani/?hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani&nbsp;</a>with&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/alessandro_marzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Marzo</a></em><br><em>Grooming <a href="https://www.instagram.com/floriannacappucci_hair/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Florianna Cappucci</a> @ <a href="https://greenappleitaly.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Greenappleitalia</a></em></p>
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		<title>Dal Veneto ai margini dell&#8217;anima: l&#8217;arte senza compromessi di MS</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dal-veneto-ai-margini-dellanima-larte-senza-compromessi-di-ms</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 13:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[massimo scola]]></category>
		<category><![CDATA[MS]]></category>
		<category><![CDATA[tetro alla fontana]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
		<category><![CDATA[tommaso franchin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In scena al Teatro alla Fontana a Milano, MS racconta la provincia veneta post-anni '80 in un monologo viscerale.</p>
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<h3>In scena oggi e domani al Teatro alla Fontana a Milano, <em>MS</em> racconta la provincia veneta in un monologo viscerale, che vede protagonista un barista gay, intrappolato in una gabbia di omofobia interiorizzata e solitudine. </h3>



<p>C’è qualcosa di irriducibile in MS: non cerca redenzione, non offre appigli facili, e soprattutto non chiede permesso. Nel solco di una tradizione che va da Carlo Goldoni a Giovanni Testori — ma attraversata da crepe contemporanee — la nuova drammaturgia di Mattia Favaro si muove come un corpo vivo, nervoso, impossibile da contenere. In scena, un barista della provincia veneta diventa detonatore di un monologo che è insieme confessione e attacco, ironia e ferita aperta.</p>



<p>Presentato all’interno di Welcome to ITACA al Teatro Fontana, lo <a href="https://toh-magazine.com/2025/11/prima-facie-il-monologo-che-ha-scosso-il-mondo-arriva-al-teatro-franco-parenti/">spettacolo</a> abita una terra di confine: geografica, emotiva, linguistica. Qui il Veneto non è cartolina ma retro, non è stereotipo ma accumulo di vite marginali che si fanno archetipo. Il risultato è un flusso ininterrotto che non concede tregua, dove la parola si incolla al corpo e la risata si incrina fino a diventare qualcos’altro — più scomodo, più vero.</p>



<p>Abbiamo chiesto al regista e l’attore di parlare di potere, sottrazione e corpi che non riescono a scappare questo è quello che ci hanno raccontato.</p>



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<h2>Intervista a Tommaso Franchin regista di SM</h2>



<p><strong> Questo spettacolo sembra oscillare continuamente tra crudeltà e ironia. Ti interessa di più ferire lo spettatore o sedurlo?</strong></p>



<p>In generale non mi interessa mai ferire il pubblico, non vedo perché dovrei, stiamo già abbastanza male. Si potrebbe poi discutere sul reale potere del teatro di ferire, oggi. Non mi interessa però nemmeno sedurlo. </p>



<h3>Sono entrambi esercizi di potere e non voglio che uno spettacolo sia esercitare potere su una persona. Preferisco dire che voglio stabilire un contatto, una relazione, un dialogo. </h3>



<p>Se il pubblico si sentirà ferito, l’avrò fatto senza volerlo e sono sempre aperto a una discussione all’uscita del teatro. Se riusciremo ad aprire una finestra su un mondo di cui si parla poco, e se questa finestra aperta susciterà domande o avvicinerà empaticamente il pubblico alla fragilità del protagonista allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.</p>



<p><strong>Il Veneto che metti in scena è lontano da qualsiasi cartolina. Quanto c’è di autobiografico o di costruzione mitologica in questa provincia?</strong></p>



<p>Non siamo lontani dalla cartolina, siamo il retro. Riguardo alla componente autobiografica credo che si possa riscontrare in una certa disillusione nell’affrontare le questioni della vita, tipicamente veneta. </p>



<h3>Tutte le cose che racconta il barista sono storie vere, raccolte da Mattia dai suoi incontri, sono quindi eccessivi e spostati come la vita vera. </h3>



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<p>Al tempo stesso però non mi interessava, in questo testo (ma nemmeno in generale) la componente reale, quanto piuttosto il poter raccontare la vita delle persone ritenute ai margini. </p>



<p>Alcune delle persone citate le conosco anche io, per questo più che di mito, parlerei di archetipo: il barista, il fattone, gli operai, il sinto, il transessuale che muore, la lesbica butch, il veneto che va a venezia con la famiglia, l’uomo che cerca soddisfazione sessuale con altri uomini in maniera clandestina e violenta.</p>



<p><strong>Il monologo è un flusso ininterrotto, quasi senza respiro. Hai lavorato più sulla sottrazione o sull’eccesso per renderlo così viscerale?</strong></p>



<p>Decisamente in sottrazione, parte integrante della mia poetica è la ricerca della leggerezza, anche dove non c’è.</p>



<p><strong>C’è un dialogo evidente con la tradizione, da Goldoni a Testori, ma anche una rottura. Dove senti di tradire consapevolmente quella linea?</strong></p>



<p>Quando ho letto il testo per la prima volta non ho pensato alla rottura, ma alla naturale prosecuzione di un filone narrativo. Goldoni raccontava personaggi verosimili, comici proprio perché veri e riconosciuti dal pubblico. </p>



<h3>Chiunque spenda in Veneto un po’ più tempo di un weekend a Venezia si renderà facilmente conto che Mirandolina o i rusteghi (o lo stesso Arlecchino) sono ancora vivi, plausibili e realistici. </h3>



<p>Il personaggio del barista è uno di loro, che semplicemente non poteva essere raccontato nel 700 ma che ora ha pieno diritto di entrare tra questi personaggi. </p>



<p>La caratteristica marginale e violenta, il desiderio di redenzione, il suo essere in bilico tra disperazione e invocazione, e dunque la sua dimensione tragica ne fanno, forse, un parente dei personaggi testoriani (ma lo avvicinano anche a quelli Koltès o Fassbinder), sebbene la lingua, per quanto mantenga una dimensione di regionalismo, non è mai così instabile e a tratti di difficile comprensione come quella testoriana.</p>



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<h2>Intervista a Massimo Scola attore di SM</h2>



<p><strong>Il tuo personaggio non chiede empatia, la pretende. Come si evita di renderlo “piacevole” per restare invece nella sua scomodità?</strong></p>



<p>Non cerco di renderlo simpatico, anche se all’inizio può sembrare che lo diventi. Il ritmo, l’assurdità, perfino una certa ironia aprono una porta al pubblico quasi un invito a volergli bene. Ma il punto è non tradire mai quello che racconta. </p>



<h3>Io cerco di restare molto aderente al testo e alla concretezza delle situazioni: una vita fisicamente ed emotivamente faticosa, fatta di eccessi, di lavoro compulsivo, di notti senza tregua, di relazioni che non tengono. </h3>



<p>Se quelle immagini restano vive e precise, la “piacevolezza” non regge: a un certo punto si incrina da sola. E quello che resta non è più simpatia, ma qualcosa di più scomodo una vicinanza che non consola.</p>



<p><strong>Questo è un corpo intrappolato prima ancora che una voce. Hai lavorato più sul linguaggio o sulla fisicità per costruirlo?</strong></p>



<p>Siamo partiti dalla fisicità. Anche perché lo spazio lo impone: questo tavolo è tutto il suo mondo, un confine che non si sposta. In qualche modo è una condanna all’inizio è quasi come se ci fosse inchiodato. Da lì ho lavorato sul peso del corpo. </p>


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<h3>Il mio è un corpo leggero, ma ho cercato di renderlo più gravoso, più consumato, come se la vita che racconta fatta di lavoro continuo, notti, eccessi &nbsp;gli restasse addosso.</h3>



<p>E allo stesso tempo c’è una spinta opposta: il tentativo continuo di alleggerirsi, di scappare, di sollevarsi anche solo per un attimo. Questa tensione tra peso e fuga costruisce il personaggio più delle parole: la voce arriva dopo, come conseguenza.</p>



<p><strong>L’ironia in<em> MS</em> è una forma di autodifesa. C’è un momento in cui smette di proteggerti e diventa pericolosa in scena?</strong></p>



<p>Sì, finché resta ironia tiene insieme le cose: crea distanza, permette di sopravvivere a quello che racconta. Il problema è quando smette di essere uno scarto leggero e diventa qualcosa di più tagliente. A quel punto non protegge più: espone. </p>



<p>Verso il finale succede proprio questo. Quello che prima era un modo per stare al mondo si trasforma in sarcasmo, poi in attacco. E lì non colpisce più solo gli altri, ma anche lui stesso.</p>



<h3>Non parlerei tanto di perdita di controllo, quanto di un punto in cui non riesce più a tornare indietro. </h3>



<p>E la presenza della pistola rende questa deriva molto concreta, quasi inevitabile.</p>



<p><strong>Porti in vita una solitudine molto riconoscibile ma raramente detta. Dopo ogni replica, ti senti svuotato o, paradossalmente, più pieno?</strong></p>



<p>Entrambe le cose. C’è una stanchezza fisica evidente, ma soprattutto mentale: è come se il corpo e la testa attraversassero una quantità di esperienza che resta addosso.</p>



<p>Però, allo stesso tempo, qualcosa si rimette in ordine. Non parlerei di svuotamento, ma di una specie di riallineamento. Se mi sono preso cura di me, dopo, sento anche una forma di energia molto lucida come se la giornata ricominciasse da lì, con più presenza e meno rumore.</p>



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		<title>Due tracce, un universo: Populous e l&#8217;arte della decompressione sonora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 17:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[chill out zone]]></category>
		<category><![CDATA[intervista a populous]]></category>
		<category><![CDATA[latinambient]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[Mtv]]></category>
		<category><![CDATA[populoius]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’immaginario anni 90' di MTV alle nuove traiettorie della sua etichetta Latinambient: Andrea Mangia ci racconta il suo presente.</p>
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<h3>Dall’immaginario anni 90&#8242; di MTV alle nuove traiettorie della sua etichetta Latinambient: Andrea Mangia ci racconta il suo presente</h3>



<p>Dall’ombrosa Lanzarote di&nbsp;<em>Isla Diferente</em>&nbsp;(2025), uno dei lavori più affascinanti della sua discografia recente,&nbsp;Andrea Mangia&nbsp;cambia scenario ma non profondità.</p>



<p>Con&nbsp;<em>Chill Out Zone</em>, pubblicato sulla sua label Latinambient, l’artista pugliese firma un EP breve ma densissimo, emblematico già dal titolo: un richiamo diretto allo storico programma notturno di MTV, luogo di formazione per un’intera generazione di ascoltatori.</p>



<p>Due soli brani: <em>Undine</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Hora Dorada</em>, bastano per costruire un universo sonoro fatto di arpeggi esotici, beat dub, percussioni latine filtrate e una psichedelia ambient capace di trasformare ogni dettaglio in materia fluida. Un lavoro che non è solo nostalgia, ma rielaborazione consapevole di un’estetica che continua a generare nuove possibilità.</p>



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<p><strong>Ciao Andrea, non è passato nemmeno un anno dal tuo ultimo album e hai pubblicato l&#8217;EP Chill Out Zone, immagino il titolo sia un omaggio al celebre programma notturno di MTV, è così?</strong></p>



<p> Assolutamente, quando ho scoperto Chill Out Zone  è stato un impatto fortissimo, quasi identico a quando da ragazzino ho scoperto le chitarre distorte. La mia band del cuore restano i Sonic Youth, ma poi è arrivata questa svolta in aspettata.</p>



<h3>Passavo le notti davanti a MTV a guardare con&nbsp;<em>Chill Out Zone</em>, e oggi sono consapevole di quanto quel tempo sia stato decisivo per la mia musica. </h3>



<p>Lì ho scoperto Björk,&nbsp;Aphex Twin,&nbsp;Future Sound of London, Tricky,&nbsp;Massive Attack, Portishead, mi si scoperchiò un mondo.</p>



<p>Ricordo che stavo da solo sul divano, mentre tutti dormivano, a segnarmi i nomi degli artisti che non avevo mai sentito. È stato l’inizio di tutto.</p>



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<p><strong>Come nasce l’esigenza di questo EP?</strong><br>Cercavo un modo per dare slancio alla mia label Latinambient, ma anche per tornare a un gesto creativo immediato dopo il disco e sono nati due pezzi.</p>



<p>Ricordo che <em>Hora Dorada</em>&nbsp;nacque così: tornavo dal mare, accendevo il computer e in pochi minuti buttavo giù delle idee. Difatti dentro c’è immortalato quel momento preciso del crepuscolo, sospeso, quasi immobile. <em>Undine</em> invece ha un’origine particolare, nasce da un episodio assurdo. Ero in Salento, frequentavo una spiaggia naturista. </p>



<h3>Una sera, attraversando una pineta al tramonto con degli amici, ci troviamo davanti questa figura incredibile: un uomo enorme, completamente nudo, con barba e capelli turchesi.</h3>



<p>Un mio amico dice: “Sembra un’Undine”. Poi ho scoperto che sono divinità legate all’acqua, delle ninfe mitologiche della tradizione folcloristica europea. Io in quel momento stavo ascoltando la demo del pezzo ed è stato naturale chiamarlo così.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111164" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/due-tracce-un-universo-populous-e-larte-della-decompressione-sonora/p3/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/P3.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771528564&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Populous" data-image-description="&lt;p&gt;Populous&lt;/p&gt;
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<p><strong>In tutti i tuoi lavori l’artwork ha un ruolo importante, quasi evocativo del suo contenuto, questo come nasce?</strong><br>L’ha realizzato&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/carloalbertogiardina/">Carlo Alberto Giardina</a>, un artista che seguo da anni. Un giorno pubblica un acquerello e io gli scrivo subito: “Questa è la copertina”. Lui non voleva che lo utilizzassi inizialmente, perché era un esercizio fatto per i suoi studenti in Cina. Ma ho insistito.</p>



<p>La cover è un acquerello vero, analogico. Solo leggermente trattato dopo, ma la materia è reale. Mi interessava proprio quella ambiguità tra naturale e digitale che è presente anche nella mia musica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111165" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/due-tracce-un-universo-populous-e-larte-della-decompressione-sonora/p16/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/P16.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771529460&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Populous" data-image-description="&lt;p&gt;Populous&lt;/p&gt;
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<p><strong>La tua label sta diventando sempre più centrale. Che direzione sta prendendo?</strong></p>



<p>È tanto lavoro, ma è una scelta precisa. Sai quelle cose che ad un certo punto ti dici ok, ho 40 anni: se non lo faccio adesso, quando?</p>



<p>Poi mi piace anche pubblicare la mia musica lì, anche per dimostrare che ci credo davvero. </p>



<h3>L&#8217;etichetta Latinambient sta diventando sempre più concreta e sto iniziando a lavorare con altri artisti come Modis dall’Argentina o Secret Bisou da Parigi.</h3>



<p>È anche un modo per reinvestire quello che guadagno in qualcosa che ha senso per me.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111166" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/due-tracce-un-universo-populous-e-larte-della-decompressione-sonora/p6/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/P6.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771528727&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Populous" data-image-description="&lt;p&gt;Populous&lt;/p&gt;
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<p><strong>Che programmi hai per i prossimi mesi?</strong></p>



<p>Sto portando in giro i live audiovisivi di&nbsp;<em>Isla Diferente</em>&nbsp;e continuo con i DJ set.</p>



<p>Farò anche una sessione di&nbsp;<em>Ecstatic Dance</em>&nbsp;a Lanzarote: sarà la prima volta per me in quel formato. È interessante perché chiude un cerchio con tutto il percorso fatto finora.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111167" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/due-tracce-un-universo-populous-e-larte-della-decompressione-sonora/p10/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/P10.jpg" data-orig-size="987,1316" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;LEICA D-Lux 8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771529395&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;10.9&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;200&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Populous" data-image-description="&lt;p&gt;Populous&lt;/p&gt;
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<p><strong>Ultima domanda:</strong> <strong>cosa stai ascoltando ultimamente?</strong></p>



<p>L’ultimo singolo di&nbsp;Lana Del Rey <em>White Feather Hawk Tail Deer Hunter</em>, &nbsp;l’ho ascoltato tantissimo. Poi molto Ravel, soprattutto le composizioni per piano solo.<br>E artisti meno noti ma incredibili: Ghost Dubs o Cola Ren mi piacciono molto.</p>



<p>Non mi interessa quanto uno sia famoso: a volte trovi una perfezione stilistica incredibile in artisti completamente fuori dai radar.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-attachment-id="111206" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/due-tracce-un-universo-populous-e-larte-della-decompressione-sonora/unnamed-2-17/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2.jpg" data-orig-size="1080,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="populous" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-300x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-1024x1024.jpg" loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111206" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-768x768.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-1000x1000.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-900x900.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/unnamed-2.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><strong>Populous &#8220;Chill Out Zone&#8221; (Latinambient)</strong></figcaption></figure></div>



<p>Con&nbsp;<em>Chill Out Zone</em>, Populous conferma la sua capacità di trasformare suggestioni personali in linguaggi universali. </p>



<p>Un EP che guarda agli anni ’90 senza nostalgia sterile, ma come archivio vivo da cui attingere per costruire nuovi paesaggi sonori.</p>



<p>Nel frattempo Latinambient cresce come spazio curatoriale e piattaforma indipendente, rafforzando una visione in cui produzione, ricerca e comunità si intrecciano.</p>



<h3>E se il viaggio iniziato tra le notti di MTV continua oggi tra Lanzarote e le piste da ballo europee, è chiaro che la traiettoria resta la stessa: esplorare, con lucidità e sensibilità, tutto ciò che sta tra ascolto e immaginazione.</h3>



<p>Foto <a href="https://www.alexvaccani.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alex Vaccani</a></p>
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		<title>Ex Nihilo Blue Talisman Exrait de Parfum: geometrie della luce ossessione della pelle</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/04/ex-nihilo-blue-talisman-exrait-de-parfum-geometrie-della-luce-ossessione-della-pelle/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ex-nihilo-blue-talisman-exrait-de-parfum-geometrie-della-luce-ossessione-della-pelle</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Blue Talisman Extrait non &#232; un profumo che si lascia davvero andare via. Resta nei pensieri, nelle distanze tra i corpi. E a un certo punto smetti di chiederti se ti appartiene o se sei tu ad appartenere a lui. In Blue Talisman Extrait di Ex Nihilo c&#8217;&#232; una qualit&#224; quasi ipnotica: non seduce in&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Blue Talisman Extrait non è un profumo che si lascia davvero andare via. Resta nei pensieri, nelle distanze tra i corpi. E a un certo punto smetti di chiederti se ti appartiene o se sei tu ad appartenere a lui.</h4>



<p>In Blue Talisman Extrait di <a href="https://shop.campomarzio70.it/collections/ex-nihilo-paris?srsltid=AfmBOopqhyb6JWmljPbWPcQwgj3fMT_iB_EyMYhmmZqA5rsEQYDk_1eF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ex Nihilo</a> c&#8217;è una qualità quasi ipnotica: non seduce in modo diretto, ma per riflessi, per stratificazioni, come un oggetto che cambia forma a seconda della luce. La visione di Ex Nihilo si fa qui ancora più essenziale e radicale, trasformando la <a href="https://toh-magazine.com/2021/01/gold-immortals-se-gli-dei-avessero-un-profumo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fragranza</a> in un’esperienza immersiva, quasi sinestetica. Firmato dal naso Jordi Fernández, questo extrait non è una semplice intensificazione, ma una riscrittura più profonda e avvolgente dell’originale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111197" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/04/ex-nihilo-blue-talisman-exrait-de-parfum-geometrie-della-luce-ossessione-della-pelle/blue-talisman-small/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-scaled.jpg" data-orig-size="1916,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="BLUE TALISMAN" data-image-description="&lt;p&gt;BLUE TALISMAN &lt;/p&gt;
" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-225x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-766x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-766x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111197" width="841" height="1124" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-766x1024.jpg 766w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-225x300.jpg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-768x1026.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-1150x1536.jpg 1150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-1533x2048.jpg 1533w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-1000x1336.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-900x1202.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-450x601.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-350x468.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/04/BLUE-TALISMAN-Small-scaled.jpg 1916w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p>L’apertura è sorprendentemente morbida: la pera introduce una dolcezza acquatica, appena velata, mentre il bergamotto porta una luminosità controllata, mai tagliente. È una soglia d’ingresso vellutata, che invita più che dichiararsi.</p>



<p>Il cuore è il punto di torsione. Il gelsomino sambac e il fiore d’arancio costruiscono una solarità piena, rotonda, quasi tattile. Non è un floreale etereo, ma un floreale incarnato, caldo, che sembra aderire alla pelle. Qui la composizione si fa più intima, più prossima, come se il profumo smettesse di essere aria e diventasse materia.</p>



<p>Nel fondo, la fragranza si addensa e prende ritmo. Sandalo e vaniglia lavorano in sottrazione, evitando qualsiasi deriva troppo gourmand. I muschi e le note ambrate  amplificano la persistenza con una scia pulita ma vibrante, che pulsa lentamente. Il risultato è una firma olfattiva che non invade, ma resta impressa, come un ricordo sensoriale difficile da isolare.</p>



<h4>Più che parlare di opulenza, <em>Blue Talisman Extrait</em> suggerisce un’idea di ricercatezza contemporanea: una precisione quasi architettonica nella costruzione, dove ogni nota è calibrata per creare profondità senza peso.</h4>



<p>C’è qualcosa di profondamente attuale nel suo modo di stare sulla pelle: fluido, ambiguo, mai completamente definito. Di giorno appare luminoso e composto; la sera emerge la sua dimensione più avvolgente e sensuale, senza mai diventare eccessivo.</p>



<p>Un talismano, sì —<br>ma di quelli che non proteggono.<br>Trasformano.</p>



<p>Da indossare ascoltando Sleep To Dream di Fiona Apple</p>
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		<title>Robyn.  Sesso, dancefloor e libertà</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=robyn-sesso-dancefloor-e-liberta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[intervista robyn]]></category>
		<category><![CDATA[Robyn]]></category>
		<category><![CDATA[robyn party]]></category>
		<category><![CDATA[sexistential]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Robyn torna con Sexistential e ci racconta perché la pista da ballo resta il posto migliore per attraversare le trasformazioni della vita.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Tra desiderio, maternità e libertà creativa, Robyn torna con <em>Sexistential</em> e ci racconta il bisogno di ricominciare e perché la pista da ballo resta il posto migliore per attraversare le trasformazioni della vita.</h3>



<p>Intervista di Marco Cresci; Fotografie di Casper Sejersen</p>



<pre class="wp-block-preformatted">Per festeggiare l’uscita di SEXISTENTIAL, abbiamo chiesto ad artisti e amici cosa significa per loro “sexistential”. Ne è nata una fanzine in edizione limitata <a href="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Fanzine-Toh-Robyn.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">che potete trovare qui</a>.</pre>



<p>In oltre vent’anni di carriera,<a href="https://www.instagram.com/robynkonichiwa/"> Robyn</a> ha ridefinito il linguaggio del pop emotivo da dancefloor, trasformando la solitudine, il desiderio e le contraddizioni della vita adulta in inni generazionali. Dal pop sofisticato dell’omonimo <em>Robyn</em> al culto di <em>Dancing On My Own</em> fino alla sensualità di <em>Honey </em>per arrivare alla libertà matura e consapevole di <em>Sexistential (Konichiwa/Young)</em>, la cantante svedese ha sempre trovato nella pista da ballo uno spazio dove vulnerabilità ed energia possono convivere.&nbsp;</p>



<p>Oggi Robyn torna a confrontarsi con il pop in modo diretto, ma senza nostalgia: un disco nato tra opposti — desiderio e maternità, libertà e responsabilità, intimità e club culture.&nbsp;</p>



<p>Ci colleghiamo mentre Robyn è ancora a casa, in Svezia — «fa ancora freddissimo, mi manca il sole» — e ha appena finito un Semla, il dolce invernale svedese al cardamomo e pasta di mandorle.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111176" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250826_cs_robyn_01_0174/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174.jpg" data-orig-size="960,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250826_CS_ROBYN_01_0174" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111176" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0174.jpg 960w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p><strong>Cominciamo dal principio. Il titolo del tuo album, “Sexistential”, suona quasi come una dichiarazione. Era questa l’intenzione?</strong></p>



<p>Non proprio, in realtà è nato come una battuta: io e mia sorella ridevamo pensando che fosse il tipico titolo da “crisi di mezza età”, poi però mi sono accorta che descriveva perfettamente il disco. È anche un ossimoro: due parole che normalmente non stanno insieme. E l’album nasce proprio da questa tensione tra estremi. In quel periodo della mia vita mi trovavo a vivere esperienze molto diverse allo stesso tempo — uscire con qualcuno, pensare a una gravidanza — e questa contraddizione mi interessava molto. Credo che anche nella mia musica ci sia sempre stato questo tipo di contrasto: pensa a <em>Dancing On My Own</em>, che è una canzone da club ma anche molto emotiva. Lo spazio tra due estremi è spesso il luogo più interessante.</p>



<p><strong>Hai descritto il disco come una navicella che rientra nell’atmosfera ad alta velocità. Cosa hai scoperto tornando dentro te stessa?</strong></p>



<p>La mia gioia di vivere. Il piacere e la gratitudine di essere viva. Non direi però che sia un album sulla maternità. È più sul periodo <em>prima</em> della nascita di mio figlio. Era un momento in cui sentivo il bisogno di riprendermi spazio, sia personalmente sia musicalmente. Avevo voglia di fare di nuovo un album pop: <em>Honey</em> (il disco precedente, <em>ndg</em>) era qualcosa di diverso, e lo amo molto per quello che è. Ma questa volta sentivo proprio l’urgenza di tornare a fare pop.</p>



<p><strong>In </strong><strong><em>Sexistential</em></strong><strong> torni a lavorare con Max Martin.</strong></p>



<p>Sì, con Max Martin e Oskar Holter agli MXM Studios. Ma ho lavorato soprattutto con Klaus Åhlund, con cui collaboro dal 2005. Molte delle canzoni che la gente associa a me le abbiamo fatte insieme. A volte dico che Klaus è quasi il secondo membro della band Robyn.</p>



<p><strong>Com’è stato ritrovarvi in studio senza cadere nella nostalgia?</strong></p>



<p>Klaus per me è come un fratello. Ci conosciamo così bene che a volte sembriamo una coppia sposata da anni. Ci sono anche periodi in cui non abbiamo molta voglia di stare insieme. Quando abbiamo iniziato a lavorare al disco non ero nemmeno sicura che avrebbe funzionato. Abbiamo dovuto riscoprire sia la nostra amicizia sia il nostro modo di fare musica. Quando torni a lavorare su qualcosa che hai già fatto in passato è fondamentale non sentirsi troppo comodi. E né io né Klaus amiamo la comodità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111177" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250826_cs_robyn_01_0441/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441.jpg" data-orig-size="960,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250826_CS_ROBYN_01_0441" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-240x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-819x1024.jpg" loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111177" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-819x1024.jpg 819w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-240x300.jpg 240w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-768x960.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-900x1125.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-450x563.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441-350x438.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250826_CS_ROBYN_01_0441.jpg 960w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p><strong><em>Really Real </em></strong><strong>apre il disco come una bomba dance, ma è anche molto emotiva: soprattutto il momento in cui parli con tua madre.</strong></p>



<p>La canzone parla di quando ti accorgi improvvisamente che tu e un’altra persona non state vivendo la stessa esperienza. Succede in una relazione o in una conversazione: all’improvviso capisci che le vostre prospettive sono completamente diverse. Klaus ha avuto l’idea di inserire quella pausa quasi impressionista. Pensava alla sensazione di telefonare a qualcuno che ami da un altro fuso orario. Vorresti spiegargli dove sei, cosa stai vivendo, ma è impossibile racchiudere tutta la tua realtà in una telefonata. Così abbiamo fatto davvero entrare mia madre in studio per registrare la parte parlata.</p>



<p><strong>A proposito di voci, nel disco ti diverti molto a manipolarla, me ne parli?</strong></p>



<p>Sì, con il pitch e con diversi registri, ci siamo divertiti. Mi è venuto in mente che in quel momento di cui parlava prima su mia madre c’è anche la parola svedese «älskling» che significa “tesoro”. È esattamente quello che lei direbbe.</p>



<p><strong>Nel disco canti con grande grande libertà, senza filtrare troppo i testi. Crescendo hai imparato a fregartene e ad essere più diretta.&nbsp;</strong></p>



<p>È una cosa che ho scoperto già con <em>Honey</em>. Ho trovato un modo di cantare più rilassato, quasi conversazionale. Abbiamo scritto i testi pensando proprio a questo: mettere molte parole e lavorare molto sul ritmo del linguaggio. Forse come dici tu è anche una questione di età, o semplicemente di esperienza. Dopo tanti anni scopri nuovi lati della tua voce.</p>



<p><strong>Nella title track parli apertamente di fecondazione assistita, desiderio e sesso dopo i trent’anni. Perché sono ancora temi così tabù?&nbsp;</strong></p>



<p>Me lo chiedo anch’io. Per me non è un tabù. Ho semplicemente raccontato la mia esperienza. Ma dopo aver eseguito il brano live da Colbert al <em>Late Night Show</em> e aver letto i commenti online mi sono resa conto che per alcune persone l’idea di una donna adulta che esprime liberamente la propria sensualità è ancora provocatoria. Il pop parla molto di desiderio, ma raramente di come cambia con il tempo.<strong>&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111178" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250827_cs_robyn_06_2880/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880.jpg" data-orig-size="1200,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250827_CS_ROBYN_06_2880" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-300x240.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1024x819.jpg" loading="lazy" width="1024" height="819" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-111178" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1024x819.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-300x240.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-768x614.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-1000x800.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-900x720.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-450x360.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880-350x280.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_06_2880.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Come è cambiata la tua vita con la maternità?</strong></p>



<p>La cosa più evidente è il tempo, mio figlio determina completamente il mio ritmo quotidiano. Paradossalmente però mi sento anche più me stessa. Forse proprio perché ho meno tempo per me riesco a fare quello che amo con molta più intensità. Diventare madre per me è stato naturale. È qualcosa che ho sempre desiderato.</p>



<p><strong>Questo disco sembra fatto per il dancefloor.</strong></p>



<p>Sì, ma non solo. Penso sempre sia alla persona che balla sia a quella che ascolta da sola. Però devo dire che mentre lo facevo avevo un’immagine molto chiara in mente: un uomo gay in pantaloni di pelle che vuole semplicemente ballare.</p>



<p><strong>Adoro! Il tuo album </strong><strong><em>Body Talk</em></strong><strong> ha influenzato una generazione di musicisti. Tu sei ancora curiosa di scoprire nuovi artisti?</strong></p>



<p>Assolutamente. Quando qualcuno dice che non esiste più buona musica nuova, secondo me è perché non la cerca davvero. C’è moltissima musica interessante oggi. Credo che non sia molto divertente restare bloccati nel passato. Però oggi esce anche una quantità enorme di musica, quindi trovare qualcosa che ti colpisca davvero richiede più tempo. Ma è anche una cosa positiva: significa che c’è ancora spazio per chi dedica tempo alla musica — tastemaker, DJ, curatori. Il loro ruolo è ancora importante. E poi penso che artisti come Charli XCX o Jonathan mi diano tanto quanto io possa dare a loro. Con loro sento una connessione molto forte nel modo di vivere la carriera e la cultura pop. A volte è persino più facile sentirla con artisti più giovani che con quelli della mia stessa generazione. Condividiamo un modo di muoversi dentro la pop culture, ma restando anche un po’ ai suoi margini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111179" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250827_cs_robyn_08_3416/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416.jpg" data-orig-size="1200,900" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250827_CS_ROBYN_08_3416" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-300x225.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1024x768.jpg" loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-111179" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1024x768.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-300x225.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-768x576.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-1000x750.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-900x675.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-450x338.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416-350x263.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250827_CS_ROBYN_08_3416.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Quando pensi oggi a </strong><strong><em>Dancing On My Own</em></strong><strong>, cosa provi?</strong></p>



<p>Sono orgogliosa di quella canzone. Per un periodo ero stanca di quell’immagine della persona solitaria che canta il proprio cuore spezzato. Ma lavorando a questo disco ho riscoperto quella parte di me. Ho capito che scrivere quella canzone mi ha salvata in un momento difficile. Ho trasformato la solitudine in qualcosa di potente. Penso che sia proprio questo il motivo per cui le persone si sono connesse così tanto a quella canzone. Parla di quel momento in cui non hai più nulla da perdere e riesci ad accettarti esattamente dove sei. Adesso mi sento di nuovo a mio agio con quella voce. Quando lavoravo a questo disco è come se l’avessi presa, l’avessi messa sul tavolo davanti a me e avessi deciso consapevolmente di tornarci, ma in modo più leggero, quasi giocoso. Non partiva più da un luogo di dolore.</p>



<p><strong>A sorpresa sei tornata sul palco a New York per la notte di Capodanno. Com’è stata quell’esperienza?</strong></p>



<p>È stato estremamente emozionante. Capodanno è una notte molto particolare, quasi un “demone dell’anno nuovo”. È la notte più esistenziale dell’anno, tutti riflettono sulla propria vita e su quello che verrà. Ero molto felice di essere a New York. La città in quei giorni era bellissima e sorprendentemente tranquilla: c’erano pochi turisti, molte persone che vivono lì erano tornate a casa dalle loro famiglie per Natale. Nevicava e c’era una specie di silenzio, come una piccola settimana sospesa prima che tutto ricominciasse. Era come una piccola bolla.</p>



<p><strong>Qual è l’ultimo disco di cui ti sei innamorata?&nbsp;</strong></p>



<p>Quello di Oklou: <em>choke enough</em> mi è piaciuto moltissimo.</p>



<p><strong>Per concludere, ti mostro una foto: nel 2008 eri a Milano, al Glitter Club… abbiamo fatto i dj insieme! Ti ricordi?</strong></p>



<p>Wow! Certo che me lo ricordo, eravamo davvero molto giovani. Ora capisco perché, mentre parlavamo, mi sembrava che avessi un’aria familiare! Non è la prima volta che ci incontriamo. È bello rivederti. Ricordo quella notte, è stata molto divertente.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111180" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/250925_robyn_ma_s01_268_flat/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT.jpg" data-orig-size="1200,1200" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-300x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1024x1024.jpg" loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111180" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-768x768.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-1000x1000.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-900x900.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/250925_ROBYN_MA_S01_268_FLAT.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Con un sorriso e un ricordo di vecchie serate a Milano, Robyn saluta, lasciando la certezza che la sua musica continua a sorprendere e a connettere generazioni diverse.&nbsp;</em></p>



<p><em>Robyn sarà live al <strong>C2C Festival</strong> a Torino il 30 ottobre 2026 insieme ad Arca, Oklou e molti altri.</em></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sesso-dancefloor-e-liberta/"><img src="//i.ytimg.com/vi/VhxIcmhydos/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-111173 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Raye – This Music May Contain Hope.: review dell’album più ambizioso del 2026</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Di Rosalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 14:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[raye]]></category>
		<category><![CDATA[raye nuovo album]]></category>
		<category><![CDATA[review]]></category>
		<category><![CDATA[this music contains hope]]></category>
		<category><![CDATA[Toh]]></category>
		<category><![CDATA[toh magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo disco di RAYE è una perla rara in un mondo di perle fake. Leggi la review</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE. è un’opera ambiziosa e profondamente personale</strong> che mostra RAYE nella sua forma più audace e intensa sul piano emotivo. Segna una nuova, decisa evoluzione per l’artista del sud di Londra, che <strong>trasforma dolore, insicurezze e conflitti interiori in un racconto sonoro dal respiro cinematografico, incentrato su resilienza e rinascita.Tra pop, R&amp;B, jazz, big band, soul e suggestioni orchestrali, i 17 brani dell’album si sviluppano come un dramma contemporaneo dai colori vividi, in equilibrio tra momenti di oscurità e una costante tensione verso un ottimismo combattivo</strong>. Il risultato è un lavoro <strong>immersivo e carico di emozione</strong>, <strong>che restituisce alla speranza un significato lontano da ogni ingenuità: qualcosa di conquistato con fatica, fragile e, proprio per questo, profondamente trasformativo.</strong></p>



<p>In un momento dove l&#8217;industria premia la sintesi, RAYE sceglie l’espansione e costruisce un disco che difficilmente passerà inosservato poiché va consumato e vissuto. </p>



<p>73 minuti. Diciassette tracce. <a href="https://toh-magazine.com">Un concept album</a> diviso in quattro atti, o “stagioni”, che raccontano un percorso emotivo dalla rottura alla ricostruzione, dalla depressione alla felicità, dai paragoni con altri artisti (inevitabile) fino alla consapevolezza di sè. This Music contains hope. è, senza giri di parole, il disco dell&#8217;anno e difficilmente lo troveremo sotto la prima posizione degli album più venduti in Inghilterra almeno fino all&#8217;estate. </p>



<h3><em>This Music May Contain Hope.</em> è costruito come un musical contemporaneo: jazz, soul, big band, elettronica, orchestrazioni cinematografiche, spoken word. Tutto insieme, come insegna il jazz, espressione musicale che RAYE ha interiorizzato e non solo ascoltato.</h3>



<p>Su 17 pezzi forse solo tre o quattro possono essere etichettati come singoli che funzionano, perfetti per la radio ma in questo disco c&#8217;è una struttura da grande musicista e soprattutto una cosa che nel pop si sta perdendo quasi completamente: Esiste una narrazione e vi dirò di più questo album  va ascoltato dall’inizio alla fine, pensiero ormai bandito, nell&#8217;era degli hook da 15 secondi. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img data-attachment-id="111156" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/raye-this-music-may-contain-hope-recensione-2026/schermata-2026-03-28-alle-15-05-42/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" data-orig-size="601,600" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-300x300.png" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" loading="lazy" width="601" height="600" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png" alt="" class="wp-image-111156" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42.png 601w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-300x300.png 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-150x150.png 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-450x449.png 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-350x349.png 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Schermata-2026-03-28-alle-15.05.42-50x50.png 50w" sizes="(max-width: 601px) 100vw, 601px" /></figure></div>



<p>RAYE canta come se fosse su un palco, non in uno studio e questa cosa si percepisce in ogni brano, da quello più difficile a quello più catchy, passando da un registro jazz anni ’50 a momenti quasi da showgirl tragica, con un controllo vocale che oggi nel pop mainstream semplicemente non esiste, si perchè Adele fa parte di un&#8217;altra era e perchè Amy Winehouse è morta. Le influenze sono evidenti: da Shirley Bassey a certa tradizione soul orchestrale, fino ad alcuni pezzi dance che ricordano la RAYE vocalist dell&#8217;inizio carriera ma non diventano mai imitazioni perchè RAYE è unica e sa come citare restando se stessa. </p>



<h3>Ci sono momenti in cui il disco si compiace e mi riferisco agli  intermezzi parlati di alcune tracce troppo lunghe, di idee che avrebbero avuto bisogno di essere tagliate senza pensarci due volte. Non tutto è necessario, a volte l&#8217;artista sembra più interessata a dimostrare quanto è capace, piuttosto che a lasciare respirare le canzoni.</h3>



<p>Ma, ed è un “ma” enorme, è un difetto che deriva da un eccesso di visione, non dalla sua assenza. </p>



<p>In un momento storico in cui il pop è diventato prudente, algoritmico, quasi vigliacco, questo disco fa una cosa rarissima: rischia davvero.</p>



<p>RAYE prende il dolore e lo rende spettacolo, lo trasforma in qualcosa che ha più a che fare con il teatro che con <a href="https://www.tiktok.com/@raye?lang=it-IT">TikTok</a>. E sì, a volte sbaglia ma almeno prova a fare qualcosa che non sia già stato approvato da un team marketing,</p>



<p><em>This Music May Contain Hope.</em> non è un capolavoro perfetto e forse per questo è molto più interessante di così. È un disco disordinato, eccessivo, a tratti autoindulgente.<br>Ma è anche uno dei pochi lavori recenti che sembrano avere <strong>un’identità reale</strong>, non costruita. E oggi, nel mondo sempre più omologato del pop, è già una rivoluzione.</p>



<p class="has-white-color has-text-color">Raye This Music May Contain Hope recensione Raye This Music May Contain Hope recensione</p>



<p>Ph. credits: Aliyah Otchere</p>



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		<title>Pan Dan: spiritello libero</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pan-dan-spiritello-libero</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 13:31:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[cosmo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista pan dan]]></category>
		<category><![CDATA[ivrea]]></category>
		<category><![CDATA[ivreatronic]]></category>
		<category><![CDATA[mi manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[PAN DAN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://toh-magazine.com/?p=111113</guid>

					<description><![CDATA[<p>Conversazione con Pan Dan: l'artista che ha trasformato l'estetica del riuso in un manifesto pop.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/">Pan Dan: spiritello libero</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Conversazione con Pan Dan: l&#8217;artista che ha trasformato l&#8217;estetica del riuso in un manifesto pop. Tra performance, gioco e naturalezza, ecco perché <strong>&#8220;MI MANIFESTO&#8221;</strong> è un treno su cui salire e lasciarsi andare senza cercare troppe spiegazioni.</h3>



<p>C’è chi la musica la progetta a tavolino e chi, come&nbsp;<strong>Pan Dan</strong>, la abita come se fosse un vestito &#8220;da strapazzo&#8221; cucito addosso per gioco. Al secolo<a href="https://www.instagram.com/pan_dan/"> Gessica</a>, l&#8217;artista che ha iniziato regalando gadget fatti a mano fuori dai concerti di <a href="https://toh-magazine.com/2024/03/cosmo-viaggio-sonoro-nel-suo-universo-ibrido/">Cosmo</a>, si presenta oggi con&nbsp;<strong>&#8220;MI MANIFESTO&#8221;</strong> (Ivreatronic), un disco che è molto più di una collezione di brani: è una dichiarazione d&#8217;intenti, un treno in corsa su cui salire a proprio rischio e pericolo. </p>



<h3>Tra italo-weird-pop, estetica punk e una sessualità vissuta con spensieratezza naturale, Pan Dan ci racconta il suo mondo fatto di piccole drogherie musicali, vinili e provocazioni ironiche. </h3>



<p>Un’intervista che, proprio come i suoi live, oscilla tra il gioco e la performance, ricordandoci che &#8220;naturalizzare non è sessualizzare&#8221; e che la libertà è l’unico ingrediente segreto che conta davvero.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111142" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/pan-dan-photopress-05/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05.jpeg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pan Dan &#8211; Photopress 05" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-225x300.jpeg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-768x1024.jpeg" loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-111142" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-768x1024.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-225x300.jpeg 225w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-900x1200.jpeg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-450x600.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05-350x467.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-05.jpeg 960w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>Ciao Pan Dan, come stai?</strong></p>



<p>Tutto bembe!</p>



<p>Ora che il grosso è andato e sono più tranquilla ho tutto il tempo per far un po’ di pulizia, pulizia mentale: soffro di memoria difettosa, ogni tot devo liberare spazio per far posto al futuro prossimo.</p>



<p><strong>Dai carrelli della spesa pieni di gadget e abiti DIY per i fan fuori dai concerti di Cosmo, fino al tuo primo album. E&#8217; un percorso che avresti mai immaginato prima o è nato proprio lasciandoti sorprendere da quello che stava succedendo?</strong></p>



<p>La seconda!&nbsp;&nbsp;Ehhh. . io nasco proprio come inventora di vestiti da strapazzo*</p>



<p>Tutto quello che è arrivato è capitato per caso, in un modo così naturale che manco me ne sono accorta!</p>



<p><strong>MI MANIFESTO sembra più un gesto che un semplice album. Quando hai capito che non stavi solo scrivendo canzoni ma costruendo un mondo in cui far entrare o da cui scappare chi ascolta?</strong> </p>



<p>Fin da subito. Il mio infatti non è un album “ruffiano”. O ti piace o non ti piace.&nbsp;</p>



<p>Se lo capisci puoi salire sul treno con me, se non lo capisci ti saluto col fazzolettino mentre parto!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111144" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/pan-dan-mi-manifesto-artwork/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork.jpg" data-orig-size="1280,1279" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pan Dan &#8211; Mi Manifesto &#8211; Artwork" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-300x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-1024x1024.jpg" loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-1024x1024.jpg" alt="Pan Dan - Mi Manifesto - Artwork" class="wp-image-111144" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-1024x1024.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-300x300.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-768x767.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-1000x999.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-900x899.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-450x450.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-350x350.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork-50x50.jpg 50w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Mi-Manifesto-Artwork.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><strong>Pan Dan &#8220;Mi Manifesto&#8221; </strong></figcaption></figure>



<p><strong>Cosmo è anche uno dei tuoi produttori. Che tipo di spazio ti ha lasciato per sbagliare, esagerare e spingerti dove da sola forse non saresti arrivata?</strong></p>



<p>Cosmo ha sempre assecondato le mie idee, mi conosce bene e sa cosa mi piace. Non mi ha mai messo i bastoni tra le ruote e ha fatto sì che io potessi esprimermi in piena libertà nella mia bizzarria.</p>



<p><strong>Hai scelto di pubblicare il disco solo in vinile e su Bandcamp. Quanto c’è di politico, quanto di istintivo e quanto di necessario in questa decisione?</strong></p>



<p>È facile andare al supermercato, lì ci trovi tutto ed è pure scontato.</p>



<p>Io son più da piccola drogheria, quella in cui ci vai “apposta”.</p>



<p>Potrebbe essere vista come una zappata sui piedi, ma sono amica del contadino, mi ha insegnato bene ad usarla*</p>



<p>(A buon intenditor poche parol)</p>



<p><strong>Spasmi in apertura setta subito i toni, è un po’ un entra o scappa, l’hai posizionata lì come un ironico &#8220;Enter at your own risk”?</strong></p>



<p>Ahahaha si! In realtà era proprio con questa che aprivo i live: immaginatela dal vivo come pezzo iniziale davanti a un pubblico che manco la conosce.</p>



<p>Il mio desiderio era quello di suscitare una reazione: della serie, o dentro o fuori. Ma anche mezzo dentro e mezzo fuori dai <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111143" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/pan-dan-photopress-03/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-03.jpeg" data-orig-size="960,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pan Dan &#8211; Photopress 03" data-image-description="&lt;p&gt;Pan Dan &#8211; Photopress 03&lt;/p&gt;
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<p><strong>“Era primavera, ma era una bugia”. Primavera significa amore, rinascita, essere un po&#8217; scombussolati a tutto tondo, per te cosa rappresenta?<br></strong>Primavera è solo un dolce inganno.<br><br><strong>Il tuo immaginario mescola pop, punk e nonsense. Ti interessa essere capita o preferisci essere attraversata, anche a costo di lasciare qualcuno fuori?</strong></p>



<p>Io sono della parrocchia del lasciar fuori, non m’interessa esser capita da tutti, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è, mi basta la mia piccola cerchia.<br>Come dice il detto, “pochi ma buoni”.</p>



<p><strong>Nei tuoi brani c’è una tensione continua tra performance, poesia e canzone. Ti senti più cantastorie, performer o tutte queste cose insieme senza bisogno di scegliere?</strong></p>



<p>Sono tutte queste cose messe insieme, più l’ingrediente segreto.<br>Vado ad occhio, proprio come nelle ricette fatte in casa <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><br><strong>Nel tuo immaginario la sessualità è esplicita, giocosa e a volte provocatoria ma mai fine a se stessa. Quanto è uno strumento di libertà personale e quanto invece un modo per lasciare un messaggio a chi guarda e ascolta?</strong></p>



<p>La mia è pura libertà personale, ma allo stesso tempo è anche lanciare un messaggio. Naturalizzare non è sessualizzare. Non ci vedo niente di sbagliato, poi si, dipende molto da come lo si lancia questo messaggio. </p>



<p>Io ad esempio non mi sono mai sentita sessualizzata, nessuno si è mai permesso di essere inopportuno o inappropriato nei miei riguardi. </p>



<p>È una forma di rispetto, mi fa capire che quello che sto facendo lo sto facendo bene. A modo mio provo a dare il buon esempio, sperando che un giorno ci sia un approccio alla sessualità più libero e spensierato.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111141" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/pan-dan-photopress-08/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08.jpeg" data-orig-size="1280,960" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pan Dan &#8211; Photopress 08" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-300x225.jpeg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-1024x768.jpeg" loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-111141" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-1024x768.jpeg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-300x225.jpeg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-768x576.jpeg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-1000x750.jpeg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-900x675.jpeg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-450x338.jpeg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08-350x263.jpeg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Pan-Dan-Photopress-08.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br><strong>L&#8217;ironia spesso nasconde un sottotesto, ti viene naturale scrivere così? Penso Scappa o Gallina Vecchia ma un po&#8217; a tutto il lavoro.</strong></p>



<p>Naturale come l’acqua non filtrata, mi piace giocar con le parole e confondere gli esseri umani.<br><br><strong>Le foto che accompagnano MI MANIFESTO sono sfrontate, ironiche e a tratti spiazzanti. Quanto per te l’immagine è un’estensione della musica e quanto invece un modo per ribaltare lo sguardo di chi osserva giocando con aspettative e cliché?</strong></p>



<p>È semplicemente la mia estetica. Penso che il colpo d’occhio sia importante. . sopratutto se sei 150cm di Gessica <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><br><strong>Guardandoti sembra che ti diverti tantissimo sul palco, è sempre così?</strong></p>



<p>È il momento più bello: canto e gioco / gioco e canto.<br>Mi diverto, eccome se mi diverto!<strong><br><br>Farai delle date o come pensi evolverà MI MANIFESTO?</strong></p>



<p>A voglia! Presto prestissimo usciranno le date!<br>Non vedo l’ora di fare live a destra e a manca <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><br><strong>Ultimo album di cui ti sei innamorata?<br></strong>“Come la Notte“&nbsp;&nbsp;dei WOW</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://dnaconcerti.com/artisti/pan-dan/"><img data-attachment-id="111151" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/screenshot-2026-03-11-alle-15-37-55/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55.jpg" data-orig-size="1600,2010" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-239x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-815x1024.jpg" loading="lazy" width="815" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-815x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111151" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-815x1024.jpg 815w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-239x300.jpg 239w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-768x965.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-1223x1536.jpg 1223w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-1000x1256.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-900x1131.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-450x565.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55-350x440.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-11-alle-15.37.55.jpg 1600w" sizes="(max-width: 815px) 100vw, 815px" /></a></figure>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/pan-dan-spiritello-libero/"><img src="//i.ytimg.com/vi/I3QWw4rDRBw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-111113 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Robyn Sexistential Party</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=robyn-sexistential-party</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 11:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[afterlove]]></category>
		<category><![CDATA[Robyn]]></category>
		<category><![CDATA[robyn party]]></category>
		<category><![CDATA[sexistential]]></category>
		<category><![CDATA[tohmagazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>This party is killing me! Banania by Toh! Magazine presents: ROBYN &#8212; SEXISTENTIAL PARTY Una notte &#8220;ufficiale&#8221; dedicata a Robyn e al suo nuovo album Sexistential (Konichiwa Records/YOUNG).Pop sentimentale, filosofia da dancefloor e quella malinconia luminosa che ha trasformato Robyn in un&#8217;icona globale. Sabato 28 marzo dalle 21:30 celebriamo la sua musica tra nuove tracce&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3><strong>This party is killing me!</strong></h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111122" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/robyn-x-banania-web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web.jpg" data-orig-size="1080,1920" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="robyn x banania (web)" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-169x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-576x1024.jpg" loading="lazy" width="576" height="1024" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111122" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-576x1024.jpg 576w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-169x300.jpg 169w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-768x1365.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-864x1536.jpg 864w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-1000x1778.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-900x1600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-450x800.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web-350x622.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/03/robyn-x-banania-web.jpg 1080w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p><strong>Banania by Toh! Magazine presents:</strong></p>



<p><strong>ROBYN — SEXISTENTIAL PARTY</strong></p>



<p>Una notte <a href="https://sexistential.xyz/events?fbclid=PAVERFWAQdO_RleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZA8xMjQwMjQ1NzQyODc0MTQAAaeW-5xRZ3grLuKi8x_9Cy_ZI9md7saSY-88edcfDRz8eqvK2tnhSAcVpkMkgQ_aem_pWvJtauQAdviQapiBlxvdA">&#8220;ufficiale&#8221;</a> dedicata a <strong>Robyn</strong> e al suo nuovo album <strong><em>Sexistential</em> </strong>(Konichiwa Records/YOUNG).<br>Pop sentimentale, filosofia da dancefloor e quella malinconia luminosa che ha trasformato Robyn in un’icona globale.</p>



<p><strong>Sabato 28 marzo dalle 21:30 </strong>celebriamo la sua musica tra nuove tracce e hit e la libertà che Robyn ci ha sempre insegnato.</p>



<h3><strong>Per chi ha mai pianto in pista.</strong></h3>



<p><strong>Robyn Sexistential Party<br></strong>sabato 28 marzo, 21:30</p>



<p><strong>Music selection by</strong> <a href="https://www.instagram.com/dj412_djaristopunk/">dj412 &amp; Aristopunk </a><strong><br><a href="https://www.instagram.com/afterlove/">AfterLove</a>, </strong>via Trau 2, Milano (Isola)</p>



<p><strong>FREE TOH! ZINE</strong> </p>



<p><strong>FREE MERCH </strong>while supplies last</p>



<p><strong>FREE</strong> <strong>ENTRY:</strong> <a href="https://www.eventbrite.it/e/robyn-sexistential-party-tickets-1984865009675?aff=ebdssbdestsearch&amp;_gl=1*alq8o6*_up*MQ..*_ga*NzcwODg0NjYuMTc3MzE1NTIwOQ..*_ga_TQVES5V6SH*czE3NzMxNTUyMDkkbzEkZzAkdDE3NzMxNTUyMDkkajYwJGwwJGgw">REGISTRATI QUI!/REGISTER HERE!</a></p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/"><img src="//i.ytimg.com/vi/OAezWNIUMDM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>

<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/"><img src="//i.ytimg.com/vi/VhxIcmhydos/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>

<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/"><img src="//i.ytimg.com/vi/FvpDw6KQKgo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>

<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/"><img src="//i.ytimg.com/vi/CcNo07Xp8aQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure>

<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/03/robyn-sexistential-party/"><img src="//i.ytimg.com/vi/-ojHWQrm4UM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-111121 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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		<title>Chorus of Body: Politiche dell’intimità</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=chorus-of-body-politiche-dellintimita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Vaccani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 17:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[body]]></category>
		<category><![CDATA[Chorus of Body]]></category>
		<category><![CDATA[gay artist]]></category>
		<category><![CDATA[gay sex]]></category>
		<category><![CDATA[Istambul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Istanbul, dove la libertà è sempre una negoziazione e il corpo non è mai neutro, Chorus of Body dipinge in scala ridotta ciò che altrove viene urlato o censurato. I suoi oli su cartone sono frammenti intimi: corpi maschili senza volto, gesti sospesi, superfici che riflettono e disturbano lo sguardo. Qui l’identità non si dichiara, si contrae. Si trattiene. Resiste.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/">Chorus of Body: Politiche dell’intimità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://toh-magazine.com">Toh! Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A Istanbul, dove la libertà è sempre una negoziazione e il corpo non è mai neutro,&nbsp;Chorus of Body&nbsp;dipinge in scala ridotta ciò che altrove viene urlato o censurato. I suoi oli su cartone sono frammenti intimi: corpi maschili senza volto, gesti sospesi, superfici che riflettono e disturbano lo sguardo. Qui l’identità non si dichiara, si contrae. Si trattiene. Resiste.</p>



<p>Nel <a href="https://chorusofbody.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro</a> di Chorus of Body  il corpo diventa un campo di tensione — tra desiderio e controllo, vulnerabilità e potere, piacere e sorveglianza. L’assenza del volto non è una sottrazione, ma una strategia: libera il corpo dal giudizio immediato e lo restituisce come superficie politica, collettiva, instabile. In un contesto in cui i corpi queer sono costantemente etichettati e disciplinati, l’anonimato si trasforma in atto di sfida.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111098" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3985/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985.jpg" data-orig-size="828,635" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427190&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Chorus of Body" data-image-description="&lt;p&gt;Chorus of Body &lt;/p&gt;
" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985-300x230.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985.jpg" loading="lazy" width="828" height="635" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985.jpg" alt="" class="wp-image-111098" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985-300x230.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985-768x589.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985-450x345.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3985-350x268.jpg 350w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure>



<p>Il sesso attraversa queste immagini senza spettacolarizzarsi. È quotidiano, osservato da vicino, quasi trattenuto. Nato dall’esperienza personale e da una pratica fotografica intima, diventa pittura e linguaggio. Non per provocare, ma per rivelare. Perché, come suggerisce l’artista, il sesso non fa girare il mondo — ma spiega perché si muove in un certo modo.</p>



<p>Guardare le opere di Chorus of Body richiede attenzione. Sono piccole, ma non chiedono distanza. Al contrario, costringono ad avvicinarsi, a restare, a non fuggire. A volte, lo sguardo finisce nel palmo di una mano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111097" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/jasper/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Jasper.jpg" data-orig-size="1108,1483" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Chorus of Body" data-image-description="&lt;p&gt;Chorus of Body &lt;/p&gt;
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<p><strong>Com’è vivere come artista gay a Istanbul?</strong></p>



<p>Vivere come artista gay a Istanbul significa restare costantemente all’erta. La città è caotica, emotiva, bellissima e violenta allo stesso tempo. Una notte puoi sentirti incredibilmente libero, circondato dalla tua gente, dalla tua comunità, dai tuoi desideri… e il giorno dopo ti vengono ricordati tutti i limiti tracciati attorno al tuo corpo, alla tua voce, alla tua esistenza, attraverso implicazioni politiche. Questa tensione alimenta il mio lavoro. Qui gli istinti di sopravvivenza si apprendono molto presto. </p>



<h4>Istanbul non ti permette mai davvero di rilassarti, ma allo stesso tempo non ti lascia mai smettere di produrre. Siamo come due fratelli: non ti lascia chiudere gli occhi.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111099" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3988/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988.jpg" data-orig-size="828,1089" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427243&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3988" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-228x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-779x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-779x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111099" width="839" height="1103" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-779x1024.jpg 779w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-228x300.jpg 228w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-768x1010.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-450x592.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988-350x460.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3988.jpg 828w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p><strong>Com’è la comunità LGBTQ+ lì? Ti senti parte di essa?</strong></p>



<p>Ho costruito con molta cura la mia famiglia scelta e per me è fondamentale proteggerla e tenerla stretta. Per questo non sono profondamente inserito in una comunità specifica, ma non direi nemmeno di esserne fuori. Esisto in una zona intermedia: abbastanza vicino da sentirmi connesso, abbastanza distante da poter respirare. Questa distanza mi dà spazio e mi permette di restare più onesto nelle relazioni, sia con gli altri che con me stesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111100" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3991/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991.jpg" data-orig-size="828,1084" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427286&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3991" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-229x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-782x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-782x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111100" width="840" height="1100" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-782x1024.jpg 782w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-229x300.jpg 229w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-768x1005.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-450x589.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991-350x458.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3991.jpg 828w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>Puoi raccontarci qualcosa del corpo maschile senza volto come soggetto della tua arte?</strong></p>



<p>Quando interagiamo con qualcuno, la prima cosa che facciamo è stabilire un contatto visivo. In quel momento entrano già in gioco una serie di assunzioni e pregiudizi, che lo vogliamo o no. Voglio eliminare completamente questo livello e dirigere l’attenzione direttamente sul corpo. </p>



<h4>Il corpo senza volto è una scelta consapevole. Rimuovere il volto sposta il focus dall’identità intesa come qualcosa di fisso o facilmente leggibile, e lo riporta sul corpo come superficie politica. </h4>



<p>In un contesto in cui i corpi queer sono costantemente categorizzati, etichettati e controllati, l’anonimato diventa sia una forma di protezione sia una forma di resistenza. Senza un volto, il corpo rifiuta di essere consumato facilmente o ridotto a una sola storia. Diventa più collettivo, più instabile.</p>



<div class="wp-block-columns">
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<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111101" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3992/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992.jpg" data-orig-size="828,823" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427298&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3992" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-300x298.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992.jpg" loading="lazy" width="828" height="823" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992.jpg" alt="" class="wp-image-111101" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-300x298.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-768x763.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-450x447.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-350x348.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3992-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111102" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3994/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994.jpg" data-orig-size="828,819" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427336&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3994" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994-300x297.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994.jpg" loading="lazy" width="828" height="819" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994.jpg" alt="" class="wp-image-111102" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994-300x297.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994-768x760.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994-450x445.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994-350x346.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3994-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure>
</div>
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<p><strong>Il volto quindi non è importante, o è più l’azione del corpo? Un po’ come quando, guardando porno, ci si concentra più su una parte del corpo?</strong></p>



<p>Il volto non è mai neutro. Porta con sé codici sociali, aspettative e giudizi immediati. Questo mi interessa meno rispetto a ciò che il corpo sta facendo: come si muove, come trattiene la tensione, come performa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111103" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/sadik-batin/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin.jpg" data-orig-size="1206,1480" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Sadik-Batin" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-244x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-834x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-834x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111103" width="840" height="1031" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-834x1024.jpg 834w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-244x300.jpg 244w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-768x942.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-1000x1227.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-900x1104.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-450x552.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin-350x430.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Sadik-Batin.jpg 1206w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p><strong>C’è molto sesso nel tuo lavoro. Quando hai capito di avere il bisogno di mostrare il sesso gay maschile nelle tue opere?</strong></p>



<p>Scattavo moltissime fotografie. Dopo l’inizio della mia relazione, la mia macchina fotografica ha iniziato naturalmente a concentrarsi su di lui e sui momenti che condividevamo. Con il tempo, quelle immagini hanno smesso di essere semplice documentazione e sono diventate una delle principali fonti di ispirazione per i miei dipinti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-attachment-id="111104" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3984/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg" data-orig-size="828,613" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427176&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3984" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-300x222.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg" alt="" class="wp-image-111104" width="841" height="623" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-300x222.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-768x569.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-450x333.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3984-350x259.jpg 350w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p><strong>È il sesso che fa girare il mondo?</strong></p>



<p>Il sesso non fa girare il mondo, ma rivela perché si muove nel modo in cui lo fa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111106" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/ghusl/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl.jpg" data-orig-size="1206,1487" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Ghusl" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-243x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-830x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-830x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111106" width="841" height="1038" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-830x1024.jpg 830w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-243x300.jpg 243w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-768x947.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-1000x1233.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-900x1110.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-450x555.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl-350x432.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Ghusl.jpg 1206w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p><strong>Perché hai deciso di lavorare su formati così piccoli?</strong></p>



<p>Mi piace poter cogliere l’intero dipinto in un solo sguardo. Non solo la scala, ma anche la superficie su cui lavoro fa parte di questa esperienza. Dipingo su cartone metallico e, quando guardi l’opera, alcune piccole aree non dipinte riflettono la luce e disturbano leggermente lo sguardo.</p>



<h4>Le immagini in sé mettono già a disagio molte persone, che tendono a distogliere lo sguardo. Con quei riflessi voglio interrompere quella fuga e disturbarli ancora una volta.</h4>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111107" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3989/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989.jpg" data-orig-size="828,1027" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427262&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3989" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-242x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-826x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-826x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111107" width="839" height="1040" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-826x1024.jpg 826w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-242x300.jpg 242w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-768x953.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-450x558.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989-350x434.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3989.jpg 828w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p><strong>Essendo così esplicito nel tuo lavoro, senti il peso della censura?</strong></p>



<p>Il mio account Instagram è stato più volte minacciato di chiusura. Inoltre, ci sono stati momenti in cui il mio lavoro non è stato accettato in mostre collettive a causa del contenuto. La cosa divertente è che a volte il problema non era nemmeno il contenuto, ma la scala: l’opera veniva considerata troppo piccola. Immagino che la censura non sappia sempre a cosa stia reagendo.</p>



<h4>E poi, onestamente… non avevamo già stabilito che le dimensioni non contano?</h4>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111108" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3995/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995.jpg" data-orig-size="828,820" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427373&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3995" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-300x297.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995.jpg" loading="lazy" width="828" height="820" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995.jpg" alt="" class="wp-image-111108" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-300x297.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-150x150.jpg 150w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-768x761.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-450x446.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-350x347.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3995-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure>
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<div class="wp-block-column">
<figure class="wp-block-image size-full"><img data-attachment-id="111109" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/chorus-of-body-politiche-dellintimita/img_3996/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg" data-orig-size="828,815" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1771427381&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="IMG_3996" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-300x295.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg" loading="lazy" width="828" height="815" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg" alt="" class="wp-image-111109" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996.jpg 828w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-300x295.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-768x756.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-450x443.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-350x345.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3996-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure>
</div>
</div>



<p><strong>Chi sono i modelli delle tue opere?</strong></p>



<p>Alcuni modelli sono amici, altri provengono da fotografie che scatto io stesso, e a volte contatto persone attraverso i social media. Di solito parto da un concetto e lavoriamo attorno a quello: esplorando insieme le pose oppure chiedendo loro di produrre immagini specificamente per me.</p>



<p></p>
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		<title>Pedro Bon: Dipingere l&#8217;invisibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Marzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 17:58:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq+]]></category>
		<category><![CDATA[painter]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Bon]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[toh! magazine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><!-- wp:heading {"level":3} --></p>
<h3>Pedro Bon non dipinge per somigliare. Dipinge per rivelare.</h3>
<p><!-- /wp:heading --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Non l’evidenza, ma ciò che vibra sotto la superficie: uno sguardo che trattiene, un gesto che esita, un corpo che non osa esporsi del tutto. Ogni volto è un autoritratto inconscio, un frammento della sua interiorità trasferito su un’altra pelle.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Pedro Bon non dipinge per somigliare. Dipinge per rivelare.</h3>



<p>Non l’evidenza, ma ciò che vibra sotto la superficie: uno sguardo che trattiene, un gesto che esita, un corpo che non osa esporsi del tutto.  Per Pedro Bon ogni volto è un autoritratto inconscio, un frammento della sua interiorità trasferito su un’altra pelle.</p>



<h3>In un tempo che espone tutto, Pedro Bon sceglie ciò che resta taciuto. </h3>



<p>I<a href="https://www.pedrobon.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ritratti </a> di Pedro Bon— sospesi tra compiuto e incompiuto — parlano una lingua che precede le parole.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111078" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/5843-339/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/5843-339.jpg" data-orig-size="1694,1694" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770235591&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>I tuoi titoli —&nbsp;Los Irrompibles, Te Olvidaste, Cosmos,&nbsp;Hurt&nbsp;— sembrano evocare narrazioni intime. Il titolo nasce prima o dopo l’immagine?</strong></p>



<p>Sempre dopo. Il titolo è una conseguenza, mai un punto di partenza. Arriva quando il <a href="https://www.instagram.com/pedro.bon_/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dipinto</a> ha già trovato la sua voce. È il tentativo di nominare una sensazione appena emersa.</p>



<p>Spesso mi affido alla musica: prendo in prestito titoli da canzoni che, per atmosfera o intensità, risuonano con l’opera. Non potrei fare il contrario. </p>



<h3>È l’immagine che impone il titolo, non viceversa.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111079" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/liq-01/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/liq.01-scaled.jpg" data-orig-size="1894,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.78&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 15 Pro&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770197375&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;6.7649998663709&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;160&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0082644628099174&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>Il ritratto, per te, è indagine psicologica o dialogo con lo spettatore?</strong></p>



<p>Nasce da un’urgenza personale. Dipingo emozioni che prendono forma in uno sguardo, in un gesto minimo, nella vibrazione della pelle.</p>



<p>Il dialogo con chi osserva mi interessa molto: a volte emergono letture che non avevo previsto. Ma l’origine resta intima. Il mio umore, il momento che sto vivendo, determinano l’opera. In fondo, sono tutti autoritratti inconsci: modi diversi di parlare di me attraverso qualcun altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111080" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/pedrobon-elimpacto04-1-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia.jpg" data-orig-size="1077,1468" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="pedrobon.Elimpacto04-1-copia" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-220x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-751x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-751x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111080" width="839" height="1144" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-751x1024.jpg 751w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-220x300.jpg 220w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-768x1047.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-1000x1363.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-900x1227.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-450x613.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia-350x477.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elimpacto04-1-copia.jpg 1077w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure>



<p>C<strong>osa significa, per te, catturare l’invisibile?</strong></p>



<p>È l’unica cosa che conta. Limitarmi ai tratti fisici renderebbe il dipinto vuoto.</p>



<p>L’invisibile è ciò che si percepisce ma non si vede: desiderio, malinconia, una tristezza sommersa. Sono tensioni sottili, ma sono quelle che danno peso all’immagine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111081" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/pedrobon-elinvicto-01-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedrobon.Elinvicto.01-copia-scaled.jpg" data-orig-size="2121,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111083" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/guadalupe/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Guadalupe.jpg" data-orig-size="927,1261" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>Quanto del tuo mondo interiore entra nei tuoi lavori?</strong></p>



<p>Tutto. Anche se non lo sapevo all’inizio.</p>



<p>Sono stati gli altri a farmelo notare: nei volti che dipingo c’è sempre qualcosa di me. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111084" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/vaquero01-insta011-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Vaquero01.insta011-copia.jpg" data-orig-size="1043,1598" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<h3>Non credo di poter rappresentare un’emozione che non abbia vissuto. </h3>



<p>La pittura è diventata il mio linguaggio, il luogo in cui riesco a dire ciò che a parole non riesco a formulare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111085" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/pedro-bon-04/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedro.bon-04.jpg" data-orig-size="927,1261" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>Il desiderio è ispirazione, confessione o timore?</strong></p>



<p>È ispirazione, ma soprattutto confessione.</p>



<p>Mi interessa un desiderio trattenuto, un omoerotismo sottile che non si impone allo sguardo. Preferisco la tensione all’evidenza. Quello spazio ambiguo in cui lo spettatore completa ciò che io suggerisco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111086" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/bon-cosmo03-01-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/BON.Cosmo03.01-copia.jpg" data-orig-size="1220,1572" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>Se potessi trasmettere un solo messaggio attraverso il desiderio, quale sarebbe?</strong></p>



<p>Complicità.</p>



<p>Quel momento elettrico in cui due sguardi si incontrano e sanno, senza bisogno di parole, di condividere lo stesso pensiero.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111087" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/pedro-bon-liq/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/pedro.bon-liq.jpg" data-orig-size="1866,1392" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.78&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 15 Pro&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1770197375&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;6.7649998663709&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;160&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.0082644628099174&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>Che colore ha, per te, l’intimità?</strong></p>



<p>Il colore della pelle. Ma non come superficie uniforme: come territorio complesso.</p>



<p>Verdi, blu, rossori improvvisi. Zone in cui sembra di sentire il sangue pulsare. L’intimità è fatta di sfumature, non di tonalità piatte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111088" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/enmascarados-03/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03.jpg" data-orig-size="1077,1468" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-220x300.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-751x1024.jpg" loading="lazy" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-751x1024.jpg" alt="" class="wp-image-111088" width="841" height="1147" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-751x1024.jpg 751w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-220x300.jpg 220w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-768x1047.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-1000x1363.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-900x1227.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-450x613.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03-350x477.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/enmascarados.03.jpg 1077w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></figure>



<p><strong>Qual è la parte più autentica di un tuo ritratto?</strong></p>



<h3>Forse ciò che resta incompiuto.</h3>



<p>Fatico a capire quando fermarmi. La mia impazienza lascia sempre zone irrisolte. Paradossalmente, sono proprio quelle a parlare di più di me.</p>



<p><strong>Nei tuoi lavori il corpo interrompe il silenzio visivo. Che rapporto hai con il tuo?</strong></p>



<p>Accettarmi è stato un processo lento.</p>



<p>Forse per questo dipingo <a href="https://toh-magazine.com/2025/11/carmelo-plumari-corpi-luce-e-liberta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">corpi</a> idealizzati: costruisco sulla tela una fisicità che non ho mai avuto. È un gesto di proiezione, ma anche di desiderio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-attachment-id="111089" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/bon-lidq_-06-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/BON.LIDQ_.06-copia.jpg" data-orig-size="1177,1499" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>Quando inizi un ritratto, cerchi la somiglianza o la verità?</strong></p>



<p>Nelle commissioni cerco la somiglianza: è ciò che viene richiesto.</p>



<p>Nel lavoro personale, invece, la somiglianza è solo un punto di partenza. Mi interessa amplificare ciò che sento potente, accentuare una tensione, spostare l’equilibrio. </p>



<h3>Non voglio una copia: voglio un peso emotivo.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111090" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/dsc07056-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/DSC07056-copia-scaled.jpg" data-orig-size="2402,2560" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon&lt;/p&gt;
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<p><strong>La domanda che nessuno ti ha fatto?</strong></p>



<p>“Cosa provi quando vendi un’opera sapendo che potresti non rivederla mai più?”</p>



<p>È una separazione silenziosa. E non è mai del tutto indolore.</p>



<p><strong>Ti mette più a disagio essere guardato o essere capito?</strong></p>



<p>Essere guardato.</p>



<p>Non essere capito non mi spaventa. Ma stare al centro dell’attenzione sì. Il mio corpo lo tradisce subito: l’espressione cambia, mi irrigidisco. La timidezza è ancora lì.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111091" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pedro-bon-dipingere-linvisibile/bon-teolvidaste-02-02-copia/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/BON.TeOlvidaste.02.02-copia.jpg" data-orig-size="1875,1875" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}" data-image-title="Pedro Bon" data-image-description="&lt;p&gt;Pedro Bon &lt;/p&gt;
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<p><strong>È più erotico trattenere che mostrare?</strong></p>



<p>Sì.</p>



<p>L’erotismo vive nell’immaginazione. Nel non detto. Quando trattieni, crei uno spazio che l’altro deve colmare. E spesso gli spettatori vedono nei miei lavori un’intensità erotica che io stesso, mentre dipingo, non misuro fino in fondo.</p>



<p></p>
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		<title>Pillion: un coming of age estremo e romantico</title>
		<link>https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cresci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 10:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander Skarsgård]]></category>
		<category><![CDATA[bdsm]]></category>
		<category><![CDATA[Box Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Harry Lighton]]></category>
		<category><![CDATA[Harry Melling]]></category>
		<category><![CDATA[pillion]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Pillion, debutto di Harry Lighton con Alexander Skarsgård e Harry Melling: un coming of age BDSM tra desiderio, potere e scoperta di sé.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3><em>Alexander Skarsgård e Harry Melling nel debutto alla regia di Harry Lighton, una storia d’amore BDSM tra potere, identità e libertà</em></h3>



<p><strong>Prima regia di&nbsp;Harry Lighton,&nbsp;<em>Pillion</em>, in uscita il 12 febbraio</strong> grazie a <a href="https://www.instagram.com/iwonderpictures/">I Wonder Pictures</a>, è un racconto di formazione intenso e sorprendente che attraversa desiderio, potere e scoperta dell’identità, trasformando una relazione BDSM in un viaggio emotivo profondamente umano. </p>



<p>Protagonisti&nbsp;<strong>Alexander Skarsgård</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Harry Melling</strong>, al centro di una storia d’amore atipica, esplicita ma mai gratuita, capace di parlare di intimità, consenso e trasformazione senza cedere al sensazionalismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110987" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_7_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="IWP_Pillion_foto_7_web" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1024x683.jpg" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-110987" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_7_web.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Si spengono le luci e il rombo di una motocicletta invade la sala, sovrastando le note di&nbsp;<em>Chariot (Sul mio carro)</em>&nbsp;cantata da Betty Curtis: «Se verrai con me sul mio carro tra le nuvole / più avanti del caldo del sol / sull’ultima stella lassù / se verrai / tu vivrai con me / in un’isola fantastica…»</p>



<p>La strada scorre veloce oltre il casco, il paesaggio muta forma e colore, è notte. Le parole della canzone evocano un altrove, una promessa di fuga e abbandono. È un inizio fortemente suggestivo, che anticipa fin da subito la traiettoria del film:&nbsp;<em>Pillion</em>&nbsp;è un viaggio, prima ancora che una storia d’amore.</p>



<h2><strong>“Pillion”: essere passeggeri della propria vita</strong></h2>



<p>Il titolo&nbsp;<em>Pillion</em>&nbsp;indica il sedile posteriore della motocicletta, il posto del passeggero, di chi si affida completamente a chi guida. Una metafora che non riguarda solo la dinamica tra i protagonisti, ma una condizione esistenziale più ampia: quella sensazione, comune a molti, di vivere la propria vita aggrappati a qualcun altro, cercando sicurezza.</p>



<h2><strong>Trama: desiderio, BDSM e scoperta dell’identità</strong></h2>



<p>Il protagonista è&nbsp;<strong>Colin</strong>&nbsp;(Harry Melling), un ragazzo timido, introverso e poco esperto, che nel percorso di scoperta della propria omosessualità entra in contatto con il mondo del&nbsp;<a href="https://toh-magazine.com/2020/11/deej-amago-art-illustration-interview/">BDSM</a>&nbsp;grazie all’incontro con&nbsp;<strong>Ray</strong>&nbsp;(Alexander Skarsgård), carismatico e affascinante leader di un gruppo di biker. </p>



<p>Fin dal primo momento, la loro relazione si struttura secondo dinamiche di dominio e sottomissione ben definite: Ray assume il ruolo del dominante, Colin quello del sottomesso devoto.</p>



<p><strong>Quello che potrebbe apparire come un rapporto sbilanciato si rivela invece un percorso condiviso di crescita.</strong> In&nbsp;<em>Pillion</em>, il BDSM non è provocazione fine a se stessa, ma linguaggio emotivo: un modo per dare forma a desideri, paure e bisogni che faticano a trovare parole.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110989" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_19_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_19_web.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Pillion_movie_clip" data-image-description="&lt;p&gt;Pillion_movie_clip&lt;/p&gt;
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<h2><strong>Contrasti visivi e narrativi</strong></h2>



<p>Il gioco dei contrasti è centrale fin dalle prime immagini. Quando incontriamo per la prima volta Colin e Ray, i due sono diretti verso lo stesso luogo, ma arrivano da mondi opposti. </p>



<p><strong>Ray sfreccia per le strade in sella alla sua moto, avvolto nel cuoio,</strong> il casco a coprire un volto impenetrabile; <strong>Colin è seduto sul sedile posteriore dell’auto dei genitori</strong>, osservatore silenzioso, ancora protetto — e limitato — da un contesto familiare che non riesce più a contenerlo. Il loro incontro innesca una collisione emotiva che cambierà entrambi.</p>



<h2><strong>Una storia romantica BDSM senza scandalo</strong></h2>



<p><em>Pillion</em>&nbsp;è una storia romantica a tematica BDSM, ribattezzata &#8220;DomCom&#8221;, esplicita, diretta e sincera.  Lighton nel suo essere diretto non cerca mai lo scandalo: le sequenze più intime sono sempre integrate nel percorso dei personaggi e diventano strumenti narrativi per raccontare il consenso, la fiducia e la vulnerabilità.</p>



<p>In questo senso, il film invita a osservare senza giudicare, lasciando che siano i corpi e le emozioni a guidare la narrazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="111065" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_22_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web.jpg" data-orig-size="1620,1080" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="IWP_Pillion_foto_22_web" data-image-description="" data-medium-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-300x200.jpg" data-large-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1024x683.jpg" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1024x683.jpg" alt="Pillion_movie_clip" class="wp-image-111065" srcset="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1024x683.jpg 1024w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-300x200.jpg 300w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-768x512.jpg 768w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1536x1024.jpg 1536w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-1000x667.jpg 1000w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-900x600.jpg 900w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-450x300.jpg 450w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web-350x233.jpg 350w, https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_22_web.jpg 1620w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Personaggi e interpretazioni</strong></p>



<p><strong>Il</strong> p<strong>ercorso di Colin è il cuore pulsante del film.</strong> Dalla timidezza iniziale, fatta di posture chiuse e paura del giudizio, il personaggio attraversa una progressiva presa di coscienza del proprio corpo e dei propri desideri. La sottomissione, scelta e non subita, non annulla l’identità ma diventa uno strumento di introspezione e affermazione di sé.</p>



<p>Parallelamente, Ray è costretto a mettere in discussione l’immagine di leader invulnerabile che ha costruito, lasciando emergere fragilità e paure che rendono il rapporto più complesso e autentico.</p>



<p><strong>Alexander Skarsgård</strong>&nbsp;è magnetico nel ruolo, capace di unire carisma, controllo e vulnerabilità;&nbsp;<strong>Harry Melling</strong>&nbsp;sorprende con un’interpretazione delicata e misurata, costruita su silenzi, esitazioni e una progressiva apertura al mondo. La loro chimica sostiene l’intero film.</p>



<p>Da segnalare anche la presenza di <a href="https://toh-magazine.com/2023/05/jake-shears-lultimo-party-boy/">Jake Shears</a>, storico frontman degli <strong>Scissor Sisters</strong>, qui al suo <strong>primo ruolo cinematografico</strong>. Una partecipazione che aggiunge ulteriore stratificazione queer al film e che conferma l’attenzione di <em>Pillion</em> nel raccontare identità e desideri fuori dai percorsi più convenzionali.</p>



<h2><strong>Clip esclusiva</strong></h2>



<p><strong>A confermare questo approccio c’è anche una clip esclusiva del film, che presentiamo in anteprima.</strong> Un frammento essenziale, che mostra sia il lato intimo che quello ironico del film. Un assaggio ideale per entrare nell’universo emotivo di <em>Pillion</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-instagram wp-block-embed-instagram"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DUnUmcUiOAS/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/DUnUmcUiOAS/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-attachment-id="110988" data-permalink="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/iwp_pillion_foto_14_web/" data-orig-file="https://toh-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/IWP_Pillion_foto_14_web.jpg" data-orig-size="1920,1280" data-comments-opened="0" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}" data-image-title="Pillion" data-image-description="&lt;p&gt;Pillion&lt;/p&gt;
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<h2><strong>Regia e atmosfera</strong></h2>



<p>La regia di&nbsp;<strong>Harry Lighton</strong>&nbsp;si muove con discrezione, lasciando spazio ai corpi, ai silenzi e ai contrasti. L’ambientazione nel mondo ruvido e maschile dei biker amplifica la tensione emotiva del racconto, mentre la macchina da presa sa quando avvicinarsi e quando fare un passo indietro. </p>



<p>In alcune sequenze chiave, lo sguardo dello spettatore coincide con quello di Colin, rendendo Ray una presenza insieme rassicurante e misteriosa.</p>



<h2><strong>Un debutto promettente</strong></h2>



<p>Liberamente ispirato al romanzo&nbsp;<em>Box Hill</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Adam Mars-Jones</strong>,&nbsp;<em>Pillion</em>&nbsp;è una commedia romantica atipica, intensa ma sorprendentemente lieve. Un film che ricorda come una delle grandi contraddizioni dell’amore sia che spesso non possiamo restare per sempre con le persone che ci insegnano a conoscerci davvero.</p>



<p><em>Pillion</em>&nbsp;non è un film sullo scandalo, ma sul&nbsp;<strong>coraggio di accettarsi e di sedersi finalmente al posto di guida della propria vita</strong>. Un debutto maturo e sensibile, che conferma Harry Lighton come una voce da seguire nel nuovo cinema europeo e consegna al pubblico una storia d’amore imperfetta, autentica e profondamente contemporanea.</p>


<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><a href="https://toh-magazine.com/2026/02/pillion-un-coming-of-age-estremo-e-romantico/"><img src="//i.ytimg.com/vi/lNaq9XV0FFA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /><figcaption></figcaption></figure><div class="simplesocialbuttons simplesocial-simple-icons simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-left post-110979 post  simplesocialbuttons-mobile-hidden simplesocialbuttons-inline-bottom-in">
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